Novembre 2016
  Scarica il file .pdf del numero della Rivista Novembre 2016  
  Archivio riviste    
Isole-carcere, da gioielli naturalistici a colonie penali e ritorno: breve storia delle isole utilizzate come carcere in Italia


Polizia Penitenziaria - Isole-carcere, da gioielli naturalistici a colonie penali e ritorno: breve storia delle isole utilizzate come carcere in Italia

Notizia del 17/09/2015

in Memoria del Corpo

(Letto 2254 volte)

Scritto da: Redazione

 Stampa questo articolo     Leggi i Commenti Commenti dei lettori


Montecristo e Ponza, Pantelleria e la Gorgona, Favignana e Pianosa. Molte tra le nostre perle interamente circondate tra le acque hanno un passato da luogo di reclusione in molti casi tristemente famoso. Una storia sulla quale in qualche caso non è ancora stata messa del tutto la parola fine.

Le isole più belle d’Italia? Quelle delle ormai ex colonie penali. Una decina in tutto, da Pantelleria a Ponza, dall’Asinara a Favignana, per arrivare a quasi tutte le isole dell’arcipelago toscano: Elba, Pianosa, Capraia, Montecristo, Gorgona. Isole bellissime, poco o niente urbanizzate, spesso incontaminate, con una natura selvaggia e una macchia mediterranea rigogliosa, circondate da mari blu e da acque cristalline. Perfino la Cnn, in una recente inchiesta, le ha classificate tra le mete turistiche italiche da non perdere.

Isole dove un tempo venivano mandati in esilio i nemici politici, da Napoleone a Sandro Pertini tanto per citarne due, ma anche i detenuti malati di tubercolosi prima di scoprire che l’aria salmastra li uccideva invece di guarirli, e i condannati comuni che dopo aver scontato metà della pena e per buona condotta venivano premiati con la possibilità di poter lavorare nei campi dell’azienda agricola della prigione, all’aperto invece che tra quattro mura dietro le sbarre, con vista mare e spesso con la possibilità di fare anche il bagno in quelle splendide acque. Poi, negli anni più recenti, nelle isole carcere sono stati rinchiusi terroristi rossi e neri, boss e spietati killer mafiosi assieme ad altri poco raccomandabili personaggi.

Le isole sono diventate ancora più inespugnabili, al loro interno sono sorte sezioni di massima sicurezza, fortezze nelle fortezze, dove i secondini erano più dei detenuti e dove le pene venivano scontate in regime di carcere duro, col 41 bis. Ma quell’isolamento ai capi mafiosi proprio non piaceva, rendeva loro difficile, quasi impossibile, continuare a dirigere da lì traffici illeciti e affari. Così, secondo la magistratura inquirente, sono cominciati gli attentati bombaroli (Milano, Firenze, Roma) a cui sarebbe seguita la trattativa con lo Stato, fino alla chiusura di gran parte di quei penitenziari, alla fine degli anni Novanta.

E da allora, paradossalmente ma poi neanche tanto, con l’esaurimento dell’industria carceraria è cominciata per alcune di quelle isole, Asinara e Pianosa in testa, il declino economico che è compensato solo in minima parte dall’inserimento di quelle isole nel circuito dei parchi e delle aree naturalistiche, vuoi per mancanza di risorse, vuoi per i limiti che il loro permanere sotto l’amministrazione penitenziaria impone allo sviluppo delle attività turistiche.

 

Pianosa, una storia per tutte

Una storia emblematica e che racchiude un po’ tutte le altre, sotto questo punto di vista, è quella di Pianosa, una delle bellissime ex isole carcere dell’arcipelago toscano. Usata per quello scopo fin dai tempi più antichi (Agrippa, nipote dell’imperatore Augusto, fu incarcerato e condannato a morte proprio qui), Pianosa diventò colonia penale nel 1857 per volontà dell’ultimo granduca d’Austria, Leopoldo II. L’idea di far lavorare i detenuti nei campi e costituire un’azienda agricola che producesse reddito anziché le perdite della prigione, col passare degli anni diventò vincente e fece di Pianosa un modello che venne esportato anche alle altre isole dell’Arcipelago. Verso la fine dell’Ottocento sull’isola c’erano un migliaio di carcerati. Dal 1860 cominciò ad ospitare anche detenuti malati di Tbc. I medici, allora, erano divisi tra chi pensava che facesse meglio l’aria di montagna e chi quella di mare. Prevalsero questi ultimi. Prima che si capisse che l’aria salmastra peggiorava e non migliorava le condizioni dei malati passò quasi un secolo. Tra il 1860 e il 1946 a Pianosa morirono 2.350 malati di Tbc. Poi negli anni del fascismo Pianosa divenne carcere-esilio degli antifascisti, il più illustre dei quali fu Sandro Pertini, che rimase prigioniero sull’isola dall’inizio del 1932 al settembre 1934.

