Novembre 2016
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Interrogazioni parlamentari sul carcere 10 - 14 gennaio 2011.


Polizia Penitenziaria - Interrogazioni parlamentari sul carcere 10 - 14 gennaio 2011.

Notizia del 25/01/2011

in Dal Parlamento.

(Letto 3495 volte)

Scritto da: Damiano Bellucci

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ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04349
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 485 del 12/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: D'AMBROSIO LETTIERI LUIGI
Gruppo: IL POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 12/01/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-04349
presentata da
LUIGI D'AMBROSIO LETTIERI
mercoledì 12 gennaio 2011, seduta n.485
D'AMBROSIO LETTIERI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
la casa circondariale di Spinazzola, sezione distaccata di Trani, è un istituto nuovo e in buone condizioni strutturali ma poco utilizzato;
detto istituto è dotato di tre sezioni: la prima ospita 20-30 detenuti ed è quasi sempre al completo, mentre la seconda - destinata ai detenuti in regime di semilibertà - è quasi vuota; la terza sezione è assolutamente deserta per carenza di personale;
nella casa circondariale di Spinazzola, in qualità di sezione distaccata, il personale in servizio, provenendo da altre strutture, è del tutto temporaneo e consta di un esiguo numero di unità di poliziotti penitenziari, un educatore e un criminologo;
considerato che:
l'utilizzo della struttura nel suo complesso, dotata di ben 34 stanze con bagno - adatte a ospitare tre detenuti ciascuna per un totale di 102 e, quindi, in linea con gli standard europei - concorrerebbe a risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, almeno di quelle pugliesi;
l'assegnazione di un numero maggiore di detenuti sarebbe immediatamente possibile ma, di fatto, è inibita dalla carenza di personale;
per la piena attivazione dell'istituto occorrerebbe, pertanto, una consistente integrazione del numero di unità di personale, sia di Polizia penitenziaria che nei ruoli amministrativo o contabile,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dello stato in cui si trova la casa circondariale di Spinazzola e, in caso affermativo, se e in quali modi intenda intervenire al fine di procedere all'integrazione del personale necessario per rendere completamente fruibile la predetta struttura e ridurre, nel contempo, l'annoso problema del sovraffollamento carcerario.
(4-04349)
 
 
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04350
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 485 del 12/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: D'AMBROSIO LETTIERI LUIGI
Gruppo: IL POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 12/01/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-04350
presentata da
LUIGI D'AMBROSIO LETTIERI
mercoledì 12 gennaio 2011, seduta n.485
D'AMBROSIO LETTIERI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
l'istituto penitenziario del capoluogo pugliese, aperto negli anni '20, è dotato di una sezione femminile che necessiterebbe di lavori di ristrutturazione sia all'interno che all'esterno tali da rendere maggiormente vivibile ciascuna unità detentiva;
in particolare, sarebbero necessari lavori di ammodernamento sia al piano terreno, dove sono presenti, tra l'altro, la sala colloqui, l'aula per la socialità e quella per i corsi scolastici, sia ai piani primo e secondo, ove sono collocate le stanze per la detenzione;
ciascun piano della sezione, poi, è dotato di ballatoi necessari per circoscrivere gli spazi perimetrali, con spazio vuoto al centro degli stessi piani, secondo una vecchia concezione, ormai ampiamente superata;
anche le unità di personale in servizio presso la citata sezione femminile del carcere, infine, risultano essere sottodimensionate e pertanto, sarebbe necessario un'integrazione di organico,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra riportato e, in caso affermativo, se intenda disporre l'integrazione di organico necessaria per un buon funzionamento dell'istituto e se ritenga di individuare, nell'ambito della programmazione economica destinata alle opere di manutenzione straordinaria, le risorse occorrenti alla esecuzione dei lavori di ristrutturazione della struttura.
(4-04350)
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04344
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 485 del 12/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: FLERES SALVO
Gruppo: IL POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 12/01/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-04344
presentata da
SALVO FLERES
mercoledì 12 gennaio 2011, seduta n.485
FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che l'interrogante ha presentato due atti di sindacato ispettivo (4-03117 pubblicato il 6 maggio 2010 e 4-03628 pubblicato il 15 settembre 2010) riguardanti le circostanze misteriose della morte del diciannovenne Carmelo Castro, incensurato, detenuto presso il carcere di Catania piazza Lanza dal 25 al 28 marzo 2009, giorni in cui è stato rinvenuto morto;
considerato che:
il quotidiano "La Sicilia" del 5 gennaio 2011 riporta, ancora una volta, nuovi particolari circa il presunto suicidio del detenuto;
da ultimo, secondo più recenti ricostruzioni, Castro si sarebbe tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo annodato al pomello di un letto a castello nella cella di isolamento nella quale era recluso;
il detenuto sarebbe stato rinvenuto all'impiedi con il lenzuolo attorno al collo;
l'associazione "Antigoneonlus per i diritti e le garanzie nel sistema penale" in un rapporto riguardante il "caso Castro" ha precisato che il predetto letto a castello è alto 170 centimetri; tale circostanza è stata verificata personalmente dall'interrogante in occasione di una recente visita presso la struttura carceraria in veste di Garante per i diritti dei detenuti siciliani;
l'altezza del detenuto Castro è certificata in 175 centimetri;
l'altezza del letto concorrerebbe, insieme ad altri indizi, a confutare le predette ricostruzioni sulla morte del ragazzo, il quale si sarebbe tolto la vita impiccandosi a un letto meno alto della sua stessa figura;
preso atto che:
il 27 luglio 2010 il giudice delle indagini preliminari ha disposto l'archiviazione del caso;
i familiari della vittima, alla luce delle nuove risultanze, hanno chiesto la riapertura delle indagini sulla morte del loro congiunto,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del caso giudiziario del detenuto Carmelo Castro;
se corrisponda al vero che le indagini riguardanti il presunto suicidio di Castro siano state archiviate e, in caso affermativo, con quali motivazioni;
se dagli esiti di dette indagini risultino eventuali responsabilità e/o omissioni del personale penitenziario e/o sanitario;
se risulti che dette indagini siano state riaperte e, in caso affermativo, con quali motivazioni;
se ritenga di dover disporre un'indagine ministeriale presso gli uffici della Procura della Repubblica di Catania al fine di verificare le modalità di svolgimento delle indagini sulla morte del detenuto Castro e accertare la sussistenza dei requisiti per la riapertura del caso per quindi procedere alla ricostruzione dei fatti così come effettivamente si sono svolti nella giornata del 28 marzo 2009 e che hanno portato alla morte del giovane incensurato.
(4-04344)
 
