Novembre 2016
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Interrogazioni parlamentari sul carcere 6 - 11 giugno 2011.


Polizia Penitenziaria - Interrogazioni parlamentari sul carcere 6 - 11 giugno 2011.

Notizia del 18/06/2011

in Dal Parlamento.

(Letto 2173 volte)

Scritto da: Damiano Bellucci

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ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/02228
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 565 del 09/06/2011
Firmatari
Primo firmatario: DI GIOVAN PAOLO ROBERTO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 09/06/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 09/06/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02228
presentata da
ROBERTO DI GIOVAN PAOLO
giovedì 9 giugno 2011, seduta n.565
DI GIOVAN PAOLO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il 19 maggio 2011 l'ex brigatista Luigi Fallico, 57 anni, è stato trovato senza vita nella sua cella del carcere "Mammagialla" di Viterbo dagli agenti di Polizia penitenziaria a causa, forse, di un malore;
il signor Fallico, sofferente di problemi cardiaci ed ipertensione, aveva accusato un dolore al petto ed era stato visitato in infermeria, dove gli erano stati somministrati una tachipirina ed un farmaco dilatatore delle coronarie;
quella di Fallico è la terza morte in un mese registrata nel carcere di Viterbo;
il 18 aprile 2011 a morire era stato un senegalese di 30 anni, Dioune Sergigme Shoiibou, che poco prima di essere arrestato era stato operato alla testa per l'asportazione di un ematoma dal cervello ed era in cella pur essendo privo di parte della calotta cranica;
domenica 15 maggio, invece, un agente di Polizia penitenziaria quarantaduenne si era tolto la vita sparandosi nello spogliatoio del carcere poco prima di prendere servizio;
anche se ognuno di questi decessi costituisce una storia diversa, esiste una matrice comune: l'appartenenza, anche se per diversi motivi, ad una struttura sovraffollata con drammatiche condizioni di vita, con carenza di personale e penuria di risorse;
considerato inoltre che:
lo Stato ha il dovere di assicurare che le condizioni detentive siano compatibili con il rispetto della dignità umana;
da tempo la sovrappopolazione e la mancanza di spazio personale nelle carceri sono state individuate dalla Corte europea dei diritti dell'uomo quali violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo (CEDU),
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda adottare misure compensative per supplire alla mancanza di spazio e per far sì che la salute e il benessere dei detenuti e del personale siano adeguatamente garantiti;
se, al fine di diminuire il sovraffollamento, si intenda prevedere misure alternative alla detenzione.
(3-02228)
 
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05321
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 562 del 07/06/2011
Firmatari
Primo firmatario: GARAVAGLIA MARIAPIA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 07/06/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 07/06/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05321
presentata da
MARIAPIA GARAVAGLIA
martedì 7 giugno 2011, seduta n.562
GARAVAGLIA Mariapia - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
nel carcere di Montorio di Verona lavorano 280 agenti di Polizia penitenziaria di ogni grado e la pianta organica ne prevede 407;
la capienza del carcere è di circa 500 detenuti, che ad oggi sono quasi il doppio;
la settimana scorsa è stato sventato un tentativo di fuga di un detenuto che aveva già raggiunto il muro di cinta;
si sono accertati tre casi di tubercolosi;
il trattamento di missione non è corrisposto dal settembre 2010; mancano fondi anche per le minime esigenze (carta, lampadine),
si chiede di sapere:
quali misure urgenti il il Ministro in indirizzo intenda attuare per garantire, oltre ai diritti dei detenuti, quelli della Polizia penitenziaria che deve sopportare, con grande sacrificio, turni di lavoro forzati;
come intenda garantire fondi indispensabili per la manutenzione ordinaria;
quali misure intenda attuare per diminuire l'affollamento anche in considerazione delle esigenze igienico-sanitarie, onde evitare situazioni di rischio.
(4-05321)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01687
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 481 del 06/06/2011
Firmatari
Primo firmatario: PAGLIA GIANFRANCO
Gruppo: FUTURO E LIBERTA' PER IL TERZO POLO
Data firma: 06/06/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 06/06/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-01687
presentata da
GIANFRANCO PAGLIA
lunedì 6 giugno 2011, seduta n.481

PAGLIA. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:


l'Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria (Osapp) ha più volte evidenziato le gravi e preoccupanti condizioni in cui versa il sistema penitenziario italiano;


in una lettera inviata al Presidente del Consiglio, il segretario generale dell'Osapp ha sottolineato che i debiti accumulati negli ultimi tre anni dagli enti centrali e periferici del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ammontano ad oltre 130 milioni di euro (tra canoni, affitti e spese di gestione);


tali debiti - come risulta dalla missiva - «riguardano situazioni anche di notevole allarme quali quelle riguardanti le spese per i servizi di missione e di traduzione dei detenuti da parte del personale di polizia penitenziaria o i canoni di acqua, luce e gas necessarie all'erogazione dei servizi nelle celle detentive e negli alloggi del personale» e i fondi per il pagamento del vitto ai detenuti termineranno non oltre il prossimo mese di settembre, tant'è che già adesso una notevole quantità di generi destinati ai detenuti è a carico delle associazioni di volontariato;


i debiti relativi ai citati servizi di missione ammontano a circa 6,7 milioni di euro, pari ad oltre il 70 per cento di una disponibilità di bilancio che, per l'anno in corso, non eccede i 9,3 milioni di euro e che, quindi, sarebbe già del tutto esaurita, con la conseguenza che il personale del Corpo continua a svolgere tali servizi a proprie spese, giungendo, in alcuni casi, persino ad anticipare le somme necessarie per l'acquisto dei titoli di viaggio dei detenuti;


per la sola regione Campania, la somma complessiva ancora da retribuire agli appartenenti alla polizia penitenziaria per i servizi di «traduzione» ammonta a 1,4 milioni di euro, di cui 250 mila euro per i 99 componenti del nucleo traduzioni di stanza presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere e 800 mila euro nei confronti dei 450 componenti del nucleo traduzioni del centro penitenziario di Napoli-Secondigliano;


la carenza dei fondi è talmente grave che, oltre a rendere praticamente impossibile ogni iniziativa di aggiornamento e di formazione professionale per gli addetti del Corpo, ha indotto - ad avviso dell'interrogante - l'amministrazione penitenziaria centrale a sospendere sine die qualsiasi nuovo concorso interno per l'accesso ai ruoli di sovrintendente e di ispettore, nonostante le legittime aspettative di progressione in carriera del personale, e a rallentare le procedure relative ai concorsi già in atto da anni, rispettivamente per 271 e 630 posti di vice-ispettore -:


quali misure intenda adottare al fine di assicurare al personale di polizia penitenziaria la retribuzione delle somme anticipate e non ancora restituite nonché l'attivazione di adeguate attività di formazione e aggiornamento professionale e se non ritenga opportuno assumere tempestivamente iniziative per attuare serie ed efficaci riforme strutturali del «sistema giustizia» nel suo complesso e nello specifico - tenuto conto dell'esiguità delle disponibilità attuali - integrare le risorse economiche destinate all'amministrazione penitenziaria per evitare il collasso del sistema carcerario italiano.(3-01687)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12214
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 482 del 07/06/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 07/06/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
07/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
07/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
07/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
07/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
07/06/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 07/06/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12214
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 7 giugno 2011, seduta n.482

