Aprile 2018
  Scarica il file .pdf del numero della Rivista Aprile 2018  
  Archivio riviste    
La lingua segreta dei tatuaggi sulla persona detenuta


Polizia Penitenziaria - La lingua segreta dei tatuaggi sulla persona detenuta

Notizia del 24/04/2018

in Diritto&Diritti

(Letto 2387 volte)

Scritto da: Giovanni Passaro

 Stampa questo articolo     Leggi i Commenti Commenti dei lettori


Da una ricerca svolta presso le carceri romane di Regina Coeli e Rebibbia femminile, in tema di “tatuaggi sulla persona detenuta”, è emerso come la modalità di comunicazione non verbale della popolazione detenuta nel corso degli anni ha subito una profonda trasformazione.

In passato, tatuarsi in carcere ostentava l’essere stato in “galera” (anche perché i tatuaggi realizzati con il metodo della "puntura a mano" creavano segni distintamente imperfetti, quindi con un aspetto più primitivo), rappresentava motivo di orgoglio, ovvero, intimava rispetto nel gergo carcerario ed incuteva timore nelle persone della società libera.

Le prigioni sono state per molto tempo luogo di prova per alcuni detenuti che praticavano l’art tattoo per avere in cambio favori materiali o protezione da parte di altri carcerati.

Ovviamente i tatuatori che realizzavano i loro lavori in galera non avevano a disposizione le strumentazioni adatte, né gli inchiostri adeguati alla realizzazione di tatuaggi così come siamo abituati a vederli.

Per questo motivo i tatuaggi realizzati in carcere erano ben distinguibili da quelli professionali; si trattava infatti di disegni eseguiti con tratti incerti e con pigmenti scadenti che scolorivano facilmente e presentavano sfumature assolutamente imprecise e decisamente poco estetiche.

Il segno distintivo per documentare il passaggio nelle patrie galere era il tatuaggio, una vera e propria cultura, nonché, segno di autoespressione; tra gli esempi più significativi si annoverano i “cinque punti della malavita” (quattro punti con uno al centro) sul dorso della mano atti a rappresentare l’essere chiuso tra le quattro mura della cella.

La posizione di questo tatuaggio permetteva di esternare l’appartenenza alla criminalità organizzata all’atto della stretta di mano con le persone con cui si veniva in contatto.

In sostanza, il soggetto che possedeva il tatuaggio appariva compiaciuto dal tributato rispetto e ammirazione chiaro segno di soggezione.

C’era una suggestione esoterica latente, un’atmosfera d’iniziazione, che prendeva la testa e solo dopo la pancia dell’osservatore che, se aveva il coraggio di non fuggire spaventato, si trovava inevitabilmente ad interrogarsi, a porsi domande, con il timore e la riverenza dovuti, come di fronte ad un alchimista, un essere superiore.

Oggi, la “cultura detentiva” si è dovuta conformare al progresso tecnologico che con il diffondersi delle telecamere di sorveglianza risentiva dei tatuaggi come segno di riconoscimento per gli investigatori.

Quindi nei tempi moderni tatuarsi simboli “vicino” alla cultura criminale, quali farfalle (simbolo di libertà), la bara (espressione di “meglio morto che infame”, non tradire, non fare nomi), ecc. è considerato, dagli ambienti malavitosi, come atteggiamento immaturo e gradasso.

Infatti, la criminalità organizzata nell’accurata selezione dei propri adepti predilige persone incensurate, che non attirino l’attenzione delle forze dell’ordine per portare a termine malaffari.

Un tempo, tatuarsi era proprio di criminali e marginali.

Oggi, è un comportamento mainstream, non senza qualche riserva, anche perché le tecniche di realizzazione del tatuaggio in carcere sono migliorate con l’utilizzo improprio dell’impianto elettronico del lettore mp3 per la costruzione delle macchinette artigianali, nonostante il divieto posto dal regolamento sull’ordinamento penitenziario, con il conseguente risultato che è quasi impercettibile all’occhio umano la differenza tra tatuaggi eseguiti da un professionista e quelli realizzati in carcere.

Il tatuaggio è diventato un vero e proprio fenomeno di massa, conservando il sapore di una piccola ed eccitante trasgressione. 

In un certo senso ha abbandonato le motivazioni ‘magiche’ e ‘curative’ delle origini, un passaggio rituale che nasceva da un’esigenza di ribellione, ma anche dal desiderio di segnare una propria trasformazione o il desiderio di un cambiamento radicale.

Il tatuaggio oggi sembra avere le stesse motivazioni che aveva nelle popolazioni primitive: viene fatto per motivi estetici ma anche per comunicare, esprimere l’appartenenza ad un gruppo ed esorcizza le paure.

