Gennaio 2017
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In memoria di Gennaro Capuano, Enrico Marchesano, Giuseppe Patrone, fucilati nel carcere di Parma il 19 agosto 1944 per la loro attività nella Resistenza


Polizia Penitenziaria - In memoria di Gennaro Capuano, Enrico Marchesano, Giuseppe Patrone, fucilati nel carcere di Parma il 19 agosto 1944 per la loro attività nella Resistenza

Notizia del 19/08/2016

in Memoria del Corpo

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Scritto da: Redazione

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Gennaro Capuano, Agente di Custodia. Nato a Napoli il 2 ottobre 1902.
Enrico Marchesano, Agente di Custodia. Nato a Salerno il 16 gennaio 1907.
Giuseppe Patrone, Agente di Custodia. Nato a Sessa Aurunca (CE) il 19 aprile 1910.

In servizio alle Carceri giudiziarie “San Francesco” di Parma, gli Agenti di Custodia Gennaro Capuano, Enrico Marchesano e Giuseppe Patrone operavano nelle file della Resistenza parmense. Durante la lotta di Liberazione si prodigavano nell’aiutare i detenuti politici sottoposti a trattamento disumano. Scoperti da una spia nazi-fascista infiltrata tra i detenuti, i tre eroici Agenti furono arrestati e sottoposti a feroci sevizie. Il 19 agosto 1944, a sei giorni dall’arresto, furono portati all’alba nel cortile del carcere e fucilati da un plotone di esecuzione composto dai loro stessi colleghi, costretti dalle autorità della Repubblica Sociale Italiana. Un secondo plotone, denominato “Battaglione della Morte”, venne posizionato alle spalle degli Agenti, pronto ad aprire il fuoco su di essi se non avessero eseguito l’ordine. Gli ausiliari, infatti, si rifiutarono di sparare, tanto che intervenne il responsabile del servizio d’ordine all’interno del carcere per obbligarli a compiere l’odioso gesto. I momenti dell’esecuzione furono struggenti: le ultime parole di Giuseppe Patrone, rivolto ai colleghi costretti ad assistere all’esecuzione, furono: “Coraggio, dite a mio figlio che muoio per un’idea”.

 

IL CONTESTO E LE TESTIMONIANZE

L'attività di servizio all'interno del penitenziario avviene in un contesto storico e politico molto difficile per gli effetti amministrativi e militari della instaurata Repubblica di Salò, che aveva procurato in quell'area una concentrazione massiccia di fascisti e tedeschi.

Sotto la giurisdizione di Salò, Parma costituisce uno dei centri di interesse strategico per le forze nazifasciste ed anche per quelle partigiane.

LA RELAZIONE DEL DAP

Eloquente è la istruttoria della pratica per il riconoscimento della medaglia d'oro prodotta dal Ministero della Giustizia- Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria- Provveditorato Regionale dell'Emilia Romagna che,  a nome del Provveditore dr. Nello Cesari, così espone i fatti.

Tra il mese di febbraio del 1944 e il 25 aprile del 1945 nella provincia di Parma le truppe d'occupazione tedesche, affiancate dai corpi armati della Repubblica Sociale Italiana, si resero responsabili di almeno 142 fucilazioni, provocando la morte di oltre 400 persone, ed è proprio in questo contesto che s'inserisce la vicenda eroica e umana dei tre agenti fucilati il 19.8.1944 all'interno del carcere giudiziario di Parma “ S. Francesco”.

Il Capuano (...) veniva giustiziato sulla base delle indagini espletate dalle SS Germaniche che, a richiesta del locale Capo della Provincia, hanno “consentito acchè l'esecuzione venisse effettuata dalle autorità italiane a titolo esemplare. Dette indagini, portate avanti dai soldati tedeschi delle SS con interrogatori e torture protrattisi per sei giorni, si conclusero con l'estorsione  delle seguenti confessioni:

Capuano Gennaro fu Michele e fu Guarrillo Caterina, nato a Falciano di Carinola ( Napoli) il 9.10.1902, guardia carceraria colpevole di aver fornito carte d'identità in bianco a due detenuti che intendeva fare evadere dal carcero ( reo confesso)...

Dagli atti risulta che Capuano fosse organico a strutture consolidate del movimento di resistenza parmense e, precisamente del S.I.P. ( Servizio Informazioni Patriottiche)... “e che Capuano, insieme agli altri due agenti fucilati Marchesano e Patrone fossero organici della Resistenza, è prova alcune dichiarazione che attestano la veridicità dei fatti.

ISTITUTO STORICO DELLA RESISTENZA

Il primo documento di cui ci si occupa è stato redatto dall'Istituto Storico della Resistenza per la Provincia di Parma in data 13 aprile 1983. Così recita il documento:

“Da ricerche effettuate presso i nostri archivi risulta che i sottonotati agenti di custodia ( Capuano, Marchesano, Patrone) hanno operato nelle file della Resistenza parmense e precisamente nel S.I.P. Come fa fede la relazione finale di questo organismo avente nel nostro archivio la seguente collocazione: Sez. 2 – MI.SIb\ 72. A pg. 6 ( di siffatto documento) così riporta: E' doveroso ricordare l'opera dei compagni Capuano, Marchesano e Patrono addetti alle carceri, fucilati dai nazisti.... La loro collaborazione è consistita nella possibilità per noi di poter comunicare con i compagni di lotta rinchiusi nelle carceri e nel far giungere loro la nostra parola d'incitamento e di conforto ed aiuti”.

