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In memoria di Ignazio De Florio, Agente di Custodia ucciso in un agguato camorristico l''11 ottobre 1983


Polizia Penitenziaria - In memoria di Ignazio De Florio, Agente di Custodia ucciso in un agguato camorristico l''11 ottobre 1983

Notizia del 11/10/2016

in Memoria del Corpo

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Scritto da: Redazione

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Ignazio De Florio, Agente di Custodia. Nato ad Apice (BN) il 13 febbraio 1959.

In servizio alla Casa di reclusione di Carinola "Giovanni Novelli", l’11 ottobre 1983 l’Agente Ignazio De Florio rimase vittima di un agguato mortale mentre con la sua auto tornava a casa dopo il servizio. L’omicidio, avvenuto in assenza di testimoni, fu rivendicato con una telefonata al quotidiano “Il Mattino” da una sedicente OCA “organizzazione carceraria armata” di cui non si era avuta notizia fino ad allora: "abbiamo ucciso una guardia carceraria per gli abusi subiti". Ignazio De Florio era in servizio a Carinola da pochi mesi e proveniva da una precedente esperienza presso il carcere di Cuneo. 

Nel carcere di Carinola, quasi tutti i 300 detenuti presenti erano appartenenti alla “Nuova camorra organizzata” di Raffaele Cutolo. Carinola era all'epoca un carcere all'avanguardia con celle singole ognuna dotata di riscaldamento e televisione. Il carcere, qualche giorno prima in occasione della Festa di S. Basilide, era stato inaugurato (nonostante fosse già utilizzato da qualche mese) dal Direttore Generale degli istituti di pena, Nicolò Amato che aveva definito il carcere "punto di riferimento per tutta l'amministrazione penitenziaria". Il carcere era nato il 5 marzo 1982, inizialmente come colonia agricola. Il Direttore dell'epoca era Antonio Passaretti e il Vice Direttore Teresa Abate.

La notizia del collega ucciso non ebbe molto risalto nei media nazionali. Il caso volle che nella stessa giornata avvenne un altro omicidio, evidentemente ritenuto più “importante”. Nel tardo pomeriggio di quell’11 ottobre infatti, venne assassinato anche Franco Imposimato uno dei fratelli del giudice Ferdinando Imposimato, magistrato “di ferro” nella lotta alla mafia e al terrorismo. L’altro fratello imposimato in quel periodo era il direttore del carcere di Foggia dove era rinchiuso Barra, uno dei “superpentiti” cutoliani della camorra.

Le poche notizie dell’agguato mortale a Ignazio De Florio vennero riportate a margine degli articoli che descrissero l’attentato a Franco Imposimato.

Erano comunque giorni “caldi” a Caserta. Un articolo de L’Unità del 14 ottobre riporta che in occasione dell’agguato a Ignazio De Florio, anche un altro Agente rimase coinvolto, il poliziotto Carlo De Nunzio che stava percorrendo la stessa strada con la sua propria auto un centinaio di metri dietro quella di Ignazio De Florio. Accortosi però di quanto stava avvenendo, cominciò una rapida retromarcia con la sua autovettura che finì in un fosso. Il Poliziotto poi riuscì comunque a fuggire a piedi senza rimanere ferito nonostante i proiettili dei camorristi colpirono la sua macchina. Arrivò a piedi fino al carcere e diede l'allarme. Il 13 ottobre invece l’Agente di Custodia Giuseppe Amato, venne affiancato da un’altra auto mentre si stava recando in servizio nel carcere di Carinola. Gli attentatori gli spararono, ma mancarono il bersaglio. Il Poliziotto riescì a rispodere al fuoco e a raggiungere la sede di servizio.

Gli investigatori ritennero che non si poteva escludere che Ignazio De Florio venne scelto a caso tra gli Agenti di Custodia in servizio nel carcere di Carinola e che l’omicidio dovesse ritenersi un “avvertimento” dei cutoliani per il modo in cui veniva gestito il carcere.