Risale agli anni Settanta il primo progetto di fare dell’isola un parco naturale. Ma verso la fine di quel tragico decennio si decise di trasformare la "diramazione Agrippa", poi ex Sanatorio, in un carcere di massima sicurezza per i brigatisti rossi (ospitò capi Br come Curcio, Senzani, Franceschini e Moretti). E dopo i terroristi arrivano i capi della camorra, i boss della mafia e il regime del 41bis. È in quegli anni che, per dimostrare la potenza dello Stato, venne eretto dietro ai bellissimi e antichi muri a secco costruiti per fare i terrazzamenti agricoli sull’isola, un lungo e alto muro di cemento armato, grigio, brutto e del tutto inutile (si poteva agevolmente aggirare), per dividere la parte abitata dai civili e dalle guardie carcerarie da quella dei detenuti.

Alla fine degli anni Ottanta, dopo che era stata accantonata una prima ipotesi di chiusura della colonia penale, c’erano sull’isola 500 agenti e mille detenuti. Dopo gli attentati a Falcone e Borsellino il governo decise di trasferire lì i boss della mafia e il numero delle guardie aumentò ancora. Pianosa diventò una fortezza inaccessibile, vigilata giorno e notte da agenti di custodia, carabinieri, polizia, con rigidissimi divieti di sorvolo e di navigazione nelle acque circostanti.

Le guardie furono costrette ad alloggiare nei container resi incandescenti dal caldo e dal sole, finché il governo decise di stanziare 60 miliardi di vecchie lire per costruire nuove caserme, che però furono ultimate quando l’isola carcere per i mafiosi era già stata chiusa, nel 1998. L’emergenza, infatti, si protrasse fino al luglio 1997, quando l’ultimo detenuto per mafia venne trasferito sul continente, e per il carcere di Pianosa si ricominciò a parlare di chiusura. Intanto, nel 1996, Pianosa era stata inserita nell’Ente Parco dell’arcipelago toscano. Tre anni dopo sarebbero cominciate le prime visite guidate dei turisti a quell’isola piatta e affascinante, dove i rintocchi del tempo sono scanditi dalla natura, il mare è splendido e l’isolamento è come una vertigine per chi vive circondato dal cemento.

Oggi collegamenti con le motobarche da Piombino e dall’Elba - la bellissima isola dove all’inizio dell’Ottocento era stato esiliato Napoleone e che ancora oggi ospita nel forte di San Giacomo a Porto Azzurro un penitenziario con oltre 250 detenuti e quasi 200 agenti di custodia - portano i turisti a Pianosa (massimo 250 al giorno), che si può visitare a piedi, in mountain-bike o in barca solo se accompagnati da una guida. La balneazione è consentita solo sulla spiaggia vicina al paese, Cala San Giovanni, che è abbastanza ampia, in sabbia.

Splendide ma vietate le numerose calette, così come i fondali. Nel frattempo però l’isola ha perso gran parte delle sue attività e quasi tutta la popolazione civile. Un tempo ospitava vita, lavoro, cittadini. Oggi c’è un solo residente fisso, 10 abitanti stagionali, un’associazione Onlus di cittadini elbani che cerca di tenere viva la memoria e la speranza di rinascita dell’isola e una cooperativa di volontari e detenuti in regime di semilibertà (a Pianosa, come succursale di Porto Azzurro, ci sono ancora 26 detenuti) che gestisce il bar ristorante e un piccolo albergo stagionali. Il resto è case vuote, decrepite e pericolanti, agonia per il tempo. Chi arriva si trova di fronte a una sorte di Pompei moderna dove la vita e le attività umane sembrano essersi fermate.

