Novembre 2017
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Lavorare insieme per il cambiamento: la collaborazione tra Polizia Penitenziaria e Area educativa


Polizia Penitenziaria - Lavorare insieme per il cambiamento: la collaborazione tra Polizia Penitenziaria e Area educativa

Notizia del 28/11/2017

in Mondo Penitenziario

(Letto 1798 volte)

Scritto da: Michela Salvetti

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“Io sono qui per far rispettare le regole, e questo vale per tutti e per primi per i miei uomini Nella misura in cui noi rispettiamo le regole siamo credibili e possiamo pretendere che anche i detenuti lo facciano, questo è anche il senso della divisa simbolo di uno Stato garante del Diritto.  Il fatto che nel carcere tutti debbano rispettare le norme è rieducativo perché diverso da contesti in cui la criminalità impone il suo volere arbitrario e i diritti sono calpestati. Io ho un ruolo che implica la partecipazione ad un percorso di trattamento e di rieducazione per questo credo sia fondamentale il lavoro d'equipe e il dialogo con gli altri operatori ”. Queste furono le parole di presentazione del comandante di un carcere nel giorno del suo insediamento e che hanno il merito di richiamare due delle funzioni  fondamentali del Corpo di Polizia Penitenziaria: la vigilanza e il trattamento.

Il rispetto delle regole diventa anche il prerequisito della possibilità di poter proporre attività trattamentali in sicurezza, ma è anche vero che l'adesione alle regole più duratura avviene per consenso e non per imposizione, per questo vi è un legame logico che unisce le due funzioni rendendole complementari.

Il senso della pena oltre che avere una funzione di protezione sociale e sanzionatoria, diviene anche quello di un progetto finalizzato al cambiamento rispetto alla devianza o quanto meno alla possibilità di tentare un percorso ad esso finalizzato.

Questa è anche la direzione indicata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “La concreta realizzazione di un sistema rispettoso dell'art 27 della Costituzione sulla funzione rieducativa della pena e sul senso di umanità cui devono corrispondere i relativi trattamenti rimane obiettivo prioritario...

Occorre proseguire sulla strada di un modello organizzativo e di gestione che, nel garantire la sicurezza della comunità e il libero svolgimento delle relazioni sociali, sappia unire l'opportunità dell'istruzione, del lavoro, l'apertura alla società per offrire ai detenuti la scelta del recupero e dell'integrazione” .

(Sergio Mattarella, messaggio al Capo Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, 2017).

La complessità delle funzioni richiamate dal Presidente della Repubblica, a fronte anche della penuria dei mezzi a disposizione delle carceri e dell'eterogeneità del tipo di detenuti e atti devianti,  richiama la necessità che il lavoro  di rieducazione  veda come base la collaborazione tra area educativa e polizia. L'impostazione di un progetto di rieducazione spesso incontra ostacoli e non si è mai certi del suo raggiungimento finale, per  questo richiede un continuo lavoro di confronto e di scambio di informazioni tra polizia e area educativa. al fine di impostare un percorso di cambiamento ad personam, che garantisca un trattamento individualizzato.

L’Ordinamento Penitenziario individua gli elementi del trattamento rieducativo nell’istruzione, nel lavoro, nella religione, nelle attività culturali, ricreative e sportive, nei rapporti con la famiglia e nei contatti con il mondo esterno , contesti di rilettura del comportamento e dell'identità dei detenuti e che i poliziotti possono osservare essendo sempre presenti nel loro svolgimento.

Polizia e area educativa sono continuamente chiamate a declinare obbiettivi e indicatori di cambiamento da verificare in sede di equipe, dove si dovranno esprimere valutazioni tenendo conto delle osservazioni emerse.

Utile a tal fine è anche il confronto e spesso la consulenza dei poliziotti della matricola nell'interpretare i documenti giuridici o recuperare sentenze fondamentali per un inquadratura giuridica della situazione del detenuto, e per aiutarlo a orientarsi rispetto alla sua progettualità futura.

