Febbraio 2017
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Indennità servizi esterni di Polizia Penitenziaria: DAP condannato a pagare spese arretrate


Polizia Penitenziaria - Indennità servizi esterni di Polizia Penitenziaria: DAP condannato a pagare spese arretrate

Notizia del 15/01/2013

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima Quater)
ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 4710 del 2010, proposto da
A.F. e altri elettivamente domiciliati in Roma, via L. Caro n. 63 presso lo studio dell'avv. Antonino Galletti che li rappresenta e difende nel presente giudizio
contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell'Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio
per l'accertamento
del diritto all'indennità per i servizi esterni, prevista dagli artt. 9 D.P.R. n. 395 del 1995 e 11 D.P.R. n. 254 del 1999 ed in conformità alle circolari GDAP n. 0388688-2007 del 13/12/07 e del 13/09/99,
per la declaratoria della natura interpretativa delle predette circolari,
per la disapplicazione delle circolari in esame nella parte in cui ritengono applicabili le relative disposizioni a partire dal 1 gennaio 2008
e per la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento dell'indennità in esame a decorrere dall'entrata in vigore del D.P.R. n. 395 del 1995, eventualmente anche a titolo risarcitorio od indennitario ex art. 2041 c.c., oltre interessi a rivalutazione monetaria, e alla ricostruzione della carriera a fini economici, contributivi e previdenziali;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia e della Presidenza del Consiglio dei Ministri;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 6 dicembre 2012 il dott. Michelangelo Francavilla e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Fatto Diritto P.Q.M.

Svolgimento del processo

Con atto spedito per la notifica a mezzo posta il 21/05/10 e depositato il 26/05/10 A.F. e altri, appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, hanno chiesto l'accertamento del diritto all'indennità per i servizi esterni, prevista dagli artt. 9 D.P.R. n. 395 del 1995 e 11 D.P.R. n. 254 del 1999 ed in conformità alle circolari GDAP n. 0388688-2007 del 13/12/07 e del 13/09/99, la declaratoria della natura interpretativa delle predette circolari, la disapplicazione delle circolari in esame nella parte in cui ritengono applicabili le relative disposizioni a partire dal 1 gennaio 2008 e la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento dell'indennità in questione a decorrere dall'entrata in vigore del D.P.R. n. 395 del 1995, eventualmente anche a titolo risarcitorio od indennitario ex art. 2041 c.c., oltre interessi a rivalutazione monetaria, e alla ricostruzione della carriera a fini economici, contributivi e previdenziali.
Il Ministero della Giustizia e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, costituitisi in giudizio con comparsa depositata il 23/07/10, hanno chiesto il rigetto del ricorso.
All'udienza pubblica del 6 dicembre 2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Motivi della decisione

Preliminarmente deve essere dichiarato il difetto di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri alla quale non sono riconducibili posizioni giuridiche soggettive direttamente riferibili a petitum e causa petendi invocati dagli odierni ricorrenti.
Nel merito, per il resto il ricorso è fondato e deve essere accolto.

A.F. e altri, appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, chiedono l'accertamento del diritto all'indennità per i servizi esterni, prevista dagli artt. 9 D.P.R. n. 395 del 1995 e 11 D.P.R. n. 254 del 1999 ed in conformità alle circolari GDAP n. 0388688-2007 del 13/12/07 e del 13/09/99, la declaratoria della natura interpretativa delle predette circolari e la loro disapplicazione nella parte in cui ritengono applicabili le relative disposizioni a partire dal 1 gennaio 2008 e la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento dell'indennità in questione a decorrere dall'entrata in vigore del D.P.R. n. 395 del 1995, eventualmente anche a titolo risarcitorio od indennitario ex art. 2041 c.c., oltre interessi a rivalutazione monetaria, e alla ricostruzione della carriera a fini economici, contributivi e previdenziali.
Dall'esame della normativa applicabile alla fattispecie emerge che l'art. 9 del D.P.R. n. 395 del 1995 ha previsto in modo espresso la corresponsione di una specifica indennità per il personale di polizia "impiegato nei servizi esterni, organizzati in turni sulla base di ordini formali di servizio ivi compresi quelli di vigilanza esterna agli istituti di pena", ed, altresì, per il "personale del Corpo di Polizia Penitenziaria impiegato in servizi organizzati in turni, sulla base di ordini formali di servizio, presso le sezioni o i reparti e, comunque, in altri ambienti in cui siano presenti detenuti o internati".

