Novembre 2016
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Interrogazioni parlamentari sul carcere.


Polizia Penitenziaria - Interrogazioni parlamentari sul carcere.

Notizia del 12/06/2010

in Dal Parlamento.

(Letto 2386 volte)

Scritto da: Damiano Bellucci

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ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01365
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 392 del 08/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BAIO DOSSI EMANUELA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 08/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
08/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 08/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
APPOSIZIONE NUOVE FIRME IL
Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01365
presentata da
EMANUELA BAIO DOSSI
venerdì 8 giugno 2010, seduta n.392
BAIO, GALPERTI, CHIURAZZI, CECCANTI, CARLONI, BUBBICO, INCOSTANTE, FERRANTE, SANNA, BASTICO, MARITATI, BARBOLINI, GARAVAGLIA Mariapia, ANTEZZA, DE SENA, DE LUCA, ARMATO, DI GIOVAN PAOLO, BASSOLI, BOSONE, CHITI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
gli istituti di pena italiani non avrebbero mai visto una situazione critica come l'attuale: alla data del 14 maggio 2010 i detenuti censiti dal Ministero della giustizia erano 67.593, oltre una volta e mezzo il numero degli ospiti consentiti dalla capienza del sistema carcerario, ovvero circa 44.000;
un simile sovraffollamento crea preoccupanti problemi di gestione degli istituti, rendendo pressoché invivibile il carcere non solo ai detenuti, ma anche agli stessi operatori carcerari in quanto diventa quasi impossibile assolvere alla funzione assegnata dalla Costituzione: la rieducazione dei detenuti;
il personale di polizia penitenziaria in forza alla data del 31 gennaio 2010, presso le carceri italiane, ammonta a 38.337 poliziotti e nell'ultimo anno si è registrato un decremento delle stesse forze, nonostante il continuo e costante aumento della popolazione carceraria;
il numero dei suicidi tra i detenuti è aumentato, raggiungendo la quota di 24 nei primi cinque mesi dell'anno 2010;
secondo gli ultimi dati disponibili, coloro che hanno usufruito di pene alternative alla detenzione hanno un tasso di recidività del 5 per cento, mentre chi ha scontato tutta la pena torna a delinquere 2 volte su 3 (66 per cento);
i volontari che svolgono il servizio nelle carceri italiane, sopperendo a necessità e carenze di organico, secondo gli ultimi dati ministeriali disponibili, ammontano a 9.576 unità, con una media di un volontario ogni 7 detenuti e con differenze da regione a regione;
l'ordinamento penitenziario italiano (di cui alla legge n. 354 del 1975) disciplina l'attività di volontariato agli articoli 17 e 78;
i volontari più numerosi (8.194) sono quelli definiti dall'articolo 17 e che operano per la risocializzazione del detenuto attraverso precise attività; la qualifica di "volontario" è assunta presentando domanda al Direttore dell'Istituto, il quale valuta la domanda e comunica la richiesta al magistrato di sorveglianza;
i volontari definiti dall'art. 78, invece, sono più rari (1.382), lavorano in stretta collaborazione con educatori, assistenti sociali e psicologi; la loro candidatura passa direttamente attraverso il magistrato di sorveglianza e viene valutata dal Provveditore locale;
l'attuale sovraffollamento riduce gli spazi per svolgere le attività previste, diminuendo l'efficacia dell'intervento dei volontari; la grave carenza di educatori, assistenti sociali, psicologi, d'altra parte, fa sì che i volontari suppliscano alla mancanza di tali figure professionali invece di affiancarle nel lavoro volto alla risocializzazione dei detenuti;
già nel 2006 una circolare ministeriale invitava gli istituti a fare ogni sforzo per allungare l'orario delle attività di volontariato;
al 31 marzo 2010 mancherebbero all'organico minimo ben 603 educatori (il 44,6 per cento in meno), 535 assistenti sociali (il 32,6 per cento in meno) e 265 tra esperti informatici, linguistici, comunicatori, psicologici, statistici ed ausiliari;
vista la difficile situazione a cui sono costretti i volontari che operano negli istituti penitenziari italiani, la Conferenza nazionale volontariato e giustizia, che rappresenta il volontariato di settore in Italia, avrebbe sollecitato i propri aderenti a realizzare manifestazioni pacifiche che contemplino anche l'autosospensione dal servizio,
si chiede di sapere:
di quali informazioni il Ministro in indirizzo disponga circa i fatti riferiti in premessa;
se non ritenga di rafforzare sia gli strumenti alternativi al carcere previsti dalla cosiddetta legge «Gozzini» (legge n. 663 del 1986), da applicare direttamente anche nella fase di cognizione, sia le sanzioni penali alternative alla detenzione intramuraria, a partire dall'estensione dell'istituto della messa alla prova, previsto dall'ordinamento minorile, anche nel procedimento penale ordinario;
se non si ritenga urgente applicare concretamente la legge 22 giugno 2000, n. 193, cosiddetta «legge Smuraglia», al fine di incentivare la trasformazione degli istituti penitenziari da meri luoghi di permanenza di persone in condizioni di prevalente e permanente inerzia, di per sé distruttiva, in soggetti economici capaci di svolgere parte attiva e competitiva sul mercato, anche al fine di autoalimentare le risorse economico-finanziarie necessarie per operare, riducendo così gli oneri a carico dello Stato e quindi della collettività;
se non si ritenga di dover intervenire con apposite iniziative e progetti, da effettuare attraverso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, sul tema della prevenzione dei suicidi in ambiente penitenziario, rafforzando i presidi, attraverso l'impiego qualificato di gruppi di ascolto formati da psicologi ed operatori penitenziari;
se non si ritenga di dover prevedere il reclutamento straordinario di un adeguato contingente di polizia penitenziaria e del personale amministrativo mancante, nonché promuovere iniziative per l'incremento degli organici degli psicologi;
se non si consideri necessario ed urgente elaborare un "piano sociale straordinario per le carceri" di sostegno al reinserimento sociale per coloro che escono o che potrebbero uscire dagli istituti di pena, attraverso la formazione, il sostegno lavorativo, l'attivazione del terzo settore e dell'associazionismo;
se non si ritenga urgente attivarsi al fine di promuovere una nuova e diversa attenzione, centrale e territoriale, volta a sostenere e finanziare il sopracitato "piano sociale straordinario per le carceri", che potrebbe garantire, al tempo stesso, maggiore sicurezza per i cittadini e concrete opportunità per i detenuti.
(3-01365)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/03026
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 334 del 09/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: MARINI GIULIO
Gruppo: POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 09/06/2010
Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 09/06/2010
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-03026
presentata da
GIULIO MARINI
mercoledì 9 giugno 2010, seduta n.334

