Novembre 2016
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Interrogazioni parlamentari sul carcere 9 - 16 settembre 2011.


Polizia Penitenziaria - Interrogazioni parlamentari sul carcere 9 - 16 settembre 2011.

Notizia del 23/09/2011

in Dal Parlamento.

(Letto 2040 volte)

Scritto da: Damiano Bellucci

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ATTO SENATO


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05832


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 601 del 13/09/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: PORETTI DONATELLA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 13/09/2011


 


















Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

13/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

13/09/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

·         MINISTERO DELL'INTERNO


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 13/09/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05832


 

presentata da


 

DONATELLA PORETTI
martedì 13 settembre 2011, seduta n.601


 

PORETTI, MARINO Ignazio, PERDUCA - Ai Ministri della giustizia, della salute e dell'interno - Premesso che:


 

l'Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Montelupo Fiorentino (Firenze) è interessato da lavori di ristrutturazione, in parte completati nel 2007 nelle sezioni Arno, Pesa e Torre (3 milioni di euro per 16 mesi di lavoro);


 

nell'ambito di un'inchiesta sul funzionamento delle strutture sanitarie deputate alla cura dei disturbi mentali, durante una visita ispettiva la Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale del Senato ha verificato la mancanza di un sistema antincendio e ha disposto con un provvedimento del 26 luglio 2011 "l'effettuazione di immediati interventi per conformare tutte le sezioni alla normativa vigente in materia di prevenzione dei rischi da incendio, interventi da completarsi comunque entro e non oltre il termine perentorio di 15 giorni dall'emissione del presente provvedimento" (http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/servizio_sanitario16/dec_seq_Montelupo.pdf);


 

a quanto risulta agli interroganti, in data 10 agosto 2011 dalla direzione dell'Opg di Montelupo (Prot. n. 7497/MM) è stata chiesta formalmente una proroga alla Commissione riconoscendo il mancato adeguamento alla normativa anticendio per tutti i reparti, motivando la richiesta per l'esiguità del termine assegnato (15 giorni) in rapporto sia alla portata e alla tipologia degli interventi, sia al periodo feriale (vigilia di ferragosto), condizioni che ad avviso dell'Opg sono oggettive e non rendono materialmente possibile il rispetto del breve termine. Al contempo la direzione rassicurava di avere assunto ogni utile e indispensabile iniziativa finalizzata ad incrementare quanto più possibile il livello di sicurezza passiva e a garantire maggiormente l'incolumità delle persone, internati e lavoratori;


 

in data 11 agosto 2011 la Commissione parlamentare ha notificato all'Opg di Montelupo una proroga alla suddetta disposizione al 30 settembre 2011;


 

considerato che:


 

il servizio di vigilanza sull'igiene e la sicurezza dell'amministrazione della giustizia (VISAG), istituito con decreto del 10 aprile 2000, ha il compito di vigilare sull'applicazione della legislazione che tutela la sicurezza e la salute dei lavoratori nei rispettivi posti di lavoro. Il Servizio si articola in un Ufficio centrale e in Nuclei territoriali istituiti presso i provveditorati regionali dell'Amministrazione penitenziaria, con competenza ad effettuare l'attività ispettiva di vigilanza sulle strutture giudiziarie e penitenziarie della giurisdizione;


 

l'Ufficio Centrale tratta gli affari relativi ai rapporti con le articolazioni periferiche e con gli enti esterni, e in particolare: cura le relazioni con le autorità giudiziarie del territorio nazionale per assicurare unità di indirizzo delle attività di polizia giudiziaria demandata per legge ai Nuclei territoriali VISAG, istituiti presso i provveditorati regionali dell'Amministrazione penitenziaria; cura i rapporti con gli altri organi istituzionali, quali le Aziende sanitarie locali, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Ministero della salute e l'INAIL, in ordine alle problematiche che possono derivare dall'applicazione della normativa di sicurezza negli ambienti di lavoro, con particolare riguardo all'attività antinfortunistica,


 

si chiede di sapere:


 

se risulti ai Ministeri in indirizzo, ciascuno per sua competenza, quali e quanti controlli sono stati effettuati nel corso degli anni nella struttura di Montelupo Fiorentino dal VISAG, dall'Asl e dai Vigili del fuoco con particolare riferimento alla verifica della normativa antincendio;


 

se risulti che i lavori di ristrutturazione -in parte terminati nel 2007- prevedevano l'adeguamento alla normativa antincendio.


 

(4-05832)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13162


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 516 del 12/09/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 12/09/2011


 






























Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/09/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13162


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 12 settembre 2011, seduta n.516


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato da un lancio dell'agenzia di stampa ANSA del 7 settembre 2011, nella città di Viterbo vi sarebbe un altissimo contenuto di arsenico nell'acqua, addirittura oltre i 50 mg/litro. Una situazione che ha costretto il comune ad installare distributori pubblici di acqua depurata dove ogni giorno si affollano gruppi di cittadini;

secondo il Garante dei diritti dei detenuti «i detenuti del Mammagialla non hanno questa opportunità e sono costretti o a bere l'acqua che esce dai rubinetti o a pagare di tasca propria bottiglie di acqua minerale per bere e cucinare al costo di circa tre euro al litro. Un sacrificio troppo grande per detenuti che, troppo spesso, non hanno i soldi neanche per i francobolli. La drammatica situazione che si vive a Viterbo è sotto gli occhi di tutti. Una situazione insostenibile che dovrebbe essere affrontata al massimo livello politico. (...) Credo sia necessario che si tenga un vertice con Prefettura, regione Lazio, Provincia e comune di Viterbo, i parlamentari locali, l'Amministrazione penitenziaria e le associazioni di volontariato»;

dopo Viterbo, il problema delle forniture idriche inquinate da metalli pesanti sarebbe stato registrato anche nei penitenziari di Cosenza e di Porto Azzurro;

a un anno dal provvedimento dell'Unione europea - che ha negato all'Italia la deroga ai limiti massimi di particolati nocivi consentiti nelle potabili di 128 comuni - poco o nulla è stato fatto, con l'aggravante che se in alcuni comuni ci si organizza come si può (forniture idriche tramite autobotti, depurazione «fai da te», cisterne alimentate esternamente), in carcere diventa tutto molto più complicato;

l'Organizzazione mondiale della sanità e l'Unione europea hanno dato indicazioni di ridurre al più presto la soglia massima di arsenico nelle acque erogate per il consumo umano atteso che l'arsenico è classificato dall'Agenzia internazionale di ricerca sul cancro come elemento cancerogeno certo di classe 1 e posto in diretta correlazione con molte patologie -:

quali misure in generale intenda adottare il Governo per la potabilizzazione delle reti idriche;

in particolare, cosa intendano fare i Ministri, negli ambiti di loro rispettiva competenza, al fine di sostenere le strutture penitenziarie coinvolte in questa fase emergenziale ed eliminare i problemi dovuti all'acqua avvelenata che esce dai loro rubinetti. (4-13162)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13161


