Novembre 2016
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Interrogazioni parlamentari sul carcere, dal 21 al 26 febbraio 2011.


Polizia Penitenziaria - Interrogazioni parlamentari sul carcere, dal 21 al 26 febbraio 2011.

Notizia del 14/03/2011

in Dal Parlamento.

(Letto 2038 volte)

Scritto da: Damiano Bellucci

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ATTO SENATO

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01925
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 507 del 23/02/2011
Firmatari
Primo firmatario: NEGRI MAGDA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 23/02/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELL'INTERNO
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 23/02/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01925
presentata da
MAGDA NEGRI
mercoledì 23 febbraio 2011, seduta n.507
NEGRI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:
da una notizia apparse sul settimanale "Il Mondo" del 10 febbraio 2011 si apprende che nel 2003 sarebbe stato stipulato un contratto tra il Ministero dell'Interno e la Telecom, per la durata di dieci anni e con un ammontare complessivo di 110 milioni di euro, per la fornitura al Ministero della giustizia di 400 braccialetti elettronici per il controllo a distanza;
secondo quanto riportato nel suddetto articolo il progetto non sarebbe mai decollato in quanto dei 400 braccialetti ne sarebbero stati utilizzati soltanto dieci esemplari circa su persone sottoposte a misure restrittive della libertà mentre i rimanenti 390 braccialetti sarebbero in giacenza presso il Ministero dell'interno, intonsi;
considerato che:
se tale notizia dovesse corrispondere al vero si sarebbe di fronte ad un grave ed inaccettabile spreco di risorse pubbliche cui occorrerebbe porre immediato riparo;
a titolo d'esempio giova ricordare che in Gran Bretagna, il braccialetto elettronico, come strumento per il controllo dei detenuti alternativo alla detenzione, viene utilizzato, efficacemente, su 50.000 carcerabili, oltre ai minorenni, i tifosi e gli automobilisti a rischio, e che tale sistema consente un risparmio di circa un quinto rispetto alla detenzione,
si chiede di sapere:
se quanto denunciato in premessa corrisponda al vero e quali siano le valutazioni del Governo in merito a tale la notizia;
quali siano i motivi per cui il progetto del braccialetto elettronico non è decollato e a chi siano da attribuire la responsabilità di un'operazione fallimentare estremamente esosa per l'erario;
se non intenda, verificata l'attendibilità della denuncia, porre tempestivo rimedio ad una situazione di grave pregiudizio per il pubblico erario ed adottare, nell'ambito delle proprie competenze, ogni opportuna iniziativa nei confronti di coloro che sianoresponsabili di tale scandalosa operazione;
infine, a quanto ammonti ad oggi la spesa complessiva sostenuta dalle casse dello Stato per tale operazione.
(3-01925)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11038
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 440 del 25/02/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 25/02/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 25/02/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11038
presentata da
RITA BERNARDINI
venerdì 25 febbraio 2011, seduta n.440

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

la prima firmataria del presente atto ha appreso che il provveditorato regionale del Lazio ha effettuato un taglio del 35 per cento al monte ore, già estremamente esiguo, degli psicologi penitenziari;

in particolare, a Regina Coeli nel delicatissimo reparto nuovi giunti si prevedono solo 24 ore mensili da ripartire fra 7 psicologi, mentre per l'osservazione e trattamento sono previste solo 10 ore mensili; il direttore si rammarica inoltre di non riuscire ad aprire, allo stato attuale, la sezione di accoglienza;

a Rebibbia, l'altro grande carcere della capitale, sono state tagliate ben 80 ore mensili da quelle previste per le prestazioni degli psicologi di osservazione e trattamento;

l'alto numero di suicidi, tentati suicidi, atti di autolesionismo che si verificano negli istituti penitenziari del Lazio richiederebbero una costante, robusta e aumentata presenza rispetto al passato di psicologi -:

se quanto scritto in premessa corrisponda al vero;

se il Ministro abbia intenzione di intervenire immediatamente per scongiurare la drastica diminuzione della presenza di psicologi negli istituti penitenziari del Lazio, permettendo agli psicologi in questione di passare alle ASL come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1o aprile 2008, in quanto operatori sanitari. (4-11038)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11023
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 439 del 24/02/2011
Firmatari
Primo firmatario: ZAMPARUTTI ELISABETTA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 24/02/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
24/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
24/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
24/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
24/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
24/02/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 24/02/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11023
presentata da
ELISABETTA ZAMPARUTTI
giovedì 24 febbraio 2011, seduta n.439