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

Ancora più attendibile risulta la dichiarazione del Partito Comunista Italiano- Federazione di Parma, rilasciata in data 25 giugno 1945:

“Si certifica che la guardia carceraria Capuano Gennaro durante il periodo cospirativo e cioè subito dopo l'8 settembre si è mantenuto in contatto con noi, fornendo precise indicazioni e facilitando la fuga di elementi politici detenuti nel locale carcere di S. Francesco. Nell'agosto del 1944 fu scoperta la sua attività patriottica, tratto in arresto fu condannato a morte. L'esecuzione ebbe luogo entro le mura del carcere stesso il 19 agosto 1944. Il Capuano è una fra le tante vittime del brutale odio nazifascista, il suo contegno è sempre stato ammirevole”.

Il documento ha un'importanza storica fondamentale in quanto la data risulta antecedente ad ogni possibile revisionismo ed anche per i contenuti. Infatti la dichiarazione oltre ad attestare la vicinanza con l'allora Pci di Parma svela anche i compiti del Capuano.

Una fonte ragguardevole, dunque, che dall'interno illustra la figura e il ruolo del Capuano ponendo l'accento sul contatto politico, sul compito strategico all'interno del carcere e, fatto non secondario, il contegno del Capuano che, a distanza di un anno dalla stesura del documento menzionato, ancora veniva ricordato.

GENERALE ALEXANDER: COMANDANTE IN CAPO DELLE ARMATE ALLEATE IN ITALIA

Ad attestare il suo spirito patriottico è occorso anche un Certificato al Patriota rilasciato dal generale Alexander, generale comandante in capo delle armate alleate in Italia. Così recita il certificato con n. di protocollo 48350:

“Nel nome dei governi e dei poli delle nazioni unite ringraziamo Capuano Gennaro di aver combattuto il nemico sui campi di battaglia, militando nei ranghi dei patrioti tra quegli uomini che hanno portato le armi per il trionfo della libertà, svolgendo operazioni offensive, compiendo atti di sabotaggio, fornendo informazioni militari. Col loro coraggio e la loro dedizione i patrioti italiani hanno contribuito validamente alla liberazione dell’ Italia e alla grande causa di tutti gli uomini liberi. Nell'Italia rinata i possessori di questo attestato saranno acclamati come patrioti che hanno combattuto per l'onore e la libertà”.

minimaetmoralia.altervista.org

 

MEDAGLIA D'ORO AL MERITO CIVILE ALLA MEMORIA

Il 10 ottobre 2008 Gennaro Capuano, Enrico Marchesano e Giuseppe Patrone sono stati insigniti di Medagliad’Oro al Merito Civile alla Memoria con la seguenti motivazioni:

GENNARO CAPUANO - Durante la guerra di liberazione si prodigava, con eroico coraggio, nell'aiutare, unitamente ad un altro Agente, alcuni detenuti politici sottoposti a disumani maltrattamenti nel Carcere San Francesco di Parma, fornendo loro anche dei documenti in bianco per favorirne la fuga. Scoperto da una spia fascista, infiltrata tra la popolazione reclusa, dopo numerosi giorni di feroci sevizie e brutali torture, fu fucilato nel cortile del penitenziario. Fulgido esempio di elevato spirito di servizio ed encomiabile abnegazione spinti fino all'estremo sacrificio. 19 agosto 1944 - Parma

ENRICO MARCHESANO - Durante la guerra di liberazione si prodigava, con eroico coraggio, nell'aiutare alcuni detenuti politici sottoposti a disumani maltrattamenti nel Carcere San Francesco di Parma, fornendo anche ad uno di loro una pistola per favorirne la fuga. Scoperto da una spia fascista, infiltrata tra la popolazione reclusa, dopo numerosi giorni di feroci sevizie e brutali torture, fu fucilato nel cortile del penitenziario. Fulgido esempio di elevato spirito di servizio ed encomiabile abnegazione spinti fino all'estremo sacrificio. 19 agosto 1944 - Parma

GIUSEPPE PATRONE - Durante la guerra di liberazione si prodigava, con eroico coraggio, nell'aiutare, unitamente ad un altro Agente, alcuni detenuti politici sottoposti a disumani maltrattamenti nel Carcere San Francesco di Parma, fornendo loro anche documenti in bianco per favorirne la fuga e consentendo lo scambio di corrispondenza tra i prigionieri e i rappresentanti dell'opposizione politica. Scoperto da una spia fascista, infiltrata tra la popolazione reclusa, dopo numerosi giorni di feroci sevizie e brutali torture, fu fucilato nel cortile del penitenziario. Fulgido esempio di elevato spirito di servizio ed encomiabile abnegazione spinti fino all'estremo sacrificio. 19 agosto 1944 - Parma

 

INTITOLAZIONI

I tre Agenti sono ricordati in una lapide commemorativa posta presso il vecchio carcere giudiziario “San Francesco” di Parma e in una lapide commemorativa posta dal Comune di Parma presso il locale cimitero dedicata ai Caduti per la libertà. 

All’Agente Giuseppe Patrone il Comune di Sessa Aurunca (CE) ha intitolato una strada in qualità di “grande patriota come segno duraturo della riconoscenza dei cittadini” ed è ricordato in una lapide commemorativa posta presso il vecchio carcere giudiziario “San Francesco” di Parma e in una lapide commemorativa posta dal Comune di Parma presso il locale cimitero dedicata ai Caduti per la libertà. 

All'Agente Gennaro Capuano è intitolata la piazza antistante il Palazzo comunale del Comune di Falcianp del Massico in provincia di Caserta.

 

 


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