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L'abuso sui minori


Polizia Penitenziaria - L'abuso sui minori

Notizia del 02/02/2016

in Criminologia, Crimini e Criminali

(Letto 1354 volte)

Scritto da: Roberto Thomas

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l tema dell'abuso sui minori perpetrato da parte degli adulti è collegato strettamente alle problematiche del bambino che sia stato vittima di un reato commesso in suo danno e pertanto, in quanto persona offesa da un atto criminale, è studiato dalla vittimologia, che è la branca specialistica della criminologia in generale - e di quella minorile in particolare - che analizza la persona offesa dal delitto, in relazione alla singola fattispecie criminale, al fine di ottenere il suo recupero dal grave trauma subito, con un sostegno psicologico-affettivo mirato a tal fine, ed anche per comprendere meglio le motivazioni che hanno scatenato il gesto criminale del soggetto abusante (cosiddetta criminogesi) mediante la diretta testimonianza della vittima. Però la nozione di minore “abusato” è assai più ampia, comprendendo tutti gli “abusi” fisici, psichici, affettivi, morali e sociali compiuti su di lui dal mondo degli adulti anche non costituenti reato, come quelli derivanti dalla mancanza di cibo o acqua ovvero da patimenti inerenti a situazioni di guerra. 

Invero proprio il primo abuso che soffre un minorenne è la sofferenza per fame dalla nascita . A tal proposito i dati della FAO (l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite che combatte la fame nel mondo) sono convolgenti : tre milioni e centomila bambini, sotto i cinque anni, muoiono ogni anno sulla terra per mancanza di cibo o per cause connesse all'insufficiente alimentazione che cagionano il 45% della mortalità infantile generale. Più di sessantasei milioni di bambini in età scolare, nei Paesi in via di sviluppo, frequentano le lezioni a stomaco vuoto per carenze alimentari. Ciò in un quadro generale ancor più devastante in cui, sempre secondo i dati provenienti dalla FAO, circa ottocento milioni di persone (cioè una su nove della popolazione mondiale) soffrono la fame e vivono in situazioni di carenza di un accesso adeguato all'acqua e al cibo. Le cause di questo vero e proprio sterminio globale sono diverse e variano dalle mancata produzione e equa distribuzione degli alimenti (soprattutto in Africa), all'indice di natalità eccessivo, come succede in India e in Cina. Per quest'ultima nazione, di recente, il limite per le coppie sposate di avere un unico figlio (sanzionato con salate pene pecuniarie, e nei casi più gravi, anche con quelle detentive, come si evince dal mio libro “Il diritto di famiglia in Cina” Roma, Ianua, 2001) è stato aumentato a due per famiglia, segno che in Cina, grazie ad un'attenta politica demografica, si è progressivamente assai limitato quantitativamente il gravissimo problema di mortalità  infantile dovuta a mancanza di sufficiente alimentazione. 

Tale forma inquietante di abuso sui bambini, nella maggior parte dei casi, può essere considerata necessitata da una situazione familiare di profonda indigenza economica – sovente incolpevole con riferimento al solo singolo quadro familiare di riferimento – causato da oggettivi problemi di mancanza di risorse agricole primarie sufficienti (e di una loro corretta distribuzione) e anche da contigenze di politica internazionale di carenza di aiuto da parte dei Paesi “più ricchi” nei confronti di quelli “più poveri”. Forse per tale motivo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) - come riportano le “Linee guida in tema di abuso sui minori” redatte dalla Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (SINPIA), Erickson, 2007, pag. 9 - configura la situazione di abuso e di maltrattamento soltanto nell'inadempimento consapevole da parte dei genitori, tutori e altre persone che hanno la cura della vigilanza dei bambini, approfittando delle loro condizioni di privilegio, dei diritti dell'infanzia previsti dalla Convenzione ONU di New York del 1989 sui Diritti del fanciullo, in particolare di quello stabilito dall'art. 6, secondo cui: “1. Gli Stati Parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita. 2. Gli Stati Parti assicurano in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo dei bambini.”

Il “diritto inerente alla vita”, stabilito dalla precitata Convenzione per i soli fanciulli, è stato rettamente ampliato, per tutti gli esseri umani indistintamente, nella sua massima esplicazione di diritto fondamentale ad una sufficiente nutrizione, dal contenuto della Carta di Milano, redatta in occasione dell'Expo sul cibo e la nutrizione nel mondo, che si è svolta dal 1 maggio al 31 ottobre 2015 a Milano. In essa si legge: “I firmatari della Carta di Milano, nel sentirsi cittadini dello stesso pianeta, intendono assumersi impegni precisi per avviare un cambiamento nella gestione e distribuzione delle risorse naturali. Lo scopo della Carta è quello di sollecitare iniziative comuni tra cittadine e cittadini, membri della società civile, imprese e istituzioni pubbliche, affinchè alle generazioni future sia garantito cibo sano, sufficiente e nutriente. Per questo motivo i firmatari chiedono che il diritto al cibo sia contemplato come un diritto umano fondamentale e che i principi esposti nella Carta di Milano diventino pratiche comuni della collettività. Non è possibile un futuro sostenibile senza la consapevolezza che è necessario gestire le risorse di questo pianeta in modo equo, razionale ed efficiente...”

