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Lavoro straordinario effettuate in giornate destinate di riposo oltre le 36 ore settimanali: Poliziotti perdono ricorso al TAR


Polizia Penitenziaria - Lavoro straordinario effettuate in giornate destinate di riposo oltre le 36 ore settimanali: Poliziotti perdono ricorso al TAR

Notizia del 11/03/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 2113 volte)

Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria

Sezione Staccata di Reggio Calabria

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 74 cod. proc. amm.;

sul ricorso numero di registro generale 236 del 2013 proposto da:

C.A. ed altri., rappresentati e difesi dall'avv. Antonino Galletti, con domicilio eletto presso la Segreteria U.G.L. in Reggio Calabria, via Galileo Galilei n. 6;

contro

Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore;

Ministero dell'Economia e delle Finanze, in persona del Ministro pro tempore;

entrambi rappresentati e difesi ex lege dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Reggio Calabria, presso i cui Uffici, in via del Plebiscito n. 15, hanno legale domicilio;

per la condanna

alla corresponsione del compenso spettante a ciascuno dei ricorrenti per le ore di lavoro straordinario effettuate in giornate destinate al riposo, oltre le 36 ore settimanali, secondo gli importi maturati in base alla legge e ai contratti collettivi succedutisi nel tempo, nonché dell'indennità per lavoro nel giorno di riposo prevista dall'art. 10, III comma, del C.C.N.L. di categoria, recepito con D.P.R. n. 170 del 2007 e dall'art. 11, V comma, L. n. 395 del 1990, con rivalutazione monetaria secondo l'indice ISTAT e interessi legali sulle somme rivalutate dalla data di maturazione del diritto fino al soddisfo;

Visti il ricorso ed i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia e del Ministero dell'Economia e delle Finanze;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 marzo 2016 la dott. Donatella Testini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

I ricorrenti, tutti dipendenti dell'Amministrazione Penitenziaria, deducono di aver prestato, nel quinquennio 2008/2013, attività di lavoro straordinario durante le giornate destinate al riposo settimanale, eccedendo l'orario ordinario di servizio di trentasei ore di lavoro settimanale, senza, tuttavia, vedersi corrispondere né l'indennità orario di otto Euro prevista dall'art. 10, III comma, del C.C.N.L. di categoria, né la retribuzione per lavoro straordinario secondo gli importi maturati in base alla legge e ai contratti collettivi succedutisi nel tempo.

Chiedono, pertanto, l'accertamento e la declaratoria del relativo diritto con conseguente condanna dell'Amministrazione alla ricostruzione di carriera ed al pagamento delle relative somme, oltre interessi e rivalutazione monetaria.

Il ricorso è inammissibile per genericità ed indeterminatezza.

I ricorrenti si sono limitati ad affermare genericamente di aver svolto durante il quinquennio 2008/2013 prestazioni lavorative nelle giornate destinate al riposo settimanale (eccedendo così le ordinarie trentasei ore settimanali), operando solo una sommaria, indistinta ed approssimativa indicazione dell'arco temporale di riferimento, senza fornire al riguardo neppure un principio di prova (in ossequio al generale principio processualistico fissato dall'art. 2697 codice civile, in forza del quale chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento).

I ricorrenti, infatti, non hanno allegato precisazione alcuna riguardo alle circostanze di modo, tempo e luogo relative allo svolgimento dei servizi per cui è causa, né, tanto meno, esibito alcuna documentazione (ad esempio, mediante produzione di copia delle proprie domande di recupero dei riposi inizialmente non fruiti, dei cedolini stipendiali attestanti le ulteriori indennità di presenza festiva e di servizio notturno, nonché - nell'ipotesi di prestazioni eccedenti il normale orario di lavoro giornaliero - dei cedolini attestanti gli eventuali compensi per straordinario con tariffa maggiorata festiva o festiva notturna). I ricorrenti non hanno neppure indicato la durata del servizio prestato, il conteggio delle asserite ore di straordinario di cui si controverte, la relativa quantificazione in termini retributivi, né i provvedimenti sulla base dei quali si sarebbe determinata quella realtà oggettiva, limitandosi ad affermare genericamente che nel quinquennio 2008/2013 avrebbero svolto in giorni e luoghi imprecisati una quantità indeterminata di ore di lavoro straordinario non pagate, effettuate oltre le trentasei ore settimanali, in giornate destinate al riposo.

La giurisprudenza amministrativa è costantemente orientata nel senso che "è inammissibile il ricorso che non dia indicazione dei motivi su cui si fonda la pretesa, con specificazione delle circostanze da cui possa desumersi la portata della medesima e ciò non solo per dar modo alla parte intimata di poter svolgere adeguatamente le proprie difese, ma anche per consentire al giudice di comprendere effettivamente le ragioni che si è inteso fare valere (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, n. 3891/03; Sez. V, n. 2715/04)" (Consiglio Stato, Sez. IV, 12 marzo 2007, n. 1195).

E' stato, altresì, affermato che risulta inammissibile il gravame "in cui manchi l'indicazione dei fatti essenziali, che connotano la posizione di ciascuno dei ricorrenti, precludendo al giudice di entrare nel merito della pretesa e, quindi, di espletare l'eventuale attività istruttoria occorrente a verificare la fondatezza dei fatti affermati" (Consiglio di Stato, Sez. VI, 23 febbraio 2009, n. 1055), sussistendo in capo ai ricorrenti l'onere di una indicazione sufficientemente chiara dei presupposti della pretesa azionata (si veda in tal senso anche Consiglio di Stato, Sez. VI, 10 dicembre 2010, n. 8716, T.A.R. Sicilia, Palermo, I, 27 giugno 2011, n. 1177).

Orbene, i ricorrenti non hanno offerto specificazioni in ordine alle circostanze a sostegno delle pretese azionate, limitandosi ad affermare genericamente di aver svolto prestazioni lavorative nelle giornate destinate al riposo settimanale ovvero festivo infrasettimanale (eccedendo così le ordinarie trentasei ore settimanali), senza aver ottenuto la corresponsione della relativa retribuzione e l'indennità di cui all'art. 10, III comma, del C.C.N.L., ma non fornendo neppure un principio di prova riguardo alle circostanze da cui desumere la reale consistenza della pretesa.

Nei predetti termini, si è espresso il T.A.R. Puglia, Lecce, Sez. III, con sentenza dell'11 aprile 2015, n. 1160, resa in un giudizio analogo al presente, che si richiama anche ai sensi dell'art. 74 c.p.a.

Il ricorso introduttivo, in conclusione, va dichiarato inammissibile in ragione della sua assoluta genericità.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria - Sezione Staccata di Reggio Calabria, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.

Condanna i ricorrenti, in solido, alla refusione delle spese di giudizio in favore delle Amministrazioni resistenti, nella misura di complessivi Euro 1.000,00 (mille/00), oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Reggio Calabria nella camera di consiglio del giorno 9 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:

Roberto Politi, Presidente

Filippo Maria Tropiano, Referendario

Donatella Testini, Referendario, Estensore


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