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In memoria di Pasquale Di Lorenzo, Sovrintendente di Polizia Penitenziaria ucciso dalla mafia il 13 ottobre 1992


Polizia Penitenziaria - In memoria di Pasquale Di Lorenzo, Sovrintendente di Polizia Penitenziaria ucciso dalla mafia il 13 ottobre 1992

Notizia del 13/10/2016

in Memoria del Corpo

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Scritto da: Redazione

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Pasquale Di Lorenzo, nato 1947 a Spiciano di Galluccio (CE) il 1° giugno 1947 era Sovrintendente di Polizia Penitenziaria presso il carcere di San Vito, il vecchio monastero che all' epoca fungeva da carcere di Agrigento prima del trasferimento a Petrusa. Svolgeva la funzione di Comandante reggente del carcere e da tutti veniva considerato “persona dotata di forte carattere, non incline a compromessi e considerato dai detenuti un duro e consapevole del ruolo delicato che svolgeva in un istituto penitenziario con una forte presenza di detenuti per reati di mafia. Viveva a Porto Empedocle con la moglie Angela Cillis, Ilenia e Doriana, le figlie, che all’epoca avevano 18 e 16 anni.

Sovrintendente di Polizia Penitenziaria Pasquale Di Lorenzo  

 

L'OMICIDIO

Il 13 ottobre Pasquale Di Lorenzo si trovava in campagna, in contrada Durruelli di Porto Empedocle, dove possedeva un appezzamento di terra che utilizzava per l’addestramento di cani da difesa, una passione cui Di Lorenzo si dedicava nelle ore libere dal lavoro. In campagna era andato alle 10 e vi era rimasto per l’intera giornata. Calata la sera, Di Lorenzo non aveva ancora fatto ritorno a casa, ma la signora Angela non era preoccupata perché sapeva che, come era solito fare, Pasquale si sarebbe trattenuto fino a tardi. Quella sera, però, il ritardo si era protratto oltre il consueto e la signora Angela trascorse la notte insonne, attenta a ogni rumore di macchina che potesse farle sperare che l’uomo stesse per rientrare a casa. Alle prime luci dell’alba ebbe un brutto presentimento e chiamò il vicino di casa, in campagna, pregandolo di verificare se il marito fosse ancora sul posto. Il vicino uscì e scorse la macchina di Di Lorenzo, un'Alfa Romeo Giulietta, fuori del cancello che immette nella proprietà, si avvicinò e vide il corpo dell’uomo disteso supino sul terreno. La macchina era rimasta con il finestrino aperto, sul sedile posteriore c’era il suo cane un pastore tedesco. L’uomo rientrò in casa e telefonò alla signora Di Lorenzo, poi chiamò la Polizia. Pasquale Di Lorenzo era morto, era stato ucciso con quattro colpi d’arma da fuoco ed era rimasto a terra in una pozza di sangue e fanghiglia dopo una nottata di pioggia.

La Polizia comincia le indagini, ma archivia il caso attribuendo l'omicidio ad una controversia legata a questioni personali. Sarà necessario attendere sette anni per poter finalmente dare un senso a quel tragico episodio. Nel 1999, infatti, il collaboratore di giustizia Alfonso Falzone si autoaccusò del delitto e, davanti ai giudici della Prima Sezione della Corte di Assise di Agrigento, svelò il movente, fece i nomi dei mandanti e il nome del complice che, insieme a lui, fu l’esecutore materiale del delitto (in quel processo. Falzone rivelò anche i nomi dei mandanti e il nome degli esecutori materiali dell’omicidio di Luigi Bodenza). Al processo le dichiarazioni del collaborante Falzone convergeranno con quelle rese da Giovanni Brusca, che confermerà la seguente tesi: l’omicidio di Di Lorenzo è maturato nell’ambito di una strategia terroristica portata avanti dagli appartenenti a Cosa Nostra nei confronti di operatori della Polizia Penitenziaria, a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 41-bis dell'Ordinamento Penitenziario.