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il 29 maggio 2011 l'interrogante ha visitato il carcere Vazia Rieti, accompagnata dalle militanti e dirigenti radicali Irene Testa, Valeria Centorame e Paola Di Folco;

il carcere di Rieti, è un carcere nuovo, aperto nel 2009 che - considerato il sovraffollamento delle carceri laziali - è inspiegabilmente utilizzato solo per un terzo della sua capacità ricettiva; delle 11 sezioni a disposizione, infatti, solo 3 ospitano detenuti; tutte le altre sono chiuse per mancanza di personale della polizia penitenziaria; pertanto, a fronte dei 450 posti disponibili solo 142 detenuti sono ospitati nella struttura;

il 50 per cento circa dei detenuti sono stranieri; 80 sono tossicodipendenti e di questi 52 sono in terapia metadonica che i detenuti assumono tramite una strumentazione «autodosante»; almeno trenta persone sono sottoposte a cure con benzodiazepine;

le celle, concepite per ospitare uno o, al massimo, due detenuti, sono attualmente occupate da quattro reclusi, sistemati in letti a castello; in cella i detenuti trascorrono la maggior parte della giornata considerato che solo 26 di loro hanno la possibilità di svolgere attività lavorative; d'altra parte - sempre a causa della carenza di personale - non sempre è possibile fruire delle attività che strutturalmente sono possibili nel penitenziario: palestra, teatro sociale, biblioteca, campo sportivo, cineforum, corsi di informatica ed alfabetizzazione;

il carcere di Rieti è dotato di infrastrutture prescritte dall'ordinamento penitenziario - come l'area verde per i colloqui all'aperto con i minori - che però non sono utilizzate per la citata carenza di agenti di polizia penitenziaria;

l'istituto non è ancora dotato della pianta organica della polizia penitenziaria; gli agenti sono drammaticamente e sicuramente insufficienti, costretti a turni massacranti anche di 12 ore consecutive;

per molti detenuti, soprattutto stranieri, avere rapporti con i familiari è pressoché impossibile data la mancanza di infrastrutture e collegamenti autostradali e ferroviari verso la città di Rieti;

quanto all'assistenza sanitaria, l'istituto è nella fase di organizzazione con la ASL di riferimento e, comunque, al momento, è privo della guardia medica durante la notte e per due ore dalle 12 alle 14; il reparto medico infermieristico, è dotato di un'apparecchiatura radiologica acquistata di recente, ma che non può essere utilizzata perché «inidonea» all'uso in carcere;

riguardo all'assistenza psicologica, uno psicologo del SERT si reca in istituto una volta a settimana; uno psicologo dell'amministrazione penitenziaria (ex articolo 80) è previsto per sole 8 ore mensili, mentre per i nuovi giunti, lo psicologo addetto, arriva entro 48 ore dall'ingresso in istituto del detenuto -:

se sia a conoscenza di quanto riportato in premessa;

quali iniziative intenda mettere in atto per riportare la popolazione detenuta nel carcere di Rieti nel limite dei posti regolamentari disponibili e consentire la piena applicazione dell'ordinamento penitenziario in merito alla regionalizzazione della pena; in che tempi saranno aperte le altre 8 sezioni attualmente chiuse;

se non ritenga finalmente di dover autorizzare, senza ulteriori ritardi e rinvii, la pianta organica del personale di polizia penitenziaria da assegnare all'istituto, colmando le lacune esistenti che creano un enorme stress fisico e psicologico dei pochi agenti in servizio costretti a turni massacranti;

in che tempi intenda intervenire per assicurare le attività trattamentali, in primo luogo il lavoro, che consentano ai detenuti di intraprendere un percorso riabilitativo;

in che tempi verrà assicurata ai detenuti un'adeguata assistenza psicologica;

se risulti quanto sia costata al contribuente l'apparecchiatura inutilizzata per gli esami radiologici e come si intenda ovviare alle costose traduzioni per gli esami radiologici esterni. (4-12214)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12181
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 481 del 06/06/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 06/06/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA SALUTE
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA SALUTE delegato in data 06/06/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12181
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 6 giugno 2011, seduta n.481

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della salute, al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riferito dal garante dei detenuti di Livorno, dottor Marco Solimano, nel carcere delle Sughere «le condizioni di vita dei detenuti sono tutt'altro che migliorate. Una relazione dell'Asl ha stabilito che all'interno del carcere a causa delle condizioni fatiscenti c'è rischio di contrarre tubercolosi e scabbia e quindi diventa anche un pericolo per la salute pubblica. Per questo si potrebbero anche percorrere vie istituzionali per mettere in mora il ministero»;

sempre secondo quanto riferito dal garante e riportato dal quotidiano Il Tirreno del 29 maggio 2011, nel carcere di Livorno ci sono due docce per 65 persone. Nelle docce sono cresciute muffe e muschio. Sono terminati i disinfettanti, le lenzuola non vengono cambiate con regolarità. Le celle sono poco più di 8 metri e ci stanno in tre dove sono chiusi per 20 ore: devono fare i turni perché uno di loro faccia tre passi in un metro e mezzo -:

se intenda dotare il carcere di Livorno di un numero di docce proporzionato alla quantità dei detenuti ivi presenti;

se intendano, negli ambiti di rispettiva competenza, procedere ad una ispezione all'interno del predetto istituto di pena al fine di verificare se quanto detto dal garante dei diritti dei detenuti corrisponda al vero e, nel caso fossero riscontrate situazioni non tollerabili dal punto di vista igienico-sanitario, assumere urgentemente gli opportuni provvedimenti;


a quando risalga l'ultima relazione della ASL in merito ai requisiti igienico-sanitari di tutti gli ambienti del carcere di Pavia e cosa vi sia scritto in tale relazione.
(4-12181)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12180
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 481 del 06/06/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 06/06/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 06/06/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12180
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 6 giugno 2011, seduta n.481