 

Agente di Custodia Ignazio De Florio Agente di Custodia Ignazio De Florio

 

SCRITTO DA RAFFAELE SARDO (http://raffaelesardo.blogspot.it/)

Sono le 16,00. Il turno è finito. Ne inizia un altro. I corridoi si animano di voci. Il rumore delle chiavi che girano nelle serrature per chiudere e aprire i cancelli dei reparti, rompe il silenzio che accompagna lo scorrere del tempo nel carcere di Carinola. Qui anche il cambio del turno degli agenti di custodia serve a spezzare la monotonia e la durezza dei luoghi. Qualche carcerato si alza dal letto, allunga le mani fuori dalle sbarre. Saluta i nuovi arrivati. Gesti che si ripetono ogni giorno e sempre uguali nella casa di pena. Il penitenziario di Carinola è stato riaperto dopo il terremoto del 23 novembre 1980 per ospitare i detenuti della criminalità organizzata, soprattutto quelli legati al clan di Raffaele Cutolo, la Nuova Camorra Organizzata (Nco). Fuori, nonostante la giornata autunnale, la temperatura è ancora tiepida. Siamo all’inizio di ottobre. E’ anche tempo di vendemmia e l’aria profuma di mosto che fermenta nelle botti nelle case dei contadini attorno al carcere. Dopo alcuni minuti si apre il portone dell’istituto di pena. Escono le auto. Sono quelle degli agenti di custodia che hanno smontato. Scene quotidiane. Si torna a casa. Esce per prima una Peugeot 304 di colore grigio-azzurro. La guida Ignazio De Florio, un giovane agente di 24 anni. Fa in fretta perché  lo sta aspettando la giovane moglie, Angelina Cozza e sua figlia Luisa, di appena 16 mesi. Dopo qualche minuto, a bordo di una Fiat 128, di colore verde,  esce anche un altro agente, Carlo De Nunzio. Tutte e due le auto imboccano la strada provinciale Carinola-San Donato. Procedono a circa cento metri di distanza l’una dall’altra. Lungo il percorso, ad un paio di chilometri dal carcere, c’è una Ford Fiesta di colore blu. Dentro ci sono delle persone, ma non sono loro amici. Sono lì per eseguire una sentenza di morte. Devono ammazzare un agente di custodia del carcere di Carinola. Vogliono seminare il terrore tra chi è preposto a mantenere l’ordine all’interno delle carceri. Gli agenti di custodia sono da alcuni anni nel mirino del terrorismo e della criminalità organizzata perché accusati di maltrattare i detenuti. Ammazzarne uno è come dare un segnale chiaro agli altri: “Stai attento, perché il prossimo puoi essere proprio tu”.  La Peugeot di Ignazio De Florio corre veloce verso casa. Dalla Ford Fiesta lo vedono arrivare. “Eccolo. State pronti” dice uno di loro. Nelle settimane precedenti i killer avevano già fatto dei sopralluoghi in zona per controllare gli orari degli agenti. Hanno deciso di colpire nella parte più isolata e dove ci sono vie di fuga più agevoli: Lungo la strada provinciale Carinola-San Donato. I killer hanno calcolato bene il percorso. Sono passati appena una diecina di minuti dalla fine del turno. Nell’auto preparano le pistole. Le impugnano con decisione. L’autista della Ford Fiesta accende il motore. Aspetta che la Peugeot li sorpassi. Pochi attimi e passa Ignazio De Florio e non ci fa nemmeno caso a quell’auto che lo sta aspettando. “Ora!… Vai!…”. Fa il killer seduto a fianco del guidatore.
La strada non è molto larga. La Ford Fiesta raggiunge e  affianca la Peugeot guidata da De Florio. Dai finestrini della Ford si sporgono due braccia che impugnano pistole. Mirano all’autista. Vogliono uccidere. Sparano numerosi colpi. Ignazio De Florio viene colpito ripetutamente. L’auto sbanda. Va a fermarsi poco più avanti nella cunetta laterale. I killer scendono dall’auto, vogliono finirlo.  Gli sparano il colpo di grazia. Dietro, c’è un’altra auto, quella di Carlo De Nunzio. Il militare vede la scena, ma non fa in tempo ad intervenire. Sparano anche contro di lui. Due colpi passano di striscio sul tetto della sua fiat 128. Si ferma. Ingrana la retromarcia, ma finisce nel fosso a lato della strada. Per uscire dall’auto e scappare, si infila dal finestrino anteriore. Corre nelle campagne per sfuggire all’agguato. Dopo pochi minuti riesce ad arrivare al carcere. E’ lui che dà l’allarme. “Hanno sparato ad un collega. Non so se l’hanno ucciso. Poi hanno sparato anche contro di me, ma sono riuscito a scappare”. Subito dopo Carlo De Nunzio si sente male e viene portato nell’infermeria del carcere. Sul posto accorrono il comandante degli agenti di custodia e il direttore del carcere. Vengono allertati anche i carabinieri. Saranno proprio questi ultimi ad accorgersi che Ignazio De Florio mostra ancora segni di vita. Così con un ambulanza lo fanno trasportare all’ospedale di Teano, ma muore poco dopo. Sono le 17 dell’11 ottobre del 1983. Venti minuti dopo, a Maddaloni, a cinquanta chilometri di distanza, un altro commando ammazza Francesco Imposimato, il fratello del giudice Ferdinando.

