Novembre 2016
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Intervista anonima ad Agente: "in carcere può succedere di tutto, sei fortunato se torni a casa intero"


Polizia Penitenziaria - Intervista anonima ad Agente:

Notizia del 10/02/2012

in Houston abbiamo un problema

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Scritto da: Redazione

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La fotografia del carcere di Capanne, scattata da un agente di Polizia Penitenziaria che, dietro le sbarre ci vive, è un crocevia di umanità ‘deviata’ dove si tira a campare grazie al compromesso tra ‘guardie’ e ‘ladri’.

In tre stipati in una stanza di sei metri quadrati (in origine una singola) e con pochi agenti a controllare a causa del sovraffollamento e della carenza di organico della polizia. Seicento reclusi quando il carcere è stato costruito per 300 (capienza ottimale). Perché il «sistema è debole»; i «meccanismi corrotti» non consentono la reale applicazione delle sanzioni per chi sgarra.

E l’amara constatazione resta la stessa per tutti: «Oltre alla libertà che cosa gli puoi levare ad un carcerato?». Francesco - lo chiameremo così - ha deciso di restare anonimo ma di raccontare i suoi giorni dietro le sbarre. Da vent’anni lavora alla Penitenziaria. «Perché è un posto fisso.. Se tornassi indietro non lo rifarei è il Corpo dove è più alto il numero di suicidi e malattie. E’ stressante, snervante... e poi, in queste condizioni. Noi dovremmo fare 6 ore e ne facciamo 8. Significa che chi stacca alle 24 torna in servizio dalle 8 alle 16 e poi, di nuovo, alle 24. Gli organici sono allo stremo ovunque ma se ci sono pochi poliziotti o carabinieri escono meno pattuglie. Noi no, dobbiamo comunque garantire quel servizio. Così saltano i livelli minimi di sicurezza. Quando monti a lavorare che sei stanco può succedere qualsiasi cosa e sei fortunato sei torni a casa tutto intero».

Ancora peggiore la situazione del Nucleo traduzioni. «La chiamiamo la ditta Berardi, dalla mattina presto alla sera tardi. Fanno anche 25 ore consencutive (da Spoleto ad Agrigento per portare qualcuno e ritorno fino a Roma con i detenuti) e quando scorti un 41bis devi stare sveglio. Io l’ho fatto e in aereo mi addormentavo con la mitraglietta in mano... Se non dormi e non mangi...».

Le ultime notizie di cronaca - un detenuto suicida e un altro che ha ingoiato una lametta - hanno riportato all’attenzione la ‘polveriera’ Capanne. Che succede? «Perugia è una casa circondariale dove la maggior parte dei reclusi sono in attesa di giudizio e l’85% sono extracomunitari (mentre la media nazionale è del 34%). E’ difficile applicare un processo di riabilitazione e non c’è nemmeno la volontà di individuare il problema da parte del Dipartimento e, più in generale dello Stato. Per non parlare dell’opinione pubblica: interessata a sapere se Amanda Knox balla e canta in galera. Da noi non ci sono educatori ad esempio.

Quattro per 600 detenuti cosa possono fare? E così si chiede alla polizia penitenziaria di intervenire dove la società ha fallito».

Voi in che modo intervenite? «Il rapporto tra poliziotti e delinquenti è conflittuale e tutto si risolve sul personale. Da uomo a uomo. Alla fine è come se fosse una famiglia e bisogna trovare un’intesa».

Perché? «Perché non riusciamo ad applicare alcun tipo di sanzione di quelle previste dal regolamento. I provvedimenti disciplinari non vengono attuati per il sovraffollamento e la mancanza di personale e così i detenuti si approfittano. ».

Gli atti di autolesionismo? «E’ un fenomeno che riguarda i magrebini. Sono manifestazioni di dissenso: si tagliano le vene, ingoiano le lamette o le batterie. Uno una volta si è cucito la bocca con l’ago e il filo. Una sera un detenuto si tagliò perché voleva passare delle frittelle da una cella all’altra... ma erano le 23 e a quell’ora non si può. Così glielo proibimmo».

