Gennaio 2017
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Il fenomeno dei suicidi nella Polizia Penitenziaria: quattro casi in sei mesi.


Polizia Penitenziaria - Il fenomeno dei suicidi nella Polizia Penitenziaria: quattro casi in sei mesi.

Notizia del 07/07/2011

in Houston abbiamo un problema

(Letto 4762 volte)

Scritto da: Luca Frongia

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Qualche giorno fà (02.07) ci siamo trovati per l'ennesima volta a piangere un nostro Collega che ha deciso di porre fine ai suoi giorni. Ogni volta che succede un fatto simile – e ultimamente succede fin troppo spesso... – si rinfocola quel vespaio fatto di polemiche, critiche, sdegno e recriminazione che va a popolare la pagina di qualche forum per alcuni giorni, per poi ripiombare nell'oblio. Fino alla volta successiva, quando tutto si ripropone nella sua drammaticità.

Vista così, sembra un fuoristrada che cerca di togliersi dal pantano: ma più accelera, più sprofonda. E le grida di aiuto dei suoi occupanti restano puntualmente inascoltate: sono le urla nel silenzio. Trattare la storia dei nostri Caduti di tutte le epoche mi ha portato più volte a scontrarmi con una realtà tenuta da sempre volutamente sommersa: quella dei suicidi. Più andiamo indietro nel tempo, più questo fenomeno era facilmente controllabile e gestibile mediaticamente dai vari comandi e dal Ministero: la stampa era poca, le notizie filtravano col contagocce, nessuno si azzardava a sollevare polveroni che avrebbero avuto come unico esito quello di offuscare la carriera del singolo poliziotto.

Sindacati non ce n'erano, la vita militare obbligava ad una muta rassegnazione di fronte a gesti che hanno sempre fatto parte del nostro ambiente, vuoi per la vita peregrina che vi si faceva con le stellette, vuoi per situazioni personali che sfuggivano ad ogni facoltà di controllo anche quando i controlli erano molto più attenti di ora. Ma oggi, nell'era di internet e dell'informazione plug-and-play, nessuno riesce più a controllare e gestire questa piaga che negli ultimi anni è dunque emersa in tutta la sua devastante drammaticità e attualità.

La sensazione che è stata percepita ai “piani alti” è stata quella di un immediato imbarazzo, come il bambino sorpreso con le dita nella marmellata o l'amante scoperto nel talamo nuziale a brache calate. Ancora una volta le figure istituzionali dalle quali ci si aspetterebbe un aiuto concreto hanno fatto orecchie da mercante, preferendo un silenzio stile tutto-bene-non-è-successo-niente ad un'effettiva collaborazione con la truppa per trovare una soluzione o quantomeno una via di ascolto che non sia fatta solo di parole.

Perchè il Poliziotto penitenziario che si suicida viene ministerialmente considerato come un parente scomodo della nostra grande famiglia, alla stregua di quella vecchia zia arrogante e dal fiato pestilenziale che si cerca di incontrare solo proprio quando è necessario: a Natale, a Pasqua, ma non di più... Ci si ostina a voler ricercare soluzioni all'avanguardia continuando invece a sottovalutare proprio quella “base” fatta da tanti onesti Agenti che quotidianamente collaborano tra loro e che sono magari i primi a notare situazioni di disagio o essere a conoscenza di problematiche personali particolari.

Quante volte negli interminabili turni il collega si è lasciato andare a confidenze circa eventi di vario genere che gli stanno rendendo la vita impossibile? I soldi che non bastano, il figlio che forse ha iniziato a drogarsi, il sospetto che la moglie lo tradisca con un altro, la paura di una grave malattia propria o di un congiunto... La lista potrebbe continuare all'infinito. E noi ad ascoltare, pervasi da quel senso di impotenza di chi non ha gli strumenti adatti per aiutare il nostro Fratello, consapevoli solo del fatto che ricorrere alle vie gerarchiche significa soltanto una cosa: aspettativa a metà stipendio, cioè l'aggiunta di un problema a un altro problema.

Molti diranno: non è vero che non è stato fatto nulla. Vi hanno fornito i centri di ascolto figura assistenziale in grado di fornire supporto psicologico in un momento di fragilità che tutti noi (e dito proprio TUTTI!) abbiamo passato in un momento particolarmente buio della nostra vita.

Sarebbe bello dire che esistono veramente, se non in alcune sporatiche strutture e grazie solo a convenzioni con le asl locali. Siamo esseri umani, non robot: questo probabilmente è ciò che sfugge ai nostri capi. La mentalità dominante è ancora quella secondo cui la nostra Uniforme è uno scudo infrangibile per tutto, anche per la depressione.

