Novembre 2016
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Il regime penitenziario e il regime disciplinare


Polizia Penitenziaria - Il regime penitenziario e il regime disciplinare

Notizia del 20/10/2016

in Diritto e Diritti

(Letto 3052 volte)

Scritto da: Giovanni Passaro

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Il capo IV del titolo I della legge sull’Ordinamento Penitenziario introduce il concetto di regime penitenziario, da intendersi come il complesso di norme che regolano la vita quotidiana di un istituto di pena e che sono contenute nella medesima Legge, nel relativo Regolamento di Esecuzione e nello specifico, nel Regolamento Interno dell’istituto stesso (art. 16 Ord. Pen.). La norma di riferimento è costituita dall’art.32 Ord. Pen. che precisa le norme di condotta che i detenuti e gli internati sono tenuti a rispettare, e sancisce che: i detenuti e gli internati, all’atto del loro ingresso negli istituti, e quando sia necessario, successivamente sono informati delle disposizioni generali e particolari attinenti ai loro diritti e doveri, alla disciplina e al trattamento.

Essi devono osservare le norme e le disposizioni che regolano la vita penitenziaria […]. Dal dettato della norma è agevole cogliere come non si possa pretendere l’osservanza delle regole da parte dei detenuti e degli internati, se non in quanto gli stessi siano messi in condizione di cogliere la ratio delle regole stesse. 

A tale inconveniente rispondono però le norme regolamentarie che impongono alla direzione di consegnare un estratto dei testi principali di riferimento, quali la Legge, il Regolamento d’Esecuzione e il Regolamento Interno, con l’indicazione dei luoghi in cui è possibile consultarli (art. 69 comma 1 e 2 Reg. Esec.). Le previsioni non terminano qui, prevedendo il medesimo articolo che l’amministrazione divulghi notizia di ogni eventuale introduzione o modifica delle norme in vigore, nonché facilitare la conoscenza e la conseguenziale osservanza delle regole, anche mediante chiarimenti delle ragioni delle stesse. 

Trattasi di adempimenti volti ad una più rapida ed effettiva conoscenza delle regole carcerarie. La Legge, tuttavia, non prevede sanzioni a carico dell’amministrazione penitenziaria che non rispetti l’obbligo di informare i ristretti sulle regole di condotta vigenti in un istituto. L’unica sanzione auspicabile in tal caso, sarebbe non punire l’eventuale violazione della regola di condotta che il recluso non conosceva o non poteva conoscere e appare la sola soluzione possibile se si considera che in nessuna disposizione che regola la materia penitenziaria, viene fatta corrispondere all’obbligo di informare dell’amministrazione un autonomo dovere del recluso di informarsi. Doveri che però, non corrispondono unicamente in capo all’amministrazione bensì anche i ristretti hanno l’obbligo di osservare le norme che regolano la vita penitenziaria e le disposizioni impartite dal personale; devono tenere un contegno rispettoso nei confronti degli operatori penitenziari e di coloro che visitano l’istituto, nonché un comportamento corretto nei reciproci contatti tra detenuti (art. 70 Reg. Esec).

Da ciò consegue che, se delle norme di comportamento sono state previste, la loro inosservanza determinerà l’applicazione di sanzioni disciplinari in capo ai reclusi, considerando che la loro minaccia ed eventuale esecuzione, costituiscono strumenti in grado di agevolare il rispetto delle norme stesse. Il regime disciplinare costituisce altro aspetto del trattamento, diretto a stimolare il senso di responsabilità e la capacità di autocontrollo del soggetto. Ponendo alla base il principio secondo cui le sanzioni disciplinari che comportino restrizioni ulteriori nell’esercizio dei diritti e delle facoltà dei detenuti e degli internati possono essere giustificate soltanto all’esigenza di mantenere l’ordine e la disciplina interna agli istituti, ne discende che potranno assumere rilevanza disciplinare solo quelle condotte che violino le norme comportamentali poste a tutela dell’ordine interno all’istituto e, al contrario, saranno illegittime le eventuali norme che comportino restrizioni per finalità diverse (come ad esempio per il solo ine rieducativo).  

Con ciò non si vuole escludere che anche la reazione dell’Ordinamento avverso una infrazione disciplinare si muove in un’ottica rieducativa, poiché la ratio della sanzione disciplinare si fonda anche sull’intento di sollecitare e non di imporre una modificazione della personalità del condannato o dell’internato. Sulla stessa scia si muove l’art. 36 Ord. Pen. nel sancire che il regime disciplinare è attuato in modo da stimolare il senso di responsabilità e la capacità di autocontrollo ed è adeguato alle condizioni fisiche e psichiche dei soggetti. Alla luce di quanto sancito da tale articolo, è possibile, dunque individuare una triplice funzione della sanzione disciplinare: quella di prevenzione generale, poiché la forza deterrente della sanzione conduce ad un maggior rispetto delle regole interne all’istituto, una funzione di prevenzione speciale che, tramite specifiche modalità d’esecuzione della sanzione, mira a stimolare “un atteggiamento critico” nei confronti della propria condotta ed, infine, una funzione retributiva che garantisca la proporzionalità tra la gravità del fatto commesso e la punizione.

