Novembre 2016
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Interrogazioni parlamentari sul carcere 18 - 22 ottobre 2010.


Polizia Penitenziaria - Interrogazioni parlamentari sul carcere 18 - 22 ottobre 2010.

Notizia del 26/10/2010

in Dal Parlamento.

(Letto 2827 volte)

Scritto da: Damiano Bellucci

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ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01654
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 440 del 19/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: CARLINO GIULIANA
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 19/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
ITALIA DEI VALORI
19/10/2010
ITALIA DEI VALORI
19/10/2010
ITALIA DEI VALORI
19/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 19/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01654
presentata da
GIULIANA CARLINO
martedì 19 ottobre 2010, seduta n.440
CARLINO, LI GOTTI, LANNUTTI, MASCITELLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il 15 agosto 2010, aderendo ad una iniziativa del partito radicale e della II Commissione permanente (Giustizia) della Camera dei deputati (cosiddetto "Ferragosto in carcere"), numerosi parlamentari di differenti schieramenti politici hanno visitato molte carceri italiane, per una ricognizione delle condizioni all'interno delle 206 strutture presenti in Italia;
il carcere di Sulmona (L'Aquila), l'istituto di pena più grande d'Abruzzo, a fronte di una capienza massima di 272 unità, in realtà ad agosto ospitava 420 reclusi, con una percentuale di sovraffollamento del 54,41 per cento;
all'interno della struttura sono presenti, tra gli altri, 105 detenuti comuni, 150 detenuti in alta sicurezza, 2 internati in regime di cosiddetto "41-bis";
tra i detenuti, 172 sono tossicodipendenti, 92 sono affetti da epatite C, mentre 150 sono affetti da patologie di tipo psichiatrico;
dall'inizio del 2010, secondo dati del sindacato Uil-Pa penitenziari, ci sono stati due suicidi, cinque tentati suicidi, 79 atti di autolesionismo, tre aggressioni ad agenti di custodia e un'aggressione ai danni di un medico deputato alla cura dei detenuti;
gli agenti di Polizia penitenziaria in pianta organica dovrebbero essere 328, ma gli assegnati sono 279, di cui solo 196 realmente in servizio;
il carcere di Sulmona prevede 10 educatori in pianta organica, ma quelli assegnati ed effettivamente in servizio sono 7;
a fronte di un oggettivo sovraffollamento e della presenza di detenuti con effettive esigenze di assistenza è prevista la presenza di un solo psicologo, non in pianta organica ma a parcella;
la mancanza di un numero adeguato di agenti, insieme al sovraffollamento delle carceri, comporta una serie di problemi che vanno dall'impossibilità di usufruire quotidianamente dei servizi igienici al non poter svolgere quelle attività lavorative e di socializzazione che dovrebbero essere centrali ai fini della funzione riabilitativa della detenzione, riducendo frequentemente le attività di recupero in atti di premio;
considerato che:
il Ministro della giustizia, in sede di audizione sulla situazione degli istituti penitenziari presso la II Commissione permanente (Giustizia) della Camera dei deputati, in data 14 ottobre 2008, ha affermato: "l'amministrazione penitenziaria ha, tuttavia, avviato un progetto di recupero e di razionalizzazione delle risorse umane esistenti, attraverso processi di rafforzamento delle motivazioni professionali e lavorative, anche con l'adozione di nuovi modelli di sorveglianza, capaci di valorizzare la flessibilità e la dinamicità del servizio istituzionale ancora oggi caratterizzato da schemi rigidi e statici". Ad oggi, sarebbe necessario conoscere gli esiti di tale progetto di recupero e razionalizzazione delle risorse umane del comparto;
il 2010 si è rivelato l'anno più difficile per le carceri italiane con un aumento del numero dei detenuti elevatissimo a fronte dei posti disponibili e una riduzione dell'organico di personale di qualsiasi livello;
in sede di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, recante disposizioni urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, per l'avvio della fase post emergenziale nel territorio della regione Abruzzo ed altre disposizioni urgenti relative alla Presidenza del Consiglio dei ministri ed alla protezione civile, approvato in prima lettura dal Senato in data 9 febbraio 2010, il Governo aveva introdotto nel provvedimento d'urgenza una disposizione con la quale si affidava alla società Protezione civile SpA un ruolo importante, per quanto improprio, rispetto alla natura stessa del sistema di protezione civile nazionale, in riferimento all'edilizia penitenziaria. Il Commissario straordinario sarebbe stato infatti autorizzato ad avvalersi della società Protezione civile SpA. per le attività di progettazione, scelta del contraente, direzione lavori e vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali attuati in esecuzione del programma degli interventi di cui all'articolo 44-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14;
in tale contesto il Governo ha annunciato un "piano carceri" di cui non si conosce la esatta e puntuale articolazione, ma che certamente non potrà avere effetti positivi in tempi rapidi, anche con riferimento all'implementazione dell'organico al fine di assicurare la buona gestione del sistema, sia in termini di dignità del lavoro che di dignità della detenzione;
soltanto pochi mesi fa la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia a risarcire con 1.000 euro un detenuto costretto a stare per due mesi e mezzo in una cella sovraffollata. Una pena che, per quanto simbolica, mette in evidenza una terribile realtà. È stato calcolato che ciascun detenuto nelle carceri italiane abbia mediamente a disposizione meno di 3 metri quadrati di spazio, ben al di sotto dei 7 metri stabiliti dal comitato europeo per la prevenzione della tortura. Ciò significa che normalmente una cella deve ospitare tre detenuti ed oggi nei penitenziari italiani ce ne sono, in media, nove in ogni cella. Tale situazione non può ritenersi compatibile con l'articolo 27 della Costituzione, con cui si sancisce che «l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva» e «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»;
ad oggi non si ha alcuna notizia né di nuove assunzioni di personale, né di costruzione di nuove carceri;
nell'agosto 2010 la Corte dei conti ha reso nota un'indagine sugli interventi pubblici nel settore dell'edilizia penitenziaria tra il 2003 e il 2009, definendo tutto il sistema insufficiente e inefficiente e sottolineando la grave carenza di personale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riferiti in premessa;
se intenda valutare l'opportunità di adottare iniziative urgenti per lo stanziamento dei fondi necessari al fine di completare l'organico degli operatori, compresi psicologi ed educatori, previsti dalla pianta organica attualmente vigente presso il carcere di Sulmona;
se non si ritenga di dover intervenire con il reclutamento di un numero adeguato di agenti di Polizia penitenziaria, e accertando che le autorità competenti provvedano ad incrementare l'organico degli psicologi all'interno del carcere di Sulmona;
se il Ministro in indirizzo, di concerto con gli altri Ministri competenti, abbia previsto, all'interno del suddetto carcere, interventi volti a favorire i percorsi lavorativi e di reinserimento sociale dei detenuti, anche attraverso l'incremento dell'organico del personale educatore in servizio;
se non si intenda immediatamente stanziare fondi per migliorare la vita degli agenti penitenziari e dei detenuti in modo che le carceri in Italia, anche attraverso pene alternative, non siano solo un luogo di espiazione e di dannazione, ma diventino soprattutto un luogo in cui i detenuti, attraverso attività culturali, lavorative e sociali, possano avviare un percorso concreto per essere reinseriti a pieno titolo nella società.
(3-01654)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09141
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 387 del 21/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 21/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
21/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
21/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
21/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
21/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
21/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 21/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09141
presentata da
RITA BERNARDINI
giovedì 21 ottobre 2010, seduta n.387

