Novembre 2016
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Indennità servizi esterni anche per Agenti all'interno degli uffici: sentenza TAR condanna il DAP


Polizia Penitenziaria - Indennità servizi esterni anche per Agenti all'interno degli uffici: sentenza TAR condanna il DAP

Notizia del 15/01/2013

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 7910 del 2010, proposto da OMISSIS (16 persone) elettivamente domiciliati in Roma, piazzale Clodio n. 56 presso lo studio dell’avv. Maria Immacolata Amoroso che, unitamente all’avv. Fabrizio Casella, li rappresenta e difende nel presente giudizio
contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell’Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio
per l'accertamento
del diritto all’indennità per i servizi esterni, prevista dall’art. 9 d.p.r. n. 395/95,
e per la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento delle relative somme oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali;

FATTO
Con atto notificato il 15/09/10 e depositato in pari data OMISSIS, appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, hanno chiesto l’accertamento del diritto all’indennità per i servizi esterni, prevista dall’art. 9 d.p.r. n. 395/95, e la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento delle relative somme oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali.
Il Ministero della Giustizia, costituitosi in giudizio con comparsa depositata il 04/10/10, ha chiesto il rigetto del ricorso.
Con ordinanza n. 3326/12 del 22 marzo 2012 il Tribunale ha invitato i ricorrenti a depositare la documentazione ivi indicata.
All’udienza pubblica del 6 dicembre 2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è fondato e deve essere accolto.
OMISSIS appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, hanno chiesto l’accertamento del diritto all’indennità per i servizi esterni, prevista dall’art. 9 d.p.r. n. 395/95, e la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento delle relative somme oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali.
Dall’esame della normativa applicabile alla fattispecie emerge che l’art. 9 del D.P.R. n. 395/95 ha previsto in modo espresso la corresponsione di una specifica indennità per il personale di polizia “impiegato nei servizi esterni, organizzati in turni sulla base di ordini formali di servizio ivi compresi quelli di vigilanza esterna agli istituti di pena”, ed, altresì, per il “personale del Corpo di Polizia Penitenziaria impiegato in servizi organizzati in turni, sulla base di ordini formali di servizio, presso le sezioni o i reparti e, comunque, in altri ambienti in cui siano presenti detenuti o internati”.
L’art. 11 D.P.R. n. 254/99 ha esteso l’indennità in esame “al personale delle forze di polizia ad ordinamento civile che eserciti precipuamente attività di tutela, scorta, traduzione, vigilanza, lotta alla criminalità, nonchè tutela della normativa in materia di poste e comunicazioni, impiegato in turni e sulla base di ordini formali di servizio svolti all'esterno degli uffici o presso enti e strutture di terzi”.
L’art. 9 D.P.R. n. 164/02 ha, poi, specificato che l’indennità deve essere corrisposta “al personale impiegato nei servizi esterni di durata non inferiore a tre ore”, ponendo tale limite minimo, ma senza stabilire alcunché in relazione all’ipotesi di turni aventi una durata superiore.
L’art. 8 comma 2° del D.P.R. n. 170/2007 ha espressamente riconosciuto in capo “al personale che, per esigenze eccezionali dell’Amministrazione, effettua un orario settimanale articolato a giorni alterni”, l’indennità per servizi esterni “in misura doppia”, con il limite, di natura finanziaria, della misura di 30 indennità per ciascun dipendente, nell’arco del mese; la decorrenza della disposizione in esame è stata fissata dall’art. 38 del medesimo testo normativo al 1° novembre 2007.
La questione giuridica oggetto di causa concerne la possibilità di riconoscere il beneficio dell’indennità per servizi esterni, prevista dalle norme richiamate, anche ai soggetti, quali gli odierni ricorrenti, che hanno espletato servizio presso “l’ufficio sicurezza e traduzioni”, “ufficio segreteria”, “ufficio ragioneria”, “nucleo operativo traduzioni e piantonamenti” e “sala fax e segreteria sicurezza” (si veda, in merito, la documentazione depositata dai ricorrenti in date 27/09/10 e 21/05/12).
Dall’esame della norma di riferimento, ovvero l’art. 9 d.p.r. n. 395/95, si evince che la corresponsione dell’indennità è prevista in favore del personale “impiegato nei servizi esterni, organizzati in turni sulla base di ordini formali di servizio ivi compresi quelli di vigilanza esterna agli istituti di pena”, ed, altresì, per il “personale del Corpo di Polizia Penitenziaria impiegato in servizi organizzati in turni, sulla base di ordini formali di servizio, presso le sezioni o i reparti e, comunque, in altri ambienti in cui siano presenti detenuti o internati”.
