Gennaio 2017
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La festa del Corpo nasce a tavola


Polizia Penitenziaria - La festa del Corpo nasce a tavola

Notizia del 01/04/2016

in Accadde al penitenziario

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Scritto da: AppuntatoCaputo

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La Festa del Corpo per il bicentenario è alle porte e nelle attese di qualcuno l’evento sembra quasi sorpassare l’analoga celebrazione prevista per il prossimo maggio. E’ stato persino pensato un Comitato, come quelli che si aggirano per i piccoli Paesi in occasione del Santo Patrono.

Tante le aspettative: chissà quali effetti speciali saranno messi in campo; chissà quale bella sorpresa salterà fuori dal cilindro del mago per render indimenticabile questa bella circostanza!

Basterebbe poco: sarebbe alquanto speciale se in una similare occasione potesse riproporsi quell’atmosfera sentita e partecipata che si respirava, fino a qualche anno fa, in occasione dell’annuale del Corpo nei periodi precedenti l’organizzazione.

Non una sterile riproposizione, tutt’altro!

Sarebbe un vero e proprio revival, un toccasana per quello spirito di Corpo ormai perso nei corridoi scuri e nelle sezioni anguste dei penitenziari, tra gli assembramenti di detenuti spesso ingestibili.

Già, perché proprio da ciascun penitenziario partirebbe un collega, il migliore tra quelli in servizio nelle rotonde, nei padiglioni e nelle garitte, scelto accuratamente dal Comandante del Reparto dopo il superamento di una serie di test: primo fra tutti, la fierezza nell’indossare l’uniforme nel quotidiano e non solo in particolari occasioni!

In secondo luogo, perché non meno importante, la scelta ricadrebbe sul collega con il più rilevante bagaglio d’esperienza, tassativamente fatto di vita quotidiana, trascorsa tra il disagio sociale e le carenze del sistema, e costruito respirando quell’aria spesso rarefatta delle sezioni. Requisito minimo imprescindibile, dunque, è l’aver percepito il freddo delle chiavi d’ottone giallo e l’aver sentito il suono dei cancelli chiudersi alle spalle quando, per prender servizio, diventa inevitabile attraversare più sezioni  

Tutti provenienti da un istituto penitenziario, insomma, quasi fosse la carica dei “206” su Roma!

Tutti schierati in quella assolata piazza d’armi alla viglia del ferreo addestramento, in attesa della solenne ramanzina, spesso presagio di qualche marachella di gruppo, e tutti ben istruiti sulla necessità di non costituire particolare esborso per l’Amministrazione!

E d’altro canto quel “vitto ed alloggio a carico dell’Amministrazione”, filosofia di base, è di per sé l’humus più importante per la buona riuscita della Festa: l’impossibilità di andare a cena fuori e l’eguale antipatia per la mensa fa nascere il gruppo spingendo i più ad organizzare cene fai da te, soprattutto di lunedì di ritorno da casa, nei corridoi della caserma, proprio in quell’ala della palazzina meno piena di persone.

Ognuno, su quei tavoli, piano piano mette la propria energia, il proprio ingegno e la propria arte: il ragù della nonna fatto la domenica precedente, il vino dello zio appena spillato, i taralli pugliesi della mamma, il salame calabrese ed i cinque tipi di dolci locali: che “doloroso” dovere!!!!

Ogni boccone unisce, fa ridere, affiata! Rende ilare anche la fatica della marcia in piazza d’armi con quell’istruttore che non è più solo tanto antipatico e che, pian piano, diventa membro del gruppo ….. e della tavola!

Ogni forchettata lega le esperienze con un unico filo che passa all’interno delle patrie galere e tra le mille peripezie vissute e, fortunatamente, superate.

A tavola, ognuno racconta di sé, sorride dell’altro, rincontra vecchie conoscenze e tutto d’un tratto rivive il mito di colleghi leggendari noti, per gesta, e tramandati di bocca in bocca.