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

Walter Bonifacio, quarantenne originario del veneziano, è morto il 24 maggio 2011 nella sua cella della casa di reclusione di Padova che condivideva con due altri detenuti;

la notizia è stata data dalla newsletter di Ristretti Orizzonti, il servizio giornalistico dei detenuti del carcere padovano;

dalle poche notizie trapelate sembra che l'uomo abbia inalato del gas e poi sia caduto, sbattendo violentemente la testa, circostanze che finora non hanno trovato conferma da parte dell'istituzione penitenziaria;

secondo quanto riportato da Ristretti Orizzonti, il giorno della morte di Walter Bonifacio il termometro segnava 34 gradi; con quelle temperature, le celle di cemento armato della casa di reclusione diventano veri e propri forni e tre persone rinchiuse in otto metri quadrati comprensibilmente soffocano -:

quali siano le cause che hanno portato al decesso del detenuto Walter Bonifacio;

di quali elementi disponga in merito alle modalità con le quali era seguito dal personale medico il detenuto Walter Bonifacio e a quando risalga l'ultimo incontro che il detenuto aveva avuto con lo psicologo, con l'educatore, con gli assistenti sociali;

se, in particolare, fosse stato visitato dallo psichiatra del carcere e se quest'ultimo avesse segnalato un rischio suicidario del detenuto;

quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di contrastare il grave sovraffollamento che si registra nella struttura penitenziaria patavina, anche in vista dell'imminente arrivo della stagione estiva. (4-12180)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12179
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 481 del 06/06/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 06/06/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 06/06/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12179
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 6 giugno 2011, seduta n.481

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, Agostino Castagnola, recluso nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, si è tolto la vita infilando la testa in un sacchetto di plastica morendo soffocato;

Castagnola è il terzo detenuto della casa circondariale torinese a uccidersi nel giro di pochi giorni;

a metà maggio 2011 si era impiccato con la cintura nel bagno della cella Vincenzo Lemmo, 48 anni, di i Forcella, in carcere con una pesante condanna definitiva per traffico di stupefacenti e per i suoi legami con la camorra. La sua pena sarebbe terminata solo nel 2025;

dopo quest'ultimo suicidio Leo Beneduci, segretario del sindacato della polizia penitenziaria Osapp, ha dichiarato: «Dall'inizio dell'anno è il venticinquesimo suicidio, il terzo a Torino in venti giorni. È una strage continua. E la polizia penitenziaria è sempre più abbandonata al destino di prendere atto del disastro delle carceri italiane. È evidente che l'unica soluzione è incrementare l'organico con un provvedimento straordinario: quello che il ministro Alfano promette e non mantiene dall'inizio della legislatura» -:

di quali elementi disponga in merito alle modalità con le quali era seguito dal personale medico il detenuto Agostino Castagnola e a quando risalga l'ultimo incontro che il detenuto aveva avuto con lo psicologo, con l'educatore, con gli assistenti sociali;

se con riferimento al suicidio di Agostino Castagnola non ritenga opportuno avviare una indagine ministeriale all'interno della casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino al fine di verificare l'esistenza di eventuali profili di responsabilità. (4-12179)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12178
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 481 del 06/06/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 06/06/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 06/06/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12178
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 6 giugno 2011, seduta n.481

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Adnkronos del 31 maggio 2011, gli agenti di polizia penitenziaria della casa circondariale di Asti hanno indetto uno stato di agitazione permanente; lo hanno dichiarato sette sigle sindacali: Sappe, Osapp, Fns Cisl, Uilpa, Cgil, Ugl, Fsa - Cnpp. Le segreterie provinciali hanno sottoscritto un documento in cui sottolineano il «grave malessere che attanaglia il personale di polizia penitenziaria astigiano, sempre più massacrato nel quotidiano da carichi di lavoro che non hanno precedenti. Lo stato di agitazione permanente rimarrà convocato fino a quando non saranno assunti - spiegano - concreti provvedimenti in termini di assegnazione di unità»;

i sindacati chiedono un intervento straordinario ed urgente che deve riguardare l'invio immediato di almeno 20 unità per porre rimedio alla grave drammaticità della casa circondariale di Asti. Il penitenziario astigiano conta oggi 126 agenti in servizio a fronte di una pianta organica prevista di 267 unità spiegano i sindacati. Per questo chiedono che si apra un tavolo di confronto immediato con il provveditore regionale al fine di trovare soluzioni concrete ed immediate unitamente alle segreterie provinciali delle organizzazioni sindacali della casa circondariale di Asti -:

quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di risolvere i gravi problemi che hanno indotto gli agenti di polizia penitenziaria della casa circondariale di Asti ad indire lo stato di agitazione permanente.(4-12178)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12177
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 481 del 06/06/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 06/06/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 06/06/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12177
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 6 giugno 2011, seduta n.481

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

sul quotidiano La Provincia del 30 maggio 2011, è stato pubblicato un articolo nel quale viene data notizia che nel carcere di Torre del Gallo sono state rinvenute piattole e pidocchi nelle celle; per questi motivi nelle celle del carcere di Pavia è esplosa la protesta: i reclusi lamentano la presenza di parassiti e chiedono, per questo, di essere visitati. Sono stati segnalati anche casi di scabbia, ma a tal proposito il direttore dell'istituto penitenziario, dottoressa Iolanda Vitale, ha dichiarato: «Qualche episodio c'è stato in passato, ora non abbiamo nessun problema di infezioni di questo tipo»;

i sindacati degli agenti di polizia penitenziaria, in particolare la Uil, hanno fatto pochi giorni fa un'ispezione nel carcere di Torre del Gallo, denunciando carenze igienico-sanitarie più generali: «Le celle sono sporche e da tempo i muri non vengono tinteggiati. La struttura cade a pezzi. I casi di infestazione da piattole registrati confermano la nostra analisi. Non dobbiamo dimenticare che le sezioni detentive sono anche luoghi di lavoro per il personale di polizia penitenziaria che, inevitabilmente, corre il rischio di essere contagiato. A Pavia i posti previsti sarebbero 244, ma ci sono 480 detenuti. Una situazione che chiaramente comprime gli spazi dei reclusi ed abbatte al minimo i livelli di civiltà» -:

se si intenda provvedere quanto prima ai lavori di manutenzione della struttura penitenziaria di Torre del Gallo;

se, vista la presenza di parassiti e piattole nelle celle, tutti i detenuti siano stati accuratamente visitati da personale medico qualificato;

se dal punto di vista igienico-sanitario la struttura carceraria in questione sia a norma;

se sia stata effettuata una disinfestazione delle celle e di tutti i relativi ambienti di lavoro;

a quando risalga l'ultima relazione della ASL in merito ai requisiti igienico sanitari di tutti gli ambienti del carcere di Pavia e cosa vi sia scritto in tale relazione. (4-12177)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12175
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 481 del 06/06/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 06/06/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 06/06/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12175
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 6 giugno 2011, seduta n.481