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

il 31 gennaio 2011, dopo una lunga malattia, il signor Cosimo Manca si è spento in una cella della casa Circondariale di Bari all'età di 54 anni, quando mancavano esattamente due anni alla fine di una pena di dieci anni da scontare per reati legati a traffico di stupefecenti;

come denunciano i parenti del detenuto, che dopo il dramma hanno chiesto aiuto all'associazione brindisina «Famiglie Fratelli Ristretti» e si sono rivolti al quotidiano «Senza Colonne» che ha reso pubblica la loro denuncia, «nonostante l'evidenza delle patologie che lo avevano reso, tra l'altro, quasi completamente cieco e incapace a deambulare autonomamente», al signor Manca veniva negata la sospensione della pena per motivi di salute ovvero la misura della detenzione domiciliare e, quindi, lo stesso continuava a rimanere ristretto nel carcere di Bari «senza alcuna cura effettiva, e senza che gli venissero forniti i mezzi minimi per una dignitosa terapia medica che, se tempestiva, avrebbe potuto salvargli la vita»;

l'articolo 1 del decreto legislativo n. 230 del 1999 afferma che «I detenuti e gli internati hanno diritto, al pari dei cittadini in stato di libertà, alla erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, efficaci e appropriate»;

l'articolo 11 della legge n. 354 del 1975, al comma 2, recita «Ove siano necessarie cure o accertamenti diagnostici che non possono essere apprestati dai servizi sanitari degli istituti, i condannati e gli internati sono trasferiti, con provvedimento del magistrato di sorveglianza, in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura (...); al comma 5 «All'atto dell'ingresso nell'istituto i soggetti sono sottoposti a visita medica generale allo scopo di accertare eventuali malattie fisiche o psichiche. L'assistenza sanitaria è prestata, nel corso della permanenza nell'istituto, con periodici e frequenti riscontri, indipendentemente dalle richieste degli interessati»; al comma 6 «Il sanitario deve visitare ogni giorno gli ammalati e coloro che ne facciano richiesta; deve segnalare immediatamente la presenza di malattie che richiedono particolari indagini e cure specialistiche» -:

cosa risulti esattamente dalla cartella clinica del signor Cosimo Manca circa le sue condizioni di salute e le cause del decesso e se siano state poste in essere tutte le attività necessarie a garantire il diritto alla salute del detenuto;

qualora dalla verifica del diario clinico del detenuto dovesse emergere che lo stesso non sia adeguatamente curato o che non gli siano state risparmiate sofferenze fisiche gravi, quali iniziative di competenza si intendano assumere in relazione ad un'eventuale responsabilità omissiva di chi sul detenuto aveva un obbligo di vigilanza. (4-11023)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10985
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 438 del 23/02/2011
Firmatari
Primo firmatario: BARBIERI EMERENZIO
Gruppo: POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 23/02/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 23/02/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10985
presentata da
EMERENZIO BARBIERI
mercoledì 23 febbraio 2011, seduta n.438

BARBIERI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:


dopo anni di lavori per ristrutturazione ed adeguamento, la casa circondariale di Palmi è sta completamente attivata e destinata ad ospitare 140 detenuti - capienza regolamentare - del circuito di media e alta sicurezza;


la pianta organica del corpo di polizia penitenziaria risale al 2001, attualmente l'organico complessivo prevede 161 unità. Di queste 43 unità svolgono servizio in distacco o missione presso altri sedi dell'amministrazione penitenziaria, 16 unità sono a disposizione della C.M.O. di Messina, in attesa di riforma trattandosi di personale anziano, 1 unità è in aspettativa legge n. 104 del 1992, 1 unità è in aspettativa sindacale, 1 unità è in astensione obbligatoria;


ad oggi, pertanto, le unità effettivamente in servizio sono 99 (oltre 1/3 in meno rispetto all'organico amministrato) e devono occuparsi di circa 270 detenuti con una percentuale di sovraffollamento del 200 per cento rispetto alla capienza regolamentare, una delle percentuali più alte dell'intero territorio nazionale;


in questa situazione la programmazione del servizio giornaliero risulta quasi impossibile, risultano mancanti i seguenti posti di servizio: vigilanza armata sul muro di cinta h24; preposto sezioni detentive; addetto alla vigilanza dei detenuti in infermeria; addetto caserma agenti; addetto al block house; addetto alle lavorazioni; addetto atrio-carraia; addetto alla sala convegno; addetti al reparto media sicurezza ovvero accettazione/transito sezione lavoranti; addetto magazzino detenuti; addetto magazzino agenti; totalmente insufficiente il personale addetto al nucleo traduzioni e piantonamenti, vi è da evidenziare che il nucleo traduzioni e piantonamenti di Palmi espleta il più alto numero di traduzioni nella regione Calabria facendo, altresì, presente che nel passato recente, tale reparto ha subito un tentativo di evasione con relativo conflitto a fuoco ed il ferimento di due agenti della scorta;


