Novembre 2016
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Interrogazioni parlamentari sul carcere dal 18 al 22 aprile 2011.


Polizia Penitenziaria - Interrogazioni parlamentari sul carcere dal 18 al 22 aprile 2011.

Notizia del 27/04/2011

in Dal Parlamento.

(Letto 1912 volte)

Scritto da: Damiano Bellucci

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ATTO SENATO


 

INTERPELLANZA CON PROCEDIMENTO ABBREVIATO 2/00351


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 546 del 20/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: NEROZZI PAOLO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 20/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

20/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 20/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Senato

Interpellanza 2-00351


 

presentata da


 

PAOLO NEROZZI
mercoledì 20 aprile 2011, seduta n.546


 

NEROZZI, ZANDA, CASSON, DELLA MONICA, BIONDELLI, CARLONI, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, COSENTINO, D'AMBROSIO, DE LUCA, DE SENA, DEL VECCHIO, DELLA SETA, DI GIOVAN PAOLO, FERRANTE, FILIPPI Marco, GALPERTI, GASBARRI, GHEDINI, GRANAIOLA, MARITATI, MONACO, PASSONI, PERDUCA, PIGNEDOLI, PORETTI, ROILO, SANGALLI, SANNA, SCANU, SERAFINI Anna Maria, TEDESCO, VITA, VITALI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:


 

in data 14 aprile 2011 una delegazione di parlamentari si è recata in visita presso la Casa circondariale femminile (CCF) di Rebibbia, a Roma, dove ha avuto modo di parlare con la direzione, di visitare la struttura e di ascoltare il punto di vista delle lavoratrici impiegate come ispettori, agenti penitenziari, educatori, personale sanitario e amministrativo;


 

secondo i dati ufficiali del Ministero della giustizia, Dipartimento amministrazione penitenziaria (DAP), la CCF di Rebibbia avrebbe in pianta organica 250 agenti effettivi, rispetto ai 234 previsti. In realtà, secondo varie fonti, sarebbero in servizio presso l'istituto soltanto 170 agenti. A causa dei tagli agli organici, sono in servizio soltanto quattro educatori penitenziari e si riscontra una carenza anche di personale sanitario e di psicologi;


 

in seguito alla protesta del personale, che dall'inizio di aprile ha messo in atto uno sciopero della fame e della sete, il DAP ha garantito l'arrivo di ulteriori 11 unità. Al momento, nessuno degli agenti in cima alla graduatoria ha accettato di entrare in servizio presso la CCF, ragione per cui la situazione è rimasta immutata. Si segnala, inoltre, che nel Lazio è attualmente vacante la carica del Provveditore, una mancanza che rende molto difficile per le lavoratrici in protesta ottenere soluzioni concrete ed efficaci ai problemi sollevati;


 

tale situazione comporta un deficit sotto ogni punto di vista: dalla capacità della struttura di garantire adeguate condizioni di detenzione alle recluse, di fornire opportunità e sostegno per opportuni percorsi di riabilitazione, di far fronte ai bisogni speciali di numerose detenute. Inoltre, le lavoratrici sono costrette a rinunciare alle ferie (qualcuna di loro ha accumulato oltre 100 giorni di ferie non effettuate), a svolgere ore di straordinario non retribuito, a svolgere il proprio turno di 6 ore avendo ognuna la responsabilità di vigilare su circa 75 detenute, con gravi rischi per la sicurezza, oltre che un grave impatto sul personale in termini di stress e carico psicologico;


 

secondo elaborazioni della Funzione Pubblica-CGIL, nel Lazio oltre 2.000 unità di personale della Polizia penitenziaria svolgono servizio fuori dalle carceri: l'alto numero di distacchi presso altre strutture non carcerarie sta altamente danneggiando le condizioni di lavoro all'interno dei penitenziari, dove nel contempo sono fortemente aumentati i reclusi;


 

la CCF di Rebibbia, infatti, è il più grande istituto penitenziario femminile d'Italia e attualmente contiene 374 detenute, oltre a 12 bambini. Il sovraffollamento in questa struttura, che dovrebbe contenere non oltre 274 recluse, è del 36,5 per cento. La popolazione carceraria della CCF è passata dalle 260 detenute del 2006 alle cifre attuali, con un aumento percentuale del 43,85 per cento. Questo forte aumento delle presenze è accompagnato da un incremento di categorie particolari di detenute, come le straniere, le tossicodipendenti e le psichiatriche, che avrebbero una forte necessità di assistenza speciale, come la mediazione culturale e linguistica, l'assistenza sanitaria, psicologica e sociale;


 

alla carenza di organico e al sovraffollamento, presso la CCF di Rebibbia si aggiunge la difficoltà di una drastica riduzione del bilancio DAP, diminuito del 22 per cento nominale (50 per cento reale) e per il quale sono previsti ulteriori tagli fino a un terzo del bilancio del 2001;


 

questi tagli hanno un impatto molto forte su tutte le spese di ordinaria amministrazione del carcere, come i riscaldamenti d'inverno, l'aria condizionata d'estate, le forniture, la manutenzione, i consumi di acqua, luce e gas,


 

si chiede di sapere:


 

se il Ministro in indirizzo possa fornire dati ufficiali sul numero dei distacchi effettuati in uscita dagli istituti penitenziari del Lazio, e in particolare dalla CCF di Rebibbia, negli ultimi anni, specificando a quali strutture essi siano stati assegnati e dopo quanti giorni di servizio svolto in carcere;


 

cosa intenda fare per una rapida ed efficace soluzione della drammatica carenza di organico degli istituti penitenziari del Lazio e in particolare della CCF di Rebibbia, per assicurare più dignitose e sostenibili condizioni di lavoro per il personale;


 

quali azioni verranno intraprese per impedire una sommatoria degli effetti dei tagli al bilancio, della carenza di organico e del sovraffollamento nelle carceri, con effetti drammatici sia sulle condizioni di detenzione e sia su quelle lavorative del personale impiegato.


 

(2-00351 p. a.)


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/04638


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 467 del 20/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: TULLO MARIO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 20/04/2011


 

Commissione assegnataria


 


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 20/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Fasi iter:


 

MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 20/04/2011


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-04638


 

presentata da


 

MARIO TULLO
mercoledì 20 aprile 2011, seduta n.467


 


TULLO. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:


il carcere di Imperia registrava il giorno 28 marzo 2011 101 detenuti ospitati rispetto ad una capienza che prevede massimo 78 posti, il personale in pianta organica dovrebbe essere di 78 unità mentre a disposizione dell'amministrazione ne risultano 54, questa situazione determina un continuo stato di stress e di tensione sia per i detenuti che per gli agenti; nella giornata del 26 marzo è rimasta vittima di un aggressione lo stesso comandante dell'istituto;

la struttura evidenzia gravi carenze strutturali ed igieniche, sporcizia diffusa, conseguenza anche del pesante taglio dei fondi necessari a retribuire le prestazioni lavorative dei detenuti, si registrano anche problemi sul fronte della sicurezza;


la stampa cittadina ha riportato di una visita di una delegazione sindacale nella quale sono emersi gravissimi problemi igienico sanitari in particolare nella sezione detentiva posta nel seminterrato della struttura, mettendo in serio pericolo la salute dei detenuti e degli agenti penitenziari;


problemi di sicurezza sono evidenti per la postazione di sorveglianza dei passeggi e per i locali destinati al nucleo tradizioni e piantonamenti dove operano diversi agenti e non vi è neppure una finestra. La portineria dell'istituto funziona anche da sala regia, rilascio colloqui, controllo pacchi detenuti, sala radio; il personale è ridottissimo e il rischio di errore con conseguenze disciplinari è forte; una tettoia sotto il muro di cinta utilizzata anche come ricovero di automezzi non è stata rimossa nonostante nel passato si ipotizzi sia stata usata per diverse evasioni;


il carcere di San Remo, registra un organico di circa 190 agenti a fronte di una pianta organica di 253 unità, questo comporta uno sforzo per coprire tutte le funzioni; nonostante la struttura sia di recente costruzione, la pulizia e le condizioni igieniche per il taglio ai fondi disponibili al lavoro dei detenuti sono scarse, e si registrano pesanti infiltrazioni d'acqua all'interno della chiesa, nei locali lavanderia, nel box area matricola e caserma agenti nessuno degli ascensori presenti nell'istituto risulterebbe funzionante, l'unico agente di turno presso il reparto isolamento è costretto a lavorare da solo sui tre piani della struttura;


risulterebbe che per il servizio periodica (trasferimento o spostamento dei detenuti negli istituti penitenziari liguri) con cadenza settimanale venga effettuato con un mezzo Iveco 315 molto vecchio privo di cinture di sicurezza, airbag, ABS e servosterzo -:


se sia a conoscenza delle carenze denunciate;


quali iniziative intenda assumere per superare le gravi insufficienze strutturali, igieniche, di sicurezza, di organico e di sovraffollamento.(5-04638)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11691