Per l’omicidio di De Florio si autoaccusò il collaboratore di giustizia, Antonio Abbate, affiliato al clan Lubrano-Nuvoletta di Pignataro Maggiore. Disse che  era lui l’autista del commando che uccise De Florio. Ma Abbate venne riconosciuto come uno dei killer sul luogo dell’omicidio di Imposimato da Maria Luisa Rossi, moglie di Franco Imposimato e ferita in quell’agguato. I giudici di primo grado al processo Imposimato presero per buona la sua versione. Abbate non poteva stare materialmente in due posti diversi distanti 50 chilometri e percorrere quella distanza in meno di un’ora. In secondo grado, i giudici hanno accolto, invece, la tesi del PM Federico Cafiero De Raho, condannandolo all’ergastolo per l’omicidio Imposimato. Non è stato mai processato per l’omicidio di De Florio. E, pertanto, gli assassini dell'Agente di Custodia sono ancora sconosciuti.

La testimonianza del Procuratore Cafiero De Raho
Antonio Abbate non venne ritenuto credibile.. “C’erano molte incongruenze nelle cose dette da Antonio Abbate  – ricorda Federico Cafiero De Raho, PM al processo per l’uccisione di Franco Imposimato -  evidentemente aveva raccolto quelle informazioni tramite qualcuno che aveva veramente partecipato all’omicidio. E non poteva essere vero che risultava come uno del commando, perché la moglie di Francesco Imposimato lo aveva riconosciuto come uno dei killer. E così nel processo di Appello feci presente quello che secondo me non poteva essere vero e la Corte ha accolto la mia tesi, condannando Abbate all’ergastolo per l’omicidio Imposimato, confermato dalla Cassazione. Ovviamente se il pentito era stato dichiarato non credibile, anche le cose dette sul delitto di Ignazio De Florio non sono vere. Così il processo non si è mai fatto, perché gli autori del delitto sono rimasti ignoti.”

 

 

GLI ARTICOLI SUI QUOTIDIANI LA STAMPA, IL MATTINO E L'UNITA'

Ucciso fratello del giudice Imposimato, in fin di vita la moglie: camorra o Br?

Il fratello di Imposimato/1

Agente di Custodia ucciso a Carinola

Un penitenziario all'avanguardia

Rivendicato l'agguato all'agente di custodia ucciso nel casertano

Attentati ad agenti a Caserta

In mille ai funerali di Ignazio De Florio

L'assassinio di De Florio quasi ignorato


 

VITTIMA DEL DOVERE

L’Agente di Custodia Ignazio De Florio è stato riconosciuto “Vittima del Dovere” ai sensi della Legge 466/1980 dal Ministero dell'Interno.

 

 

INTITOLAZIONI

La caserma Agenti della casa circondariale di Carinola è intitolata all'Agente Ignazio De FLorio.

 

 


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