il S.A.P.P.E (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) ha più volte rappresentato alle competenti autorità amministrative la criticità operativa del personale del corpo, in una zona del Paese dove particolarmente radicata è la criminalità organizzata evidenziando la carenza di uomini, mezzi e risorse finanziarie;


la carenza del personale disponibile, inoltre, limita la fruizione dei diritti personali dei dipendenti (riposi settimanali, congedi e le altre assenze) e costringe ad un costante ricorso al lavoro straordinario pur essendo i fondi assegnati insufficienti, come insufficienti sono le risorse destinate al rimborso ed al pagamento delle indennità per servizio di missione effettuato dal personale del corpo -:


se non si ritenga necessario, anche in considerazione dell'elevato tasso di criminalità organizzata nella provincia reggina, intervenire per ripristinare la pianta organica nonché per assegnare almeno 25 unità al fine di adeguare l'organico del personale di polizia penitenziaria in servizio a Palmi vicino alle previsioni ministeriali del 2001;


se non ritenga necessario procedere all'urgente integrazione dei fondi destinati al personale della polizia penitenziaria di Palmi ai fini del pagamento del lavoro straordinario e delle missioni nonché l'adeguamento delle risorse per gli altri capitoli carenti. (4-10985)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10982
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 438 del 23/02/2011
Firmatari
Primo firmatario: TORRISI SALVATORE
Gruppo: POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 23/02/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 23/02/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10982
presentata da
SALVATORE TORRISI
mercoledì 23 febbraio 2011, seduta n.438

TORRISI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

in data 24 marzo 2009 in Biancavilla (provincia di Catania) Carmelo Castro viene arrestato dai carabinieri di Biancavilla e portato presso la caserma dei carabinieri di Paternò da cui viene trasferito presso la caserma circondariale di Catania sita in piazza Lanza, dove viene portato nella cella n. 9 del reparto Nicito e lì trattenuto in isolamento. Alle ore 12,20 del 28 marzo 2009 a seguito di un giro di controllo il Castro viene trovato all'impiedi con un estremo del lenzuolo in dotazione attorniato al collo con un nodo e l'altro estremo inserito nel perno dello spigolo della branda del letto a castello;

dagli atti risulta che il detenuto sarebbe stato posto in regime di grandissima sorveglianza;

dalle dichiarazioni del personale penitenziario risulterebbe che la mattina del il 28 marzo 2009 il detenuto era apparentemente calmo e che, accompagnato in cella alle ore 9, è stato rinvenuto privo di vita alle ore 12,20;

immediatamente dopo il rinvenimento è accorso il medico di guardia dell'infermeria il quale trova il Castro in «stato di incoscienza» e gli pratica manovre di rianimazione cardiorespiratoria e successivamente lo fa trasportare nella vicina infermeria dalla quale con un mezzo ordinario viene trasferito al pronto soccorso dell'ospedale Garibaldi di Catania dove giunge cadavere;

i consulenti medico-legali del pubblico ministero nella relazione relativa al decesso avrebbero trovato la presenza di abbondante quantità di materiale alimentare non digerita;

in nessuna delle dichiarazioni del personale penitenziario risulterebbe che fosse stato distribuito vitto al detenuto -:

quali elementi intenda fornire il Ministro, per quanto di competenza, in relazione alla vicenda di cui in premessa, con particolare riferimento alle seguenti circostanze:

a) trattandosi di detenuto sottoposto a grandissima sorveglianza, chi abbia svolto la relativa vigilanza ed osservazione dalle ore 9 alle ore 12,20 del 28 marzo 2009;

b) chi abbia distribuito il vitto al detenuto in questione;

c) a che ora siano state ritirate le vettovaglie e chi siano gli addetti;

d) se siano state acquisite le videoregistrazioni del 28 marzo 2009 del «reparto Nocito», dei corridoi e dell'uscita delle automobili dell'istituto di piazza Lanza, con l'indicazione dell'orario;

e) se sia stata acquisita copia del «registro generale per la grande sorveglianza» della casa circondariale di Catania relativamente ai giorni 25-28 marzo 2009;

f) se sia noto per quale motivo il medico di turno, di fronte ad un soggetto in arresto cardiorespiratorio (così detto «codice rosso»), abbia disposto il trasporto al pronto soccorso dell'ospedale civico a mezzo di una normale auto, senza alcuna assistenza medica e/o l'ausilio respiratorio, anziché richiedere l'immediato intervento di autoambulanza attrezzata, attivando anche il 118;

se il Ministro ritenga di promuovere immediate indagini interne presso la casa circondariale di Catania di piazza Lanza, al fine di fare piena luce sulla vicenda.(4-10982)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10965
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 437 del 22/02/2011
Firmatari
Primo firmatario: TIDEI PIETRO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 22/02/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 22/02/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10965
presentata da
PIETRO TIDEI
martedì 22 febbraio 2011, seduta n.437