E’ opinione diffusa che in carcere è più semplice gestire i detenuti pericolosi che gli stranieri, spesso spacciatori, arrestati per reati minori. E’ vero? «Meglio 60 albanesi che 5 magrebini. Per non parlare dei detenuti di Spoleto. Quelli del nordafrica sono tossicodipendenti, molti sotto terapia psichiatrica e nel quotidiano non si riesce a instaurare un rapporto con loro. Gli albanesi invece ti rispettano, hanno un codice d’onore. Sono pericolosi per i tentativi di fuga e c’è una circolare specifica del dipartimento ma per il resto...».

E la faida magrebini-albanesi scoppiata in carcere nei mesi scorsi? «Erano una cinquantina ci hanno detto che avevano litigato per il pallone ma in realtà dietro c’è un’altra storia. La continua richiesta di ‘benefit’ - sigarette o generi alimentari - da parte dei nordafricai (più poveri) agli albanesi (più ricchi). La cosa positiva è che quando sono entrati i colleghi in cortile hanno subito smesso».

Aggressioni nei vostri confronti? «Sì purtroppo. Siamo l’unico Corpo autorizzato per legge ad usare la forza ma è ovvio che quando dobbiamo contenere un detenuto fisicamente lui reagisce... e soprattutto se la lega al dito. Aspettano quando abbassiamo la guardia e ci aggrediscono. E’ accaduto anche poco tempo fa: un recluso è saltato addosso ad un collega e gli ha dato un pugno in testa facendolo svenire. Voleva anche tagliarlo con la lametta ma un agente e un altro detenuto lo hanno fermato».

Come nascono i dissidi? Per cose futili, banali. Per le frittelle ad esempio o per l’ora d’aria. Chi vuole uscire deve farsi trovare pronto ad una determinata ora e invece qualcuno pretende che anche mezz’ora dopo apriamo i cancelli e li perquisiamo. Siamo troppo pochi».

E allora come va avanti il carcere? «Con la comprensione...».

di Erika Pontini -  "La Nazione"


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Commenti Commenti dei lettori

n. 30


per tutti coloro che commentano :

ma veramente c'è bisogno di essere intervistati per esprimere il disagio che la polizia penitenziaria vive quotidianamente ?

raf

Di  raf  (inviato il 09/03/2012 @ 14:00:33)


n. 29


Questa è l'intervista del carcere a Capanne, ma se venisse fatta una sul carcere che stava a Piazza Partigiani.....sopratutto delle sue "rotonde" e de suo reparto isolamento...

Di  Mistral  (inviato il 09/03/2012 @ 11:06:25)


n. 28


La situazione al carcere di Capanne e' realmente come dicono i colleghi che sono ancora li, il problema principale secondo me e' che chi fa poco vuole fare sempre meno e chi e' chiamato a dare il massimo dovra' fare sempre qualcosa in piu'!!!! Se tutti collaborassero sarebbe piu' semplice, non dico che si risolverebbero completamente i problemi, ma comunque si lavorerebbe meglio questo si!!!!!

Di  Gianluca  (inviato il 24/02/2012 @ 23:21:55)


n. 27


carmelo mi sono forse espresso male , non mi riferisco alle direttive del DAP , ma a quelle del Comandante di Reparto e al Direttore dell'Istituto e tu sai benissimo a cosa mi riferisco , in poche parole , il detenuto che vede chi dà gli ordini non " attenzionerà " chi li esegue , d'accordo con te per la professionalità che resta una qualità prettamente soggettiva se invece ti riferisci alla professionalità come comportamento uniforme da parte di tutto il reparto di polizia penitenziaria con i detenuti allora sono pienamente d'accordo con te .

Di  raffaele  (inviato il 15/02/2012 @ 21:00:50)


n. 26


caro Raffaele tu sai meglio di me che il dipartimento c'è gente che non sa neanche cosa sia un carcere. fino a quando noi saremo comandati da queste persone, dobbiamo andare avanti per forza con la nastra professionalità acquisita negli anni ed aiutare i colleghi in difficoltà senza piangerci addosso.

