Novembre 2016
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Interrogazioni parlamentari sul carcere 13-17 dicembre 2010.


Polizia Penitenziaria - Interrogazioni parlamentari sul carcere 13-17 dicembre 2010.

Notizia del 20/12/2010

in Dal Parlamento.

(Letto 2699 volte)

Scritto da: Damiano Bellucci

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ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09901
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BARBIERI EMERENZIO
Gruppo: POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 09/12/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 09/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09901
presentata da
EMERENZIO BARBIERI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BARBIERI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

nel 2008, dopo quattro anni di lavori di ristrutturazione e adeguamento, la casa circondariale di Locri è stata completamente attivata e destinata ad ospitare 83 detenuti - capienza regolamentare - del circuito di media sicurezza;

la pianta organica del corpo di polizia penitenziaria risale al 2001 e prevede un organico complessivo di 94 unità a fronte delle quali risultano amministrate 90. Di queste 90 unità, 15 svolgono servizio in distacco o missione presso altre sedi dell'amministrazione penitenziaria (a fronte di 4 unità distaccate in entrata), 15 unità sono a disposizione della C.M.O. di Messina, in attesa di riforma trattandosi di personale anziano, e 3 unità sono assenti dal servizio per altri motivi (sospensione dal servizio, aspettativa per inidoneità permanente parziale e prossimo pensionamento);

ad oggi, pertanto, le unità effettivamente in servizio sono 61 (1/3 in meno rispetto all'organico di cui al decreto ministeriale 2001, e devono occuparsi di circa 190 detenuti (di cui la metà extracomunitari e circa 50 tossicodipendenti) con una percentuale di sovraffollamento del 228 per cento rispetto alla capienza regolamentare, una delle più alte dell'intero territorio nazionale;

in questa situazione la programmazione del servizio giornaliero risulta quasi impossibile: risultano mancanti i seguenti posti di servizio: vigilanza armata sul muro di cinta h 24; preposto sezioni detentive; addetto alla vigilanza dei detenuti in infermeria; addetto caserma agenti; addetto alla porta carraia; addetto alle lavorazioni; addetto atrio-portineria; addetto alla sala convegno; addetti al reparto media sicurezza, al reparto accettazione e transito (in orario notturno), al reparto semiliberi; addetto magazzino detenuti;

il S.A.P.P.E. (sindacato autonomo polizia penitenziaria) ha più volte rappresentato alle competenti autorità amministrative la criticità operativa del personale del Corpo, in una zona del Paese dove particolarmente radicata è la criminalità organizzata evidenziando la carenza di uomini, mezzi e risorse finanziarie;

la carenza del personale disponibile, inoltre, limita la fruizione dei diritti personali dei dipendenti (riposi settimanali, congedi e le altre assenze) e costringe ad un costante ricorso al lavoro straordinario pur essendo i fondi assegnati assolutamente insufficienti, come insufficienti sono le risorse destinate al rimborso ed al pagamento delle indennità per il servizio di missione effettuato dal personale del corpo -:

se non si ritenga necessario, anche in considerazione dell'elevato tasso di criminalità organizzata nella provincia reggina, intervenire per ripristinare la pianta organica nonché per assegnare almeno 15 unità di personale di polizia penitenziaria al fine di adeguare l'organico del personale di polizia penitenziaria in servizio a Locri alle previsioni ministeriali del 2001;

se non si ritenga necessario trasformare la casa circondariale di Locri in un istituto penitenziario di alta sicurezza per ospitare i detenuti appartenenti a questo circuito citati a comparire dinanzi all'autorità giudiziaria della Locride, in modo da sollevare dai compiti anche di trasferimento nelle aule di giustizia gli istituti penitenziari viciniori come Reggio Calabria, Palmi e Vibo Valentia, in considerazione dei lavori che interessano la rete viaria calabrese e che dilatano notevolmente i tempi di percorrenza anche di brevi tratti autostradali;

se non si ritenga necessario procedere all'urgente integrazione dei fondi destinati al personale della polizia penitenziaria di Locri ai fini del pagamento del lavoro straordinario e delle missioni e l'adeguamento delle risorse per gli altri capitoli carenti. (4-09901)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09903
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 09/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09903
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto affermato alle agenzie di stampa da Michele Bordo, deputato del PD e componente della Commissione bicamerale antimafia, il carcere di Foggia ospita il doppio dei detenuti e opera con personale ridotto;

la presenza di un numero doppio di detenuti incide negativamente sull'adeguatezza e la fruibilità degli spazi e delle strutture comuni, aggravando la qualità della vita già compromessa dal sovraffollamento delle celle;

alla prima firmataria del presente atto risulta che nella sola provincia di Foggia vi siano 5 strutture detentive costate 10 milioni di euro e mai attivate -:

come intenda intervenire per coprire le carenze di organico della polizia penitenziaria assegnata presso il carcere di Foggia;

cosa intenda fare per affrontare il sovraffollamento detentivo che si registra attualmente nel predetto istituto di pena;

quali spiegazioni intenda dare il Ministro a proposito del mancato utilizzo dei 5 istituti di pena costruiti negli ultimi anni nella provincia di Foggia e quali provvedimenti intenda adottare al fine di garantire la loro immediata apertura. (4-09903)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09904
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 09/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09904
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

come riportato sul quotidiano La Sicilia del 30 novembre scorso, il detenuto Orazio Buonprincipio è rimasto «intrappolato» per quasi due ore dentro il mezzo blindato della polizia penitenziaria perché la chiave del portello che serve per far entrare e uscire i detenuti si era spezzata dentro la serratura;

l'uomo imputato nel processo «Venerdì Nero 2», è cardiopatico e se avesse accusato un malore la situazione poteva diventare seria;

Buonprincipio, attualmente detenuto al carcere «Petrusa» di Agrigento, deve essere trasportato con un mezzo per disabili; mezzo di cui è sprovvisto il carcere agrigentino e che deve essere fatto arrivare appositamente da Messina. Queste circostanze sono state rappresentate dallo stesso Buonprincipio nel corso delle dichiarazioni spontanee rese in apertura d'udienza alla corte d'assise nissena, chiedendo per questo motivo di essere trasferito al carcere «Malaspina» di Caltanissetta -:

cosa intenda fare affinché il carcere di Agrigento venga dotato di un mezzo di traduzione in grado di trasportare le persone disabili;

se non intenda assumere iniziative affinché si possa trasferire il detenuto in questione presso il carcere Malaspina di Caltanissetta così da consentire allo stesso di assistere alle udienze del processo che lo riguardano senza dover sottostare a lunghi ed estenuanti viaggi di traduzione. (4-09904)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09905
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 09/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09905
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

sul quotidiano Il Gazzettino di venerdì 2 dicembre 2010 è apparso un articolo firmato da Gianluca Amadori intitolato: «In carcere siamo trattati come animali, un detenuto sporge querela»;

l'articolo in questione dà conto della difficile situazione in cui sono costretti a vivere le persone recluse nell'istituto penitenziario veneziano e, vista la gravità delle circostanze in esso riportate, la prima firmataria del presente atto ritiene opportuno trascriverlo integralmente: «La vita all'interno del carcere di Santa Maria Maggiore è sempre più difficile a causa della grave situazione di sovraffollamento. E non mancano gli incidenti. Un detenuto di nazionalità algerina, di 37 anni, ha denunciato di essere caduto dalla branda al terzo piano, posta a notevole altezza dal suolo, e di essersi procurato gravi lesioni ai polmoni. Il suo legale, l'avvocato Marco Zanchi, ha depositato ieri in procura una querela con la quale chiede ai magistrati di accertare le eventuali responsabilità per l'accaduto: "È incredibile che in carcere possano esistere letti a castello a tre piani senza la ben che minima sponda protettiva", si legge nella querela. Nelle scorse settimane il legale veneziano ha raccolto numerose testimonianze di detenuti di Santa Maria Maggiore i quali lamentano le condizioni in cui sono costretti a vivere: "In tutte le tipologie di celle si osserva un sovrannumero che a volte è triplo di quello consentito dalle normative di sicurezza europea", si legge in un documento firmato da una settantina di detenuti, i quali lamentano le poche ore d'aria e i molti problemi nell'assistenza sanitaria. I sempre più numerosi atti di autolesionismo e suicidio vengono correlati alle carenti condizioni dei penitenziari: "Non siamo animali, ma esseri umani che sono chiamati a scontare una pena - scrivono - chiediamo che vengano applicati i nostri diritti di detenuti". L'avvocato Zanchi ha scritto anche una lettera al presidente del Tribunale di sorveglianza Giovanni Maria Pavarin, chiedendo un suo intervento a tutela dei carcerati» -:


se sia vero che i detenuti reclusi nel carcere di Venezia siano il triplo della presenza regolamentare; quanti siano i detenuti in attesa di giudizio, e per quali reati siano imputati; quanti siano gli stranieri reclusi;

quali urgenti provvedimenti i Ministri intendano adottare, promuovere e sollecitare per garantire il fondamentale diritto alla salute di cittadini che ne sono titolari anche se detenuti e quali iniziative si intendano promuovere per garantire uno standard minimo di vivibilità nel carcere di Santa Maria Maggiore di Venezia sia per i detenuti che per gli agenti della polizia penitenziaria;

più in generale, se non si ritenga opportuno adottare una politica carceraria tendente a contenere il sovraffollamento, attraverso la riduzione dei tempi di custodia cautelare, la rivalutazione delle misure alternative al carcere e la riduzione delle pene per chi commette fatti di lieve entità, nonché istituire un organo di monitoraggio indipendente che controlli i luoghi di detenzione, in linea con quanto stabilito dal protocollo addizionale alla Convenzione Onu contro la tortura, firmato anche se non ancora ratificato dall'Italia, che ne prevede l'istituzione in tutti gli Stati aderenti entro il termine di un anno dalla ratifica. (4-09905)
 
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09908
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 09/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09908
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il vicesegretario generale nazionale dell'Osapp, Domenico Mastrulli ha reso noto che lo scorso 2 dicembre 2010 un assistente di polizia penitenziaria è stato aggredito nel carcere di Trani con pugni sferrati allo stomaco da un detenuto, che si trovava nel reparto infermeria «per problemi psichiatrici»;

l'agente è stato soccorso da operatori del 118 che lo hanno trasportato in ospedale dove è stato diagnosticato un «trauma contusivo al torace»;

a sferrare i pugni contro l'agente è stato lo stesso detenuto che alcuni mesi fa aggredì altre due unità di polizia e lanciò contro di questi e nella propria cella escrementi umani;

a giudizio della prima firmataria del presente atto questa ennesima aggressione in danno di un agente di polizia penitenziaria è da collegare senza dubbio al sovraffollamento (in Puglia ci sono 4.800 reclusi rispetto ad una capienza di 2.500 posti) e all'eccessivo carico di lavoro al quale sono costretti i baschi azzurri. In Puglia mancano in organico circa 400 agenti, il che costringe i poliziotti penitenziari ad espletare anche 15 ore consecutive di lavoro; senza contare i doppi turni e le ore di straordinario che poi non vengono pagate -:

quali siano le modalità e le circostanze in cui è maturata questa ennesima aggressione ad un agente di polizia penitenziaria;

come intenda intervenire per coprire le carenze di organico della polizia penitenziaria e per rispettare le norme contrattuali e di legge sulle condizioni di lavoro e sugli straordinari effettuati dagli agenti del corpo;

cosa intenda fare per affrontare il sovraffollamento detentivo che determina un degrado che offende la dignità umana dei reclusi. (4-09908)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09937
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: SCHIRRU AMALIA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 13/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 13/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09937
presentata da
AMALIA SCHIRRU
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

SCHIRRU e MELIS. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il signor Graziano Congiu, bracciante agricolo di Milis (Oristano), veniva arrestato lo scorso luglio presso la casa circondariale di Oristano, per il suo presunto coinvolgimento nella rapina ad una tabaccheria di Simala;

il 24 ottobre 2010 Congiu, veniva trasferito alla casa circondariale Bruno Magli di Taranto;

con decreto di giudizio immediato, il giudice del tribunale di Oristano, fissava il 12 novembre 2010 per la trattazione del processo, da tenersi ad Oristano;

la difesa lamenta il fatto di non poter svolgere nel migliore dei modi il proprio lavoro: le difficoltà sono numerosissime da quando è stato deciso il suo trasferimento. Le distanze dalla Sardegna creano di fatto problemi insormontabili che ledono il diritto della difesa sancito dalla Costituzione italiane. Senza entrare nel merito della decisione sull'applicazione dell'articolo 14-bis della legge sull'ordinamento penitenziario secondo cui veniva applicato il regime di sorveglianza particolare, di fatto, lo priva di ogni minima possibilità di difesa in ordine al procedimento penale per il quale è stato tratto in arresto;

infatti, in questa fase pre dibattimentale e particolarmente delicata, richiede un confronto diretto tra il difensore ed il proprio cliente al fine di poter nel modo migliore possibile e senza alcuna limitazione, tutelare gli interessi dell'imputato ed approntare, in comune accordo con il difeso, tutte le migliori strategie processuali volte a preservare e garantire quel diritto alla difesa garantito dalla Carta costituzionale e dalla legge;

trasferire a Taranto un cittadino di Milis, indagato per una rapina, non è soltanto un atto in contrasto con il principio della territorialità della pena, ma è anche un inutile spreco di denaro pubblico;

l'allontanamento di un detenuto in attesa di giudizio e quindi presunto innocente, non sembra davvero avere nessuna giustificazione. Di fatto, in questa fase così delicata del procedimento penale, si devono prendere decisioni determinanti, quali la scelta del rito - patteggiamento o abbreviato - con termini strettissimi per la richiesta del medesimo, a maggior ragione se il tipo di giudizio è quello immediato, come in questo caso;

ciò che lascia perplessi è il costante ricorso alle traduzioni di cittadini privati della libertà. L'applicazione di questo regime per i sardi significa sottoporre le famiglie a viaggi lunghi e dispendiosi per i colloqui. La questione non è differente per i tantissimi detenuti che al contrario vengono mandati in Sardegna per scontare la pena;

occorre ricordare, anche a questo proposito, che il disposto dell'articolo 42, secondo comma, dell'ordinamento sull'ordinamento penitenziario prescrive che «nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in Istituti prossimi alla residenza delle famiglie». In Sardegna, esistono altre strutture idonee ad ospitare detenuti sottoposti all'articolo 14-bis della legge sull'ordinamento penitenziario (come Macomer, in provincia di Nuoro), facilmente raggiungibili dal difensore per poter adempiere al mandato professionale conferitogli dal Congiu;

diventa determinante il rispetto della territorialità della pena, un principio che se applicato renderebbe il sistema più efficace ed efficiente. Eviterebbe inoltre lo spreco di denaro pubblico e garantirebbe agli agenti di polizia penitenziaria una condizione di lavoro migliore;

sarebbe opportuno ridurre questa prassi, adottata dal dipartimento per l'amministrazione penitenziaria, a casi sporadici, al fine di evitare il mancato rispetto delle norme costituzionali e della legge sull'ordinamento penitenziario -:

se il Ministro sia al corrente della situazione sopra evidenziata;

per quale ragione il signor Graziano Congiu non sia stato trasferito in un carcere dell'isola al fine di rispettare il principio della territorialità della pena;

a quanto ammonti la spesa sostenuta per il continuo ricorso alle traduzioni.
(4-09937)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09908
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
09/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 09/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09908
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il vicesegretario generale nazionale dell'Osapp, Domenico Mastrulli ha reso noto che lo scorso 2 dicembre 2010 un assistente di polizia penitenziaria è stato aggredito nel carcere di Trani con pugni sferrati allo stomaco da un detenuto, che si trovava nel reparto infermeria «per problemi psichiatrici»;

l'agente è stato soccorso da operatori del 118 che lo hanno trasportato in ospedale dove è stato diagnosticato un «trauma contusivo al torace»;

a sferrare i pugni contro l'agente è stato lo stesso detenuto che alcuni mesi fa aggredì altre due unità di polizia e lanciò contro di questi e nella propria cella escrementi umani;

a giudizio della prima firmataria del presente atto questa ennesima aggressione in danno di un agente di polizia penitenziaria è da collegare senza dubbio al sovraffollamento (in Puglia ci sono 4.800 reclusi rispetto ad una capienza di 2.500 posti) e all'eccessivo carico di lavoro al quale sono costretti i baschi azzurri. In Puglia mancano in organico circa 400 agenti, il che costringe i poliziotti penitenziari ad espletare anche 15 ore consecutive di lavoro; senza contare i doppi turni e le ore di straordinario che poi non vengono pagate -:

quali siano le modalità e le circostanze in cui è maturata questa ennesima aggressione ad un agente di polizia penitenziaria;

come intenda intervenire per coprire le carenze di organico della polizia penitenziaria e per rispettare le norme contrattuali e di legge sulle condizioni di lavoro e sugli straordinari effettuati dagli agenti del corpo;

cosa intenda fare per affrontare il sovraffollamento detentivo che determina un degrado che offende la dignità umana dei reclusi. (4-09908)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09937
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: SCHIRRU AMALIA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 13/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 13/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09937
presentata da
AMALIA SCHIRRU
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