E’ un segno che esprime qualcosa di sé agli altri, racconta un frammento di vita, un’attitudine, un sentimento.

I segni sulla pelle lasciano intravedere la personalità.

Attualmente si sceglie il tatuaggio, infatti, come autentica celebrazione dei propri gusti e del proprio modo di essere, oltre che manifesto dei propri personali eventi di vita.

Il tatuaggio può considerarsi come una “cicatrice del proprio essere”, ovvero, il simbolo tatuato sulla pelle riesce a tirare fuori quello che si ha dentro trasformando il proprio corpo come strumento di comunicazione, vi è una sorta di riappropriazione di esso.

Abbellire il proprio corpo, dunque, “indossando” un tatuaggio, per stupire e stupirsi della bellezza di un disegno personale, sentito, che suscita le profonde emozioni di chi ha deciso di sfoggiarlo.

Quindi è provato che il tatuaggio ha prevalentemente una funzione estetica, un ritorno al passato, cioè come forma di abbellimento della persona, un po’ come il trucco usato dalle donne. 

Anche la scelta del disegno e della parte del corpo da tatuare possiede un carattere comunicativo interpersonale importante, non è mai casuale ma rimanda al mondo dei simboli e fa emergere quello che è nascosto all’interno dell’individuo, il suo vero carattere. 

Ci sono, infatti, tatuaggi che assolvono una funzione pubblica, in parti del corpo ben visibili e quindi costantemente sotto gli occhi altrui e quelli che al contrario sono in zone nascoste da mostrare in momenti di intimità. Per motivi diversi, certo, ma per un unico grande desiderio: poter dire agli altri ciò che si è, senza bisogno di parole e solo grazie alla portata universale del linguaggio delle immagini.

Altro aspetto significativo è dato dalla constatazione che il tatuaggio non evidenzia più alcuna appartenenza a clan come in passato o in analogia alla linea gerarchica della criminalità organizzata. Per una minoranza di delinquenti per tendenza la scelta di tatuarsi in un detenuto è più profonda, non sempre bisogna soffermarsi su motivazioni generiche, l’inchiostro che attraverso la propria pelle entrando nel copro è indicatore di malessere, sofferenza o comunque, rimorso verso una particolare scelta di vita costretta anche da vizi ma principalmente dal contesto sociale. 

Quindi tatuarsi assurge ad una forma di comunicazione non verbale, ma in alcuni casi, un ricordo quasi indelebile, da tenere a vita e da nascondere alla vista altrui. 

Può dirsi come un sentire se stessi e prostrare il disagio causato dall’essere delinquente che appare come ravvedimento la decisione di rimuovere il tatuaggio, come a voler nascondere il proprio vissuto macchiato da una cattiva esperienza. 

Pertanto, è limitata per queste tipologie di detenuto l’associazione del tatuaggio ad un segno di moda o tendenza del momento storico, poiché appare come “scrivere qualcosa che non gli appartiene”. 

Ovvero, l’immagine del tatuaggio concede una percezione di status “...per comunicare a persone intelligenti quando vado in giro e vedo persone con tatuaggio chiedo la motivazione che li ha spinti a farlo e mi accorgo pure che tante volte, cioè non è che giudico, però, vedo subito di star a parlare con una persona che mi appartiene, vera insomma”. 

Altra esternazione da parte di un detenuto che fa riflettere o, almeno, ha colpito l’interesse quando è stata chiesta l’elaborazione del pensiero sulla necessità di tatuarsi, l’intervistato ha riportato: “Secondo voi, chi è che rovina l’Italia? Quelli in giacca e cravatta o quelli con i tatuaggi?”.

Per concludere, il tatuaggio ha perso il significato di anima che aveva in passato, si ha di fatto un uso improprio di certi simboli che nel contesto penitenziario esprimono altro, viene fatto dal detenuto comune (media sicurezza), i soggetti con alto spessore criminale (art. 41 bis O.P.) tendono a nascondere il proprio essere, quindi non fanno tatuaggi, anzi cercano di avere un linguaggio anche forbito, al fine di celare e non far identificare il proprio status. 

Dallo studio si prova che in generale i tatuaggi sono “segno di suggestibilità, di mentalità inferiore, di educazione incompleta”; che non vi sono relazioni tra gravità del delitto, recidiva e tatuaggio; che l’istruzione influenza il tatuaggio.