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

sul quotidiano l'Arena del 30 maggio 2011 è apparso un articolo intitolato: «Proteste della polizia penitenziaria a Montorio. In carcere gli agenti sono pochi»;

la prima firmataria del presente atto, data l'importanza e la gravità di quanto esposto nel predetto articolo, ritiene di riportarne integralmente il contenuto: «Diritti dei detenuti, che in carcere hanno "scelto" di andare. Ma anche diritti della polizia penitenziaria, che in carcere ci deve lavorare. A Montorio lavorano 280 uomini e donne di polizia penitenziaria, compresi tutti gradi. La pianta organica prevederebbe 407 unità. Ed era stata stilata in base a una capienza massima del carcere di circa 500 detenuti. Oggi l'istituto circondariale di Montorio scoppia come tutte le altre carceri italiane. Qui si toccano picchi di mille detenuti. Per questa ragione tutte le organizzazioni sindacali della struttura hanno proclamato lo stato di agitazione. E hanno iniziato una serie di incontri, il primo con il direttore Antonio Fullone, che s'è dimostrato molto partecipe, d'altra parte lui e i suoi uomini sono nella stessa barca. O meglio sullo stesso barcone che rischia di affondare. L'altro giorno in carcere è arrivato il provveditore Felice Bocchino, che ha competenza regionale, ma davanti al documento che ha mostrato e che testimonia che lui aveva chiesto al ministero 1 milione e mezzo di euro per lavori di messa in sicurezza degli istituti del Veneto e gliene sono stati concessi 260 mila, ben si capisce che ormai s'è raschiato oltre il fondo del barile. Protestano i detenuti, che battono le posate sulle sbarre e rifiutano il cibo perché, dicono, sono in condizioni disumane e con il caldo la situazione peggiora. Protestano i poliziotti che non riescono più a reggere i ritmi, lavorando con cinque o sei incarichi diversi ogni giorno. "Il personale già carente continua a diminuire (turni di lavoro forzati anche di 15 ore consecutivi). Uomini di vigilanza e/o di scorta insufficienti tanto che solo grazie all'enorme spirito di sacrificio e di abnegazione si è riusciti a sventare in tempo, l'altro giorno un tentativo di evasione da parte di un detenuto che aveva già raggiunto il muro di cinta in prossimità dell'uscita", dice Carlo Taurino della Cgil. "Sono stati fatti tagli ai fondi già tagliati con rischi anche per l'igiene e la salubrità: abbiamo avuto tre casi di Tbc; mancano i soldi anche per acquistare la carta, o una lampadina per importanti zone di illuminazione dell'istituto; le missioni non vengono corrisposte da settembre 2010", gli fa eco Giovanni Sicilia del Sappe. E ancora ci sono automezzi insufficienti ed inadeguati, obsoleti. "Chiediamo fatti non propaganda", dicono i rappresentanti di Sappe Osapp Cisl Uil Sinappe Cgil Cnpp Ugl Notarfrancesco, Lioce, Ferrari, Budano, Nappi, Taurino, De Cieri e Floris. Il personale chiede lo sfollamento di almeno 153 detenuti di cui 53 protetti per riportare la presenza a tre detenuti per cella, il massimo consentito, cosi come ha stabilito da anni l'Asl di Verona; e ancora la sospensione fino a nuova assegnazione di personale di tutti i corsi e futuri progetti di aree lavoro per i detenuti oltre alla revoca di ogni disposizione finalizzata all'apertura della nuova sezione di osservazione per detenuti affetti da patologie psichiche. Nei prossimi giorni il personale della penitenziaria incontrerà il sindaco Flavio Tosi affinché si faccia promotore delle loro istanze con il ministro Maroni, cui a sua volta verrà chiesto di intercedere dal ministro Alfano» -:

quali provvedimenti urgenti si intendano adottare al fine di risolvere i gravi problemi di cui soffre il carcere di Verona, con particolare riferimento alle condizioni di vita e di salute dei detenuti e del personale di polizia penitenziaria.
(4-12175)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12173
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 481 del 06/06/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 06/06/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 06/06/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12173
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 6 giugno 2011, seduta n.481

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il 22 maggio 2011 la prima firmataria del presente atto si è recata in visita ispettiva presso la casa circondariale di Siracusa, accompagnata da Luigi Pappalardo e Gianmarco Ciccarelli, responsabili dell'Associazione «Radicali Catania»;

l'istituto, costruito nel 1997, sorge in una zona periferica della città (contrada Cavadonna); le condizioni della struttura sono buone;

la delegazione, ricevuta e accompagnata nel corso della visita dall'ispettore di polizia penitenziaria Antonino Landogna, ha constatato la seguente situazione: il carcere è gravemente sovraffollato; a fronte di una capienza regolamentare di 309 posti, sono presenti 575 detenuti, di cui 247 scontano una condanna definitiva, mentre 328 sono in attesa di giudizio (72 imputati in attesa di primo giudizio, 74 appellati, 62 ricorrenti); l'istituto ospita detenuti comuni in media sicurezza, detenuti in regime di alta sicurezza e detenuti «protetti» (sex offender ed ex appartenenti a forze di polizia); la struttura è suddivisa in 4 reparti: accettazione (20 detenuti), blocco 10 (28 detenuti), blocco 25 (142 detenuti), blocco 50 (385 detenuti);

i detenuti stranieri sono circa 120, quasi tutti provenienti da istituti del Nord Italia; «a volte arrivano interi pullman di detenuti stranieri sfollati da carceri del nord, soprattutto da Milano», riferiscono gli agenti, che aggiungono: «con tutti questi immigrati sfollati dal nord per noi è un problema, perché poi dobbiamo fare le traduzioni per accompagnarli alle udienze»;

il carcere ospita esclusivamente detenuti di sesso maschile; il padiglione femminile, presente all'interno della struttura, non è mai stato aperto per carenza di personale di polizia penitenziaria («è pronto, ci sono perfino le brande», riferiscono gli agenti);