GIULIO MARINI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il sistema penitenziario nazionale attraversa un assai noto periodo di grave sovraffollamento e la realtà della casa circondariale di Viterbo emerge tra le criticità; alcune peculiarità del fenomeno sono direttamente imputabili alle cause del sovraffollamento penitenziario, altre alle inefficienze di gestione nelle assegnazioni delle risorse verso la periferia;

l'istituto della casa circondariale di Viterbo può essere considerato, per importanza, il terzo carcere laziale con una presenza di circa 700 detenuti, tra i quali, 50 in regime di 41-bis, 100 in alta sicurezza, 40 protetti;

la forza del locale Reparto di Polizia Penitenziaria è attualmente di 360 unità a fronte delle 540 previste dalla pianta organica (non conteggiando le 33 unità necessarie all'apertura del reparto di medicina protetta presso l'ospedale di «Belcolle» - Viterbo, avvenuta nel 2005, in tempo successivo alla previsione normativa per l'organico del decreto ministeriale 2002 e la prospettiva di 3 unità del ruolo dei commissari avvenuta anch'essa post 2002) quindi in carenza del 30 per cento con ben 180 unità mancanti secondo quanto recriminato dalle sigle sindacali;

ad oggi l'unico provvedimento preso dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, per colmare la grave carenza di organico, come si apprende da fonti sindacali, è stato l'invio in missione di 12 unità di polizia penitenziaria per il solo periodo compreso tra il 12 maggio 2010 e il 30 giugno 2010 (data che coincide proprio con l'inizio del piano ferie);

da fonti sindacali si apprende che il monte ore per il lavoro straordinario assegnato all'istituto è di 35000 ore per l'anno 2010;