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 516 del 12/09/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 12/09/2011


 






























Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/09/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13161


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 12 settembre 2011, seduta n.516


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dal sito Polpen.it (la voce della polizia penitenziaria), un agente di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Torino si è suicidato lo scorso 7 settembre sparandosi un colpo di pistola alla testa;

sulla triste vicenda Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo polizia penitenziaria (Sappe), ha diramato il seguente comunicato stampa: «Siamo sgomenti e sconvolti. A pochi mesi dal suicidio di altri appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, in servizio a Mamone Lodè, Caltagirone e Viterbo, piangiamo la vittima di un'altra tragedia che ha sconvolto i Baschi Azzurri. Un agente di Polizia penitenziaria in servizio presso il carcere Lorusso e Cutugno di Torino si è suicidato con un colpo di pistola alla testa questa notte nel piazzale del cimitero di Foglizzo (Torino). Non sono ancora chiare le ragioni che hanno spinto l'uomo, 43 anni, a compiere il gesto estremo. Siamo impietriti per questa nuova immane tragedia. Ci stringiamo con tutto l'affetto e la solidarietà possibili al dolore indescrivibile dei familiari, degli amici, dei colleghi. Dal 2000 ad oggi si sono uccisi 90 poliziotti penitenziari, 1 direttore di istituto (Armida Miserere, nel 2003 a Sulmona) e 1 dirigente regionale (Paolino Quattrone, nel 2010 a Cosenza). Quattro suicidi in pochi mesi sono sconvolgenti. Da tempo sosteniamo che bisogna comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l'attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere. L'Amministrazione penitenziaria, dopo la tragica escalation di suicidi degli scorsi anni - nell'ordine di 10 casi in pochi mesi!, accertò che i suicidi di appartenenti alla Polizia Penitenziaria, benché verosimilmente indotti dalle ragioni più varie e comunque strettamente personali, sono in taluni casi le manifestazioni più drammatiche e dolorose di un disagio derivante da un lavoro difficile e carico di tensioni. Proprio per questo il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria assicurò i Sindacati di prestare particolare attenzione al tragico problema, con la verifica delle condizioni di disagio del personale e l'eventuale istituzione di centri di ascolto. Ma a tutt'oggi non sono stati colpevolmente attivati questi importanti Centri di ascolto e questa colpevole superficialità su un tema tanto delicato quanto importante è imperdonabile, se in poco tempo 4 appartenenti alla Polizia Penitenziaria si sono tolti la vita. Ed è grave che su un tema tanto delicato quanto il disagio lavorativo dei Baschi Azzurri ci sia così tanta superficialità. Chiediamo al Ministro della Giustizia Nitto Francesco Palma di farsi carico in prima persona su questo importante problema. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: l'istituzione di appositi Centri specializzati in grado di fornire un buon supporto psicologico agli operatori di Polizia - garantendo la massima privacy a coloro i quali intendono avvalersene - può essere un'occasione per aumentare l'autostima e la consapevolezza di possedere risorse e capacità spendibili in una professione davvero dura e difficile, all'interno di un ambiente particolare quale è il carcere, non disgiunti dai necessari interventi istituzionali intesi a privilegiare maggiormente l'aspetto umano ed il rispetto della persona nei rapporti gerarchici e funzionali che caratterizzano la Polizia penitenziaria. Su queste tragedie non possono e non devono esserci colpevoli superficialità o disattenzioni!» -:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza della tragica morte dell'agente di polizia penitenziaria che prestava servizio nell'istituto penitenziario di Torino e delle cause che hanno determinato l'estremo gesto;

a che punto si trova il preannunciato ripristino dell'organico, da tempo carente di almeno 6.000 unità, degli agenti di polizia penitenziaria e in che modo si intenda far fronte ai pensionamenti che ogni anno si verificano a centinaia del corpo dei baschi azzurri;

in particolare, quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di sostenere concretamente, anche dal punto di vista psicologico, gli agenti di polizia penitenziaria impegnati nella gravosa attività di sorveglianza nelle strutture carcerarie del nostro Paese.(4-13161)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13159


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 516 del 12/09/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 12/09/2011


 






























Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/09/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13159


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 12 settembre 2011, seduta n.516


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere composto da Radicali italiani, A buon diritto, Ristretti orizzonti, Antigone, Il detenuto Ignoto e Radiocarcere, Narces Adrian Manole, romeno di 27 anni, si è suicidato lo scorso 6 settembre impiccandosi nella propria cella ubicata nel carcere di Agrigento;

a scoprire l'accaduto è stato un agente di polizia penitenziaria, avvertito da altri detenuti. La salma dell'uomo è ora all'obitorio dell'ospedale «San Giovanni di Dio», per essere sottoposta a ispezione cadaverica. Momenti di tensione si sono vissuti all'arrivo all'obitorio dei familiari e amici del romeno. Un folto gruppo di connazionali del giovane ha protestato vivacemente e inveito contro le forze dell'ordine e il regime carcerario;

il romeno morto suicida era stato arrestato una settimana fa dai carabinieri di Canicattì con le accuse di resistenza, violenza, oltraggio e lesioni a pubblico ufficiale. Avrebbe tentato di colpire un muratore e poi si sarebbe scagliato contro i militari ferendoli. Sarebbe dovuto comparire in tribunale per il processo l'8 ottobre 2011;

sulla vicenda il segretario generale della Uil-Pa penitenziari, Eugenio Sarno, ha diramato il seguente comunicato: «Ad Agrigento da tempo denunciamo condizioni di grave sovraffollamento e di carenze logistiche. Alle otto di questa mattina, infatti, nell'istituto agrigentino risultano detenute 482 persone a fronte di una ricettività massima pari a 248. Da segnalare, inoltre, come la Direzione del carcere non possa più garantire ai detenuti nuovi giunti nemmeno la fornitura di primo ingresso (lenzuola, stoviglie, eccetera) avendo esaurito i fondi. Evidentemente il Presidente Napolitano aveva ben ragione a richiamare la prepotente urgenza di ridare costituzionalità e civiltà al nostro sistema penitenziario. Perché ciò sia possibile occorre che tutte le componenti politiche e sociali si impegnino sinergicamente per ricercare e individuare soluzioni possibili e condivise» -:
se quanto riportato in premessa corrisponda al vero;