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

sul sito del gruppo Everyone è apparso un appello, sottoscritto anche dall'associazione «Il Detenuto Ignoto», dove si sollecita un intervento internazionale per fermare i trattamenti inumani e degradanti cui sono sottoposti i detenuti in Italia;

il predetto appello invoca l'avvio di un'inchiesta parlamentare, oltre che sulle condizioni inumane dei detenuti nelle carceri italiane, anche sul caso di Sebastiano Saia e Beatrice Molnarova;

Sebastiano Saia, siciliano di 62 anni, e Beatrice Molnarova, slovacca, sua compagna, sono stati condannati dal tribunale di primo grado di Milano per reati di natura fiscale e finanziaria (sentenza poi appellata);

sul sito del gruppo Everyone il caso Saia e Molnarova è stato ricostruito nel modo che segue;

la vicenda ebbe inizio nel 2009, quando la Guardia di Finanza, il 27 maggio, su ordine della procura della Repubblica di Milano, prelevava Saia e Molnarova separatamente dalla loro abitazione di Aviano (Pordenone) per condurli alla casa circondariale di San Vittore;

allorché la pattuglia mandata a prelevare Beata Molnarova si accorse del bambino di un anno che la donna aveva con sé (figlio suo e di Sebastiano Saia), l'ordinanza di custodia cautelare fu mutata in arresti domiciliari, e venne disposto il trasferimento della donna a Volvera (Torino), luogo della sua residenza anagrafica, abitazione completamente sprovvista di mobili e assolutamente inadeguata a ospitare una mamma con il suo bambino;

Sebastiano Saia nel frattempo raggiungeva San Vittore e veniva rinchiuso in una cella di 4 metri per 2 con altri 5 detenuti, tutti fumatori mentre lui non lo è, mentre la signora Molnarova veniva trasferita in auto a Volvera, con una scorta di dieci pannolini per il bambino e tre bottiglie di latte, che usava durante il viaggio. Dopo oltre 500 chilometri, trascorsi in auto con il bambino in braccio, la donna veniva costretta a dormire per terra alle 4 del mattino, senza un materasso né una coperta, con il figlioletto in fasce tra le sue braccia;

dopo che ogni autorizzazione ad uscire dalla propria abitazione le fu stata negata, la signora Molnarova veniva soccorsa da alcuni vicini, che le procurarono un materasso, latte, cibo e dei pannolini. Nessuna assistenza sociale veniva predisposta per la donna e il suo piccolo, oltre al serrato controllo delle Forze dell'ordine;

nel frattempo a Sebastiano Saia in carcere venivano negati i più elementari permessi: da quello di telefonare alla compagna agli arresti domiciliari alla richiesta di vedere un medico, dall'essere trasferito in una struttura meno affollata e in condizioni igienico-sanitarie migliori alla domanda di incontrare l'ispettore sanitario e la direttrice del carcere;

il 14 luglio 2009 Saia assiste in carcere a un pestaggio, che viene riferito dal detenuto con le seguenti parole: «Un detenuto asiatico fu picchiato dagli agenti, tramortito e trascinato per i piedi dall'inizio del quinto raggio fino all'infermeria; circa 250 metri di corridoi, sempre strisciando con la schiena per terra. Il giorno seguente feci domanda di vedere la direttrice del carcere e l'ufficio di comando, ma nessuno di questi due appuntamenti mi fu mai fissato». Per questa vicenda Sebastiano Saia presenta un esposto alla procura della Repubblica di Milano, che viene però archiviato poche settimane dopo, senza alcun provvedimento o indagine nei confronti degli agenti;