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04353
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 485 del 12/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: LANNUTTI ELIO
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 12/01/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELL'INTERNO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-04353
presentata da
ELIO LANNUTTI
mercoledì 12 gennaio 2011, seduta n.485
LANNUTTI - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:
l'11 luglio 2003 Marcello Lonzi, 29 anni, muore nel carcere "Le Sughere" di Livorno. Secondo l'autopsia la morte sarebbe avvenuta per cause naturali (arresto cardiaco);
la madre di Marcello Lonzi non crede alla spiegazione che viene data riguardo alla morte del figlio e si batte con tutte le forze per ottenere un supplemento di indagine presentando una denuncia e il pubblico ministero Roberto Pennisi apre un fascicolo, contro ignoti, per omicidio;
la stampa riporta dichiarazioni della madre di Marcello Lonzi, signora Maria Ciuffi, che ritiene che suo figlio non sia morto per cause naturali ma a seguito di un violento pestaggio. Le foto del corpo consultabili su Internet lasciano, infatti, parecchie perplessità sulla versione ufficiale e aprono ipotesi diverse da quelle formulate in sede d'autopsia;
le ferite riportate dal giovane detenuto, tra cui diverse bruciature ed abrasioni sul torace e ferite al volto, striature viola sulla pelle gonfia e rialzata ed ecchimosi, sollevano numerosi dubbi sui reali motivi del decesso;
Maria Ciuffi si costituisce come parte offesa nel procedimento (a carico di ignoti) per la morte di suo figlio. Tramite il suo avvocato si riserva di chiedere la riesumazione del corpo, per farlo sottoporre a nuove perizie;
il pm Roberto Pennisi avanza richiesta di archiviazione del procedimento (per omicidio), aperto contro ignoti, sulla morte di Marcello Lonzi. Anche secondo il pm Marcello sarebbe morto per un infarto, dovuto a "cause naturali";
Maria Ciuffi si oppone alla richiesta di archiviazione, chiedendo un supplemento di indagine. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Livorno, Rinaldo Merani, respinge la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Pennisi, e fissa l'udienza preliminare, durante la quale il caso sarà discusso;
il pm Pennisi dichiara davanti al gip Merani che tutti gli atti di indagine "doverosamente eseguiti a seguito del fatto" sono valsi "a escludere ipotesi diverse da quelle che riconducono la morte del Lonzi a cause naturali";
il 10 dicembre 2004 il giudice delle udienze preliminari, Rinaldo Merani, accoglie la richiesta di archiviazione presentata del pm Roberto Pennisi;
la perizia effettuata sul corpo di Marcello, da cui l'archiviazione del 2004, riporta che ci sono due costole rotte, una mandibola fratturata (sinistra), lo sterno fratturato, un'escoriazione a V;
Maria Ciuffi denuncia il pm di Livorno Roberto Pennisi (magistrato di turno la notte del decesso), il medico legale Bassi Luciani (che eseguì l'autopsia) e un agente di polizia penitenziaria il cui nome non risulta chiaro negli atti (Giudice Nicola o Nobile Nicola). All'udienza, davanti al gip di Genova, dottor Fenizia, viene presentata una contro-perizia medico-legale. Il gip si riserva di decidere se dare seguito alla denuncia, oppure se archiviarla;
il gip di Genova archivia la denuncia di Maria Ciuffi, ma allo stesso tempo prende atto che la contro-perizia contiene elementi che potrebbero "avere una qualche rilevanza ai fini della riapertura delle indagini, a norma dell'articolo 414 del codice penale".
nel 2006 la salma di Marcello Lonzi viene riesumata per essere sottoposta ad una nuova perizia medico-legale. Alcune ferite non sono compatibili con la versione ufficiale della sua morte, arresto cardiaco per "cause naturali";
la madre riferisce che in quell'occasione "si scopre che le costole rotte non sono più due, ma bensì otto e che non c'è solo un buco in testa, ma ce ne sono due, di cui uno profondo fino all'osso e addirittura ci trovano attaccata la vernice blu scura della cella. Si trova anche il polso sinistro fratturato, di cui il primo medico legale Alessandro Bassi Luciani non aveva parlato";
la signora Ciuffi viene convocata per il 25 maggio 2010 dal dottor Giaconi, che sta svolgendo le indagini, ma, purtroppo, alcuni giorni prima viene chiamata dai giornalisti di Livorno, che le dicono: "Signora Ciuffi, il Procuratore capo Francesco De Leo ha chiesto l'archiviazione";
la signora si lamenta: "Si archivia per morte naturale" nel 2004 e nel 2010 "Si archivia per un forte infarto", ma «io invece voglio un processo, credo sia un mio diritto avere un processo vero e proprio»;
dichiara la madre di Lonzi: "Ora sono arrivata a un punto che sinceramente non ce la faccio più e sono in Cassazione. Perché è dal 3 giugno che è stata depositata in Cassazione a Roma e ancora la sentenza non è stata emessa. Non mi aspetto granché, come mi ha detto l'avvocato. A quel punto ricorrerò a Strasburgo";
sul sito www.beppegrillo.it, alla data del 7 gennaio 2011, è raccontato il dramma di Maria Ciuffi. "La pena di morte è stata abolita dalla Costituzione nel 1948. In carcere muoiono però ogni anno più di 100 detenuti in circostanze misteriose. Ad esempio un ragazzo può morire di infarto a Livorno, lo dice il medico del carcere, con otto costole rotte, due denti spezzati, due buchi in testa, mandibola, sterno e polso fratturati. Di infarto, non a causa di un pestaggio. Marcello Lonzi, un ragazzo, era stato condannato per tentato furto, nove mesi di reclusione. Sua madre vuole la verità e le scuse dallo Stato che avrebbe dovuto vigilare sulla vita di suo figlio";
tra le numerose contraddizioni e i fatti anomali che hanno caratterizzato la triste vicenda la signora Ciuffi evidenzia anche che: «Dalle testimonianze che ho letto (...) risultano due detenuti che dicono.., "Abbiamo visto il Lonzi prendersi con un appuntato", l'appuntato gli ha detto "Stai buono". Insomma si sono un po' presi a parole, dicono "Poi il pomeriggio alle tre ci hanno chiuso blindati e si sentiva correre su e giù voci sconosciute, la mattina dopo del giorno dopo ci hanno detto che Marcello era morto". Sui verbali scritti invece risultano contraffatti, perché si vede che sono ritoccati con la penna negli orari delle guardie che erano in servizio, l'orario della morte (hanno messo le 20:20 e poi le 0.00, poi le 20), insomma ancora devo sapere se mio figlio è morto nel pomeriggio alle tre e mezzo, come hanno dichiarato alcuni detenuti, ed è agli atti, o se mio figlio veramente è morto alle 20:14, ancora non lo so»;
continua la madre di Marcello: «Quello che so è che non c'era il dottore, anche se il carcere insiste a dire che c'era il medico, perché la dottoressa del 118 dichiara "Io sono entrata, mi sono avvicinata e purtroppo dal corpo già viola, già.. ho capito che questo ragazzo era morto". Dopo si accosta un signore, lo tocca e dice, questa dottoressa del 118 "Quello che mi ha colpito di questo signore è che lo toccava senza guanti, allora mi sono permessa di chiedere chi era e lui mi dice: "Sono il medico del carcere". Perciò era entrato con la macchina nel frattempo che entrava il 118. Anche lì allora perché hanno messo il medico, dott. Orlando, è corso subito, quando invece il medico in quel momento non era presente in carcere?»,
si chiede di sapere:
quali siano state le cause del decesso di Marcello Lonzi, morto l'11 luglio 2003 nel carcere "Le Sughere" di Livorno;
come sia stato possibile refertare decesso per infarto, in presenza di otto costole rotte, due denti spezzati, due buchi in testa, mandibola, sterno e polso fratturati;
se risponda al vero che ci possano essere verbali contraffatti, come accusa la madre di Marcello Lonzi, perché ritoccati a penna negli orari in cui i secondini erano in servizio;
se, alla luce di quanto riferito dalla dottoressa del 118 intervenuta, risponda al vero che non ci fosse il dottore in sede, anche se la direzione del carcere insiste a dire che c'era il medico;
se risponda al vero che il medico del carcere, dottor Orlando, sia arrivato dopo mentre dal referto sarebbe risultato presente nei momenti successivi al decesso, configurando eventuale omissione di soccorso;
se risponda al vero che a fronte di un primo referto del medico legale, dove sarebbe stato scritto di due costole rotte, sarebbero stati poi accertati otto costole rotte e due buchi in fronte;
se, alla luce delle accuse della signora Ciuffi, la Procura di Livorno non abbia voluto insabbiare i fatti sopra esposti senza prendere in considerazione le testimonianze dei compagni di cella;
quali misure urgenti si intenda adottare, sia per fare luce sulla morte di Marcello Lonzi e rendere così giustizia, sia per evitare che tali morti assurde nelle carceri italiane abbiano a ripetersi;
se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, alla luce di quanto esposto, attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento per dare giustizia ad una madre, Maria Ciuffi, e diradare le nebbie che avvolgono la misteriosa morte di un giovane di 29 anni.
(4-04353)
 