se intenda avviare una indagine amministrativa interna, al fine di appurare se nei confronti del detenuto morto suicida fossero state messe in atto tutte le misure di sorveglianza previste e necessarie;

se non si intendano adottare o implementare, per quanto di competenza, le opportune misure di supporto psicologico ai detenuti, al fine di ridurre sensibilmente gli episodi di suicidio, tentato suicidio e atti di autolesionismo;

più in particolare quali iniziative, anche normative, si intendano prendere per rafforzare l'assistenza medico-psichiatrica ai detenuti malati, il tutto attraverso un'attenta valutazione preventiva che consenta di identificare le persone a rischio suicidio.(4-13159)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13158


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 516 del 12/09/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 12/09/2011


 






























Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

12/09/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/09/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13158


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 12 settembre 2011, seduta n.516


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato da un articolo pubblicato sul quotidiano La Provincia, il carcere di Bassone sarebbe troppo affollato e in condizioni igieniche a dir poco precarie, al punto che ora si teme anche il pericolo di danno ambientale dovuto alle cisterne di gasolio della centrale termica del carcere in questione che, obsolete, minacciano di sversare il loro contenuto nella falda;

la vicenda è stata denunciata dalla delegazione della Cisl-Fns che da tempo ha sollevato il velo sulla vita del carcere di Como dove a fronte di una capienza di 421 detenuti sono ospitate oltre 550 persone (ma in alcuni mesi dell'anno gli ospiti sono stati più di 600, alcuni dei quali erano costretti a dormire senza materassi);

secondo quanto dichiarato da Massimo Corti, segretario della Federazione nazionale sicurezza di Como, «la sovrappopolazione porta alla promiscuità e al degrado, esistono seri rischi per la salute dei detenuti e degli stessi agenti di polizia penitenziaria, oltre al rischio di diffusione di malattie infettive. Nelle celle manca l'acqua calda, i servizi igienici sono inadeguati e le docce comuni sono insufficienti per garantire a tutti i detenuti l'utilizzo quotidiano, con in più problemi di umidità e chiazze di muffa che minano molti locali della struttura» -:

se sia a conoscenza di quanto scritto in premessa;

in che modo intenda attivarsi e in quali tempi per superare gli evidenti problemi di sovraffollamento del carcere Bassone di Como;

quali provvedimenti intenda adottare al fine di riportare le condizioni di vita delle persone recluse nel carcere di Como all'interno dei parametri di legalità sanciti a livello costituzionale, legislativo e regolamentare;



a quando risalga e cosa vi sia scritto nella relazione semestrale della Asl sulle condizioni igienico-sanitarie dell'istituto;
quali misure si intendano adottare al fine di evitare che le cisterne di gasolio della centrale termica del carcere in questione arrivino a sversare il loro contenuto nella falda acquifera provocando un serio danno ambientale.(4-13158)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13154


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 516 del 12/09/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: EVANGELISTI FABIO
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 12/09/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/09/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13154


 

presentata da


 

FABIO EVANGELISTI
lunedì 12 settembre 2011, seduta n.516


 


EVANGELISTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

il carcere-modello dell'isola di Gorgona, la più piccola dell'arcipelago Toscano (larga due chilometri e lunga tre), di fronte a Livorno, potrebbe non esserci più, dopo 142 anni di convivenza tra la colonia penale e l'isola, per decisione del Ministero della giustizia;

si tratta di un carcere dove i detenuti lavorano all'aperto e dove si è sperimentata con successo la formula della colonia penale con i reclusi impegnati quasi esclusivamente in attività esterne come la pastorizia, l'agricoltura, la pesca e l'acquacoltura, in una specie di simbiosi con i gorgonesi, senza sbarre, né recinti;

il comitato «Abitanti Isola di Gorgona» ha manifestato la propria preoccupazione: «Tanti pericoli potrebbero nascondersi dietro questa chiusura, forse maggiori di quelli attuali, per la sopravvivenza del paese e degli abitanti, se non si saprà gestire il dopo-carcere» mentre, in uno degli appelli di alcuni abitanti, apparsi su alcuni quotidiani locali, si legge, tra l'altro: «i gorgonesi se non vogliono veder ridurre la loro isola a terra di nessuno, devono mobilitarsi da subito per tornare, abitare e organizzare una vita civile sull'isola»;

il comitato degli abitanti afferma, inoltre, che «Con la metà della metà delle risorse che oggi vengono destinate al carcere una comunità ben organizzata potrebbe mantenere in piedi le attività essenziali dell'isola (luce, acqua, pane, eccetera), compresa l'attività dell'azienda agricola, magari impegnando in maniera imprenditoriale anche qualche detenuto a fine pena»;

gli abitanti dell'isola di Gorgona si dichiarano pronti a favorire la possibilità di un primo nucleo di civili, anche giovani, che possa iniziare una nuova vita per Gorgona, consentendo ai tanti gorgonesi partiti «di tornare qui, abitare e organizzare una vita civile sull'isola» -:

quale sia lo stato delle cose relativo alla paventata chiusura del carcere di cui in premessa e, nel caso venisse confermata tale decisione, quale sarà la destinazione dei detenuti atteso che è nota la drammatica situazione relativa al sovraffollamento delle carceri italiane;
quali interventi ritenga di poter sostenere affinché venga garantita la permanenza sull'isola degli abitanti nel solco delle proposte avanzate dal comitato abitanti isola di Gorgona.(4-13154)


 

 


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05331


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 519 del 15/09/2011


 

Ex numero atto


 

Precedente numero assegnato: 4/13104


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 15/09/2011


 






























Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

15/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

15/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

15/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

15/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

15/09/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 15/09/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-05331


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
giovedì 15 settembre 2011, seduta n.519