Il regime disciplinare, in conformità a quanto stabilito dalla Risoluzione O.N.U. del 30 agosto del 1955, nelle regole minime per il trattamento dei detenuti, secondo il quale le determinazioni dei comportamenti che determinano una violazione disciplinare devono essere stabilite con legge o con regolamento, stabilisce infatti che i detenuti o gli internati non possono essere puniti per un fatto che non sia espressamente previsto come infrazione dal regolamento (Art. 38, comma 1, Ord. Pen.). Proprio ai fini di una maggior tutela dei diritti dei ristretti e per eludere possibili sanzioni del tutto arbitrarie ad opera dell’amministrazione penitenziaria, il legislatore lega la disciplina in esame al principio di tassatività e tipicità dei fatti costituenti violazioni. 

A rigore di ciò, è stato dedicato un apposito articolo che enuclea tutte le possibili condotte che, se poste in essere, sono riconosciute come infrazioni. L’art.77, comma 1 del Regolamento Esecutivo, distingue in base alla sanzione applicabile, le infrazioni in due gruppi: nel primo gruppo vi rientrano quelle infrazioni di minore gravità e che pertanto, non possono essere sanzionate con l’esclusione dalle attività in comune (considerata come la più afflittiva delle sanzioni disciplinari), salvo nelle ipotesi di recidiva  infrasettimanale (art. 77 comma 3, Reg. Esec.). 

Rientrano in questo gruppo: 1) la negligenza nella pulizia e nell’ordine della persona o della camera; 2) l’abbandono ingiustificato del posto assegnato; 3) il volontario inadempimento di obblighi lavorativi; 4) l’atteggiamento e comportamento molesto nei confronti della comunità; 5) i giochi o altre attività non consentite dal regolamento interno; 6) la simulazione di malattia; 7) il traffico di beni di cui è consentito il possesso; 8) il possesso o traffico di oggetti non consentiti o di denaro. Sono, invece, sanzionate con l’esclusione dalle attività in comune le infrazione rientranti nel secondo ruppo, quali:  9) le comunicazioni fraudolenti con l’esterno o all’interno, nei casi indicati nei numeri 2) e 3) del primo comma dell’art.33 Ord. Pen (norma contenente la disciplina dell’isolamento); 10) gli atti osceni o contrari alla pubblica decenza; 11) l’intimidazione di compagni o sopraffazioni nei confronti dei medesimi; 12) le falsificazione di documenti provenienti dall’amministrazione affidati alla custodia del detenuto o dell‘internato; 13) l’appropriazione o danneggiamento di beni dell’amministrazione; 14) il possesso o traffico di strumenti atti ad offendere; 15) l’atteggiamento offensivo nei confronti degli operatori penitenziari o di altre persone che accedono nell’istituto per ragioni del loro ufficio o per visita; 16) l’inosservanza di ordini o prescrizioni o ingiustificato ritardo nell’esecuzione di essi; 17) il ritardo ingiustificato nel rientro dai permessi di necessità, dai permessi premio o dalle licenze per i semiliberi o gli internati; 18) la partecipazione a disordini o sommosse; 19) la promozione di disordini o di sommosse; 20) l’evasione; 21) i fatti previsti dalla legge come reato, commessi in danno di compagni, di operatori penitenziari o di visitatori. 

A tale elenco, dettagliatamente descritto, il legislatore individua un altrettanto elenco di sanzioni disciplinari, azionabili solo a seguito dell’accertamento della commissione di una infrazione. In ossequio al principio di legalità, saranno applicabili, secondo l’art. 39 Ord. Penitenziario: 1) il richiamo del direttore; 2) l’ammonizione, rivolta dal direttore, alla presenza di appartenenti al personale e di gruppo di detenuti o internati; 3) l’esclusione da attività ricreative e sportive per non più di dieci giorni; 4) l’isolamento durante la permanenza all’aria aperta per non più di dieci giorni; 5) l’esclusione dalle attività in comune per non più di quindici giorni. Occorre tener presente che le sanzioni disciplinari dovranno svolgersi sempre nel rispetto della personalità dei reclusi, così come precisa l’art. 38, comma 4, Ord. Pen. e rispettando il principio secondo cui il trattamento penitenziario assicura e rispetta la dignità della persona, “con riguardo alle sanzioni disciplinari che, per loro natura, costituiscono uno dei momenti in cui il rispetto della personalità può subire più facilmente delle lesioni”. 