Col progredire dell'età, i maltrattamenti e gli abusi di bambini ad opera degli adulti si diversificano in molteplici inquietanti forme, definite nel IV Seminario Criminologico del Consiglio D'Europa, tenutosi a Strasburgo nel 1978, come : “gli atti e le carenze che turbano gravemente i bambini e le bambine, attentano alla loro integrità corporea, al loro sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di terzi” . Ne consegue che l'abuso e il maltrattamento si può realizzare sia con una condotta attiva (ingiurie, minacce, percosse, lesioni, atti sessuali violenti ecc.), ovvero mediante un' azione omissiva (abbandono, incuria, trascuratezza ecc.). Tali condotte, soprattutto se prolungate nel tempo, possono rappresentare un grave fattore di rischio per i bambini, potendo cagionare loro dei disturbi psicopatologici durante la maggiore età. 

Gli atti di abuso così definiti possono nascere in un ambito familiare ovvero in altro extra-familiare. A proposito del primo si passa così dal genitore alcolizzato o drogato che ripetutamente esercita sul minore una costante forma di violenza non finalizzata da motivi correzionali, ma per puro sadismo derivato dall'obnubilamento alcolico o da stupefacente, a quello, apparentemente normale, che ripetutamente “bastonando” la moglie per motivi di gelosia,  induce una gravissima violenza psicologica sui figli minori che assistono impotenti al “massacro” della propria madre. Una tipologia specifica di abuso è costituita dal maltrattamento subito dai piccoli nomadi , costretti ad andare a rubare da padri padroni, anziché frequentare la scuola dell'obbligo, come si è già ampiamente evidenziato nell'articolo sul tema, a mia firma, sul numero 231 di questa rivista del settembre 2015. 

Ma la casistica più grave, che rientra simultaneamente sia nella violenza psichica che in quella fisica, è l'abuso sessuale del minorenne commesso direttamente da una persona della famiglia, ovvero da terzi a cui viene avviato da un familiare (è quest'ultima l'ipotesi della prostituzione minorile prevista dall'art. 600 bis del codice penale, come è avvenuto, ad esempio, nel 2014 per il caso, che ha avuto a lungo gli onori della cronaca nazionale, della studentessa di quindici anni, mandata a prostituirsi con importanti personaggi della politica e degli affari (tra cui il marito dell'Onorevole Mussolini) dalla madre, nel quartiere Parioli di Roma, in collaborazione con un'altra amica sempre minorenne). 

Invero le mura domestiche costituiscono la genesi della tipologia più frequente di abusi sessuali in danno di minori, in cui in silenzio e nella passività assoluta la piccola vittima subisce le inquietanti e continue attenzioni sessuali - nella maggior parte dei casi, del padre o del patrigno, con la connivenza della madre, spesso preoccupata egoisticamente soltanto di “conservare” il compagno – e le violenze che solo in parte emergono all'attenzione delle autorità, magari dopo molti anni. Talora trattasi di abusi sessuali “mascherati”, per essere meglio accettati dalle innocenti vittime, quali i lavaggi dei genitali e l'applicazione di creme vaginali, ovvero il cosiddetto abuso assistito, che consiste nel far assistere i piccoli all'attività sessuale degli adulti presenti nella famiglia. E' chiaro che siffatti abusi sono il sintomo di inquietanti perversioni o situazioni fobiche-ossessive, talora di natura psicotica, che coinvolgono l'adulto responsabile e cagionano gravissimi danni psicologici alle innocenti vittime. Purtroppo l'abuso sessuale del genitore, in molti casi, si perpetua per molti interminabili anni, fino a quando la vittima, crescendo in età, può avere il coraggio di far trapelare la notitia criminis, o confidandosi con gli amici, ovvero con un insegnante, affidando, talora, la sua richiesta di aiuto, ad un tema scritto in classe, come sovente è successo. In ogni caso i danni alla personalità derivanti dall'abuso sessuale familiare sono devastanti : di frequente capita che la vittima, abusata per lungo tempo, entri in uno stato depressivo che perdura per tutta la sua esistenza e sia bisognosa di una lunghissima psicoterapia di recupero che, però, non sempre ottiene i risultati sperati. Chiaramente la gravità delle conseguenze è proporzionale alla lunghezza dell'esposizione agli abusi, aumentando con il loro perdurare nel tempo come già evidenziato. 