 
ATTO SENATO
INTERPELLANZA 2/00299
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 484 del 12/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BELISARIO FELICE
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 12/01/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interpellanza 2-00299
presentata da
FELICE BELISARIO
mercoledì 12 gennaio 2011, seduta n.484
BELISARIO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
l'interpellante è venuto a conoscenza della situazione di estremo disagio e pericolosità esistente all'interno della casa circondariale di Potenza;
i rappresentanti sindacali degli operatori della casa circondariale da oltre un anno protestano affinché siano eliminate, o quanto meno limitate, le ormai davvero insostenibili difficoltà lavorative vissute quotidianamente sia dagli agenti che dal personale amministrativo;
il carcere necessita di urgentissimi ed importanti interventi di ristrutturazione, che dovrebbero interessare tutte le strutture interne, quali le celle di detenzione, i corridoi, i solai, le sale adibite ai servizi interni, gli spazi di passaggio ed anche la cinta muraria, la quale, per le condizioni in cui versa, è inadeguata e pericolosa per l'incolumità fisica, oltre che non conforme alle norme di sicurezza. Nelle pressoché perenni condizioni di sovraffollamento della struttura carceraria, tuttavia, si riescono ad operare esclusivamente piccole ristrutturazioni d'emergenza;
l'edificio carcerario, risalente agli anni '50 del secolo scorso, non rispetta le indicazioni del regolamento dell'amministrazione penitenziaria del 2000;
le celle, singole o quadruple, a causa del sovraffollamento, ospitano rispettivamente due o cinque detenuti, non garantendo condizioni di vivibilità ai reclusi ed agli operatori;
le attività supplementari - quali il cineforum, il teatro, i corsi di agricoltura e, più in generale, ogni attività ricreativa - sono interrotte o significativamente compromesse dalla mancata ristrutturazione degli spazi o dall'impossibilità della fruizione degli stessi;
all'interno della casa circondariale, nonostante una capienza regolamentare di 169 detenuti, sono ospitati mediamente più di 260 reclusi, tra i quali moltissimi stranieri, diversi tossicodipendenti e numerosi con problemi psichici;
l'età media degli operatori è molto alta e scarseggiano le figure degli educatori, degli assistenti sociali, degli infermieri e degli psicologi;
i dipendenti tuttora operanti devono sopportare turni massacranti, anche di 12 ore consecutive, in condizioni di notevole stress psicofisico che finisce per determinare l'aumento della percentuale di assenza degli operatori stessi dal servizio;
come riportato in precedenti e numerosi atti di sindacato ispettivo già indirizzati al Ministro in indirizzo: a) tutte le traduzioni vengono effettuate sotto scorta con responsabilità diretta del personale e del coordinatore del Nucleo traduzioni e piantonamenti; b) il personale addetto alla vigilanza ed osservazione delle sezioni detentive subisce un sovraccarico di lavoro dovuto al sovraffollamento crescente di detenuti, svolgendo quotidianamente tripli incarichi, tanto da non riuscire addirittura a consumare il pasto; c) gli ispettori sono costretti a sopperire alle emergenze, diventate, di fatto, quotidianità; gli impiegati svolgono incarichi operativi al posto degli agenti di Polizia; d) il personale femminile non può garantire, a causa dell'esiguità delle operatrici, la gestione dell'unico reparto femminile presente a livello regionale. Causa maternità, aspettativa o altro, risultano infatti in servizio solo 7 operatrici su 14. Di queste, solo 4 possono effettuare servizio notturno, obbligando gli agenti maschi ad espletare il loro lavoro in reparti per detenuti di sesso diverso;
considerato che:
il livello del degrado raggiunto all'interno della casa circondariale di Potenza offende la dignità umana, e la mancanza di spazi adeguati determina condizioni di inciviltà della detenzione;
le incredibili carenze denunciate comportano il mancato rispetto delle norme riguardanti le misure detentive e, più in generale, anche di quelle sulla sicurezza sul lavoro, rappresentando la negazione dei più elementari diritti del personale previsti dalle vigenti normative in materia e dai contratti;
il lavoro straordinario sarebbe di fatto imposto agli agenti penitenziari contro la loro volontà, in palese violazione dell'articolo 36 della Costituzione oltre che delle leggi in materia di lavoro pubblico,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno audire i rappresentanti sindacali degli operatori penitenziari, al fine di porre in essere ogni tempestiva iniziativa utile alla soluzione delle problematiche evidenziate in premessa;
come ed in quali tempi intenda riportare la legalità all'interno della casa circondariale di Potenza, con particolare riferimento ai casi di violazione dei più basilari diritti dei detenuti e delle norme riguardanti la sicurezza sul lavoro;
se le innumerevoli questioni evidenziate dall'interpellante - quali sovraffollamento, carenza di personale addetto alla sorveglianza, fatiscenza delle strutture - non siano pregiudizievoli del livello di sicurezza della struttura stessa.
(2-00299)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10363
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 416 del 12/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 12/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
12/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA SALUTE
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA SALUTE delegato in data 12/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10363
presentata da
RITA BERNARDINI
mercoledì 12 gennaio 2011, seduta n.416

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della salute, al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il giorno 31 dicembre 2010 a partire dalle ore 19 fino alla mattina alle ore 4.30 del 1o gennaio 2011, l'interrogante ha visitato l'istituto penale Due Palazzi di Padova insieme all'onorevole Marco Pannella, agli esponenti radicali Matteo Angioli e Maria Grazia Lucchiari e alla direttrice di Ristretti orizzonti, Ornella Favero; la visita, che ha comportato il giro cella-cella in tutte le sezioni dell'istituto, è stata guidata dal sovrintendente capo Giuseppe Racioppi;

proprio nel corso della visita, la delegazione è stata messa al corrente della drammatica situazione sanitaria, determinata in primo luogo dall'emergenza infermieristica; l'appalto per tale assistenza è stato vinto recentemente dalla Medical service assistance (Via Cristoforo Colombo 440 - Roma) che ha sostituito la cooperativa Alba Solidarietà Sociale (Via Garibaldi, Padova); questo passaggio di testimone ha comportato e comporta una serie di disfunzioni, tra le quali si segnalano:

a) gli infermieri precedentemente in servizio, alcuni dei quali prestavano la loro opera da quasi un decennio, si sono visti proporre un nuovo contratto che dimezza il loro già misero compenso orario (5 euro al posto dei 10 euro all'ora assicurati dalla Cooperativa) con l'onere aggiuntivo di doversi pagare un'assicurazione privata;

di fronte al rifiuto degli infermieri di accettare tali condizioni che ad avviso degli interroganti sono vere e proprie condizioni capestro, la Medical service assistance, ha fatto venire da Roma il personale sostitutivo che, non avendo alcuna esperienza di medicina penitenziaria, non solo non è riuscito e non riesce a coprire le 44 ore al giorno di servizio previste dal contratto (ne copre al massimo 32), ma non è in grado assicurare la continuità assistenziale, non conoscendo le problematiche dell'istituto;

il turn over dei nuovi infermieri - che vengono sistematicamente sostituiti - non garantisce nemmeno quel minimo di assistenza assicurato con la precedente convenzione essendo fondamentale in questo tipo di lavoro non solo una professionalità generica, ma una conoscenza del paziente e una capacità di ascolto che solo la continuità del servizio prestato è in grado di salvaguardare;

il metadone da somministrare ai detenuti tossicodipendenti viene, con la nuova gestione, preparato dal SERT di Padova perché il nuovo personale non conosce le procedure per la somministrazione che fino a ieri era assicurata dall'interno dell'istituto: ciò ha comportato e comporta notevoli ritardi nella distribuzione del farmaco;

la terapia insulinica non viene somministrata negli orari previsti e il ritardo - anche di alcune ore - comporta gravi rischi e sofferenza per i detenuti diabetici;

i prelievi di routine, che prevedono una particolare procedura informatica che i nuovi infermieri disconoscono e perciò non sono in grado di seguire, subiscono gravi ritardi che comportano seri deficit nei controlli -:

di quali elementi disponga il Governo, in ordine a quanto riportato in premessa anche per il tramite dell'osservatorio permanente sulla sanità penitenziaria di cui all'allegato A al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1o aprile 2008, modalità e criteri per il trasferimento al servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, dei rapporti di lavoro delle risorse finanziarie e delle attrezzature e beni strumentali in materia di sanità penitenziaria;

se la situazione rappresentata in premessa non comporti una grave compromissione dei livelli essenziali di assistenza e quali iniziative di competenza intendano assumere al riguardo.(4-10363)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10292
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 10/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10292
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

su La Nuova Sardegna del 29 dicembre 2010, pagina 36, è apparso un articolo intitolato: «Un atto di clemenza per Grazia Marine»;

l'articolo riporta la vicenda di Grazia Marine, donna che compirà 74 anni il prossimo 21 gennaio, madre di 10 figli, rinchiusa nel carcere sardo di Badu 'e Carros da ben 4 anni (con fine pena a gennaio 2013) perché accusata di essere stata la carceriera di Silvia Melis;