la carenza di personale di polizia penitenziaria è una delle maggiori criticità; la pianta organica prevede 315 agenti, quelli in servizio sono 160, di cui però 27 sono distaccati e 3 in missione; inoltre 18 agenti sono in aspettativa elettorale e altri 6 agenti sono ormai prossimi alla pensione; la circostanza che l'organico di polizia penitenziaria sia così gravemente sottodimensionato determina condizioni di stress intollerabile per gli agenti: «ogni volta che si verifica un'emergenza, dobbiamo inventarci il modo per risolverla; così non riusciamo ad andare avanti, ma nessuno sembra capirlo», sottolinea l'ispettore Landogna; «il nostro carico di lavoro è troppo elevato, e anche per andare in bagno a volte è un problema, perché non c'è nessun collega che può sostituirti», denuncia un agente; la carenza di agenti determina gravi rischi per la sicurezza dell'istituto; «noi siamo pochi e anziani, mentre loro (i detenuti) sono molti e giovani» dice un agente; «quando apriamo una cella con 12 detenuti e noi in quel piano siamo in poche unità, andiamo realmente incontro a gravi pericoli», sottolinea un altro agente; le postazioni di guardia ubicate nelle mura perimetrali (le cosiddette «garitte») non sono presidiate, e il sistema di videosorveglianza non è funzionante; la carenza di personale di polizia penitenziaria si ripercuote in modo diretto anche sulle condizioni di vita dei detenuti, e in modo particolare sul loro diritto alla salute: spesso accade che i detenuti non possano effettuare le visite specialistiche prenotate in strutture ospedaliere esterne perché mancano gli agenti, o i mezzi, per effettuare le traduzioni;

i detenuti che lavorano sono circa 40, un numero inferiore al 10 per cento della popolazione detenuta; alcune unità sono impiegate in un panificio/biscottificio gestito da una cooperativa esterna; la maggior parte dei detenuti, invece, lavora alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria con mansioni di giardiniere, lavorante in cucina, portavitto, lavorante in lavanderia, scopino; le ore d'aria in cui i detenuti possono uscire dalla cella sono 4, due al mattino e due al pomeriggio; sono attivi corsi di scuola elementare, media e tecnico-agrario; inoltre, sono attivi corsi di laboratorio letterario, di raccolta differenziata e di training autogeno; i detenuti coinvolti in attività scolastiche e altri corsi sono circa 70; per tutti gli altri, nessuna attività; dopo l'assegnazione, quest'anno, di 4 nuovi educatori, sono presenti 5 educatori (di cui 2, però, sono in maternità);

per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, sono presenti 1 medico e un infermiere h24; gli infermieri sono 10, di cui 3 dipendenti del Ministero e 7 parcellisti; un'infermiera parcellista denuncia: «non ce la facciamo più; gli infermieri ministeriali non ci stanno mai, sono sempre in malattia, a noi invece ci pagano a ore»; un defibrillatore è presente in ogni piano dell'istituto, «ma dovrebbero farci i corsi per come utilizzarlo», sottolinea l'infermiera; i detenuti con problemi di tossicodipendenza sono circa 65; sono molti i detenuti affetti da patologie di tipo psichiatrico;

nella sala colloqui è ancora presente il muretto divisorio; il carcere di Siracusa, malgrado vi siano ampi spazi esterni di verde, non è dotato di un'apposita area per il colloquio dei detenuti con i familiari minorenni;

il reparto accettazione, ubicato al piano terra, dovrebbe essere destinato ad ospitare i nuovi giunti in attesa della definitiva assegnazione in altri reparti; in realtà la permanenza in questo reparto spesso si prolunga fino a periodi di tempo molto lunghi; le celle non sono dotate di televisione; le docce sono all'interno della cella ma da circa un mese, a causa di un guasto alla caldaia, non c'è l'acqua calda: i detenuti, quando è possibile, vengono accompagnati in un altro reparto per fare la doccia, con ulteriore aggravio di lavoro per i pochi agenti presenti;

nella cella n. 1 è presente un detenuto italiano condotto in carcere poche ore prima; nella cella n. 3 è ristretto un detenuto in regime di alta sicurezza; questo reparto, secondo quanto riferito, ospita anche 2 detenuti in regime di semilibertà;

le altre celle del reparto accettazione ospitano detenuti di nazionalità egiziana che si trovano in questi ambienti detentivi dal 23 aprile 2011 e sono completamente indigenti: indossano i vecchi pigiami a strisce forniti dall'amministrazione penitenziaria e alcuni di loro non hanno nemmeno un paio di scarpe o di ciabatte; tentano di comunicare con la delegazione in visita ma non è possibile comprendere ciò che dicono, dato che parlano soltanto l'arabo; nel carcere di Siracusa non c'è un intermediatore culturale e nessun'altra figura in grado di parlare o quantomeno di comprendere la lingua araba; lo stato di sofferenza di questi detenuti stranieri, dovuto alle condizioni di estrema povertà e alla impossibilità di comunicare, appare evidente; secondo quanto riferito dagli agenti, l'unica persona all'interno del carcere in grado di parlare l'italiano e l'arabo è un detenuto lavorante ristretto in un'altra sezione;

nella cella n. 2 sono presenti 3 detenuti egiziani; 2 di loro dormono in un letto a castello, mentre 1 è costretto a dormire per terra; la cella n. 4 ospita 2 detenuti egiziani, così come la cella n. 6; nella cella n. 7 sono ristretti 3 detenuti egiziani, cosi come nelle celle n. 8 e n. 9;

la sezione blocco 50 è il reparto in cui l'emergenza del sovraffollamento si manifesta in modo più drammatico; il numero dei detenuti ospitati in questo reparto è superiore alla capienza regolamentare dell'intero istituto di pena; nel blocco 50 infatti sono ristretti 385 detenuti: 146 al primo piano (detenuti comuni), 140 al secondo piano (detenuti comuni); 99 al terzo piano (detenuti «protetti»); a causa della carenza di personale di polizia penitenziaria, ogni piano è presidiato da 1 solo agente: «uno di noi deve tenere a bada 150 detenuti, ma questo non è umanamente possibile, ve ne rendete conto?» si sfoga un agente;

nella cella n. 2 sono ristretti 11 detenuti in circa 25 metri quadrati: siamo ben al di sotto di 3 metri quadri di spazio per detenuto; «e in questa cella siamo stati anche in 13», riferiscono i detenuti; sono presenti tre letti a castello a 3 piani e un letto a 2 piani; le condizioni strutturali della cella sono buone, fatta eccezione per il vano doccia che si presenta in condizioni fatiscenti; l'acqua calda è erogata soltanto per un'ora al giorno; «con un'ora soltanto di acqua calda, in 11 persone, l'ultimo fa sempre la doccia fredda; e dobbiamo essere veloci, altrimenti anche il penultimo!», dice un detenuto;