 

Le altre isole carcere dell’arcipelago toscano

L’isola di Capraia, più vicina alla Corsica che alle coste italiane, è un’isola vulcanica bellissima e selvaggia, con un unico piccolo e delizioso centro abitato e circa 400 abitanti. Il porto, sede di una piccola marina che lo rende allegro e vivace durante i mesi estivi, è collegato al paese soprastante da una strada lunga 800 metri e da una strada panoramica di origine napoleonica percorribile solo a piedi. Capraia è stata colonia penale agricola dal 1873 fino al 1986, e durante il fascismo fu luogo di confino politico. Dal 1989 è entrata a far parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Ha un bellissimo monumento, il forte di San Giorgio che difendeva la popolazione dai pirati e la si può esplorare soltanto a piedi e in barca.

Capraia è il risultato di una doppia eruzione vulcanica: una antichissima, risalente a circa 9 milioni di anni fa ed una più recente, datata "appena" un milione d’anni or sono. Ha coste scoscese a picco sul mare, rocce dai colori intensi e contrasti cromatici impressionanti. Le coste sono state scolpite dalla lava e levigate dall’erosione del mare e del vento. La vegetazione è rigogliosa, i profumi che si respirano sono intensi. È anche al centro del "santuario dei cetacei", fulcro e perla del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano che vanta l’area marina protetta più grande d’Europa, e durante le traversate in motonave dall’Elba, da Piombino o Livorno non è raro osservare i salti dei delfini.

Montecristo, l’isola che ha ispirato Alexander Dumas nella stesura del celebre romanzo "Il conte di Montecristo", è un altro gioiello dell’arcipelago toscano. È selvaggia e incontaminata, interamente montuosa con diverse sporgenze rocciose a picco sul mare, e rappresenta una riserva della biodiversità per l’Unione Europea. Dal 1988 è stata istituita una zona di tutela biologica intorno all’isola per una estensione di mille metri dalla costa. È stata colonia penale solo per una trentina d’anni, dal 1860 al 1889, nel periodo in cui era passata al Demanio. È stata proprietà di diversi signorotti e nobili, poi riserva di caccia della famiglia Savoia e anche meta del viaggio di nozze tra Vittorio Emanuele III di Savoia ed Elena del Montenegro.

Sull’isola vivono stabilmente, alternandosi ogni due settimane, due agenti della Forestale più una coppia di guardiani. Solo 1000 visitatori all’anno ottengono il permesso di visitarla e c’è una lunga lista d’attesa. Il permesso rilasciato dal Corpo Forestale di Follonica può essere di accesso o di visita. Nel primo caso si deve rimanere a Cala Maestra ed è possibile visitare solo la Villa Reale, l’orto botanico e il Museo. Il tempo di attesa per ottenere l’accesso è nell’ordine dei mesi. Per quanto riguarda la visita il tempo medio di attesa per l’autorizzazione è di 3 anni (viene data precedenza a spedizioni scientifiche, associazioni, scolaresche). Le visite guidate si svolgono solo entro i tre sentieri esistenti, tutti molto impegnativi. Non è possibile pernottare e sono vietate la pesca, la balneazione e la navigazione entro 1.000 metri dalla costa.

L’isola di Gorgona si trova di fronte a Livorno ed è la più piccola dell’Arcipelago Toscano. È l’unica dell’Arcipelago in cui si trova un carcere ancora in piena attività. La colonia penale, inizialmente succursale di Pianosa, è un carcere "verde" per settanta detenuti, che vivono all’aperto, fuori dalle celle quasi tutte a uno o due posti, lavorando in vigna o nell’orto, curando gli animali, producendo formaggi e miele, facendo gli addetti a manutenzione e cucina. "Restituire persone migliori", è scritto su un cartello che accoglie i visitatori di Gorgona, l’ultima isola-penitenziario italiana. I detenuti, qui come accadeva a Pianosa, arrivano su richiesta dopo aver scontato più della metà della pena.

Hanno la possibilità, oltre a vivere in un contesto di "libertà", di imparare un mestiere. Le statistiche su Gorgona parlano di una recidiva "attestata sul 20%" contro quella dell’80% tra i detenuti di altri istituti che non lavorano. L’isola si può visitare partendo ogni giorno da Livorno e grazie a gite incentrate sul trekking. La visita dell’isola è consentita in genere ogni martedì dei mesi estivi a piccoli gruppi che vengono prelevati da una motovedetta dal traghetto in servizio tra Livorno, Capraia ed Elba. Almeno quindici giorni prima del viaggio è necessario comunicare alla Direzione del Carcere gli estremi di un documento di identità di ogni visitatore. Per la gestione delle formalità ci si può rivolgere alla Lipu.