è tutt'ora in atto uno stato di agitazione delle sigle sindacali locali che ha visto, tra l'altro, diverse manifestazioni di protesta poste in essere -:

se risponda al vero che negli ultimi tre anni la casa circondariale di Viterbo abbia perso circa 50 unità di polizia penitenziaria per pensionamento o riforma totale a causa di patologie per servizio e che le stesse non siano mai state reintegrate;

se risponda al vero, come appreso da fonti sindacali, che dopo un primo piano di mobilità previsto dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che prevedeva l'assegnazione di 39 agenti di polizia penitenziaria, ne abbia fatto seguito un secondo con la previsione di 15 unità, per poi lasciare il posto addirittura ad un terzo che ne prevede 12; in caso affermativo quali siano le ragioni di tale decremento delle risorse umane destinate al carcere di Viterbo;

se, nonostante le gravi carenze di organico del reparto di polizia penitenziaria di Viterbo, sia prevista a breve l'apertura della sezione IV piano lato «D» (destinata ad ospitare 50 detenuti in alta sicurezza) e la riapertura delle officine di falegnameria e sartoria all'interno del reparto delle lavorazioni, tutt'ora presidiato da un insufficiente nucleo di vigilanza;

se risultino spesso disattivate, malgrado la presenza di detenuti in regime di 41-bis ed alta sicurezza, le postazioni di sentinella sul muro di cinta e se lo stesso sia sprovvisto di un idoneo impianto tecnologico anti-intrusione e video sorveglianza; in caso affermativo quali siano gli interventi strutturali per la dotazione di un sistema anti scavalcamento, idoneo a supportare le attività di vigilanza della polizia penitenziaria ed a tutelare la sicurezza della struttura e dell'intera cittadinanza;

se risulti una elevata concentrazione, come lamentato dalle sigle sindacali, di detenuti trasferiti da altri penitenziari della regione e del territorio nazionale, per motivi di ordine e sicurezza, ovvero di soggetti che più di altri creano tensioni all'interno dei penitenziari (spesso detenuti dediti all'introduzione in carcere di sostanze stupefacenti o comunque protagonisti di aggressioni ad altri detenuti) e quindi necessitano di maggiori controlli, una maggiore presenza di personale di polizia penitenziaria ed educatori;

quali siano le ragioni per cui nonostante le continue richieste di sfollamento, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria non prenda iniziative finalizzate a riportare alla normalità situazioni specifiche, che rischiano di diventare esplosive con il passare dei giorni, tanto da risultare, come si prende atto da lamentele sindacali, che sovente la sezione destinata ai Nuovi Giunti ed all'isolamento sia piena con la conseguenza che, gli ultimi arrivati stiano per diverso tempo nella sezione, priva tra l'altro degli spazi trattamentali (si pensi all'importanza per un detenuto della sala per la socialità o il passeggio in comune), e che invece i detenuti sanzionati con l'esclusione delle attività in comune, a norma dell'ordinamento penitenziario, non possano scontare la sanzione per mancanza di celle singole rimanendo in sezione, in uno stato di impunità che può comportare gravi ricadute dal lato della sicurezza;

se, come riferito dalle medesime fonti sindacali, siano in aumento a causa delle sproporzioni tra detenuti etero-aggressivi e personale di polizia penitenziaria, casi di aggressioni a danno degli stessi agenti di polizia penitenziaria;

avendo acquisito dati che attestano un'abnorme presenza, tra i detenuti ristretti nella casa circondariale, di soggetti affetti da gravi patologie (430/440 in varie terapie, 12 HIV positivi, 175 tossicodipendenti, 18 terapie metadoniche, 80 HCV positivi, 21 terapie anti-retrovirale, 22 diabetici, 75 tra cardiopatici ed ipertesi e ben 230 terapie psichiatriche), se siano previste misure organizzative idonee a fronteggiare in modo efficace le esigenze di tali detenuti in un quadro a dir poco allarmante;