L'articolo 5 dell'ordinamento del Corpo di Polizia Penitenziaria 395/90 introduce una novità rispetto al passato, indicando tra i compiti istituzionali della Polizia Penitenziaria la partecipazione alle attività di osservazione e trattamento rieducativo dei detenuti, anche nell'ambito di lavori di gruppo, andando nella direzione di una collaborazione tra le aree e sottolineando il fine rieducativo della pena nel rispetto delle rispettive funzioni di ruolo.

In quanto psicologo carcerario vorrei anche richiamare l'utilità delle segnalazioni ricevute dai poliziotti che lavorano in sezione rispetto allo stato di disagio dei detenuti in circostanze particolari o il contributo possibile al loro sostegno psichico,  raccontato dagli stessi detenuti quando viene attuato.

La frase di un agente di turno in sezione: “dottoressa quel detenuto non sta bene non è che ci può fare un colloquio...” spesso accompagna il lavoro di psicologi ed educatori.

M. detenuto da lunghi anni recentemente aveva avuto notizie molto preoccupanti senza parlarne a nessuno ed aveva anche pensato al suicidio, un agente che lo conosceva bene lo aveva avvicinato, notando che non stava bene “il fatto che si accorgesse che stavo male mi ha fatto sentire che non ero solo un delinquente senza dignità ma una persona,  non mi sono sentito solo e sono riuscito a chiedere aiuto” .

Lo stesso agente lo inviò allo psicologo ed ebbe poi un ruolo determinante nel sostegno psichico di quella persona che più volte torno da lui per ringraziarlo.

I detenuti inoltre spesso richiamano l'importanza dell'atteggiamento dei poliziotti quando i figli entrano per andare a trovarli: sono loro ad accoglierli e guidarli nelle sale colloqui, sono loro che devono interrompere il colloquio anche quando il bambino non si vuole allontanare dal genitore. L'atteggiamento con cui viene fatto  e le parole che accompagnano questi momenti rimangono impresse nella memoria delle nuove generazioni in senso positivo o negativo.

“GL è un detenuto di alta sicurezza, ha una figlia di 4 anni che lo viene regolarmente a trovare, ultimamente la bambina a fine colloquio non si vuole allontanare da lui e i familiari solo con la forza riescono a staccare la bimba, che si allontana piangendo. A volte è presente un agente che notando la sua difficoltà cerca di intervenire per calmare la bambina: quando lui è di turno, racconta il padre, il distacco è più facile e la bambina esce più serena”.

 La complessità del compito e del contesto, l'isolamento del carcere rispetto alla società e la scarsità delle risorse, portano spesso a far emergere i problemi e i fallimenti rispetto a questi obiettivi, ma esistono molti esempi positivi di professionalità.

 In una ricerca del Ministero della Giustizia il tasso di recidiva dopo 7 anni era del 68,45 % (1998-2005), tra chi, prima della liberazione, era stato in affidamento ai servizi sociali era del 19%.

Chiaramente i detenuti che accedono alla misure alternative sono tra quelli dal percorso migliore, ma è vero anche che il contributo al cambiamento e quindi ad un comportamento che agevoli l'apertura alle misure alternative diviene parte integrante della prevenzione della recidiva.

La prevenzione e l'adesione alla norma per consenso abbassa il tasso di devianza e risponde alla richiesta della vittima che da un lato è di riconoscimento del male subito, e dall'altro che in futuro non debba ricapitare di subire un reato.

“Recuperare l’autore di reato, in questo senso, non è rilevante solo dal punto di vista umanitario, ma costituisce un fattore cardine di prevenzione generale, intesa - correttamente - nel senso positivo. Come ben sanno le organizzazioni criminose, che non a caso cercano di evitare, soprattutto, la defezione dei loro membri, in quanto fattore destabilizzante rispetto all’indiscutibilità dei comportamenti nei quali il gruppo si riconosce” .

(Luciano Eusebi, professore di Diritto Penale Università Cattolica Milano).

Il motto scritto sullo stemma della Polizia Penitenziaria è “Despondere spem munus nostrum”, garantire la speranza è il nostro compito, parole impegnative  che sintetizzano come la missione di garantire la sicurezza debba completarsi con l'investimento nella possibilità di un cambiamento, questo per provare a prevenire altre vittime, pur ribadendo che a tal fine la collaborazione del detenuto è essenziale.