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 467 del 20/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: MARINELLO GIUSEPPE FRANCESCO MARIA
Gruppo: POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 20/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 20/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11691


 

presentata da


 

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO
mercoledì 20 aprile 2011, seduta n.467


 


MARINELLO. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:


già diversi atti di sindacato ispettivo presentati nei mesi scorsi hanno sollevato la questione relativa alle assunzioni dei vincitori e degli idonei dei concorsi relativi ai profili di educatore penitenziario, collaboratore amministrativo e contabile; in particolare, ci sono 44 educatori vincitori di concorso (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 aprile 2004, e conclusosi in data 9 luglio 2008) in attesa di assunzione, che vedono ritardarsi da troppo tempo un diritto acquisito e legittimo;


inoltre va considerata la carenza del personale civile del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, raffrontata all'entità numerica della popolazione detenuta; i dati del 20 marzo 2011 rivelano che la popolazione detenuta è pari a 67.318 detenuti (64.370 uomini e 2.948 donne) a fronte di una disponibilità reale di posti detentivi pari a 45.059;


nella seduta della Commissione giustizia dello scorso 23 marzo il Sottosegretario Alberti Casellati ha dichiarato che per tali unità si è già proceduto - ai sensi dell'articolo 15, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 487/94 - allo scorrimento della relativa graduatoria che manterrà la propria validità fino al 31 maggio 2012;


il Sottosegretario ha però evidenziato una serie di «limiti» entro i quali «è lecito operare»; contestualmente, infatti, il Governo si è dovuto attivare per il perfezionamento del provvedimento di rideterminazione delle dotazioni organiche delle aree funzionali del pertinente dipartimento, in ottemperanza alle prescrizioni di cui all'articolo 74 del decreto-legge n. 112 del 2008, che dispone la riduzione delle dotazioni organiche del personale dirigenziale e non dirigenziale nella misura pari al 10 per cento;


tale provvedimento è contenuto nello schema di regolamento che riordina e razionalizza l'assetto organizzativo, centrale e periferico, del Ministero della giustizia (approvato dal Consiglio dei ministri nella seduta 17 dicembre 2010, n. 119), rideterminando la nuova dotazione organica dell'Amministrazione penitenziaria, in attuazione dell'articolo 74 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modifiche;


inoltre, l'articolo 2, comma 8-bis della legge 26 febbraio 2010, n. 25, ha introdotto l'obbligo per le pubbliche amministrazioni di operare una ulteriore rideterminazione delle dotazioni organiche, apportando una riduzione non inferiore al 10 per cento delle stesse; in verità, il comma 8-quinquies del medesimo articolo ha previsto anche alcune deroghe riguardanti, tra l'altro, il personale amministrativo operante presso gli Uffici giudiziari ed il Corpo di polizia penitenziaria, ma si tratta di una prescrizione che deve essere a sua volta raccordata con l'articolo 5 della legge 26 novembre 2010, n. 199, recante «Disposizioni relative all'esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno», pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 1o dicembre 2010, n. 281. A norma del predetto articolo «Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro della giustizia, sentiti i Ministri dell'interno e per la pubblica amministrazione e l'innovazione, riferisce alle competenti Commissioni parlamentari in merito alle necessità di adeguamento numerico e professionale della pianta organica del Corpo di polizia penitenziaria e del personale civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, anche in relazione all'entità numerica della popolazione carceraria e al numero dei posti esistenti e programmati...»;


come sottolineato dal Sottosegretario Alberti Casellati, dopo l'approvazione del regolamento, non sarebbe comunque possibile procedere ad ulteriori assunzioni, stante il divieto previsto dall'articolo 2, comma 8-quater, della medesima legge n. 25 del 2010; tale interpretazione restrittiva troverebbe conferma nelle disposizioni contenute nella circolare 22 febbraio 2011, emanata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, dipartimento della funzione pubblica, di concerto con il Ministero dell'economia e finanze;


lo stesso Sottosegretario ha però segnalato «che è attualmente in atto - nelle more della definizione delle disposizioni di cui all'articolo 5 della legge 199/2010 - uno studio per ricomprendere l'Amministrazione penitenziaria tra i destinatari di una deroga all'applicazione dell'ulteriore riduzione della dotazione organica di personale, prevista dal citato articolo 2, comma 8-bis, della legge 25/2010» -:


quali siano le azioni intraprese dal Governo per inserire l'amministrazione penitenziari all'interno della suddetta deroga all'applicazione delle norme sulle riduzioni di organico, e quali siano le relative tempistiche, in modo da permettere all'amministrazione stessa di dare corso a tutte le assunzioni del personale vincitore di concorso.(4-11691)


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11669


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 466 del 19/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 19/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

19/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

19/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

19/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

19/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

19/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 19/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11669


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
martedì 19 aprile 2011, seduta n.466


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:

il 3 aprile 2011 la prima firmataria del presente atto si è recata in visita ispettiva presso la casa circondariale di Giarre (Catania), accompagnata da Gianmarco Ciccarelli (Radicali Catania);

la delegazione, ricevuta e accompagnata nel corso della visita dall'assistente capo di polizia penitenziaria Giovanni Farruggia, ha constatato la seguente situazione: la guardiola di vigilanza posta all'ingresso del carcere (la cosiddetta «block house» dove si svolge il primo filtro all'accesso della struttura) non è presidiata da alcun agente, a causa della carenza di personale; secondo quanto riferito dall'assistente capo Farruggia, la carenza di agenti di polizia penitenziaria è una delle maggiori criticità dell'istituto: «stamattina siamo in sei, ma di pomeriggio saremo ancora di meno; il nostro è un lavoro di responsabilità, noi agenti stiamo prendendo la strada dell'ansia, ma il Ministero da qualche anno a questa parte non ci sente; se qualcuno sta male devo chiamare il 118, ma dove sono gli uomini per fare uscire un detenuto?»; gli agenti effettivamente in servizio sono 32 (fra titolari e distaccati da altri istituti), a fronte di circa 50 agenti previsti dalla pianta organica; la marcata carenza di personale di polizia penitenziaria, oltre a determinare condizioni di notevole disagio fisico e fortissimo stress psicologico per gli agenti, incide sulla sicurezza dell'istituto e sulle attività trattamentali dei detenuti, che risultano fortemente ridotte;

alla carenza di personale di polizia penitenziaria si affianca il mancato funzionamento dei dispositivi di videosorveglianza; «in questo momento non funzionano le telecamere e nemmeno i monitor: prima hanno rubato Sant'Agata, poi hanno messo le grate!», afferma l'assistente capo Farruggia, per sottolineare l'assenza di sorveglianza e la schizofrenia di un sistema incapace di assicurare condizioni di sicurezza;

la cinta muraria esterna si presenta scrostata e in fase di ristrutturazione; «questo carcere è stato aperto meno di vent'anni fa, ma è una delle cosiddette carceri d'oro, è stato costruito con cemento impoverito, e le condizioni strutturali sono pessime perché raramente si fanno opere di manutenzione», afferma Farruggia; la guardiola di sorveglianza all'ingresso (la cosiddetta «block house») presenta umidità sul tetto;

prima di entrare negli ambienti detentivi e incontrare le persone ristrette, si uniscono alla delegazione il vicesindaco di Giarre Leo Cantarella e l'assessore comunale Giuseppe Cavallaro; «abbiamo promosso alcune iniziative, attività ricreative e spettacoli musicali, sia noi che l'Amministrazione provinciale», dice il vicesindaco Cantarella; «questo carcere è troppo distaccato dalla realtà esterna, il reinserimento dopo la detenzione è un aspetto problematico», afferma l'assessore Cavallaro; «parliamoci chiaramente: qui è una discarica sociale», sottolinea l'assistente capo Farruggia;

la casa circondariale di Giarre non dispone di un'area verde attrezzata per lo svolgimento dei colloqui dei detenuti con i familiari minorenni;

l'assistente capo Farruggia evidenzia l'assenza di una fermata dell'autobus in prossimità del carcere, con conseguente disagio per i familiari delle persone detenute;