in data 25 luglio 2009 a Beata Molnarova venivano finalmente revocati gli arresti domiciliari;

da questo momento in poi, Sebastiano Saia inizia ad avere seri problemi di salute: prima una colica renale, poi fortissimi dolori allo stomaco, lo costringono a chiedere ufficialmente il permesso di poter effettuare un'approfondita visita chirurgica. L'istanza viene rigettata dal giudice della cautela;

il 14 settembre 2009, l'uomo inoltra una nuova domanda volta ad ottenere un permesso per sottoporsi a visita chirurgica. Peraltro il giorno seguente, mentre sta raccogliendo firme per una petizione lanciata da Antigone, volta a portare l'Italia davanti alla Corte europea dei diritti umani, Saia viene minacciato - secondo quanto afferma - dall'ispettore di guardia con le seguenti parole: «Smettila o non uscirai mai più di prigione»;

a ottobre, per Sebastiano Saia al malessere fisico comincia ad aggiungersi quello psicologico: l'uomo è depresso e demotivato e inizia a pensare al suicidio; chiede quindi di poter avere un colloquio con uno psicologo o psicoterapeuta, ma quando scopre che il colloquio si sarebbe svolto presso la guardia di turno in infermeria, vi rinuncia. Il 28 novembre 2009, dopo sei mesi di detenzione, la sua richiesta di arresti domiciliari viene respinta, nonostante il parere favorevole del pubblico ministero, con la menzione di «gravi indizi di colpevolezza» operata dal collegio giudicante;

l'uomo ha anche riferito di aver subito il 20 gennaio 2010 un'aggressione da parte di un detenuto venticinquenne riportando tumefazione all'occhio, due denti sbrecciati, l'impossibilità a masticare e un trauma cranico. L'addetto all'infermeria di turno quel giorno ha scritto nel referto che Saia ha sbattuto la testa contro una porta e solo dopo le proteste del detenuto la motivazione delle ferite veniva mutata in aggressione;

il 23 marzo 2010, dopo dieci mesi di carcere, vengono disposti gli arresti domiciliari per Sebastiano Saia;

due giorni dopo il detenuto chiama il 118 a causa di insopportabili dolori allo stomaco, accentuatisi dalla notte precedente; sicché viene condotto al pronto soccorso, dove viene sottoposto a esami e gli viene diagnosticata un'ernia con apertura ombelicale di diversi centimetri. Dimesso in attesa dell'esito degli esami, viene ricontattato il 30 marzo 2010 dall'ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino), che ne richiede il ricovero per operarlo. Segue sua istanza al Giudice per poter essere ricoverato e operato; in giornata il permesso viene concesso, con espresso divieto che l'eventuale intervento di rimozione dell'ernia si svolga nella data del 20 aprile 2010, già fissata per la prosecuzione del dibattimento. Il 2 aprile Sebastiano viene operato di un'ulcera ombelicale di 16 centimetri per 8 e un altra duodenale di 6 centimetri, e viene dimesso due giorni dopo;

Sebastiano Saia comincia però ad accusare anche dolori ai reni, e richiede al giudice una visita urologica, nonché la possibilità di appuntamento dentistico dovuto alle difficoltà di masticazione conseguenti l'aggressione subita. Richiede inoltre di poter frequentare la chiesa cattolica di Volvera, adiacente alla sua abitazione. Tutti questi permessi, pur riguardando seri problemi di salute ed equilibrio personale, non sono concessi. In data 17 maggio gli viene autorizzata esclusivamente la visita domiciliare da parte di un neuropsichiatra, previa comunicazione ai Carabinieri;

a giudizio della prima firmataria del presente atto i particolari riguardanti i trattamenti subiti da Sebastiano Saia, dalla sua compagna e dal loro bambino di un anno, non rappresentano certo un unicum, ma toccano, in misura più o meno grave, migliaia di detenuti - o persone sottoposte a limitazioni della libertà individuale - nel nostro Paese, come se la pena loro spettante non dovesse essere costituita dalle sole restrizioni previste dalla legge, ma da una condizione di privazione, umiliazione e sofferenza per il giudicato e tutta la sua famiglia;

la vicenda di Sebastiano Saia, della sua compagna e del loro bambino sono state portate, dal gruppo Everyone, a conoscenza del commissario per i diritti umani, del Comitato dei ministri e dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, affinché vengano creati finalmente nell'Unione organismi internazionali efficaci a tutela dei diritti delle vittime di abuso giudiziario o poliziesco e leggi europee che definiscano la necessità di rispettare la salute, l'integrità, la sensibilità, gli affetti e la dignità delle persone soggette, dopo procedimento penale, a restrizioni della libertà -:

se non intendano, negli ambiti di rispettiva competenza, aprire un'inchiesta amministrativa interna sui fatti esposti in premessa e, nel caso ne sussistano i presupposti, adottare gli opportuni provvedimenti disciplinari;

se il Governo non ritenga opportuno promuovere l'istituzione di una commissione ministeriale d'inchiesta riguardo alle condizioni di vita degli esseri umani sottoposti, nel nostro Paese, a misure restrittive della libertà individuale. (4-09141)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09074
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 384 del 18/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 18/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09074
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 18 ottobre 2010, seduta n.384

