Febbraio 2017
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Interrogazione parlamentare per la stabilizzazione del rapporto lavorativo degli psicologi penitenziari


Polizia Penitenziaria - Interrogazione parlamentare per la stabilizzazione del rapporto lavorativo degli psicologi penitenziari

Notizia del 19/05/2015

in Interrogazioni parlamentari

(Letto 953 volte)

Scritto da: Redazione

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Interrogazione a risposta scritta 4-03992
presentata da
MAURIZIO ROMANI 
martedì 19 maggio 2015, seduta n.452

Maurizio ROMANI, ORELLANA, BIGNAMI, BENCINI, GAMBARO, CASALETTO, SIMEONI, DE PIETRO, PEPE, CAMPANELLA, DE PIN - Ai Ministri della giustizia e della salute - Premesso che:

la psicologia penitenziaria rappresenta un sottoinsieme della psicologia giuridica e forense, con cui condivide parte delle basi teoriche e metodologiche. In particolare lo psicologo penitenziario interviene nelle attività di: osservazione diagnostica, al fine di contribuire alla definizione di un percorso di trattamento globale del condannato; trattamento psicologico terapeutico e riabilitativo, volto a stimolare un cambiamento funzionale al superamento del disagio psichico e ad abilitare la persona a una progressiva partecipazione sociale; collaborazione al servizio di accoglienza (cosiddetto Servizio Nuovi giunti), presente negli istituti di pena di maggiori dimensioni, finalizzato a tutelare l'incolumità fisica e psicologica delle persone al primo ingresso nel carcere e ad intercettare i segni del disagio per la privazione della libertà e i rischi di condotte autolesive; partecipazione al Consiglio di disciplina integrato per valutare l'utilizzo di particolari regimi di sorveglianza in rapporto alla pericolosità sociale del detenuto; di intervento psicologico specificamente dedicato a casi particolari riferibili soprattutto a stati depressivi, reazioni emotive e disturbi di personalità;

la psicologia penitenziaria assume un'impostazione interdisciplinare che valorizza vari settori della psicologia (psicologia clinica, cognitiva, dinamica, neuropsicologia, psicologia sociale, di comunità) sia le cosiddette discipline di confine, come la sociologia, l'antropologia, la criminologia e le conoscenze del sistema giudiziario e penale. Lo psicologo penitenziario gestisce infatti interazioni con molte figure professionali come, ad esempio, direttori, educatori, assistenti sociali, mediatori culturali, operatori della Polizia Penitenziaria, operatori sanitari del Servizio sanitario nazionale (fra i quali, medici, psichiatri, operatori del SerT), magistrati sorveglianza, insegnanti e volontari;

l'articolo 27, terzo comma, della Costituzione sancisce il principio del fine rieducativo della pena, la cui giustificazione etica e logica non può che fare riferimento alle specifiche esigenze di prevenzione sociale e di risocializzazione del condannato. La funzione della prevenzione speciale è quella di eliminare o ridurre il pericolo che il soggetto ricada in futuro nel medesimo o in altro reato, e fa riferimento ad un concetto di relazione, presupponendo la necessità del reinserimento del reo nella comunità dalla quale si era estraniato. La rieducazione si traduce, pertanto, in una solidaristica offerta di opportunità, affinché al soggetto sia data la possibilità di un progressivo reinserimento sociale, attraverso strumenti pedagogici tendenti alla responsabilizzazione e alla consapevolezza della conseguenza delle proprie azioni;

la preziosa funzione degli psicologi penitenziari è dunque quella di intercettare i segnali del disagio psichico definendo e gestendo un programma individualizzato per favorire il processo di cambiamento del detenuto, il reinserimento nella società e prevenire la recidiva;

la figura dello psicologo penitenziario trova il suo fondamento nell'art. 80 della legge 26 luglio 1975, n. 354, recante "Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà" laddove si prevede che, per lo svolgimento delle attività di osservazione e di trattamento, l'amministrazione penitenziaria possa avvalersi di professionisti esperti in psicologia, servizio sociale, pedagogia, psichiatria e criminologia clinica, corrispondendo ad essi onorari proporzionati alle singole prestazioni effettuate;

l'art. 5 della legge 30 novembre 1998, n. 419, ed il successivo decreto legislativo del 22 giungo 1999, n, 230, in materia di riordino della medicina penitenziaria evidenziano la necessità di consolidare le misure di assistenza sanitaria al fine di garantire a detenuti ed internati il diritto alla salute, così come sancito dall'art. 32 della Costituzione, ed all'erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione al pari dei cittadini in stato di libertà;

l'art. 132 del decreto del Presidente della Repubblica del 30 giugno 2000, n. 230 disciplina le modalità procedurali per la nomina degli esperti per le attività di osservazione e di trattamento. In particolare il primo comma prevede la compilazione di un elenco degli esperti, per ogni distretto di Corte d'appello, dei quali le direzioni degli istituti e dei centri di servizio sociale possano avvalersi. In detto elenco sono iscritti professionisti che siano di condotta incensurata e di età non inferiore a 25 anni. Per ottenere l'iscrizione nell'elenco i professionisti, oltre ad essere in possesso del titolo professionale richiesto, devono risultare idonei a svolgere la loro attività nello specifico settore penitenziario. L'idoneità è accertata dal provveditorato regionale attraverso un colloquio e la valutazione dei titoli preferenziali presentati dall'aspirante. A tal fine, il provveditorato regionale può avvalersi del parere di consulenti docenti universitari nelle discipline previste dal quarto comma dell'articolo 80 della legge n. 354 del 1975;