la casa circondariale di Giarre nasce, in origine, come struttura a custodia attenuata destinata ad ospitare detenuti tossicodipendenti; oggi la struttura ospita anche detenuti in regime di media sicurezza; i detenuti presenti sono circa 100, a fronte di una capienza regolamentare di circa 60 posti, secondo quanto riferito dagli agenti; le celle hanno una dimensione di 16 metri quadrati, ospitano al massimo 3 detenuti e sono tutte provviste di doccia al loro interno; le ore d'aria sono 4, due al mattino e due al pomeriggio; i detenuti stranieri presenti, perlopiù sfollati da istituti del nord Italia, sono circa 40;

l'assistenza sanitaria è assicurata da una guardia medica dalle 14.00 alle 20.00; di mattina è presente il dirigente sanitario; l'infermiere è presente la mattina e il pomeriggio; nelle ore notturne, in caso di necessità, viene chiamata la guardia medica esterna; se è necessario ricoverare un detenuto in una struttura esterna, per la traduzione e per il piantonamento possono esserci problemi legati alla carenza di agenti di polizia penitenziaria; molti detenuti presentano problemi di tipo psichiatrico; nella sezione B sono presenti 22 detenuti in regime di custodia attenuata; i detenuti presenti in questo reparto scontano una condanna definitiva; le porte delle celle sono aperte dalle 8.30 alle 19.00;

all'interno della sezione è presente un piccolo laboratorio per la decorazione della ceramica; alcuni detenuti raccontano di aver partecipato ad un corso di vasai: i vasi realizzati sono stati esposti in una mostra realizzata in una sala messa a disposizione dal comune di Giarre, e il ricavato è stato donato agli extracomunitari; i detenuti lamentano l'assenza di una palestra: «non ci sono i fondi per allestirla», spiegano gli agenti; ai detenuti è consentito giocare a pallone per tre volte alla settimana; all'interno del carcere c'è un teatro che però, a detta dei detenuti, nell'ultimo periodo non è più stato utilizzato; i detenuti che lavorano sono pochi, e lamentano la limitatezza dei fondi per le mercedi: «io sono lavorante in cucina e guadagno 30 euro al mese, non mi bastano nemmeno per le sigarette», afferma un detenuto; il rapporto con gli agenti di polizia penitenziaria è buono, sottolineano i detenuti; un grave problema, a detta dei detenuti, è il rapporto con il magistrato di sorveglianza: «l'ultima volta l'ho visto un anno e mezzo fa», dice un detenuto; «il magistrato di sorveglianza non funziona, è assente», conferma un altro; i detenuti sottolineano il disagio a cui vanno incontro, in occasione dei colloqui, i familiari non forniti di automobile: «non c'è una fermata dell'autobus vicino al carcere, le nostre famiglie devono percorrere un chilometro e mezzo in salita per arrivare dal carcere alla strada nazionale»;

i detenuti manifestano gratitudine per la visita: «quel poco di umanità che ci mostrate voi radicali è l'unico filo di speranza; mandate a Pannella un bacione da parte dei ragazzi di Giarre»; e ancora: «qui RadioRadicale purtroppo non si prende, è possibile fare qualcosa?»;

nella sezione A, che si sviluppa su due piani, sono ristretti detenuti comuni in regime di media sicurezza; in ciascuna cella è presente un letto a castello a 3 piani;

la delegazione ha incontrato i detenuti di questo reparto nel cortile-passeggio; nel corso del colloquio con i detenuti, si presenta il dottor Sebastiano Russo, dirigente sanitario della casa circondariale;

i detenuti lamentano disagi per la mancanza di acqua calda («quando c'è, è soltanto per mezz'ora al giorno»); problemi nel rapporto con il magistrato di sorveglianza; assenza di attività («non c'è la scuola superiore, non ci sono corsi, il teatro a malapena l'abbiamo intravisto, senza fare nulla il reinserimento è un'utopia»); lamentano inoltre il fatto che l'amministrazione del carcere fornisca gratuitamente soltanto mezzo litro di detersivo ogni due mesi e una spugnetta: «tutto il resto dobbiamo acquistarlo di tasca nostra, anche i sacchetti per la spazzatura», affermano i detenuti; la carenza di risorse economiche, anche per fare fronte ad esigenze primarie, viene sottolineata dall'assistente capo Farruggia, che afferma: «non abbiamo fondi, a volte il Lysoform lo porto io da casa»; i prezzi del sopravvitto, a detta dei detenuti, sono superiori a quelli di mercato («un bagno schiuma Neutro Roberts da 750 ml lo paghiamo 3,85 euro»);

C.S. nato a Napoli il 18 dicembre 1975, racconta di aver chiesto un trasferimento per stare più vicino alla sua famiglia, che non vede da molto tempo: «non faccio un colloquio da circa 2 anni, ho tre figli e mia madre ha problemi di salute; prima stavo nel carcere di Secondigliano, poi mi hanno trasferito a Ragusa e adesso sono qui a Giarre»; C.S. lamenta il fatto di aver chiesto, da circa 2 anni, di poter fare le analisi del sangue, senza che ancora il prelievo sia stato effettuato;

anche G.A., nato a Napoli l'11 gennaio 1970 e padre di tre figli minorenni, vorrebbe essere trasferito in un istituto campano per poter stare più vicino alla famiglia («mia figlia ha un linfoma, non ce la faccio a stare lontano da lei»);

D.M., detenuto marocchino nato il 23 novembre 1980, è stato trasferito a Giarre nel marzo 2010 dal carcere milanese di Opera; D.M lamenta il fatto di non aver ricevuto il sussidio di disoccupazione che aveva chiesto durante la detenzione nel carcere di Milano: «avevo fatto domanda a Opera, l'INPS ha pagato tutti quelli che, come me, avevano fatto richiesta, perché a me i soldi non sono stati dati? Perché mi hanno mandato qua?», si chiede;

S.O. nato a Siracusa il 15 giugno 1977, non sa per quale ragione sia stato diminuito, dal settembre del 2010, il numero delle telefonate e dei colloqui allo stesso consentiti: «prima facevo 6 colloqui e 4 telefonate ogni mese, così come tutti gli altri detenuti; da 8 mesi invece posso fare soltanto 4 colloqui e 2 telefonate, per quale motivo non è dato saperlo, il direttore non mi ha dato alcuna motivazione valida»;

M.V. è detenuto che lavora come barbiere per 30 euro al mese, «ma da 7 mesi non mi pagano», lamenta;

molti detenuti lamentano l'assenza dell'educatore («l'educatore non si vede mai»);

K.G. nato a Tunisi il 24 febbraio 1972, è un detenuto tossicodipendente sottoposto a trattamento metadonico, ormai prossimo alla liberazione per fine pena («mi hanno accettato in una comunità a Milano, ma non ho i soldi per il biglietto del treno»);

l'infermeria della casa circondariale di Giarre non è dotata di defibrillatore;

un intervento chirurgico previsto per un detenuto in data 1o aprile è stato rinviato a causa della carenza di personale di polizia penitenziaria, secondo quanto riferito dal dirigente sanitario;

l'assistente capo di polizia penitenziaria F.T., nato in Germania il 26 settembre 1968 e residente a Marianopoli (Caltanissetta), vorrebbe essere trasferito in un istituto della provincia di Caltanissetta: «vivo una situazione di fortissimo disagio, sono veramente disperato, sono in servizio da 21 anni e da 18 anni faccio il pendolare, non ce la faccio più a fare 160 km al giorno» -:

se siano a conoscenza dei fatti descritti in premessa;

cosa intenda fare il Ministro della giustizia:

a) per ripristinare i dispositivi di sicurezza dell'istituto di Giarre;

b) per colmare il deficit di organico della polizia penitenziaria;

c) per riportare alla capienza regolamentare i posti detentivi;

d) per offrire concrete possibilità di lavoro ai 100 detenuti presenti;

e) per assicurare la manutenzione degli edifici;

f) per assicurare l'erogazione acqua calda;

g) per allestire un'area verde per lo svolgimento dei colloqui dei detenuti con i familiari minorenni;

h) per dotare i detenuti di generi per la pulizia delle celle;

i) per controllare i prezzi praticati all'interno dell'istituto per la vendita ai detenuti di generi di varia natura;

l) per dotare l'istituto di una palestra adeguatamente attrezzata, magari in sinergia e in collaborazione con gli enti istituzionali locali;

m) per fare in modo che i detenuti provenienti da altre regioni scontino la loro pena in istituti più vicini ai loro congiunti, come previsto dall'ordinamento penitenziario;

n) per incrementare il numero degli educatori;

cosa intendano fare, per quanto di competenza, i Ministri interrogati per assicurare il diritto alla salute dei detenuti e per scongiurare eventi critici e/o drammatici causati dalla penuria di personale medico h 24 e dall'assenza di strumentazioni di primo soccorso come il defribillatore;

quali iniziative di propria competenza intenda assumere il Ministro della giustizia, in relazione alle criticità rappresentate in premessa con riferimento al ruolo della magistratura di sorveglianza. (4-11669)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11655


