Novembre 2016
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Il testo della legge 199/2010 (esecuzione presso il domicilio delle pene), pubblicata sulla G.U. n. 281 del 2010.


Polizia Penitenziaria - Il testo della legge 199/2010 (esecuzione presso il domicilio  delle  pene), pubblicata sulla G.U. n. 281 del 2010.

Notizia del 03/12/2010

in Dal Parlamento.

(Letto 45326 volte)

Scritto da: Damiano Bellucci

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LEGGE 26 novembre 2010 , n. 199
Disposizioni relative all'esecuzione presso il domicilio delle pene
detentive non superiori ad un anno. (10G0224) (GU n. 281 del 1-12-2010 )
Entrata in vigore del provvedimento: 16/12/2010  
 
 La Camera dei deputati  ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
 
 
                              Promulga
 
la seguente legge:
                               Art. 1
 
 
Esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori a
                             dodici mesi
 
 1. Fino alla completa   attuazione   del   piano   straordinario
penitenziario nonche' in attesa della riforma della disciplina delle
misure alternative alla detenzione e, comunque, non oltre il 31
dicembre 2013, la pena detentiva non superiore a dodici mesi, anche
se costituente parte residua di maggior pena, e' eseguita presso
l'abitazione del condannato o altro luogo pubblico o privato di cura,
assistenza e accoglienza, di seguito denominato «domicilio».
 2. La detenzione presso il domicilio non e' applicabile:
    a) ai soggetti condannati per taluno dei delitti indicati
dall'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive
modificazioni;
    b) ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza, ai
sensi degli articoli 102, 105 e 108 del codice penale;
    c) ai detenuti che sono sottoposti al regime di sorveglianza
particolare, ai sensi dell'articolo 14-bis della legge 26 luglio
1975, n. 354, salvo che sia stato accolto il reclamo previsto
dall'articolo 14-ter della medesima legge;
    d) quando vi e' la concreta possibilita' che il condannato possa
darsi alla fuga ovvero sussistono specifiche e motivate ragioni per
ritenere che il condannato possa commettere altri delitti ovvero
quando non sussista l'idoneita' e l'effettivita' del domicilio anche
in funzione delle esigenze di tutela delle persone offese dal reato.
 3. Nei casi di cui all'articolo 656, comma 1, del codice di
procedura penale, quando la pena detentiva da eseguire non e'
superiore a dodici mesi, il pubblico ministero, salvo che debba
emettere il decreto di sospensione di cui al comma 5 del citato
articolo 656 del codice di procedura penale e salvo che ricorrano i
casi previsti nel comma 9, lettera a), del medesimo articolo,
sospende l'esecuzione dell'ordine di carcerazione e trasmette gli
atti senza ritardo al magistrato di sorveglianza affinche' disponga
che la pena venga eseguita presso il domicilio. La richiesta e'
corredata di un verbale di accertamento dell'idoneita' del domicilio,
nonche', se il condannato e' sottoposto a un programma di recupero o
intende sottoporsi ad esso, della documentazione di cui all'articolo
94, comma 1, del testo unico delle leggi in materia di disciplina
degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura   e
riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e
successive modificazioni.
 4. Se il condannato e' gia' detenuto, la pena detentiva non
superiore a dodici mesi, anche se costituente parte residua di
maggior pena, e' eseguita nei luoghi di cui al comma 1. Nei casi di
cui all'articolo 656, comma 9, lettera b), del codice di procedura
penale, non e' consentita la sospensione dell'esecuzione della pena e
il pubblico ministero o le altre parti fanno richiesta,   per
l'applicazione della misura, al magistrato di sorveglianza, secondo
il disposto di cui al comma 5 del presente articolo. In ogni caso, la
direzione dell'istituto penitenziario, anche a seguito di richiesta
del detenuto o del suo difensore, trasmette al magistrato di
sorveglianza una relazione sulla condotta   tenuta   durante   la
detenzione. La relazione e' corredata di un verbale di accertamento
dell'idoneita' del domicilio, nonche', se il condannato e' sottoposto
ad un programma di recupero o intende sottoporsi ad esso, della
documentazione di cui all'articolo 94, comma 1, del testo unico di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n.
309, e successive modificazioni.
 5. Il magistrato di sorveglianza provvede ai sensi dell'articolo
69-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, ma il termine di cui al
comma 2 del predetto articolo e' ridotto a cinque giorni.
 6. Copia del provvedimento che dispone l'esecuzione della pena
presso il domicilio e' trasmessa senza ritardo al pubblico ministero
nonche' all'ufficio locale dell'esecuzione penale esterna per gli
interventi di sostegno e controllo. L'ufficio locale dell'esecuzione
penale esterna segnala ogni evento rilevante sull'esecuzione della
pena e trasmette relazione trimestrale e conclusiva.
 7. Nel caso di condannato tossicodipendente o alcoldipendente
sottoposto ad un programma di recupero o che ad esso intenda
sottoporsi, la pena di cui al comma 1 puo' essere eseguita presso una
struttura sanitaria pubblica o una struttura privata accreditata ai
sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. In ogni caso, il magistrato di
sorveglianza puo' imporre le prescrizioni e le forme di controllo
necessarie per accertare che il tossicodipendente o l'alcoldipendente
inizi immediatamente o prosegua il programma terapeutico. Con decreto
del Ministro della giustizia, di   concerto   con   il   Ministro
dell'economia e delle finanze e con il Ministro della salute, sentita
la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per le
politiche antidroga e d'intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, e' determinato il   contingente   annuo   dei   posti
disponibili, nei limiti del livello di risorse ordinario presso
ciascuna regione finalizzato a tale tipologia di spesa, sulla base
degli accrediti gia' in essere con il Servizio sanitario nazionale e,
comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
 8. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste
dagli articoli 47-ter, commi 4, 4-bis, 5, 6, 8, 9 e 9-bis, 51-bis, 58
e 58-quater, ad eccezione del comma 7-bis, della legge 26 luglio
1975, n. 354, e successive modificazioni, nonche' le relative norme
di esecuzione contenute nel regolamento di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230. Nei casi previsti
dagli articoli 47-ter, commi 4 e 4-bis, e 51-bis della legge 26
luglio 1975, n. 354, tuttavia, il provvedimento e' adottato dal
magistrato di sorveglianza.
 