TIDEI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il 13 gennaio 2011 si è verificato l'ennesimo caso di suicidio precisamente nel carcere di Capanne a Perugia;

il detenuto, giovane 23enne di Taranto si è tolto la vita, inalando il gas da una bomboletta, oggetto che tutti i detenuti hanno a disposizione per cucinarsi e riscaldarsi cibi e bevande come prevede il regolamento penitenziario;

il caso di suicidio per mezzo di inalazione di gas da bomboletta non è nuovo nelle carceri italiane, episodio che si ripropose alcuni mesi fa nei penitenziari di Catania e di Reggio Emilia;

queste bombolette, presenti nelle celle dei detenuti come da regolamento, sono spesso oggetto di autolesionismo, di offesa verso gli operatori delle carceri e di gesti estremi come il suicidio;

in molti casi, a seguito di denunce all'autorità giudiziaria da parte dei familiari dei detenuti morti o vittime di incidenti per mezzo di queste bombole di gas, le amministrazioni penitenziarie sono state condannate a risarcire le famiglie con ingenti somme di denaro e ne sono un esempio i penitenziari di Catania e di Reggio Emilia condannati a risarcire più di 150.000 euro;

come afferma il segretario generale del «SAPPE», le associazioni del settore e gli operatori penitenziari stessi, il regolamento penitenziario va rivisto, al fine di vietare l'uso delle bombolette di gas, visto che l'Amministrazione assicura il vitto a tutti i detenuti o trovare comunque l'alternativa molto meno pericolosa;

questo episodio, così come altri avvenimenti che accadono giornalmente in tutti i penitenziari italiani si potrebbero prevenire o quanto meno tamponare se le strutture carcerarie fossero dotate di attrezzature adeguate e un numero sufficiente di operatori;

il suicidio appena avvenuto nel carcere perugino riapre una ferita cronica delle carceri italiane, le quali, indistintamente dalla loro collocazione geografica lamentano in maniera univoca le stesse problematiche di sovraffollamento, carenza delle strutture, carenza di polizia penitenziaria, di educatori specializzati;

corre l'obbligo ricordare che è ormai intollerabile la condizione di vita delle persone detenute costrette a subire gli effetti di un sovraffollamento mai visto nella storia del Paese; a fronte di una carenza massima di 43.000 posti, al 1o settembre scorso i nostri penitenziari ospitavano 68.000 detenuti con un trend in costante crescita: solo nell'ultimo anno di Governo Berlusconi, la popolazione carceraria è aumentata di 6.000 unità; se la tendenza dovesse continuare, a fine anno avremo 70 mila detenuti e 100.000 nel 2012;

lo stesso ministro Alfano, il 27 gennaio 2009 affermava alla Camera, nella sua prima relazione per l'amministrazione della giustizia, che «la situazione carceraria dovuta all'imminente esaurimento dei livelli di capienza massima sostenibile che appare largamente prevedibile rispetto alla sopra evidenziata analisi statistica dei flussi, impone l'adozione di misure straordinarie»;

nelle carceri mancano agenti (-5.000) personale amministrativo, ma anche educatori e assistenti sociali, categorie indispensabili per assicurare la funzione rieducativa della pena prevista dall'articolo 27 della Costituzione; basti pensare che c'è un educatore ogni 157 detenuti ed un assistente sociale ogni 70 detenuti;

la campagna politico-mediatica sulla certezza della pena, confortata da una serie di normative ad avviso dell'interrogante ad uso e consumo soprattutto elettorale (dalla legge ex Cirielli, alla Fini-Giovanardi e alla Bossi-Fini) sta letteralmente affossando il sistema delle misure alternative alla detenzione ovvero l'unica possibile, ragionevole risposta all'odierno sovraffollamento, compatibile con le finalità rieducative della pena e con i valori espressi dalla Carta costituzionale;

del famoso piano straordinario carceri, varato dal Governo con l'ultimo decreto milleproroghe e presentato dal capo del DAP il 27 febbraio 2009, non resta che l'effetto-annuncio: non risulta ad oggi avviata per carenza di fondi nemmeno la prima fase del progetto che, tra ristrutturazioni di sezioni inutilizzate, realizzazione di nuovi padiglioni e costruzione di 6 nuovi istituti, prevedeva quasi 5.000 posti entro fine 2010 con un costo stimato di 205 milioni di euro -:

quali siano le misure urgenti e straordinarie che il Ministro intenda porre in essere per affrontare la drammatica situazione del sovraffollamento carcerario e delle morti per suicidio;

quale sia lo «stato dell'arte» dell'annunciato prospettato piano straordinario di edilizia penitenziaria;

quali siano gli interventi che intenda assumere per affrontare le carenze di personale;

se non ritenga prioritaria, tra le misure da assumere, una seria politica di rivalutazione delle misure alternative al carcere. (4-10965)
 