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

la prima firmataria del presente atto, è presentatrice dell'atto di sindacato ispettivo 4-08158, pubblicato lunedì 26 luglio 2010 in occasione della seduta della Camera n. 358;

l'interrogazione a risposta scritta faceva riferimento alla drammatica situazione - dal punto di vista strutturale, funzionale, igienico e sanitario - del carcere Gazzi di Messina;

i fatti descritti a seguito della visita ispettiva effettuata il 17 luglio 2010, erano così gravi che l'interrogante trasmetteva il testo della suddetta interrogazione alla procura della Repubblica di Messina;

nessuna risposta è giunta alla presentatrice e agli altri firmatari dell'interrogazione da parte dei Ministri interrogati;

in data 13 ottobre 2010 la prima firmataria del presente atto riceveva dal garante per i detenuti della Regione Sicilia, una lettera a lei indirizzata proveniente proprio dalla casa circondariale Gazzi, lettera il cui testo si riporta integralmente;

«Chi vi scrive è un detenuto del carcere di Gazzi che tra l'altro ho avuto il piacere di conoscerla quando ero al così detto ma non di fatto "reparto sosta". Come prima cosa le chiedo di accettare le mie scuse per non firmare con il mio giusto nome e cognome questo mio scritto, le ragioni sono perché non vorrei che l'amministrazione carceraria prendesse dei provvedimenti sulla mia persona! Perché per quanto può essere ingiusto la nostra posta viene aperta o addirittura non recapitata. Preferirei essere chiamato con un nome di fantasia "Felipe". All'epoca della sua visita in questo istituto durante il nostro colloquio le esponevo alcuni fatti gravosi che dovevamo subire: fra cui il sovraffollamento delle celle di cui se si ricorda dovevamo convivere in 13 in una cella che ne doveva ospitare soltanto 4 persone, oltre le persone, dovevamo convivere con i topi per non parlare delle condizioni sgradevoli igienico sanitari, inoltre dovevamo convivere con persone con gravi patologie, del tipo siero positivo! Per non parlare di quante volte abbiamo dovuto subire che la nostra dignità venisse calpestata dalle stesse guardie carceriere e dai loro superiori! Oggi le scrivo per fargli presente che la maggior parte di noi dopo nove mesi e più abbiamo avuto la possibilità si salire al reparto camerotti. Devo dire che siamo passati dalla stalle alle stelle, qui abbiamo un bagno dignitoso, un reparto a prima vista pulito e la possibilità di frequentare alcuni corsi messi a disposizione da questo istituto. Ma per quanto riguarda la capienza dei detenuti in una cella devo dire che è peggiorata perché in un cubicolo di due persone ne siamo sei. Lascio immaginare a lei come si può vivere dignitosamente in sei metri quadri, li vero motivo che mi preoccupa e mi angoscia e devo dire che non sono l'unico detenuto ad essere preoccupato ma siamo seriamente preoccupati tutti i detenuti di ogni reparto. Il motivo di questa nostra preoccupazione è dovuto al fatto che questi bravi dottori che operano all'interno dell'istituto e un ringraziamento va al direttore di questo carcere per averci dato la possibilità di convivere con persone affette da malattie gravi come l'aids, e cosa molto più grave, con malati di tubercolosi. Le faccio presente che malgrado le nostre giuste preoccupazioni e la nostra disponibilità nel farci fare le analisi del sangue ci viene negato questo nostro diritto assicurandoci solo con fandonie che non c'è nulla di preoccupante. A suo dire basta un colpo d'occhio alle visite mediche per capire se qualcuno ha contratto qualche malattia. Per intanto non capisco perché il detenuto R.G. presumibilmente affetto da tubercolosi sia stato trasferito e isolato al reparto del centro clinico? E i 5 compagni di stanza vengono muniti di mascherina, e viene vietato a loro qualsiasi attività comune, tipo l'aria la fanno da soli, i colloqui non li possono fare, ecc. ecc. Per tanto noi tutti percepiamo la presenza di qualcosa di grave preoccupandoci per (a nostra salute e quella dei nostri famigliari che ci vengono a trovare! Per tanto vi chiedo nuovamente di poter avviare un'indagine su tutta questa storia prima che la situazione possa seriamente degenerare con conseguenze molto più gravi e disastrose per tutti noi e i nostri famigliari. Concludo con il dirvi che se l'amministrazione carceraria non prenderà subito provvedimenti noi detenuti saremo costretti a manifestare una rivolta! Preciso che non si può scherzare con le nostre vite e quelle delle nostre famiglie. Fiducioso in un vostro intervento ringrazio anticipatamente. Saluti Felipe»;

a fronte dell'aspetto migliorativo del trasferimento - dopo nove mesi - dal reparto denominato «la sosta» ai cosiddetti camerotti che continuano ad essere sovraffollati ma perlomeno con bagni più dignitosi e con celle più pulite, sotto l'aspetto sanitario la situazione permane allarmante per il pericolo di diffusione di malattie infettive, in particolare la tubercolosi, visto che i detenuti attraverso la lettera sopra riportata, fanno sapere di avere avuto contatti con altri carcerati che attualmente si troverebbero in isolamento, dotati di mascherine, senza la possibilità di effettuare colloqui e di frequentare le ore d'aria insieme agli altri -:

quale sia l'attuale situazione strutturale, funzionale, igienica e sanitaria della casa circondariale di Gazzi a Messina;

se e quanti detenuti siano ancora ristretti presso il reparto denominato «la sosta» e se tale reparto sia stato bonificato dal punto di vista igienico-ambientale;

quali controlli e misure siano stati adottati per scongiurare il rischio della diffusione di malattie contagiose, quali la tubercolosi, non solo fra i detenuti ma anche fra il personale costretto ad avere contatti con i portatori di tali pericolose patologie.(4-09074)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09067
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 384 del 18/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09067
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 18 ottobre 2010, seduta n.384