       
     
                               Art. 2
 
 
Modifiche all'articolo 385 del codice penale, in materia di evasione
 
 1. All'articolo 385 del codice penale sono apportate le seguenti
modificazioni:
    a) al primo comma, le parole: «da sei mesi ad un anno» sono
sostituite dalle seguenti: «da uno a tre anni»;
    b) al secondo comma:
      1) le parole: «da uno a tre» sono sostituite dalle seguenti:
«da due a cinque»;
      2) la parola: «cinque» e' sostituita dalla seguente: «sei».
 
       
     
                               Art. 3
 
 
                       Circostanza aggravante
 
 1. All'articolo 61 del codice penale e' aggiunto, in fine, il
seguente numero:
 «11-quater. l'avere il colpevole commesso un delitto non colposo
durante il periodo in cui era ammesso ad una misura alternativa alla
detenzione in carcere».
 
       
     
                               Art. 4
 
 
Modifiche alla legge 23 dicembre 2009, n. 191, e al decreto
legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, concernenti il Corpo di polizia
                            penitenziaria
 
 1. All'articolo 2, comma 215, della legge 23 dicembre 2009, n. 191,
sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) dopo le parole: «di cui al comma 213» sono inserite le
seguenti: «nonche' le maggiori entrate derivanti dall'attuazione del
comma 212»;
    b) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, ivi compreso
l'adeguamento dell'organico del Corpo di polizia   penitenziaria
occorrente per fronteggiare la situazione emergenziale in atto. A
tale ultimo fine e per assicurare, inoltre, la piena operativita' dei
relativi servizi, il Ministro della giustizia   e'   autorizzato
all'assunzione di personale nel ruolo degli agenti e degli assistenti
del Corpo di polizia penitenziaria, nei limiti numerici consentiti
dalle risorse derivanti dall'applicazione del comma 212».
 2. All'articolo 2, comma 221, della legge 23 dicembre 2009, n. 191,
la parola: «, 212» e' soppressa.
 3. Al decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, e successive
modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) l'articolo 6 e' sostituito dal seguente:
    «Art. 6 (Corsi per la nomina ad agente di polizia penitenziaria).
- 1. Gli allievi agenti del Corpo di   polizia   penitenziaria
frequentano presso le scuole un corso di durata compresa tra sei e
dodici mesi, diviso in due cicli. La durata del corso e' stabilita,
nei limiti anzidetti, con decreto del Ministro della giustizia.
 2. Al termine del primo ciclo del corso, gli allievi che abbiano
ottenuto giudizio globale di idoneita' sulla base dei risultati
conseguiti nelle materie di insegnamento e nelle prove pratiche e
siano stati riconosciuti idonei al servizio di polizia penitenziaria
sono nominati agenti in prova e vengono ammessi a frequentare il
secondo ciclo, durante il quale sono sottoposti   a   selezione
attitudinale per l'eventuale assegnazione a servizi che richiedano
qualificazione.
 3. Gli agenti in prova   che   abbiano   superato   gli   esami
teorico-pratici di fine corso e ottenuto conferma dell'idoneita' al
servizio di polizia penitenziaria sono nominati agenti di polizia
penitenziaria. Essi prestano giuramento e sono immessi nel ruolo
secondo la graduatoria finale.
 4. Gli agenti in prova che non abbiano superato gli esami di fine
corso, sempre che abbiano ottenuto giudizio di idoneita' al servizio,