L'art. 11 D.P.R. n. 254 del 1999 ha esteso l'indennità in esame "al personale delle forze di polizia ad ordinamento civile che eserciti precipuamente attività di tutela, scorta, traduzione, vigilanza, lotta alla criminalità, nonchè tutela della normativa in materia di poste e comunicazioni, impiegato in turni e sulla base di ordini formali di servizio svolti all'esterno degli uffici o presso enti e strutture di terzi".

L'art. 9 D.P.R. n. 164 del 2002 ha, poi, specificato che l'indennità deve essere corrisposta "al personale impiegato nei servizi esterni di durata non inferiore a tre ore", ponendo tale limite minimo, ma senza stabilire alcunché in relazione all'ipotesi di turni aventi una durata superiore.
L'art. 8 comma 2 del D.P.R. n. 170 del 2007 ha espressamente riconosciuto in capo "al personale che, per esigenze eccezionali dell'Amministrazione, effettua un orario settimanale articolato a giorni alterni", l'indennità per servizi esterni "in misura doppia", con il limite, di natura finanziaria, della misura di 30 indennità per ciascun dipendente, nell'arco del mese; la decorrenza della disposizione in esame è stata fissata dall'art. 38 del medesimo testo normativo al 1 novembre 2007.
La questione giuridica oggetto di causa concerne la possibilità di riconoscere il beneficio dell'indennità per servizi esterni, prevista dalle norme richiamate, anche ai soggetti, quali gli odierni ricorrenti, che hanno espletato la loro attività presso lo "spaccio agenti", "ufficio ragioneria - materiale", "reparto infermeria", "sala regia", "sala centralino e telefonate detenuti", "reparto verde", "segreteria agenti", "ufficio matricola - semilibertà", "ufficio informatico", "ufficio servizio agenti", "ufficio ragioneria - paghe", "ufficio centrale del lavoro detenuti e mercedi" e "segreteria detenuti" (si veda, in merito, la documentazione riepilogativa depositata dal Ministero della Giustizia in data 11/11/10).

Dall'esame della norma di riferimento, ovvero l'art. 9 D.P.R. n. 395 del 1995, si evince che la corresponsione dell'indennità è prevista in favore del personale "impiegato nei servizi esterni, organizzati in turni sulla base di ordini formali di servizio ivi compresi quelli di vigilanza esterna agli istituti di pena", ed, altresì, per il "personale del Corpo di Polizia Penitenziaria impiegato in servizi organizzati in turni, sulla base di ordini formali di servizio, presso le sezioni o i reparti e, comunque, in altri ambienti in cui siano presenti detenuti o internati".
Il Tribunale ritiene che la nozione di attività presso "sezioni, reparti e, comunque, ambienti in cui siano presenti detenuti o internati", che legittima il riconoscimento dell'indennità in esame, ricomprenda tutti i servizi espletati all'interno della cinta muraria, che delimita istituzionalmente lo spazio destinato alla custodia dei detenuti, non potendosi operare, al fine dell'applicazione della disposizione, la distinzione tra i singoli spazi rientranti all'interno del perimetro e ciò anche in ragione della genericità della locuzione "ambienti in cui siano presenti detenuti o internati" la quale non richiede che, ai fini del riconoscimento del beneficio economico, la presenza dei detenuti nei locali sia stabile e permanente.

