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Il TAR Veneto riconosce il diritto del poliziotto penitenziario ad essere trasferito a tutela e sostegno della maternità (Legge 51 del 2001)


Polizia Penitenziaria - Il TAR Veneto riconosce il diritto del poliziotto penitenziario ad essere trasferito a tutela e sostegno della maternità (Legge 51 del 2001)

Notizia del 04/07/2012

in Diritto&Diritti

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Scritto da: Giovanni Battista De Blasis

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N. 00943/2012 REG.PROV.COLL.

N. 00788/2012 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto
(Sezione Prima)

 

ha pronunciato la presente

 
SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;

sul ricorso numero di registro generale 788 del 2012, proposto da:

(OMISSIS)  rappresentata e difesa dall'avv. Riccardo Gozzi, con domicilio presso la segreteria del TAR Veneto;

 

contro

 
Ministero della Giustizia, rappresentato difeso, ex lege, dall’avvocatura distrettuale dello Stato;

per l'annullamento

del provvedimento prot. gdpa-0092707-2012 del 6.3.2012, del direttore generale del personale e della formazione - ufficio III del personale del corpo di Polizia Penitenziaria - settore assegnazione, trasferimenti e mobilità provvisoria del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria con cui è stata respinta l'istanza della ricorrente rivolta al trasferimento della sede di servizio ai sensi dell'art. 42 bis del t.u. 151/2001; nonchè di ogni atto annesso connesso o presupposto.

 Visti il ricorso e i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 13 giugno 2012 il dott. Roberto Vitanza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

 
La ricorrente, dipendente del corpo di Polizia Penitenziaria, avanzava, superiormente, istanza onde ottenere i benefici previsti dall’art. 42 bis d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità - a favore di genitori di figli minori di anni tre.

L’Amministrazione penitenziaria, mutuando i recenti ed uniformi orientamenti del Consiglio di Stato, respingeva l’istanza, perché, in buona sostanza, da tali benefici normativi vanno esclusi i particolari dipendenti pubblici individuati nel comma 3 del decreto legislativo 165/2001, che testualmente recita :”… "rimangono disciplinati dai rispettivi ordinamenti: i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale militare e le Forze di polizia di Stato …".

Ne consegue che ogni particolare ordinamento comporta un singolare status per il dipendente pubblico che, a sua volta, determina una diversificazione di situazioni soggettive, tutte costituzionalmente corrette in funzione, proprio, di tale accertate diversità professionali, che, comunque, escludono l’applicazione di norme, come l’art. 42 bis citato, ad esso estranee.

Il Collegio, di contro, ritiene che tale autorevole impostazione interpretativa non possa essere condivisa.

La differente disciplina giuridica che presiede i diversi ordinamenti giuridici dei pubblici dipendenti, con particolare riferimento a quella propria delle differenti forze di polizia, non può costituire un criterio di sistematica discriminazione nei confronti di soggetti terzi : i figli minori di anni tre, rispetto ai quali il legislatore ha inteso, con particolare e significativo riguardo, predisporre, nel T.U. citato, tutta una serie di tutele e prerogative di diretta derivazione costituzionale.

Se, come espresso nelle diverse e note decisioni del Consiglio di Stato, il criterio della particolarità dell’ordinamento di appartenenza deve sempre prevalere, anche sulle riconosciute esigenze del bambino, ci troveremmo di fronte ad una palese ed inconciliabile disparità di trattamento, non già e non solo tra i diversi pubblici dipendenti, ma degli stessi fanciulli che, a seconda dell’attività lavorativa del genitore, potrebbero ricevere, o meno, un trattamento sicuramente più favorevole e confortevole in conseguenza delle cure che la famiglia unita può assicurare.

L’argomento sistematico prospettato, secondo il Collegio, trova ulteriore conforto proprio nella prevista temporaneità del trasferimento d’ufficio.

In altri termini il lasso temporale normativamente previsto per il ricongiungimento familiare ( tre anni) dimostra, in modo inconfutabile, che l’istituto in questione ha come destinatario primario ed esclusivo, non già il dipendente, ma il bambino, attesa l’importanza, nota e riconosciuta, che sullo sviluppo dello stesso esercita, nei primi anni di vita, il clima familiare sereno, protettivo ed accogliente che solo la realtà familiare effettivamente coesistente può assicurare.

E’ evidente allora che, nella presente vicenda, il bilanciamento degli interessi che il sistema normativo impone di sottopone a ponderata valutazione, non riguarda punto l’accertata disomogeneità che le differenti realtà giuridico - professionale dei dipendenti pubblici determinano e, con riferimento ai lavoratori del comparto sicurezza, siccome disciplinate in forma diversa dagli altri lavoratori pubblici, ma, proprio alla luce dei principi costituzionali, è necessario rispondere al quesito che la norma in questione pone e sottintende : la tutela e la protezione, fisico-psichica dei minori, deve essere differenziata in funzione della peculiare attività lavorativa dei genitori ?

Il Collegio ritiene che la cogente necessità di una giusta ed equa valorizzazione e protezione dei diritti di tutti i minori, consente, ma sarebbe esatto dire, impone, preliminarmente e prioritariamente, una interpretazione della citata norma coerente con lo spirito e la lettera del testo unico in esame, per cui la differente professionalità del genitore non può e non deve influire sui diritti fondamentali ed imprescindibili della persona ed a maggior ragione del bambino, così come espressi negli artt. 3, 29, 30, 31 e 37 della Carta.

Ogni diversa interpretazione comporta, all’evidenza, un reale pregiudizio dei diritti del bambino e, come tale, si pone in netta ed insuperabile contraddizione con i principi costituzionali.  

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Prima) 

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento censurato e meglio in epigrafe descritto.

La particolarità della questione induce a compensare le spese di lite.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
 

Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 13 giugno 2012

 


Scritto da: Giovanni Battista De Blasis
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Commenti Commenti dei lettori

n. 4


solo per fare riflettere le nostre menti diaboliche: prima di adesso il fglio di qualunque dipendente era diverso dai nostri figli ?attesa al violazione concordata dai nostri rappresentanti?

Di  franco  (inviato il 11/09/2013 @ 15:46:25)


n. 3


Invece questo potrebbe finalmente porre fine alle discriminazioni e tutelare il benessere dei figli ... Soli chi nn li ha parla senza interesse e vede i retroscena più disparati che ci saranno di sicuro ma vi assicuro che esiste una parte di persone che come me sta lottando contro i mulini a vento sentendo dire le stesse cose...ora spero cambi il punto di vista dei cosiddetti superiori uffici

Di  Franklin  (inviato il 09/07/2012 @ 16:59:10)


n. 2


OOhhh bischero il che tu dici ??? l'altro giorno han recuperato i resti ossei della nonna di un collega e lui e' ancora al sud distaccato!!! ahah

Di  Raffaello  (inviato il 04/07/2012 @ 14:08:03)


n. 1


E adesso vai con i trasferimenti, che si aggiungono alle 104 fasulle, ai distacchi elettorali,sindacali, per studio e quant'altro. Gli altri continuino pure a sperare e intanto rimangano al nord per 20-30 anni. Chi vive sperando..............

Di  cairo74°  (inviato il 04/07/2012 @ 12:40:45)




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