Di  carmelo  (inviato il 15/02/2012 @ 17:32:14)


n. 25


Per carmelo di Agrigento ,
a mio parere, non è giusto andare avanti per la propria professionalità , bisogna rispettare le direttive emanate da chi comanda e che devono essere comunicate prima di tutto ai detenuti al momento del loro ingresso in istituto , cosi da far capire loro che il poliziotto penitenziario non agisce , a parte nell'emergenza , a sua discrezione , ma appunto in modo univoco e nel rispetto della legalità , non tutti i poliziotti hanno o possono avere lo stesso carattere , inoltre questo impedirebbe ai detenuti di concentrare la loro attenzione sia sul collega " più debole " che su quello " più duro " con tutte le conseguenze anche irreparabili , che è facile immaginare e che potrebbero derivare da tale atteggiamento , appunto personale .

Di  raffaele  (inviato il 15/02/2012 @ 14:30:57)


n. 24


siamo alle solite ci lamentiamo sempre, ma non facciamo nulla per migliorare,tutti a dire ai mie tempi! parliamo di oggi. io faccio servizio ad Agrigento pure noi abbiamo problemi di sovraffollamento eppure con la nostra professionalita andiamo avanti. ciao a tutti i colleghi.

Di  carmelo  (inviato il 14/02/2012 @ 16:32:12)


n. 23


a parte la mitraglietta come non si può concordare con l'intervista. essa rispecchia la quasi totalità del sistema. caro Antonio 17 erano altri tempi e quel personale era, come dire, adatto a quei tempi, con tutto il rispetto. anche io provengo dagli AdC. non dimenticare, caro Antonio, come si viveva allora nei reparti e l'emergenza creatasi ha fatto si che da un lato si arruolava personale straordinariamente (come si dovrebbe fare oggi) dalle 5/6.000 unità all'anno (ovviamente la qualità era quella che era ma per l'epoca ripeto credo sia stata ottima, si aveva la necessità dei numeri) e dall'altro lo Stato e l'opinione pubblica non scordiamocelo ha legiferato la famosa legge Gozzini, tutt'ora vigente, a torto o a ragione. il Corpo e con esso tutti noi ha fatto passi da gigante (mezzi, uniformi, servizi, ecc.) anche se penso ci sia ancora da fare (polstrada............speriamo bene!) grazie anche alla iniziale sindacalizzazione. sindacati che hanno perso di vista il loro mandato, la loro Costituzione. scontiamo ancora oggi anche la mancanza di direttori presenti quotidianamente negli istituti anche se abbiamo fior di Comandanti che hanno donato nuova linfa e soprattutto un nuovo modo di interagire. penso anche io nel mio piccole che il Corpo debba avere una sua Dirigenza Generale da controbilanciare ovviamente con il rispetto dei doveri e dei diritti di tutti. caro Antonio 17 ricorderai a tal proposito che tipo di gestione vi era allora da parte di alcuni Comandanti e che solo alcuni Direttori mediavano prorpio per il fatto che erano come dire estranei (civili) a certe ingessature gerarchiche, anche se hai collezionato 1000 giorni di consegna! sbagliato fare di tutta l'erba un fascio.

Di  isp. rico massimo  (inviato il 12/02/2012 @ 15:32:35)


n. 22


Caro Antonio nel 78 erano altri tempi, non era solo il nostro mestiere ad essere duro, ma tutti o quasi erano più pesanti di oggigiorno a cominciare dai muratori, passando dai minatori (vicino casa mia ne crollo una e morirono a decine) per finire con i camionisti, mio padre per più di trent'anni si alzava alle 4 del mattino per tornare alle 16 - 17 del pomeriggio da un'acciaieria... con questo non voglio mancare di rispetto a te e tutti gli ex AACC, ma itempi come tu hai detto sono cambiati e noi siamo l'unico Corpo che non cresciuto di pari passo, ma non cresciuto nel senso di diminuzione di carico di lavoro ma di DIGNITA'! Siamo l'unico Corpo dello stato diretto da civili, da persone che disconoscno il nostro mestiere, e che in alcuni casi (isolati sperò) lo disprezzano!Mancati corsi di aggiornamento, abbandono, mancanza di solidarietà, sono questi i mali che attanagliano il ns Corpo oggi...