P.G. dichiara di non fare colloqui da circa 4 anni: «la mia famiglia vive a Rapolla (Potenza), ho i genitori anziani, sono detenuto dal 2003 e negli ultimi 5 anni sono sempre stato in carceri lontane dal mio paese; ho chiesto un avvicinamento, perché non mi viene accordato?»;

nella cella n. 1 sono ristrette 10 persone in circa 25 metri quadrati; pure i detenuti di questa cella raccontano di essere stati, recentemente, anche in 13;

R.G. è un detenuto che lavora in lavanderia e fa il volontario in biblioteca; lamenta il fatto che il magistrato di sorveglianza si ostini a rigettare le sue reiterate istanze volte ad ottenere un permesso-premio, nonostante la relazione di sintesi predisposta dagli operatori del carcere sia stata redatta nello scorso ottobre con valutazione positiva; «perché il magistrato di sorveglianza rigetta se il carcere ha dato parere favorevole?», si chiede, e aggiunge: «ho la sensazione che il magistrato di sorveglianza si limiti a rigettare senza esaminare in modo approfondito la situazione; ho 5 rigetti tutti uguali, sembrano fotocopiati, cambiano solo le date; in questi rigetti c'è scritto che "non appare ancora maturo il percorso di consapevolezza del condannato", ma quelli del carcere sanno come mi comporto, io sono effettivo in lavanderia e inoltre faccio il volontario in biblioteca, e infatti mi hanno dato parere positivo»; e conclude: «allora così il reinserimento è solo sulla carta!»;

nella cella n. 4 sono ristretti 11 detenuti; «non abbiamo nemmeno lo spazio per muoverci», sottolineano; lamentano anche loro il fatto che l'acqua calda sia disponibile soltanto per un'ora al giorno: «la caldaia viene azionata soltanto per un'ora al giorno perché dicono che mancano i fondi, ma così qualcuno di noi deve farsi la doccia con l'acqua fredda, vi sembra giusto?»;

la cella n. 3 ospita 11 detenuti stranieri: 7 tunisini, 1 egiziano, 1 algerino, 1 marocchino e 1 del Bangladesh; sono tutti provenienti da istituti del Centro e del Nord Italia;

S.M. 35 anni, tunisino, è stato sfollato dal carcere di Torino e si trova a Siracusa Cavadonna da 7 mesi; S.M. si avvicina alle sbarre con il supporto di una stampella e afferma di avere seri problemi ai piedi e di non ricevere adeguata assistenza: «c'ho un ferro in un piede e l'altro piede è fratturato, dovrei operarmi con urgenza; prima di essere trasferito qui, sono stato al centro clinico del carcere di Messina, dove non mi hanno fatto mai nemmeno una visita; da quando sono qua, mi hanno chiamato 4 volte per andare in un ospedale, ma 3 visite sono state annullate perché non c'erano gli agenti per accompagnarmi e così sono andato soltanto una volta per fare i raggi; lo specialista mi ha detto che dovrei operarmi e che dovrei avere due stampelle, ma purtroppo ne ho una sola»; e aggiunge: «mia moglie e mio figlio di 2 anni vivono a Torino; dallo scorso novembre chiedo di poter essere trasferito al centro clinico di Milano o di Torino: da quando sono qui non ho mai fatto un colloquio, né con la mia famiglia, che non ha i soldi per venirmi a trovare, né con l'avvocato, che è a Torino; non riesco a camminare e se posso fare la doccia è solo grazie all'aiuto dei miei compagni di cella: ho fatto la domandina anche per avere una seconda stampella e per avere un volontario che mi aiuti»;

A.N., detenuto algerino, lamenta di non aver ricevuto alcun compenso per il lavoro svolto, nel 2002, alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria (con la mansione di scopino); A.N. era ristretto nel carcere romano di Rebibbia ed è stato trasferito nel carcere di Siracusa da quasi un mese: «questo trasferimento - lamenta A.N. - mi impedisce di partecipare all'udienza per la rideterminazione del fine pena, fissata a Roma per il prossimo 7 giugno»;

M.K.B.M. detenuto tunisino con fine pena nel maggio 2012, lamenta di aver presentato, in data 26 gennaio 2011, istanza di liberazione anticipata al magistrato di sorveglianza, senza aver ricevuto alcuna risposta; questo detenuto dice di trovarsi ristretto soltanto per non aver ottemperato all'ordine di lasciare il territorio italiano: «io sono qua dentro soltanto per clandestinità e ho sentito che l'Europa ha cancellato questo reato, ma allora perché non mi fanno uscire?»; altri detenuti dichiarano di essere nella stessa situazione e lamentano la difficoltà di parlare con il proprio avvocato: «ci sfollano in luoghi lontani e non possiamo fare colloqui con il nostro avvocato; le telefonate possiamo farle solo di mattina, ma l'avvocato di mattina è in tribunale»;

anche i detenuti di questa cella lamentano il fatto che l'acqua calda sia erogata soltanto per un'ora al giorno; inoltre lamentano l'assenza di lavoro e di qualsiasi attività: «nessuno di noi lavora, nessuno di noi fa i corsi!; per fare i corsi devi aspettare molto tempo»;

nella cella n. 5 sono ristrette 10 persone; i detenuti di questa cella ci segnalano subito le preoccupanti condizioni di salute di uno di loro, M.D.; M.D., volto scarno e visibilmente provato, dice di avere un tumore al fegato e di essere affetto da epatite B e C: «sto veramente male, avrei bisogno di cure; in 6 o 7 occasioni ero pronto per fare la visita specialistica che era stata prenotata in ospedale, ma alla fine queste visite sono state rinviate perché mancavano gli agenti penitenziari»;

la cella n. 8 ospita 11 detenuti stranieri, quasi tutti sfollati da carceri della Lombardia; S.A. (marocchino di 40 anni), dice di soffrire molto a causa di un problema di emorroidi: «non riesco quasi a camminare, non scendo neanche all'aria per il forte dolore»; e prosegue: «qualche tempo fa mi hanno chiamato alle 8 del mattino, mi hanno detto di alzarmi e prepararmi per andare in ospedale; poi, alle 14, mi hanno detto che non era possibile»;

un altro detenuto lamenta l'assenza di attività: «qui non facciamo niente, non c'è una palestra, non c'è una biblioteca»;