S'impone, pertanto, che i cosiddetti sintomi di abuso (disturbi del sonno, diuresi notturna, disturbi delle condotte alimentari, calo improvviso del rendimento scolastico, atti di autolesionismo, esplosioni emotive improvvise con pianto, crisi di rabbia o mutismo, iperattività e disturbi dell'attenzione o al contrario inibizione e tristezza ecc.) vengano rilevati dalla famiglia (ovviamente nel caso di abusi-extrafamiliari) e soprattutto dagli organi medici e scolastici quanto prima possibile. Un capitolo a parte è costituito dal
presunto abuso che viene denunziato ad arte, nei procedimenti di separazione, dal genitore affidatario del figlio minore a carico dell'altro , per impedirgli una regolare frequentazione con il minore. 

Tale fenomeno, in costante e allarmante incremento, viene costruito “a tavolino” da avvocati senza scrupoli che assistono legalmente genitori affetti dalla sindrome studiata negli Stati Uniti della P.A.S. (acronimo che significa : parents alienation sindrome, cioè sintomatologia da alienazione genitoriale), che – pur non essendo ancora ufficialmente riconosciuta dall'associazione psichiatrica internazionale - consiste in comportamenti gravemente denigratori dell'altro genitore, attuati in presenza dei figli minori, per screditarne la figura, falsificando spesso la realtà che viene introiettata dai predetti.

Si è stimato che circa 80% di tutte le violenze sessuali in danno di minorenni venga consumato da adulti Nella foto: un bambino spaventato all'interno della famiglia (dato Eurispes, contenuto nel 9° Rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza) .
E' questa una elevatissima percentuale assolutamente inquietante che indica, sociologicamente, un indicatore di una famiglia gravemente “malata” (come ebbi a definirla nel mio libro “Le adozioni” pag. 28, Buffetti Editore, 1989), che non solo “produce” dei minorenni che possono commettere reati, rilevandosi come concausa di tali comportamenti criminali, ma pure li vittimizza rendendoli schiavi di terribili e ripetuti abusi sessuali che non solamente deturpano l'integrità del loro corpo, ma scavano a fondo in maniera negativa nella loro anime, rendendoli gravemente depressi e alle volte con tendenze suicidiarie. 

Nel campo degli abusi-extrafamiliari i fenomeni drammatici di abuso minorile sono i più svariati. Emerge quantitativamente lo sfruttamento sessuale dei minori che diventa sovente anche una vera e propria riduzione in schiavitù dei piccoli per fini sessuali (si pensi alle prostitute di otto anni thailandesi che alimentano un ricco turismo sessuale, o al traffico di prostitute minorenni straniere che sono schiavizzate da delinquenti senza scrupoli con violenza, dopo averle fatte venire in Italia con il miraggio di un lavoro assicurato). Emergono, inoltre, anche molti abusi sessuali extrafamiliari in danno di bambini e bambine che si realizzano sovente in situazioni di mancanza di controllo familiare adeguato e carenza affettiva che inducono il minore ad accettare le attenzioni affettive di un estraneo a fine di pedofilia. 

Sta prendendo sempre di più drammatica importanza, altresì, il fenomeno dell' inquadramento coartato di minorenni in gruppi paramilitari (ad esempio, è assai inquietante il recente fenomeno dell'utilizzo, da parte del cosiddetto, autoproclamatosi, califfato isis, di bambine foderate di esplosivo, “immolatesi” in attentati terroristici, oppure il caso di bambini di diecidodici anni video-ripresi mentre ammazzano con un colpo di pistola alla nuca o con una coltellata alla gola degli ostaggi). Di più le associazioni criminali organizzate italiane (di stampo genericamente definito mafioso) assoldano sovente nella loro organizzazione dei minori di quattordici anni, sfruttandoli, per la loro mancanza di responsabilità penale a motivo dell'età (ex art. 97 del codice penale), come manovalanza per la commissione di reati (vendita di oggetti falsificati, furto, fino a quelli di più grave allarme sociale, quale la rapina, lo spaccio della droga e l'omicidio), “rubando” la loro infanzia, come si può leggere nel bel libro di Pina Varriale “Ragazzi di camorra” Edizione Piemme, 2007. 