Il tour, a cura della Cooperativa del Parco naturale, tocca i punti più suggestivi delle coste, tra cui Cala Scirocco e Cala Martina, e i rilievi coperti di macchia mediterranea che offrono rifugio a conigli selvatici, gabbiani, rondini di mare e uccelli di passaggio.

È un’isola molto bella, tra le più verdi dell’arcipelago, ricca di pini, lecci, macchia mediterranea e pure una varietà autoctona di olivo, "Bianca di Gorgona". Il suo centro civile è il paese degli antichi pescatori, oggi composto da 67 residenti, di cui solo 7 vivono stabilmente nell’antico borgo. Suggestive insenature e baie come la Cala Scirocco dove si apre la Grotta del Bove Marino, un tempo rifugio di foche monache, caratterizzano l’isola.

 

Ponza, Ventotene, Santo Stefano: le tre ex isole carcere del Lazio

Ponza è una delle isole più belle del Mediterraneo. È quasi completamente collinare e si può raggiungere da Anzio e da Terracina. È la maggiore delle isole Ponziane (o Pontine) e ha più di tremila abitanti. La forma è stretta e allungata, l’origine è vulcanica, le sue spiagge sono frastagliate e per lo più rocciose. È ricca di grotte sottomarine e di scogliere che richiamano ogni anno migliaia di appassionati subacquei.

I bagnanti "semplici" prediligono invece la celebre spiaggia di Chiaia di Luna (a sud-ovest), circondata da un’alta scogliera a picco sul mare. Famosi sono anche la Scogliera e i Faraglioni di Lucia Rosa. Nel 1935 venne avviato lo sfruttamento del giacimento di bentonite a Le Forna (miniera "Samip" -Società Azionaria Miniere Isole Pontine), che rimase attivo fino al 1975. La miniera diede lavoro per anni a 150 persone, oltre al traffico marittimo per il trasporto del minerale in continente, ma l’isola dovette pagare la devastazione di una delle sue cale più belle e non pochi casi di silicosi tra gli i minatori.

Le isole Pontine sono state a lungo colonie penali. Restituite ai Borbone nel 1815 con il trattato di Vienna, Ponza, nel 1820, e Ventotene, nel 1825, divennero isole carcere. Dopo l’annessione al Regno d’Italia, il domicilio coatto venne abolito, ma a Ventotene continuarono a arrivare prigionieri fino a dopo la prima guerra mondiale.

Il regime fascista ripristinò poi il confino a Ponza nel 1928 e, nel 1939, a Ventotene, da dove, nel 1942, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Altiero Spinelli scrissero e diffusero clandestinamente il "Manifesto per un’Europa libera e unita". Tra gli oppositori del regime furono confinati a Ponza Giorgio Amendola, Lelio Basso, Pietro Nenni, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Pietro Secchia e Umberto Terracini. L’isola carcere di Santo Stefano ebbe invece tra i suoi molti ospiti politici, Sandro Pertini, Camilla Ravera e Luigi Longo.

Poi, per ironia della sorte, toccò anche a Benito Mussolini conoscere la carcerazione a Ponza, due giorni dopo la caduta del fascismo, dal 27 luglio al 7 agosto 1943, prima di essere trasportato al Gran Sasso. Al duce toccò la stessa stanza in cui era stato imprigionato precedentemente il Ras di Etiopia, Hailé Selassié, dove c’erano una sedia sfondata e un lettino di ferro senza materasso. I confinati dal fascismo giungevano a Ponza in piccoli gruppi, incatenati fra loro. L’impatto con la nuova vita era devastante: baracche sovraffollate, igiene disastrosa, cibo ed acqua scarsissimi, poche centinaia di metri per la passeggiata, controllo continuo anche di brevi conversazioni. Oltre alla promiscuità nei cameroni, c’erano le angherie delle camice nere, la mancanza di comunicazioni, la noia. Nonostante le privazioni, i confinati organizzarono biblioteche, mense autogestite, attività artigianali, corsi di studio. Solo l’umanità dei ponzesi li aiutò a rendere l’esilio meno duro, prima che il regime interrompesse anche quella catena di solidarietà.