In quest'ottica le disposizioni della circolare GDAP n. 0388688-2007 del 13/12/07, la quale riconduce l'indennità a tutte le attività espletate presso "le postazioni di servizio istituite all'interno della cinta, atteso che questa delimita con certezza l'area all'interno della quale istituzionalmente risiede la popolazione detenuta", sono da ritenersi effettivamente interpretative e ricognitive della normativa vigente come emerge dal fatto che la norma posta dall'amministrazione a fondamento di tale opzione ermeneutica è proprio l'art. 9 D.P.R. n. 395 del 1995, senza che sull'ambito applicativo della stessa abbiano influito le disposizioni emanate successivamente in materia, di talchè sarebbe irragionevole fare decorrere alcuni degli effetti prodotti dalla norma in esame solo dal 2008 come pretende il Ministero con la predetta circolare.
Ne consegue che tutte le mansioni espletate dai ricorrenti all'interno del muro di cinta (ivi compresa quelle di "autista posta" per la connessione di tale attività istituzionale con la gestione dei detenuti: così si esprime il paragrafo 2 della circolare del 13/12/07) legittimano l'attribuzione dell'indennità per servizi esterni purché, ovviamente, esistano gli ulteriori presupposti a tal fine richiesti dalla normativa vigente, ivi compreso quello dell'espletamento del servizio in esame per almeno tre ore consecutive (art. 9 D.P.R. n. 164 del 2002).
Per questi motivi il ricorso va accolto e, per l'effetto, deve essere dichiarato il diritto dei ricorrenti di ottenere l'indennità per i servizi esterni prevista dagli artt. 9 D.P.R. n. 395 del 1995 e 11 D.P.R. n. 254 del 1999 (qualora non effettivamente percepita e purchè esistano gli ulteriori presupposti richiesti dalla normativa vigente ivi compreso quello dell'espletamento del servizio in esame per almeno tre ore consecutive ex art. 9 D.P.R. n. 164 del 2002) a decorrere dall'entrata in vigore del D.P.R. n. 395 del 1995 fino al 31/12/07.
Su tali somme il Ministero, come richiesto dai ricorrenti, dovrà corrispondere gli interessi legali calcolati in base ai seguenti principi richiamati dalle citate sentenze del Consiglio di Stato:

- trattandosi di ratei dei crediti retributivi spettanti per periodi successivi al 31 dicembre 1994, vanno riconosciuti i soli interessi legali al tasso corrente alla scadenza del singolo rateo come previsto dall'art. 22 comma 36 della L. n. 724 del 1994 (in questo senso Cons. Stato sez. VI, n. 8/2001; Ad. Plen., 15 giugno 1998, n. 3);

- ai sensi dell'art. 429 c.p.c., gli interessi legali per gli emolumenti corrisposti tardivamente debbono essere calcolati sull'importo nominale del credito, con la conseguenza che sulla somma dovuta a titolo di interessi non vanno computati ancora interessi (così Cons. Stato sez. IV, n. 5177/04), in quanto gli interessi sono solo effetti del ritardo e non possono perciò essere inglobati "ab origine" nel contenuto del credito;

- il calcolo degli interessi legali dovuti dalla p.a. per il ritardato pagamento di emolumenti al proprio dipendente va, poi, effettuato prendendo come riferimento la somma dovuta al netto delle ritenute contributive e delle ritenute fiscali in quanto ciò che danneggia il creditore, e giustifica la sua pretesa agli accessori di legge, è il ritardo con il quale egli ha potuto disporre della somma netta che il debitore avrebbe dovuto mettergli a disposizione in precedenza, e non le somme per ritenute contributive e fiscali, delle quali egli non avrebbe mai potuto avere la disponibilità (Cons. Stato sez. IV n. 9227/03; Cons. Stato, sez. VI n. 3383/04).
Come, poi, espressamente richiesto dai ricorrenti deve essere emessa statuizione di condanna nei confronti del Ministero della Giustizia al pagamento delle somme in esame e alla ricostruzione della carriera a fini economici, contributivi e previdenziali.
La peculiarità della questione giuridica oggetto di causa giustifica, ai sensi degli artt. 26 D.Lgs. n. 104 del 2010 e 92 c.p.c., la compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

1) dichiara il difetto di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri;

2) dichiara il diritto dei ricorrenti di ottenere l'indennità per i servizi esterni prevista dagli artt. 9 D.P.R. n. 395 del 1995 e 11 D.P.R. n. 254 del 1999 a decorrere dall'entrata in vigore del D.P.R. n. 395 del 1995 fino al 31/12/07, oltre interessi legali e secondo le modalità specificate in motivazione;

3) condanna il Ministero della Giustizia al pagamento delle somme in esame e alla ricostruzione della carriera a fini economici, contributivi e previdenziali;

4) dispone la compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.


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Commenti Commenti dei lettori

n. 1


Molte Direzioni, continuano imperterrite a non corrispondere quanto spetta al personale, coadiuvate da circolari del DAP che scavalcano sistematicamente la legge.
La domanda è:
Quando il Sindacato affiancherà il personale danneggiato, facendosi carico di avviare cause civili di risarcimento danni contro i singoli dirigenti?

Di  PASQUINO  (inviato il 23/05/2016 @ 11:50:43)




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