Febbraio 2017
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Le IENE infangano il Corpo di Polizia Penitenziaria: la replica del SAPPE che richiede il contraddittorio


Polizia Penitenziaria - Le IENE infangano il Corpo di Polizia Penitenziaria: la replica del SAPPE che richiede il contraddittorio

Notizia del 10/03/2016

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Scritto da: Donato Capece

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Spettabile Redazione de Le Iene,
Egregio Matteo Viviani,

chiedo la cortesia di poter esprimere alcune considerazioni in relazione alla puntata de Le Iene di martedì 8 marzo scorso, il servizio “Torturato in un carcere italiano” di Matteo Viviani, riferito a episodi accaduti nella Casa Circondariale di Asti dodici (12!) anni fa. 

Vorrei cogliere l’occasione per esprimere il punto di vista del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, anche sui contenuti del servizio “Lezioni di vita carceraria”, andato in onda lo scorso gennaio.

Ritengo doverose e indispensabili alcune precisazioni onde evitare che l’opinione pubblica, non avvezza a trattare questioni penitenziarie, pensasse che le oltre 200 carceri italiane, per adulti e minorenni, fossero caratterizzate da una “cultura di violenza” da parte del Personale di Polizia Penitenziaria. 

Così non è … e per questo credo sia giusto e doveroso equilibrare quel che emerge dai due servizi citati, con la realtà oggettiva di ciò che ogni giorno accade nelle strutture detentive del nostro Paese. 

Dare l’idea generalizzata di un carcere come luogo di violenza e arbitrio è una valutazione scorretta che fa male soprattutto a coloro che il carcere lo vivono quotidianamente nella prima linea delle sezioni detentive, come le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che svolgono quotidianamente il loro servizio con professionalità, zelo, abnegazione e, soprattutto, umanità seppure in un contesto assai complicato per il sovraffollamento delle celle e nonostante le offese e le percosse subìte da taluni detenuti violenti.

Non intendo in alcun modo fare difese corporative. 

Anzi, sono il primo ad affermare che chi commette reati indossando una divisa lede in maniera devastante l’immagine di serietà e professionalità che ha sempre contraddistinto il Personale di Polizia Penitenziaria. 

Fermo restando che una persona è colpevole solamente dopo una condanna passata in giudicato, dunque, deve essere chiaro che non appartengono al DNA della Polizia Penitenziaria i gravi comportamenti posti in essere da poliziotti penitenziari condannati in via definitiva dalla Magistratura (nel cui operato confidiamo sempre). 

La responsabilità penale è personale e chi si è reso responsabile di gravi reati, una volta acquisite le prove certe e inequivocabili, ne deve pagare le conseguenze anche in relazione all’appartenenza al Corpo di Polizia Penitenziaria, che è una Istituzione sana. 

E così, infatti, è stato, tanto per fare un esempio, nei confronti dell’ex appartenente al Corpo, da Voi intervistato nella puntata di martedì scorso,  che ha denunciato gli episodi di Asti, destituito dalla Polizia Penitenziaria perché giudicato responsabile di diversi reati tra i quali spaccio di droga, truffa, ricettazione, favoreggiamento e spendita di banconote false e sulla cui attendibilità – attesa l’acrimonia che potrebbe avere verso l’Amministrazione penitenziaria – è lecito porsi qualche domanda… 

Dare l’idea di un carcere indistintamente luogo di violenza e tortura è, dunque, sbagliato, deleterio ed ingiusto nei confronto di coloro che nel carcere sono l’ultimo baluardo di legalità, come le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che lavorano in un contesto assai complicato e disagiato.

E’, perciò, doveroso ricordare come, negli ultimi 20 anni, la Polizia Penitenziaria ha sventato, in carcere, più di 17mila tentati suicidi ed impedito che quasi 125mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze. 

Alcuni di questi casi si sono verificati, nel corso degli anni, anche ad Asti e Parma, penitenziari al centro dei Vostri servizi, e anche lì non hanno avuto un tragico epilogo grazie al tempestivo intervento dei Baschi Azzurri del Corpo.