SCHIRRU e MELIS. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il signor Graziano Congiu, bracciante agricolo di Milis (Oristano), veniva arrestato lo scorso luglio presso la casa circondariale di Oristano, per il suo presunto coinvolgimento nella rapina ad una tabaccheria di Simala;

il 24 ottobre 2010 Congiu, veniva trasferito alla casa circondariale Bruno Magli di Taranto;

con decreto di giudizio immediato, il giudice del tribunale di Oristano, fissava il 12 novembre 2010 per la trattazione del processo, da tenersi ad Oristano;

la difesa lamenta il fatto di non poter svolgere nel migliore dei modi il proprio lavoro: le difficoltà sono numerosissime da quando è stato deciso il suo trasferimento. Le distanze dalla Sardegna creano di fatto problemi insormontabili che ledono il diritto della difesa sancito dalla Costituzione italiane. Senza entrare nel merito della decisione sull'applicazione dell'articolo 14-bis della legge sull'ordinamento penitenziario secondo cui veniva applicato il regime di sorveglianza particolare, di fatto, lo priva di ogni minima possibilità di difesa in ordine al procedimento penale per il quale è stato tratto in arresto;

infatti, in questa fase pre dibattimentale e particolarmente delicata, richiede un confronto diretto tra il difensore ed il proprio cliente al fine di poter nel modo migliore possibile e senza alcuna limitazione, tutelare gli interessi dell'imputato ed approntare, in comune accordo con il difeso, tutte le migliori strategie processuali volte a preservare e garantire quel diritto alla difesa garantito dalla Carta costituzionale e dalla legge;

trasferire a Taranto un cittadino di Milis, indagato per una rapina, non è soltanto un atto in contrasto con il principio della territorialità della pena, ma è anche un inutile spreco di denaro pubblico;

l'allontanamento di un detenuto in attesa di giudizio e quindi presunto innocente, non sembra davvero avere nessuna giustificazione. Di fatto, in questa fase così delicata del procedimento penale, si devono prendere decisioni determinanti, quali la scelta del rito - patteggiamento o abbreviato - con termini strettissimi per la richiesta del medesimo, a maggior ragione se il tipo di giudizio è quello immediato, come in questo caso;

ciò che lascia perplessi è il costante ricorso alle traduzioni di cittadini privati della libertà. L'applicazione di questo regime per i sardi significa sottoporre le famiglie a viaggi lunghi e dispendiosi per i colloqui. La questione non è differente per i tantissimi detenuti che al contrario vengono mandati in Sardegna per scontare la pena;

occorre ricordare, anche a questo proposito, che il disposto dell'articolo 42, secondo comma, dell'ordinamento sull'ordinamento penitenziario prescrive che «nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in Istituti prossimi alla residenza delle famiglie». In Sardegna, esistono altre strutture idonee ad ospitare detenuti sottoposti all'articolo 14-bis della legge sull'ordinamento penitenziario (come Macomer, in provincia di Nuoro), facilmente raggiungibili dal difensore per poter adempiere al mandato professionale conferitogli dal Congiu;

diventa determinante il rispetto della territorialità della pena, un principio che se applicato renderebbe il sistema più efficace ed efficiente. Eviterebbe inoltre lo spreco di denaro pubblico e garantirebbe agli agenti di polizia penitenziaria una condizione di lavoro migliore;

sarebbe opportuno ridurre questa prassi, adottata dal dipartimento per l'amministrazione penitenziaria, a casi sporadici, al fine di evitare il mancato rispetto delle norme costituzionali e della legge sull'ordinamento penitenziario -:

se il Ministro sia al corrente della situazione sopra evidenziata;

per quale ragione il signor Graziano Congiu non sia stato trasferito in un carcere dell'isola al fine di rispettare il principio della territorialità della pena;

a quanto ammonti la spesa sostenuta per il continuo ricorso alle traduzioni.
(4-09937)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09943
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 13/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 13/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09943
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

il 5 dicembre 2010, la prima firmataria del presente atto è andata a visitare il carcere Mammagialla di Viterbo accompagnata dal presidente di Casa Pound Italia, Gianluca Iannone e da Enrico Salvatori, militante di Radicali italiani;

nel corso della visita ispettiva la delegazione è stata accompagnata dall'ispettore di polizia penitenziaria Taranta;

i ristretti presenti nel carcere di Viterbo sono 750 ai quali si aggiungono due semiliberi; altri 5 internati sono in licenza sperimentale e il loro rientro nella struttura è previsto a giorni;

226 detenuti sono affetti da patologie di tipo psichiatrico, i tossicodipendenti sono 230; gli affetti da malattie infettive sono 110, di cui 9 casi di Hiv, 77 di epatite C e 24 Epatite B;

la carenza di personale è a dir poco preoccupante: nella casa circondariale operano 150 agenti di polizia penitenziaria in meno rispetto a quanto previsto dalla pianta organica, tutti «costretti» allo straordinario obbligatorio quotidiano nonostante il loro sia considerato un lavoro usurante. Tutto questo naturalmente si ripercuote sulle attività carcerarie anche per motivi di sicurezza, tanto che nel carcere non si fanno attività trattamentali, che invece sono fondamentali per il reinserimento del condannato;

l'istituto di pena «Mammagialla» ospita diverse tipologie di detenuti: tra i 750 reclusi ci sono detenuti con il 41-bis, detenuti in regime di massima sicurezza, detenuti con condanna definitiva e circa 50 ergastolani, e per chi organizza la sicurezza interna del carcere è difficile mantenerli separati. Cosi ci si trova nella situazione paradossale che ergastolani «coabitino» nella stessa cella con detenuti comuni o addirittura con reclusi in stato di carcerazione preventiva, con le conseguenze immaginabili in termini di disagio psicologico. Una situazione peraltro contraria alla legge, visto che il codice stabilisce che gli ergastolani debbano scontare la pena in istituti ad hoc, in isolamento notturno e con l'obbligo di lavorare;

il lavoro è un altro punto dolente, solo il 10 per cento dei detenuti infatti lavora, e lo fa a rotazione. Nel carcere inoltre ci sono solo cinque educatori e tre psicologi, un numero evidentemente insufficiente a fare fronte alle esigenze dei detenuti;

anche dal punto di vista sanitario la situazione è complicata, oltre che per le carenze di tipo sanitario in senso stretto, anche per la carenza di medici e infermieri, che potrebbero non essere in grado di affrontare tempestivamente le emergenze che dovessero di volta in volta presentarsi. Il personale presente al momento della visita ispettiva ha ben descritto le criticità del settore: quotidianamente nella casa circondariale vi è un via vai di circa 1.300 persone tra detenuti, agenti, personale amministrativo, parenti dei detenuti, avvocati, magistrati, volontari, ed altro). Al mattino sono in attività sempre 2 ambulatori medici per le visite di routine, con una media di circa settanta visite. Attualmente, il modello organizzativo in atto dopo anni di funzionamento, sembra quello più funzionale e comunque necessita sicuramente di essere migliorato e integrato con risorse di personale. Il numero delle ore dei medici e infermieri a disposizione per l'area sanitaria si è ridotto progressivamente negli anni;

il responsabile dell'area sanitaria del carcere ha recentemente prodotto una dettagliata relazione che non solo espone le criticità dell'istituto, ma prospetta concrete soluzioni organizzative che non possono prescindere, evidentemente, dal reperimento delle necessarie risorse;