Autorità competente a deliberare le sanzioni è il direttore, con riguardo alle sanzioni del richiamo e dell’ammonizione; per le altre sanzioni, invece, competente sarà il consiglio di disciplina (composto dal direttore, dall’impiegato più elevato in grado, con funzioni di presidente, dal sanitario e dall’educatore - art. 40, comma 1 e 2, Ord. Pen.). 

Avverso il provvedimento di irrogazione della sanzione disciplinare è riconosciuta la possibilità di reclamare in sede giurisdizionale, dinanzi al Magistrato di Sorveglianza. Il reclamo può essere effettuato soltanto in riferimento alle condizioni di esercizio del potere disciplinare, alla costituzione e competenza dell’organo disciplinare, alla contestazione degli addebiti ed alla facoltà di discolpa.

 


Scritto da: Giovanni Passaro
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Commenti Commenti dei lettori

n. 11


Direttore del carcere di Ariano Irpino aggredito da un detenuto: salvato dalla Polizia Penitenziaria.

Non capisco dove sta la notizia.
Il direttore ha dichiarato che stava per essere aggredito. Staaava!

Di  Engy  (inviato il 05/11/2016 @ 08:54:20)


n. 10


Richiami ed ammonizioni a non finire. Non ci sono riusciti neanche tanti bravi commissari per stoppare questo andazzo.
Un tempo per fatti di una certa importanza si partiva anche alle 5 di mattina.
Oggi guai a dire di allontanare un detenuto. Ci viene detto "ve lo dovete tenere". Non è per caso vero?
E' non è la peggio mortificazione che si posa subire per chi lavora in galera il sorrisino beffardo di un detenuto che rientra in sezione "rassicurato"?
Non capita di andare in Tilt per questo? Certo che si cristo santo.
Ma noi terremo duro fino alla pensione vero?
A conti fatti se così vogliono.
W lo stipendio.
W il 23.
W San Paganino e tutti i Santi del paradiso


Di  $aturday night  (inviato il 22/10/2016 @ 14:37:40)


n. 9


Bingoooo!!!
Bravo Giovanni hai centrato in pieno l'argomento.
Vorrei dire tante cose che sono accadute nel mio istituto e come sono state gestite. Vorrei pure firmarmi con tanto onore, ma temo che darei solo la possibilità a qualche GIUDA, il quale non perderebbe tempo per riferire al proprio padrone, capendo nei miei racconti chi sono.
Quindi un bel vaffanc....a tutti i giuda servi dei padroni.
Un abbraccio caloroso ai colleghi silenziosi e valorosi.





Di  Bengala  (inviato il 22/10/2016 @ 13:41:40)


n. 8


Sottoscrivo, parola per parola, quello che ha detto il "Vecchio Rimbambito" e aggiungo che in questi ultimi anni sono rimasto stupefatto per l'approssimazione e soprattutto per la mancanza di "mordente" di quelli che sono all'apice del Corpo. Per non parlare dei vecchi Ufficiali degli Agenti di Custodia che in tutti questi anni sono rimasti a guardare se non in sporadici momenti in cui, singolarmente, hanno tentato la scalata per proprio, strettissimo, tornaconto personale.

Di  Vecchio Agente  (inviato il 22/10/2016 @ 11:58:43)