Pasquale Di Lorenzo cominciò ad essere pedinato, in un primo momento gli assassini pensarono di ucciderlo nei pressi dell’abitazione, progetto accantonato perché il Sovrintendente abitava in una cooperativa dove vivevano altri colleghi e questo avrebbe potuto comportare dei rischi, così, venendo a sapere della casa in campagna, si decise che l’agguato poteva essere portato a termine in quel luogo appartato e solitario. 

Quel 13 ottobre, i killer eseguirono gli ordini di Riina appostandosi di fronte al canile di Di Lorenzo. Verso le 23,00 Di Lorenzo uscì dall’abitato, chiuse il cancello e si avviò verso la macchina; a questo punto partirono due colpi dal fucile a canne lunghe esplosi da Alfonso Falzone appostato nei pressi del canile. Pasquale Di Lorenzo cade a terra; a quel punto Gerlando Messina, complice di Falzone, finisce l’uomo con quattro colpi di pistola.

Sarebbero bastate poche ore per risparmiare quella vita. Da Palermo infatti era arrivato il contrordine, per Di Lorenzo però era ormai troppo tardi.

 

IL MOVENTE

Siamo nel 1992, sono passati pochi mesi dalle stragi di Capaci e Via d'Amelio e lo Stato reagisce alle incalzanti guerre di mafia approvando una serie di provvedimenti di emergenza, meglio conosciuti come “carcere duro” a cui venivano sottoposti i boss negli istituti di massima sicurezza di Pianosa e dell'Asinara. 

La mafia in quei mesi ha paura; teme che l’isolamento e la durezza possano riportare all’umanità gli affiliati in stato di detenzione, il rischio di una valanga di pentimenti è più che mai concreto. Totò Riina decide di inviare un chiaro messaggio alle istituzioni: uccidere un poliziotto penitenziario per ogni carcere della Sicilia. Progetto scellerato che, fortunatamente, non fu attuato, perché le menti strategiche della mafia temettero che il piano avrebbe comportato un’attenzione troppo forte da parte delle Forze dell’Ordine. La vita del Sovrintendente, però, era ormai tragicamente segnata e il contrordine non fece in tempo ad arrivare ai sicari di Di Lorenzo.

Di Lorenzo fu scelto come obiettivo simbolo della vendetta mafiosa perché era un Poliziotto integerrimo e per nulla incline al compromesso. Il giornalista Alfonso Bugea nel libro “Cosa muta - Agrigento, la forza del silenzio” ha riportato le dichiarazioni in aula l’Ispettore Giuseppe Plano: "Con Di Lorenzo o era “si”, od era “no”. Non c’erano mezze misure. Così quando, a causa dell’assenza del comandante, per qualche tempo ricoprì la carica di Comandante, avrà sicuramente aumentato la sua schiera di nemici per i suoi modi così decisi ed energici."

 

ANNO 1992

L'anno 1992 non è stato un anno qualsiasi.

30 Gennaio -  la La Prima Sezione della Corte Suprema di Cassazione pronuncia la sentenza definitiva che chiude il Maxiprocesso di Palermo con 360 condannati su 474 imputati. Le condanne ammontano a 2665 anni di carcere, 11 miliardi e mezzo di lire di multe e 114 assoluzioni; vengono comminati anche 19 ergastoli ai principali killer e boss mafiosi tra cui Michele Greco, Giuseppe Marchese, Salvatore Riina, Giuseppe Lucchese Miccichè e Bernardo Provenzano.

29 Gennaio - Il Giorno prima, il 29 gennaio la relazione della commissione parlamentare stragi su Gladio definisce l'organizzazione clandestina una struttura illegittima, coinvolta nella strategia della tensione; la relazione verrà approvata il 15 aprile da PDS, Verdi, PSI e PRI.

17 Febbraio - A Milano, il socialista Mario Chiesa, direttore del Pio Albergo Trivulzio, viene arrestato dopo aver ricevuto una tangente di 7 milioni di lire. È il primo atto dell'inchiesta Mani pulite che segna l'inizio di Tangentopoli.

12 MArzo - A Palermo viene ucciso da Cosa Nostra Salvo Lima, deputato della Democrazia Cristiana al Parlamento europeo, ex sindaco di Palermo e capo della locale corrente andreottiana.