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

la firmataria del presente atto, è presentatrice dell'atto di sindacato ispettivo 4-08895, pubblicato in occasione della seduta n. 377 del 4 ottobre 2010;

purtroppo, la persona di cui si parla nell'interrogazione è nel frattempo morta: si chiamava Graziano Scialpi ed è deceduto la notte di giovedì 14 ottobre 2010;

dalle notizie riportate sui giornali locali e riprese da Ristretti orizzonti, agenzia e rivista per la quale Graziano Scialpi aveva lavorato durante la sua detenzione presso il carcere di Padova Due Palazzi, emergono ulteriori aspetti del calvario che quest'uomo di 48 anni ha dovuto patire;

il padre di Graziano Scialpi ha raccontato la malattia del figlio in questi termini al Corriere Veneto del 16 ottobre:

«Dallo scorso novembre (perciò, un anno fa, ndr) mio figlio chiedeva di fare una risonanza magnetica per cercare di capire la natura del fortissimo mal di schiena che lo tormentava - racconta con la voce rotta il signor Vittorio Scialpi, padre di Graziano - ma nessuno gli ha mai permesso di fare neanche una visita. Lo hanno tenuto dentro finché una notte lo hanno trovato paralizzato. Finché era troppo tardi»;

«Lui era arrivato al punto di trascinare le gambe sul pavimento, ma neanche in quel caso gli credevano»;

«I primi segni della malattia sono apparsi nel novembre 2008; all'epoca mio figlio godeva del regime della semilibertà e di giorno lavorava all'esterno del carcere, così quando usciva si comprava degli antidolorifici per il mal di schiena. Già allora aveva chiesto il permesso di farsi visitare, ma non gli fu concesso. I problemi sono arrivati qualche mese dopo, quando a Graziano è stata revocata la semilibertà, perché gli avevano trovato nel sangue le tracce di quegli oppiacei che aveva assunto per calmare il dolore. Tornato dentro non gli hanno fatto prendere nemmeno il Voltaren e così le cose di sono immediatamente aggravate»;

«A quel punto abbiamo sollecitato i responsabili della struttura detentiva, perché permettessero alcune visite specialistiche, lo stesso avevo chiesto al giudice di sorveglianza di consentire a mio figlio un'uscita: lo avrei accompagnato io dal dottore. Niente, hanno cincischiato»;

a marzo 2010 la malattia si è fatta sempre più aggressiva. Scialpi chiede nuovamente di potersi sottoporre ad una risonanza e questa volta i responsabili medici del carcere accettano. Ma accade l'inverosimile. «Caricano Graziano su una ambulanza e lo portano in ospedale - ricorda il padre - ma il giorno della visita era quello sbagliato. la visita era l'indomani. Così conducono di nuovo mio figlio in carcere, ma il giorno dopo non lo riportano in ospedale»;

il 30 aprile 2010 Scialpi, sofferente, viene portato in pronto soccorso: gli fanno soltanto una visita ortopedica e gli danno dei palliativi. «In caso di reclusione, però, durante le ferie i medici non gli somministravano medicinali. È così Graziano rimaneva piegato dal dolore - prosegue il signor Vittorio. Un giorno sono stato costretto a interrompere il nostro colloquio perché lui non ce la faceva;

prima dell'estate il padre compra un busto al figlio, però c'è chi non permette l'ingresso in cella dell'attrezzo. «Ho dovuto spedirlo due volte e solo alla terza, grazie alla benevolenza di qualche agente. Graziano ha potuto ricevere il busto e indossarlo», riprende Vittorio. Si arriva ad agosto. Graziano ormai non muove più le gambe. È una notte rimane paralizzato. Gli agenti dunque decidono di portarlo immediatamente in ospedale. «I medici gli fanno le lastre e appena le vedono lo portano in sala operatoria - sussurra il signor Vittorio - aveva un tumore enorme, partito dai polmoni ed esteso fino alla schiena. Bastava fargli quegli esami un anno prima e forse non sarebbe finita così» -:

al di là dell'inchiesta aperta dalla magistratura per accertare eventuali responsabilità penali nel trattamento riservato al signor Graziano Scialpi, se non ritengano - in via cautelativa nei confronti degli altri detenuti ristretti nel carcere «Due Palazzi» di Padova - di dover verificare, attraverso un'approfondita indagine interna, se il trattamento sanitario previsto nell'istituto abbia corrispondenza con le leggi dello Stato e, soprattutto, con quanto previsto dagli articoli 3, 13 (comma 4), 27 (comma 3), 32 della Costituzione;

quanti siano, negli ultimi cinque anni i detenuti i morti in carcere per malattia e quanto coloro che, usciti dal carcere in sospensione della pena per malattia, siano successivamente morti in ospedale o nelle proprie abitazioni.(4-09067)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09061
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 384 del 18/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
18/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09061
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 18 ottobre 2010, seduta n.384