se risponda al vero quanto lamentato dalle sigle sindacali, ossia il fatto che, nella ripartizione del monte ore per il lavoro straordinario, vi sia stata una grave sottovalutazione del fabbisogno dell'istituto viterbese in rapporto ad altre realtà della regione Lazio che, pur avendo meno detenuti e meno personale amministrato, hanno ottenuto in proporzione molte più ore da parte del provveditorato; se sia vero che addirittura parte dell'esiguo monte ore assegnato venga assorbito, in misura pari al 10 per cento, da servizi svolti dal nucleo traduzioni e piantonamenti di Viterbo, per il piantonamento di detenuti ristretti in istituti romani presso il palazzo di giustizia di Roma; se per tutto ciò sia prevista un'integrazione del monte ore che tenga conto delle sperequazioni iniziali e sostenga la grave carenza di uomini che affligge il carcere viterbese;

se, visto che nell'anno 2008 operavano nell'istituto, nell'area del trattamento, un capo area e cinque educatori e che attualmente operano un capoarea e tre operatori (rapporto di 1 a 170 detenuti), siano previste integrazioni di personale dell'area del trattamento idonee a sanare una situazione manifestamente inadeguata, ove si tenga conto dell'elevata concentrazione di detenuti tossicodipendenti e psichiatrici, con alto rischio di suicidio;

quali iniziative adotti la direzione dell'istituto per fronteggiare le attuali criticità e migliorare il benessere del personale, stante anche la grave problematica del crescente numero di suicidi da parte di appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria. (5-03026)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01108
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 333 del 08/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: RAO ROBERTO
Gruppo: UNIONE DI CENTRO
Data firma: 08/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
UNIONE DI CENTRO
08/06/2010
UNIONE DI CENTRO
08/06/2010
UNIONE DI CENTRO
08/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-01108
presentata da
ROBERTO RAO
martedì 8 giugno 2010, seduta n.333

RAO, CIOCCHETTI, DIONISI e ANNA TERESA FORMISANO. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:


ogni anno, soprattutto in concomitanza con i periodi di fruizione dei piani ferie estivo e natalizio, il personale di Polizia Penitenziaria femminile che presta servizio presso la casa circondariale femminile di Roma-Rebibbia risulta in numero assai inferiore rispetto al minimo stabilito per garantire i livelli essenziali di sicurezza, nonché i diritti lavorativi;


quest'anno la situazione appare di gravità estrema, anche in relazione al sovraffollamento della struttura (circa 350/380 detenute, pari a 130 oltre la capienza tollerabile): aumentano infatti i casi di disturbi legati all'ansia ed alla depressione che colpiscono le locali addette del corpo e non si riesce mai a garantire la conclusione dei turni nell'orario previsto, nonché la fruizione dei riposi settimanali;


da un prospetto riguardante il personale che dal medesimo istituto femminile risulta distaccato in altre sedi, si è appreso che ben 71 sono le unità che prestano servizio altrove (uffici del dipartimento ed altre sedi ministeriali);


su 164 unità femminili del Corpo previste in organico ne operano solo 119, di cui 22 sono ultracinquantenni, 30 hanno figli a carico in situazioni di mono-genitorialità ovvero prestano assistenza (ai sensi della legge n. 104 del 1992), 21 sono assenti per maternità o malattia -:


quali urgenti ed incisive misure intenda adottare, previi opportuni accertamenti di carattere ispettivo che la situazione indicata rende senz'altro necessari.
(3-01108)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07517
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 334 del 09/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: DE MICHELI PAOLA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
POPOLO DELLA LIBERTA'
09/06/2010
LEGA NORD PADANIA
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07517
presentata da
PAOLA DE MICHELI
mercoledì 9 giugno 2010, seduta n.334