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11655


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «il Detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», la sera di domenica 3 aprile 2011, Adriana Ambrosini, una ragazza di 24 anni, si è tolta la vita nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova);

la donna si è uccisa approfittando della pausa-cena, in cui i vigilanti erano impegnati a sorvegliare gli altri internati: si è allontanata dalla mensa con una scusa, ha raggiunto la sua stanza e lì si è impiccata con un lenzuolo agganciato alla finestra;

Adriana Ambrosini, originaria della provincia di Pavia, era all'ospedale psichiatrico giudiziario per scontare due anni di internamento, di cui uno era già trascorso: non aveva mai mostrato aggressività verso se stessa, né segnali di depressione. A scatenare la reazione estrema, forse, il trasferimento in un'altra struttura di una compagna di detenzione;

nell'ospedale psichiatrico di Castiglione delle Stiviere, considerato un istituto-modello, il precedente suicidio risaliva a 16 mesi fa; l'11 dicembre 2008, T.G., un 27enne originario di Rieti, si impiccò in cella. Ma il caso più misterioso è quello di Katiuscia Favero, una ragazza di 30 anni che fu ritrovata impiccata ad una recinzione del giardino interno alla struttura il 16 novembre 2005: per gli investigatori si trattò di un suicidio, per la madre fu un omicidio. Katiuscia, prima di essere internata all'Opg, era stata detenuta alcuni mesi nel carcere fiorentino di Sollicciano e poi ricoverata in un reparto psichiatrico ospedaliero, dove aveva denunciato di essere stata violentata, ma l'unico risultato della sua denuncia fu il trasferimento a Castiglione delle Stiviere -:

se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non intendano, negli ambiti di rispettiva competenza e nel rispetto e indipendentemente dalle inchieste avviate dalla magistratura, aprire un'indagine amministrativa interna volta a verificare, in ordine alla morte della signora Adriana Ambrosini, eventuali responsabilità disciplinari del personale operante all'interno dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere;

quali misure amministrative i Ministri interrogati intendano assumere, per quanto di loro competenza, in tempi immediati, per affrontare le condizioni di insostenibile degrado, di repressiva segregazione, anche laddove immotivata da diagnosi psichiatrica, di abbandono civile ed etico, cui sono sottoposti gli internati nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere nonché negli altri ospedali psichiatrici giudiziari sparsi sul territorio nazionale;

quali indirizzi il Governo intenda assumere o confermare, in riferimento ai lavori svolti a suo tempo dalla commissione Pisapia, in ordine agli articoli del codice penale che interessano l'adozione delle misure di sicurezza per i malati di mente, in conformità con le sentenze della Corte costituzionale.(4-11655)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11654


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11654


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:


l'associazione Antigone Campania ha reso noto che in data 12 aprile 2011 un romeno 58enne rinchiuso nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa (Ce), si è tolto la vita impiccandosi nel bagno della cella;

l'uomo, ritenuto incapace di intendere e volere in un procedimento per il reato di omicidio, era stato prosciolto per «infermità di mente» e sottoposto alla misura di sicurezza dell'internamento in ospedale psichiatrico giudiziario per un periodo di 5 anni;

la misura di sicurezza, tuttavia, era stata prorogata di altri 5 anni, e la notizia gli era arrivata il giorno precedente al suicidio, facendolo sprofondare nella disperazione;

il 58enne, a termini di legge, avrebbe potuto ottenere il ricovero in una comunità psichiatrica esterna al circuito penitenziario, ma non arrivò mai alcuna disponibilità ad accoglierlo nelle strutture della regione di provenienza, poiché l'asl di riferimento non lo poteva o non lo voleva assistere;

nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa il precedente suicidio risale 5 gennaio 2011, quando si uccise Massimo B., di 32 anni. Il 4 agosto 2010 vi mori Stefano Crocetti, di 42 anni, per cause ancora non accertate. Il 21 dicembre 2009 si impiccò Pierpaolo Prandato, di 45 anni e allo stesso modo finì i suoi giorni Vincenzo Nappo, di 43 anni, il 9 giugno 2009. Il 16 settembre 2008 un'altra morte per «cause da accertare», quella di Massimo Morgia, 37 anni. Il 28 marzo 2008 si suicidò Said Mouaouia, tunisino di 36 anni. Il 29 gennaio 2008 toccò a Vincenzo Romano, di 35 anni, il 4 gennaio 2008 si suicidò il 26enne Fabrizio P. Il 30 novembre 2007 si uccise Antonio Romanelli, 57 anni, il 12 aprile dello stesso anno il 50enne Gianluigi Frigerio. Il 7 marzo 2007 morì in cella per AIDS Antonino M., di 43 anni, e il 29 gennaio il marocchino Derri Hajaj per «arresto cardiocircolatorio»;

in poco più di 4 anni, quindi, 13 persone sono morte nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, su questi decessi e più in generale sulle condizioni della struttura è in corso un'inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere, coordinata dalla dottoressa Raffaella Capasso;

la prima firmataria del presente atto, a seguito di una visita ispettiva effettuata il 5 marzo 2011, ha depositato l'interrogazione n. 4-11261 che a tutt'oggi non ha ricevuto risposta -:

se non ritengano opportuno effettuare un'ispezione all'interno dell'ospedale psichiatrico di Aversa e attuare urgentemente ogni iniziativa di competenza al fine di capire, anche attraverso l'avvio di un'indagine interna, se vi siano responsabilità amministrative o disciplinari in ordine all'episodio narrato in premessa e a tutti gli altri verificatisi in questi ultimi tre anni. (4-11654)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11653


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11653


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il Detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», lo scorso due aprile Mario Coldesina, 42 anni, è deceduto nella propria cella. Secondo i primi accertamenti medico legali il decesso sarebbe avvenuto per soffocamento;

il detenuto era rinchiuso nel reparto «nuovi giunti» del carcere di Novara, in una cella con altre due persone. Da quanto si è saputo, intorno alle 13 l'uomo ha sbucciato un kiwi e l'ha mangiato tutto intero. Subito dopo si è sentito male. Soccorso da personale del 118, intervenuto su richiesta dei responsabili del carcere, è morto poco dopo;

sulla vicenda è intervenuto il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che ha espresso preoccupazione per il sovraffollamento delle carceri dal momento che - sostiene l'organizzazione sindacale - la cosiddetta «legge svuota carceri» non ha deflazionato a sufficienza gli istituti di pena. La nota del Sappe continua: «Non è ancora chiaro se si è trattato di un incidente o di un suicidio. L'uomo era detenuto per furto aggravato e il suo periodo di detenzione sarebbe terminato nel 2013. Aveva impugnato la sentenza di primo grado ed era in atteso della conclusione del processo di appello» -:

quali siano le cause che hanno provocato la morte del detenuto e, in particolare, se risulti che lo stesso si sia suicidato;

per quali motivi e da quanto tempo il detenuto fosse rinchiuso nella sezione «nuovi giunti»;

se risulti che il detenuto abbia chiesto e ottenuto un colloquio con lo psicologo del carcere;

se non ritenga opportuno effettuare un monitoraggio relativamente allo stato di applicazione, nonché agli effetti e ai risultati della legge 26 novembre 2010, n. 199, «Disposizioni relative alla esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno», comunicandolo alle Camere, anche al fine di verificare la possibilità che la norma di cui all'articolo 1 della predetta legge abbia una validità non limitata nel tempo e che, quindi, la sua efficacia vada oltre il 31 dicembre 2013.(4-11653)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11652