L’isola di Ventotene ("dove soffia il vento", 750 abitanti) vanta il carcere più antico, dove l’imperatore Nerone imprigionò la moglie Claudia Ottavia dopo averla accusata ingiustamente di adulterio. È a soli 2 chilometri a Est da Santo Stefano mentre Ponza è a 40 chilometri a Nord-Ovest. Il vecchio porto è ancora in attività, mentre il carcere è stato trasformato in case per le vacanze.

Ma capofila dei penitenziari del carcere duro è stata per 170 anni la piccola isola di Santo Stefano, che ha forma circolare e meno di 500 metri di diametro, con un’estensione di appena 27 ettari, e come Ventotene è riserva naturale. Il penitenziario ha avuto ospiti illustri e comuni, molti dei quali vittima di durissime condizioni di detenzione e spesso di violenze che portavano alla morte. Il carcere, a forma a ferro di cavallo con 99 celle tutte uguali di 4,50 per 2,20 metri, distribuite a raggiera su tre piani, più numerosi edifici di servizio, sorge sulla cima dell’isolotto. Il penitenziario fu progettato secondo un modello panottico che prevedeva un controllo visivo totale e costante dei detenuti, per ottenere il "dominio della mente su un’altra mente", come teorizzato nel trattato "Panopticon" (1787) del filosofo inglese Jeremy Bentham. La struttura circolare si sviluppava intorno a un cortile ed era ispirata ai gironi dell’Inferno dantesco.

Nel cortile avvenivano le punizioni corporali, vere e proprie torture che avvenivano sotto gli occhi di tutti i detenuti come ammonimento. Il penitenziario fu inaugurato il 26 settembre 1795 con i primi 200 detenuti, che presto divennero 600, il numero previsto a regime, e poi 900. È stato chiuso definitivamente il 2 febbraio 1965. L’isola è attualmente disabitata ma è possibile visitarla tramite imbarcazioni locali. L’unico edificio presente sull’isola è il carcere. Dalla chiusura a oggi è ancora vivace il dibattito sulla destinazione dell’antico e ormai storico manufatto, un unicum nel suo genere. L’isola è in vendita.

 

L’Asinara, perla di Sardegna riaperta dopo 115 anni

La bellissima e incontaminata isola sarda dell’Asinara ha una storia antica. Fino agli ultimi anni dell’Ottocento è stata abitata dai pastori sardi e dai pescatori liguri che l’avevano colonizzata. Poi, nel 1885, i 500 abitanti che si erano faticosamente ambientati sull’isola furono costretti a fare le valigie dalla legge firmata da Re Umberto che prevedeva l’esproprio dell’isola per la creazione di una colonia penale agricola e di una stazione sanitaria di quarantena. Durante la Prima guerra mondiale, l’isola fu utilizzata come campo di concentramento per migliaia di prigionieri serbi e austro-ungarici. Negli anni Ottanta la colonia penale fu trasformata in carcere di massima sicurezza e ospitò tra gli altri Raffaele Cutolo e Salvatore Riina.

Dal 1997 è Parco Nazionale e dai primi anni Duemila, dopo 115 anni di chiusura totale, ha aperto alle visite. L’isolamento ha permesso la preservazione di gran parte dell’ambiente naturale dell’isola, evitando la cementificazione e permettendo la nascita del Parco protetto popolato da oltre 650 specie animali, che includono l’asinello bianco.

Nei primi anni di apertura l’Asinara ha visto un flusso di circa 85mila presenze l’anno, che hanno permesso di sperimentare delle prime modalità di visita. Attualmente è abitata da poche persone che hanno l’alloggio per servizio e l’unico residente è Enrico Mereu, lo scultore dell’Asinara. È possibile raggiungere l’Asinara via mare da Stintino. Sull’isola ci si può spostare solo a piedi e in bicicletta, oppure sui fuoristrada dei tour organizzati. L’isola è montuosa, con coste alte e frastagliate, tra le quali si inframmezzano bellissime spiagge e cale (come cala Arena e cala Sant’Andrea). La vegetazione è caratterizzata dalla macchia mediterranea. L’accesso all’omonimo Parco è libero, con i servizi di visita effettuati da operatori autorizzati dal Parco stesso.