negli scorsi mesi i familiari dell'anziana detenuta si sono rivolti alla presidente dell'associazione Socialismo diritti e riforme, Maria Grazia Caligaris, sostenendo che per ragioni di salute Grazia Marine non può rimanere dentro quel carcere, in quanto, stando al loro racconto, la detenuta soffrirebbe di un numero piuttosto elevato di malanni vari;

sulla vicenda la ex consigliera regionale Maria Grazia Caligaris ha dichiarato: «La permanenza in carcere soprattutto in questi ultimi mesi sta mettendo a dura prova la resistenza fisica e psichica di Grazia Marine, orgolese, ristretta nel carcere di Badu 'e Carros. Da diversi anni in cura per ipertensione arteriosa, la donna, che ha avuto un infarto negli anni scorsi, convive con numerosi disturbi, tra i quali vi sarebbe anche la gotta, il che le impedisce di deambulare. Per cui, continuare a tenerla in stato di detenzione mette a rischio la sua vita»;

i familiari della detenuta sostengono che l'anziana non può più essere curata in modo adeguato all'interno del carcere e ciò nonostante le attenzioni dei medici e della polizia penitenziaria;

a giudizio della prima firmataria del presente atto, per una donna così anziana che ha sempre vissuto in condizioni decisamente poco agiate, forse sarebbe opportuno pensare a una pena attenuata almeno per garantirle il mantenimento della dignità -:

di quali informazioni dispongano circa i fatti riferiti in premessa;

se sia noto quali siano attualmente le condizioni di salute della signora Grazia Marine e se venga garantita alla detenuta tutta l'assistenza medico-sanitaria che il suo precario stato di salute richiede;

quali iniziative urgenti intendano adottare, negli ambiti di rispettiva competenza, affinché alla signora Grazia Marine venga assicurato il fondamentale diritto alla salute riconosciuto a livello costituzionale. (4-10292)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10336
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 416 del 12/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 12/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
12/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10336
presentata da
RITA BERNARDINI
mercoledì 12 gennaio 2011, seduta n.416

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:



il giorno 7 gennaio 2011 sul sito internet Umbria24 è apparso un articolo scritto da Daniele Bovi intitolato: «Le carceri umbre sovraffollate e violente. Capanne quarta in Italia per atti di autolesionismo»;


nell'articolo sono riportati alcuni dati forniti dalla UIL-PA Penitenziari e relativi alla difficile situazione che stanno attraversano gli istituti penitenziari umbri;



in particolare nelle carceri dell'Umbria - pur registrandosi un tasso di sovraffollamento «solo» del 47,4 per cento e, quindi, ben lontano dall'81 per cento di Puglia ed Emilia Romagna 0 dal 77 per cento della Calabria - si sono registrati, nel solo 2010, un suicidio, 19 tentati suicidi, 258 atti di autolesionismo, 13 aggressioni agli uomini e alle donne della polizia penitenziaria e 125 detenuti in sciopero della fame;



in particolare, nel solo carcere di Capanne, si sono verificati ben 146 atti di autolesionismo: un dato che piazza il penitenziario umbro al quarto posto in Italia dietro Firenze Sollicciano (302), Lecce (214) e Bologna (155);



sempre secondo i dati forniti dalla Uil-Pa Penitenziari, nel 2010 gli atti autolesionistici registrati a Spoleto sono stati 67, contro i 38 di Terni e i sette di Orvieto. Sei invece le aggressioni a Perugia, contro le tre a testa di Spoleto e Terni e l'unica di Orvieto. Sei i tentati suicidi a Perugia, Terni e Spoleto contro uno soltanto a Orvieto. Cinquantadue infine i detenuti in sciopero della fame nel carcere di Perugia contro i 59 di Spoleto, i 12 di Orvieto e i due di Terni -:


se non intendano avviare, negli ambiti di rispettiva competenza, una indagine ispettiva presso gli istituti di pena umbri, in particolare presso il carcere di Capanne;


quanti degli atti suicidiari e autolesivi indicati in premessa siano stati compiuti dai detenuti durante la fase iniziale della carcerazione e quanti nel corso del periodo di isolamento;



quanti reclusi, tra quelli che hanno tentato il suicidio o che hanno compiuto atti autolesivi, fossero tossicodipendenti;



se in tutti gli istituti di pena umbri sia presente e funzionate il servizio «nuovi giunti» e lo staff multidisciplinare che lo compone;



se, alla luce dell'alto tasso di suicidi, tentati suicidi e atti di autolesionismo registrato nel solo 2010 nelle carceri umbre e, in particolare, in quello di Capanne, non ritengano, negli ambiti di rispettiva competenza, di dover intensificare - così come previsto nella circolare GDAP n. 0177644-2010 del 24 aprile 2010 - l'attività di sostegno e riabilitazione dei detenuti mediante la predisposizione ed il miglioramento di moduli procedurali che coinvolgano la polizia penitenziaria, gli operatori dell'area educativa, il personale sanitario e gli assistenti volontari nelle seguenti attività: a) effettuazione di sempre più accurate scelte dell'ubicazione detentiva; b) approfondimenti dell'osservazione della personalità; c) più celeri attivazioni di eventuali programmi diagnostici e terapeutici anche, ad esempio, con il coinvolgimento del SE.r.T.;


se e quali urgenti iniziative il Governo intenda adottare e promuovere al fine di aumentare gli organici del personale penitenziario ed amministrativo, nonché per quanto di competenza dei medici, degli infermieri, degli assistenti sociali, degli educatori e degli psicologi in servizio presso gli istituti di pena umbri, in modo da rendere lo stesso adeguato al numero delle persone ivi recluse. (4-10336)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10291
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 10/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10291
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI,FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

sul Corriere di Como del 29 dicembre 2010 è apparso un articolo intitolato: «Medici del carcere in rivolta: siamo pronti a dimetterci tutti»;

i sei medici del servizio integrazione di assistenza sanitaria (Sias) del carcere Bassone di Como si sono uniti alla protesta iniziata la scorsa settimana dagli agenti di polizia penitenziaria lamentando che i muri degli ambulatori sono scrostati, di non avere una connessione a internet e che i locali sono così freddi che si vedono costretti a visitare i pazienti con guanti e giacca;

la dottoressa Teresa Cera, portavoce del pool di medici in sciopero, ha dichiarato: «Il primo problema è la condizione igienico-sanitaria in cui lavoriamo. Gli ambulatori della sezione maschile e femminile sono in condizioni totalmente inadatte: in quello femminile ci sono dieci gradi, a volte dobbiamo visitare con guanti e giacca. Soltanto da quest'anno abbiamo una stufetta elettrica che riscalda un po' l'ambiente dove viene utilizzata. Nell'ambulatorio maschile la temperatura oscilla tra i 12 e i 16 gradi. I caloriferi perdono, l'intonaco cade e c'è muffa nel bagno e nell'ambulatorio. Due settimane fa è andata a fuoco un presa ed è saltato un computer. Non abbiamo un fax personale e nemmeno una connessione a internet, che servirebbe anche per l'elettrocardiografo. Oltretutto, dal 2005 prendiamo 23 euro lordi all'ora, a qualsiasi ora di qualsiasi giorno dell'anno. Da due anni non dipendiamo più dal ministero della Giustizia, ma da quello della Salute, e le nostre condizioni sono invariate: o la situazione cambia, oppure saremo pronti a dimetterci» -:

di quali informazioni dispongano circa i fatti riferiti in premessa;

quali provvedimenti urgenti intendano promuovere o adottare, negli ambiti di rispettiva competenza, al fine di rimuovere i problemi, le criticità e i disagi denunciati dai sei medici del servizio integrazione di assistenza sanitaria (Sias) assegnati presso il carcere Bassone di Como. (4-10291)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10289
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 10/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10289
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il 20 dicembre 2010 si è impiccato nel carcere di Genova Pontedecimo il signor Marco Fiori;

fin dall'inizio le modalità del suicidio hanno attirato l'attenzione della procura della Repubblica tanto è vero che sul quotidiano Il Secolo XIX del 22 dicembre 2010 è apparso un articolo intitolato: «24enne si impicca in carcere: per la Procura è istigazione al suicidio»;