sono ammessi a ripetere per non piu' di una volta il secondo ciclo.
Al termine di quest'ultimo, sono ammessi nuovamente agli esami
finali. Se l'esito e' negativo, sono dimessi dal corso.
 5. Gli allievi e gli agenti in prova, per tutta la durata del
corso, non possono essere impiegati in servizi di istituto, tranne i
servizi funzionali all'attivita' di formazione»;
    b) all'articolo 7, comma 1, la lettera d) e' sostituita dalla
seguente:
    «d) gli allievi e gli allievi agenti in prova che per qualsiasi
motivo, salvo che l'assenza sia determinata dall'adempimento di un
dovere, siano stati assenti dal corso per un periodo stabilito con
decreto del Ministro della giustizia, il quale deve   comunque
prevedere un periodo maggiore in caso di assenza determinata da
infermita' contratta durante il corso e, in quest'ultimo caso, la
possibilita' per l'allievo o l'agente in prova di essere ammesso a
partecipare al primo corso successivo alla riacquistata idoneita'
psico-fisica;».
 
       
     
                               Art. 5
 
 
                        Relazione alle Camere
 
 1. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, il Ministro della giustizia, sentiti i Ministri
dell'interno e per la pubblica amministrazione e l'innovazione,
riferisce alle competenti Commissioni parlamentari in merito alle
necessita' di adeguamento numerico e professionale della pianta
organica del Corpo di polizia penitenziaria e del personale civile
del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero
della giustizia, anche in  relazione all'entita' numerica della
popolazione carceraria e al numero dei posti esistenti e programmati
nonche' al numero dei condannati in esecuzione penale esterna.
 La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella Raccolta ufficiale della Repubblica italiana. E' fatto obbligo
a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello
Stato.
    Data a Roma, addi' 26 novembre 2010
 
                             NAPOLITANO
 
                    Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
 
                    Alfano, Ministro della giustizia                 
 
Visto, il Guardasigilli: Alfano
 
 
                         LAVORI PREPARATORI
 
Camera dei deputati (atto n. 3291-bis):
    Disegno di legge risultante dallo stralcio deliberato dall'aula
in data 12 maggio 2010 degli articoli 1, 2 e 10 del disegno di legge
n. 3291 d'iniziativa del Ministro della giustizia (Alfano).
    Assegnato alla II Commissione (giustizia), in sede referente, il
12 maggio 2010 con pareri delle Commissioni I, V e XII.
    Esaminato dalla II Commissione, in sede referente, il 12, 18 e 27
maggio 2010; l'8, 9, 10 e 17 giugno 2010.
    Esaminato in aula il 5 e 6 luglio 2010.
    Assegnato nuovamente alla II Commissione (giustizia), in sede
legislativa, il 7 luglio 2010 con pareri delle Commissioni I, V e
XII.
    Esaminato dalla II Commissione, in sede legislativa, il 13 e 29
luglio 2010 ed approvato il 30 luglio 2010.
Senato della Repubblica (atto n. 2313):
    Assegnato alla 2ª Commissione (giustizia), in sede referente, il
4 agosto 2010 con pareri delle Commissioni 1 ª, 5 ª e 12 ª.
    Esaminato dalla 2 ª Commissione, in sede referente, il 21, 22, 23
e 29 settembre 2010; il 5, 6 e 20 ottobre 2010.
    Esaminato in aula il 28 ottobre 2010 ed il 2 novembre 2010 ed
approvato il 17 novembre 2010.
 