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:


il 30 agosto 2011 la prima firmataria del presente atto si è recata in visita ispettiva presso la casa circondariale di Ragusa, accompagnata da Gianmarco Ciccarelli (segretario dell'associazione Radicali Catania);


la delegazione è stata ricevuta e accompagnata dalla comandante di polizia penitenziaria, commissario Maria Teresa Lanaia, e dalla vicecomandante Chiara Morales; la visita ha avuto una durata di circa cinque ore; la situazione riscontrata è la seguente: il carcere è una struttura costruita nella prima metà del secolo scorso (anni '30); l'istituto è gravemente sovraffollato: i detenuti ristretti all'interno della casa circondariale sono 195, a fronte di una capienza regolamentare di 116 posti; tale capienza regolamentare, peraltro, secondo quanto riferito, include anche i posti di alcuni reparti che, al momento della visita, risultano essere chiusi (sezione femminile e sezione minorati fisici); analogamente a quanto verificato in relazione ad altri istituti di pena, il dato sulla capienza regolamentare contenuto in una recente statistica pubblicata sul sito internet del Ministero della giustizia («Detenuti presenti e capienza regolamentare degli istituti penitenziari - Situazione al 30 giugno 2011») è di gran lunga superiore rispetto al dato fornito e riscontrato in occasione della visita: la suddetta statistica, infatti, indica per la casa circondariale di Ragusa una capienza regolamentare di 173 posti alla data del 30 giugno 2011;


i detenuti in attesa di giudizio sono circa il 60 per cento; i detenuti tossicodipendenti sono circa il 35 per cento; gli stranieri rappresentano il 70 per cento della popolazione detenuta; la percentuale dei detenuti che lavorano è soltanto del 10 per cento;


la carenza di personale di Polizia penitenziaria è particolarmente marcata: la pianta organica prevede il 117 agenti, quelli effettivamente in servizio sono 67, a cui vanno aggiunte 11 unità del Nucleo traduzioni e piantonamenti che svolgono la loro attività nei due penitenziari della provincia di Ragusa (casa circondariale di Ragusa e casa circondariale di Modica) e, fra le altre cose, garantiscono la partecipazione dei detenuti alle udienze, non di rado in altre regioni d'Italia, a causa dei frequenti sfollamenti da penitenziari del centro e del nord della penisola; «la carenza di agenti c'è ed è grave», sottolinea la comandante, «i turni degli agenti sono di 8 ore anziché di 6 ore, e le ferie sono ridotte: per gli agenti lo stress è quotidiano»; e ancora: «domani riprendono le udienze per direttissima e occorrono agenti; le persone ristrette in attesa di udienza per direttissima non dovrebbero essere ospitate in ambiente carcerario, ma in apposite camere di sicurezza; qui prima eravamo attrezzati con due camere di sicurezza, ma ora con il sovraffollamento è saltato tutto»; un agente dice: «ci sono quasi 200 detenuti e noi stasera nel turno serale siamo solo in 7: se succede qualcosa, come possiamo fronteggiare la situazione?»;


l'assistenza psicologica ex articolo 80 dell'Ordinamento penitenziario risulta essere del tutto inadeguata rispetto alle esigenze della popolazione detenuta: soltanto 7 ore al mese;


la sezione femminile è temporaneamente chiusa: 23 detenute, che erano ristrette in questo reparto, sono state trasferite in altri istituti di pena siciliani a causa della carenza di personale di polizia penitenziaria; questo reparto presenta condizioni strutturali fatiscenti; le porte di accesso alle celle, anziché avere le tradizionali sbarre e il blindo apribile, sono in legno e non hanno alcuna apertura, fatta eccezione per uno sportellino di 40 cm quadrati (20 cm x 20 cm) all'altezza della cintola, da cui spesso «le detenute escono la testa», secondo quanto riferito dagli agenti;


da pochi mesi è chiusa anche la sezione che accoglieva persone affette da patologie fisiche invalidanti: «questo reparto è stato chiuso per inidoneità strutturale», spiega la comandante; le camere detentive, secondo quanto riferito, «prendono luce dal corridoio»;


la casa circondariale di Ragusa è dotata di un'area verde per lo svolgimento, durante la buona stagione, dei colloqui dei detenuti con i familiari minorenni;


la cucina dei detenuti si presenta in buono stato, pulita, grande e ben attrezzata;


all'interno della struttura è presente un piccolo teatro dove ogni tanto si svolgono degli spettacoli: «per fortuna la comunità esterna è molto attiva», evidenzia la comandante;


la sezione «protetti - promiscua» (sex offender, ex collaboratori, ex appartenenti a forze dell'ordine) è allocata in un'ala del carcere che precedentemente, ospitava detenuti in regime di alta sicurezza; nel reparto, che si articola su 2 piani, sono ristrette 22 persone; il piano terra si compone di 5 celle: le celle n. 1, n. 2 e n. 3 ospitano ciascuna 2 detenuti; la cella n. 4 ospita 1 detenuto; il cosiddetto «cameroncino», ricavato in quella che una volta era la stanza per la socialità, ospita 3 detenuti; nel primo piano si trovano le celle n. 5, n. 6 e n. 7, ciascuna con 2 detenuti, e il «cameroncino» (anche in questo caso ricavato nella stanza della socialità) che ospita 6 detenuti in due letti a castello a tre piani; tutte le celle di questa sezione sono sprovviste di doccia; le docce comuni (2 piatti doccia al piano terra e 1 al primo piano) si presentano in buono stato e ai detenuti ne è consentito l'utilizzo 3 volte alla settimana; un detenuto lamenta la carenza di acqua nel periodo estivo; nelle finestre di tutte le celle sono applicate le cosiddette «bocche di lupo», particolari gelosie che riducono notevolmente la circolazione dell'aria e l'ingresso di luce naturale; i detenuti trascorrono in cella 20 ore al giorno, le ore d'aria sono 4; il passeggio della sezione protetti è delimitato da una rete di sicurezza metallica anche nella parte superiore; la postazione di vigilanza (la cosiddetta «garritta») che si affaccia sul passeggio è sguarnita per carenza di agenti;