l'articolo contiene spunti interessanti rispetto ai quali il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria dovrebbe fare piena luce: «La svolta è arrivata ieri mattina, quando il sostituto procuratore Alberto Lari ha aperto ufficialmente l'indagine per "istigazione al suicidio". E il passaggio successivo, altrettanto importante, è stata la richiesta d'un dettagliato dossier alla direttrice del carcere, mentre nelle prossime ore sarà eseguita l'autopsia all'istituto di medicina legale del San Martino. C'è qualcosa che non torna, nella morte di Marco Fiori, il ventiquattrenne che domenica sera si è impiccato nel penitenziario di Pontedecimo, legando una corda nel bagno. O meglio: i passati problemi della vittima, che già in due occasioni aveva provato a togliersi la vita ed era inquadrato quale "detenuto ad alto rischio", come potevano conciliarsi con il recentissimo trasferimento nella cella di Fabrizio Bruzzone, carabiniere assassino a sua volta considerato borderline? È questo il nocciolo degli accertamenti, che devono dar risposta a due domande delicate. Primo: si poteva in qualche modo evitare il suicido, c'è stata qualche falla (burocratica) nel meccanismo che non ha infine saputo evitare la tragedia? E soprattutto: c'è chi potrebbe aver spinto Marco a compiere un gesto estremo? Non è un mistero che, da subito, il caso di Fiori fosse stato considerato anomalo. Il giovane era infatti agli arresti dal 7 maggio scorso, quando fu bloccato a San Fruttuoso dopo aver rapinato un supermercato per pagarsi debiti di droga. Sulle prime era stato dipinto come il bandito che aggrediva e derubava le anziane del quartiere, e per questo "punito" con una violentissima aggressione a Marassi. In altre due occasioni era stato invece picchiato perché aveva contribuito con le sue dichiarazioni a incastrare una banda di spacciatori, o per aver semplicemente incrociato un folle durante l'ora d'aria. Fatto sta che, profondamente depresso, era stato trasferito a Pontedecimo e qui aveva cercato la morte: prima inalando gas dalla bomboletta in dotazione per cucinare, quindi tagliandosi le vene. Proprio perché instabile (da ragazzino era stato riformato dal militare per questioni comunque psicologiche) la direttrice Maria Milano aveva chiesto che fosse accompagnato in una struttura protetta, a Torino. La sua pratica era già al vaglio del tribunale di sorveglianza (che ha competenza su tutto ciò che riguarda carcerazione o buona condotta) e il nome di Marco Fiori risultava inserito in una lista d'attesa, ma evidentemente non s'è fatto in tempo. E però nell'opinione del pubblico ministero è probabilmente un altro, l'aspetto che va chiarito definitivamente e chiama in causa gli ultimi dieci giorni di vita della vittima. Recentemente, infatti, Fiori aveva chiesto d'essere spostato e la sua non era stata una proposta come tante, in quanto può capitare sovente che i detenuti aspirino a nuove sistemazioni. Fiori aveva espresso la volontà di condividere i pochi metri quadrati nei quali si svolge quotidianamente la vita dietro le sbarre con Fabrizio Bruzzone, il carabiniere che l'8 agosto scorso uccise a coltellate la moglie Mara Basso. Lo stesso che sabato, ventiquattro ore prima di Marco, ha tentato a sua volta di uccidersi in cella. Secondo alcune indiscrezioni filtrate nelle ultime ore, Bruzzone avrebbe sussurrato durante un colloquio che era stato proprio il nuovo compagno a salvarlo, prima che intervenissero gli agenti penitenziari. Che cosa ha poi innescato la sua scelta di farla finita, con chi potrebbe aver parlato, di cosa? "Non dovevano lasciargli le lenzuola" insiste il legale Carlo Contu, dando voce alle parole di Giovanni Fiori, padre di Marco. Il primo passo è rappresentato dall'autopsia, per capire almeno come è morto Marco. Poi il dossier che scandisca i tempi ed eventualmente qualche interrogatorio. La legge è chiara. Per contestare l'istigazione al suicidio, è necessario dimostrare che qualcuno abbia determinato o rafforzato il proposito di uccidersi. Difficilissimo, ma s'è deciso di vederci chiaro»;

inoltre, sempre sulla stessa vicenda, il 22 dicembre 2010, è stato pubblicato il seguente articolo sul Corriere Mercantile intitolato: «La disperazione nelle ultime lettere di Marco dalla cella prima del suicidio»: «Tutti gli altri detenuti giocano, si divertono ecc. Io me ne sto dentro la mia cella a pensare alla mia ragazza, alla madre e ai miei cari. So che così è peggio, ma non riesco assolutamente a entrare nel contesto che sono un detenuto, io non sono un carcerato e non faccio parte di questa vita». Era il 6 ottobre quando Marco Fiori, il ragazzo di 24 anni che domenica si è tolto la vita in carcere scriveva queste parole al suo avvocato, Carlo Contu, lanciandogli un disperato appello tra urla di dolore. «Io sto molto male, so che quando vieni a trovarmi mi vedi meglio, lo so, ma dentro soffro, perché io non voglio abituarmi al carcere». Marco era disperato. Per lui le porte del carcere si erano aperte a maggio, quando aveva messo in atto una maldestra rapina ai danni del supermercato Pam di via Donghi, a San Fruttuoso. Il colpo, nel quale fu arrestato in flagranza dai carabinieri, gli era costato due anni e 8 mesi in abbreviato. La sentenza fu pronunciata dal gup Massimo Cusatti che aveva dovuto tenere conto delle aggravanti, ovvero che si era opposto all'arresto e, nel tentativo di divincolarsi, aveva rotto il naso ad un uomo. Fiori tentò la rapina perché doveva dei soldi a degli spacciatori da cui aveva avuto della droga da vendere e che lo minacciavano. I primi guai giudiziari li ebbe ad Asti dove doveva spacciare la droga ma fu preso. Fu condannato a due anni e 8 mesi per detenzione e spaccio, pena che ottenne di scontare in affidamento, lavorando di giorno (faceva il gommista) e dormendo a casa la notte. Proprio al gup, a novembre, Marco Fiori scrisse una lettera di supplica dopo avere ricevuto il rigetto di un'istanza di attenuazione della custodia. «Sono pentito per ciò che ho fatto, la prego, sono rinchiuso da 8 mesi in carcere e ogni giorno penso a ciò che ho fatto per ritrovarmi in questa situazione». E ancora: «Ho preso atto del crimine da me fatto e posso assicurarle che mi manca tantissimo la mia famiglia... Per lo psicologo io ho fatto la rapina senza capirne poi le conseguenze ed è proprio così». «Quando feci la rapina - aggiunse il ragazzo - ero sotto psicofarmaci e in più ero perseguitato e minacciato da altre persone». Cusatti ricevette successivamente una richiesta di trasferimento in una struttura sanitaria che firmò il giorno stesso. Per Fiori il tribunale di sorveglianza aveva disposto il trasferimento nell'ospedale psichiatrico giudiziario. Era in lista d'attesa per lasciare il carcere di Pontedecimo, dove era stato trasferito dopo essere stato nuovamente picchiato da un detenuto. Non ha avuto la forza di attendere il trasferimento. Un'altra missiva al suo legale porta la data del 21 ottobre 2010. Gronda dolore e segue il primo tentativo di suicidio. «Sono sotto stretta sorveglianza - scriveva Marco Fiori - perché non so se ti è capitato in mano il giornale o hai visto il telegiornale: ho tentato il suicidio. La motivazione è che mi manca la mia famiglia». E aggiunge: «Purtroppo con la testa ancora non sto tanto bene, ero lì per salutare tutti». E conclude: «Ti prego, se i miei non sono venuti a sapere niente non dirgli niente del tentato suicidio. Ora sono sotto controllo ma sono veramente giù di morale, non so più dove girarmi». Marco Fiori poco dopo tentò di tagliarsi le vene del collo con una lametta da barba, quindi ingoiò una lametta da barba. Venerdì scorso il suo compagno di cella, il carabiniere uxoricida Fabrizio Bruzzone, ha tentato il suicidio. Domenica, durante una visita di personale sanitario, il ventiquattrenne si è ritirato in bagno, ha fabbricato un cappio con un lenzuolo e si è impiccato -:

quale sia l'esatta dinamica che ha condotto il giovane detenuto a togliersi la vita;

se corrisponda al vero il fatto che, già prima del suicidio, il detenuto avesse tentato due volte di togliersi la vita;

