Gennaio 2017
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Il fallimento della sentenza Torreggiani e il declino di un Corpo


Polizia Penitenziaria - Il fallimento della sentenza Torreggiani e il declino di un Corpo

Notizia del 24/09/2014

in Houston abbiamo un problema

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Scritto da: Nuvola Rossa

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Non credo che ai super burocrati europei interessi se nelle carceri italiane, grazie all’applicazione del regime derivante dalla sentenza Torreggiani, si sia tornati indietro nel tempo, agli anni ’70, quando i boss dettavano legge all’interno dei reparti detentivi.

Noi che siamo cresciuti con la dottrina del 14 bis, ovvero l’applicazione di quel regime detentivo più severo ai danni di detenuti che si rendevano protagonisti di episodi di violenza e specialmente se si rendevano protagonisti di prevaricazione nei confronti di altri detenuti, oggi soffriamo in silenzio nel constatare che le otto ore di apertura delle celle favoriscono la prevaricazione di pochi detenuti su tanti (questo è sfuggito agli scienziati del DAP) e che  gli episodi di violenza ai danni del personale sono aumentati: sgabellate, lamettate, pugni in faccia e mandibole fratturate, niente più ormai si frappone tra i detenuti che girano indisturbati per otto ore nei reparti fregandosene del patto trattamentale sottoscritto (tanto che gli fanno se lo trasgrediscono, lo cambiano di cella?).I detenuti non temono più nemmeno quel famoso art. 14 bis che oggi è diventato così farraginoso da applicare che talvolta, è meglio lasciar perdere e chiedere l’allontanamento del detenuto dall’Istituto, che scrivere al DAP per chiedere l’autorizzazione a riunire l’equipe per l’applicazione del 14 bis e magari sentirsi rispondere, dopo alcuni giorni, che non vi sono i presupposti...

Lo hanno reso farraginoso per via di quella inesorabile corrente garantista che ormai ha segnato e segnerà per sempre e sempre con maggiori garanzie, la vita intramuraria del detenuto.

La sentenza Torreggiani, che ha modificato meccanismi rodati di lavoro che andavano avanti da cento anni, è fallita, e il fallimento è sotto gli occhi di tutti ma non si ha il coraggio politico di protestare, dopo che per trent’anni non si è avuto il coraggio politico di innovare il regime penitenziario, che nelle scuole di formazione del personale (disinformazione????) ci propinavano come uno dei migliori ordinamenti del mondo....pensate che venivano da altri paesi europei ed extraeuropei per studiarlo (sic!). Mi viene quasi da ridere a pensarlo oggi che l’Europa ci ha puntato l’indice, infilandoci però il medio dove tutti sapete, gridando al mondo intero il fallimento della politica penitenziaria italiana.

Ma la cosa più divertente è che gli stessi parlamentari che sono al governo, o che comunque hanno fatto parte anche dei governi precedenti (gli stessi che hanno operato infiniti tagli finanziari ai capitoli di bilancio delle carceri), vengono a visitare le carceri chiedendosi com’è possibile questo degrado, misurando i metri quadrati delle celle e perfino la distanza tra l’ultima branda e il tetto della cella e protestando contro i comandanti e i direttori per questo stato di cose.

E in mezzo c’è la Polizia Penitenziaria, fino a dieci anni fa un Corpo di Polizia in ascesa, che dal 1990 al 2000 fece passi da gigante e del quale, ora, si assiste inermi ad un lento ma inesorabile declino. Un Corpo di vecchi, senza ricambio generazionale, senza le risorse per espletare il proprio importantissimo ruolo nella società; un Corpo che ha abbandonato la sicurezza delle carceri da un bel pezzo, sguarnendo la cinta muraria per recuperare agenti per l’interno, che ha abolito alcune pratiche che andavano avanti da decenni per recuperare personale, accorpando posti di servizio e vigilando dinamicamente in nome di un’ideologia da strapazzo che sta conducendo questo glorioso e importante Corpo di Polizia alla fine della sua storia. 