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11652


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, comporto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», lo scorso 1o aprile Carlo Saturno, 22 anni, di Manduria (Taranto), si è impiccato nella casa circondariale di Bari e dopo vari giorni di agonia ha cessato di vivere il 7 aprile;

a trovare penzoloni l'uomo sono stati gli agenti di polizia penitenziaria che lo hanno tirato giù quando respirava appena ed era in fin di vita. In suo aiuto è intervenuto il personale dell'infermeria e del 118. Come fanno sapere i suoi familiari, Carlo soffriva da tempo di crisi depressive ed era in cura con tranquillanti. Il suo avvocato, Tania Rizzo, del foro di Lecce, lo aveva visto l'ultima volta una ventina di giorni fa nel corso di un'udienza che lo riguardava nel tribunale di Mandria. Secondo quanto riferito dall'avvocatessa «In quella circostanza Carlo era visibilmente agitato, nervoso e scostante». I familiari che vivono a Manduria si sarebbero già rivolti ad un proprio legale di fiducia per capire le cause del gesto e soprattutto per scoprire eventuali responsabilità;

Carlo Saturno era detenuto per furto, ma era anche parte civile nel processo in corso davanti al tribunale di Lecce contro nove poliziotti del carcere minorile, che sono accusati di aver compiuto violenze sui ragazzi detenuti tra il 2003 e il 2005. Carlo, che all'epoca era sedicenne, avrebbe subito vere e proprie sevizie. Gli agenti sono accusati di maltrattamenti e vessazioni. Saturno è uno dei tre ex detenuti di quel carcere minorile che ha trovato il coraggio di presentarsi come parte lesa nel processo iniziato il 19 febbraio davanti al giudice Pietro Baffa, che vede imputati, per i presunti abusi nei confronti anche di Saturno, il capo degli agenti Gianfranco Verri, il suo vice Giovanni Leuzzi, sette agenti di polizia penitenziaria, per rispondere tutti della presunta atmosfera di paura instaurata tra i giovani detenuti con minacce, privazioni e violenze non di natura sessuale -:

se intenda disporre un'ispezione presso il carcere di Bari al fine di verificare se nei confronti del giovane Carlo Saturno risulti siano state messe in atto tutte le misure di sorveglianza, protettive ed educative previste e necessarie ciò anche alla luce dello stato di profonda frustrazione psicologica di cui era affetto il detenuto e della delicata vicenda giudiziaria nella quale lo stesso risultava essere coinvolto. (4-11652)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11651


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11651


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ANSA dell'11 aprile 2011, una cinquantina di rappresentanti di varie sigle sindacali della polizia penitenziaria ha manifestato a Bari dinanzi alla sede del provveditorato per l'amministrazione penitenziaria, nei pressi del carcere;

i manifestanti hanno chiesto di incontrare il provveditore regionale del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dottor Salvatore Acerra, per chiedergli interventi urgenti per rafforzare l'organico della polizia penitenziaria particolarmente carente nel carcere di Trani dove nelle ultime ore sono stati trasferiti circa 150 detenuti che erano ospitati in un'ala del carcere di Bari che è ora in ristrutturazione;

i sindacati (Osapp, Cisl Fns, Cgil Pp, Ugl Pp, Sinappe, Fsa Cnpp) hanno chiesto che nel carcere di Trani vengano almeno reintegrate le 50 unità che sono al momento distaccate;

in Puglia è da tempo che i sindacati di polizia penitenziaria denunciano il sovraffollamento delle strutture carcerarie e l'inadeguatezza numerica degli organici dei baschi azzurri -:

se non intenda reintegrare presso il carcere di Trani i 50 agenti di polizia penitenziaria distaccati presso il Ministero della giustizia e l'ufficio esecuzione penale esterna;

quali provvedimenti intenda adottare al fine di contrastare il grave sovraffollamento di cui soffrono gli istituti di pena pugliesi in modo da migliorare le condizioni di vita delle persone ivi ristrette;

vista la situazione di grave sovraffollamento delle carceri pugliesi, se non reputi urgente adeguare le piante organiche degli agenti di polizia penitenziaria.
(4-11651)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11650


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11650


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani redazione Radiocarcere, redazione Ristretti Orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», il 9 aprile 2011 un assistente capo della polizia penitenziaria, Ruggero Porta, 42enne, in servizio alla casa reclusione di Mamone Lodè (Nuoro) si è suicidato con la pistola di ordinanza. Ne ha dato notizia la segreteria nazionale della Uil-Penitenziari. L'agente penitenziario era effettivo presso la casa circondariale di Brescia Canton Mombello, ma da circa dieci anni era stato distaccato presso la struttura penitenziaria di Mamone;

la stessa fonte ha reso noto che il 12 aprile 2011 si è suicidato l'assistente capo della polizia penitenziaria Antonio Parisi, 40 anni, effettivo in servizio nella casa circondariale di Caltanissetta, era attualmente distacco alla casa circondariale di Caltagirone. L'uomo, che doveva iniziare il suo turno di servizio, ha accostato la macchina al ciglio della strada e si è impiccato a un albero -:

se siano state avviate eventuali indagini amministrative al fine di verificare le cause che hanno indotto i due agenti di polizia penitenziaria a togliersi la vita;

se le autorità fossero a conoscenza del disagio psicologico dei predetti agenti di custodia e se fossero state avviate tutte le procedure di precauzione per prevenire gesti estremi di questo tipo;

se negli istituti di pena ai quali erano assegnati i due agenti sia mai stato istituito un punto di ascolto con la presenza di psicologi;

se non intenda istituire con urgenza un tavolo di confronto sul disagio del personale appartenente alla polizia penitenziaria così come da tempo richiesto dal segretario della Uil-Pa penitenziari;

cosa intenda fare per aumentare significativamente l'organico degli agenti di polizia penitenziaria. (4-11650)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11649


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11649


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il Detenuto Ignoto», Associazione «Antigone», Associazione «A Buon Diritto», Mehedi Kadi, algerino 39enne, si è impiccato il 3 aprile 2011 nella casa di reclusione «Due Palazzi» di Padova. Era appena stato trasferito da Vicenza, arrestato nel 2008 e condannato con pena definitiva fino al 2023 per rapina e tentato omicidio. L'uomo ha deciso di uccidersi quando è rimasto solo in cella mentre gli altri compagni di reclusione usufruivano dell'ora d'aria pomeridiana;

lo scorso anno nella casa di reclusione di Padova ci furono ben 3 suicidi: il primo fu il 28enne tunisino Walid Aloui, che si impiccò il 23 febbraio 2010; poi fu la volta di Giuseppe Sorrentino, 35 armi, che si uccise il 7 marzo 2010 e l'ultima delle impiccagioni ebbe come vittima Santino Mantice, 25enne, che si uccise nel reparto infermeria il 30 giugno 2010, quando gli mancavano soli 3 mesi a terminare la pena detentiva. Inoltre il 17 luglio 2010 fu ritrovato senza vita in cella Sabi Tautsi, che aveva 39 anni e la cui morte fu registrata come evento determinato da «cause da accertare». Negli ultimi 13 mesi, quindi, nell'istituto di pena padovano sono morti 5 detenuti, di cui 4 per suicidio tramite impiccagione -:

se nei confronti del detenuto in questione risulti siano state messe in atto tutte le misure di sorveglianza, protettive ed educative previste e necessarie;

se risulti coperto l'organico previsto per ogni ruolo operativo nella casa di reclusione di Padova;

se il numero degli educatori e degli psicologici assegnato presso la struttura penitenziaria patavina risulti sufficiente a garantire i diritti delle persone ivi recluse;

di quali informazioni disponga il Ministro in ordine ai suicidi verificatisi in questi ultimi mesi nel carcere Due Palazzi di Padova e se intenda avviare una indagine amministrativa interna in proposito.(4-11649)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11647


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11647


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il Detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», il 2 aprile 2011, Mario Germani, 29 anni, ha tentato di suicidarsi nella sua cella del carcere di «Mammagialla» di Viterbo. L'uomo è stato salvato da alcuni agenti di polizia penitenziaria e trasportato d'urgenza nell'ospedale di Belcolle con un'ambulanza del 118, dove è stato rianimato e intubato ed è tuttora ricoverato al reparto di rianimazione, in condizioni gravissime;