 

Favignana, la "farfalla" che diventò carcere di massima sicurezza

L’isola di Favignana, la "Farfalla", come viene chiamata per le sue due "ali" che sembrano dispiegate sull’azzurro del mare, deve il suo nome attuale al vento Favonio, mentre nell’antichità veniva chiamata Aegusa. In tempi recenti la sua storia è legata alla grande tonnara della famiglia Florio, la cui imponente mole domina ancora il paesaggio, vicino al porto. Il carcere sull’isola ha una storia antica, tutta dentro al castello di San Giacomo.

Il carcere è una componente storica dell’isola: a Favignana c’erano carcerati con i Borboni, con i Savoia, con Mussolini e ci sono ancora oggi. Centinaia di prigionieri furono portati qui quando l’Italia invase la Libia nel 1911. Volendo riassumere l’economia di Favignana si può dire che nei secoli si è basata sulla pesca, sul carcere, sul tufo e solo negli ultimi decenni sul turismo. Con la stagione del terrorismo armato, negli anni Settanta si decise di trasformare Castel San Giacomo in carcere di massima sicurezza. Nel 1975 i brigatisti reclusi organizzarono una rivolta asserragliandosi con degli ostaggi, fu chiamato il giovane giudice Giovanni Falcone ad affrontare e risolvere il problema. Vi fu anche un epico tentativo di fuga, alcuni prigionieri si nascosero all’interno del carcere e per alcuni giorni sparirono. Si pensò che fossero fuggiti, il super carcere fu messo in crisi, poi i fuggiaschi vennero ritrovati. La struttura carceraria era costituita da due blocchi, a pochi metri di distanza: la casa di reclusione (costruita intorno al castello di S. Giacomo) e il campo di lavoro.

Due blocchi militarizzati in mezzo ad un pittoresco paesino turistico. Ultimamente si è deciso di smantellare il carcere vecchio. Favignana è l’isola maggiore dell’arcipelago delle Egadi. Attualmente conta 3407 residenti. L’isola è circondata da acque limpide e trasparenti, le spiagge, di sabbia e ciottoli, sono bellissime. Particolarmente famosa la Cala Rossa che offre sia rocce che sabbia incastonate in un mare che abbraccia le sfumature che vanno dal blu al celeste. Favignana si può raggiungere da Trapani o da Marsala.

 

Pantelleria, la "Perla Nera" del canale di Sicilia

l’Isola di Pantelleria, più vicina alle coste della Tunisia che a quelle dell’Italia, è nota anche come la "Perla Nera" del Mediterraneo per via della pietra lavica su cui sorge: costituisce infatti la parte emersa di un edificio vulcanico i cui ultimi eventi eruttivi risalgono a circa 9000 anni fa mentre gli ultimi eventi sismici rilevanti sono datati alla fine del 1800. Tra le sue attrazioni archeologiche spiccano i celebri "dammusi", antiche abitazioni rurali oggi trasformate in comodi e suggestivi alloggi. Le coste frastagliate, bagnate da un mare cristallino, la ricchezza dei fondali, i versanti scoscesi coperti di colture a terrazze racchiuse da muretti a secco, fanno di Pantelleria un’isola splendida, celebre anche per la produzione del suo vino Passito. Pantelleria fu un punto strategico nel Mediterraneo per i Romani, poi venne occupata dagli spagnoli, che la trasformarono in colonia penale. La si può raggiungere in aereo o via mare. Il Castello di Barbacane, che domina il porto, è stato adibito a carcere fino al 1975 e ora è destinato a museo. Un tempo era infatti circondato interamente dalle acque del mare a e dotato di un ponte levatoio per i collegamenti con l’esterno. Originariamente costituiva un baluardo a protezione dei traffici marittimi dell’isola.