se siano note le ragioni per le quali il detenuto non risultasse ancora essere stato trasferito presso una struttura protetta, come espressamente richiesto dalla direttrice del carcere di Genova-Pontedecimo;

per quali motivi nella cella del detenuto Marco Fiori, che già in due occasioni aveva provato a togliersi la vita ed era inquadrato quale «detenuto ad alto rischio», sia stato trasferito Fabrizio Bruzzone, persona considerata borderline;

se nel corso della sua detenzione, Marco Fiori abbia potuto usufruire di un adeguato supporto e sostegno psicologico;

per quali motivi al detenuto aspirante suicida sia stato consentito di tenere con sé un lenzuolo e perché sia stato lasciato solo e senza sorveglianza consentendogli di togliersi la vita;

se, più in generale, intenda avviare una indagine amministrativa interna, nel rispetto dell'inchiesta avviata dalla procura della Repubblica, al fine di appurare se nei confronti del detenuto morto suicida nel carcere di Genova siano state messe in atto tutte le misure di sorveglianza previste e necessarie e, quindi, se non vi siano responsabilità di omessa vigilanza e cura da parte dell'amministrazione dell'istituto. (4-10289)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10288
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 10/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10288
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

un comunicato dell'ufficio stampa di Antigone, diffuso nel pomeriggio del 5 gennaio 2011, ha dato la drammatica notizia del suicidio di un internato nell'Ospedale pischiatrico giudiziario di Aversa, verificatosi nel pomeriggio del 4 gennaio;

secondo l'osservatorio dell'associazione Antigone Campania, l'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa ospita attualmente circa 300 internati, persone sofferenti psichicamente, autori di reati e condannati ad una misura di sicurezza;

l'uomo che si è tolto la vita è Massimo B., aveva 32 anni e si è impiccato nella propria cella; sull'accaduto, il portavoce campano dell'associazione, Stefano Dell'Aquila, ha dichiarato: «È triste constatare che un sofferente psichico, che ha fatto il suo ingresso in Opg a luglio dello scorso anno, sottoposto a misura di sicurezza provvisoria per reati non di particolare gravità, trovi la morte, dopo nemmeno sei mesi in una struttura in cui dovrebbe ricevere, in teoria, una adeguata assistenza sanitaria»; "Pur ammettendo tutti i limiti dovuti alla esiguità di risorse, - ha proseguito il portavoce dell'associazione - rimane inspiegabile che una persona sottoposta ad un doppio regime di sorveglianza, sanitario e penitenziario, abbia modo di togliersi la vita senza che nessuno se ne accorga»; «Lo spirito della riforma della sanità penitenziaria, ha concluso Dell'Aquila, era quello di superare la logica manicomiale e avviare un processo di sostanziale trasformazione di questi luoghi. Ad oggi constatiamo che vi è una distanza enorme tra la realtà degradante di questi luoghi e le nostre aspettative» -:

di quali informazioni dispongano in merito a quanto riportato in premessa;

in che modo fosse seguito dal punto di vista psico-pedagogico il giovane suicida, se sia stato previsto per lui un progetto individualizzato di cura e riabilitazione e quanto tempo abbia trascorso in totale in strutture che ospitano internati, siano state esse ospedali psichiatrici giudiziari o case di lavoro;

quale sia la collaborazione tra l'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa e il dipartimento di salute mentale presso la Asl competente sul territorio e quale sia il modello organizzativo adottato ai fini del perseguimento degli obiettivi per la tutela della salute degli internati;

quali informazioni risultino - in base alle periodiche relazioni della ASL - in merito agli standard igienico-sanitari dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa;

quali specifici programmi mirati alla riduzione dei rischi di suicidio siano stati attivati con riferimento all'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.(4-10288)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10271
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 10/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10271
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ANSA del 30 dicembre 2010, un detenuto è morto a causa di problemi cardiaci all'interno della struttura di reclusione di Larino (Campobasso);

l'uomo, recluso per reati contro il patrimonio, era in attesa di giudizio definitivo. In cura per malattie del sistema cardiocircolatorio, era in cella insieme ad altri due detenuti;

sulla vicenda il consigliere nazionale del Sindacato autonomo della polizia penitenziaria (Sappe) Aldo Di Giacomo ha voluto rilasciare la seguente sconfortante dichiarazione: «Questa morte purtroppo conferma che le carceri italiane sono diventate una pattumiera dell'umanità; si continua a mettere in galera tutti senza creare differenziazioni nei circuiti carcerari e misure alternative» -:

se intendano, negli ambiti di rispettiva competenza, acquisire elementi per valutare se al detenuto morto per una crisi cardiaca siano state garantite l'assistenza e le cure mediche che il suo precario stato di salute imponevano;

più in generale, se e quali iniziative, anche di carattere normativo, il Ministro della giustizia intenda promuovere, al fine di garantire una efficace e concreta differenziazione tra i circuiti carcerari;

se non sia indispensabile e urgente assumere iniziative, anche normative, per favorire il ricorso a forme di misure e pene alternative al carcere.(4-10271)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10269
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 10/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10269
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - emesso che:

secondo quanto reso noto dal Garante dei diritti dei detenuti del Lazio, avvocato Angiolo Marroni, e riportato dall'agenzia di stampa Il Velino, un giovane detenuto rom ventiquattrenne, Rambo Djurdjevic, si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella del carcere romano di Rebibbia nuovo complesso;

a quanto appreso dai collaboratori del garante, Djurdjevic era arrivato il 16 giugno 2010 nel reparto G 12 di Rebibbia Nuovo Complesso dove stava scontando, insieme al fratello, una condanna per furti con un fine pena fissato a maggio 2011. A trovarlo senza vita sono stati gli agenti di polizia penitenziaria nel corso di un controllo. Il giovane era entrato per la prima volta in carcere nel 2002 all'istituto penale minorile di Casal del Marmo, quindi aveva conosciuto anche le carceri di Velletri e Arezzo. I familiari sono stati avvertiti dalle autorità di quanto accaduto;

si tratta del decimo decesso registrato in un carcere della regione Lazio nel 2010, il quarto suicidio. Mentre a livello nazionale, nello stesso arco temporale, i decessi in carcere sono stati i 72 e i suicidi 66 -:

se il Governo non intenda urgentemente attuare iniziative di competenza per capire, anche attraverso l'avvio di un'indagine interna, se vi siano responsabilità disciplinari nella morte detenuto avvenuta nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso;

se ed in che misura il detenuto morto suicida disponesse di un adeguato supporto psicologico;

se non si ritenga di fornire con la massima urgenza elementi sulla reale consistenza del fenomeno delle morti in carcere in modo che possano essere concretamente distinti i suicidi dalle morti per cause naturali e da quelle, invece, avvenute per cause sospette;

se non si intenda immediatamente assumere iniziative volte a stanziare fondi per migliorare la vita degli agenti penitenziari e dei detenuti in modo che il carcere non sia solo un luogo di espiazione con caratteristiche esclusivamente afflittive, ma diventi soprattutto un luogo, attraverso attività culturali, lavorative e sociali, in cui i detenuti possano avviare un percorso concreto per essere reinseriti a pieno titolo nella società;

se non sia indispensabile e urgente assumere iniziative, anche normative, per favorire il ricorso a forme di pene alternative per garantire un'immediata riduzione dell'affollamento delle carceri italiane. (4-10269)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10268
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 10/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10268
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

sul quotidiano Il Gazzettino del giorno 31 dicembre è apparso un articolo di Antonio Franchini, presidente della camera penale veneziana, intitolato: «Nel carcere di Santa Maria Maggiore condizioni da Terzo mondo»;