DE MICHELI, TOMMASO FOTI, POLLEDRI e MIGLIAVACCA. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

ad oggi, i detenuti presenti nella casa circondariale di Piacenza sono 420, a fronte di una capienza regolamentare di 178 detenuti e di una capienza «tollerabile» di 346 detenuti, come stabilito dalle tabelle predisposte dalla sezione statistica dell'ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema formativo automatizzato (dipartimento amministrazione penitenziaria);

in molte celle - della grandezza media di circa 9 metri quadrati - sono presenti fino a 3 detenuti;

il Ministero della giustizia, dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, con circolare emanata in data 25 agosto 2009, GDAP-0308424-2009, ricordava che la CEDU ha individuato «in uno spazio disponibile inferiore ai 3mq a persona la circostanza tale da giustificare, di per sé stessa, la constatazione di violazione dell'articolo 3 CEDU». Il riferimento della circolare è alla sentenza del 16 luglio 2009 con la quale la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha condannato l'Italia al pagamento, a titolo risarcitorio, della somma di euro 1.000,00 in favore di un soggetto detenuto in gravi condizioni di sovraffollamento ritenendo sussistente, nel caso in specie, la violazione del divieto di tortura e di pene o trattamenti degradanti sancito dall'articolo 3 della «Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali»;

tali princìpi tutelati anche dall'ordinamento penitenziario italiano (si vedano la legge 26 luglio 1975, n. 354, articoli 6, 10, 14 comma 3; il decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, articoli 6, 7), sono di difficile attuazione nella casa circondariale di Piacenza;

l'organico degli agenti penitenziari è inoltre assolutamente sottodimensionato rispetto alle necessità: a fronte degli attuali 420 detenuti, infatti, gli agenti in pianta organica (datata 2001) sono 179; è stata di recente richiesta l'integrazione dell'organico con una trentina di nuovi agenti, anche se, per ammissione dello stesso provveditore regionale, nella casa circondariale di Piacenza, per il rispetto degli accordi contrattuali, servirebbero dagli 80 ai 90 nuovi agenti;

tale sottodimensionamento dell'organico rende impossibile ogni attività di socializzazione dei detenuti, per cui talune strutture, seppur presenti, restano completamente inutilizzate: un esempio su tutti, i detenuti impegnati a preparare esami universitari non hanno a disposizione spazi e attrezzature per lo studio - così come invece prevede la legge 26 luglio 1975, n. 354, articolo 19, e il decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, articolo 21, 41, 42, 43, 44; ad altri detenuti non viene poi garantita una adeguata assistenza medico ospedaliera anche in casi di estrema urgenza;

per ciò che riguarda la funzionalità dei locali, la casa circondariale di Piacenza presenta altresì carenze e compromissioni: i locali deputati alle docce, ad esempio, hanno notevoli deficit strutturali e manutentivi; a ciò si aggiunga la pericolosità derivante dal fatto che in tali locali è impossibile garantire un livello almeno sufficiente di igiene che consenta la prevenzione di eventuali infezioni. Nel merito della situazione ho inoltre provveduto, già da tempo, ad inviare una segnalazione al provveditore regionale della amministrazione penitenziaria, segnalazione che, ad oggi, è ancora senza risposta;

inoltre la cucina, la lavanderia, le aule scolastiche e l'area verde presentano evidenti limiti di adeguatezza strutturale e operativa;

sulla base di un protocollo d'intesa, stilato in data 27 settembre 1990, tra la direzione generale istruzione professionale del Ministero della pubblica istruzione e la direzione generale istituti prevenzione e pena del Ministero della Giustizia è stato istituito anche il biennio di agraria. Le cinque classi di cui è stato, ad oggi, autorizzato il funzionamento sono però insufficienti a soddisfare tutte le richieste dei detenuti. Le classi assegnate alla casa circondariale rientrano nel contingente provinciale e qualora gliene fossero assegnate delle ulteriori, queste andrebbero a sottrarre classi agli istituti di secondo grado della provincia di Piacenza;

attualmente poi, all'interno della casa circondariale, si riesce a far lavorare ogni mese, mediamente, grazie a turnazione, 53/54 detenuti, su una popolazione di circa 420 persone;

in ultimo viene denunciato, da parte dei detenuti, la loro l'impossibilità a incontrare il magistrato di sorveglianza competente -:

se il Governo sia a conoscenza della grave situazione manutentiva, organizzativa e igienica in cui versa la casa circondariale di Piacenza;

se il Ministro intenda intervenire, e in quali tempi, al fine di rimuovere la carenze illustrate e ivi assegnare risorse e personale tali da superare o, quantomeno, attenuare le numerose criticità presenti nella struttura. (4-07517)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07522
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 334 del 09/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07522
presentata da
RITA BERNARDINI
mercoledì 9 giugno 2010, seduta n.334