Il Tribunale ritiene che la nozione di attività presso “sezioni, reparti e, comunque, ambienti in cui siano presenti detenuti o internati”, che legittima il riconoscimento dell’indennità in esame, ricomprenda tutti i servizi espletati all’interno della cinta muraria, che delimita istituzionalmente lo spazio destinato alla custodia dei detenuti, non potendosi operare, al fine dell’applicazione della disposizione, la distinzione tra i singoli spazi rientranti all’interno del perimetro e ciò anche in ragione della genericità della locuzione “ambienti in cui siano presenti detenuti o internati” la quale non richiede che, ai fini del riconoscimento del beneficio economico, la presenza dei detenuti nei locali sia stabile e permanente.
In quest’ottica le disposizioni della circolare GDAP n. 0388688-2007 del 13/12/07, la quale riconduce l’indennità a tutte le attività espletate presso “le postazioni di servizio istituite all’interno della cinta, atteso che questa delimita con certezza l’area all’interno della quale istituzionalmente risiede la popolazione detenuta”, sono da ritenersi effettivamente interpretative e ricognitive della normativa vigente come emerge dal fatto che la norma posta dall’amministrazione a fondamento di tale opzione ermeneutica è proprio l’art. 9 d.p.r. n. 395/95 senza che sull’ambito applicativo della stessa abbiano influito le disposizioni successivamente emanate di talchè risulta irragionevole farne decorrere alcuni dei relativi effetti solo dal 2008.
Ne consegue che tutte le mansioni espletate dai ricorrenti all’interno del muro di cinta e nell’ambito del nucleo traduzioni e piantonamenti legittimano l’attribuzione dell’indennità per servizi esterni purché, ovviamente, esistano gli ulteriori presupposti a tal fine richiesti dalla normativa vigente, ivi compreso quello dell’espletamento del servizio in esame per almeno tre ore consecutive (art. 9 d.p.r. n. 164/02).
Per questi motivi il ricorso va accolto e, per l’effetto, deve essere dichiarato il diritto dei ricorrenti di ottenere l’indennità per i servizi esterna prevista dagli artt. 9 d.p.r. n. 395/95 e 11 d.p.r. n. 254/99 (qualora non effettivamente percepita e purchè esistano gli ulteriori presupposti richiesti dalla normativa vigente, ivi compreso quello dell’espletamento del servizio in esame per almeno tre ore consecutive ex art. 9 d.p.r. n. 164/02) a decorrere dall’entrata in vigore del d.p.r. n. 395/95 fino al 31/12/07.
Su tali somme il Ministero, come richiesto dai ricorrenti, dovrà corrispondere gli interessi legali calcolati in base ai seguenti principi richiamati dalle citate sentenze del Consiglio di Stato:
- trattandosi di ratei dei crediti retributivi spettanti per periodi successivi al 31 dicembre 1994, vanno riconosciuti i soli interessi legali al tasso corrente alla scadenza del singolo rateo come previsto dall’art. 22 comma 36 della legge n. 724/94 (in questo senso Cons. Stato sez. VI, n. 8/2001; Ad. Plen., 15 giugno 1998, n. 3);
- ai sensi dell'art. 429 c.p.c., gli interessi legali per gli emolumenti corrisposti tardivamente debbono essere calcolati sull'importo nominale del credito, con la conseguenza che sulla somma dovuta a titolo di interessi non vanno computati ancora interessi (così Cons. Stato sez. IV, n. 5177/04), in quanto gli interessi sono solo effetti del ritardo e non possono perciò essere inglobati "ab origine" nel contenuto del credito;
- il calcolo degli interessi legali dovuti dalla p.a. per il ritardato pagamento di emolumenti al proprio dipendente va, poi, effettuato prendendo come riferimento la somma dovuta al netto delle ritenute contributive e delle ritenute fiscali in quanto ciò che danneggia il creditore, e giustifica la sua pretesa agli accessori di legge, è il ritardo con il quale egli ha potuto disporre della somma netta che il debitore avrebbe dovuto mettergli a disposizione in precedenza, e non le somme per ritenute contributive e fiscali, delle quali egli non avrebbe mai potuto avere la disponibilità (Cons. Stato sez. IV n. 9227/03; Cons. Stato, sez. VI n. 3383/04).
Come, poi, espressamente richiesto dai ricorrenti deve essere emessa statuizione di condanna nei confronti del Ministero della Giustizia al pagamento delle somme in esame.
La peculiarità della questione giuridica oggetto di causa giustifica, ai sensi degli artt. 26 d. lgs. n. 104/10 e 92 c.p.c., la compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:
1) dichiara il diritto dei ricorrenti di ottenere l’indennità per i servizi esterna prevista dagli artt. 9 d.p.r. n. 395/95 e 11 d.p.r. n. 254/99 a decorrere dall’entrata in vigore del d.p.r. n. 395/95 fino al 31/12/07, oltre interessi legali e secondo le modalità specificate in motivazione;
2) condanna il Ministero della Giustizia al pagamento delle somme in esame;
3) dispone la compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del giorno 6 dicembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Elia Orciuolo, Presidente
Maria Ada Russo, Consigliere
Michelangelo Francavilla, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 15/01/2013