 

 


Scritto da: Giovanni Passaro
(Leggi tutti gli articoli di Giovanni Passaro)






 

Ultime Notizie Le ultime foto pubblicate
Alfonso Bonafede, chi è il ministro della Giustizia proposto da M5S e Lega
Un busto di Giovanni Falcone al carcere di Massama
I radicali difendono la Direttrice di Poggioreale:Pessimo il servizio delle Iene. La cella zero non esiste più
Video intervista Teleroma 56 a Maurizio Somma Segretario Regionale (sappe)
Braccialetti anti-stalker: Fastweb spiega come funzionano.
Violenza a Poggioreale, il cappellano: Ingiusto accusare la polizia di abusi
Totoministri: ecco il possibile ''listone'' del Governo Lega-5 Stelle. Alfonso Bonafede ‘corre’ per il Ministero della Giustizia
Fiammetta Borsellino accusa il DAP: ignorata la richiesta di incontro con i boss Graviano


La Polizia Penitenziaria in una foto", il primo album fotografico della Polizia Penitenziaria creato dagli appartenenti alla Polizia Penitenziaria stessa!

 Foto della Polizia Penitenziaria Inviaci le tue!

Più di 1.300 ricevute in un anno!

 


Commenti Commenti dei lettori

n. 6


Quando uscirà l'articolo la lingua segreta dei lecchini.
Grazie

Di  Anonimo  (inviato il 27/04/2018 @ 17:36:33)


n. 5


Viene subito da chiedersi : " un tatuaggio? ! Si ma quale tatuaggio? ! Facile ! Un disegno la cui linea sia uniforme e deserta , un disegno la cui linea si è tradotta a suo tempo in corpi .
Un tatuaggio non ci indica il " come " della nostra azione ma il " perché "
Di viva la creatività

Di  Viva la creatività  (inviato il 25/04/2018 @ 11:59:35)


n. 4


Ma allora sarà il caso che l'autore dell'articolo ci illustri sui tatuaggi dei colleghi e magari ci illumi al riguardo.

Di  Anonimo  (inviato il 24/04/2018 @ 19:52:12)


n. 3


Chissà quanto studio per sfornare l'articolo dei tatuaggi.

Di  Anonimo  (inviato il 24/04/2018 @ 18:20:50)


n. 2


Articolo che non fa notizia sicuramente estrapolato in qualche trasmissione SkY dai carceri USA .

Di  Anonimo  (inviato il 24/04/2018 @ 14:19:32)




Scrivi un commento Scrivi un commento

Testo (max 1000 caratteri)

Nome

Link (Visibile a tutti)


Email (Visibile solo dall'amministratore)


Salva i miei dati per futuri commenti

Ricevi in email la notifica di nuovi commenti

I commenti sono moderati. Il tuo commento sarà visibile solo quando approvato.
Il seguente campo NON deve essere compilato.



Disclaimer
L'indirizzo IP del mittente viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione.

54.81.78.135


Pagina Facebook di Polizia Penitenziaria

Email Polizia Penitenziaria. Richiedila gratis o a pagamento




Tutti gli Articoli
1 In memoria di Rocco D''Amato, ucciso nella Casa Circondariale di Bologna da un detenuto il 13 maggio 1983

2 Fermate il mal di vivere dei poliziotti penitenziari!

3 Dopo aver depotenziato il regime detentivo, ora si vogliono metter fuori altri detenuti

4 La festa per ricordare che cos’era la Festa del Corpo. Santa Rita della Rosa nel Pugno al posto di San Basilide?

5 Ma la mobilità dei direttori quando la fanno?

6 Poliziotto penitenziario condannato a tre anni di reclusione per stalking: minacciava un collega, la moglie e i figli

7 La perquisizione straordinaria

8 Il Ministro Orlando dice che la situazione delle carceri è sotto controllo. Non ha dati aggiornati o non vuole spaventare gli italiani?

9 Sorveglianza dinamica …. quando al Dap si rifanno il maquillage senza trucco e parrucco

10 Operazione Nucleo Cinofili a Regina Coeli: rinvenimento droga e arresto





Tutti gli Articoli
1 Nuovi sconti per gli appartenenti alle Forze Armate e agli operatori della Giustizia L''iniziativa rivolta a 500 mila persone consente di risparmiare fino a tremila euro l''anno

2 Sospeso lo stipendio a Sissy Trovato. La rabbia del padre: Le istituzioni l’hanno lasciata sola

3 Stipendi comparto Difesa e Forze dell''Ordine, arretrati a maggio, ecco le cifre

4 Riforma Carceri: Orlando getta la spugna

5 Forze Armate e di Polizia: ecco cosa prevede il contratto di Governo Lega-M5S

6 Detenuto scatenato a Santa Bona: feriti cinque agenti di Polizia Penitenziaria

7 I Carabinieri Nas alla Dozza. Mensa della penitenziaria nel mirino

8 I giudici litigano tra loro, 28 boss e affiliati escono dal carcere

9 Alfonso Sabella: Ho pensato al suicidio. Condannato a morte dallo Stato

10 Caso Cucchi, carabiniere accusa colleghi: "Dopo botte scaricarono su penitenziaria"


  Cerca per Regione