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

sul quotidiano La Provincia Pavese del giorno 4 giugno 2010 è uscito un articolo intitolato: «Polizia penitenziaria in protesta, agenti rifiutano la mensa di servizio del carcere»;

l'articolo dà conto dello stato di agitazione indetto dalla polizia penitenziaria nel carcere di Pavia, dove i Baschi Azzurri hanno cominciato lo «sciopero della mensa», atteso che da lunedì 7 giugno 2010 il personale di polizia penitenziaria non mangerà più alla mensa di servizio del carcere;

lo sciopero della mensa è il primo passo dello stato di agitazione, visto e considerato che la polizia penitenziaria ha già preannunciato la possibilità «di porre in atto altre e più eclatanti forme di protesta»;

secondo i sindacati nel carcere di Pavia «dovrebbero esserci 285 agenti di polizia penitenziaria; attualmente sono in organico in 214, ma di questi circa 40 sono assenti a vario titolo, distaccati presso altre sedi per vari motivi o a disposizione dell'ospedale militare. In pratica, ci vorrebbero 110 persone in più. Tanto che il personale continua a lavorare in emergenza e a livelli minimi di sicurezza. Ad esempio è consuetudine che un operatore penitenziario debba lavorare da solo in sezione con un rapporto agente/detenuto di 1 a 50. Gli agenti arrivano a fare 35-40 ore di straordinari al mese»;

i sindacati sottolineano anche il problema del sovraffollamento: a Pavia ci dovrebbero essere 250 detenuti e invece ce ne sono 440, senza dimenticare l'introduzione della terza branda. Una brandina da campeggio, pieghevole, che si apre la sera e si mette via al mattino;

l'istituto penitenziario in questione è fatiscente, ci sono infiltrazioni d'acqua praticamente dappertutto, scale senza l'antiscivolo, impianti elettrici approssimativi -:

quali provvedimenti il Ministro intenda adottare per far fronte alle gravi carenze di organico del personale penitenziario in servizio presso la casa circondariale di Pavia;

quali provvedimenti il Ministro intenda adottare per affrontare e risolvere la condizione di pesante sovraffollamento del carcere di Pavia. (4-07522)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07521
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 334 del 09/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07521
presentata da
RITA BERNARDINI
mercoledì 9 giugno 2010, seduta n.334

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

un lancio dell'agenzia di stampa ANSA del giorno 7 giugno 2010 riferisce del 29esimo suicidio verificatosi all'interno delle carceri italiane dall'inizio del 2010;

il detenuto morto suicida si chiamava Alessandro Lamagna, 34enne, e si è tolto la vita nel carcere «Fuorni» di Salerno;

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, l'uomo è andato nel bagno della cella portando con sé un pezzo di lenzuolo, che ha poi usato a mo' di cappio impiccandosi;

i tre detenuti che dividevano con lui la cella, non vedendolo uscire dal bagno, hanno dato l'allarme, ma quando sono arrivati gli agenti della polizia penitenziaria, il detenuto era già morto;

Alessandro Lamagna avrebbe finito di scontare la sua pena nel 2012 -:

di quali informazioni disponga il Ministro interrogato in merito all'esatta dinamica dei fatti che hanno portato al suicidio del signor Alessandro Lamagna. (4-07521)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07520
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 334 del 09/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07520
presentata da
RITA BERNARDINI
mercoledì 9 giugno 2010, seduta n.334