 


Scritto da: Michela Salvetti
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Commenti Commenti dei lettori

n. 30


in 35 anni di lavoro la parola collaborazione è stato l'equivalente del signor si !.

Di  Anonimo  (inviato il 02/12/2017 @ 16:30:06)


n. 29


Non ho mai letto commenti così veri.
Nonostante tutto i Nostri Pensionati sono dei maestri di umiltà.
Leggo la loro sofferenza,sofferenza dovuta da un sistema politico sordo nei loro confronti.
Sicuramente qualcuno si curerà dei vostri problemi e diritti.
Al Sappe va sempre detto grazie ,da nessuna parte si legge tanta trasparenza.
Complimenti alla redazione e al Sappe per la loro organizzazione e alla cura che hanno verso tutti e tutto.
Ritengo giusto scusarsi quando si va oltre,come fa piacere leggere che un sindacato nonostante tutto aiuti tutti ed ascolti tutti,questo non è da tutti.
Grande esempio del Sappe.

Di  Sono sempre con voi  (inviato il 02/12/2017 @ 12:54:05)


n. 28


Caro Sappe.
Tutti vi vogliono bene,perchè voi siete il Sindacato creato nel 1990 dopo la riforma,un sindacato che non deve niente a nessuno,un sindacato che ha detto sempre la sua.
Io sono orgoglioso di voi,orgoglioso di chi mi ha sempre rappresentato,io ero un vostro rappresentante ,fiero di esserlo stato,lo sono stato perchè voi avete creduto in me.
Scrivo queste parole in modo che possano servire a tutti,tutti possono dire la loro,ma io posso dire quello che nella mia carriera ho passato e anche subito,il Sappe mi è stato sempre vicino,dico a voi il futuro io parlo per esperienza badate alle cose concrete,io con il concreto posso dire solamente che dopo anni di carriera ho dovuto lasciare il lavoro perchè esasperato dal sistema,solo il Sappe mi ha aiutato.
Da pensionato posso solo dire Grazie al Sappe che mi è stato vicino..
Dico anche al Sappe di scusare chi magari si è trovato in certe situazioni e magari senza volerlo ha eccesso nelle frasi e nei suoi commenti.
Caro Sappe e redazione noi vi vogliamo bene,il bene nostro dura anche non avendo più la divisa.
Se qualcuno oppure ci sono state frasi in eccesso scusateci ,ma noi come detto abbiamo pieno rispetto di voi ,di un sindacato che ha sempre dato il massimo per l personale.
Scusate le frasi che magari sono andate oltre.
Ciao Sappe ..siete un onore .
Queste sono le mie parole per voi

Di  Pensionato che sarebbe voluto restare tra voi  (inviato il 01/12/2017 @ 22:07:49)


n. 27


Siamo all'anno fine 2017 che paradosso alcune direzioni tutt'oggi cercano di levare diritti indennità presenze nonostante mille milioni di quesiti posti da dx sx e manca ancora oggi taluni direttori si ostinano togliendo i diritti

Di  Torino  (inviato il 01/12/2017 @ 20:02:22)


n. 26


Si ringrazia il Sappe e la redazione per la vostra considerazione ai pensionati.
Si chiede scusa per i commenti che sono andati oltre le righe.
Un grosso saluto a tutti voi e buone feste a tutti voi e le vostre famiglie.
I pensionati vi ringraziano per la vostra comprensione nei loro confronti grazie mille.
Nuovamente si chiede scusa per le frasi che sono andate oltre.
Sempre W il Sappe per me e anche per altri sara' unico Grande Sindacato

Di  Anonimo  (inviato il 01/12/2017 @ 17:05:06)


n. 25


Per la redazione.
Nessuno vuole oppure ha voluto offendere .
Rispetto per il Sappe,massimo rispetto da sempre per sempre.
Scusate per le lamentele,sono dovute agli stati d'animo.
Scusateci per tutto.
Grazie comunque per averci concesso di scrivere
Grazie Sappe e redazione.
W il Sappe.
Nessuna intenzione di offendere nessuno.