A.M.S. è disperato per la lontananza dalla compagna e dal piccolo figlio nato il 5 febbraio 2011: «circa 2 mesi fa ho fatto domanda al magistrato di sorveglianza per l'avvicinamento alla famiglia, ma ancora non ho avuto nessuna risposta»; e, mostrando la foto del neonato, spiega: «sono stato arrestato 2 giorni dopo la sua nascita e non ho potuto fare il riconoscimento; adesso ci vorrebbe un notaio ma io non ho i soldi, non ho i soldi nemmeno per pagarmi un avvocato»; A.M.S., alla fine del breve colloquio, avvicina le mani al collo e dice: «penso veramente di prendere la corda»;

H.U.U., detenuto cinese, dice di trovarsi in questo carcere da quasi 5 mesi: «prima ero a Poggioreale, lì nel mio libretto avevo 258,69 euro, ma questi soldi ancora non sono arrivati qua, io ho fatto la richiesta ma i soldi non sono arrivati»;

E.S.A. vorrebbe avvicinarsi alla famiglia, che vive a Milano: «sono qui da 3 anni e mezzo, prima ero a San Vittore, ho fatto domanda di avvicinamento 4 volte, ma non ho ricevuto nessuna risposta, né un sì né un no!»;

altri detenuti denunciano: «per poter lavorare deve passare 1 anno, ma se non hai soldi muori di fame, noi non abbiamo i soldi per mangiare!»;

nella cella n. 7 sono ristretti 11 detenuti;

M.M., dice di avere necessità di lavorare: «sono solo, non ho famiglia, prima lavoravo in cucina, poi 7 mesi fa mi hanno diagnosticato un'ernia e adesso non mi fanno lavorare più finché non sarò operato; ma io ho bisogno di lavorare!»;

un altro detenuto, A.G. dice di soffrire di anoressia e di essere tossicodipendente, e afferma di essere stato dichiarato incompatibile con il regime carcerario ordinario dai periti del tribunale di Palermo; «prima ero all'Ucciardone di Palermo, poi mi hanno trasferito al carcere di Augusta e ora mi hanno portato qua; ma io vorrei essere trasferito in un centro clinico per essere curato, oppure in una comunità; qui non funziona niente, io ho i denti cariati e non posso neanche mangiare, ma il dentista non funziona; anche quelli del Sert non si vedono mai»;

S.A., ristretto in questa cella dal mese di gennaio, denuncia i ritardi per ottenere il certificato di detenzione: «2 mesi fa ho fatto la domanda per il foglio di detenzione, ho necessità di spedirlo alla mia famiglia, ma ancora non è stato possibile averlo, dicono che deve essere autenticato...»;

altri detenuti lamentano: «non cambiano le lenzuola da circa 3 mesi»; e ancora: «il vitto è scadente, la carne se la metti nel muro non scende, resta incollata»;

alcuni detenuti stranieri segnalano che il costo per effettuare telefonate nei loro Paesi è superiore rispetto ad altri istituti: ad esempio, 10,60 euro per una telefonata di 10 minuti in Egitto, oppure 7,00 euro per una telefonata di 10 minuti in Romania;

molti detenuti sono a conoscenza dell'iniziativa nonviolenta di Marco Pannella, in sciopero della fame dal 20 aprile 2011 con l'obiettivo, fra gli altri, di sollecitare il Parlamento ad approvare un provvedimento di amnistia ai sensi dell'articolo 79 della Costituzione; alcuni detenuti preannunciano il loro proposito di aderire al digiuno: «siamo con Pannella, voi siete gli unici a interessarvi della nostra misera condizione»;

il rapporto fra i detenuti e gli agenti di polizia penitenziaria appare buono; molti detenuti mostrano piena consapevolezza delle enormi difficoltà che quotidianamente gli agenti, largamente sotto organico, sono costretti ad affrontare;

«stasera avete trovato una serata tranquilla», evidenziano gli agenti, «ieri per esempio abbiamo avuto 9 nuovi giunti, ed è stato un problema: li dobbiamo perquisire, controllare, immatricolare, ubicare, ma quando si è in pochi tutto diventa complicato; ogni giorno dobbiamo perquisire circa 300 persone che vengono per fare i colloqui; il nostro è un lavoro massacrante, ma c'è totale disinteresse a livello centrale: non capiscono che noi, così, non ce la facciamo più» -:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione descritta in premessa;

se non ritenga opportuno intervenire in modo deciso e tempestivo per fronteggiare il drammatico sovraffollamento della casa circondariale di Siracusa e, a tal fine, quali urgenti iniziative intenda assumere per far rientrare l'istituto nella dimensione regolamentare dei posti previsti;

quali atti intenda assumere affinché sia garantito il rispetto del terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione;

quali urgenti provvedimenti intenda adottare per colmare il deficit di organico di polizia penitenziaria, posto che la gravissima carenza di agenti determina seri rischi in termini di sicurezza e notevoli disfunzioni per la vita dei reclusi e per le condizioni di lavoro degli agenti stessi;

quali atti intenda assumere affinché sia pienamente garantito il diritto alla salute delle persone ristrette;

se ed in che modo si intendano potenziare le attività trattamentali, in particolare quelle lavorative, scolastiche e di formazione;

se, e in che modo, intenda intervenire, per quanto di competenza, rispetto ai casi segnalati e alle specifiche criticità evidenziate in premessa;

se intenda dotare l'istituto di una figura di intermediazione culturale in grado di comunicare con i detenuti di lingua araba;

quali iniziative intenda adottare affinché sia garantita l'erogazione dell'acqua calda per un tempo congruo a soddisfare le basilari esigenze igieniche della popolazione detenuta;

quanto tempo occorrerà ancora attendere prima che sia rimosso il muretto divisore nella sala colloqui;

quali iniziative intenda assumere affinché sia attrezzata un'apposita area verde per lo svolgimento dei colloqui dei detenuti con i familiari minorenni;

quali iniziative di propria competenza intenda assumere in relazione alle criticità rappresentate in premessa con riferimento al ruolo della magistratura di sorveglianza;

in che modo intenda operare per ripristinare il principio della territorializzazione dell'esecuzione della pena, evitando i costosissimi sfollamenti dalle carceri di altre regioni, prevalentemente del Centro-nord;

quali iniziative urgenti intenda adottare, in definitiva, al fine di ricondurre le condizioni di detenzione vigenti all'interno dell'istituto penitenziario di Siracusa alla piena conformità al dettato costituzionale e normativo. (4-12173)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12172
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 481 del 06/06/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 06/06/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011
PARTITO DEMOCRATICO
06/06/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 06/06/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12172
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 6 giugno 2011, seduta n.481