con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° aprile 2008, in attuazione dell'articolo 2, comma 283, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è stato disciplinato il trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse finanziarie e delle attrezzature e beni strumentali in materia di sanità penitenziaria, prima di allora in capo al Ministero della giustizia. Il personale medico della amministrazione penitenziaria è quindi transitato al Servizio sanitario nazionale. Il decreto non ha tuttavia permesso il passaggio degli psicologi penitenziari limitandosi a considerare il trasferimento solo per pochissimi psicologi, sulla base delle tipologie contrattuali e non delle funzioni effettivamente svolte;

gli psicologi penitenziari, esperti ex articolo 80 della legge n. 354 del 1975, in servizio di osservazione e trattamento, operanti da molti anni negli istituti penitenziari in condizioni di stabile precarietà, sono dunque rimasti in carico al Ministero della giustizia, equiparati, nei compiti e nelle funzioni, ai criminologi, con disparità di trattamento rispetto ad altri operatori, come ad esempio gli addetti al presidio tossicodipendenze, inquadrati in base alla stessa convenzione prevista dal citato art. 80;

considerato che:

con la circolare n. 3645/6095 dell'11 giugno 2013 del Ministero della giustizia, Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, direzione generale del personale e della formazione, sono stati dati dettagli circa le 9 modalità di selezione degli esperti ex articolo 80. La circolare ha stabilito una durata limitata delle convenzioni, non più rinnovabili, ed ha, pertanto, implicitamente abrogato gli elenchi esistenti, prevedendo la creazione di nuovi elenchi, oltretutto di durata non superiore ai 4 anni. Ha inoltre previsto un regime di incompatibilità che esclude la nomina di un professionista che già operi nello stesso istituto penitenziario. I nuovi accordi, stipulati sulla base della nuova normativa, si intendono integralmente sostitutivi di ogni eventuale accordo precedente autorizzato con provvedimento del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria o dal Provveditorato regionale;

in merito appare necessario ricordare che nel protocollo d'intesa siglato il 5 dicembre 2005 tra Ministero della giustizia, Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, CNP (Consiglio dell'ordine nazionale degli psicologi) e AUPI (Associazione unitaria psicologi italiani) si era concordato quanto segue: il riconoscimento del ruolo, con il superamento di fatto delle 64 ore mensili; un impegno per la rideterminazione degli organici e per un monte ore più adeguato; la previsione di un servizio o presidio per una migliore organizzazione dell'intervento, anche attraverso proposte normative; un impegno a rivedere i compensi orari, tenendo conto delle risorse disponibili, per renderli più adeguati rispetto alle previsioni dell'Accordo collettivo nazionale per gli psicologi ambulatoriali che non prevede un regime di dipendenza; un impegno a non disperdere la professionalità, a "non vanificare le legittime aspettative di futura stabilizzazione" e a favorire la stabilità delle convenzioni annuali. Nelle prime osservazioni della Società italiana psicologia penitenziaria sulla circolare n. 3645/6095 si richiedeva anche la costituzione di un gruppo di lavoro con tempi ristretti e definiti per trovare le soluzioni più opportune e coerenti tra il protocollo d'intesa del 2005 con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008, sospendendo la circolare stessa in attesa degli esiti del gruppo di lavoro;

con la sentenza n. 06738/2015, depositata l'11 maggio 2015, il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione prima quater, ha accolto il ricorso di una nutrita delegazione di psicologi penitenziari, esperti ex articolo 80, ed ha quindi annullato la circolare n. 3645/6095 dell'11 giugno 2013 del Ministero della giustizia. Nell'esame delle norme il Tar ha rinvenuto che gli esperti ex art. 80 non rientrano tra il personale inserito stabilmente nei ruoli organici dell'amministrazione penitenziaria, trattandosi di liberi professionisti chiamati in convenzione dalle amministrazioni penitenziarie, in ragione della loro particolare qualificazione e specializzazione, comprovata in sede di selezione;

la sentenza citata considera in primo luogo riduttiva la definizione degli psicologi penitenziari come "consulenti", in ragione della capillare collaborazione prestata in sostegno alle istituzioni nella verifica costante del comportamento dei detenuti. Inoltre secondo il Tar la durata limitata dell'incarico, senza possibilità di rinnovo, non appare coerente con le finalità espresse nelle premesse della circolare n. 06738/2015. Appare ancor più illogico l'azzeramento degli elenchi di esperti, già selezionati e utilizzati dalla stessa amministrazione, la cui esperienza non può non essere valorizzata. L'iscrizione nell'elenco aveva infatti già conferito agli psicologi penitenziari lo status di "esperti" in virtù dell'acclarata idoneità e possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento delle attività di osservazione e trattamento,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano attivarsi per restituire agli psicologi penitenziari, esperti exart. 80 della legge n.354 del 1975, il riconoscimento della propria funzione, attraverso il superamento del ruolo di "consulente", ed equiparandone la posizione a quella delle altre figure impiegate negli istituti penitenziari e transitate al Servizio sanitario nazionale;

se non ritengano urgente adoperarsi per la creazione del gruppo di lavoro per l'armonizzazione del protocollo d'intesa 2005 con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008, così come richiesto dalla Società italiana psicologia penitenziaria;

quali misure intendano assumere, per quanto di propria competenza, per la stabilizzazione del rapporto lavorativo degli psicologi penitenziari al fine di garantire la continuità delle attività di osservazione e trattamento.

(4-03992)


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