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

sul quotidiano Brescia Oggi del giorno 1o giugno 2010 è uscito un articolo intitolato: «Pochi agenti e troppi detenuti, la polizia penitenziaria in affanno»;

l'articolo dà conto della drammatica situazione in cui versa il carcere Canton Mombello di Brescia dove, a fronte di 520 detenuti presenti (298 la capienza massima tollerabile), il reparto di polizia penitenziaria è composto da 258 unità, ben 106 in meno rispetto alle 364 previste;

sul punto il comandante della polizia penitenziaria del carcere di Canton Mombello, Pietro Pili, ha dichiarato che nel corso dell'anno il corpo dei baschi azzurri è riuscito a sorvegliare 53 detenuti ricoverati in strutture sanitarie esterne, a garantire 8.658 colloqui e ad eseguire 2.340 traduzioni in aula, a compiere 63 attività di polizia giudiziaria, 30 sequestri di sostanze stupefacenti o banconote false e 787 perquisizioni ordinarie;

la direttrice, Maria Gabriella Lusi, definisce il carcere di Brescia «antico e forte, in cui però sovraffollamento e carenza di spazi incidono sul lavoro dei poliziotti giudiziari, amplificando la difficoltà di gestire il 70 per cento di detenuti stranieri divisi in 40 etnie: un lavoro oscuro che merita il riconoscimento pubblico, perché Canton Mombello vuole dialogare con la città» -:

quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato, con urgenza, per garantire normali condizioni di vita ai detenuti ed agli operatori del carcere Canton Mombello di Brescia. (4-07520)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07529
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 334 del 09/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07529
presentata da
RITA BERNARDINI
mercoledì 9 giugno 2010, seduta n.334

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

un lancio dell'agenzia di stampa AGI del giorno 4 giugno 2010 riferisce dell'evasione di un detenuto ricoverato presso il policlinico Gemelli di Roma;

Manuele Di Tomasi, ventiseienne, era stato ricoverato presso il policlinico Gemelli di Roma, dopodiché è riuscito ad eludere la sorveglianza degli agenti penitenziari ed è evaso. Il giovane era ricoverato al decimo piano del nosocomio romano per patologie collegate ad uno stato depressivo;

sulla vicenda la Uil Pa Penitenziari, attraverso il segretario regionale del Lazio, Daniele Nicastrini, ha sottolineato le difficoltà in cui operano i poliziotti penitenziari rilasciando la seguente dichiarazione: «Purtroppo le già difficili condizioni di lavoro che derivano dal particolare momento che si vive all'interno dei penitenziari non possono non riflettersi anche sui servizi esterni. Più e più volte abbiamo denunciato la grave deficienza organica del personale chiamato a lavorare all'interno degli istituti penitenziari o a svolgere compiti operativi come il servizio delle traduzioni e dei piantonamenti in luoghi esterni di cura. Nel Lazio, pur operando circa 5.000 unità di polizia penitenziaria, coloro che effettivamente svolgono servizi interni e/o direttamente connessi alla sorveglianza, ai piantonamenti e alle traduzioni sono appena 3.200. Questo sta a significare che circa 1.800 unità sono impiegate in luoghi diversi dai penitenziari, presumibilmente impiegati nei palazzi del potere. Occorre quindi stanare quelle sacche di privilegio che in questi tempi di magra sono un'offesa per chi con sacrificio, molto prossimo al martirio, opera in prima linea: purtroppo al Dap ma alla stessa via Arenula non paiono sensibili a questo problema. Evidentemente nell'Amministrazione Penitenziaria, mentre al Governo si parla di sprechi da comprimere, si opera in senso opposto. Anche se nell'occasione non possiamo esimerci dal biasimare la superficialità e la negligenza del personale addetto ai controlli e alla sorveglianza -:

quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato per reperire i fondi necessari per le strutture, i mezzi e il personale atti a garantire la sicurezza nelle carceri e nell'espletamento dei servizi esterni ad esso;

se, più in generale, visti gli attuali vuoti d'organico di cui soffre il Corpo dei «baschi azzurri», il Governo non intenda richiamare in servizio i quasi 2.000 agenti penitenziari distaccati tra Ministero e Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il cui utilizzo sul campo risulterebbe quanto mai prezioso;

quale sia l'esatta dinamica di questo episodio e sul complesso più generale delle evasioni registrate negli ultimi due anni fornendo ogni elemento al riguardo nelle sedi che riterrà più opportune;

se intenda aprire una rigorosa inchiesta amministrativa sull'evasione del detenuto Manuele Di Tomasi.(4-07529)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07525
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 334 del 09/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07525
presentata da
RITA BERNARDINI
mercoledì 9 giugno 2010, seduta n.334