5 Aprile - Si svolgono le Elezioni politiche in Italia.

25 aprile - Quirinale: attraverso un videomessaggio, il presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga annuncia che formalizzerà le proprie dimissioni anticipate il 28 aprile.

23 Maggio - Strage di Capaci. Alle ore 17.58, sull'autostrada Palermo - Punta Raisi esplode una carica di tritolo che uccide il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Antonio MontinaroRocco DicilloVito Schifani.

25 Maggio - Due giorni dopo, il 25 maggio, Oscar Luigi Scalfaro viene eletto presidente della Repubblica Italiana.

19 LuglioStrage di via D'Amelio. Palermo. Alle ore 16.58, il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta Emanuela LoiWalter Eddie CosinaClaudio TrainaAgostino Catalano e Vincenzo Li Muli, rimangono uccisi dall'esplosione di un'autobomba in Via D'Amelio.

8 Giugno. Il Consiglio dei Ministri approva il Decreto Legge n. 306 "Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa" che prevede il carcere duro per i mafiosi e maggiori benefici ai pentiti (Claudio Martelli è Ministro della Giustizia, Vincenzo Scotti Ministro dell'Interno).

Il Decreto venne convertito nella legge 7 agosto 1992, n. 356. Mentre si discuteva la proroga della Legge, Leoluca Bagarella, in teleconferenza durante un processo a Trapani, legge un comunicato contro il 41-bis, in cui accusa i politici di non aver mantenuto le promesse. Viene resa pubblica una lettera firmata da 31 boss mafiosi, con alcuni avvertimenti ai loro avvocati che, diventati parlamentari, li hanno dimenticati.

Il Decreto prevedeva anche l'aumento di 2.000 unità nell'organico del Corpo di Polizia Penitenziaria nel ruolo degli Agenti-Assistenti. Vennero soprattutto introdotti due articoli, il 19 e il 20 che qui riportiamo integralmente:

Art. 19. Sospensione delle normali regole di trattamento penitenziario

All'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente: " 2. Quando ricorrano gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica, anche a richiesta del Ministro dell'interno, il Ministro di grazia e giustizia ha altresì la facoltà di sospendere, in tutto o in parte, nei confronti dei detenuti per taluno dei delitti di cui al comma 1 dell'articolo 4-bis, l'applicazione delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto contrasto con le esigenze di ordine e di sicurezza.".

Art. 20. Collegamento tra i centri elaborazione dati dell'Amministrazione penitenziaria e del Dipartimento della pubblica sicurezza.

Con decreto del Ministro di grazia e giustizia di concerto con quello dell'interno sono stabilite modalità e criteri per il collegamento tra il centro elaborazione dati del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria e quello del Dipartimento della pubblica sicurezza, al fine di rendere immediatamente disponibili i dati, per il personale autorizzato all'accesso, secondo le modalità e per i fini stabiliti dai rispettivi ordinamenti.

7 Agosto - Viene ucciso l'Agente Michele Gaglione, in servizio presso il carcere di Napoli Secondigliano. L'omicidio è stato ricondotto alla strategia mafiosa di costringere lo Stato ad ammorbidire il trattamento verso i detenuti sottoposti al regime art. 41-bis.

13 Ottobre - Viene ucciso il Sovrintendente Pasquale Di Lorenzo, Comandante reggente del carcere di Agrigento. La mafia aveva progettato di uccidere un poliziotto penitenziario per ogni carcere della Sicilia per alleggerire il 41-bis.

 

INTITOLAZIONI 

Il 16 giugno 2003 il Sovrintendente Pasquale Di Lorenzo è stato insignito di Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Memoria con la seguente motivazione:

"In servizio presso una Casa Circondariale, assolveva il proprio compito con alto senso del dovere e con incondizionata, totale dedizione. Barbaramente trucidato in un vile agguato di stampo mafioso, sacrificava la vita a difesa dello Stato e delle istituzioni. 14 ottobre 1992 - Porto Empedocle (AG)".

Il Sovrintendente Di Lorenzo è stato riconosciuta”Vittima del Dovere” ai sensi della Legge 466/1980.

Il piazzale antistante il carcere di Agrigento in contrada Petrusa è intitolato a Pasquale Di Lorenzo.

 


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