Di  Massimo  (inviato il 12/02/2012 @ 10:48:46)


n. 21


Carissimi, nonostante non faccia più parte del corpo (riformato CMO) vi stimo tantissimo, sono un fiero Agente di Custodia, altri tempi si e vero e forse e altrettanto vero che ci volevano più "palle" per fare questo lavoro, ma oggi i tempi sono cambiati e ci sono state molte conquiste "DIRITTI" a nostro favore, ma ciò non basta e forse non basterà mai e si continuerà a lasciare la Polizia Penitenziaria un corpo senza ne capo ne coda, eravamo e siamo sempre in balia dei Dirigenti che non vogliono indossare la "DIVISA" e dei Comandanti che vogliono fare le loro belle figure ad ogni costo........TANTO CHI CI RIMETTE E SEMPRE LA TRUPPA CHE FA ANDARE AVANTI LA BARCA......

Di  snapep  (inviato il 11/02/2012 @ 19:36:15)


n. 20


Anche secondo me ora siamo tutti Polizia Penitenziaria, senza che per questo si debba gettare quanto di valido e onorevole c'è da prendere dagli Agenti di Custodia (e l'ho scritto più volte). Ma vedo che ci sono ancora parecchie persone a cui piace salire in cattedra e fare a gara a chi è più "virile". Quello che passa è un messaggio del tipo "era meglio quando si stava peggio" che è concetto che mi fa ribollire il sangue. Per quanto riguarda se uno è migliore dell'altro non sono d'accordo a non fare paragoni. Ritengo che chi ha prostituito il proprio corpo e quindi anche il Corpo di Polizia Penitenziaria è peggiore di chi rivendica i propri diritti anche a costo di subire pesanti conseguenze.

Di  Enzima  (inviato il 11/02/2012 @ 19:10:11)


n. 19


enzima nessuno e migliore dell' altro , perche nessuno puo' giudicare l'altro
è giusto lamentare il malessere ma c'e qualche frase che da fastidio, in ultimo ognuno di noi da un proprio parere di come vede e legge le cose .
senza che questo porti ad una questione generazionale.
confrontarsi è il sale della vita .
N.B
ormai siamo solo pol.pen. un abbraccio .
ass.c di pol.pen

Di  Anonimo  (inviato il 11/02/2012 @ 18:59:37)


n. 18


Non capisco cosa c'entrino i riferimenti ad "essere uomini veri" e le intimazioni a "non lamentarsi", come se le due cose fossero collegate. Si vabbè, voi ex Agenti di Custodia si che eravate bravi, capaci, con le palle, ma allora perché la Polizia Penitenziaria è piena di problemi? E' solo una questione generazionale? Non credo proprio. Forse il collega anonimo intervistato non si è lamentato, ma ha posto l'accento su questioni che ledono i diritti di tutti noi e rivendicare i propri diritti non significa lamentarsi. Io credo che ci siano Agenti che il proprio lavoro lo assolvono con dignità. Molti di questi sono ex Agenti di Custodia, molti altri sono entrati nella Polizia Penitenziaria solo qualche mese fa. E poi c'è molta gente che ha prostituito il proprio Corpo sia quello degli Agenti di Custodia, sia quello della Polizia Penitenziaria. Sta ad ognuno di noi scegliere da che parte stare.