E quando questa nonostante tutto colpisce l'Uniforme (non l'Uomo o la Donna, ma l'Uniforme...), l'unico aiuto possibile si chiama aspettativa: via la pistola, via le manette, via il tesserino e di corsa alla Commissione Medica Ospedaliera, una sorta di lazzaretto in cui il Collega viene lasciato a mo' di lebbroso, scaricando la rogna ad altri enti che si assumeranno la responsabilità sul suo futuro lavorativo. Nulla si è fatto per gestire una depressione.

E prima ancora di essa, la diffidenza che porta il Collega a chiudersi ulteriormente in se stesso spingendolo in una spirale involutiva che lo porta ad allontanarsi da quello che dovrebbe essere un porto sicuro in cui trovare conforto e ristoro. Conforto e ristoro che il Collega cerca e trova più volentieri confidandosi informalmente con i suoi compagni di turno o con il dirimpettaio di scrivania, con il quale molto spesso c'è prima una solida e rodata amicizia e poi il rapporto lavorativo.

Una sorta di padre confessore privo tuttavia di poteri assolutori e quindi non in grado di placare i tormenti interiori. La soluzione più idonea era stata già prospettata: dotiamo ogni truttura di polizia penitenziaria di uno psicologo che sia svincolato professionalmente e istituzionalmente dai nostri ruoli. Un professionista che sia realmente a disposizione di tutti noi senza timori di nessun tipo: non un untore, ma un'ancora di salvezza che con la psicoterapia aiuti e non discrimini. Lo fanno già in molti altri Stati, perchè non anche da noi? Semplice: non ci sono i fondi necessari.Bene!

E allora è più conveniente per il nostro ministero piangere in silenzio ogni suicidio, facendo finta che non sia successo e magari cercando “colpe” che esulino dal servizio, un po' come Ponzio Pilato quando ha consegnato Cristo al carnefice. E' più conveniente continuare a considerare questi Fratelli come parenti scomodi da relegare nell'angolo buio del desco imbandito che sfama l'intera categoria. Continuiamo a negare il problema, o comunque a ridimensionarlo. Ma impariamo anche ad accettare le conseguenze di un simile scellerato atteggiamento. 

Luca Frongia

 

 I NOSTRI COLLEGHI CHE SI SONO TOLTI LA VITA DALL'INIZIO DELL'ANNO 

01.07.11 Parma I.P. Agente suicida

15.05.11 Viterbo Ispettore di Polizia Penitenziaria suicida

12.04.11 Caltagirone Assistente capo polpen suicida a mezzo impiccagione

09.04.11 Mamone Lodè Assistente capo polpen suicida con pistola di ordinanza


  

 


Scritto da: Luca Frongia
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Commenti Commenti dei lettori

n. 7


chi si è suicidato non troverà 'vendetta'... ahinoi.
restano un po' anche sulla nostra coscienza.
e siamone certi: ci sono ovunque persone che attualmente sono sull'orlo di un baratro di indifferenza.
indifferenza, per esempio di un sindacato o di un dirigente, di fronte ad un uomo sotto pressione che non trova ragione della persecuzione subita se non nel suo impegno e zelo... sapete, talvolta ciò può disturbare, meglio fare poco o niente, così non si disturba nessuno...
l'insostenibile disgusto del vivere in mezzo alla polvere nascosta sotto il tappeto...
onore al merito a chi ancora non si ammazza e riuscirà a far ammazzare i colpevoli.
onore al merito a chi è morto per l'indifferenza del sistema.

Di  pochahontas  (inviato il 15/07/2011 @ 12:02:01)


