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Il cuore grande della Polizia Penitenziaria


Polizia Penitenziaria - Il cuore grande della Polizia Penitenziaria

Notizia del 09/01/2015

in Orgoglio della Polizia Penitenziaria

(Letto 5773 volte)

Scritto da: Giuseppe Romano

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La mia è una famiglia di origine marinara. Tutti i miei antenati, trapanesi da oltre 5 secoli, sono stati marinai o pescatori, calafati o bottai salatori (di pesce), naviganti o cuochi di bordo. Tutti hanno avuto a che fare, in qualche modo, con il mare.

Mio figlio Francesco, ha continuato la tradizione andando per mare dopo il diploma al prestigioso Istituto Nautico “Marino Torre” di Trapani, esistente in città da oltre 150 anni e che ha sfornato fior di ufficiali della Marina Mercantile che si sono fatti onore in tutti i mari del mondo.

Una scelta difficile, in quanto tanti giovani d’oggi, all’età di mio figlio giocano ancora alla play station, o continuano gli studi all’università alla ricerca di un titolo e di un lavoro che presto o tardi forse arriverà. La vita, quella del marittimo, è piena di ansie e di solitudine in quei mesi passati in navigazione, tra cielo e mare, lontani dagli affetti familiari. Una vita dura, che può essere anche ricca di soddisfazioni ed economicamente gratificante. Ma non tutti i giovani oggi sono disposti a fare sacrifici e stare lontani da casa o dalle fidanzate.

Ed ecco quindi l’alternarsi dei mesi di sbarco e di imbarco, l’arrivo della chiamata e l’ansia di una famiglia che si chiede stavolta quale rotta farà, e cerca sull’atlante o su internet posti sconosciuti dove tuo figlio andrà a prendere la nave. E la partenza è sempre un piccolo trauma che si ripete puntuale ogni trimestre. E con il cuore in gola si attende sempre l’arrivo di una telefonata o di un sms.

Il naufragio è l’ultima cosa a cui si pensa, poiché se si pensasse invece alla reale possibilità che possa avvenire, penso che nessuno più si imbarcherebbe. Le navi oggi sono sempre più sicure e sottoposti a controlli minuziosi, eppure il fato è sempre in agguato, come nel caso della Norman Atlantic (sulle cui cause del naufragio vi è un’inchiesta in corso e quindi non è il caso parlarne). Ma voglio solo soffermarmi sulle mie sensazioni; le sensazioni di un padre che riceve tramite TV la notizia e insieme a tutta la famiglia, moglie e altri figli, ma anche parenti e amici intimi, vivono ore di angoscia senza poter far nulla per avere notizie, o ricevendo risposte vaghe e burocratiche, che ti spezzano il cuore, fino alla fatidica telefonata liberatoria: Sono vivo!!!!

E allora emergono frammenti di storia, racconti spezzettati talvolta incomprensibili per la difficoltà di comunicare, e poiché inframezzati di pianto. Lo sbarco a Taranto con altri naufraghi, salvati da quella lancia condotta da un ragazzo di 29 anni dalla condotta “eroica”. Certo, io sono suo padre. Per me, mio figlio è un eroe. Si può anche non essere d’accordo, ma restano i fatti.

E come in ogni triste e tragica vicenda, fortunatamente a lieto fine per noi, ti rimane solo l’affetto degli amici, dei parenti, dei tantissimi concittadini che attraverso telefonate, messaggi, post sui social, esprimono solidarietà alla famiglia. Così come ha fatto il SAPPE, nel quale ho a lungo militato in prima fila e in tante battaglie sindacali, solidarietà espressa anche attraverso un articolo con il quale il mio amico Gianni De Blasis pensava di far stringere intorno al dramma familiare di un “poliziotto penitenziario” il cui figlio era stato coinvolto nel naufragio, i colleghi, l’amministrazione penitenziaria tutta, non facendo i conti con chi, coltivando un invidioso odio viscerale nei miei confronti, alimentato da futili motivi e vecchi rancori non ha perso tempo per buttare discredito con i suoi post al veleno (che lui ha scelto di non pubblicare perché indegni) nei confronti di un ragazzo ventinovenne di cui tutta la Polizia Penitenziaria, in quanto figlio di un appartenente, dovrebbe essere orgogliosa.

Qualcuno dalle pagine di questo blog ha scritto tempo fa che il vero nemico della Polizia Penitenziaria è la Polizia Penitenziaria, ovvero quei colleghi sempre pronti a gettare ombre su tutti, a discreditare chi con la propria abnegazione porta avanti le carceri ogni giorno con grandi sacrifici, a godere delle disgrazie altrui, specie se colleghi, specie se superiori di grado...