 

 

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E lo Stato Italiano dovette “inchinarsi” a Mino Torreggiani

 

 


Scritto da: Nuvola Rossa
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Commenti Commenti dei lettori

n. 5


Stanno mortificando le nostre carriere, l'esperienza maturata in tanti anni di onorato servizio.
Sto invecchiando prima dei miei giorni a causa di questa gente: politici e vertici di questa Amministrazione. Non voglio entrare nel merito di ciò che ha prodotto l'apertura delle celle, ciò è ASSOLUTAMENTE chiaro e sotto gli occhi di tutti.
VOGLIO FARVI FARE QUATTRO RISATE!
Proprio ieri un collega appena andato in pensione..."riformato s'intende", ma non per questo non TOSTO e PREPARATO.
Mi ha detto: "Rosà stai invecchiando giorno dopo giorno, ti vedo stanco ed arrabbiato, non ti riconosco più". Questa cosa su due piedi mi ha fatto sorridere. Invece la sera a casa ripensavo alla mattinata trascorsa in sezione e soprattutto a quel collega con il viso disteso e la pelle divenuta nuovamente liscia come una pesca, soltanto dopo avere abbandonato questa Amministrazione che ti logora il fegato e ti fa invecchiare, snaturando la tua carriera, mortificando il tuo essere che tenderebbe secondo alcuni sempre più a diventare un succube degli educatori e dei direttori che nel fra tempo si fan belli con il mondo intero...come sempre del resto!

Di  Tindaro Rosario  (inviato il 01/10/2014 @ 10:41:50)


n. 4


Vi prego, cari colleghi, leggete l'articolo dell'Espresso, si trova anche on line, che riguarda la riforma dell'Amministrazione Penitenziaria formulata dalla commissione diretta dal Dott. Gratteri; sarebbe la rinascita del Corpo alla faccia dei "Sig.ri/re" Direttori.
Appoggiamo, quindi, anche sindacalmente, la proposta di questo galantuomo.
Goodbye cari Direttori avete tanto tirato la corda che si sta rompendo e, come dice un vecchio adagio, chi troppo vuole nulla stringe.
PS. Che ne pensa il SAPPE di questa proposta di riforma del Corpo?

Di  Divide et Impera  (inviato il 26/09/2014 @ 12:23:34)


n. 3


FUORI UN ALBANESE
Cella troppo piccola: detenuto scarcerato e risarcito.
Applicato per la prima volta a Padova il "rimedio compensativo" per la detenzione disumana Scarcerato alcuni giorni prima della fine della pena e "risarcito" con 4.808 euro per aver trascorso 701 giorni di reclusione "in condizioni disumane". E'un albanese il primo detenuto a godere del "rimedio compensativo" introdotto con decreto legge lo scorso 26 giugno per evitare una raffica di condanne da parte dell'Unione europea, che con due sentenze del 2009 e del 2013 aveva definito "disumana e degradante", e quindi paragonabile alla tortura, la detenzione in meno di tre metri quadri di spazio. Decreto che introduce una riduzione di pena di un giorno ogni dieci da trascorrere in condizioni disumane e un risarcimento di 8 euro al giorno se la detenzione si è già conclusa. Il caso, riportato dal Corriere della Sera, è quello di un albanese condannato a 6 anni per associazione a delinquere, prostituzione minorile, violenza privata e falsa testimonianza e detenuto a Padova. Dove la giudice di sorveglianza Linda Arata ha riconosciuto le "condizioni disumane" per 701 giorni di detenzione del condannato. Ha quindi applicato il risarcimento di 8 euro al giorno per i 601 giorni di detenzioni già trascorsi e dieci giorni di "sconto" di pena per i 100 rimanenti. Per effetto dell'intervento, l'albanese ha lasciato il carcere lo scorso 2 settembre.

Di  Anonimo  (inviato il 25/09/2014 @ 15:41:59)


n. 2


Così non si può più lavorare. Tutti in massa alla CMO!

Di  alessandro  (inviato il 24/09/2014 @ 22:36:50)


n. 1


penso che non vi sia poliziotto penitenziario che non condivida quanto scritto. Lo stato ha ampiamente abdicato, con la storia delle vigilanza dinamica, a favore dei detenuti prepotenti che hanno vita facile per le loro angherie all'interno delle sezioni. Complimenti ai nostri governanti .....

Di  giovanni merola  (inviato il 24/09/2014 @ 20:04:57)




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