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

risulta all'interrogante che nella casa circondariale di Agrigento, vi siano detenuti che stanno scontando la pena dell'ergastolo;

che gli ergastolani reclusi nell'istituto agrigentino, in alcuni casi, siano assegnati in celle con altri detenuti; in particolare, risulta all'interrogante che, in celle destinate dal punto di vista regolamentare ad un detenuto, convivano ben tre persone e che siano rarissime le attività trattamentali visto che solo una minoranza dei detenuti ha accesso al lavoro, allo sport, allo studio;

l'articolo 22 del codice penale stabilisce che la pena dell'ergastolo è perpetua, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l'obbligo del lavoro e con l'isolamento notturno. Il condannato all'ergastolo può essere ammesso al lavoro all'aperto -:

se quanto esposto in premessa corrisponda al vero e, in caso affermativo, come mai gli ergastolani ristretti nel carcere di Agrigento non scontino la pena negli appositi istituti previsti dal codice penale;

come mai gli ergastolani del carcere di Agrigento non lavorino e per quale motivo non scontino la loro pena in isolamento notturno;

se sia a conoscenza di situazioni simili a quelle che si verificano nel carcere di Agrigento quanto al trattamento dei detenuti ergastolani;

quanti siano in Italia gli stabilimenti destinati all'espiazione della pena dell'ergastolo, dove siano ubicati e di quanti posti regolamentari dispongano;

quanti siano gli ergastolani detenuti nelle carceri italiane;

cosa intenda fare per rimuovere la mancata attuazione dell'articolo 22 del codice penale nell'istituto agrigentino ed, eventualmente, negli altri istituti ove tale disposizione normativa non sia applicata. (4-09061)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09047
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 384 del 18/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 15/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
15/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
15/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
15/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
15/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
15/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 15/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09047
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 18 ottobre 2010, seduta n.384

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

Carmelo Di Bartolo, 42 anni, ex collaboratore di giustizia originario di Gela (Catania), si è suicidato la mattina del 12 ottobre 2010 nel carcere di Ravenna. Il cadavere dell'uomo, che si è impiccato nella sua cella, è stato scoperto intorno alle 8;

l'uomo era stato arrestato il 29 settembre 2010 per rapina. Già noto alle forze dell'ordine, aveva anche un passato da collaboratore di giustizia;

Carmelo Di Bartolo era stato già arrestato nel 1997 allorquando aveva sparato al cugino, Carmelo Fiorisi, nel centro storico di Gela. Fiorisi venne ferito di striscio, mentre Di Bartolo venne arrestato la stessa sera nella sua abitazione. Venne trovato a letto ancora vestito e con la pistola sotto il cuscino. Dopo aver scontato la pena era tornato in libertà. Il 29 settembre ancora un arresto, questa volta per rapina;

a giudizio della prima firmataria del presente atto, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e il Ministero della giustizia non sembrano capaci di arginare la mattanza che si sta consumando all'interno delle carceri italiane: tra «auto-soppressioni», aggressioni, violenze, sovrappopolamento e violazione del diritto, i nostri penitenziari hanno perso ogni residuo di civiltà, umanità e legalità. Nonostante gli sforzi del personale, abbandonato a sé stesso, nulla si può migliorare se non intervengono soluzioni strutturali;

ed invero la gravissima, allarmante, incivile emergenza dei suicidi in carcere impone di trovare quelle soluzioni che ancora non si intravedono; il fenomeno è stato denunciato tempo fa anche dal dossier «Morire di carcere», realizzato dai detenuti e dai volontari della redazione della rivista «Ristretti Orizzonti»;

è emerso dal citato documento che i detenuti in Italia si tolgono la vita con una frequenza diciannove volte superiore rispetto alle persone libere; tale dato, di per sé agghiacciante, si carica di implicazioni che sgomentano e avviliscono -:

di quali informazioni il Ministro interrogato disponga circa i fatti riferiti in premessa;

quali iniziative intenda intraprendere affinché siano accertate le eventuali responsabilità sul piano amministrativo e disciplinare in ordine alla mancanza degli opportuni controlli che avrebbero potuto impedire il tragico suicidio avvenuto nel carcere di Ravenna;

più in generale, quali provvedimenti urgenti il Governo intenda adottare, con riferimento alla triste piaga dei suicidi in carcere, al fine di garantire ai detenuti una non effimera attività di valutazione e trattamento, nonché i livelli essenziali di assistenza sanitario-psicologica previsti dalla legge. (4-09047)
 