d'altra parte, lo svolgimento degli interventi sanitari deve confrontarsi anche con le carenze del personale di polizia penitenziaria. Per quanto concerne il rapporto di collaborazione con l'amministrazione penitenziaria, ai fini di un adeguato funzionamento della complessa organizzazione sanitaria dell'istituto, i sanitari ritengono indispensabile che il nucleo di polizia penitenziaria per la vigilanza dell'infermeria centrale e degli ambulatori periferici possa contare su un organico fisso non inferiore alle 7 unità (rispetto agli attuali 4 operatori messi in campo dalla direzione). Il potenziamento del settore, fra l'altro, consentirebbe di poter allargare la fascia pomeridiana di accesso di alcuni specialisti considerato che al momento non possono essere svolte prestazioni specialistiche oltre le 17,30. Vi sono delle giornate dove è possibile che nessun agente sia disponibile per l'area sanitaria e quindi con tutta una serie di conseguenze facilmente immaginabili;

il problema più grave resta però il sovraffollamento, dimostrato dal fatto che anche nelle piccole celle da un posto sono sistemati due detenuti con letto a castello, e che venga utilizzato per i detenuti comuni anche un reparto come quello dell'isolamento, che per legge dovrebbe avere finalità completamente diverse. Una condizione cosi drammatica che può accadere, come è appunto successo due sere fa, che sei persone arrestate siano state costrette a dormire per terra nel corridoio perché il carcere registrava il «tutto esaurito». Note positive sono il buon rapporto tra gli agenti penitenziari e i detenuti, la pulizia del carcere e la professionalità, nonostante le carenze di organico, del personale sanitario;

nel carcere di Viterbo si trova ristretto anche P.C. avvocato romano, indagato nell'ambito dell'inchiesta della procura della Repubblica di Roma sulle così dette «frodi carosello» e sui successivi fatti di riciclaggio. L'avvocato P.C. - dopo essersi costituito nell'ufficio del titolare delle indagini il 2 marzo 2010 - è rimasto in isolamento per 24 giorni nel carcere di Regina Coeli, poi trasferito presso la casa di reclusione di Opera, ed ora è stato allocato nel reparto di «alta sorveglianza» del carcere Mammagialla di Viterbo. Alla prima firmataria del presente atto lo stesso ha dichiarato: «Le mie condizioni di salute, già precarie all'atto dello ingresso nell'istituto penitenziario, peggiorano di giorno in giorno. Soffro di ipertensione grave, problemi cardiaci, problemi alla vista, rene policistico, problemi alla prostata, pressione alta. Ciò che mi preoccupa è soprattutto se dovessi trovarmi in situazione di emergenza, vista la carenza di personale». L'avvocato P.C., inoltre, ha un figlio piccolo con la compagna brasiliana, che è costretta a viaggiare in continuazione per effettuare i colloqui;

nell'istituto di pena in questione è recluso anche S. G. sessantenne, diabetico e claustrofobico, detenuto nel reparto alta sorveglianza, il quale due mesi fa ha fatto richiesta di trasferimento al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria al fine di scontare la pena vicino alla famiglia e, quindi, presso la casa circondariale di Nola;

A.C. un detenuto definitivo che finirà di scontare la pena nel 2015. Recluso nel reparto D2 detenuti comuni, ha fatto diverse richieste al dipartimento dell'amministrazione Penitenziaria senza ottenere alcuna risposta. Chiede di essere trasferito a Milano, vicino alla famiglia; a Milano vivono infatti la moglie, la madre malata e la figlia piccola che, scontando la pena a Viterbo, non può mai vedere;

il trattamento penitenziario deve essere realizzato secondo modalità tali da garantire a ciascun detenuto il diritto inviolabile al rispetto della propria dignità, sancito dagli articoli 2 e 3 della Costituzione; dagli articoli 1 e 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 2000; dagli articoli 7 e 10 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1977; dall'articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali del 1950; dagli articoli 1 e 5 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948; nonché dagli articoli 1, 2 e 3 della raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa del 12 febbraio 1987, recante «Regole minime per il trattamento dei detenuti» e dall'articolo 1 della raccomandazione (2006) del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa dell'11 gennaio 2006, sulle norme penitenziarie in ambito europeo; tale garanzia è ribadita dall'articolo 1, commi primo e sesto, della legge 26 luglio 1975, n. 354, che prescrive che «il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona», dovendo altresì essere attuato «secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti»;

l'articolo 15, primo comma, della legge 26 luglio 1975, n. 354, prescrive che «il trattamento del condannato e dell'internato è svolto avvalendosi principalmente dell'istruzione, del lavoro, della religione, delle attività culturali, ricreative e sportive e agevolando opportuni contatti con il mondo esterno ed i rapporti con la famiglia»;

gli articoli da 5 a 12 della legge 26 luglio 1975, n. 354, dettano una rigorosa disciplina in ordine ai requisiti strutturali minimi degli istituti di pena, prescrivendo che le carceri siano realizzate in modo tale «da accogliere un numero non elevato di detenuti o internati»; che «i locali nei quali si svolge la vita dei detenuti e degli internati devono essere di ampiezza sufficiente»; analoga disciplina prevedono gli articoli da 8 a 13 della raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 12 febbraio 1987, recante «Regole minime per il trattamento dei detenuti» e gli articoli da 17.1 a 18.10 della raccomandazione (2006) del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 1o gennaio 2006 sulle norme penitenziarie in ambito europeo;

le condizioni di sovraffollamento in cui versa la casa circondariale di Viterbo, l'inadeguatezza delle strutture, la carenza di personale e la scarsa assistenza sanitaria sono già stati oggetto di due separati atti di sindacato ispettivo (n. 4-06612 e 4-03782) depositati in questa legislatura dalla prima firmataria del presente atto e rimasti senza risposta -:

se il Ministro della giustizia sia a conoscenza delle gravi condizioni di disagio che caratterizzano la vita penitenziaria nella casa circondariale di Viterbo;

se, negli ambiti di rispettiva competenza, ritengano opportuno effettuare delle ispezioni all'interno del carcere Mammagialla;

quali urgenti iniziative si intendano assumere al fine di far rientrare l'istituto di pena laziale nella dimensione regolamentare dei posti previsti;

quali provvedimenti di competenza ritengano opportuno adottare, negli ambiti di rispettiva competenza, al fine di garantire il rispetto del terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione e di migliorare le condizioni della vita penitenziaria nel carcere di Viterbo, cosi da garantire il pieno rispetto dei diritti alla dignità, alla salute ed allo studio dei detenuti;

senon si intenda urgentemente rivedere il numero degli agenti di polizia penitenziaria attualmente assegnato presso il predetto istituto di pena posto che lo stesso risulta attualmente gravemente sottodimensionato;

se non si intenda assumere ogni iniziativa di competenza per aumentare il numero degli educatori, degli psicologi e degli assistenti sociali in servizio presso il predetto istituto di pena, in modo da rendere lo stesso adeguato al numero delle persone recluse;

se ed in che modo si intendano potenziare, all'interno della struttura penitenziaria in questione, le attività di orientamento e formazione al lavoro e di ricerca di posti di lavoro da offrire ai detenuti, in particolar modo per quelli che hanno quasi finito di scontare la pena;

cosa si intenda fare, per quanto di competenza, per garantire il diritto alla salute dei detenuti reclusi nel carcere Mammagialla di Viterbo, anche per tutto ciò che concerne il ripristino di un'adeguata assistenza psicologica e psichiatrica;

per quali motivi i detenuti A.C. e S.G., nonostante le istanze rivolte al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, non siano ancora stati trasferiti presso un istituto di pena prossimo al luogo di residenza dei loro familiari;

quali iniziative si intendano adottare, per quanto di competenza, al fine di garantire al detenuto P.C. il rispetto del suo inalienabile diritto alla salute e per quali motivi lo stesso si trovi ristretto all'interno del reparto alta sorveglianza;

per quali motivi nel carcere di Viterbo vi siano ergastolani che - contrariamente al dettato normativo e regolamentare - continuano a condividere le stesse celle con i detenuti comuni.
(4-09943)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09947
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 13/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 13/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09947
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

la Uil penitenziari ha recentemente diffuso un rapporto sulla drammatica situazione delle carceri lucane che è stato ripreso dal quotidiano La Nuova che l'11 novembre 2010, a pagina 13, Potenza città, titolava «In carcere si delinque» - «la UIL denuncia le immutate condizioni di precariato della struttura di Betlemme»;