n. 6


in questi giorni ho visto un film, un datore di lavoro rivolgendosi ad un suo impiegato....dopo una discussione gli riferiva che era licenziato e che si doveva portare con se anche i suoi messicani. il licenziato ando sotto il muso del datore di lavoro e gli disse che quelle persone hanno un nome e una dignita, come tutti gli esseri umani della terra. beh questo un tipico esempio sovrapponibile al nostro di mondo, al nostro quotidiano. come gia detto in altri contesti esistono archivi di carta pieni di circolari piu o meno specifiche sull-argomento, sul disagio lavorativo, sul burn-out eccetera eccetera. carta morta, termine mai fu piu adatto...........quel che spiace maggiormente (potrei essere un buon testimone) e che a volte l amministrazione anche dietro segnalazioni non certamente anomime o generali cche dir si voglia, benche investita direttamente dalle su citate norme rimanga quasi indifferente (magari non e cosi ma questo forse quello che appare), tenti di by-passare (capisco ovviamente le difficolta oggettive derivanti dai complessi assetti della p.a., a garanzia di tutti, s intende) la risoluzione delle presunte problematiche quasi cercando una sorta di presunto alibi in chi ha segnalato le difficolta, aggravando presumibilmente ancor di piu il disagio lavorativo e l isolamento lavorativo che fisiologicamente ne deriva. condivido l intervento de Il cinico. un altra cosa da tenere in forte considerazione e la notevole diversita delle realta lavorative centrali da quelle locali, nella specie gli istituti penitenziari. sarei molto favorevole all istituzione dei presidi psicologici OBBLIGATORI, d altronde abbiamo gia questi esperti all interno dei nostri istituti......e forse anche costo 0. quello che resta da superare e forse l aspetto privato e culturale dell approccio a questo tipo di, come dire opportunita. ad oggi certamente lo scetticismo e forse l aspetto che prevale di piu stante i meccanismi di intervento o meglio di presumibile non intervento, oserei dire fortemente legati anche alla serieta e professionalita di chi sarebbe eventualmente chiamato a gestire a 360" la materia. se non vi sono azioni/risposte dietro a legittime e NON STRUMENTALI richieste, beh ahime gli archivi continueranno a lievitare.

Di  isp. rico massimo  (inviato il 14/07/2011 @ 11:19:51)


n. 5


Non voglio neanche commentare per il tanto disgusto che provo e alla mia amministrazione dico solo:" VERGOGNA"
Firmato
Agente Scelto Pantaleone del Regno
Casa Circondariale di Vibo Valentia

Di  Pantaleone  (inviato il 10/07/2011 @ 23:31:33)


n. 4


^^^^ per vero eretico ^^^^^

-- Apprezzo molto la tua considerazione e la condivido pienamente , volevo ricordare altresì che tali circostanze spiacevoli furono affontrate già dal Presidente FERRARA ricordi???? Egli emano a distanza di un semestre 2 circolari indirizzandole ai Provveditori........ NULLA DI NULLA:::::::::::::: zero su zero.....
I vertici o meglio i LUMI del DAP sono impermeabili a tutto , giustamente figurarsi sui sentimenti ........... ti sbagli invece ......... costoro reagiscono " CASTATAMENTE " o in casta vedi tu quale termine devo usare ............. sui loro incarichi, sulle poltrone, sullo stipendio da contratto ( dirigenti generali ) ovvero tabellare ed aggiuntivo per obiettivi manageriali ...... straordinari ecc.... ecc... quindi mandare avanti un Amministrazione senza un organico sufficiente .......i meriti a chi vanno al nostro Comandante, ai nostri Ispettori, alla Polizia Penitenziaria a queste figure che sono Dirigenti amministrativi, non indossano la divisa e se ne fregano del vestiario, dell'armamento delle dotazioni del Corpo , e della stessa Polizia Penitenzaria ................
I disagi psicologici, il burn-out, la diffusa fragilità operativa, l'ansia , stress reattivo ed altro.......ma mica esiste per caso ???? mica ci sono i suicidi , magari saranno per altre cause.....ma il nostro lavoro rappresenterà una causa vincolante o meno?? sarà una concausa o meno ???? Non è che sto dicendo delle menzogne ??? corregetwmi caso mai.................
WWWW il DAP e le sue articolazione per quanto sta facendo nel merito ??????????????? per la Polizia Penitenziaria................ siamo proprio presi in conisederazione ma visti da una scaletta capovolta peròò......... sempre isolati d ultimi...................ciao e grazie per l'attenzione.............

Di  il cinico  (inviato il 08/07/2011 @ 17:55:28)


n. 3


grazie

Di  francesco  (inviato il 07/07/2011 @ 22:00:33)


n. 2


Quel che più sconforta è l'indifferenza dell'Amministrazione e la mancanza di atti concreti per contrastare il disagio dei colleghi. Vedessero certe caserme, con colleghi accatastati l'uno sull'altro senza alcuna iniziativa per il benessere come sale tv, di lettura o di svago, che mangiano in mense che umiliano l'essere umano il più delle volte per la scadente qualità e quantità di cibo, ma soprattutto che non adottano concrete risposte allo stress psicologico di stare a contatto con i detenuti, i loro problemi, spesso la loro aggressività spesso per 8 ore di servizio anniente chiunque. E dopo le riunioni fatte al Dap proprio sui suicidi si è visto cosa è stato fatto dal DAP, al centro e soprattutto in periferia: ASSOLUTAMENTE NULLA. Solo per questo chi sarebbe dovuto intervenire e non l'ha fatto dovrebbe sentire il peso di certe tragiche morti. Ma quelli sono impermeabili a tutto, figurarsi ai sentimenti...

Di  Vero eretico  (inviato il 07/07/2011 @ 21:52:15)




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