 

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 4710 del 2010, proposto da OMISSIS (23 persone) elettivamente domiciliati in Roma, via L. Caro n. 63 presso lo studio dell’avv. Antonino Galletti che li rappresenta e difende nel presente giudizio
contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell’Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio
per l'accertamento
del diritto all’indennità per i servizi esterni, prevista dagli artt. 9 d.p.r. n. 395/95 e 11 d.p.r. n. 254/99 ed in conformità alle circolari GDAP n. 0388688-2007 del 13/12/07 e del 13/09/99,
per la declaratoria della natura interpretativa delle predette circolari,
per la disapplicazione delle circolari in esame nella parte in cui ritengono applicabili le relative disposizioni a partire dal 1 gennaio 2008
e per la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento dell’indennità in esame a decorrere dall’entrata in vigore del d.p.r. n. 395/95, eventualmente anche a titolo risarcitorio od indennitario ex art. 2041 c.c., oltre interessi a rivalutazione monetaria, e alla ricostruzione della carriera a fini economici, contributivi e previdenziali;

FATTO
Con atto spedito per la notifica a mezzo posta il 21/05/10 e depositato il 26/05/10 OMISSIS appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria, hanno chiesto l’accertamento del diritto all’indennità per i servizi esterni, prevista dagli artt. 9 d.p.r. n. 395/95 e 11 d.p.r. n. 254/99 ed in conformità alle circolari GDAP n. 0388688-2007 del 13/12/07 e del 13/09/99, la declaratoria della natura interpretativa delle predette circolari, la disapplicazione delle circolari in esame nella parte in cui ritengono applicabili le relative disposizioni a partire dal 1 gennaio 2008 e la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento dell’indennità in questione a decorrere dall’entrata in vigore del d.p.r. n. 395/95, eventualmente anche a titolo risarcitorio od indennitario ex art. 2041 c.c., oltre interessi a rivalutazione monetaria, e alla ricostruzione della carriera a fini economici, contributivi e previdenziali.
Il Ministero della Giustizia e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, costituitisi in giudizio con comparsa depositata il 23/07/10, hanno chiesto il rigetto del ricorso.
All’udienza pubblica del 6 dicembre 2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