Mario Germani era stato arrestato nei giorni scorsi da una pattuglia della polizia che lo aveva sorpreso, di notte, fuori dalla propria abitazione, dove avrebbe dovuto essere agli arresti domiciliari. È stato cosi denunciato per evasione e riportato in carcere. Sono in corso indagini per accertare le ragioni che hanno indotto il giovane a tentare il suicidio;

nel carcere di Viterbo l'ultimo decesso risale a un anno fa, quando mori per «cause naturali» Agostino G., detenuto di 35 anni. L'ultimo suicidio avvenne il 20 aprile 2009, con la morte per impiccagione del 57enne Antonino Saladino. Il 2008 fu l'anno più «nero» del carcere di «Mammagialla», con 3 suicidi ed 1 morte per cause «da accertare» -:

di quali informazioni disponga il Ministro circa i fatti riferiti in premessa;

se il Governo non ritenga che l'alto tasso di atti di autolesionismo e di suicidi in carcere dipenda anche dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena e dalle aspettative frustrate di migliori condizioni di vita al loro interno;

quali iniziative intenda porre in essere affinché gli indirizzi di gestione del sistema penitenziario siano conformi ai principi del nuovo regolamento penitenziario in ordine agli interventi di trattamento del detenuto;

quali siano gli intendimenti del Governo in ordine all'esigenza di riforma della legge n. 354 del 26 luglio 1975 e dunque dell'ordinamento penitenziario e dei criteri di esecuzione delle pene e delle altre misure privative o limitative della libertà;

di quali informazioni disponga il Ministro in ordine ai suicidi verificatisi in questi ultimi anni nel carcere Mammagialla e se intenda avviare una indagine amministrativa in tema in proposito.
(4-11647)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11645


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11645


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», un giovane detenuto nel carcere di Bari, il 30enne di origini francavillesi Massimo Di Palmo, gravemente cardiopatico, sta lottando per vedersi riconosciuto il diritto alla salute, diritto «inalienabile» anche per chi è detenuto;

a causa della cardiopatia di cui soffre, il giudice del tribunale di Brindisi, dottor Giuseppe Licci, ha disposto il ricovero del detenuto nel Centro clinico del capoluogo barese, ma nella clinica non c'è posto e così l'uomo è stato trasferito in una cella dove attualmente convive con altri otto detenuti, tutti fumatori -:

quali provvedimenti urgenti intendano adottare, negli ambiti di rispettiva competenza, affinché il detenuto Massimo Di Palmo venga ricoverato nel centro clinico di Bari così come disposto dal magistrato di sorveglianza;

se non ritengano comunque opportuno intervenire al fine di garantire al detenuto in questione condizioni di detenzione compatibili con il suo precario stato di salute.(4-11645)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11644


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11644


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:

l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», ha reso noto che un detenuto di 60 anni, che stava scontando una pena di nove anni presso il carcere La Dogaia di Prato, è morto mercoledì 6 aprile 2011, 36 ore dopo essere stato sottoposto a un intervento per un'ernia inguinale;

secondo quanto è stato riferito dall'Asl, l'intervento chirurgico era perfettamente riuscito e il paziente, controllato dalla polizia penitenziaria, era stato riportato in carcere. Apparentemente il detenuto stava bene e non avrebbe mostrato alcun sintomo di altri disturbi. Poi la morte improvvisa, forse dovuta a un problema cardiaco -:

se non intendano avviare, negli ambiti di rispettiva competenza, una indagine amministrativa interna al fine di appurare le cause che hanno provocato il decesso del detenuto in questione e se risulti che all'uomo siano state garantite e assicurate tutte le cure necessarie che il suo già precario stato di salute richiedeva.
(4-11644)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11643


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11643


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», lo scorso 8 marzo Francesco Sparaccio, 53 anni, è stato trovato cadavere nel carcere di Cerinole (Caserta) nella cella dove da sei anni stava scontando l'ergastolo. Qualche mese addietro l'uomo aveva cominciato ad accusare dolori, per i quali ha chiesto sempre più frequentemente assistenza infermieristica, dopodiché è stato curato con Malox e antidolorifici, anche per via endovenosa;

il 25 gennaio 2011 il suo legale, Daniela D'Amuri, ha chiesto al magistrato di sorveglianza il ricovero d'urgenza, perché Sparaccio accusava dolori insopportabili al ventre e allo stomaco. Richiesta rimasta senza conseguenze, visto che in ospedale Sparaccio non ci è mai arrivato;

la famiglia dell'uomo ha presentato un esposto alla procura della Repubblica di Caserta, chiedendo di accertare se la morte di Francesco si sarebbe potuta scongiurare; se il personale medico del carcere ha accertato fino in fondo le cause di quei malori e per quale ragione nessuno abbia ritenuto di trasferire il detenuto in ospedale per le indagini mediche necessarie -:

quali siano le cause che hanno condotto al decesso di Francesco Sparaccio;

se non intenda assumere le opportune iniziative ispettive presso l'ufficio del magistrato di sorveglianza al fine dell'esercizio dei poteri di competenza;

se siano state messe in atto tutte le misure preventive, di cura e di assistenza che le condizioni di salute del detenuto imponevano.(4-11643)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11642


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11642


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», Enzo Di Marco, 49 anni, detenuto nella casa circondariale di Massa, si è sentito male durante la notte dell'11 marzo 2011. I compagni di cella se ne sono accorti soltanto la mattina dopo e hanno dato l'allarme, ma era troppo tardi per prestargli qualsiasi soccorso. Probabilmente la morte è stata causata da un infarto, anche se bisognerà attendere gli esiti degli esami tossicologici e istologici, disposti dal magistrato, per avere una risposta certa;

se l'ipotesi dell'arresto cardiocircolatorio venisse confermata, Enzo Di Marco sarebbe il decimo detenuto ucciso da un «infarto», tra cui tre ragazzi non ancora trentenni;

poco tempo prima della morte di Enzo Di Marco i familiari dei detenuti scrissero questa lettera poi pubblicata sul quotidiano Il Tirreno: «Scriviamo questa lettera perché vorremmo esprimervi alcune nostre perplessità sulla Casa circondariale di Massa. Attualmente si trova in uno stato di sovraffollamento assurdo, una situazione disumana. Detenuti costretti a dormire per terra e in condizioni igieniche poco sicure. Anche se tutte queste persone hanno sbagliato, stanno pagando e non è giusto non rendere pubblica questa situazione. Vengono trattati come bestie. I giornali nazionali non parlano mai del carcere di Massa e delle condizioni in cui vivono i detenuti. Non è giusto che vivano come animali. Facciamo appello alle istituzioni affinché non chiudano gli occhi sul carcere di Massa, ma aiutino i carcerati a vivere con dignità la loro pena. La soluzione forse sarebbe quella di abolire alcune leggi che hanno pesato moltissimo sulle carceri italiane. Una su tutte potrebbe essere quella sull'immigrazione»;

nella casa circondariale di Massa ci sono 62 celle, divise in 3 sezioni detentive. In ogni cella dovrebbero trovare posto 2 detenuti, ma per i noti problemi di sovraffollamento la «capienza ufficiale» dell'istituto è stata portata a 175 posti, quindi aggiungendo una terza branda per cella. Attualmente la situazione è drammatica, perché i detenuti presenti sono oltre 260 (esattamente erano 266, all'ultima rilevazione, effettuata a inizio anno). Non ci sono brande per tutti e, anche se ci fossero, nelle celle non c'è lo spazio per montarle, quindi i detenuti sono costretti a dormire su materassi a terra -:

quali siano le cause che hanno provocato la morte del detenuto Enzo Di Marco;

se non ritenga opportuno, negli ambiti di competenza, effettuare un'ispezione all'interno della casa circondariale di Massa e attuare urgentemente ogni iniziativa di competenza al fine di capire, anche attraverso l'avvio di un'indagine interna, se vi siano responsabilità sul piano amministrativo e disciplinare in ordine a quanto capitato al detenuto Enzo Di Marco;

se risulti se l'infermeria del carcere sia dotata di un defibrillatore funzionante;

se risulti coperto l'organico previsto per ogni ruolo operativo nel carcere di Massa;

quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di risolvere il grave sovraffollamento esistente all'interno della predetta struttura penitenziaria. (4-11642)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11640