nel documento indirizzato ai massimi vertici dell'amministrazione penitenziaria e riguardante la carenza del personale si legge questa considerazione: «Non si possono abbandonare i 434 baschi blu che operano all'interno degli istituti della Basilicata e anche le 597 persone detenute ivi ristrette, crediamo che sia un dovere morale e istituzionale conoscere queste realtà e risolvere le annose criticità»; inoltre, con riferimento ai pensionamenti, si fa presente che negli ultimi anni questi «hanno aggravato la situazione all'interno delle carceri, con notevoli difficoltà operative che condizionano il lavoro della Polizia penitenziaria con turni massacranti anche di 12 ore consecutive», sottoponendo il corpo «a notevoli stress psicofisici» che determinano l'aumento della percentuale di assenza in servizio;

nel sopracitato documento si riportano le criticità nella sicurezza collegando la carenza di organico con il sovraffollamento detentivo che in regione è del 46,2 per cento con il carcere di Melfi all'82 per cento e quello di Potenza al 57 per cento quest'ultimo sembra creare la situazioni più critica e a rischio;

sotto questo profilo si denuncia quanto segue:

i livelli di sicurezza delle carceri lucane non forniscono più quei parametri di garanzia al personale di polizia penitenziaria, che sono necessari sotto tutti gli aspetti;

tutte le traduzioni vengono effettuate sotto scorta con le responsabilità dirette del personale e del coordinatore NTP;

l'istituto Melfese risulta ancora oggi classificato di III livello nonostante ospiti solo detenuti alta sicurezza, così come previsto dal decreto ministeriale 2007 approvato in data 22 gennaio 2008;

i tre istituti vivono nella normale irregolarità; l'ex decreto legislativo n. 626 del 1994 e le successive normative sono una cognizione astratta, anche nella casa circondariale di Matera oggetto di recente ristrutturazione;

il personale addetto alla vigilanza ed osservazione delle sezioni detentive subisce un sovraccarico di lavoro dovuto al sovraffollamento crescente di detenuti, svolgendo quotidianamente tripli incarichi, circostanza di estrema frustrazione e disagio, tanto che non riescono a consumare il pasto per l'impossibilità di un cambio;

Potenza è il carcere che attualmente si trova nelle condizioni peggiori; il ruolo degli ispettori va anche a sopperire alle emergenze diventate quotidianità; impiegati con le chiavi in mano all'apertura di cancelli, recentemente hanno sostituito agenti nelle sezioni per la consumazione del pasto, per evitare ulteriori disordini. Si è giunti allo sfascio, non esiste più un'organizzazione e la differenziazione dei ruoli, non vengono più garantiti i servizi primari (come il casellario, magazzino detenuti, sopravvitto, e altro), tutti i restanti uffici ridotti all'osso spesso chiusi per far fronte alle esigenze presenti all'interno dei padiglioni detentivi, «una bomba a orologeria pronta ad esplodere». Il livello del degrado offende la dignità umana e la mancanza di spazi determina l'inciviltà della detenzione; è evidente che in tantissimi anni, nessun lavoro di adeguamento strutturale è stato posto in essere. La cinta muraria, per le condizioni in cui versa, è inadeguata e pericolosa per l'incolumità fisica, non conforme alle norme di sicurezza più volte denunciate;

il personale femminile non riesce a garantire la gestione ordinaria all'interno dell'unico reparto femminile presente a livello regionale (Potenza). Su 14 unità risultano in servizio solamente 7 perché assenti a vario titolo (maternità, aspettativa, CS, e altro). Delle 7 unità solamente 4 possono espletare servizio notturno, tanto che vengono impiegati agenti maschili in un reparto di sesso diverso, recentemente impiegati anche in piantonamenti presso strutture ospedaliere di detenute in mancanza di unità femminili;

a Matera non esiste ancora un reparto protetto per i piantonamenti presso il nuovo ospedale civile «Madonna delle Grazie»;

vi sono ritardi nel pagamento del lavoro straordinario, che, visti i tagli, non è nemmeno garantito entro la fine dell'anno; lo straordinario sarebbe di fatto imposto ai poliziotti penitenziari contro la loro volontà, in palese violazione dell'articolo 36, comma 1, della Costituzione, della legge n. 300 del 1970 e delle normative contrattuali;

il provveditorato risulta essere sede per gli emergenti dirigenti generali o prossimi alla pensione; questa situazione ha fatto sì che la Basilicata abbia risentito moltissimo in termini organizzativi; ad oggi si è in attesa della nuova nomina e l'incarico è affidato provvisoriamente e a part-time al provveditore della Campania;

dopo aver esposto queste problematiche, il segretario provinciale della UIL penitenziari Donato Sabia e il Segretario regionale Giovanni Gruppo, concludono auspicando un dovuto intervento risolutivo e restando in attesa di ricevere sviluppi ed una eventuale convocazione, perché le carceri lucane rivestono un vero e proprio allarme sociale. Le annose carenze comportano solo una mala produttività, il mancato rispetto dei dettati normativi, la negazione dei più elementari diritti del personale previsti dalle vigenti normative in materia e dai contratti;

in particolare, per quel che riguarda il carcere di Potenza, in un altro documento indirizzato alle massime cariche del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è possibile leggere: «Il Carcere di Potenza viene considerato come un raccoglitore di rifiuti sociali, arriva di tutto proprio per la posizione strategica che riveste, sì perché Potenza è sede di Corte d'Appello, ospita anche l'unica sezione femminile e la sezione sex offender e vari soggetti di categoria cosiddetta protetta, ha un alto indice di detenuti tossicodipendenti e psichiatrici, basti vedere gli atti autolesionistici che ammontano a 40 dall'inizio dell'anno e 2 tentati suicidi, mentre al contrario, il personale diminuisce giorno per giorno a seguito dei pensionamenti. Potenza è il carcere che attualmente si trova nelle condizioni peggiori, non esiste più una organizzazione né la differenziazione dei ruoli; non vengono più garantiti i servizi primari»;

tutti gli uffici sono ridotti all'osso, spesso chiusi per far fronte alle esigenze presenti all'interno dei padiglioni detentivi;

le osservazioni contenute nei due documenti citati coincidono quasi perfettamente con quanto la prima firmataria del presente atto ebbe a scrivere in due atti di sindacato ispettivo (n. 4/05651 dell'11 gennaio 2010 e n. 4/06613 del 30 marzo 2010, redatti all'indomani di visite effettuate con il segretario di Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti), atti di sindacato ispettivo che non hanno ancora ricevuto risposta -:

se quanto riscontrato dalla UIL penitenziari della Basilicata e dalla stessa prima firmataria del presente atto sulle gravi carenze degli istituti penitenziari lucani corrisponda a quanto rilevato dal Ministro;

se sia vero o meno che la sicurezza degli istituti lucani sia deficitaria;

come intenda intervenire per coprire le carenze di organico della polizia penitenziaria e per far rispettare le norme contrattuali e di legge sulle condizioni di lavoro e sugli straordinari effettuati dagli agenti del Corpo;

cosa intenda fare per affrontare il sovraffollamento detentivo che, ad avviso della UIL e degli interroganti, determina un degrado che offende la dignità umana dei reclusi;

se intenda adoperarsi affinché abbia seguito la richiesta di incontro manifestata dagli esponenti del sindacato lucano della UIL-penitenziari con i vertici del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. (4-09947)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09950
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 13/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 13/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09950
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato da un lancio dell'agenzia di stampa AGI, nel carcere di Ranza a San Gimignano negli scorsi giorni sarebbe stata razionata l'acqua;

la decisione è stata presa per problemi riguardanti i pozzi di raccolta dell'acqua;

sulla vicenda Massimo Miscia, componente della funzione pubblica della Cgil, ha dichiarato: «Questo dell'acqua nel carcere è un problema estremamente delicato che da troppi anni si presenta continuamente, con disagi per gli operatori penitenziari e per la popolazione detenuta ristretta nell'istituto. Due anni fa l'amministrazione penitenziaria ha rifiutato una proposta del comune di San Gimignano che si era offerto di farsi carico delle spese necessarie per la risoluzione del problema (circa tre milioni di euro), praticamente il 50 per cento delle spese per l'allacciamento alla conduttura comunale» -:

se e per quali motivi il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria abbia rifiutato la proposta del comune di San Gimignano con la quale quest'ultimo si sarebbe offerto di farsi carico delle spese necessarie per la risoluzione del problema della mancanza di acqua nel carcere di Ranza;

quali provvedimenti intenda adottare, sollecitare e/o promuovere al fine di risolvere i gravi problemi riguardanti i pozzi di raccolta di raccolta dell'acqua, in modo da garantire agli operatori penitenziari e ai detenuti del carcere di Ranza condizioni di vita e di lavoro più dignitose. (4-09950)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09966
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 13/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 13/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09966
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

l'agenzia ANSA del 10 dicembre 2010 riporta la denuncia del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria in merito a tre aggressioni avvenute nel giro di poche ore all'interno del carcere di Pontedecimo ai danni di alcuni agenti di polizia penitenziaria;

nella giornata del 9 dicembre, intorno a mezzogiorno, un detenuto tossicodipendente italiano di 30 anni, già in passato al centro di vicende di intolleranza nel carcere ligure al punto da essere stato già allontanato più volte dall'istituto, ha colpito con un pugno al volto un agente impegnato nella sorveglianza, mandandolo in ospedale. Poco più tardi un detenuto ha tentato di uccidersi prima ferendosi volontariamente al collo e poi inghiottendo una lametta. È stato salvato da un agente e ora è ricoverato nel reparto detenuti dell'ospedale San Martino. In serata un marocchino ha aggredito violentemente e ferito a colpi di lametta due connazionali attirati nella sua cella con la scusa di un caffè. Entrambi sono stati feriti e trasportati al San Martino nel reparto detenuti;

nella casa circondariale di Pontedecimo il numero dei detenuti è quasi il doppio rispetto a quello consentito e quello degli agenti di polizia penitenziaria è appena la metà;

Roberto Martinelli, segretario aggiunto del Sappe, ha dichiarato: «Oltre ai problemi di sovraffollamento e di carenza di personale gli agenti sono mal considerati dal comandante di reparto che li demotiva con continui rapporti disciplinari e non li fa lavorare nella condizione ideale con gravi rischi per la sicurezza degli stessi poliziotti ma anche dei detenuti. Per rendersene conto basta pensare che ieri a guardia di tre piani c'era un solo agente» -:

di quali informazioni disponga circa i fatti riferiti in premessa;

se non intenda avviare una ispezione all'interno del carcere di Pontedecimo, anche al fine di verificare quali siano i motivi di contrasto tra gli agenti penitenziari ed il loro comandante di reparto;

se il Ministro non ritenga di dovere intervenire con urgenza per ripristinare all'interno dell'istituto di pena sopra citato le necessarie condizioni di sicurezza, per garantire corrette relazioni lavorative e il ritorno ad un clima il più possibile sereno, e al fine, altresì, di assicurare la fruizione dei diritti stabiliti dal nostro ordinamento per i detenuti e per i lavoratori del carcere;

quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di rimediare alla grave mancanza di agenti di polizia penitenziaria assegnati presso la casa circondariale di Pontedecimo;

se non intenda adottare misure urgenti al fine di ridurre sensibilmente il numero dei detenuti presenti nel predetto istituto di pena. (4-09966)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09967
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 13/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 13/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09967
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

Heinrich Johannes Spieker è un cittadino tedesco di anni 48, attualmente detenuto nel carcere di Opera con l'accusa, insieme ad un altro imputato, di aver abusato sessualmente di una persona in condizioni di inferiorità psichica;

il 26 ottobre 2010, il signor Spieker è stato condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione e recentemente sono state rese pubbliche le motivazioni della sentenza; a seguito di questa sentenza, dal 1o novembre 2010, il signor Heinrich Johannes Spieker ha avviato uno sciopero della fame concluso il 28 novembre; nonostante avesse necessità di alcuni medicinali gli è stato impedita la possibilità di averli;

su ordine di un mandato di arresto europeo, richiesto dalla procura della Repubblica di Sondrio, il signor Spieker venne arrestato in Germania nel febbraio 2010; dopo essere stato detenuto in almeno tre diversi istituti tedeschi è stato trasferito nel carcere di Monza dove ha subìto violenze gravi da parte di altri detenuti;

successivamente il signor Spieker è stato trasferito nel carcere di Sondrio dove ha subito violenze di tipo psicologico e almeno una violenza fisica da parte di un altro detenuto in data 3 novembre 2010, violenze - a detta della direttrice - regolarmente refertate dall'infermeria dell'istituto; ciò è accaduto pochi giorni prima della visita ispettiva che l'interrogante ha svolto nella qualità di parlamentare all'interno del carcere domenica 7 novembre 2010 -:

se sia a conoscenza delle violenze fisiche subìte dal signor Spieker all'interno degli istituti penitenziari di Monza e Sondrio e quali iniziative intenda assumere per evitare che tali episodi si ripetano;

per quali ragioni non siano state assicurati al detenuto i medicinali richiesti durante il suo sciopero della fame.
(4-09967)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09968
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 13/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 13/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09968
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:


sul quotidiano Il Mattino del giorno 11 dicembre 2010 è apparso un articolo di Rosaria Capacchione intitolato: «Detenuto cardiopatico trapiantato, per i medici non può stare in carcere, per i giudici si»;


nel citato articolo, la giornalista del Mattino espone i seguenti fatti: «La Corte di giustizia chiede spiegazioni al Guardasigilli, la Corte di Assise di Napoli risponde rincarando la dose e ordinando il trasferimento in carcere dell'imputato Tommaso Prestieri, camorrista e trafficante di droga, cardiopatico grave e paziente trapiantato. Una sfida a distanza, giocata sul filo delle prerogative del giudice italiano contrapposte a quelle del giudice europeo; magistrati che, dal punto di vista formale, non si parlano e che ignorano le rispettive decisioni. Il risultato è che Prestieri fa ritorno nel penitenziario di Secondigliano. «è stato dichiarato guarito non da un medico specialista ma da un'ordinanza della Corte d'assise di Napoli (IV sezione) proprio mentre la II sezione della Corte di Strasburgo, con nota datata 25 novembre 2010, informa il difensore di Prestieri, l'avvocato Vittorio Giaquinto, di aver preso in esame il ricorso, di avere necessità di informazioni dettagliate sullo stato di salute del ricorrente e di averle chieste al ministero della Giustizia, il quale «è stato invitato a informare la Corte delle ragioni per le quali il ricorrente non è stato trasferito in un centro medico specializzato, al fine di seguire una riabilitazione cardiaca». Perché il punto in contestazione è proprio questo: Tommaso Prestieri, sottoposto a trapianto cardiaco nel maggio scorso, dopo l'intervento avrebbe dovuto effettuare obbligatoriamente una terapia riabilitativa, così come evidenziato anche dai consulenti d'ufficio. Cura che non c'è stata perché nessuno dei centri specializzati indicati anche dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha fornito la sua disponibilità a ospitare un paziente piantonato. Il risultato è stato che il boss di Secondigliano è stato ricoverato fino all'altro giorno, agli arresti domiciliari, al Cardarelli, che non è in grado di fornire l'assistenza specialistica richiesta. Il 6 dicembre, la notifica dell'ordinanza della Corte di Assise di Napoli, presso la quale è in corso il processo per l'omicidio di Alfredo Negri, ucciso il 27 luglio del 1992 e per il quale sono imputati, tra gli altri, anche Paolo Di Lauro e Antonio Amato. Scrive la Corte: «Avendo il Prestieri superato senza alcuna complicanza tale periodo (sei mesi dalla data del trapianto, ndr), la situazione di incompatibilità deve considerarsi cessata e va ripristinata, perdurando le eccezionali esigenze cautelari poste originariamente a fondamento della misura restrittiva, la custodia cautelare in carcere». Prestieri, che ha interamente scontato le condanne per fatti contestati negli anni passati, è detenuto solo sulla scorta di titoli provvisori: uno, per il quale il gip aveva concesso gli arresti domiciliari, per traffico di droga; l'altro, quello per il quale è processo dinanzi alla Corte di Assise, nel quale è stato accusato da alcuni collaboratori di giustizia ma «salvato» dal fratello Maurizio, che pure lo ha indicato quale responsabile di altri gravissimi episodi. Secondo l'accusa, Negri era stato tra gli ideatori della strage del Rione Monterosa. L'ordinanza, contestata dalla difesa di Prestieri, è basata sulla relazione del reparto detenuti del Cardarelli il quale, il 9 ottobre, aveva certificato che le condizioni del paziente detenuto erano «stabili sia dal punto di vista emodinamico che metabolico» e che quindi «il paziente può essere trasferito presso il centro clinico della casa circondariale di appartenenza qualora sia disponibile un ambiente idoneo in stanza singola per prevenire eventuali complicazioni infettive». I precedenti. Il cuore pazzo gli spalancava le porte del carcere ogni volta che lo arrestavano: in Costa Azzurra o a Parigi, tradito dalla passione per il calcio e da quella malattia che funzionava come un segnalatore a distanza quando i gps ancora non erano stati inventati. Michele Zaza, uomo di collegamento tra la camorra e la mafia, in cella non rimaneva mai a lungo perché troppo malato. E quando vi era capitato, e fino al suo decesso nel 1994, era stato un detenuto speciale, proprio perché cardiopatico a rischio di morte. Lorenzo Nuvoletta, capomafia di Marano, condannato da un tumore al fegato, era morto in ospedale in quello stesso anno. Piantonato, certo, ma in corsia. A casa, invece, ha concluso nel 2007 la sua esistenza Vincenzo Lubrano, consuocero di Nuvoletta, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Franco Imposimato. Tutti boss di estrema pericolosità, tutti con il fisico minato, tutti destinatari di provvedimenti di clemenza fondati sull'incompatibilità con il regime carcerario e sull'obbligo previsto dalla Costituzione di garantire il diritto alla salute a chiunque. Ricorda l'avvocato Vittorio Giaquinto, difensore di Tommaso Prestieri: «Non mi risulta che in Italia sia in vigore la pena di morte. Al di là delle responsabilità giudiziarie del mio assistito, ancora da dimostrare, non si comprende la ragione per la quale gli sia stata negata la possibilità di sottoporsi alle terapie riabilitative previste per i trapiantati. Il suo rientro in carcere sta esponendo la sua vita a un gravissimo rischio. Rischio che anche la Corte di giustizia ha ritenuto fondato -:


di quali informazioni disponga circa i fatti riferiti in premessa;


per quale motivo sia stata negata al detenuto Tommaso Prestieri, fino a questo momento, la possibilità di sottoporsi alle terapie riabilitative previste per i trapiantati;


quali siano le ragioni per le quali il detenuto non sia stato trasferito in un centro medico specializzato, al fine di seguire una riabilitazione cardiaca;


quali iniziative urgenti intendano adottare, negli ambiti di rispettiva competenza e alla luce di quanto richiesto dalla Corte di giustizia, affinché al detenuto in questione sia garantito il diritto alla salute e, quindi, l'accesso alle cure e/o terapie imposte dal suo precario quadro clinico.(4-09968)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09971
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 13/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 13/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09971
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

martedì 7 dicembre 2010 il quotidiano Il Tirreno ha riportato l'appello di un giovane detenuto nel carcere di Massa;

l'uomo, con problemi di tossicodipendenza, ha 28 anni e da 24 mesi si trova in una cella del penitenziario di via Pellegrini. Da allora non vede il figlio di 5 anni. Sembra sia stata l'assistente sociale a impedire al bimbo di vedere il genitore, in quanto il carcere non è un luogo adatto ai minori;

nell'appello il detenuto scrive quanto segue: «Senza mio figlio sto male. Anche mia moglie ha problemi di tossicodipendenza e di depressione, ma lei sta con nostro figlio giorno e notte. Non è giusto che mi si faccia pagare una condanna sulla condanna. Io voglio vedere il mio bimbo perché senza di lui sto troppo male. Da quando mi vietano di vederlo sono caduto in depressione. C'è anche un decreto del giudice che dice che posso vederlo purché alla presenza di un'educatrice. E per questo non riesco a capire perché non posso parlargli, perché non posso abbracciarlo, perché non posso accarezzarlo come fanno tutti i genitori con i loro figli. Io ho commesso degli errori e per questi sto pagando con il carcere, non vedo ragione perché debba pagare ulteriormente stando lontano dal mio piccolino. Questo appello attraverso le pagine del Tirreno è l'ultima speranza che mi rimane. Io sto troppo male, ho bisogno di mio figlio. Questa depressione mi sta divorando l'esistenza» -:

se risulti per quali motivi il detenuto non riesca a vedere suo figlio nonostante il giudice abbia disposto il contrario e cosa intenda fare nell'ambito delle proprie competenze per garantire ad un padre il diritto di mantenere, anche se dal carcere, un contatto umano ed affettivo con il proprio bambino. (4-09971)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09972
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 407 del 13/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 13/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
13/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELL'INTERNO
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 13/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09972
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 13 dicembre 2010, seduta n.407

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

l'associazione radicale Il detenuto ignoto, ha di recente ripubblicato nel suo sito internet un'intervista apparsa sull'Unione Sarda del 18 giugno 1998 alla dottoressa Carmen Pugliese, giudice istruttore all'epoca dello svolgimento della drammatica vicenda riguardante Aldo Scardella giovane suicidatosi il 2 luglio 1986 nel carcere Buoncammino di Cagliari, dopo 185 giorni di detenzione cautelare a seguito di un'ingiusta accusa di omicidio per la quale non fu mai interrogato, delitto per il quale nel 1996 si indagarono i reali colpevoli, condannati definitivamente nel 2002;