Preliminarmente deve essere dichiarato il difetto di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri alla quale non sono riconducibili posizioni giuridiche soggettive direttamente riferibili a petitum e causa petendi invocati dagli odierni ricorrenti.
Nel merito, per il resto il ricorso è fondato e deve essere accolto.
OMISSIS, appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria, chiedono l’accertamento del diritto all’indennità per i servizi esterni, prevista dagli artt. 9 d.p.r. n. 395/95 e 11 d.p.r. n. 254/99 ed in conformità alle circolari GDAP n. 0388688-2007 del 13/12/07 e del 13/09/99, la declaratoria della natura interpretativa delle predette circolari e la loro disapplicazione nella parte in cui ritengono applicabili le relative disposizioni a partire dal 1 gennaio 2008 e la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento dell’indennità in questione a decorrere dall’entrata in vigore del d.p.r. n. 395/95, eventualmente anche a titolo risarcitorio od indennitario ex art. 2041 c.c., oltre interessi a rivalutazione monetaria, e alla ricostruzione della carriera a fini economici, contributivi e previdenziali.
Dall’esame della normativa applicabile alla fattispecie emerge che l’art. 9 del D.P.R. n. 395/95 ha previsto in modo espresso la corresponsione di una specifica indennità per il personale di polizia “impiegato nei servizi esterni, organizzati in turni sulla base di ordini formali di servizio ivi compresi quelli di vigilanza esterna agli istituti di pena”, ed, altresì, per il “personale del Corpo di polizia penitenziaria impiegato in servizi organizzati in turni, sulla base di ordini formali di servizio, presso le sezioni o i reparti e, comunque, in altri ambienti in cui siano presenti detenuti o internati”.
L’art. 11 D.P.R. n. 254/99 ha esteso l’indennità in esame “al personale delle forze di polizia ad ordinamento civile che eserciti precipuamente attività di tutela, scorta, traduzione, vigilanza, lotta alla criminalità, nonchè tutela della normativa in materia di poste e comunicazioni, impiegato in turni e sulla base di ordini formali di servizio svolti all'esterno degli uffici o presso enti e strutture di terzi”.
L’art. 9 D.P.R. n. 164/02 ha, poi, specificato che l’indennità deve essere corrisposta “al personale impiegato nei servizi esterni di durata non inferiore a tre ore”, ponendo tale limite minimo, ma senza stabilire alcunché in relazione all’ipotesi di turni aventi una durata superiore.
L’art. 8 comma 2° del D.P.R. n. 170/2007 ha espressamente riconosciuto in capo “al personale che, per esigenze eccezionali dell’Amministrazione, effettua un orario settimanale articolato a giorni alterni”, l’indennità per servizi esterni “in misura doppia”, con il limite, di natura finanziaria, della misura di 30 indennità per ciascun dipendente, nell’arco del mese; la decorrenza della disposizione in esame è stata fissata dall’art. 38 del medesimo testo normativo al 1° novembre 2007.
La questione giuridica oggetto di causa concerne la possibilità di riconoscere il beneficio dell’indennità per servizi esterni, prevista dalle norme richiamate, anche ai soggetti, quali gli odierni ricorrenti, che hanno espletato la loro attività presso lo “spaccio agenti”, “ufficio ragioneria – materiale”, “reparto infermeria”, “sala regia”, “sala centralino e telefonate detenuti”, “reparto verde”, “segreteria agenti”, “ufficio matricola – semilibertà”, “ufficio informatico”, “ufficio servizio agenti”, “ufficio ragioneria – paghe”, “ufficio centrale del lavoro detenuti e mercedi” e “segreteria detenuti” (si veda, in merito, la documentazione riepilogativa depositata dal Ministero della Giustizia in data 11/11/10).
Dall’esame della norma di riferimento, ovvero l’art. 9 d.p.r. n. 395/95, si evince che la corresponsione dell’indennità è prevista in favore del personale “impiegato nei servizi esterni, organizzati in turni sulla base di ordini formali di servizio ivi compresi quelli di vigilanza esterna agli istituti di pena”, ed, altresì, per il “personale del Corpo di polizia penitenziaria impiegato in servizi organizzati in turni, sulla base di ordini formali di servizio, presso le sezioni o i reparti e, comunque, in altri ambienti in cui siano presenti detenuti o internati”.
Il Tribunale ritiene che la nozione di attività presso “sezioni, reparti e, comunque, ambienti in cui siano presenti detenuti o internati”, che legittima il riconoscimento dell’indennità in esame, ricomprenda tutti i servizi espletati all’interno della cinta muraria, che delimita istituzionalmente lo spazio destinato alla custodia dei detenuti, non potendosi operare, al fine dell’applicazione della disposizione, la distinzione tra i singoli spazi rientranti all’interno del perimetro e ciò anche in ragione della genericità della locuzione “ambienti in cui siano presenti detenuti o internati” la quale non richiede che, ai fini del riconoscimento del beneficio economico, la presenza dei detenuti nei locali sia stabile e permanente.