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11640


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, Redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», il 27 marzo 2011, Ilie Nita, 34 anni, romeno residente a Vigonovo (Venezia), si è impiccato nella sua cella del carcere di Santa Maria Maggiore, a Venezia. Era detenuto dallo scorso 10 febbraio, dopo essere stato arrestato dai carabinieri di Dolo con l'accusa di estorsione nei confronti della sua ex compagna, anch'essa romena, dalla quale con minacce e intimidazioni si sarebbe fatto consegnare, stando all'ipotesi accusatoria, 300 euro;

l'uomo, che si era sempre proclamato innocente, aveva già compiuto un gesto di grave autolesionismo che aveva costretto gli agenti della polizia penitenziaria a trasferirlo alcuni giorni in ospedale per le cure;

dopo il suo ritorno in cella, Ilie Nita era tenuto particolarmente d'occhio, ma gli organici nel carcere di Santa Maria Maggiore sono ridotti all'osso e in questo momento di sovraffollamento spesso c'è un solo un agente che deve tenere d'occhio ben cento detenuti;

nella circostanza il giovane rumeno ha approfittato del fatto che i suoi compagni di cella, dopo il pranzo, erano usciti in cortile per l'ora d'aria e anche l'agente del piano si era spostato per controllare il cortile: lui si è appeso alle sbarre e, intorno alle 15,30, quando i suoi due compagni sono rientrati hanno visto quel corpo appeso. Era ancora vivo, le sue gambe hanno lanciato gli ultimi spasmi: uno di loro l'ha sollevato, l'altro ha chiesto aiuto, ma alla fine non c'è stato nulla da fare. Sono accorsi gli agenti, hanno sciolto il nodo che ormai era stretto al collo, però pochi minuti dopo l'uomo è deceduto;

nel 2009 ci sono stati ben tre suicidi nel carcere di Santa Maria Maggiore ed un altro avvenne lo scorso 22 settembre, per il quale sono tuttora in corso indagini miranti ad accertare eventuali responsabilità;

tra i suicidi verificatisi nel carcere veneto quello che ha sollevato maggiore scalpore è stato quello del ventiseienne Mohamed P., marocchino, che si strangolò con un brandello di coperta il 6 marzo 2009 in una cosiddetta «cella liscia», priva di ogni appiglio e suppellettile, utilizzata per i detenuti a rischio suicidario ma, sembra, anche come punizione per gli indisciplinati. Per quella morte furono indagate diverse persone, tra cui l'ispettore di polizia penitenziaria Domenico Di Giglio, che quel giorno comandava gli agenti in servizio e che fu accusato di omicidio colposo. La vicenda finì con una ulteriore tragedia, poiché Di Giglio, nel frattempo messo in congedo per problemi psicologici, si toglie la vita il 27 settembre 2009 (a tre giorni dall'inizio del processo per la morte di Mohamed), dopo aver ucciso la moglie Emanuela Pettenò, 43 anni -:

se nei confronti del giovane Ilie Nita risulti siano state messe in atto tutte le misure di sorveglianza, protettive ed educative previste e necessarie;

se risulti coperto l'organico previsto per ogni ruolo operativo nel carcere di Santa Maria Maggiore di Venezia;

se il numero degli educatori e degli psicologi assegnato presso la struttura penitenziaria veneziana risulti sufficiente a garantire i diritti delle persone ivi recluse. (4-11640)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11638


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11638


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:


l'11 aprile scorso la prima firmataria del presente atto ha visitato il carcere di Opera-Milano accompagnata dai signori Claudio Kaufmann e Francesco Poirè;

al momento della visita erano presenti 1.242 detenuti maschi di cui 90 in regime di 41-bis e 400 in alta sicurezza; nell'istituto sono presenti ben 198 ergastolani 44 dei quali al 41-bis; i detenuti occupano 461 posti al 1o reparto, 578 al 2o reparto, 83 al centro clinico, 22 in infermeria, 26 al reparto nuovi giunti; 3 detenute sono al femminile; i semiliberi sono 62 uomini e 7 donne;

secondo i dati riportati nel sito giustizia.it la capienza regolamentare dell'istituto ammonta a 973 posti ma, secondo il direttore - dottor Giacinto Siciliano che ha accompagnato la delegazione nella visita - la capienza ufficiale è di 1.550 posti in quanto le celle costruite originariamente per un solo detenuto ne ospitano in realtà due; gli ergastolani, contrariamente a quanto previsto dall'ordinamento penitenziario, sono tutti in celle doppie;

l'organico degli agenti di polizia penitenziaria è carente di almeno 200 unità; gli agenti effettivamente in servizio sono 558 e sopportano un grave disagio non solo per la penuria di forze ma anche perché si sono visti tagliare del 30 per cento gli straordinari, oltre al fatto che sono in attesa del pagamento degli arretrati riguardanti le indennità di missione; tutto ciò si ripercuote inevitabilmente sulle attività trattamentali dei detenuti e colpisce il corpo dei baschi blu in termini di stress lavorativo;

nel carcere di Opera lavorano 120 detenuti per conto di ditte esterne e 300 per l'amministrazione; la gelateria industriale dotata dei più moderni macchinari occupa anche detenuti ergastolani; se fosse tolto il tetto per accedere alla legge 22 giugno 2000, n. 193 (legge Smuraglia) si aprirebbero nuove opportunità di lavoro per impiegare un maggior numero di detenuti;

il carcere di Opera è dotato di un centro diagnostico terapeutico e, per questo motivo, vi affluiscono detenuti provenienti da ogni parte d'Italia; ciò determina continue movimentazioni per le traduzioni che devono essere effettuate sia per le udienze dei detenuti in altre città distanti anche centinaia di chilometri, sia per i necessari e numerosissimi spostamenti per ricoveri e accertamenti clinici; a tale proposito la delegazione è stata informata che sono esauriti i fondi per i biglietti aerei e il carburante, che l'istituto è pieno di debiti riguardanti i pagamenti di acqua, luce, gas, fogne e che con molta difficoltà si arriverà al mese di maggio; il direttore afferma che «ci vorrebbe un investimento serio sul "risparmio", eliminando, per esempio, fotocopie e spese per i fax e incrementando l'uso della posta elettronica oggi quasi del tutto inutilizzata»;

secondo il direttore di Opera, dottor Giacinto Siciliano, occorrerebbe consentire una gestione più manageriale del carcere per razionalizzare le risorse conferendo maggiori responsabilità di direzione; avere voce in capitolo su molti piani - che oggi sono rigidi - consentirebbe maggiori risparmi senza dover sacrificare capitoli essenziali di bilancio come la manutenzione (che per assenza di fondi non viene fatta da anni) o, per fare un esempio, l'acquisto di televisori per le celle dei detenuti visto che oggi ad Opera ne mancano almeno 100 e il telecomando è un optional;

quanto alla gestione sanità questa è affidata dall'ASL all'ospedale San Paolo di Milano; le carenze si registrano soprattutto nel settore infermieristico e vanno attribuite più che a un deficit numerico ad una questione di insufficienza professionale; carente è il settore della fisioterapia e riabilitazione anche se molti problemi dovrebbero essere risolti con l'imminente apertura del centro per minorati fisici di Busto Arsizio; per quanto riguarda invece il settore psicologico, il taglio delle ore imposto dal Ministero dovrebbe essere colmato dalla ASL che dalle prossime settimane farà entrare in funzione un servizio per il disagio psichico: 350 ore mensili fino a settembre, poi 550 ore da ottobre;

l'istituto dispone di due apparecchiature biomediche nuovissime che però non sono utilizzate dalla ASL;

con la legge n. 199 del 2010, cioè la cosiddetta «svuotacarceri», da Opera non sono usciti più di 30 detenuti e c'è chi non è stato ammesso solo perché non aveva un'abitazione fuori per accoglierlo;

nel corso della visita la delegazione ha potuto approfondire la condizione di alcuni detenuti il cui stato di salute desta nei familiari un elevato grado di allarme, ansia e sofferenza. In particolare, si segnalano i seguenti casi:

R.I. malato di AIDS in fase conclamata; ha avuto diverse broncopolmoniti, soffre di apnee notturne ed è ad alto rischio di infezioni opportunistiche; ha gravi problemi di deambulazione e si presenta in carrozzella avendo subito da pochissimi giorni un'operazione chirurgica di ernia; secondo la relazione del dottor Fulvio Grippa dell'azienda ospedaliera San Paolo, «sussistono gli estremi per riesaminare lo stato di compatibilità con la carcerazione alla luce del progressivo peggioramento dello stato di salute del signor R.I. osservato nel tempo»;

C.M. soffre di una particolare forma di anemia mediterranea riscontrata dall'età di 11 anni per la quale è costretto a trasfusioni periodiche del sangue; l'interrogante che lo aveva già incontrato in precedenza lo trova particolarmente emaciato e deperito; egli chiede fondamentalmente di poter scontare la pena vicino Napoli dove vivono i familiari che potrebbero più agevolmente andarlo a trovare;