La tavola lega gli sforzi di tutti ed attiva una bella sinergia, che tornerà utile durante la marcia. La sfilata del gran giorno sarà molto più che una parata: ognuno si sentirà parte di qualcosa di più di un misero assembramento ed andrà in scena un bello spettacolo carico di emozione.

La vera Festa del Corpo, dunque, nasce a tavola, in caserma e nulla possono, su essa, la carenza di risorse e la paura di sbagliare: in fondo nulla può essere più difficile di quello che quotidianamente ciascuno ha vissuto in prima linea, all’interno delle sezioni. 

Poco importa se il tempo scorre veloce; poco conta se in poco più di sette giorni debba farsi un gran miracolo per uniformare quei figli di un percorso ‘militare’ difforme, poco avvezzi a tanta forma e sempre inclini a perder tempo!

La “tavola” sa fare di più! Rende orgogliosi del proprio vissuto e negli anni a seguire, nelle occasioni di incontro, sarà fonte di bei ricordi che serviranno per dimenticare i bocconi amari del ritrovato quotidiano!

Sulla tavola, insomma, si fonda la sostanziale riscossa, la vittoriosa esecuzione della parata figlia dei tanti momenti difficili passati in sezione!

Da qualche anno la crisi ha tarpato le ali a questo spirito: in nome del risparmio non si attinge più alle patrie galere e si affida ai nuovi allievi l’onere di calcare i sampietrini. Buona l’idea, perché trattasi senz’altro di giovani leve, più performanti, meno appesantite e più disponibili alla fatica fisica.

Manca però il collante, quel vincente spirito di Corpo, quello vero, nato nel quotidiano combattere da questa parte del cancello che resterà impresso per sempre nelle emozioni di ciascuno e che fa, di una parata, un emozionante spettacolo.

Manca l’aver raccontato, davanti ad una nduja, della rissa scoppiata nel cortile passeggi nel giorno di Natale appena cinque minuti prima di smontare!

E se manca questo collante poco altro servirà per fare una bella figura.

Speriamo che dal cilindro del mago possa uscire questa bella sorpresa: il rispristino di quella usanza secondo la quale le emozioni sono portate in parata dagli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio, presso gli istituti, da anni e tutti i giorni.

 


Scritto da: AppuntatoCaputo
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Commenti Commenti dei lettori

n. 8


Condivido in pieno l'articolo ed i messaggi che vi seguono. Sono soprattutto questi i momenti che riescono a rafforzare lo spirito di Corpo e che bisognerebbe cercare di riaccendere sempre! Ed a tal proposito mi piace ripetere a gran voce un passo di quest'articolo, nel quale credo davvero sia la chiave essenziale: " quel vincente spirito di Corpo, quello vero, nato nel quotidiano combattere da questa parte del cancello che resterà impresso per sempre nelle emozioni di ciascuno e che fa, di una parata, un emozionante spettacolo." Un caloroso buon lavoro a tutta la Polizia Penitenziaria d'Italia!

Di  AGENTE SARA  (inviato il 03/04/2016 @ 12:03:07)


n. 7


Salvo sei mitico.
Questa estate se posso passo a trovarvi, saluta tanto tua moglie Carmela.
Come fa ancora a sopportare questo tuo modo di essere masculu!

Di  Angela  (inviato il 02/04/2016 @ 11:11:17)


n. 6


DEDICATO A TUTTI I NOSTALGICI

Ricordo il collega Porcu che portava sempre il salame ed il formaggio SARDO di suo nonno. Che tempi picciottiiiiii.
Altri invece i dolci tipici da parte di Michele dalla provincia di Catania, che in parte comprava, altri invece fatti da sua mamma Pinuccia. E poi c'era un Assistente Capo ANZIANISSIMO di cui non ricordo più il nome che portava sempre le friselle con il pomodoro fatto al momento e poi litri e litri di vino. Minc......che tempi ragazzi.
Ricordo un 26 Dicembre del 1989, abbiamo arrostito il maialeddu Sardo ed altro per ore, c'era pure il comandante e tutti i sottufficiali al seguito.
Poi c'era Nino dalla Piana degli Albanesi che portava i cannoli più buoni che ho mangiato in vita mia.
Se qualche picciuttieddu stasera si indigna è meglio che cambia aria, perchè nunnè serata, sono troppissimamente nostalgico di quei tempi e dell’amicizia pura che legava tanti di noi in servizio e fuori dall’orario di lavoro.
Poi c'era quel vecchio detto che recitavamo tutti i santi giorni e che ancora oggi è validissimo.
Si lavora e si fatica per la panza e per la.....
Minc....picciotti mi uscì di prepotenza scusate tanto!!!