In quest’ottica le disposizioni della circolare GDAP n. 0388688-2007 del 13/12/07, la quale riconduce l’indennità a tutte le attività espletate presso “le postazioni di servizio istituite all’interno della cinta, atteso che questa delimita con certezza l’area all’interno della quale istituzionalmente risiede la popolazione detenuta”, sono da ritenersi effettivamente interpretative e ricognitive della normativa vigente come emerge dal fatto che la norma posta dall’amministrazione a fondamento di tale opzione ermeneutica è proprio l’art. 9 d.p.r. n. 395/95, senza che sull’ambito applicativo della stessa abbiano influito le disposizioni emanate successivamente in materia, di talchè sarebbe irragionevole fare decorrere alcuni degli effetti prodotti dalla norma in esame solo dal 2008 come pretende il Ministero con la predetta circolare.
Ne consegue che tutte le mansioni espletate dai ricorrenti all’interno del muro di cinta (ivi compresa quelle di “autista posta” per la connessione di tale attività istituzionale con la gestione dei detenuti: così si esprime il paragrafo 2 della circolare del 13/12/07) legittimano l’attribuzione dell’indennità per servizi esterni purché, ovviamente, esistano gli ulteriori presupposti a tal fine richiesti dalla normativa vigente, ivi compreso quello dell’espletamento del servizio in esame per almeno tre ore consecutive (art. 9 d.p.r. n. 164/02).
Per questi motivi il ricorso va accolto e, per l’effetto, deve essere dichiarato il diritto dei ricorrenti di ottenere l’indennità per i servizi esterni prevista dagli artt. 9 d.p.r. n. 395/95 e 11 d.p.r. n. 254/99 (qualora non effettivamente percepita e purchè esistano gli ulteriori presupposti richiesti dalla normativa vigente ivi compreso quello dell’espletamento del servizio in esame per almeno tre ore consecutive ex art. 9 d.p.r. n. 164/02) a decorrere dall’entrata in vigore del d.p.r. n. 395/95 fino al 31/12/07.
Su tali somme il Ministero, come richiesto dai ricorrenti, dovrà corrispondere gli interessi legali calcolati in base ai seguenti principi richiamati dalle citate sentenze del Consiglio di Stato:
- trattandosi di ratei dei crediti retributivi spettanti per periodi successivi al 31 dicembre 1994, vanno riconosciuti i soli interessi legali al tasso corrente alla scadenza del singolo rateo come previsto dall’art. 22 comma 36 della legge n. 724/94 (in questo senso Cons. Stato sez. VI, n. 8/2001; Ad. Plen., 15 giugno 1998, n. 3);
- ai sensi dell'art. 429 c.p.c., gli interessi legali per gli emolumenti corrisposti tardivamente debbono essere calcolati sull'importo nominale del credito, con la conseguenza che sulla somma dovuta a titolo di interessi non vanno computati ancora interessi (così Cons. Stato sez. IV, n. 5177/04), in quanto gli interessi sono solo effetti del ritardo e non possono perciò essere inglobati "ab origine" nel contenuto del credito;
- il calcolo degli interessi legali dovuti dalla p.a. per il ritardato pagamento di emolumenti al proprio dipendente va, poi, effettuato prendendo come riferimento la somma dovuta al netto delle ritenute contributive e delle ritenute fiscali in quanto ciò che danneggia il creditore, e giustifica la sua pretesa agli accessori di legge, è il ritardo con il quale egli ha potuto disporre della somma netta che il debitore avrebbe dovuto mettergli a disposizione in precedenza, e non le somme per ritenute contributive e fiscali, delle quali egli non avrebbe mai potuto avere la disponibilità (Cons. Stato sez. IV n. 9227/03; Cons. Stato, sez. VI n. 3383/04).
Come, poi, espressamente richiesto dai ricorrenti deve essere emessa statuizione di condanna nei confronti del Ministero della Giustizia al pagamento delle somme in esame e alla ricostruzione della carriera a fini economici, contributivi e previdenziali.
La peculiarità della questione giuridica oggetto di causa giustifica, ai sensi degli artt. 26 d. lgs. n. 104/10 e 92 c.p.c., la compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:
1) dichiara il difetto di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri;
2) dichiara il diritto dei ricorrenti di ottenere l’indennità per i servizi esterni prevista dagli artt. 9 d.p.r. n. 395/95 e 11 d.p.r. n. 254/99 a decorrere dall’entrata in vigore del d.p.r. n. 395/95 fino al 31/12/07, oltre interessi legali e secondo le modalità specificate in motivazione;
3) condanna il Ministero della Giustizia al pagamento delle somme in esame e alla ricostruzione della carriera a fini economici, contributivi e previdenziali;
4) dispone la compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del giorno 6 dicembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Elia Orciuolo, Presidente
Maria Ada Russo, Consigliere
Michelangelo Francavilla, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 15/01/2013