Damiano Bellucci

Scritto da: Damiano Bellucci
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Commenti Commenti dei lettori

n. 7


ho mio fratello detenuto aveva fatto richista della legge 199 hanno fatto tutte le verifiche del caso e sembrava tutto a posto invece poi gli è stata rigettata perchè lui prima di entrare in carcere aveva gli arresti domiciliati a casa sua che poi è quella di mia madre poi avendo 2 bambini lo so che non lo doveva fare e sceso giù e lo che non lo doveva fare a riportare il bambino alla mamma ma sto parlando giù che è una tesa di scala e gli hanno dato l evasione e questo e il motivo che gli e stasta respinta io ora mi domando se il giudice lo ha fatto arrestare per evasione conddannandolo a altri 6 mesi come mai invece di respingerla subito lo ha fatto dopo che hanno preso le dovute informazione lo ha fatto per deludere mio fratello e la famiglia premesso che mio fratello e detenuto per falficazione di documenti e no di chi sa che cosa anche se è un reato pero perche gli assassini escono e lui no perche siamo una famiglia modesta e non ci abbiamo potuto mettere un avvocato ormai il 5 maggio fa un anno che è detenuto a poggioreale un vero inferno e la sua famiglia almeno parte e residente in toscana infatti lui aveva fatta richiesta in toscana ora essendo che la condanna e fino al 1 luglio del 2014 che possibilita ha che esca 1 come ha detto non avendo un avvocato

Di  Anonimo  (inviato il 17/02/2013 @ 12:03:41)


n. 6


Sono stato amesso alla L.199/2010 come modificata DL211/2011convertito in legge il 17/02/2012,usufruisco di 2 ore di libertà con divieto di frequentareo recarmi presso pubblici esercizi:bar,pub,discoteche ,quato divito vale anche per i negozi,supermercati ecc ,poi e vero che i detenuti nelle carceri hanno diritto a 4 ore o chi mi dice anche 6 ore,anche chi e in detenzione domiciliare può usufruire di di libertà in cortile,anche chi e in detenzione domiciliare può usufruire di questo diritto di 4 ore di libertà? con le vigenti restrizioni, non ci andavo manco quando ero libero al bar o in discoteca ristorante, tuttalpiù se posso usufruire di una restrizione minore da quella attuale del divieto di uscire dal centro abitato estenederlo all' agro del comune del mio domicilio?

Di  Antonello  (inviato il 10/07/2012 @ 17:01:21)


n. 5


cara Antonia, anni fa traducemmo, tramite corrispondenza, x agli arresti domiciliari in località y. giunti sul posto trovammo una situazione socio-familiare-ambientale drammatica. nell'abitazione (se così si poteva definire) abitavano parenti e minori in tenera età e credimi la loro stessa permanenza e incolumità dovuta alla fatiscenza generale era fisicamente a rischio con l'incuranza degli adulti che ovviamente preferivano abitare lì che in carcere. il tutto se mi ricordo bene a conoscenza in precedenza dei servizi socio sanitari (data la presenza di bambini) del luogo e pare anche della vicina stazione dei cc, con tutto il rispetto. facemmo, seppure a malincuore, una accurata relazioine di servizio proprio nell'intento della tutela psico-fisica dei minori (mi pare 3) ed inviammo il tutto all'Autorità Giudiziaria procedente che, venuta a conoscneza della situazione, dispose accertamenti e se non ricordo male, data la distanza, tramite i servizi del Comune trovarono altra allocazione alla famiglia anche se il soggetto x dopo un pò fu rimesso in carcere. la competenza? siamo organi di polizia con annessi e connessi e siamo molto più professionali nel nostro settore e non, di altri. ritengo nel mio piccolo che queste persone sono comunque in stato di detenzione e se vogliamo anche se non in maniera definitiva in espiazione pena pertanto il controllo dovrebbe essere demandato a noi, ma si sa i colleghi perderebbero una sorta di controllo del territorio a danno forse della loro immagine vedendoci girare ed assumendo iniziative.............

Di  isp. rico massimo  (inviato il 14/03/2012 @ 08:36:45)


n. 4


gli arresti domiciliari che abita da solo prima di lasciarlo nella sua abitazione controllano se ce luce e gas ?di chi e la competenza di verificare tutto cio?

Di  antonia  (inviato il 13/03/2012 @ 15:22:17)




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