Da ultimo, senza alcuna pretesa di completezza, occorre sottolineare anche lo sconcertante fenomeno della uccisione di adolescenti per l'espianto di organi da rivendere illegalmente a caro prezzo per il loro trapianto su ricchi ammalati. La valutazione dell'esistenza di un abuso minorile deve essere fatta attraverso una valutazione diagnostica integrata, sia dal punto di vista medico generale e medico legale, che psicologico-psichiatrica, nonchè psico-sociale. La diagnosi medica - premessa una descrizione di anamnesi anteatta della presunta vittima minorile di abuso, e nella finalità di evitare qualsiasi eccessiva e inutile invasività nella sfera della naturale riservatezza del bambino - deve procedere, mediante un esame obiettivo, ad identificare lo stato nutrizionale generale, eventuali lesioni fisiche, recenti e pregresse, soprattutto relative alla parte genitale e anale (queste ultime particolarmente approfondite nel caso di sospetto abuso sessuale, in cui necessita anche la eventuale raccolta di tracce di materiale biologico presenti sul corpo o sugli indumenti della vittima), anche con l'ausilio di una diagnostica per immagini. 

La diagnosi psicologico-psichiatrica comprende - oltre all'anamnesi psicologica atta a rilevare i segni clinici che si possono ritrovare più facilmente nei vari tipi di abuso minorile - i colloqui clinici con il bambino e i suoi genitori (per questi ultimi è importante analizzarli mediante un modello valutativo della qualità delle cure genitoriali, ideata da I. Wilkinson in “The Darlington family assessment system : Clinical guidelines for practitioners” , in Journal of Family Therapy, 2000, vol. 22, n. 2, p. 211) e la somministrazione al medesimo di test proiettivi, consistenti in osservazione del gioco del piccolo e della sua relazione con i genitori e in protocolli diagnostici standardizzati (checklist di comportamento : CBCL,TRF, YSR, KDSADS, PTSD Inventory ecc.). L'indagine psico-sociale (svolta dai servizi sociali territoriali in collegamento con i Consultori sociofamiliari dei comuni, le strutture ospedaliere, i Servizi di salute mentale per l'età evolutiva e i centri per le tossicodipendenze) deve, invece, verificare le condizioni di vita del minore nella sua famiglia e nel contesto sociale di pertinenza, identificando eventuali fattori di rischio psico-sociale presenti nel precitato contesto. Se da questa analisi integrata emergono gravi indizi di abusi sul minore che configurano dei reati penali, è obbligatorio (ai sensi dell'art. 331 del codice di procedura penale) riferire al pubblico ministero competente detta notitia criminis, al fine di farlo procedere all'inizio dell'azione penale giudiziaria nei confronti degli autori dei precitati abusi. In questo scenario assai negativo sorgono molti interrogativi sugli interventi di prevenzione concreta a tutela di questi minori abusati. 

Sicuramente la politica di pubblicizzare al massimo singoli episodi denunciati all'autorità è utile per spingere coloro che soffrono purtroppo di simili comportamenti da parte di adulti ad una tempestiva manifestazione esterna di essi, anche indirettamente, ad esempio comunicandoli a terze persone. In tal senso appare estremamente utile il protocollo d'intesa siglato fra l'Autorità Garante Nazionale per l'Infanzia e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza il 10 dicembre 2013, atto a rendere più efficace l'azione di prevenzione e contrasto alle violazioni dei diritti dei minori di età. Per vincere poi le inevitabili resistenze psicologiche ad aprirsi con fiducia alla denuncia, soccorre anche il sistema dei vari centralini telefonici di ascolto (“telefono azzurro”, “telefono rosa” ecc.) per una comunicazione mirata e, talora, anonima, ma sempre dotata della possibilità di collegarsi alle varie Procure per i minorenni presso i relativi Tribunali, autorità giudiziaria competente, in prima battuta, per gli interventi urgenti di recupero dei minori abusati. 

Il web, poi, con la sua globale capacità comunicativa, potrebbe diventare il principale canalizzatore delle sofferenze dei minori abusati attraverso una richiesta di aiuto che potrebbe filtrare attraverso le maglie della rete ed essere immediatamente rigirata da coloro che la ricevono all'autorità competente. Così oltre al “ciattare” alle volte notizie insignificanti e talora veramente “stupide” fra coetanei, amici e tutti gli altri anonimi frequentatori del web (cosiddetti internauti), il web potrebbe diventare, in tal maniera, un utilissimo veicolo di conoscenza di situazioni di grave abuso che coinvolge dei minorenni. 

A tal proposito sarebbe opportuno costituire sempre di più dei siti informatici “mirati”, pubblicizzandoli adeguatamente (al pari dei precitati telefoni “azzurro”, e “rosa” ) , in grado di poter “ascoltare”, anche garantendo l'anonimato, gli sfoghi disperati di tanti adolescenti, bisognosi di conforto e sostegno (come ad esempio il 9,9% degli adolescenti che visitano i siti sull'anoressia e il 4,9% di quelli che guardano i siti sul suicidio con consigli annessi, secondo gli inquietanti dati forniti dalla “Indagine conoscitiva sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia nel 2012” realizzata da Telefono Azzurro ed Eurispes).

 


Scritto da: Roberto Thomas
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