Di  Anonimo  (inviato il 01/12/2017 @ 11:22:42)


n. 24


Ringrazio la redazione per l'interesse mostrato sui pensionati, chiedo scusa se qualche volta sono andato oltre le righe .
Buon lavoro

Di  Pensionato  (inviato il 01/12/2017 @ 10:59:37)


n. 23


Si ringrazia il Sappe per la risposta del commento 22.
Si chiede scusa alla redazione per tutto.
Noi siamo e saremo sempre con voi ,perche' abbiamo sempre creduto io voi.
Scusate per l'insistenza,ed'e' giusto quello che avete scritto.
Nessuno deve offendere nessuno vi chiedo scusa io per tutti quelli che magari hanno esagerato negli sfoghi.
Come da sempre W il Sappe.
Volevo ringraziarvi perche' siete stati l'unico sindacato a pubblicare commenti sui pensionati,Grazie mille scusate ancora per gli sfoghi .
Finisco dicendo che trovo giusto tutto quello che avete scritto .
Grazie Redazione ,buon lavoro a tutti voi.
Grazie Sappe.

Di  Anonimo  (inviato il 01/12/2017 @ 09:44:00)


n. 22


@pensionati
In relazione ai numerosi commenti postati a margine di un po’ tutti gli articoli pubblicati, che hanno per oggetto le rivendicazioni dei pensionati (essenzialmente due: ricostruzione carriera sovrintendenti 2002 e blocco stipendiale 2011-2014), comunichiamo quanto segue.
Sulla questione specifica, ed in particolare sui due temi richiamati, questa redazione è intervenuta numerose volte.
Sono stati pubblicati articoli, o parti di essi, dedicati al tema e parecchie risposte a commenti.
Pur tuttavia, la questione continua ad essere proposta e riproposta con richiesta di interventi e/o risposte, quasi in maniera ossessiva e compulsiva, con l’aggiunta di lamentele (talvolta anche offensive) al sindacato e alla redazione.
E’ evidente che questa redazione non può continuare all’infinito a rispondere alle stesse domande e alle stesse richieste, peraltro contenute in commenti completamente off topic.
Pertanto, da questo momento non si pubblicheranno più commenti che non siano attinenti all’articolo ed in particolare commenti relativi alla questione dei vice sovrintendenti 2002 e al blocco stipendiale collegati al sopraggiunto pensionamento.
Al fine di sgomberare il campo dagli equivoci, precisiamo che ciò non significa che il Sappe non continui ad occuparsi della vicenda che, come già detto decine di volte, è stata affrontata chiedendo interventi e correttivi.

Di  Redazione  (inviato il 01/12/2017 @ 08:02:45)


n. 21


Sempre le stesse cose altro che cambiamenti?

Di  Fate bene fratelli  (inviato il 30/11/2017 @ 19:39:11)


n. 20


Per il commento delle ore 16.27
E'sempre meglio condividere la propria dignità.
Sempre la stessa minestra ,se non si cambia la pentola .
Cordiali saluti

Di  Il ritorno delle scimmie  (inviato il 30/11/2017 @ 19:10:41)


n. 19


Tolgo il disturbo tanto non ci prendete neanche in considerazione non ha senso chiedere informazioni porre domande se poi non trovano risposta. Siamo pensionati e purtroppo non siamo considerati sarà perché non siamo più paganti tessere . Siete furbi vi astenete alle domande fatte , scommetto che se chiedessi come iscriversi al sindacato ci sarebbero risposte come funghi

Di  Buon Natale  (inviato il 30/11/2017 @ 17:39:24)


n. 18


Infatti c'è tanta di quella collaborazione che si offrono volentieri per prestare la loro opera educativa nei giorni 24 25 26 dicembre 2017 e 31 dicembre 2017 e persino il primo giorno del nuovo anno .

Di  Anonimo  (inviato il 30/11/2017 @ 16:27:15)


n. 17


Lo sappiamo tutti e lo sapete tutti da un decennio che siamo messi male ora la domanda è cosa fate e cosa avete fatto sino oggi oltre che diramate bollettini sindacali la domanda è come sia possibile che persino il vestiario non venga consegnato ne rinnovato nonostante facciano parte della commissione vestiario componenti sindacali quei stessi che poi lanciano bollettini a go go

Di  Anonimo  (inviato il 30/11/2017 @ 09:25:42)


n. 16


Pensate alla Polizia Penitenziaria e ai suoi pensionati.
Ai pensionati che non si trovano i soldi bloccati dal contratto,un loro diritto visto che hanno subito il blocco durante il servizio.
Pensate ai Sovrintendenti pensionati del corso 2002 i quali non hanno usufruito dei due anni di risanamento ,diritto negato .
Pensate ai diritti del personale,alla sicurezza del personale.
Forse queste cose sono più utili del trattamento.
Per il trattamento c'è già chi ci pensa.