Lo so non si dovrebbe più parlare e pensare così ma che volete io non ho fatto le scuole alte come certi dutturi con le mani delicate.
Ancora oggi zappo la terra lasciatami da mio padre, dalla quale ricavo dei prodotti di eccellenza che consumo in famiglia e regalo solo ai più meritevoli della mia sana sincera e disinteressata amicizia di contadino e Poliziotto Penitenziario.
Scherzi a parte “carissimi” come dice qualcuno, onoro la mia divisa ed il Corpo di cui faccio parte tutti i giorni cercando di fare bene il mio sporco mestiere fino all’ultimo giorno di servizio.
Certo se qualcuno mi interpella per andare a Roma per la festa del Corpo è meglio che lo faccia subito così mi metto a dieta stretta. Me che dico stretta…..STRETTISSIMA!
Tranquilli che la bella figura è assicurata. Ci porto certe prelibatezze al Dipartimento che si alliccano pure i baffettini! Ihihihihi….se….se….se…..aspetta ammia!!!! ihihihi
Mi sono divertito, ora basta però mi venne sonno potente.
Domani di buon ora.
p.s. Ogni tanto se potete sporcatevi le mani di terra, piantate un alberello, una pianta, aiuta a capire che li si dovrà tornare prima o poi.

Di  Salvo Catarella  (inviato il 01/04/2016 @ 21:23:39)


n. 5


POETICO!!!

Di  miguel cervantes  (inviato il 01/04/2016 @ 20:16:54)


n. 4


Arruolato nel lontano 1983 ricordo le Feste del Corpo nell’Istituto ed era una cosa bella, e davvero aggregava tutti, giovani e anziani, come dice l’articolo, appunto aggregava. Fino a qualche anno fa girando per i vari uffici, e all’interno dei reparti, non potevi non notare il famoso Calendario del Corpo, ma che dico, i numerosi Calendari messi in bella mostra rigorosamente con gli anni che si susseguivano. Ora NON esiste più, nel senso che nessuno li espone più , almeno nella realtà dove presto servizio, e per dirla tutta rimangono pacchi di Calendari non ritirati, qualcuno dovrebbe farsi delle domande. A mio modesto parere, la stragrande maggioranza di noi, stanchi e anziani, tirano SOLO a campare abbandonati nelle sezioni detentive, da tutti, ma proprio tutti. Quindi essere scelti per cosa, per sfilare per qualcosa in cui in molti non credono più, e nemmeno si sentono tutelati, ma speriamo di no, finito il turno ci rilassiamo a casa, piuttosto fate sfilare i colleghi che non sono logorati dal servizio in un Istituto. Chi scrive, fa rigorosamente servizio all’interno della miniera. E’ chiaro che molti non la pensano come me, ed è giusto così, ma sinceramente penso di esprimere quello che pensano molti Poliziotti Penitenziari.

Di  Mario64  (inviato il 01/04/2016 @ 18:46:47)


n. 3


ci sta sul albun il corso 79 cairo motenotte

Di  pietro paolo  (inviato il 01/04/2016 @ 16:36:55)


n. 2


Nel nostro piccolo, si fa ancora. Le cene a base di prodotti locali provenienti da più regioni. Quelli sono i momenti più intensi ed aggreganti. Questo articolo l'ho stampato perché esprime a pieno il nostro passato.
Forse oggi lo vogliono solo i più anziani, con tutta la fatica che costa mettendosi di traverso con alcuni giovanni dottori che non capiscono l'importanza di questi momenti.

Di  Sovr.te Capo  (inviato il 01/04/2016 @ 13:03:33)




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