A.A. è allettato, appena lo alzano dalla posizione sdraiata comincia a tremare tutto: si tratta di un evidente tremito incontrollato; proviene da Rebibbia dove è stato dichiarato «incompatibile»; il magistrato aveva predisposto gli «arresti ospedalieri» ma è stato assegnato al centro clinico di Opera; il detenuto, che ha moglie e figli, chiede di essere mandato ai domiciliari o almeno a Rebibbia dove i familiari potrebbero assisterlo costantemente; si lamenta che per qualsiasi cosa debba chiedere aiuto ad un altro detenuto ricoverato nella stessa cella;

B.M. allettato perché quando lo hanno arrestato si è buttato dalla finestra; è a letto, mostra un piede completamente storto, non si muove, il piede sembra penzolare; si lamenta perché non gli fanno terapia; il direttore conviene sulla carenza del servizio fisioterapico e sottolinea che il livello di assistenza lo decide la ASL e non il carcere; il detenuto vorrebbe andare agli arresti presso il centro clinico di riabilitazione di Montecatone a Imola;

C.F.: il detenuto è di fatto «incompatibile» con il regime carcerario: invalido al 100 per cento, pesa oltre 150 chili, ha enormi gambe malate, piene di ulcere; soffre di diabete, ha problemi cardiopatici; fibrillazioni; dice: «ho perso la casa, ho perso la patria potestà; mia moglie è sordomuta, io non vedo mio figlio da 5 mesi e mezzo»; vorrebbe andare ai domiciliari ma non ha casa; il medico ha dichiarato che dovrebbe uscire subito, ma il giudice di sorveglianza ha rigettato l'istanza perché «non ha una casa»;

G.A.: l'interrogante trova il giovane detenuto (che aveva incontrato in una precedente visita) molto dimagrito ed emaciato; mangia due pere e cinque kiwi al giorno, non può fare altro, deve stare a dieta perché ha problemi intestinali, non trattiene nulla; affetto da linfoma di Hodgkin soffre di dolori lancinanti che fino a questo momento sono stati trattati con morfina a dosi massicce tanto da esserne divenuto dipendente; periodicamente viene tradotto a Reggio Calabria per le udienze del suo processo; la sua richiesta è quella di poter essere trasferito nel carcere di Reggio Calabria dove, almeno, potrebbe incontrare con più assiduità i suoi familiari;

G.P.: il detenuto arriva al colloquio in carrozzina, è in regime di 14-bis per un provvedimento disciplinare; vicino al fine pena (febbraio 2012), appare eccitato, a tratti confuso e, sicuramente, psicologicamente provato; vorrebbe scontare la pena nel carcere di Lecco o di Como per stare vicino alla moglie che - ci riferisce - guadagna poco, ha debiti e rischia di perdere la casa;

G.R.: soffre di una lesione al midollo spinale, dovrebbe essere ricoverato all'ospedale Besta di Milano; è in sciopero della fame dal 7 marzo e chiede un piantone fisso;

L.K.: albanese, affetto da gravi patologie certificate dall'azienda ospedaliera San Paolo: «il paziente è impossibilitato a mantenere la stazione eretta e a deambulare; la minzione avviene mediante manovra di ponzamento e la defecazione mediante svuotamento manuale dell'ampolla rettale. Lamenta inoltre dolore da deafferentazione degli arti inferiori, difficilmente controllato dalle terapie mediche. Tali conseguenze per la loro natura risultano irreversibili e non suscettibili a rimedio chirurgico né medico risolutivo «(...) ... sia indicato per tale paziente un trasferimento del detenuto presso un centro per minorati fisici o in istituto penitenziario privo di barriere architettoniche»;

anche altri detenuti hanno rappresentato alla delegazione in visita la richiesta di trasferimento in istituti più vicini ai loro familiari:

F.F. ha chiesto il trasferimento al CDT di Messina; T.D'A. (fine pena ad ottobre 2011) ha chiesto il trasferimento a Napoli (anche a Poggioreale) dove ha le sorelle vicine -:

se siano a conoscenza dei fatti descritti in premessa;

se il Ministro della giustizia non ritenga di dover intervenire per diminuire la popolazione penitenziaria ristretta presso il carcere di Milano-Opera;

se il Ministro della giustizia non ritenga di dover intervenire per colmare la carenza di organico della polizia penitenziaria, per fare in modo che siano corrisposti gli arretrati riguardanti le indennità di missione degli agenti e per ripristinare gli straordinari tagliati;

se non si intenda dare applicazione concreta ai princìpi contenuti nella legge 22 giugno 2000 n. 193 (cosiddetta legge «Smuraglia») per incrementare il lavoro in carcere anche incentivando la trasformazione degli istituti penitenziari, in soggetti economici capaci di stare sul mercato, e, come tali, anche capaci di ritrovare sul mercato stesso le risorse necessarie per operare, riducendo gli oneri a carico dello Stato e, quindi, della collettività;

come si intenda far fronte ai debiti che il carcere di Opera è stato costretto a contrarre per attività assolutamente necessarie al suo funzionamento;

se non si intenda consentire una gestione più manageriale e meno burocratica e rigida degli istituti penitenziari;

cosa intenda fare per rispettare, a partire dal carcere di Opera, il principio contenuto nell'ordinamento penitenziario della territorialità della pena;

quando verrà aperto il reparto per invalidi motori di Busto Arsizio e se non ritenga di dover promuovere, nell'ambito del piano carceri, il superamento delle barriere architettoniche in tutti gli istituti penitenziari italiani;

quanto ai casi descritti in premessa, se non ritengano di verificare le condizioni di detenzione e quanto queste siano compatibili con lo stato di salute dei reclusi, per trovare le soluzioni migliori che garantiscano il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione italiana (anche promuovendo per quanto di competenza un efficiente servizio infermieristico e di fisioterapia) e il diritto effettivo ai colloqui in molti casi reso impossibile dalla distanza del carcere dai luoghi di residenza. (4-11638)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11636


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 465 del 18/04/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 18/04/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


PARTITO DEMOCRATICO

18/04/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/04/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11636


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
lunedì 18 aprile 2011, seduta n.465


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

un anno fa il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria divulgava la circolare GDAP - 0032296-2010 nella quale si prevede la formazione di alcuni agenti di polizia penitenziaria per prevenire i suicidi in carcere;

nella circolare l'amministrazione - preso atto del fatto che a causa delle note carenze le figure professionali istituzionalmente deputate all'assistenza psicologica del detenuto risultano per lo più assenti o comunque non prontamente reperibili - dispone che presso ogni carcere venga istituito un servizio di ascolto composto dal personale di polizia penitenziaria e dell'area educativa e integrato da appartenenti al volontariato. Tale servizio ha «il precipuo compito di soccorrere il detenuto in situazioni di imminente criticità in cui non sia possibile l'intervento immediato di professionisti esperti, attraverso l'attivazione di dinamiche comunicative finalizzate al sostegno del soggetto in difficoltà, all'individuazione di problematiche specifiche e delle necessarie misure d'urgenza, secondo le linee guida che la direzione generale dei detenuti e del trattamento provvederà ad emanare»;

data la specificità della materia, nella circolare si prevede «la realizzazione di un progetto formativo per il personale di polizia penitenziaria all'uopo individuato»;

secondo i sindacati di polizia penitenziaria la predetta circolare - ad oggi l'unico tentativo, per quanto insufficiente, di arginare l'emergenza suicidi - non ha avuto alcuna pratica applicazione, atteso che i progetti in essa previsti non sono ancora partiti;

la finalità della circolare era dunque quella di avviare la formazione di 4-5 agenti in ciascun istituto, per dotarli delle conoscenze necessarie a valutare se vi è il rischio che un detenuto possa tentare il suicidio, oltre che a sostenerlo nelle situazioni più critiche, quando lo psicologo non può intervenire immediatamente, per esempio nelle ore serali e notturne;

secondo Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Pa Penitenziari, la circolare è rimasta lettera morta perché mancano le strutture e il personale. Le circolari di questo tipo servono a tamponare il malcontento, ma è impossibile metterle in pratica se non sono accompagnate da finanziamenti;

nel 2010 i suicidi di detenuti sono stati 66, nel 2011 se ne contano già 16 -:

quali provvedimenti urgenti intenda attuare al fine di reperire le risorse e i finanziamenti necessari per dare concreta attuazione a quanto previsto e stabilito nella circolare GDAP - 0032296 - 2010 avente ad oggetto «Emergenza suicidi. Istituzione di unità di ascolto di Polizia Penitenziaria», in particolare se intenda attivarsi al fine di consentire l'immediato avvio dei progetti formativi in essa previsti per il personale di polizia penitenziaria. (4-11636)


 

 Damiano Bellucci
 
 

Scritto da: Damiano Bellucci
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