Di  Anonimo  (inviato il 29/11/2017 @ 19:42:11)


n. 15


Ci vogliono con il camice bianco questo penso e penso che il sindacato con la presentazione di questi articoli ci stia preparando piano e per tempo , aggiungere la legge effettività vigilanza dinamica più tant'è altre in arrivò di benefici per i detenuti e vedrete che ci metteremo il camice bianco e tutto con buona pace dei nostri cari sindacati . Lavorare insieme dice il signore dell'articolo

Di  Anonimo  (inviato il 29/11/2017 @ 17:53:37)


n. 14


Ripristinate i diritti.
Quando esisteranno i diritti per tutti pensionati compresi allora sicuramente si potra' parlare di essere contenti e felici.
Il trattamento lasciatelo a chi di competenza.

Di  Incudine e martelo  (inviato il 29/11/2017 @ 12:46:38)


n. 13


E' proprio quello il PROBLEMA della Polizia Penitenziaria, ossia che deve svolgere attività di trattamento.... NO, No, e No!
Il trattamento lo facessero gli educatori, gli assistenti sciali, i criminologi, la croce rossa e chi più ne ha più ne metta!!!
Bisogna smetterla con questa barzelletta tutta italiana e con la complicità dei sindacati, i quali marciano sul fatto che la Polizia Penitenziaria abbia una specializzazione particolare e perciò è diversa dagli altri!!!! Invece no, noi vogliamo essere UGUALI agli altri!!!!
La Polizia Penitenziaria deve occuparsi SOLO di sicurezza e basta!
Bisogna modificare questo art. 5 l. 395/90!
Il nostro posto è fuori dalle carceri, in un altro Corpo che si chiama POLIZIA DI STATO!!!

Di  MA QUALE TRATTAMENTO??? SMETTETELA!!!!  (inviato il 29/11/2017 @ 11:29:58)


n. 12


Non ho capito perche' si parla di educatori? Che c'entrano gli educatori con una forza di Polizia?
Parliamo di diritti!
Parliamo di contratti!
Parliamo di diritti negati!
Parliamo del bene per il personale!
Oppure e' sbagliato commentare nel mio modo?
Parliamo di diritti negati ai pensionati!
Questi sono Argomenti migliori.

Di  Anonimo  (inviato il 29/11/2017 @ 08:45:59)


n. 11


Basta! Basta! Basta! la Polizia Penitenziaria deve cambiare, e essere una forza di polizia impegnata in compiti di polizia, come tutte le altre forze di polizia, via i direttori dai carceri, la polizia penitenziaria deve controllare l'area degli istituti Penitenziari con pattuglie pronte anche all'intervento per la prevenzione crimine si istituire il reparto prevenzione crimine, nel carcere devono rimanere gli educatori a controllare i detenuti , noi non possiamo fare anche il servizio degli educatori, che spesso chiudono le relazioni di sintesi a testa loro, allora pagamenti di piu all polizia penitenziaria che si fa anche il servizio degli educatori, se no soluzione polizia pen impiegata come tutte le forze di polizia, perche siamo una forza di polizia che di questi tempi visto il terrorismo che avanza anche verso di noi, dobbiamo collaborare con tutte le altre forze di polizia. Messaggio al SAPPE dare il via che la penitenziaria passi con la polizia di stato, elliminare le diciture polizia di giustizia, corpo di giustizia la dicitura polizia non puo essere tolta

Di  simone  (inviato il 29/11/2017 @ 07:49:37)


n. 10


Troppo bravi a parlare..... ci stessero loro in sezione invece di venire ogni tanto a farsi la passeggiatina x dire 4cose e dare il contentino.ormai noi dobbiamo lavorare fuori! Siete voi quelli ke devono fare TRATTAMENTO.