nel citato articolo, l'avvocato penalista espone i seguenti fatti: «La notizia della decisione di costruire un nuovo carcere a Campalto è di quelle che fanno sentire di appartenere ad un paese civile. Sembrava impossibile che, di fronte ad una situazione come quella del carcere di S. Maria Maggiore, con le bocche di lupo nelle celle, con il sovraffollamento selvaggio da Paese del terzo mondo, con storie suicidiarie, con la sistematica violazione delle regole igieniche (un water in cella per 8/9 detenuti), con il mancato rispetto dello spazio minimo per ogni detenuto (tre metri quadri), il governo nazionale, quello regionale, un sindaco illuminato come Giorgio Orsoni non intervenissero in nome di una democrazia liberale, che deve assicurare a chi delinque una pena certa, ma in condizioni di vita civile e con lo scopo costituzionale della rieducazione del condannato. Per non parlare dei detenuti in attesa di giudizio, presunti innocenti fino alla sentenza definitiva. I penalisti veneziani in questi anni hanno spesso protestato per le condizioni dei detenuti di S. Maria Maggiore, condizioni che non dipendono certo dalla Direzione della struttura o dalle guardie penitenziarie, che fra mille sacrifici si trovano coinvolte nel degrado e nel sovraffollamento del carcere (243 numero fisiologico di detenuti, 363 attuali presenze) e continueranno a protestare con azioni sempre più incisive finché questa vergogna non sarà cancellata. Già 20 anni fa Nicolò Amato emise un decreto di chiusura del carcere di S. Maria Maggiore, decreto che poi venne bloccato dalla giustizia amministrativa. Era un segnale ed un simbolo. Ora è necessario andare fino in fondo, senza incertezze o ripensamenti, perché non succeda che un dibattito infinito (del quale si avvertono i primi segnali) ritardi o, peggio, blocchi un'opera di giustizia e civiltà. Intanto, finché non sarà costruito il nuovo carcere, è comunque necessario intervenire urgentemente per alleviare una situazione che resta drammatica. Vi è, infatti, un dato impressionante che, fa capire come intervenire si possa e si debba. Nell'arco dell'anno 2010 i detenuti "in transito" sono stati più di 1000: costoro restano in carcere 3-4 giorni e poi vengono liberati per una serie di motivi tecnici (assoluzione o sospensione condizionale della pena nei processi per direttissima, mancate convalide degli arresti, eccetera). In realtà, se il Tribunale garantisse la celebrazione delle udienze di convalida e dei giudizi direttissimi entro 24 ore dall'arresto, questi detenuti potrebbero essere condotti direttamente davanti al Giudice senza transitare per il carcere, ma rimanendo in custodia presso le camere di sicurezza della Polizia o dei Carabinieri. Questi detenuti "provvisori" entrano invece in carcere con il risultato di un insostenibile aggravio numerico della popolazione carceraria e una moltiplicazione burocratica del tutto inutile. Le Autorità preposte (Procuratore della Repubblica, Questore, Comandante dei Carabinieri) devono urgentemente intervenire per mutare questa situazione. Nell'immediato non esistono altre ricette; per il futuro si chiuda finalmente S. Maria Maggiore e si costruisca finalmente il nuovo carcere senza tentennamenti, senza se e senza ma» -:

quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di riportare le condizioni di detenzione all'interno del carcere di Santa Maria Maggiore compatibili con il dettato costituzionale e con le norme e i regolamenti in materia di trattamento penitenziario;

quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di riportare il numero dei detenuti reclusi nel carcere veneziano all'interno della capienza regolamentare;

se ed entro quali tempi sia prevista la chiusura del carcere indicato in premessa.(4-10268)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10266
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 10/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10266
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

sul quotidiano La Sicilia del 21 dicembre 2010 è stato pubblicato un articolo intitolato: «Il Comune di Gela contro il Ministero della Giustizia, inaccettabile il carcere ancora chiuso»;

l'articolo citato solleva il problema della struttura penitenziaria ubicata nel comune di Gela, la quale, pur potendo in teoria contenere almeno cento posti, continua a rimanere chiusa;

secondo quanto sostiene l'assessore all'edilizia e urbanistica Giuseppe D'Aleo, il comune di Gela avrebbe da tempo consegnato l'immobile direttamente al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ma l'apertura del predetto istituto di pena, ancora non si intravede;

qualche mese fa, il Sottosegretario alla giustizia, dottor Giacomo Caliendo, in Senato, aveva fissato la definitiva conclusione dei lavori del carcere galese per gli ultimi mesi del 2010, al contempo, però, un documento ufficiale firmato dal dottor Franco Ionta, capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ha spostato la partenza del penitenziario al dicembre del 2012 -:

quali siano i motivi per cui il capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria abbia inteso spostare nel lontano dicembre del 2012 l'apertura del nuovo istituto di pena di Gela. (4-10266)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10265
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 10/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10265
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

sul quotidiano Il Tirreno del 24 dicembre 2010 è stato pubblicato un articolo intitolato: «Detenuto 50enne tenta il suicidio impiccandosi, viene salvato dagli agenti»;

nell'articolo viene descritto il tentato suicidio di un cinquantenne detenuto nel carcere di Pisa, il quale nella circostanza è stato soccorso da un assistente della polizia penitenziaria e poi da un medico del Centro clinico del carcere Don Bosco, intervenuti in tempo per strapparlo alla morte;

l'uomo ha tentato di impiccarsi nel primo pomeriggio di sabato 18 dicembre con un lenzuolo nella sua cella. Lo ha scoperto quasi subito l'assistente Michele Vignali e sul posto è arrivato immediatamente un medico del centro clinico del carcere Don Bosco, il dottor Mario Caporale. In pochi minuti hanno sciolto l'uomo dal cappio e sono riusciti a rianimarlo. È stata quindi chiamata un'ambulanza e l'uomo è stato portato in ospedale, dove si trova tuttora ricoverato: le sue condizioni però non destano preoccupazioni e la prognosi è confortante -:

di quali informazioni disponga circa i fatti riferiti in premessa;

per quale reato il detenuto che ha tentato il suicidio si trovasse in carcere, se fosse in attesa di giudizio o condannato in sede definitiva e da quanto tempo fosse detenuto;

se prima di questo gesto disperato, il detenuto risultasse essere seguito da uno psicologo;

se consti che attualmente l'uomo benefici di un adeguato supporto psico-terapeutico. (4-10265)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10264
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 10/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10264
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa AGI del 24 dicembre 2010, un detenuto di nazionalità palestinese avrebbe tentato di evadere dal carcere di Vibo Valentia, scavalcando il muro dei passeggi, dove stava effettuando la prevista ora d'aria, all'esterno della cella detentiva;

l'aspirante evasore è soggetto pericoloso, imputato di omicidio. In passato, peraltro, il medesimo detenuto si era reso responsabile di altri eventi critici, come un tentativo di suicidio. Nella circostanza l'uomo è stato bloccato dagli agenti della polizia penitenziaria, prima che riuscisse ad uscire fuori dal carcere;

la vicenda è stata resa nota da Giovanni Battista Durante e Damiano Bellucci, rispettivamente segretario generale aggiunto e segretario regionale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria, i quali hanno rilasciato alla stampa la seguente dichiarazione. «Nel carcere di Vibo Valentia ci sono 450 detenuti, a fronte di una capienza di 256 posti, con un sovraffollamento del 175 per cento. Gli stranieri, pari a 160, quindi al 35,55 per cento, superano di circa il 10 per cento la media regionale. Il personale di polizia penitenziaria è di 157 unità, a fronte di una pianta organica di circa 200. Sarebbe opportuno un immediato incremento dell'organico di polizia penitenziaria, vista la continua crescita dei detenuti. Chiediamo che l'amministrazione proceda al più presto con le assunzioni previste dalla legge Alfano, di recente approvata dal Parlamento» -:

quale sia l'esatta dinamica di questa tentata evasione e se, sul punto, il Ministro interrogato intenda avviare un'indagine amministrativa interna;

quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda promuovere, adottare e sollecitare in relazione alla grave situazione che si è determinata nel carcere di Vibo Valentia, con particolare riferimento al versante della sicurezza interna, del sovraffollamento e della mancanza di un numero adeguato di agenti di polizia penitenziaria.(4-10264)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10263
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 10/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10263
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ADNKRONOS del 21 dicembre 2010, un detenuto polacco di 33 anni, appena arrivato dal carcere di Brescia, avrebbe tentato il suicidio tramite impiccamento nell'istituto penitenziario di Trieste;

il gesto disperato del detenuto, il quale ha tentato di impiccarsi con i lacci del lenzuolo, è stato sventato dal personale di polizia penitenziaria -:

di quali informazioni disponga circa i fatti riferiti in premessa;

per quale reato il detenuto che ha tentato il suicidio si trovasse in carcere, se fosse in attesa di giudizio o condannato in sede definitiva e da quanto tempo fosse detenuto;

se prima di questo gesto disperato, il detenuto risultasse essere seguito da uno psicologo;

se consti che attualmente l'uomo benefici di un adeguato supporto psico-terapeutico.(4-10263)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10262
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
10/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 10/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10262
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

le agenzie di stampa del 28 dicembre 2010 hanno battuto la notizia della morte in carcere di Fernando Paniccia, detenuto invalido al 100 per cento, affetto da ritardo mentale, epilettico e semiparalizzato, il cui peso corporeo era pari a 186 chili;