nell'intervista, realizzata da Giorgio Pisano e intitolata «Il giudice Carmelina Pugliese: se parlo scoppia la guerra», era scritto: Certo che se lo ricorda: proprio per questo non ne vuole parlare. Aldo Scardella, quel povero ragazzo che ha aspettato sei mesi in isolamento a Buoncammino, torna e ritorna nella sua memoria come un fantasma ingombrante. E non solo perché si è impiccato in attesa di un interrogatorio che non arrivava. Altri impegni, altro codice penale. Altra vita quella che Carmen Pugliese conduceva allora a Cagliari nella veste di giudice istruttore. Quando se ne è andata, lasciandosi alle spalle un cadavere e un oceano di polemiche, sperava in qualche modo di chiudere, dimenticare. Anzi, come dice lei: «archiviare per sempre la fase Sardegna del mio lavoro». Nessuno poteva immaginare che dopo quella piccola tragedia privata un pentito assolvesse Scardella sparando i nomi dei veri assassini nella rapina al Bevimarket di via dei Donoratico. Boom: la notizia è finita sulle prime pagine di tutti i giornali italiani riaprendo ferite mai rimarginate. Carmen Pugliese, pubblico ministero a Bergamo, l'ha presa male, «innanzitutto perché alcuni quotidiani hanno mentito sostenendo addirittura che ero stata allontanata per questa storia». Il che non è vero? «no nel modo più assoluto. Ho fatto regolare richiesta di trasferimento ed eccomi qui a lavorare moltissimo e benissimo in un luogo eccezionale. Non ho altro da aggiungere». Riuscire ad intercettarla non è facile, portarla sull'argomento quasi impossibile. Giacca rossa e gonna nera, capelli corvini, tono da signora borghese molto impegnata, accetta un civile posto di blocco durante una pausa d'udienza in corte d'assise. Sorriso e grande cortesia. Dietro la maschera della buona educazione, affiora comunque il giudice descritto dagli avvocati di questo palazzo di giustizia: combattiva, molto determinata. Falco e colomba? «se andiamo per etichette, né l'uno né l'altro. È un magistrato che difende le sue convinzioni con fermezza, questo sì». Mentre riordina i fascicoli sparsi sul tavolino, capisce al volo perché L'Unione Sarda voglia parlarle. «Ma non ho niente da dire» dice senza spegnere il sorriso. Il caso Scardella. «Ancora? Vi prego. Per me è una storia chiusa. Finita. Beh, quello c'è morto». Lo so. Mi servirebbe un'intera giornata per affrontare questo argomento. Ma non ne ho alcuna intenzione e sa perché? conosco l'ambiente sardo: ricomincerebbero le polemiche, le guerre. «Non si può dire che le sia rimasta la Sardegna nel cuore». A Bergamo sto molto bene. Ho ottimi rapporti coi giornalisti e con gli avvocati «mentre a Cagliari da giudice istruttore ne avevo di buoni con qualche giornalista, decisamente pessimi col foro». Anche per questo è andata via. «Sono andata via, tre anni dopo la morte di Scardella, perché mi piaceva l'idea di cambiare aria». I penalisti sardi non hanno pianto. «Probabile. Neppure io». Ha saputo degli sviluppi dell'inchiesta? «Ho letto». Niente da dire? Se parlassi, presterei il fianco alla speculazione. Vuol dire che «poteva» succedere? Col vecchio codice «poteva» succedere, anche. Poteva succedere che un indiziato aspettasse sei mesi per essere interrogato? Se rispondessi come dovrei a questa domanda scoppierebbe il finimondo. Mi creda, meglio star zitti. Dunque silenzio, nessuno paga. «Le ho detto che per chiarire questa vicenda, dovrei riferire dei rapporti con alcune persone dell'ambiente di lavoro e altro. Dovrei dire come andavano le cose allora al palazzo di giustizia di Cagliari. Esattamente quello che voglio evitare». Le sembra giusto il silenzio? Non so se sia giusto. So che non intendo fare il minimo accenno. Ne ho davvero, ma davvero, le tasche piene. Vabbè, passiamo al privato. «Al privato di Carmen Pugliese?». Sotto la toga, c'è un giudice no? Cosa ha provato. Ma lei cosa ha provato? «Io, io... chiedo scusa ma non ne voglio proprio parlare». Ha avuto un pensiero privato, un rimorso? «Ho detto che non voglio parlarne». Ha pensato di scrivere un biglietto ai familiari? La domanda resta appesa ad uno sguardo che si fa improvvisamente serio. La disponibilità di Carmen Pugliese è entrata in riserva: l'idea che la mancanza di un suo commento lasci la cronaca in qualche modo incompleta non sposta il dialogo di un millimetro. «La pregherei di essere corretto. Il suo giornale finora lo è stato. Scriva che non intendo rilasciare dichiarazioni di alcun genere». Saluta e fa per andarsene, tre chili di fascicoli sottobraccio. Uno due passi. Si ferma, si volta e torna il miglior sorriso: «Posso chiedere un favore? Mi saluti la Sardegna buona». Dev'essere una fettina sottile sottile questa Sardegna buona: i dieci anni (1979-1989) trascorsi all'ufficio istruzione di Cagliari non sono stati allegri. Ce l'ha scritto in faccia. «Un capitolo finito», ha detto. A Bergamo le cose vanno invece diversamente. L'avvocato Roberto Mari (l'unico a uscire volentieri dall'anonimato), confessa che «agli inizi, quand'è arrivata, eravamo abbastanza preoccupati. Era seguita da una fama tempestosa, personaggio durissimo». Il cambio di sede le ha giovato «grande lavoratrice, ottimi rapporti con i penalisti, magistrato sensibile e corretto». Pecche non riesce a trovarne neanche radio sussurro, che trasmette dal bar di piazza Dante il ritratto di «un PM fiero e sensibile, laboriosamente impegnato soprattutto su reati di violenza sessuale e droga». Il resto è silenzio, il passato non merita neppure una parola di scuse, una lapide in memoria. È morto e sepolto: come Aldo Scardella;

recentemente, il fratello di Aldo, Cristiano, ha pubblicato un articolo sul quotidiano online Notizie Radicali nel quale, fra l'altro, si legge: «Il caso di Aldo è stato aperto tante volte, la maggior parte su mia iniziativa; l'ultima istanza da me fatta è stata perché ipotizzavo il delitto volontario, aggravato ai danni di Aldo e sottolineavo anche che nel referto autoptico i medici facevano figurare quantità e dosaggi di una terapia metadonica inesistente. Il caso è stato chiuso ma l'anno scorso ho ripresentato, tramite un'avvocatessa di Foggia, Rosa Federici, un'altra istanza in Tribunale per la riapertura della vicenda. Poco tempo dopo, esattamente nel novembre del 2009, fece irruzione in casa mia la polizia, senza mandato, piombò nella mia stanza quando ancora mi trovavo addormentato e mi sottopose a domande e nell'occasione si trovò ad assistere alla scena mia madre affetta da Alzheimer... In parole povere una persona in scooter del colore uguale al mio aveva tentato una rapina, ma la polizia per fortuna dovette constatare che il motore del mio scooter era freddo e che quindi non poteva essere quello utilizzato per la rapina. Anche i vertici della polizia dichiararono che ero risultato completamente estraneo al fatto delittuoso. Per dovere di cronaca devo dire che chi decise di inviare gli agenti 24 anni fa in casa mia, con la motivazione che Aldo era stato visto due o tre giorni prima del delitto del commerciante nei pressi del negozio, è lo stesso uomo che oggi sta a capo degli investigatori che sono venuti improvvisamente nella mia stanza e, credetemi, non è stato tanto bello -:

se non si ritenga di dover acquisire elementi in ordine alle modalità in cui si e svolta l'irruzione di alcuni agenti di polizia nella casa di Cristiano Scardella nel novembre del 2009; in particolare, se non ritenga di dover verificare se nel caso di specie vi siano state violazioni delle procedure che sovrintendono a operazioni di questo tipo e quali provvedimenti intenda assumere in tal caso. (4-09972)
 
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04270
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 473 del 14/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: FLERES SALVO
Gruppo: IL POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 14/12/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-04270
presentata da
SALVO FLERES
martedì 14 dicembre 2010, seduta n.473
FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
le normative vigenti in materia di vigilanza carceraria prevedono che presso le diverse sezioni delle strutture penitenziarie presti servizio personale di Polizia penitenziaria appartenente allo stesso sesso dei reclusi da vigilare;
all'interrogante risulta che in alcune strutture dove sono presenti reparti sia maschili che femminili, a seguito della nota carenza di personale di Polizia penitenziaria che comporta già aggravi di lavoro, alcuni agenti di sesso maschile sono stati destinati alle sezioni femminili;
in particolare nel carcere di Trapani sembrerebbe che gli agenti non prestino particolare attenzione al fatto che prima di procedere ai controlli sarebbe opportuno avvisare della propria presenza al fine di consentire alle detenute di farsi trovare adeguatamente vestite, fatto ancor più importante nel corso dei controlli notturni,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di queste particolari situazioni considerato anche che la Direzione del carcere di Trapani ha già sollevato la problematica relativa alla carenza di personale femminile;
se sia prevista l'assunzione di nuovo personale di Polizia penitenziaria in Sicilia e, in particolare, a Trapani;
se, in virtù delle eccezionali condizioni di vigilanza maschile all'interno delle carceri femminili, siano state impartite specifiche disposizioni al personale di vigilanza per la gestione delle detenute.
(4-04270)
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04268
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 473 del 14/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: PERDUCA MARCO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 14/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
14/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA DIFESA
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA DIFESA delegato in data 14/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-04268
presentata da
MARCO PERDUCA
martedì 14 dicembre 2010, seduta n.473
PERDUCA, PORETTI - Ai Ministri della difesa e della giustizia - Considerate le drammatiche condizioni in cui versano le carceri italiane in termini di sovrappopolazione e quindi di trattamento incostituzionale dei detenuti;
considerato che secondo quanto riportato da alcune agenzie di stampa il ministro La Russa a seguito di un incontro con l'onorevole Marco Pannella e una delegazione dei deputati Radicali nel mese di dicembre 2010 si sarebbe dichiarato disponibile a utilizzare alcune caserme dismesse per affrontare il tema dell'inadeguatezza delle strutture penitenziarie in Italia,
si chiede di sapere:
se la questione sia mai stata affrontata in seno al Consiglio dei ministri o tra i Ministri della difesa e della giustizia;
quante e quali caserme dismesse potrebbero essere riconvertite in istituti di detenzione;
in che tempi e con quali costi aggiuntivi potrebbe avvenire tale nuova destinazione d'uso;
a che punto sia il piano carceri più volte evocato da parte del Ministro della giustizia.
(4-04268)
 
 Damiano Bellucci
 

Scritto da: Damiano Bellucci
(Leggi tutti gli articoli di Damiano Bellucci)






 

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