Fortunatamente sono pochi; la stragrande maggioranza del personale ha un grande cuore e infatti, il grande cuore della Polizia Penitenziaria ma anche quello dei suoi dirigenti l’ho potuto toccare con mano; il 31 dicembre 2014, mentre i soliti detrattori che buttano veleni nei post mettendo perfino in dubbio ciò che è accaduto (ma solo per farmi del male moralmente) si apprestavano a brindare al nuovo anno (perché sicuramente erano liberi in un modo o nell’altro) io, in un momento di disperazione, mentre mio figlio dopo 80 ore di odissea in mare, scampato per miracolo alla morte, si trovava solo in ospedale senza nessuno che gli stringesse almeno la mano per dargli conforto, ho chiesto aiuto ai colleghi della C.C. Taranto, al direttore di quel Carcere, la dottoressa Stefania Baldassari, che rimproverandomi anzi per non avere chiamato prima davano tutto il sostegno e il conforto morale di cui il ragazzo aveva bisogno, non lasciandolo più nemmeno un minuto da solo, fin quando i colleghi del NTP di Taranto non hanno visto l’aereo decollare. Ecco, in quel momento mi sono sentito orgoglioso di appartenere al Corpo di Polizia Penitenziaria, di un’amministrazione che ha dei direttori coma la dottoressa Stefania Baldassarri che in un giorno importante prefestivo come il 31 dicembre non si è mai negata al telefono, di avere un Vice Capo del Dipartimento come il dott. Luigi Pagano e il Provveditore della Puglia che non appena hanno saputo della vicenda si sono resi subito disponibili a fare qualcosa che potesse dare conforto al naufrago e alla sua famiglia.

Ecco, volevo solo condividere con voi, come ormai si usa fare spesso sui social, una vicenda umana e personale che mi ha toccato nel profondo dell’animo. Grazie a chi mi è stato vicino.


Scritto da: Giuseppe Romano
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Commenti Commenti dei lettori

n. 6


Suo figlio è un eroe, e sono orgoglioso che sia figlio di un appartenente al Corpo di cui faccio orgogliosamente parte, non ascolti i detrattori li commiseri sono solo dei frustati.
Roma.13.1.2015. Da Isp.c. Rinaldo curci Uspev

Di  Anonimo  (inviato il 13/01/2015 @ 21:16:48)


n. 5


Pregiatissimo Commissario, l'invidia di certi personaggi non ti deve toccare, devi solo essere orgoglioso, cosi come li siamo tutti, di TUO FIGLIO, che in un momento cosi particolare ha dimostrato, anche se giovane, di avere mente lucida e nervi saldi, qualità che appartengono a pochi e che dimostrano il grande eroe che c'è in tuo figlio. Non ti rammaricare per gli invidiosi abbraccia tuo figlio e dimostragli tutto l'affetto di noi Poliziotti Penitenziari che lo ringraziamo per l'altruismo dimostrato. Firmato Domenico Gianluca Filippone Presidente Clubuds.

Di  Domenico Hianluca  (inviato il 10/01/2015 @ 17:31:33)


n. 4


Sei un grande Comandante..... carico di forza d'animo e un affettuoso papà.... noi tutti seguivamo la vicenda, tramite il notiziario.. sperando il meglio....in un lieto fine..tanti auguri per il rientro a casa di tuo figlio.. per noi ...EROE ... e un immenso ringraziamento, si porge alla Direttrice(dottoressa StefaniaBaldassari) e ai colleghi della Casa C. di Taranto. Con immenso affetto C.C Trapani Ass/te C. Enrico Pischedda

Di  Pischedda Enrico  (inviato il 09/01/2015 @ 22:14:07)


n. 3


Carissimo Commissario Comandante e chi piu' ne ha piu' ne metta sicuramente tuo figlio rimarrà sempre un eroe che la vicenda finasca a lieto fine augurando immensa serenita' a tutta la famiglia in questi tragici momenti,
Con affetto A.V Poliziotto Penitenziario

Di  Anonimo  (inviato il 09/01/2015 @ 20:18:21)


n. 2


Caro Peppe, per fortuna a Trapani sono pochi i colleghi invidiosi che gioiscono delle disgrazie altrui. Forse perché non sono riusciti a fare carriera e quindi non riescono a riconoscere le responsabilità di chi è al comando di un Istituto. Spesso tutelandosi dietro nomine Sindacali criticano l'operato dei Superiori e perseguono solo interessi personali a discapito di ogni logica del buon funzionamento della Pubblica Amministrazione. E' pur vero che per evitare un clima pesante spesso si sorvola alle loro mancanze con il risultato che non perdono occasioni per affondare la spada.
Auguro a te e soprattutto a tuo figlio Francesco immensa serenità e un lieto fine della vicenda che possa far emergere l'operato eroico posto in essere in una situazione così infernale.

Di  Peppino  (inviato il 09/01/2015 @ 17:04:24)


n. 1


Un padre deve essere sempre fiero di suo figlio, specialmente in questo caso. Lasci perdere certa gente, non meritano neppure di essere citati,essi sono, come già detto, i nemici della Polizia Penitenziaria, gente invidiosa e ignorante che sono solo un ostacolo e un peso.
So che Lei è anche un buon comandante, continui ad esserlo per fare la differenza, come ben sa non tutti sono come Lei.
Dalle informazioni che ho, suo figlio per me ha fatto il suo dovere in quella nave, anzi direi che è andato ben oltre, salvando di fatto decine di vite umane.
Colgo l'occasione per salutarla, e un sincero e affettuoso saluto da parte di un poliziotto penitenziario, lo estenda anche al Suo caro figlio Francesco.

Di  Poliziotto Penitenziario  (inviato il 09/01/2015 @ 11:57:11)




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