Paniccia era entrato in carcere per la prima volta a 19 anni, per il furto di 3 palloni di cuoio in una palestra, e da allora era stato più volte arrestato per piccoli reati di cui probabilmente non era nemmeno consapevole, poiché la sua capacità di comprensione era quella di un bambino di tre anni. Avrebbe terminato di scontare la sua ultima condanna il 31 dicembre 2011;

al quotidiano Il Messaggero i parenti hanno dichiarato che «il giorno di Natale l'uomo aveva accusato un malore ed aveva chiesto di essere visitato. Dopodiché è stato dapprima visitato presso l'infermeria dell'ospedale e poi riportato in cella. Lamentava tachicardia e battiti irregolari; probabilmente, se fosse stato ricoverato, non sarebbe morto. E invece è stato di nuovo portato in carcere»;

subito dopo il decesso i due avvocati dell'uomo hanno chiesto alla procura della Repubblica di approfondire il caso. E così, mentre è stato aperto un fascicolo, contro ignoti, per omicidio colposo è stata disposta anche l'autopsia da parte del sostituto procuratore Antonella Politi;

a tal proposito gli avvocati della madre e dei fratelli della vittima hanno dichiarato: «Non vogliamo accusare nessuno, vogliamo solo chiarezza. Non si può morire per un malore e, probabilmente, il detenuto è stato dimesso troppo frettolosamente. L'obesità? Certo, Fernando era su con il peso, ma in carcere faceva palestra ed era sceso di diversi chili. Ci preme sottolineare, inoltre, che Fernando era lucido e affetto da handicap ad una mano, ma niente di particolarmente grave come qualcuno ha detto»;

non appare chiaro quanti siano esattamente i disabili detenuti nelle carceri italiane dal momento che non risulta esista un sistema di monitoraggio nazionale sulle condizioni di salute sui carcerati; al momento risultano essere quattro, le sezioni attrezzate per i «minorati fisici», 143 posti in tutto, di cui molti ancora inagibili; sette risultano le sezioni per disabili motori, per un totale di una trentina di posti;

accade spesso che chi varca la soglia di un carcere, porta con sé gli esiti di un trauma o di una malattia che hanno ridotto le sue capacità motorie o mentali;

appare incredibile e inaccettabile che, a fronte di una popolazione carceraria che ha raggiunto ormai le 70 mila unità, vi siano meno di duecento posti riservati ai disabili fisici e disabili motori e che una quantità di detenuti con disabilità siano costretti a vivere in celle troppo strette, all'interno di istituti pieni di barriere architettoniche e affidati in molti casi solo all'assistenza di agenti della polizia penitenziaria e compagni di cella -:

se non ritengano urgente avviare un'inchiesta amministrativa interna al fine di accertare se al detenuto Fernando Paniccia sia stata garantita un'adeguata assistenza sanitaria nel corso della sua detenzione e per quali motivi lo stesso non sia stato ricoverato pur avendone fatto espressa richiesta a causa delle sue critiche condizioni di salute;

se non si ritenga necessario e urgente realizzare un monitoraggio nazionale per accertare quanti siano i detenuti con disabilità fisiche e in quali carceri siano ristretti e se non si ritenga di doversi dotare di un sistema unitario di raccolta dati sull'indice della malattia in carcere;

quante delle strutture con sezioni attrezzate per disabili fisici siano effettivamente funzionanti, quanti detenuti vi siano ricoverati e quante di queste sezioni siano inagibili e per quale ragione.
(4-10262)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10261
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 05/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
05/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
05/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
05/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
05/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
05/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 05/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10261
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali Italiani, Ristretti Orizzonti, Radiocarcere, Il Detenuto Ignoto, Antigone e A Buon Diritto, Alessandro Luzzani, 31enne, detenuto nel carcere del Bassone di Como dal mese di settembre 2010, calabrese, si è tolto la vita il 18 dicembre 2010 all'interno della sua cella;

secondo quanto emerso fino a questo momento, l'uomo si sarebbe suicidato mettendosi sulla testa un sacchetto in plastica;

l'ultimo episodio accaduto nel carcere di Como risale al maggio 2010 quando a togliersi la vita era stato un 57enne che, più volte finito in carcere, da alcuni giorni aveva iniziato uno sciopero della fame sostenendo di sentirsi perseguitato dalla magistratura -:

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa;

se intenda avviare un'indagine amministrativa interna al fine di appurare se nei confronti del detenuto morto suicida nel carcere di Como siano state messe in atto tutte le misure di sorveglianza previste e necessarie e quindi se non vi siano responsabilità di omessa vigilanza e cura da parte dell'amministrazione dell'istituto;

se non ritenga che l'alto tasso di suicidi in carcere dipenda dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena e dalle aspettative frustrate di migliori condizioni di vita al loro interno;

quali iniziative, più in generale, il Governo intenda assumere per contenere e ridurre l'alto tasso dei decessi per suicidio in carcere. (4-10261)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10260
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 414 del 10/01/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 05/01/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
05/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
05/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
05/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
05/01/2011
PARTITO DEMOCRATICO
05/01/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 05/01/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10260
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 10 gennaio 2011, seduta n.414

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio Permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali Italiani, Ristretti Orizzonti, Radiocarcere, Il Detenuto Ignoto, Antigone e A Buon Diritto, Pietro Salvatore Mollo, calabrese, arrestato per associazione mafiosa, detenuto in regime «duro», quello del 41-bis, si è tolto la vita nel supercarcere «Le Costarelle» di Preturo, frazione ovest dell'Aquila;

l'uomo era giunto nel supercarcere da circa un mese e al momento non si conoscono le cause del gesto estremo messo in pratica con un lenzuolo che è stato legato ad una delle inferriate della finestra della cella. Mollo era stato arrestato a luglio 2010 a Corigliano Calabro (Cosenza) insieme ad altre 66 persone nell'ambito dell'operazione «Santa Tecla» condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ed eseguita dagli uomini del Gico della Guardia di finanza di Catanzaro, in collaborazione con i colleghi dello Scico di Roma e dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza. Alle persone coinvolte, accusate di far parte di una pericolosa organizzazione 'ndranghetistica con base nell'alto Ionio cosentino, furono contestati i reati di associazione mafiosa, estorsione, usura, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti;

secondo gli inquirenti Mollo, 41 anni, ricopriva una posizione di rilievo all'interno del clan coriglianese, e, unitamente al cognato Alfonso Sandro Marrazzo e ad altri sodali, avrebbe avuto un ruolo di assoluto rilievo nel traffico di droga gestito dalla cosca nonché in diverse attività estorsive e usurarie. La salma del detenuto è stata messa a disposizione dell'autorità giudiziaria che potrebbe disporre l'autopsia prima di concedere il nullaosta per i funerali -:

di quali informazioni disponga circa i fatti riferiti in premessa;

se intenda verificare, per quanto di competenza, il modo in cui si sono svolti i fatti per appurare se nei confronti del detenuto Pietro Salvatore Mollo siano state messe in atto tutte le misure di sorveglianza previste e necessarie e quindi se non vi siano responsabilità di omessa vigilanza e cura da parte dell'amministrazione dell'istituto;

quali siano i risultati acquisiti in passato dal monitoraggio avviato sui casi di suicidio in carcere dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria;

se non ritenga che l'alto tasso di suicidi in carcere dipenda dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena, soprattutto per quanto riguarda le persone sottoposte al regime di isolamento o comunque ad altre forme di inasprimento del regime detentivo quali quelle previste dall'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario;

quali misure intenda mettere in atto per arrestare questo drammatico flusso di morte che si manifesta dentro le carceri italiane con l'alto numero dei suicidi.
(4-10260)
 
 Damiano Bellucci
 
 

Scritto da: Damiano Bellucci
(Leggi tutti gli articoli di Damiano Bellucci)






 

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