la sezione detenuti «comuni» ospita 171 persone dislocate su 3 piani: 53 detenuti al piano terra, 68 detenuti al primo piano, 50 detenuti al secondo piano; ai ballatoi dei piani sono applicate reti di sicurezza orizzontali, secondo una obsoleta concezione di struttura carceraria; in questo reparto il dramma del sovraffollamento è particolarmente evidente: nella quasi totalità dei casi, ciascuna persona ristretta dispone di uno spazio vitale inferiore ai 3 metri quadrati prescritti dalla Corte europea dei diritti dell'uomo; la gran parte delle celle (i cosiddetti «cubicoli») sono ambienti piccolissimi di circa 8 metri quadrati (4 metri quadrati x 2 metri quadrati), senza doccia e con il wc a vista; le finestre, oltre alle sbarre, presentano reti metalliche a maglia stretta, un muretto che le copre per metà e le bocche di lupo applicate nella rimanente metà; in queste celle piccole e buie, che da un punto di vista regolamentare dovrebbero ospitare un solo detenuto, sono generalmente ristretti 3 detenuti; oltre a questi «cubicoli» sono presenti diverse celle di circa 15 metri quadri («cameroncini» o «camerotti»), anch'esse sprovviste di doccia e con le finestre strutturate in maniera tale da ridurre notevolmente la circolazione dell'aria e l'ingresso di luce naturale; al piano terra i «cameroncini» sono due e ospitano, ciascuno, 6 detenuti; le ore trascorse all'interno della cella, a detta di alcuni detenuti, sono più di 20: «non arriviamo nemmeno a 4 ore d'aria al giorno»; la sezione si presenta in cattive condizioni di manutenzione, ad eccezione delle docce comuni che sono in condizioni discrete;


in tanti lamentano ritardi e inadeguatezze con riferimento all'assistenza sanitaria: «ho visto il cardiologo 3 giorni fa, dopo quasi 3 mesi dalla richiesta», racconta un detenuto;


altri sottolineano difficoltà e lunghi tempi di attesa per fare un colloquio con l'assistente sociale;


nella cella n. 16 (piano terra) sono reclusi tre detenuti campani, con condanna definitiva, trasferiti a Ragusa dal carcere Poggioreale di Napoli per «sfollamento»; «la lontananza dalla famiglia ci ha proprio stroncato», affermano; visitiamo l'interno della cella: lo spazio calpestabile è limitatissimo; un detenuto racconta la traduzione da Napoli a Ragusa con il furgone blindato della Polizia penitenziaria: «è stata dura, due giorni interminabili di viaggio con una notte d'appoggio al carcere Bicocca di Catania; non abbiamo mangiato nulla; siamo arrivati qui stremati...»;


un detenuto della cella n. 9, primo piano, dice di aver fatto domanda al momento del suo arrivo, «6 mesi fa», per un colloquio con l'assistente sociale: «ma ancora non l'ho visto...»;


molti detenuti lamentano l'assenza di attività: «stiamo tutto il giorno chiusi in cella, qui non c'è niente»; e ancora: «io vorrei lavorare, vorrei fare un corso, qualcosa!»; «fare galera così è doppia galera»; «qui non si fa niente, solo alcune ore all'aria e poi basta»; «vorremmo scuola, corsi (...)»;



il rapporto con il magistrato di sorveglianza è uno dei problemi sollevati con maggiore frequenza dai detenuti: «qui rigettano tutto»; «il magistrato di sorveglianza è rigidissimo, benefici non ne dà»; «il magistrato di sorveglianza non esiste proprio, spesso nemmeno ci risponde, e se risponde rigetta»; «sto qua da 4 anni: mai un permesso»;


nella cella n. 10, primo piano, sono presenti 2 detenuti: «siamo in 2 perché stamattina il nostro compagno di cella ha avuto un infarto; «io sono invalido, ero nel reparto minorati fisici, sono tossicodipendente e ho l'epatite C», afferma un detenuto; un altro detenuto racconta: «a me sono rimasti da scontare 11 mesi; sono preoccupato per mia figlia di 14 anni, ricoverata a Catania per una leucemia; la bambina non può più affrontare il viaggio in autobus per venirmi a trovare; ora è in ospedale con la madre»;


un detenuto della cella 11, primo piano, evidenzia: «questi muretti a metà finestra non potrebbero stare»;


nella cella 12, primo piano, sono recluse 6 persone; tra questi, F.D.C. detenuto tossicodipendente trasferito recentemente a Ragusa dal carcere di Bari, per «sfollamento»; racconta: «mi restano solo 2 mesi da scontare, a Bari andava meglio, ero in cura presso il Sert di Bari, qua invece niente»; e insiste: «a Bari stavo seguendo un programma per riabilitarmi, che senso ha avermi trasferito qua?»; un altro detenuto lamenta l'assenza di luce: «manca la luce naturale, e anche quella artificiale è insufficiente»; e ancora: «le bilancette sono rotte», indicando gli armadietti all'interno della cella;


un detenuto tunisino recluso nella cella n. 4, primo piano, dice non poter mangiare formaggio e latticini a causa di un'allergia, e denuncia ritardi e carenze nell'assistenza medica: «ho fatto richiesta di poter parlare con un dottore circa un mese fa, ma ancora non l'ho visto, ho parlato solo con un infermiere, intanto la mia allergia peggiora e sto male»;


un detenuto del primo piano lamenta l'assenza di spazio: «ma avete visto dove siamo chiusi? così c'è da impazzire; il recinto del mio cane è più grande!»;


nella cella n. 1, primo piano, è ristretto F. M. che ha un residuo pena di 1 anno; da 5 mesi si trova a Ragusa dopo aver già scontato 3 mesi nel carcere di Reggio Calabria, da cui è stato trasferito per sfollamento; «vorrei tornare a Reggio Calabria, almeno per potere fare i colloqui con la famiglia», dice Merlingeri; e prosegue: «io sto male, ho ansia, problemi di stomaco, colite; mia moglie ha problemi di tiroide; abbiamo 6 figli di età compresa fra 3 anni e 22 anni, due di loro sono sordomuti»;


la cella n. 18, primo piano, ospita 6 detenuti rumeni; B. C. dice di essere stato trasferito dal carcere romano di Regina Coeli per sfollamento: «non ho mai preso nemmeno un rapporto, mi hanno portato qua perché Regina Coeli è sovraffollato; ma anche qui è sovraffollato!»;


molti detenuti, in particolare gli stranieri, sono completamente indigenti e non hanno i soldi per provvedere ad esigenze primarie; un detenuto tunisino ristretto nella cella n. 17, primo piano, afferma: «sto aspettando i 5 euro di sussidio mensili, mi hanno detto che la domanda è stata accettata ma ancora non ho avuto questi soldi; a me servono per comprare le lamette e poter fare la barba»; un altro dice: «qui non abbiamo il fornelletto, non abbiamo niente, nemmeno i soldi per comprare lo shampoo»;


nella cella n. 4, secondo piano, sono ospitati 6 detenuti: «siamo ammassati», lamentano; C. G. deve scontare una condanna definitiva con fine pena nel 2019: non dovrebbe essere ristretto in una casa circondariale; C. G. ha fatto richiesta di trasferimento in altri istituti (Volterra, Voghera, Mamone) dove le opportunità di lavoro sono maggiori: «ho una moglie e due bimbi. L'unica cosa che chiedo è di poter lavorare»;


all'interno della cella n. 4, secondo piano, è ristretto anche V.F.; questo detenuto ha solo 18 anni e si trova a Ragusa dal 18 luglio 2011 dopo aver scontato 6 mesi e mezzo nell'istituto per minori di Catania Bicocca;


