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La sorveglianza a vista in carcere: la criticità di un servizio che non può ricadere sulla Polizia Penitenziaria


Polizia Penitenziaria - La sorveglianza a vista in carcere: la criticità di un servizio che non può ricadere sulla Polizia Penitenziaria

Notizia del 20/07/2016

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Scritto da: Agente Sara

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Per chi vive la realtà del carcere, ben conosce quanto sia delicato e carico di tensione il servizio della Sorveglianza a Vista di un detenuto.

Nelle strutture penitenziarie più nuove, si tende ad utilizzare l'ausilio delle telecamere e l'Agente, invece di ritrovarsi davanti alla cella, seduto su una sedia dietro un tavolino, riesce ad osservare il ristretto da dietro il monitor predisposto nel box Agenti del reparto.

Quale prassi quotidiana si effettua il cambio con un altro collega ogni due ore per ogni turno di servizio, questo proprio per cercare di allentare la tensione di tale incombenza.

Sarebbe inconcepibile fare un turno continuo di 6 o 8 ore, eppure non escludo che possa essersi verificato in qualche istituto ...

Nonostante tutto, questo servizio, se pur supportato in alcuni istituti dalle telecamere, si mostra sempre complesso perché alla fine il ristretto che viene sottoposto a Sorveglianza a Vista, principalmente è un detenuto altamente insofferente e spesso autolesionista, in cerca di continue risposte a problematiche di diverso genere e l'Agente assegnato?

Di fatto il destinatario continuo di richieste svariate che non sempre hanno una soluzione e quando poi accade che il detenuto è aggressivo ecco che il collega diviene bersaglio di gesti violenti ed avventati, semplicemente perché si trovava lì davanti!

Il più delle volte coloro che si ritrovano ad essere sottoposti alla misura della Sorveglianza a Vista, sono proprio quei detenuti che, al di fuori del penitenziario, vivono una situazione personale e familiare altamente disastrata dove l'aggressività altro non è che un modo per poter richiamare l'attenzione su se stessi e, ancor di più, tendono ad accentuarla nel momento in cui si ritrovano ad essere sorvegliati h 24 da parte di poliziotti.

E, a tal proposito, spesso accade che nonostante il collega stia svolgendo il proprio lavoro, corre il rischio di essere il destinatario di gesti aggressivi per futili motivi e tutto questo di certo, non porta a nulla di costruttivo anzi contribuisce ad alimentare il malessere di chi lavora.

La Sorveglianza a Vista in carcere, a tutt'oggi, rappresenta una delle diverse criticità proprie di un servizio che dovrebbe coinvolgere in toto il personale specializzato e consentire a sua volta una maggiore integrazione del ristretto in difficoltà con il resto della popolazione detenuta.

Quanto più necessario è proprio cercare di realizzare, per tale tipologia di ristretti, un percorso terapeutico e d'integrazione, elaborato da personale specializzato dell'area Sanitaria/Educativa che deve essere presente in modo assiduo e supportato da reparti detentivi dotati di idonee camere di pernottamento.  Inoltre predisporre un modus operandi che sia quanto più risolutivo nel gestire tale tipologia di detenuti e di conseguenza adoperarsi per il  venir meno di quella prassi quotidiana dell'Agente impiegato h 24 davanti la cella che, di certo risulta essere la soluzione meno adeguata.


Scritto da: Agente Sara
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Commenti Commenti dei lettori

n. 4


Un servizio che di frequente alimenta la tensione durante il lavoro. Di fatto h24 a sorvegliare rimane il poliziotto penitenziario. Per non parlare quando poi vi siano più sorveglianze a vista magari due nella stessa cella ma il collega rimane uno solo

Di  ciccio  (inviato il 21/07/2016 @ 06:37:29)


n. 3


Fai sempre gossip, agente Sara... Ma dove le trovi!!! Si vede che la sezione la vedi con il...

Di  Anonimo  (inviato il 20/07/2016 @ 19:56:08)


n. 2


"...Sarebbe inconcepibile fare un turno continuo di 6 o 8 ore, eppure non escludo che possa essersi verificato in qualche istituto ..."

Conosco un carcere dove è la norma...

Caro collega Iosperiamochemelacavo :) sono d'accordo con te

Di  Alessandro  (inviato il 20/07/2016 @ 17:03:48)


n. 1


Chiedo scusa ma a parte le considerazioni sulla sorveglianza a vista, sacrosante, vorrei estendere il discorso sulla sorveglianza dinamica.
Nella fattispecie sulla coesistenza fra sorveglianza dinamica, che se non sbaglio è stata anche normata da alcune circolari dipartimentali, e la colpa del custode (tutti quei casi in cui per un suicidio in carcere poi l'agente di sezione si ritrova a doversi pagare l'avvocato).
Fino ad ora, facendo corna e raccomandando l'anima al Signore, non mi son ritrovato in queste situazioni però...

Non sarebbe bene evitarle anche in potenza con una richiesta in sede Europea di illeggittimità di coesistenza delle due norme o comunque di un regime detentivo a custodia blanda ed un codice penale che punisce l'agente penitenziario come se ce ne fosse uno per ogni cella a controllare che succede?

L'Europa spesso ha sconfessato l'Italia su leggi, procedure, usi... Sentenza Torreggiani docet... Ci proviamo anche noi?

Dice: " perchè non lo fai te?" Potrei pure ma imbastire un testo da presentare dal carattere giuridico per un singolo può essere più difficile (e dispendioso) rispetto alle possibilità (conoscenze giuridiche, letterarie, disponibilità economiche) di un sindacato.

Si può fare?

Spero, per il mio futuro e quello dei colleghi che lavorano nelle carceri, che questa domanda non cada nel vuoto.

Di  Iosperiamochemelacavo  (inviato il 20/07/2016 @ 09:54:07)




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