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04611
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 506 del 22/02/2011
Firmatari
Primo firmatario: PEDICA STEFANO
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 22/02/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 22/02/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-04611
presentata da
STEFANO PEDICA
martedì 22 febbraio 2011, seduta n.506
PEDICA - Ai Ministri della giustizia e della salute - Premesso che:
il giornale il "Redattore Sociale", in data 17 febbraio 2011, ha pubblicato un articolo in cui vengono riportati dati allarmanti, ripresi dal dossier di Fp Cgil, sullo stato della detenzione carceraria in Italia, dove i detenuti sono 67.437, contro una capienza regolamentare di 45.281;
nel Lazio, in particolare, viene denunciato un meccanismo per il quale in sei anni "i detenuti sono aumentati del 70%, ma il personale che se ne occupa è sempre di meno, così come le risorse messe a disposizione per gestirli calano costantemente, tanto da risultare dimezzate negli ultimi dieci anni";
l'articolo evidenzia una situazione insostenibile dal punto di vista del sovraffollamento della popolazione carceraria e del sotto organico degli agenti penitenziari: "i 14 istituti di pena laziali ospitano il 137% in più di detenuti rispetto alla loro capienza, mentre il personale di Polizia penitenziaria in servizio è inferiore del 20% rispetto alla pianta organica, ma all'interno degli istituti la carenza sale ad oltre il 35%, perché sono tantissime le unità di personale "distolte" dall'attività all'interno delle strutture carcerarie per svolgere altre mansioni. Sottodimensionati anche gli organici operatori che svolgono il cosiddetto lavoro trattamentale (educatori, assistenti sociali, psicologi): il rapporto tra educatori e detenuti è oggi 1 a 76 contro il rapporto di 1 a 25 previsto dalle piante organiche";
il dossier citato dal quotidiano analizza, quindi, la situazione a livello provinciale: "a Viterbo questo rapporto arriva addirittura a un educatore ogni 143 detenuti. Non stanno meglio gli assistenti sociali, con un organico del 40% inferiore rispetto alle disposizioni di legge. Drammatica anche la situazione degli psicologi, che hanno visto ridurre le ore di servizio del 30% solo nell'ultimo anno";
l'articolo evidenzia, inoltre, una disomogeneità nella distribuzione della popolazione carceraria fra i vari istituti penitenziari del Lazio: "mentre alcuni istituti letteralmente scoppiano, come quello di Cassino, dove il sovraffollamento arriva quasi all'82%, altri sono sottoutilizzati per carenza di personale, come quello di Rieti (- 66% di utilizzo a fronte di un - 97% di scarto tra il personale previsto e quello effettivamente presente)";
nello specifico, per quanto riguarda il personale nei vari istituti penitenziari del Lazio, "il personale penitenziario previsto è di 4.136 unità, in realtà ce ne sono 3505. Gli assistenti sociali dovrebbero essere 117, ma in realtà sono 66. Gli educatori previsti sono 181, ma in realtà sono 88, con gli istituti di Rebibbia e Viterbo segnalati in emergenza con rispettivamente 1 educatore ogni 105 detenuti, e 1 ogni 143. Rebibbia, Latina e Civitavecchia gli istituti maggiormente in difficoltà a causa dell'aumento del numero di detenuti e la carenza di personale, mentre quelli con maggiore carenza di personale sono Viterbo e Civitavecchia, oltre alla paradossale situazione di Rieti. 800 le unità di personale in meno nel solo carcere di Rebibbia, considerando il personale impiegato all'esterno pur risultando formalmente presente nell'istituto";
il rapporto sottodimensionato fra popolazione carceraria e personale della polizia peniteniziaria porta a casi limite come nel carcere di Rebibbia, a Roma, dove "a causa del sovraffollamento, di notte spesso un solo agente si trova a gestire almeno 200 detenuti, quando dovrebbero essere almeno in tre";
tale situazione appare particolarmente lesiva dei diritti dei detenuti se si pensa che "nelle carceri laziali, il 46% dei detenuti è ancora in attesa di giudizio", e dei diritti degli agenti di polizia penitenziaria considerando che "solo nel Lazio, nel 2010 sono state 21 le aggressioni da parte di detenuti a personale della polizia penitenziaria";
il quadro drammatico testé delineato pregiudica fortemente, a opinione dell'interrogante, i diritti dei detenuti, che non possono usufruire correttamente dei servizi medico-sanitari, dei programmi di riabilitazione (lavoro interno, istruzione), delle visite familiari e dei momenti di socializzazione, nonché lede le garanzie lavorative del personale penitenziario, costretto a turni di lavoro straordinario non retribuiti e sottoposti a costanti pericoli per la propria incolumità,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto scritto in premessa;
in che modo il Ministro della giustizia intenda attivarsi, e in quali tempi, per superare i problemi di sovraffollamento nelle carceri laziali, nonché in che tempi verrà ripristinato l'organico degli agenti di polizia penitenziaria e, più in generale, del personale che lavora nelle strutture detentive;
quali iniziative il Ministro della salute intenda intraprendere al fine di assicurare che venga garantito il diritto alla salute dei detenuti, considerata la presenza del 20 per cento di tossicodipendenti sul totale della popolazione carceraria e di numerosissimi casi psichiatrici.
(4-04611)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/04286
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 440 del 25/02/2011
Ex numero atto
Precedente numero assegnato: 4/10675
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 25/02/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011

Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
·         PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 25/02/2011
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 25/02/2011
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-04286
presentata da
RITA BERNARDINI
venerdì 25 febbraio 2011, seduta n.440

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione.
- Per sapere - premesso che:


in relazione alla grave situazione di sovraffollamento delle carceri, il Consiglio dei ministri del 13 gennaio 2010 ha deliberato un piano straordinario penitenziario dichiarando lo stato di emergenza nazionale fino al 31 dicembre 2010 (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 gennaio 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 23 del 29 gennaio 2010); termine poi prorogato con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri in data 12 gennaio 2011;


il 19 marzo 2010 è stata emanata l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri che ha dettato nuove disposizioni urgenti di protezione civile dirette a fronteggiare la situazione di emergenza conseguente al sovraffollamento penitenziario. Il provvedimento prevede, in particolare, che il capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, nominato commissario delegato per «l'emergenza carceri», debba predisporre entro 30 giorni un apposito piano di interventi, indicandone i tempi e le modalità di attuazione. L'ordinanza istituisce un comitato di indirizzo e controllo presieduto dal Ministro della giustizia, cui spetta l'approvazione del piano nonché la vigilanza sull'azione del commissario delegato;


la citata ordinanza prevede: a) all'articolo 1, comma 3, che per la realizzazione degli interventi di sua diretta competenza, il commissario delegato si avvale del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia e richiede ogni necessaria collaborazione alle amministrazioni periferiche dello Stato ed agli enti pubblici locali territoriali e non territoriali; b) all'articolo 1, comma 4, che il commissario delegato nomina uno o più soggetti attuatori per essere coadiuvato nell'attuazione delle disposizioni dirette alla realizzazione del piano straordinario penitenziario, affidando ai medesimi specifici settori di intervento; c) all'articolo 1, comma 5, che il commissario delegato, sentito il capo del dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, determina con proprio provvedimento il compenso da riconoscere ai soggetti attuatori di cui al comma 4, con oneri a carico delle risorse di cui al successivo articolo 3 dell'ordinanza, ciò in relazione al profilo professionale ed alle mansioni che gli vengono attribuite; d) all'articolo 1, comma 6, che la vigilanza sull'azione del commissario delegato spetta ad un comitato di indirizzo e controllo presieduto dal Ministro della giustizia (o da un suo delegato) e composto dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (o da un suo delegato) e dal capo del dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri (o da un suo delegato); e) all'articolo 1, comma 7, che il commissario delegato, per il necessario supporto nelle attività di sua diretta competenza, è autorizzato a stipulare fino ad un massimo di venti contratti a tempo determinato ovvero a collaborazione a progetto, sulla base di criteri di scelta di carattere fiduciario; f) all'articolo 1, comma 8, che il commissario delegato determina, con provvedimento, i compensi da riconoscere ai soggetti di cui all'articolo 1, comma 7;


l'articolo 21, comma 1, della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante «Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile», ha previsto l'obbligo delle amministrazioni di pubblicare sui propri siti Internet, in attuazione dei principi di trasparenza e di buona amministrazione, i curricula vitae, i dati relativi alle retribuzioni e i recapiti istituzionali dei dirigenti (nonché le informazioni inerenti i tassi di assenza e di presenza del personale di ciascun ufficio dirigenziale) -:


chi siano i soggetti attuatori nominati dal commissario delegato per l'emergenza carceri sulla base dell'articolo 1, comma 4, dell'ordinanza 19 marzo 2010 del Presidente del Consiglio dei ministri;