S. M. ristretto nella cella n. 3, secondo piano, lamenta la rigidità del magistrato di sorveglianza: «mi restano da scontare 7 mesi, sto qua da 2 anni e mezzo, mia moglie sta male e mia figlia di 10 anni la vedo soltanto una volta ogni 6 mesi, ho chiesto una misura alternativa ma il magistrato di sorveglianza nemmeno mi risponde»;


nella cella n. 2, secondo piano, sono ristretti 6 detenuti; un detenuto mostra i polsi gonfi a causa di un incidente durante una partitella a pallone, e dice: «ho i polsi slogati, stanotte non ho dormito per il dolore, e non mi danno nemmeno una pomata»; in molti lamentano carenze nell'assistenza sanitaria: «per una visita specialistica dobbiamo aspettare 6 mesi»; un detenuto lamenta l'impossibilità di fare la doccia ogni giorno: «siamo costretti a lavarci con le bottiglie»; un altro detenuto lamenta carenze nella fornitura di carta igienica («soltanto 2 rotoli a testa al mese») e di detersivi: «ci danno soltanto questa bottiglia da 1 litro al mese, per tutti e 6 i detenuti»; il detersivo viene fornito in una bottiglia di plastica senza alcuna etichetta e, a detta dei detenuti, è di scarsa qualità: «non fa neanche schiuma»;


con riguardo al sopravitto, molti detenuti lamentano che i prezzi dei prodotti sono superiori rispetto al prezzo di mercato e inoltre sottolineano che non c'è varietà di articoli, per cui non è possibile scegliere fra prodotti dello stesso tipo o genere perché vi è un solo prodotto, spesso di marca e costoso;


un detenuto lamenta: «abbiamo la palestra ma non ci possiamo andare perché gli agenti sono pochi»;


il rapporto fra i detenuti e gli agenti di polizia penitenziaria nel carcere di Ragusa è molto buono; la comandante e la vicecomandante mostrano professionalità e conoscenza diretta della situazione e dei casi singoli; gli agenti di polizia penitenziaria lavorano con grande senso di responsabilità in condizioni difficili e stressanti, con organici gravemente insufficienti; e anche molti detenuti sottolineano questo aspetto: «con gli agenti il rapporto è buono»; «qui gli agenti pur essendo pochi sono una cosa magnifica», «in questo posto l'unica cosa buona sono le guardie»;


D. L. detenuto rumeno ormai prossimo alla liberazione, aveva chiesto al magistrato di sorveglianza di poter lavorare all'esterno, ma la sua richiesta non è stata accolta: «mi restano da scontare soltanto 2 mesi, avevo chiesto l'affidamento al lavoro perché avevo due offerte di lavoro, una come bracciante agricolo e l'altra come agente di pulizia presso una ditta di trasporti; ma tre giorni fa mi è arrivato il rigetto»;


nella cella n. 1, secondo piano, G. M. detenuto in forza di una condanna definitiva, racconta di stare male e di aver fatto numerose domande di trasferimento: «ho seri problemi di salute, sono psicologicamente distrutto, da 2 anni soffro di insonnia, dormo solo 3 ore a notte; qui non ci possiamo muovere, siamo in cattività; a me danno il Rivotril e il Tavor, ma io sono contrario a questi farmaci, vorrei stare in una casa penale o in un centro clinico»; e prosegue: «con questo muretto a metà finestra ho perso la vista, sono entrato bene qua e ora sono distrutto, non dormo nemmeno col Tavor, ho fatto 53 istanze di trasferimento per un carcere penale dove posso lavorare ...»;


nella cella n. 9, secondo piano, sono ristretti 6 detenuti stranieri (tre tunisini, due marocchini e un egiziano); alcuni di loro lamentano le condizioni di degrado della cella: «c'è poca luce e le pareti sono piene di muffa»; H. M'H.nato a Kouribga (Marocco), è stato sfollato da istituti del nord Italia e da circa un anno non vede la famiglia residente a Imola (Bologna): «sono a Ragusa da un anno e qui la mia famiglia non è mai venuta, ho 3 figli di 12, 7 e 3 anni, ho fatto domanda per trasferimento in un carcere vicino alla famiglia; mi restano da scontare 7 mesi e ho fatto tramite il mio avvocato la richiesta per la "legge svuotacarceri", ho un domicilio, la richiesta l'ho fatta a maggio, l'ho sollecitata a luglio, ma ancora non ho avuto risposta; il magistrato di sorveglianza mi ha dato appuntamento il 16 novembre»; C. A. nato a Beni Mallal (Marocco), è stato trasferito per sfollamento dal carcere San Vittore di Milano: «sono qui da più di un anno, la famiglia sta a Milano, ho una condanna definitiva, a San Vittore ho lavorato, vorrei essere trasferito in un carcere dove c'è lavoro»; anche A. F., nato a Gafsa (Tunisia), vorrebbe lavorare: «ho fatto almeno 10 richieste per andare in un carcere dove si lavora, ho una condanna definitiva, mi restano da scontare 2 anni e 4 mesi, non ho mai avuto un rapporto»;


nella cella n. 8, secondo piano, un detenuto ci mostra i segni dei tagli che si è procurato su entrambe le braccia e sull'addome: «sono tossicodipendente, qua sono dimenticato»; un altro detenuto dice: «sono in carcere da aprile, non so nemmeno quando sarà il processo»; un detenuto del Senegal di nome I. D. racconta di essere in carcere per «clandestinità» e di essere stato trasferito dal carcere San Vittore di Milano a Ragusa nonostante mancassero soltanto 2 mesi alla fine della detenzione: «gli ultimi 2 mesi me li hanno fatti scontare qua; a Milano c'ho un cugino; domani esco»;


nella cella n. 7, secondo piano, sono ospitati 3 detenuti: 2 tunisini con condanna definitiva trasferiti dal carcere di Reggio Emilia per sfollamento, e un senegalese in attesa di giudizio, sfollato dal carcere di Milano;


