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Il castello di carte del nuovo Ordinamento Penitenziario


Polizia Penitenziaria - Il castello di carte del nuovo Ordinamento Penitenziario

Notizia del 31/01/2018

in Mondo Penitenziario

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Scritto da: Federico Olivo

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I recenti fatti di cronaca hanno acceso un piccolo faro sulle baby-gang che fino ad ora è stato sempre considerato un problema, appunto, minore.

Chissà per quanto tempo rimarrà accesso questo faro sulla delinquenza minorile, un fenomeno conosciuto bene dalla Polizia Penitenziaria che da anni lancia l’allarme che però non solo non viene ascoltato, ma anzi, viene sopraffatto dai soliti slogan trionfalistico-rassicuranti del Ministro Orlando: "Mentre nel sistema penitenziario degli adulti, il nostro Paese ha ancora forti difficoltà, il sistema minorile dell’esecuzione penale è uno dei migliori di Europa, con un tasso di recidiva tra i più bassi”, dichiarazioni rese in occasione della recente riapertura dell’Istituto Penale Minorile "Meucci" di Firenze.

Già, la recidiva.

Anche nel settore minorile non esistono dati ufficiali. Non importa, il nuovo corso impone che il sistema penale dei minorenni è il migliore in Europa e deve essere preso da esempio anche dal sistema penale per adulti ed infatti è quello che sta avvenendo.

E’ un nuovo corso che è emerso già dal decreto di riordino del Ministero della Giustizia del 2015 che ha visto spostata la competenza della esecuzione penale esterna dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria al nuovo Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità per “valorizzare” le competenze già acquisite dal settore minorile nella gestione dei detenuti.

Evidentemente, la gestione dell’esecuzione penale esterna seguita fino ad allora dal DAP è stata valutata non più soddisfacente per i nuovi standard da applicare: troppo repressiva, bisognava applicare le buone prassi adottate nel settore minorile.

Un altro segnale c’era stato già con il Decreto Legge 92/2014, convertito successivamente con la Legge n. 117 del 21 agosto che, ritenuta “la straordinaria necessità e urgenza di ottemperare a quanto disposto dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nella sentenza dell'8 gennaio 2013”, la famosa sentenza Torreggiani, introdusse la norma secondo la quale i condannati minorenni possono essere custoditi fuori dal circuito penitenziario degli adulti sino al raggiungimento, non già, come fino ad allora, del ventunesimo anno, ma del venticinquesimo anno d'età.

La norma prevede che ci sia una netta separazione tra i detenuti realmente minorenni e quelli maggiorenni, ma difficilmente può essere applicata e i gravissimi fatti degli ultimi mesi accaduti nelle carceri per minorenni di Airola e di Milano lo dimostrano. Piano piano, a dispetto delle rassicurazioni ministeriali, l’evidenza sta emergendo.

Se n’è accorto anche Raffaele Cantone, presidente dell'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione che in un incontro con gli studenti di una scuola di Napoli ha dichiarato: "Oggi vince l'idea dell'impunità, alcune leggi sembrano dare ai ragazzi la certezza che non saranno puniti. Quelli che accoltellano hanno già valicato la linea della paura del carcere, bisogna prenderne atto e adottare la linea dura".

Difficile ipotizzare che la “linea dura” suggerita dai fatti e prospettata anche da Cantone, possa realmente essere adottata. Il sistema penitenziario italiano infatti sta andando in tutt’altra direzione. Il decreto di modifica dell’Ordinamento Penitenziario, approvato sotto Natale dal Consiglio dei Ministri e attualmente in visione delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato per la definitiva applicazione, prevede che il carcere sia solo l’extrema ratio delle pene.

La filosofia di fondo è quella di trasferire l’esperienza acquisita nel trattamento penitenziario dei minori, verso il sistema penitenziario per adulti, come la cosiddetta “messa alla prova”, dove la persona che ha commesso un reato per il quale fino ad ora era prevista la detenzione, continua a rimanerne fuori con la promessa di non commettere più la marachella appena compiuta.

Il percorso seguito fino a qui dagli ultimi Governi è stata una linea che parte dalla recidiva: chi sconta la pena fuori dal carcere è meno recidivo di chi è ristretto e siccome il sistema penitenziario minorile è il migliore in Europa e lo dimostrano proprio i dati sulla recidiva minorile, allora bisogna trasferire il trattamento penitenziario adottato sui minori, anche sui detenuti adulti.

In teoria è tutto molto bello, tutto molto rassicurante.

Peccato però che i dati sulla recidiva su cui poggia tutto il teorema, non ci sono, non è dimostrato un bel niente e peccato pure per quei fatti di cronaca che si ostinano a travalicare il muro di gomma che circonda il sistema penitenziario italiano: per adulti e per minori.

Già, peccato; perché se anche qualche altro magistrato, oltre a Cantone, dovesse accorgersi del bluff, si corre il rischio di buttare all’aria tutto questo bel castello di carte e questa ennesima, bellissima, riforma dell’Ordinamento Penitenziario.

 

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Allarme minori: fuori controllo anche nelle comunità di recupero

 

Recidiva: sui dati regna l’incertezza

 

Quando il pesce piccolo mangia il pesce grande: il Dipartimento dei Minori si prende Esecuzione Penale Esterna

 


Scritto da: Federico Olivo
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n. 2


Non solo I Sovrintendenti del 2002 quelli collocati a riposo hanno subito un ennesima disparità,esclusi dal risanamento dei due anni per quella norma ingiusta applicata in modo errato già nel 2002.
Nessun correttivo per loro,nessuno al D.A.P ha preso in evidenza quanto recriminato più volte,nessuno si è fatto sentire per qualche iniziative da prendere.
Ancora si è stati lasciati fuori " IN SILENZIO"da un diritto spettante perchè a quel corso tutti avevano partecipato non solo chi è in servizio.

Di  Anonimo  (inviato il 31/01/2018 @ 17:51:08)


n. 1


Dicasi stessa cosa per sovrintendenti 2002 aggiunto e stato uno dei concorsi più sf**ati nella storia della polizia penitenziaria. Neanche il riordino e stato riparatore del danno perpetrato per i sovrintendenti 2002

Di  Anonimo  (inviato il 31/01/2018 @ 16:14:37)




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