a quanto ammonti il compenso dei soggetti attuatori nominati dal commissario delegato per l'emergenza carceri sulla base del citato articolo 1, comma 4, e quali siano i profili professionali e le mansioni svolte da ciascuno di essi;


quanti contratti a tempo determinato e/o a progetto abbia stipulato il commissario delegato per l'emergenza carceri sulla base dell'articolo 1, comma 7, della citata ordinanza;


a quanto ammonti, con riferimento ai predetti contratti a tempo determinato e/o a progetto, il compenso determinato per ciascun soggetto dal commissario delegato per l'emergenza carceri sulla base dell'articolo 1, comma 8, della citata ordinanza;


se non intenda inserire sul sito ufficiale del Ministero della giustizia, sulla base dei principi di trasparenza e di buona amministrazione di cui alla legge n. 69 del 2009, i dati curriculari e quelli relativi alla retribuzione dei soggetti attuatori nominati dal commissario delegato per l'emergenza carceri sulla base dell'articolo 1, comma 4, di cui all'ordinanza 19 marzo 2010 del Presidente del Consiglio dei ministri;


se non intenda inserire sul sito ufficiale del Ministero della giustizia, sulla base dei principi di trasparenza e di buona amministrazione sanciti dalla legge n. 69 del 2009, i dati curriculari e quelli relativi alla retribuzione dei soggetti con i quali il commissario delegato per l'emergenza carceri ha stipulato contratti a tempo determinato ovvero di collaborazione a progetto (ex articolo 1, comma 7, di cui all'ordinanza 19 marzo 2010 del Presidente del Consiglio dei ministri). (5-04286)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/04285
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 440 del 25/02/2011
Ex numero atto
Precedente numero assegnato: 4/07646
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 25/02/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011
PARTITO DEMOCRATICO
25/02/2011

Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 25/02/2011
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 25/02/2011
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-04285
presentata da
RITA BERNARDINI
venerdì 25 febbraio 2011, seduta n.440

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:


secondo quanto riportato dal quotidiano di Teramo «Il Centro» con articoli pubblicati il 20 marzo 2010 ed il 30 maggio 2010, la signora Natascia Berardinucci, 35enne, di professione infermiera presso il distretto sanitario di base di Sambuceto, incensurata, è stata arrestata il 30 novembre 2009 perché accusata dei reati di cui agli articoli 612-bis (atti persecutori), 81, 582 (lesioni), 61 n. 1, 635 (danneggiamento) e 625 n. 7 (furto aggravato) del codice penale nei confronti dell'ex convivente, un imprenditore di Atri;


la donna soffre di Parkinson giovanile ed ha difficoltà nella deambulazione, il che la costringe ad assumere farmaci che ne possono alterare l'umore; ciò nonostante, ha sempre svolto attività di volontariato con la Croce rossa sia presso la sua città di residenza, sia presso alcuni Paesi africani, in particolare all'interno della comunità keniota di Chaaria;


durante il periodo di custodia cautelare la signora Berardinucci è stata reclusa nel carcere di Teramo, poi in quello di Pisa ed infine, di nuovo, nel carcere di Teramo;


nonostante sia incensurata ed abbia sempre tenuto una condotta di vita da tutti giudicata encomiabile, il giudice della cautela, su conforme parere del sostituto procuratore presso il tribunale di Teramo, dottoressa Laura Colica, ha respinto numerose istanze di revoca della custodia in carcere avanzate dalla donna al fine di ottenere gli arresti domiciliari presso la clinica Villa Serena, struttura che si era detta disponibile ad accogliere la signora Berardinucci;


nel corso dei primi 23 giorni di carcerazione preventiva la donna non ha potuto ricevere le visite dei suoi familiari e, dopo il trasferimento presso l'istituto penitenziario di Pisa, le è stato somministrato un farmaco per controllare i suoi sbalzi d'umore, il che l'ha costretta ad un immobilismo pressoché totale, al punto che solo la solidarietà delle sue compagne di cella le ha permesso di poter usufruire di condizioni adeguate dal punto di vista igienico;


le condizioni di salute della signora Berardinucci sono andate notevolmente peggiorando a causa della sottoposizione della donna al regime carcerario, sicché ad un certo punto il padre e la cugina dell'imputata hanno deciso di protestare davanti alla sede del tribunale di Teramo;


secondo quanto riferito dal padre della donna al quotidiano di Teramo «Il Centro», le condizioni di salute della figlia avrebbero subito un evidente deterioramento durante la permanenza dell'imputata nella casa circondariale di Pisa, all'interno della quale la signora Berardinucci sarebbe stata sottoposta a terapie tradizionalmente somministrate a pazienti schizofrenici;