nella cella n. 5, secondo piano, sono ristretti 6 detenuti stranieri (tre tunisini, due marocchini, un algerino); uno di loro è stato trasferito a Ragusa dal carcere romano di Regina Coeli, per sfollamento; altri lamentano i costi del sopravitto: «una confezione di caffè da 250 grammi costa 3,80 euro; qui non c'è lavoro, noi non abbiamo neanche un centesimo»;


molti detenuti sono a conoscenza della lotta nonviolenta per l'amnistia promossa da Marco Pannella, alcuni affermano di aver aderito praticando lo sciopero della fame: «seguiamo le vostre battaglie»; «saluti a Pannella»; «forza Radicali, forza Marco» -:


se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione descritta in premessa;


se non ritenga opportuno intervenire in modo deciso e tempestivo per fronteggiare il drammatico sovraffollamento della casa circondariale di Ragusa e, a tal fine, quali urgenti iniziative intenda assumere per far rientrare l'istituto nella dimensione regolamentare dei posti previsti;


se i dati relativi alla capienza regolamentare degli istituti di pena contenuti nelle statistiche pubblicate sul sito internet del Ministero della giustizia siano corretti e, in caso negativo, come intenda urgentemente operare per assicurare che i dati ufficiali diffusi dal Ministero della giustizia presentino caratteri di precisione e attendibilità;


quali atti intenda assumere affinché sia garantito il rispetto del terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione;



quali urgenti provvedimenti intenda adottare per colmare il deficit di organico di polizia penitenziaria, posto che la gravissima carenza di agenti determina seri rischi in termini di sicurezza e notevoli disfunzioni per la vita dei reclusi e per le condizioni di lavoro e di vita degli agenti stessi;


quali atti intenda assumere affinché sia pienamente garantito il diritto alla salute delle persone ristrette;


se ed in che modo si intendano potenziare le attività trattamentali, in particolare quelle lavorative, scolastiche e di formazione;


se intenda adoperarsi per quanto di competenza al fine di potenziare l'assistenza psicologica ex articolo 80 ordinamento penitenziario;


se, e in che modo, intenda intervenire per far sì che le finestre delle celle siano conformi a quanto stabilito dall'articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000;


se, e in che modo intenda intervenire per assicurare che in tempi rapidi le celle siano dotate di servizi igienici in conformità alle prescrizioni dell'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000;


se, e in che modo, intenda intervenire rispetto ai casi segnalati e alle specifiche criticità evidenziate in premessa;


se intenda verificare il rispetto e l'applicazione della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea che ha dichiarato in contrasto con il diritto europeo (direttiva «rimpatri») la legge italiana in materia di immigrazione, nella parte in cui prevede la possibilità di punire con la pena della reclusione in carcere la condizione di clandestinità dello straniero;


quali iniziative di propria competenza intenda assumere in relazione alle criticità rappresentate in premessa con riferimento al ruolo della magistratura di sorveglianza;


quanti e di che tipo siano i benefici e le misure alternative alla detenzione adottate dalla magistratura di sorveglianza di Siracusa (competente per Siracusa, Ragusa e Modica) anno per anno, negli ultimi 5 anni; quanti e di che tipo siano i rigetti operati dalla magistratura di sorveglianza di Siracusa, anno per anno, negli ultimi 5 anni;


in che modo intenda operare per ripristinare il principio della territorializzazione dell'esecuzione della pena, evitando i costosissimi sfollamenti dalle carceri di altre regioni, prevalentemente del centro e del nord, atteso che anche la casa circondariale di Ragusa è gravemente sovraffollata e che la lontananza dal domicilio spesso è motivo di sofferenza per le persone ristrette e per i loro familiari, anche minorenni;


quali iniziative urgenti intenda adottare, in definitiva, al fine di ricondurre le condizioni di detenzione vigenti all'interno dell'istituto penitenziario di Ragusa alla piena conformità al dettato costituzionale e normativo. (5-05331)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05330


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 519 del 15/09/2011


 

Ex numero atto


 

Precedente numero assegnato: 4/12988


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 15/09/2011


 






























Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

15/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

15/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

15/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

15/09/2011


PARTITO DEMOCRATICO

15/09/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 15/09/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-05330


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
giovedì 15 settembre 2011, seduta n.519


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

l'istituto penitenziario di Spinazzola con capienza massima di 68 posti, fu attivato il 1° dicembre 2004 per volontà del provveditore dottor Rosario Cardillo;

nel maggio 2005, con decreto del Ministro, il carcere assunse la denominazione di «Istituto penitenziario per adulti sezione staccata di Trani»;

per gli effetti del provvedimento di indulto nel 2006 l'istituto penitenziario fu svuotato e il personale distaccato fu fatto rientrare in Basilicata;

in seguito, il provveditore dell'amministrazione penitenziaria, dottor Angelo Zaccagnino, ridefinì l'istituto, dirottandovi tutti i detenuti sex offenders, ovvero persone macchiatesi di reati a sfondo sessuale;

in tal modo la struttura fu resa di nuovo operativa, ma all'aumento del numero dei detenuti, non corrispose l'integrazione del personale di polizia penitenziaria;

peraltro i detenuti sex offenders richiedono una particolare competenza da parte del personale penitenziario;

nel settembre 2008, con decreto ministeriale, il carcere perse i connotati di appendice di Trani, diventando istituto autonomo e con un proprio direttore, rimanendo tuttavia irrisolto il problema della carenza di personale, nonostante i solleciti della direzione e del provveditore regionale dottor Gaspare Sparacia;

per mesi il personale penitenziario dell'istituto ha auspicato, invano, la trasformazione della condizione lavorativa da temporanea ad effettiva, anche al fine di garantire piena operatività nella ricezione dei detenuti;

il Governo, anziché varare un decreto per garantire il potenziamento della struttura, ha disposto con decreto ministeriale del 15 giugno 2011, la soppressione dell'istituto di Spinazzola, sezione staccata degli istituti penali di Trani; decisione che è stata comunicata dal provveditore regionale, dottor Giuseppe Matone, in data 26 luglio 2011;

la chiusura del carcere di Spinazzola consentirebbe, a detta del Ministro della giustizia «una economicità di risorse complessive coerente con l'attuale contrazione delle complessive disponibilità finanziarie e di personale»;

a seguito del citato provvedimento ministeriale, il personale di polizia penitenziaria è stato trasferito ad altre sedi, rimanendo tuttora distaccati presso il carcere in questione solo cinque agenti e la direttrice, anch'essi in attesa del trasferimento;