 

 


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Fermare l'immunità dei Dirigenti del DAP. Cosa può fare la Polizia Penitenziaria? Fermare l'immunitá dei Dirigenti del DAP. Cosa può fare la Polizia Penitenziaria?




 

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Commenti Commenti dei lettori

n. 7


VIVA L'ITALIA. "Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'umanità". UNO SCHIAFFO MORALE PER QUELLI COME IL SOTTOSCRITTO CHE LAVORA NELLE SEZIONI........

Di  DANIELE PADULA  (inviato il 08/07/2016 @ 15:18:58)


n. 6


Caro Pasquino già fatto!...e pure da un pò
Purtroppo i soliti lecchini fanno si che questi "padri padroni" siano sempre più forti.
Dalle nostre parti manco il sindacato può fare granchè

Di  Mirko  (inviato il 16/04/2015 @ 12:31:23)


n. 5


Da due mesi ci hanno tolto l'indennità di presenza esterna, posto di servizio "Rilascio colloqui" ubicato a ridosso del muro di cinta e con tunnel di accesso all'interno del perimetro dell'area detentiva controllato solo da noi e solo con le chiavi. Sono stati magnanimi però, perché ce l'hanno lasciata per il "controllo pacchi" (nello stesso ambiente, a questo posto è stato assegnato il detenuto portapacchi) e per un turno che prevede una lunga sosta in matricola per visionare i fascicoli ed aggiornare le informazioni. Non male forse, ma la rabbia è veramente tanta: siamo sempre noi, a lavorare negli stessi settanta metri quadrati di ufficio e da anni, da quando era scontato che un ufficio colloqui percepisse la presenza!!! ora si sono accorti di aver sbagliato. Qualcuno mi sa suggerire una linea e qualche legale esperto per un possibile ricorso al TAR? Grazie! Antonella da C.C. PRATO

Di  carosi antonella  (inviato il 15/04/2015 @ 21:24:20)


n. 4


Questo accade perché si lascia alla discrezionalità del dirigente, che si sente "padre padrone"....
Iniziate a lascialli a piedi....

Di  PASQUINO  (inviato il 11/03/2015 @ 09:25:10)


n. 3


Io sono al uepe di Milano e svolgo mansioni di autista e posta e ancora non percepisco la presenza di indennità

Di  Aurelio  (inviato il 10/03/2015 @ 12:53:39)


n. 2


il tar marche su "identico" ricorso se non ricordo male nel 2008 si era espresso negando l'indeniità. i paradossi Italiani.......

Di  isp. rico massimo  (inviato il 16/01/2013 @ 12:18:55)


n. 1


Grazie al sappe, oggi dal DAP partiranno 23 persone a cui è stato revocato il distacco, molto bene Dott CAPECE, spiace solo che al DAP continuano ad arrivare distaccati da giugno sono arrivati 5 commissari 9 ispettori e 25 circa tra agenti e sovrintendenti.
tutto questo succede a gennaio quando oramai le tessere sono salve Complimenti sappe.

Di  pasqualetti  (inviato il 16/01/2013 @ 09:24:08)




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