Di  Enzima  (inviato il 11/02/2012 @ 18:41:44)


n. 17


antonio del commento n° 16 hai descritto il nostro passato con poche e sante parole, mi trovi d'accordo si evince chi fa questo lavoro deve crederci.
ass.c. di periferia

Di  Anonimo  (inviato il 11/02/2012 @ 18:41:42)


n. 16


caro collega chi ti scrive si è arruolato nel lontano 78 nel glorioso Corpo Degli Agenti Di Custodia, ho vissuto il periodo delle brigate rosse, le carceri erano stracolme di detenuti e il personale poco. La giornata lavorativa iniziava alle alle ore 7,30 c'era il famoso appello ( e guai se ritardavi di pochi minuti o la mattina non avevi fatto la barba , erano cavoli acidi , minimo 7 giorni di consegna, a titolo di curiosità , dal 78 al 90 ho collezionato circa mille giornate di consegna, ero un pò cattivello) se durante il tuo turno tutto andava liscio si smontava verso le ore18,00, se no tutto il giorno fino a quando non ritornava la calma, e questo succedeva tutti i giorni. Pertanto non fare il piagnucolone,
cerca di essere un vero Poliziotto Penitenziario se no vattene. Il Corpo ha bisogno di uomini veri. Come vedi chi ti scrive è uno che ha conosciuto il carcere nella sua durezza , ma oggi grazie a dio sono cambiate tante cose iniziando dalla denominazione "POLIZIA PENITENZIARIA" e tutte in positivo,

Di  Antonio  (inviato il 11/02/2012 @ 18:27:34)


n. 15


per enrico , nell' istituto dove presto servizio ,i colleghi che svolgono servizio negli uffici ,ogni mese effettuano 2 turni festivi+2 turni notturni+almeno una volta alla settimana impiegati all' ntp, faccio sapere che la maggiorparte del personale e di media 50 enne e con circa 30 di servizio, quindi non facciamo un unico fascio nel dire che quelli dell' uffici non collaborano perchè protetti, sicuramente ci saranno dei casi come tu hai descritto cmq rispondendo anche al collega n°14 non credo che sia coerente dire che fa un lavoro che sicuramente non rifarebbe ,questo è un lavoro che bisogna essere convinti di farlo e non per sfamare la famiglia .un abbraccio a tutti
ass.di periferia del profondo sud

Di  Anonimo  (inviato il 11/02/2012 @ 15:20:53)


n. 14


Caro Anonimo di cui alla risposta n.3, non voglio difendere l'articolo o lo sfogo del collega che scrive da Perugia, ma mi sento di dire che purtroppo (mitraglietta a parte) quello detto rispacchia la reale situazione e del personale e delle carceri italiane. O meglio di quel personale che REALMENTE lavora in carcere e non dietro una scrivania! Caro anonimo è troppo facile e semplicistico parlare di cambiare mestiere ( non so nel mondo dove vive te ma qua sulla terra ora c'è una grave crisi) basta pensare al pane per i figli...e poi perchè cambiare? perchè non cercare di migliorarlo? anche con queste denunce?! Da quello che scrivi deduco che tu disconosca il lavoro del poliziotto penitenziario, dorse perchè nel CARCERE e a contatto con il detenuto ci sei stato molto poco o affatto!

Di  Massimo Ceppi  (inviato il 11/02/2012 @ 12:59:20)


n. 13


Concordo pienamente con il collega num. 9. Bravo!!! Spero che prendano questo tipo di inziative. Allenterebbe la tensione dei ristretti sicuramente.
Io non ritengo di dare tutte le colpe ai nostri dirigenti, ma nel nostro piccolo, e si vede tutti i giorni, qualcosa si può fare, per dare luce al nostro Corpo, e cioè: "essere più educati con tutti", "usare un linguaggio consono al nostro lavoro", "impegnarci nel limite delle nostre possibilità, e non dire tanto dopo viene l'altro collega che mi porta il cambio", "cercare di indossare la divisa in modo corretto, con gli indumenti giusti, *chi porta il cappellino*, *chi porta la tuta mimetica in traduzione*, *chi porta il maglione di lana personale*, *chi le scarpette della domenica*, *chi gli stivali*, ecc. ecc., perso che sia una vergogna!!!!!". Prima dobbiamo migliorare noi stessi.
Lavoro all'N.T.P. da qualche anno, ribadisco che sacrifici se ne fanno tanti, anche mettendo da parte la famiglia.
Per "CHI LAVORA" è messo in pericolo in ogni minuto, così come dice il collega anonimo nell'intervista.
Ha ragione il nostro Ministro, siamo noi gli EROI a lavorare in queste condizioni di disagio.
Un ringraziamento al signore di Bari, che ha prestato la sua attenzione nei nostri confronti e del nostro lavoro.