 

di Claudio Visani - La Repubblica, 10 settembre 2015

 


Scritto da: Redazione
(Leggi tutti gli articoli di Redazione)






 

Ultime Notizie Le ultime foto pubblicate
Poliziotto penitenziario assolto definitivamente: era accusato di associazione mafiosa ad una cosca di Lamezia Terme
Detenuto si libera dal controllo della Polizia Penitenziaria e muore gettandosi dal quinto piano durante un sopralluogo fuori dal carcere
Attentato in Vaticano sventato dalla Polizia Penitenziaria: detenuto marocchino voleva fare una strage
Detenuto in alta sicurezza aggredisce Poliziotto penitenziario dopo colloquio con i familiari nel carcere di Siracusa
Rivolta nel carcere di Velletri: Polizia Penitenziaria sul limite di usare la forza
Il carcere di Sala Consilina rimarrà chiuso: il Consiglio di Stato ha accolto provvisoriamente il ricorso del Ministero contro il TAR
Condannato per aver aggredito Poliziotti penitenziari nel carcere di Sanremo. Arrestato e riportato in carcere
Quattro detenuti evadono dal carcere minorile di Monteroni di Lecce: allarme dato in mattinata


La Polizia Penitenziaria in una foto", il primo album fotografico della Polizia Penitenziaria creato dagli appartenenti alla Polizia Penitenziaria stessa!

 Foto della Polizia Penitenziaria Inviaci le tue!

Più di 1.300 ricevute in un anno!

 


Commenti Commenti dei lettori

n. 2


Ti seguo

Di  Ordo▲  (inviato il 19/09/2015 @ 12:54:01)


n. 1


Se riaprono l'istituto penitenziario dell'Asinara...sono il primo a chiederne il trasferimento

Di  nexuno  (inviato il 18/09/2015 @ 11:59:11)




Scrivi un commento Scrivi un commento

Testo (max 1000 caratteri)

Nome

Link (Visibile a tutti)


Email (Visibile solo dall'amministratore)


Salva i miei dati per futuri commenti

Ricevi in email la notifica di nuovi commenti

I commenti sono moderati. Il tuo commento sarà visibile solo quando approvato.
Il seguente campo NON deve essere compilato.



Disclaimer
L'indirizzo IP del mittente viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione.

54.197.150.143


Pagina Facebook di Polizia Penitenziaria

Email Polizia Penitenziaria. Richiedila gratis o a pagamento




Tutti gli Articoli
1 La vecchia Zimarra di Regina Coeli a cena intorno al proprio Comandante Francesco Ventura

2 Commozione per la morte di due detenuti, ma la stampa omette di dire che uno aveva stuprato una bambina disabile e l''altro ucciso i genitori adottivi

3 Rosario Di Bella, Sovrintendente Capo della Polizia Penitenziaria è deceduto. Lavorava nel carcere di Imperia

4 Tre buoni motivi per cui la Polizia Penitenziaria non può essere sciolta come la Forestale

5 Come mi mancano gli Agenti di Custodia … allora non c’erano suicidi tra di noi … perché?

6 Focus su: batteri, virus e malattie infettive nella carceri. Poliziotti e detenuti a rischio contagio

7 Bologna: poliziotto penitenziario di 44 anni lotta tra la vita e la morte dopo essersi sparato un colpo di pistola alla testa

8 La sanzione disciplinare nei confronti del poliziotto penitenziario

9 Qualcuno ci aiuti a fermare la strage!

10 Statistiche delle carceri in Italia: i polli di Trilussa e i polli del DAP





Tutti gli Articoli
1 Agente Penitenziario si spara in bocca con pistola d''ordinanza mentre era in sala di attesa dell''ospedale. E'' in coma

2 Attentato in Vaticano sventato dalla Polizia Penitenziaria: detenuto marocchino voleva fare una strage

3 Rivolta nel carcere di Velletri: Polizia Penitenziaria sul limite di usare la forza

4 Detenuto si libera dal controllo della Polizia Penitenziaria e muore gettandosi dal quinto piano durante un sopralluogo fuori dal carcere

5 La nuova Legge che obbliga i Poliziotti a riferire ai propri superiori le indagini giudiziarie

6 Morì sotto il furgone della Polizia Penitenziaria: per la Procura responsabili autista e gli operai del cantiere

7 Quattro detenuti evadono dal carcere minorile di Monteroni di Lecce: allarme dato in mattinata

8 Dal carcere di Padova detenuto gestiva traffico di droga in Sicilia con computer e pizzini

9 Santi Consolo: senza la Magistratura di Sorveglianza potremmo spostare tutte le madri detenute in pochi giorni

10 Detenuto in alta sicurezza aggredisce Poliziotto penitenziario dopo colloquio con i familiari nel carcere di Siracusa


  Cerca per Regione