a giudizio della prima firmataria del presente atto la chiusura dell'istituto di pena pugliese appare una scelta vieppiù paradossale visto e considerato: a) che il denaro pubblico speso per la sua costruzione ammonta a circa otto miliardi delle vecchie lire e che il flusso di soldi investiti per attrezzarlo e, soprattutto, per «formare» il personale di polizia penitenziaria assegnato nelle funzioni di custodia dei cosiddetti sex offenders è stato sempre molto elevato; b) che nel richiamato istituto di pena le condizioni di vita della popolazione reclusa risultavano essere più che accettabili, ciò è dimostrato anche dal fatto che al suo interno non si erano mai registrati atti di autolesionismo o tentativi di suicido da parte dei detenuti; c) che in tutti questi anni, nonostante il ridotto numero degli agenti e del personale di assistenza, la struttura è sempre stata gestita ottimamente ed in piena efficienza; d) che alla chiusura del carcere conseguirà anche la soppressione di un percorso sperimentale contro la recidiva dei detenuti per reati legati alla sfera sessuale finanziato con oltre 100mila euro dal direttore sanitario della ASL/BT, dottor Francesco Polemio;

su La Gazzetta del Mezzogiorno, in data 27 e 28 luglio 2011, sono apparsi due articoli scritti da Cosimo Forina proprio in relazione alla soppressione dell'istituto di pena di Spinazzola; il primo intitolato: «Beffa a Spinazzola, chiude il carcere»; il secondo: «Detenuti contro la chiusura»;

la decisione del Ministro della giustizia ha indotto i detenuti del carcere di Spinazzola ad intraprendere uno sciopero della fame ad oltranza ed è stata fortemente osteggiata da tutte le sigle sindacali della Polizia penitenziaria (eccetto l'OSAPP). In particolare Giampiero Pantaleo, Luigi Pelle e Vincenzo La Monaca, rispettivamente vice segretario nazionale e segretari regionali dell'UGL Polizia Penitenziaria, hanno dichiarato quanto segue: «Una vicenda che ha il sapore della commedia dell'assurdo! Infatti con un provvedimento "balneare" il Ministero della giustizia ha disposto la chiusura della struttura, evitando di affrontare la questione della sua destinazione d'uso, che l'UGL Polizia Penitenziaria teme possa diventare l'ennesima cattedrale nel deserto, al pari di altre strutture aperte e poi chiuse, ovvero mai aperte. La tempistica del provvedimento appare strana, forse funzionale ad evitare che sulla "questione Spinazzola" potessero attivarsi i canali mediatici e politici per riflettere adeguatamente sull'opportunità della chiusura dell'Istituto, vera eccellenza trattamentale nel panorama non solo regionale, ma anche nazionale, determinata anche dalla proficuità di un'attività formativa specifica a vantaggio del personale sulla gestione dei sex offenders, costata non poco alle casse dello Stato e agli stessi che l'hanno affrontata, rimettendo in gioco la propria professionalità. Alla luce della sospetta antisindacalità dell'attività svolta dal Provveditorato, che ha fatto "piovere addosso" la chiusura del carcere ai colleghi senza socializzare preventivamente alcunché alle organizzazioni sindacali, che hanno appreso la notizia dai mezzi di informazione! Il Provveditorato Giuseppe Martano avrebbe dovuto convocare una conferenza di servizi, ai sensi della legge n. 241 del 1990, allargata a tutti gli enti del territorio coinvolti, avendo invece provveduto alla chiusura solo discutendo nel "chiuso delle proprie stanza": correttezza avrebbe voluto che su di una questione talmente importante fosse avviato un pubblico confronto con ASL, comune, provincia e regione, evitando di "bussare" alla loro porta solo per presentare problemi irrisolvibili. Ovviamente, tra le righe del provvedimento ministeriale e delle determinazioni regionali si coglie la volontà di risolvere un problema inesistente, quello di Spinazzola, nell'illusione di porre rimedio a quello atavico della gestione degli Istituti Penali di Trani»;

nelle prossime settimane l'amministrazione penitenziaria bandirà le prime gare per la costruzione di nuovi padiglioni, il che, a giudizio della prima firmataria del presente atto, rende oltremodo incomprensibile, tragicomica ed illogica la chiusura del carcere di Spinazzola, struttura che rispondeva a tutti i parametri imposti dall'Europa e che era in grado di ospitare in condizioni ottimali circa una ottantina di detenuti -:

per quale motivo prima di disporre la chiusura del carcere pugliese, non sia stata convocata una conferenza di servizi, ai sensi della legge n. 241 del 1990 allargata a tutti gli enti del territorio coinvolti;

a quanto ammontino i costi relativi alla costruzione e successiva «attivazione» del carcere di Spinazzola;

quanto sia costata alle casse dello Stato l'attività formativa specifica svolta a vantaggio del personale di polizia penitenziaria assegnato presso l'istituto di pena pugliese in merito alla gestione dei detenuti cosiddetti sex offenders;

quale sarà la prossima destinazione d'uso dell'immobile all'interno del quale era ubicato il carcere di Spinazzola;

se il Ministro attraverso un apposito decreto, intenda rivedere la decisione che ha portato alla soppressione dell'istituto di pena pugliese in modo da garantire il rilancio della struttura carceraria di Spinazzola integrando il personale di polizia penitenziaria in essa operante e dando così valore al denaro pubblico fino ad oggi investito. (5-05330)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05310


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 518 del 14/09/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: FIANO EMANUELE
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 14/09/2011


 

Commissione assegnataria


 


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/09/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Fasi iter:


 

MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 14/09/2011


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-05310


 

presentata da


 

EMANUELE FIANO
mercoledì 14 settembre 2011, seduta n.518


 


FIANO. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

nella scorsa settimana un articolo de il Fatto Quotidiano ha descritto la situazione del parco auto dirigenziale del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che, se confermata, risulterebbe in evidente contraddizione con i tempi in cui vive il paese e in cui si chiedono sacrifici ai cittadini anche a fronte delle scarsissime risorse economiche a disposizione per la gestione delle nostre carceri -:

fermo restando che nessuno chiede ai dirigenti del dipartimento di rinunciare alla necessaria protezione di una autovettura blindata chiediamo di conoscere la reale consistenza numerica delle auto assegnate al personale dirigente del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, le spese sostenute negli ultimi 18 mesi dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e dalla struttura commissariale prevista con il piano carceri.(5-05310)


 

 

Scritto da: Damiano Bellucci
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