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

un lancio dell'agenzia di stampa AGI del giorno 4 giugno 2010 riferisce della dura protesta contro il sovraffollamento portata avanti dai detenuti rinchiusi negli istituti penitenziari di Padova;

la protesta dei detenuti è stata messa in atto, in un primo momento, attraverso la battitura delle stoviglie sulle grate e sui cancelli delle celle e, successivamente, anche attraverso il rifiuto del vitto fornito dall'amministrazione;

sulla vicenda il segretario della Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno, ha dichiarato che «i motivi della protesta sono da riportarsi allo stato di particolare sovraffollamento delle strutture. Questa è solo la punta dell'iceberg: i 67.602 detenuti registrati nelle carceri italiane ieri alle 17.00 la dicono lunga sulla necessità di intervenire a deflazionare un sovrappopolamento che genererà, inevitabilmente gravi problemi di gestione e di ordine pubblico»;

a Padova gli 808 ristretti alla casa di reclusione (a fronte di una capienza massima di 439) e i 291 presenti alla casa circondariale (a fronte di una capienza massima di 209) testimoniano la gravità della situazione che era stata denunciata già da tempo da pressoché tutti gli operatori del settore -:

se non si ritenga opportuno, con atto immediato, predisporre una qualificata ed articolata ispezione all'interno degli istituti penitenziari di Padova, per accertare se nelle condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti non siano ravvisabili situazioni inaccettabili. (4-07525)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07523
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 334 del 09/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07523
presentata da
RITA BERNARDINI
mercoledì 9 giugno 2010, seduta n.334

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

un lancio dell'agenzia di stampa AGI del giorno 4 giugno 2010 riferisce della protesta scoppiata tra i detenuti nel carcere milanese di San Vittore;

i detenuti ristretti all'interno della casa circondariale di Milano San Vittore protestano nei confronti del sovraffollamento dell'istituto, ormai giunto al di sopra della soglia di guardia, e delle conseguenti precarie condizioni detentive;

la protesta va ormai avanti da due giorni; in pratica per un paio d'ore ogni sera, a partire dalle 18.30/19, i detenuti battono pentole, coperchi, inferriate e tutto quanto possa fare rumore. Qualcuno brucia le lenzuola della cella e altri fanno esplodere qualche bomboletta di gas monouso;

secondo il dottor Urso, sindacalista della Uil Pa Penitenziari, fino a questo momento, a parte il rumore e i danni alle suppellettili, non si sono registrate situazioni critiche nei confronti del personale di polizia penitenziaria, che è però in stato di allerta;

il carcere di San Vittore dovrebbe ospitare 900 detenuti ma attualmente ne conta 1.592. Le richieste di sfollamento vanno a rilento perché la ricettività nazionale è ormai al limite. Si registrano anche difficoltà ad attuare i trasferimenti; tutto ciò mentre il personale di polizia penitenziaria continua a diminuire per effetto dei pensionamenti e del mancato turn-over le risorse economiche diminuiscono per effetto dei tagli e la condizione degli istituti penitenziari si fa sempre più drammatica, soprattutto per chi ci lavora -:

quali iniziative intenda assumere il Governo per intervenire tempestivamente rispetto al grave problema del sovraffollamento nonché alle ancor più drammatiche urgenze edilizie e igienico-sanitarie della casa circondariale di San Vittore, per le quali non si può certo aspettare la ancora assai lontana prospettiva di realizzazione del cosiddetto «piano carceri». (4-07523)
 
 

Scritto da: Damiano Bellucci
(Leggi tutti gli articoli di Damiano Bellucci)






 

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