Di  Tony73  (inviato il 11/02/2012 @ 10:36:06)


n. 12


fare fattorie carcere per recupero persone vedi film broobaker . non ci costerebbero nulla .

Di  Anonimo  (inviato il 11/02/2012 @ 07:48:05)


n. 11


In diverse occasioni la comprensione ha posto fine ad eventi critici particolari e/o ha evitato spiacevoli finali. In questa intervista hai dato prova di conoscere a fondo la prima linea e anche i tremendi turni che si affrontano al nucleo. Le affermazioni del collega di San Vittore sono fuori luogo, gli istituti di nuova apertura, inizialmente, abbondano di Pol.Pen. e scarseggiano di carcerati. I problemi iniziano quando l'istituto entra a pieno regime: attività scolastica, area trattamentale, corsi di teatro e quant'altro, area sanitaria con le dovute pecche ecc....... .
Soprattutto i veri problemi iniziano con la mancanza di collaborazione dei colleghi che lavorano in ufficio e soprattutto di quelli che lavorano presso gli uffici amministrativi forti di essere protetti dal direttore.
Al Nucleo Operativo di Avellino quando siamo indifficoltà una mano ci viene data dai colleghi dell'interno (piantonamenti di 9-10 ore; visite mediche e traduzioni poco convenienti) quando c'è da girovagare per l'italia ecco che vengono impiegati gli addetti agli uffici del nucleo.
Condivido pienamente quanto affermato dal collega Rosati. Manifestiamo il nostro dissenso quando il sindacato ci chiama in piazza. buon lavoro a tutti enrico fruncillo

Di  enrico fruncillo  (inviato il 10/02/2012 @ 22:21:21)


n. 10


ma se questo, se non è contento di far parte della pol.pen. puo' anche andarsene, nessuno lo trattiene , e cmq mi sembra che lì intervista sia abbastanza superficiale , povera nelle domande che anche nelle risposte,si parla di sovraffolamento e pochi agenti bho, a quanto sembra questo e tutto fare dal servizio nei reparti passa alle traduzioni mha , mi sembra una intervista un pò che sa di bufala.
ass.c. di periferia

Di  Anonimo  (inviato il 10/02/2012 @ 21:03:35)


n. 9


Credo sia arrivato il momento di studiare a tavolino delle forme di protesta alternative, eclatanti, che mettano alle strette tutti coloro che hanno la responsabilità delle carceri. Il decreto c.d. svuota carceri è una bufala, così non si può più continuare. Espulsione per i detenuti stranieri per scontare la pena nei paesi di origine, lavoro obbligatorio senza salario o con salario minimo come in germania 0.85 cent di euro l'ora collegato alla liberazione anticipata ( ogni tre giorni di lavoro uno in meno di carcere ) norme più severe per tutti coloro che in carcere aggrediscono o infrangono le norme di comportamento. Lancio una proposta: attraverso il nostro blog chiunque sia interessato a partecipare indichi come, secondo lui ,si potrebbe uscire da questo pantano che logora tutti noi. Sono sicuro che il nostro sappe saprà raccogliere le nostre proposte in un testo da sottoporre all'attenzione degli addetti ai lavori. Io ci credo!!!

Di  antonio  (inviato il 10/02/2012 @ 17:41:34)


n. 8


All'ANONIMO n°6
che fa il saputello in merito alle armi (vedi 41 bis), e che è capace di trovare più posti fissi ed oltremodo accontentarsi di fare qualsiasi lavoro.
Devi ringraziare il cielo che indossi una divisa ed ancora uno stipendio! Evidentemente appertieni alla "casta" di San Vittore!!!!!