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03877
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 441 del 20/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BEVILACQUA FRANCESCO
Gruppo: IL POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 20/10/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 20/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03877
presentata da
FRANCESCO BEVILACQUA
mercoledì 20 ottobre 2010, seduta n.441
BEVILACQUA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
la situazione delle carceri è stata già rappresentata in numerose interrogazioni ed interventi in Aula che hanno messo in evidenza carenze che ledono i diritti dei carcerati e di coloro che lavorano negli istituti penitenziari;
l'elemento di maggiore gravità, più volte portato all'attenzione del Ministro in indirizzo, è il sovraffollamento, che, associato alla carenza di personale, rende difficile la gestione degli istituti di pena, costringendo i detenuti a vivere in condizioni di degrado e di rischio e il personale ad un carico di lavoro eccessivo e poco sicuro;
in una recente visita effettuata presso il penitenziario vibonese è emersa una situazione davvero difficile;
in particolare, mentre le condizioni di mantenimento della struttura penitenziaria, attivata nel 1997, sono apparse sostanzialmente accettabili (recentemente sono state adeguate al decreto legislativo n. 230 del 2000 le sale colloqui), al contrario, le celle detentive sono risultate sprovviste di docce in contrasto con la vigente normativa;
il citato penitenziario ospita attualmente 450 detenuti contro una soglia massima di 230 unità. Ogni "camerotto" concepito per tre unità ospita in realtà ben 8 detenuti (circa il 30 per cento extracomunitari di ben 34 differenti nazionalità, per lo più condannati per reati comuni);
tali cifre destano ancora più sconcerto se si mettono in relazione con il numero di unità lavorative che prestano servizio all'interno dell'istituto penitenziario;
la pianta organica del personale della Polizia penitenziaria, stabilita ormai un decennio fa, e quindi non più adeguata, prevede un organico di 202 unità complessive, mentre la Casa circondariale di Vibo Valentia amministra 190 unità per il personale del comparto Ministeri, a fronte di 31 unità previste e ha la disponibilità di 21 dipendenti;
ben 37 agenti di Polizia penitenziaria della Casa circondariale vibonese svolgono servizio in distacco o missione presso altre sedi dell'amministrazione penitenziaria, riducendo cosi il numero dei poliziotti penitenziari a sole 153 unità delle quali 23 sono a disposizione della Commissione medico-ospedaliera di Messina;
l'insufficienza del personale disponibile costringe ad un costante e programmato ricorso al lavoro straordinario nonostante i fondi assegnati a Vibo Valentia per la retribuzione del medesimo lavoro straordinario risultino assolutamente insufficienti e consentano solo il pagamento delle prestazioni effettuate nel primo semestre dell'anno;
i fondi assegnati consentono il pagamento dei rimborsi e delle indennità, per il servizio di missione effettuato dal personale, relativi solo al primo quadrimestre;
particolarmente carenti risultano le assegnazioni di fondi sui capitoli per la manutenzione del fabbricato, per gli acquisti di materiale di consumo e per la cancelleria,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario intervenire per adeguare l'organico del personale di Polizia penitenziaria e quello del comparto Ministeri effettivamente in servizio a Vibo Valentia;
quali iniziative intenda adottare per la necessaria ed urgente realizzazione delle docce all'interno delle celle detentive per l'adeguamento della struttura al decreto legislativo n. 230 del 2000;
se non ritenga necessario procedere all'urgente integrazione dei fondi destinati al personale della Polizia penitenziaria di Vibo Valentia per il pagamento del lavoro straordinario e delle missioni;
se non ritenga di dover integrare i fondi destinati alla Casa circondariale di Vibo Valentia per la manutenzione del fabbricato e per la dotazione di materiale di consumo.
(4-03877)
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03871
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 440 del 19/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: ZANETTA VALTER
Gruppo: IL POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 19/10/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 19/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03871
presentata da
VALTER ZANETTA
martedì 19 ottobre 2010, seduta n.440
ZANETTA - Al Ministro della giustizia - Premesso che il Ministero della giustizia, con decreto ministeriale adottato l'11 giugno 2010, ha deciso di chiudere l'Ufficio esecuzione penale esterna (UEPE) della sede di Verbania;
considerato che:
l'UEPE ha gestito sino ad oggi, nell'ambito della Provincia del Verbano Cusio Ossola (VCO), l'esecuzione delle misure alternative, svolgendo una funzione di consulenza alla Magistratura di sorveglianza di Novara; inoltre, gli operatori assegnati all'UEPE hanno finora svolto un collegamento tra il carcere di Verbania e la società esterna, sovrintendendo all'esecuzione delle pene in misura alternativa e sostenendo le persone condannate nel percorso di reinserimento sociale;
in collaborazione con gli enti pubblici del VCO e del privato sociale, sono stati predisposti progetti individualizzati di trattamento ed inclusione sociale per soggetti in misura alternativa alla detenzione, facilitando così il reinserimento nella vita libera degli ex-detenuti e contribuendo alla crescita del livello di sicurezza sociale;
nel periodo 15 agosto 2009-15 agosto 2010, il servizio ha gestito complessivamente oltre 300 casi tra i quali circa 90 casi di attuazione di misure alternative;
tenuto conto che antecedentemente l'apertura della sede di Verbania, il lavoro sul territorio del VCO era svolto da operatori in missione da Novara con un eccessivo dispendio economico, sia per il lavoro sul territorio che per i contatti con l'utenza ed i servizi di zona;
rilevato che:
la soppressione dell'UEPE arrecherà notevole disagio al carcere di Verbania;
il carcere suddetto, infatti, strutturato per una settantina di detenuti, ne ospita un centinaio e presenta una grave carenza di organico del personale, sia degli agenti sia delle altre figure professionali,
si chiede di sapere quali provvedimenti ed iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per risolvere tale problema, auspicando una soluzione che possa tener conto dell'utilità del decentramento di questi servizi delicati e fondamentali per la comunità.
(4-03871)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN COMMISSIONE 5/03643
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 386 del 20/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: RAO ROBERTO
Gruppo: UNIONE DI CENTRO
Data firma: 20/10/2010
Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 20/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Commissione 5-03643
presentata da
ROBERTO RAO
mercoledì 20 ottobre 2010, seduta n.386