L’impegno del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, è sempre stato, ed è , quello di far diventare il carcere una “casa di vetro”, cioè un luogo trasparente all’interno del quale la società civile può e deve “vedere chiaro”, perché nulla abbiamo da nascondere e, anzi, siamo convinti che questo permetterà di far apprezzare ancor di più il prezioso e fondamentale – ma ancora troppo poco conosciuto - lavoro svolto quotidianamente dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria, vorrei evidenziarlo ancora una volta, con professionalità, abnegazione e umanità ma anche con grossi rischi personali.

Le cito, in estrema sintesi, quel che è accaduto nelle carceri italiane nei dodici mesi del 2015: 956 tentati suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 7.029 episodi di autolesionismo (ingestione di corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile, tagli diffusi sul corpo e provocati da lamette), 4.688 colluttazioni, 921 ferimenti. 

E se il numero dei suicidi in cella nel 2015 (39) è diminuito rispetto al passato è soprattutto per l’attenzione e la professionalità delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria, quotidianamente impegnati nella prima linea delle sezioni detentive.

Capirete, dunque, perché l’immagine distorta del Corpo di Polizia Penitenziaria che è emersa, seppur indirettamente, dai vostri servizi televisivi merita di essere bilanciata con queste mie considerazioni, che auspico possano essere oggetto di un prossimo servizio de Le Iene sulle carceri italiane. 

Il comportamento di pochi e isolati elementi, insomma, non può e non deve essere strumentalizzato a discapito di trentottomila poliziotti penitenziari onorati, leali e fedeli servitori dello Stato!

Certo di un Vostro riscontro, porgo cordiali saluti. 

 

Dott. Donato CAPECE – Segretario Generale SAPPE
Segreteria Generale Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria

 

Il comunicato del DAP sul recente servizio delle IENE sulla vicenda di Asti

 

 


Scritto da: Donato Capece
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Commenti Commenti dei lettori

n. 5


Non ci sono parole per definire una persona che infedelmente ha servito lo stato,non era degno di indossare la divisa della Polizia Penitenziaria ma quella che porterà per molti anni ( una bella tuta con le strisce, magari se si potesse con una palla di ferro legata con una catena alla caviglia.) Un ex collega

Di  Aurelio  (inviato il 18/03/2017 @ 20:14:08)


n. 4


Mi accodo al messaggio del Sovrintendente.
Anche da noi accade che arrivino detenuti che non hanno nulla, ma proprio nulla.
Non ci sono soldi e se non fosse per il cappellano o qualche associazione rimarrebbero scalzi ed abbandonati a loro stessi.
Ma voglio spendere qualche riga per TUTTI NOI, per tutti quelli che ogni giorno operano in prima linea, nei Reparti maschili e femminili.
Spero che leggiate e magari possiate rivedere nel mio, il vostro stato d’animo.
Dopo tutti questi anni mi son resa conto che poco o nulla contiamo fra le altre Forze di Polizia. Ciò è dato dal fatto che la nostra professione è svolta principalmente dentro a quattro mura alte e "ben protette si fa per dire".
Bene, questo lo sappiamo tutti.
Il nostro è un mondo a parte del quale la gente non vuol sentir parlare. Anzi l'opinione pubblica chiudendo gli occhi e le orecchie sul fenomeno carcere, non capisce ancora oggi della grande importanza che il nostro ruolo ricopre a livello sociale.
Essendo quasi gli unici depositari del loro recupero o comunque "contenimento".
Ciò che il programma Le Iene racconta, per bocca di questo signor "NESSUNO" è lo spaccato di una storiella altamente artefatta, di un vissuto nebuloso (il suo) e per nulla chiaro, che ha bisogno del contraddittorio, di prove tangibili e documentabili, altrimenti è solo fango, su chi invece continua a fare Onestamente questo mestiere difficile.
Non arrabbiamoci per così poco, semmai dovremmo farlo per la scarsa attenzione rivolta ai Reparti, soprattutto a quelle carceri dove ogni giorno o quasi si registrano eventi critici che riusciamo a gestire a malapena con le nostre forze e senza chiedere la carità a nessuno.
Anzi oggi più che mai si registra una immotivata inversione di tendenza, pur tenendo presenti le indicazione che le leggi Europee hanno imposto. Ci sono comandanti che non vogliono sporcarsi le mani, figurarsi gestire una emergenza senza i guanti gialli.
Io per prima non voglio essere compresa da nessuno e non biasimo coloro i quali decidono in autonomia di gettare la spugna perché stanchi e demotivati.
Se questo Stato dovesse risarcirmi per tutto il brutto, per tutti i tagli, per tutto il sangue di detenuti autolesionisti che ho dovuto vedere nelle infermerie, per tutti i punti di sutura, per tutte le gastroscopie d’urgenza di questi anni, probabilmente sarei ricca, e lo sarebbero i miei figli per il resto della loro vita.
Ma io per ora sono forte, lo sono sempre stata, e spero di esserlo fino all'ultimo alito di vita. Lo devo ai miei figli e a nessun altro.
Ad un tratto mi sono intristita, ma non per quello che dicono o scrivono su noi, (quelle cose riesco ancora a farmele scivolare addosso), ma solo al fatto che i nostri vertici siano così lontani dalla nostra vita quotidiana e dai flash di un vissuto che a volte ritornano senza alcun preavviso, soprattutto alla sera prima di chiudere gli occhi.
E poi, cancellare con un colpo di spugna il nostro Corpo, fosse solo cambiare nuovamente la nostra denominazione. Siamo considerati da questa politica…..il nulla!
E’ come dire, cambiamo ogni vent’anni il nome ai Carabinieri?, oppure alla Guardia di Finanza?, oppure alla Polizia di Stato? Lo vorrei proprio vedere!….questa cosa mi sta facendo venire la sclerosi. Non riesco proprio a metabolizzarla
Ma pensate ai risvolti anche quotidiani che avremmo? La gente, o meglio i giornalisti continuano a chiamarci secondini, pur chiamandoci Corpo di Polizia Penitenziaria. Molti penserebbero e direbbero tranquillamente…..come vi chiamate ora?.....ahh…..vabbè tanto non è mica cambiato nulla, siete sempre secondini!
Questa sera, mi tranquillizza solo una frase di stamattina detta da una detenuta non più giovane di età, osservando così in un mio momento di pensieri che non attengono al servizio:
Fate un brutto mestiere, ma avete un cuore grande così, lo dico davvero appuntato!
Pensate….essere compresi da una detenuta……….