dopo 106 giorni di carcere preventivo all'interno delle predette case circondariali, i periti del tribunale hanno accertato l'incompatibilità delle condizioni di salute della donna con il regime carcerario; di tal che il giudice del tribunale monocratico di Teramo, sezione distaccata di Atri, dottoressa Antonella Redaelli, sulla base di una presunta pericolosità sociale dell'imputata, ha concesso alla signora Natascia Berardinucci gli arresti domiciliari presso la casa di cura Villa Serena sita in provincia di Pescara;


la signora Berardinucci si è sempre proclamata innocente rifiutandosi di definire il procedimento nelle forme di cui all'articolo 444 del codice di procedura penale (patteggiamento), sebbene la predetta scelta processuale le avrebbe sicuramente garantito l'ottenimento di una pena più lieve, oltre a tutta una serie di ulteriori benefici e al conseguente alleggerimento della sua posizione processuale;


nel corso del processo la persona offesa si è più volte contraddetta e i testi della difesa hanno riferito che la relazione amorosa tra la signora Berardinucci e il denunciante fosse ancora in piedi nei mesi in cui quest'ultimo ha asserito di essere stato perseguitato; inoltre l'imputata ha sostenuto di essere stata più volte provocata dal suo compagno ed altri testimoni hanno aggiunto che la relazione amorosa tra i due fosse molto turbolenta e che le lesioni fossero reciproche; ciò nonostante all'esito del processo, ovvero all'udienza del 9 giugno 2010, la donna è stata condannata per tutti i reati di cui al capo di imputazione, uniti gli stessi dal vincolo della continuazione e previa concessione delle attenuanti generiche e della diminuente costituita dal vizio parziale di mente, alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione;


con lo stesso provvedimento il giudice, dottoressa Redaelli, ha ordinato, ex articolo 206 codice penale, che la signora Natascia Berardinucci sia sottoposta in via provvisoria alla misura di sicurezza della casa di cura e custodia per il tempo di mesi sei, atteso che la predetta misura di sicurezza sembrerebbe allo stato «l'unica misura idonea a infrenare il pericolo di reiterazione di altri reati in considerazione della condizione di infermità neurologica (che è alla base) della infermità psichica della Berardinucci e del persistere della pericolosità sociale della stessa che fanno emergere come sia inappropriata qualsiasi misura diversa»;


in data 12 giugno 2010 veniva eseguita la misura di sicurezza a carico della signora Berardinucci presso l'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova). In data 14 giugno 2010 l'avvocato Danielle Mastrangelo, difensore dell'imputata, ha impugnato innanzi al tribunale di sorveglianza dell'Aquila la predetta ordinanza chiedendone la revoca non sussistendo i presupposti richiesti dalla legge per l'applicazione in via provvisoria di tale misura di sicurezza o, in subordine, chiedendone la sostituzione con la misura più gradata degli obblighi di dimora e/o della libertà vigilata presso il comune di San Giovanni Teatino, atteso che l'imputata è in grado, come risulta da certificati esistenti agli atti, di «assumere la terapia in corso presso la propria abitazione, essendo il trattamento farmacologico assunto per via orale e tramite un cerotto transdermico, tali modalità possono essere effettuate in qualsiasi altra sede, compresa l'abitazione»;


a sostegno del suo atto di impugnazione, la difesa dell'imputata evidenzia, tra l'altro, come le motivazioni addotte dal giudice del tribunale di Teramo, sezione distaccata di Atri, nell'ordinanza del 9 giugno 2010 siano sprovviste di fondamento, in quanto i periti hanno affermato: a) che il «discontrollo degli impulsi» di cui era affetta Natascia Berardinucci erano stati «slatentizzati» dall'assunzione del farmaco Mirapexin; b) che la presenza di un disturbo della personalità non impedisce al soggetto di condurre una normale vita sociale in ogni suo aspetto; c) che pertanto l'imputata non è pericolosa socialmente;


ed invero il giudice avrebbe applicato la misura di sicurezza, ad avviso degli interroganti, desumendo l'esistenza della (presunta) pericolosità sociale della signora Berardinucci esclusivamente sulla base di quanto dichiarato dalla parte offesa -:


di quali informazioni dispongano i Ministri interrogati in merito alla vicenda descritta in premessa;


se attualmente nell'ambito dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere venga assicurato alla detenuta un adeguato supporto psicoterapeutico e quali iniziative di rispettiva competenza intendano adottare affinché alla signora Berardinucci venga garantito il rispetto dei diritti inviolabili, considerata la gravità delle sue condizioni di salute.
(5-04285)
 
 Damiano Bellucci
 
 

Scritto da: Damiano Bellucci
(Leggi tutti gli articoli di Damiano Bellucci)






 

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