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il 22 maggio 2011 la prima firmataria del presente atto si è recata in visita ispettiva presso la casa di reclusione di Noto (Siragusa), accompagnata da Luigi Pappalardo e Gianmarco Ciccarelli, responsabili dell'Associazione Radicali Catania;

la struttura, un ex convento del XVII secolo, è ubicata nel cuore del centro storico;

la delegazione, ricevuta e accompagnata nel corso della visita dall'ispettore di polizia penitenziaria Celeste e dall'assistente capo Gambuzza, ha constatato la seguente situazione: l'istituto si compone di una parte vecchia, in condizioni fatiscenti, e di un'ala recentemente ristrutturata, aperta nel 2009, in cui sono ospitati i detenuti, in condizioni strutturali buone;

il carcere è sovraffollato: a fronte di una capienza regolamentare di 186 posti, sono presenti 256 detenuti; i detenuti stranieri sono circa 60, soprattutto sfollati da carceri del nord Italia (e in particolare da istituti di Milano); gli stranieri scarcerati in conseguenza della decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea (sulla illegittimità della detenzione in carcere per il reato di clandestinità) sono circa 25;

il numero degli agenti di polizia penitenziaria è gravemente sottodimensionato: «siamo soltanto una cinquantina, dovremmo essere molti di più», affermano gli agenti; secondo la pianta organica gli agenti dovrebbero essere 169; questa carenza di organico così marcata si ripercuote sulla vita dei detenuti e determina condizioni di stress insopportabile per gli agenti, che denunciano: «siamo troppo pochi, facciamo turni massacranti, noi dalle istituzioni siamo stati dimenticati»; la carenza di agenti, inoltre, comporta seri rischi per la sicurezza della struttura; il carcere non è dotato del muro di cinta e le postazioni di vigilanza esterne (le cosiddette «garitte») non sono presidiate: «non riusciamo a garantire la vigilanza nelle garitte esterne, ma qui le sentinelle fuori sono fondamentali perché il carcere si affaccia sulla piazza e spesso i parenti riescono a colloquiare con i detenuti attraverso le finestre, c'è il rischio che riescano a fare passare perfino sostanze stupefacenti», spiega un agente;

alle finestre che si affacciano sull'esterno sono applicati pannelli in plexiglass («gelosie») e oltre alle sbarre sono presenti reti metalliche a maglia stretta: l'ingresso di luce naturale e la circolazione di aria risultano, pertanto, fortemente ridotti;

le ore d'aria di cui possono usufruire i detenuti sono quattro, 2 al mattino e 2 al pomeriggio; per un'ora e mezza, dalle 16.30 alle 18, è consentita la permanenza in una stanza per la socialità, dotata di televisione, in cui i detenuti vengono chiusi a chiave;

i detenuti che lavorano sono 124, poco meno della metà della popolazione detenuta; le officine per le lavorazioni, dove i detenuti lavorano come falegnami, fabbri, tessitori e sarti, sono ubicate nella parte vecchia della struttura; nelle sale per la lavorazione del legno, ampie e attrezzate con macchinari, lavorano circa 25 detenuti; in quest'ala si trovano anche le aule in cui si svolgono i corsi di scuola elementare e media e la sala per le perquisizioni; oltre alle attività di lavoro, sono attivi diversi corsi (elettricisti, alberghiero, informatica, restauro);

l'ala ristrutturata del carcere si articola in 6 sezioni, dislocate su 3 piani (2 sezioni per ciascun piano); i detenuti, generalmente in 3 per ogni cella, dormono in un letto a castello a 3 piani; le docce sono all'interno della cella e l'erogazione dell'acqua calda è assicurata, secondo quanto riferiscono i detenuti;

la prima sezione del piano terra ospita 41 detenuti; alcuni di loro lamentano l'assenza di lavoro: «questa è una casa di reclusione, qui dovremmo lavorare tutti»; altri lamentano il fatto che il costo di alcuni beni del sopravitto sia superiore al prezzo di mercato («un pacco di pasta da 1 chilo ce la fanno pagare 1,65 euro»); molti lamentano l'assenza del magistrato di sorveglianza: «io non l'ho visto mai», afferma un detenuto; un altro detenuto dice di aver presentato istanza al magistrato di sorveglianza nei primi giorni di marzo, per scontare il residuo della pena agli arresti domiciliari in base alla legge 199 del 2010, ma di non aver ancora ricevuto alcuna risposta; un detenuto tunisino residente a Brescia sottolinea il problema dell'assenza di lavoro e aggiunge: «io non ho i soldi nemmeno per comprare i vestiti e le sigarette; ho bisogno di lavorare perché dalla Tunisia ci sono difficoltà per fare arrivare un vaglia»; «per lavorare viene fatta una graduatoria, ma si aspetta anche più di 7 mesi», segnala un detenuto;

gli educatori presenti nella casa di reclusione di Noto sono 2; molti detenuti sottolineano la carenza di queste figure: «gli educatori? E chi li ha visti mai?», dice un detenuto; un altro afferma: «io in 9 mesi che sono qua li ho visti una volta sola»;

la delegazione visita anche le sezioni del 2o piano e l'infermeria ubicata al 3o piano; l'assistenza sanitaria è assicurata da 4 medici che coprono, dal lunedì al venerdì, la fascia oraria dalle 10 alle 18, e da 4 infermieri (2 effettivi e 2 a parcella); il medico di guardia, dottor Paolo Teodoro, riferisce di una situazione «tutto sommato positiva: mancherebbe l'h24, ma posso dire che la situazione sotto il profilo sanitario è tranquilla»; anche i detenuti confermano che l'assistenza sanitaria è buona -:

quali iniziative intenda assumere per far rientrare la casa di reclusione di Noto nella dimensione regolamentare dei posti previsti;

quali urgenti provvedimenti intenda adottare per colmare il gravissimo deficit di organico di polizia penitenziaria;

quali iniziative intenda assumere per incrementare il numero degli educatori;

se ed in che modo si intendano potenziare le attività trattamentali, in particolare quelle lavorative, scolastiche e di formazione;

quali iniziative di propria competenza intenda assumere in relazione alle criticità rappresentate in premessa, con riferimento al ruolo della magistratura di sorveglianza;

in che modo intenda operare per ripristinare il principio della territorializzazione dell'esecuzione della pena evitando, oltre ai costosissimi sfollamenti dalle carceri di altre regioni prevalentemente del Centro-nord, la rottura dei legami affettivi dei detenuti con i loro familiari più stretti, in molti casi anche figli minori.(4-12172)
 

Damiano Bellucci


Scritto da: Damiano Bellucci
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