Di  Angela  (inviato il 11/03/2016 @ 21:17:03)


n. 3


Siamo nelle mani di nessuno.
Forse è giunta l'ora di incazzarci sul serio.
Proprio ieri ho comperato (CON I SOLDI MIEI) in un China Town due paia di scarpe per un detenuto extracomunitario che camminava con le ciabatte estive, sin dall'atto del suo ingresso.
E dire che tutti vedevano.....
Un tempo, altri detenuti se ne sarebbero occupati. Ma oggi non è più così e forse è meglio, (almeno non dovrà rendere cortesie a nessuno, ne in carcere e neppure appena uscirà per fine pena).
PREMETTO...non sono mai stato considerato accamosciato, anzi tutt'altro.
Forse sarà per l'età che avanza, ma il mio cuore credo si sia un tantino ammorbidito, arrivando pure a provare tenerezza, per un ragazzo di appena 25 anni (che tra l'altro qui tutti vogliono bene).
Altro che "aguzzini".
Se continua così, finiremo per fare DAVVERO i cappellani, educatori, assistenti sociali, psicologi, volontari e chi più ne ha più ne metta.
Quindi smettiamola di rompere i cogl......sono incaxxato da morire!!!!!...e non vedo l'ora di andare in pensione il più presto possibile.
Questo sindacato è l'unico che riesce ad entusiasmarmi veramente.
Scevro da ogni appartenenza, Vi Auguro buon lavoro.
Scusate se non mi firmo, ma valgono più i fatti che il protagonismo dietro una tastiera del pc.
Buona serata

Di  Sovr.te Capo  (inviato il 11/03/2016 @ 17:11:54)


n. 2


Il grande accusatore della Polizia Penitenziaria Andrea Fruncillo descritto dal quotidiano La Stampa.

Che dire....basta guardarlo in faccia!!!
Dalle mie parti diremmo: che bella faccia di mi....!.....eh eh eh eh eh eh

Di  Salvo Catarella  (inviato il 11/03/2016 @ 16:49:22)


n. 1


Io penso che dovete smetterla di nasconderVi sempre

Di  Anonimo  (inviato il 10/03/2016 @ 22:56:44)




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