Di  alex-c  (inviato il 28/11/2017 @ 20:50:39)


n. 9


Allora faccia rispettare i nostri diritti visto che lei è qui per fare rispettare

Di  Anonimo  (inviato il 28/11/2017 @ 19:25:55)


n. 8


Siete si una forza di polizia comandati dai direttori penitenziari

Di  Anonimo  (inviato il 28/11/2017 @ 19:21:52)


n. 7


Piermattia non condivido il tuo punto di vista , noi siamo quelli che rispettano e fanno rispettare le leggi

Di  Anonimo  (inviato il 28/11/2017 @ 17:19:03)


n. 6


Per il Commento di pensionato Sov/te 2002 delle ore 11.28.
Il problema dei diritti come scrivi tu è mancanza di rispetto presso il prossimo.
Il primo punto ormai è 17 anni che un diritto viene negato,tu parli sicuramente degli anni due risanati,ebbene quei due anni per giusta causa avrebbero dovuto darli a tutto quel corso pensionati compresi,però si sono dimenticati dei pensionati,come se i collocati a riposo che hanno partecipato a quel corso,non vi avrebbero partecipato,quello era un diritto negato e seguito da 17 anni,chi ha creato questa disparità lo sapeva eccome,nessuno prende in considerazione quanto recriminato e rende giustizia in questo caso-
Il contratto hai ragione il contratto è stato subito durante il servizio,ma tutti fanno finta di nulla,nessuno difende i diritti dei pensionati PURTROPPO,nessuno spende due parole per loro.
Si continua con la GRANDE DISPARITA'.
Sul resto dell'articolo in oggetto non mi esprimo.

Di  C'erano una volta i DIRITTI  (inviato il 28/11/2017 @ 15:20:05)


n. 5


Si fa sempre un gran parlare, sopratutto negli ultimi anni. Quando sembra che si collabori con lealtà, non so perché ma tutto precipita, perché deve prevalere il PREZIOSO LAVORO SVOLTO dalle prime donne ed uomini dell'area trattamento.

Di  Tonio  (inviato il 28/11/2017 @ 14:51:02)


n. 4


Le carceri non esistono più. Sono diventati collegi comunità. Noi siamo una forza di polizia? Non mi sembra proprio. Umiliati e senza poteri negli istituti oramai in mano ai prigionieri

Di  Remo  (inviato il 28/11/2017 @ 13:22:53)


n. 3


Le carceri non esistono più. Sono diventati collegi comunità. Noi siamo una forza di polizia? Non mi sembra proprio. Umiliati e senza poteri negli istituti oramai in mano ai prigionieri

Di  Remo  (inviato il 28/11/2017 @ 12:32:38)


n. 2


Il dialogo con operatori dell'area educativa c'è sempre stato e ci sarà sempre , tutti rispettiamo le norme dalla lettera A alla lettera Z .
Garantire la speranza è il nostro compito è lo sarà sempre .
Ma quando ci sono ormai da troppi anni carenze di educatori psicologi psichiatra con tutta la buona volontà il buon intendo noi che ci possiamo fare oltre quello che nel quotidiano già svolgiamo con grande umanità e professionalità.
Anche noi abbiamo il diritto di avere garantito un dignitoso rinnovo contrattuale per garantire la speranza alla nostra famiglia eppure da 10 anni non ci viene garantito così come non è stato garantito il diritto ai sovrintendenti del 2002 ai colleghi in pensione durante i blocchi stipendiali andati in pensioni con gravi perdite economiche sulla pensione per i blocchi stipendiali.
Oggi dico che i mancati riconoscimenti dei diritti sono una perdita delle nostre speranze che si ripercuotono sulle nostre famiglie ormai da dieci anni .
W la polizia penitenziaria onori al corpo

Di  Pensionato sovrintendente del 2002  (inviato il 28/11/2017 @ 11:08:25)


n. 1


Noi siamo una forza di Polizia, gli educatori sono gli altri. Noi manteniamo l'ordine e la disciplina, all'interno delle carceri. con le buone o con le cattive. Sia ben chiaro a tutti.

Di  Piermattia  (inviato il 28/11/2017 @ 10:48:09)




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