RAO. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dagli organi di stampa, la situazione negli istituti penitenziari di Trento e Rovereto risulta ben oltre i criteri più elastici di «capienza tollerabile»;

i problemi, relativi al sovraffollamento, alle strutture fatiscenti, alla carenza di personale, denunciati ormai da molti anni, hanno raggiunto anche in Trentino, livelli di emergenza;

nel carcere di Trento, costruito 130 anni fa, la capienza è di 60 posti e i detenuti sono 145, di cui 63 in attesa di giudizio (ne consegue che vi siano addirittura tre detenuti in una cella di 7 metri quadrati): una situazione gravissima per la dignità di vita dei detenuti e per il sovraccarico di lavoro degli agenti di polizia penitenziaria;

il nuovo carcere-modello di Spini di Gardolo, a nord di Trento, realizzato in tempi record, è chiuso per mancanza di agenti (quelli attuali sono soltanto 80), anche se la provincia ha speso 112 milioni di euro per costruirlo;

nonostante secondo il provveditore ne servano 250, la direzione generale ha previsto un incremento di sole 25 unità: un numero totalmente insufficiente, in previsione dell'annunciata operatività del carcere (con conseguente trasloco dei detenuti) dal 30 novembre 2010;

si tratta di una delle poche strutture detentive moderne non solo nella struttura, ma anche nell'approccio con i detenuti (grazie a strutture sportive, ricreative, di formazione e di lavoro): è giusto infatti che, accanto alla dimensione punitiva della pena, vi sia un'offerta di riabilitazione e di reinserimento sociale dei detenuti;

le nuove assunzioni, a livello nazionale, promesse dal Ministero della giustizia dovrebbero arrivare entro fine anno, ma, a fronte di 2 mila nuove unità, saranno almeno 1.500 in due anni le guardie che andranno in pensione;

le cose non vanno meglio a Rovereto: 78 uomini per 27 posti e 28 donne per una capienza di 16; tra l'altro, l'annunciata chiusura della struttura non farà che peggiorare la situazione, costringendo il personale a sobbarcarsi un trasferimento a Trento che non faciliterà la qualità del lavoro;

sempre a Rovereto, a fronte di 59 unità complessive, il servizio turno è svolto da appena 20 persone, assolutamente insufficienti per una popolazione di detenuti che risulta essere il doppio di quella tollerabile -:

quali urgenti ed efficaci misure intenda adottare al fine di risolvere concretamente la drammatica situazione sopra descritta. (5-03643)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/03608
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 384 del 18/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: ROSSOMANDO ANNA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/10/2010
Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 18/10/2010
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-03608
presentata da
ANNA ROSSOMANDO
lunedì 18 ottobre 2010, seduta n.384

ROSSOMANDO. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

per effetto di un decreto ministeriale emanato l'11 giugno 2010, il Ministero della giustizia ha deciso di chiudere l'ufficio esecuzione penale esterna (UEPE) della sede di Verbania.: tale servizio è una sede distaccata da Novara, operativa dall'aprile del 2009, e dipendente dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, situata all'interno della scuola di formazione del personale della polizia penitenziaria di Verbania;

l'UEPE ha gestito sino ad oggi, nell'ambito della provincia del Verbano Cusio Ossola, l'esecuzione delle misure alternative, svolgendo una funzione di consulenza alla magistratura di sorveglianza di Novara: gli operatori assegnati hanno finora sviluppato un collegamento tra il carcere di Verbania e la società esterna, rivolgendosi a persone maggiorenni che hanno subito una condanna penale in via definitiva, sovrintendendo all'esecuzione delle pene in misura alternativa e sostenendo le persone condannate nel percorso di reinserimento sociale;

sono stati predisposti, in collaborazione con gli enti pubblici del Verbano Cusio Ossola e del privato sociale, progetti individualizzati di trattamento ed inclusione sociale per soggetti sottoposti alle misure alternative alla detenzione, che hanno facilitato il reinserimento nella vita libera degli ex detenuti, contribuendo così alla crescita del livello di sicurezza sociale;

solo nell'ultimo anno (15 agosto 2009-15 agosto 2010) il servizio ha gestito, complessivamente, oltre 300 casi, di cui una novantina riguardanti le misure alternative messe in atto;

prima dell'apertura della sede di Verbania, il lavoro sul territorio del Verbano Cusio Ossola era svolto da operatori sempre in missione da Novara, sia per quanto riguardava il lavoro sul territorio che per i contatti con l'utenza ed i servizi di zona, con costi economici decisamente eccessivi;

nonostante i risultati ottenuti dall'impegno sul campo di questi servizi, si decide di non investire in attività che sono importanti anche per il carico di lavoro che devono sopportare gli agenti della polizia penitenziaria del carcere di Verbania, il quale, strutturato per una settantina di detenuti, ne ospita un centinaio, in presenza di una grave carenza di organico del personale, sia degli agenti e sia delle altre figure professionali. Come noto, in tale situazione, il personale è costretto ad un continuo lavoro straordinario e ad un conseguente ripetuto salto dei turni di riposo;


allarmante altresì appare la grave carenza di risorse economiche, più volte denunciata dallo stesso presidente del tribunale di Verbania, Massimo Terzi, necessaria all'acquisto di materiale di cancelleria necessario alla gestione ordinaria degli uffici del tribunale di Verbania -:

se il Ministro, considerati gli effetti derivanti dall'applicazione del decreto ministeriale dell'11 gennaio 2010, non intenda rivedere le proprie decisioni, a difesa e tutela di questo importante ufficio della pubblica amministrazione, in virtù delle importanti funzioni sociali, amministrative e giuridiche svolte, che viene sottratto al territorio di Verbano-Cusio-Ossola, compromettendo gravemente la capacità e l'autonomia amministrativa della provincia;

quali iniziative urgenti intenda intraprendere al fine di porre rimedio alle suddette gravi disfunzioni derivanti dalla carenza di fondi necessari alla gestione ordinaria del tribunale di Verbania.
(5-03608)
 
Damiano Bellucci

Scritto da: Damiano Bellucci
(Leggi tutti gli articoli di Damiano Bellucci)






 

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