Di  Anonimo Bis!  (inviato il 10/02/2012 @ 16:22:43)


n. 7


ciao mi sento in dovere di intervenire per riportare in alto il nome della polizia penitenziaria indossare una divisa deve essere una missione culturale e il servizio deve essere svolto con scienza e coscienza quegli ingredienti che la nostra amministrazione si è scordata di sostenere. La verità che siamo dimenticati perchè vogliamo esserlo vi invito perchè io lo faccio ad essere in prima linea anche quando si deve manifestare il dissenzo. Criticare si ma deve essere costruttivo e soprattutto quando i sindacati chiamano alla piazza venite numerosi. Ormai 16 anni di servizio e 14 nel sindacato sempre in prima linea in entrambi i fronti, come si suol dire conosco i miei polli. Forza la polizia Penitenziari forza il sindacato e soprattutto chi ad ogni giorno porta avanti il difficile compito della polizia penitenziaria. Onore Onore Onore ai Poliziotti Penitenziari. Daniele Rosati.

Di  Daniele Rosati Perugia Capanne  (inviato il 10/02/2012 @ 15:27:56)


n. 6


la colpa e dei nostri dirigenti che non servo a nulla , pero alla fine chi comanda , sempre i nostri dirigenti : Totò diceva e io PAGO

Di  ASER  (inviato il 10/02/2012 @ 14:35:10)


n. 5


Caro collega Anonimo , sono un pensionato , mi sembra ancora più strano che se parli sapendo la situazione non metta il tuo nome e cognome , tanto a questo punto come si dice più scuro di mezzanotte non si può fare .
Chiunque leggendo i numeri 47000 agenti e 70000 detenuti capirebbe come funziona , comunque e in buona sostanza complimenti al collega che ha detto come ha sempre funzionato visto che il sovraffollamento c'è stato sempre , un'istituto penitenziario in Italia .
Giovanni La Magra .

Di  Raffaele  (inviato il 10/02/2012 @ 12:47:48)


n. 4


Cara redazione,forse il mio commento potrebbe essere inutile alle orecchie sorde dei nostri dirigenti,sono un ass.te c. con quasi 30 anni di servizio, e comprendo con molta amarezza l'intervista del mio collega infatti anche noi siano nelle stesse condizioni, presto servizio presso la casa circondariale di Brissogne AOSTA siamo dimenticati da tutti, soprattutto dalle istituzione e dai nostri superiori,vorrei chiedere e ce la possibilità di effettuare un'intervista per la situazione del carcere di aosta,ed affrontare i problemi di cui giornalmente ci affliggono grazie.

Di  Joseph  (inviato il 10/02/2012 @ 12:31:07)


n. 3


....Sono un pensionato del Nuovo Pignone Bari ,spesso leggendo le Vostre agenzie sul Vostro sito rimango allibito ed esterefatto di come la EMERITA Polizia Penitenziaria venga BISTRATTATA e TARTASSATA.E' ora che il GOVERNO si muova ,faccia qualcosa di giusto e di responsabile per tutelare la incolumità operativa del personale di Polizia Penitenziaria.Prego altresi che i Sindacati oltre al Sappe che è sempre in prima fila per la difesa e le denunce in favore degli operatori di polizia penitenziaria si diano unitamente una mossa per PERORARE la vivibilità nelle carceri italiane,cosi non và bene.Ad Maiora. Nino Mitola Bari

Di  Nino Mitola  (inviato il 10/02/2012 @ 12:28:11)


n. 2


Caro "collega mi sembra proprio strano che tu stavi in aereo con la mitraglietta visto che nn si può salire a bordo di un aereo di line con un arma lunga anche se sei in servizio e poi capanne lo conosco benissimo ci ho lavorato anzi l'ho aperto io possiamo dire e nn ricordo tutti questi problemi se vuoi possiamo fare cambio vieni un po' su a San vittore e poi mi dirai dove si sta peggio!!!!!e poi vi prego basta con questo mito del posto fisso il lavoro c'è ovunque basta cercarlo ed accontentarsi nn credo ti obbligano a restare la strada è molto semplice così x entrare ma altrettanto x uscire

Di  Anonimo  (inviato il 10/02/2012 @ 11:23:08)


n. 1


A volte basta un'intervista vera, più di mille articoli per fotografare la realtà carceraria.

Di  ass. capo Stefano S.  (inviato il 10/02/2012 @ 10:59:36)




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