n. 7


Egregio dott. Sardella so come la pensa e so perfettamente qual'è il suo stile lavorativo/professionale, non ultimo la vicinanza che talvolta emerge da parte della S.V. nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria, ma ciò non basta.
Non fa bene leggere nelle sue parole che siamo "rassegnati e pessimisti". Il suo autorevole pensiero può starmi bene nella misura in cui si accetta lo stato d'animo di tanti. E le assicuro che non siamo pochi ad essere incaxxati.
E proprio perchè non siamo pochi, chi legge dovrebbe comprendere che siamo allo stremo delle forze. I malpensanti potranno pensare che c'è del vittimismo, ma non è così.
Piermattia, Pasquale, tutti gli altri, compreso chi scrive abbiamo piene le scatole di belle parole, talvolta scientifiche, che suonano solo come una beffa nei confronti di una intera categoria da sempre bistrattata e considerata carne da macello, o meglio come piace dire a me "CARNE DA CANNONE".
(Carne da cannone), non è una espressione casuale, altro chè!
Sento di essere un veterano che ne ha viste e vissute di cotte e di crude, e non credevo mai e poi mai di dover fare questa penosa fine a pochi mesi dal congedo.
Non ho mai avuto l'attitudine alla critica in questi lunghi anni di carriera, ma sarà che sono invecchiato e quindi anche un pò rincogl...., ma non riesco più a trovare le forze ed il mordente per darmi il piacere ed il gusto di andare a lavorare. La cosa grave però non è questa, semmai è quella di notare "purtroppo" un quasi totale distacco in coloro i quali dovranno rimanere ancora per tanti anni, compresi tanti Comandanti che "poretti fanno di tutto per vedersi riconosciuto il proprio ruolo".
Un'ultima cosa dott. Sardella prima di chiudere per sempre.
Noi non siamo "CARNE DA CANNONE", la nostra specialità è unica in tutte le Forze di Polizia, e proprio per questa UNICITA' ASSOLUTA, andrebbe fortemente valorizzata all'ennesima potenza, utilizzando gli Uomini e le Donne al meglio, se possibile RINGRAZIANDO UNO AD UNO TUTTI NOI, TUTTI I SANTI GIORNI PER QUELLO CHE FACCIAMO, SOPRATTUTTO IN QUESTO PERIODO DI GRANDE CONFUSIONE NAZIONALE ed extranazionale.
Se così non sarà, se così continuerà, il castello crollerà!
La saluto cordialmente dott. Sardella, ringraziandola per i suoi sporadici interventi.

Di  Vecchio rimbambito  (inviato il 21/10/2016 @ 23:38:12)


n. 6


Leggo tanta rassegnazione e pessimismo. Per fortuna la realtà è diversa e varia.
L'attivazione del procedimento disciplinare e, qualora ne ricorrano i presupposti, l'applicazione delle sanzioni disciplinari non sono un passatempo né una facoltà, ma costituiscono un preciso obbligo del consiglio di disciplina e di chi lo presiede.
Il lassismo lamentato da molti, riscontrabile fortunatamente in rari casi, spesso ha radici profonde e ramificate. non limitandosi alla figura del dirigente.

Di  Luca Sardella  (inviato il 21/10/2016 @ 07:59:41)


n. 5


Molto interessante questo articolo. Mi dite, pero' se a qualcuno di voi e' mai capitato di vedere un consiglio di disciplina presieduto da un educatore (che e' anche componetente del consiglio). Personalmente lo ritengo illegittimo tuttavia da anni continuano imperterriti a fare cosi'! Alla faccia della disciplina e del potere disciplinare. i detenuti ringraziano anche se, vi asssicuro, qualcuno si chiede come sia possibile che il sistema sia caduto cosi' in basso!

Di  Rassegnato  (inviato il 20/10/2016 @ 20:46:51)


n. 4


Sono d'accordo con voi. È solo regole scritte su carta.

Di  Frank  (inviato il 20/10/2016 @ 18:44:28)


n. 3


Ma di quale regime penitenziario, si sta parlando? ormai da alcuni anni non esiste più niente, è tutto all'acqua di rose, le sanzioni disciplinari sono rimasta, solo per il personale di Polizia Penitenziaria. Inflitte da chi è una vita che ci mette quotidianamente il bastone tra le ruote.

Di  Piermattia  (inviato il 20/10/2016 @ 13:31:00)


n. 2


straquoto Loris, hai centrato il tema...è una pagliacciata totale!!!
Siamo soli e lasciati allo sbaraglio, se si applicasse anche il 50% del regolamento sarebbe già diverso, ormai ci deridono in faccia perchè non viene mai sanzionata un'infrazione disciplinare. Monti colleghi affranti commentano: cosa scriviamo a fare, tanto non gli fanno niente!
Spero dopo aver toccato il fondo si possa risalire, io non mi arrendo!

Di  Pasquale  (inviato il 20/10/2016 @ 12:11:31)


n. 1


Il regime penitenziario e il regime disciplinare? Non ricordo più neppure cosa siano.
Che io sappia sono stati quasi del tutto aboliti, "tranne che in qualche realtà".
Proprio qui sta il nocciolo di tutti i problemi che oggi si riscontrano nella nazione, in particolar modo al centro ed al nord.
Molti direttori, d'accordo con le altre figure previste, durante il consiglio di disciplina (quando convocato eccezionalmente) preferiscono chiudere con una pacca sulla spalla ed un sorrisino. Non si sa mai che le leggi Europee ed il prap sanzionino loro.
Alla faccia dei colleghi che lavorano nelle sezioni.
Non aggiungo altro perchè potrei anche essere feroce su questo tema.
Voglio vedere quanti la pensano come me


Di  Loris  (inviato il 20/10/2016 @ 11:34:24)




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