Febbraio 2017
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Le minacce dello "stato islamico" e le ripercussioni sul sistema sicurezza


Polizia Penitenziaria - Le minacce dello

Notizia del 04/08/2016

in Il Commento

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Scritto da: Daniele Papi

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Il 22 luglio l’Amministrazione ha diramato una nota informativa di allertamento, che fa riferimento a notizie acquisite tramite l’Organo Ufficiale informativo (probabilmente AISE), il quale ha comunicato il possibile rischio di azioni ostili nei confronti delle Forze di Polizia.

Nel comunicato informativo si evidenzia, inoltre, che uno dei target potrebbe essere il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria che opera all’interno degli Istituti di Pena.

I solerti vertici Dipartimentali, per lavarsi la coscienza hanno quindi provveduto ad emettere la predetta nota di allertamento.

Da attento osservatore,  la mia visione critica, e spero costruttiva, mi porta a notare che oltre il mero compito ordinario, che equivale a: "Mi raccomando state attenti ..." purtroppo non si è andati, diciamo che siamo al livello del papà benevolo e comprensivo che raccomanda al proprio figliolo, di stare attento a scuola, quando la maestra spiega le tabelline.

In effetti, nulla di concreto nella circostanza è stato fatto, ad esempio sempre quel famoso buon senso avrebbe quanto meno dovuto far rivedere in parte le disposizioni impartite con la circolare 3649/6099 del 22 luglio 2013, con la quale sono state individuate le linee guida della tanto sbandierata  “sorveglianza dinamica”, non pretendo che ci si dovesse orientare sine die verso la riorganizzazione dei famosi Nuclei V.E.II.PP. ma almeno non limitarsi all’inoltro ordinario di una notizia che tra le tante caratteristiche che possiede, l’unica di cui è carente, è proprio la così detta ordinarietà.

In effetti, anche un non addetto ai lavori avrebbe rilevato che nelle minacce del presunto portavoce del sedicente stato islamico non vi è nulla di ordinario, basterebbe in effetti guardare quanto accaduto di recente molto vicino a noi, Francia e Germania ad esempio.

Mio malgrado, devo rilevare altresì che la superficialità nell’utilizzare le iniziali in maiuscolo nell’indicare appunto lo stato islamico, sembra essere una sorta di legittimazione di uno stato che a mio modesto avviso non esiste.

Ora, quella che può sembrare una semplice formalità, agli occhi di chi si sente legittimato a dichiararsi come uno Stato sovrano è una sorta di investitura ufficiale, ora non è difficile comprendere che a livello psicologico questa investitura formale può avere un peso specifico tutt’altro che trascurabile.

Spero che mi sia perdonata questa breve digressione, ma la ritengo fondamentale, quanto fondamentale ritengo sarebbe rivedere tutte le procedure di sicurezza sia esterne che, a maggior ragione, interne.

Non voglio avere la pretesa di delineare io tali linee guida, ritengo però doveroso segnalare che un minimo di concretezza in più non avrebbe di certo fatto male, anzi tutt’altro.

In effetti, mi permetto di far notare due semplici particolari:

I vertici del Dipartimento non sono dei semplici operatori socio pedagogici, anzi vista la rilevanza dell’incarico, direttamente correlata ad un trattamento economico di tutto rispetto e la responsabilità che grava su di loro per quanto attiene la sicurezza e l’incolumità delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria, forse è il caso che si metta mano immediatamente all’aspetto sicurezza senza perdere tempo.

L’altro aspetto, non meno importante, è che siamo noi poliziotti penitenziari e le nostre famiglie, alla fin fine, a vivere le nostre preoccupazioni e la vostra superficialità.

 


Scritto da: Daniele Papi
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Commenti Commenti dei lettori

n. 2


Io sono d'accordo con l'espulsione dal territorio Italiano dopo la condanna, senza se, e senza ma. Vero anche quanto scritto nel post precedente il sistema carcere è al collasso, i nostri dirigenti ecc si riempiono la bocca solo di belle parole rassicuranti per la popolazione, del tipo monitoriamo, controlliamo i presunti appartenenti, ma la verità è che non controlliamo un bel nulla. A dire il vero combattiamo l'ISIS immettendo (solo) gli indirizzi di posta indirizzata o spedita agli stranieri in carcere sul terminale, ma fatemi il piacere. Per controllare ci vuole il personale, le chiacchiere stanno a zero, e le porta via il vento. S V E G L I A T E V I.

Di  mario64  (inviato il 05/08/2016 @ 17:22:34)


n. 1


Occorrerebbe, sarebbe, forse sarebbe meglio.....oh belliniiii!
Molti reclusi ci ridono in faccia, e non solo gli extracomunitari. Il sistema è davvero al collasso per via di tanto garantismo. L'ho scritto circa due anni fa, commentando un articolo. Oggi a sistanza di 24 mesi confermo ed aggiungo che non solo non siamo veramente in grado di contrastare efficacemente alcuni fenomeni ma addirittura manca la voglia di partire sicuri con la certezza che eventi critici siano successivamente trattati con il rigore che meritano.
Una nota del genere fa solo ridere. Sono contrario ai rimpatri forzati, solo perché questa gente tornerà nel nostro territorio con documenti falsi, arrabbiati e vogliosi di farcela pagare. Dunque la ricetta non può che essere una e solo UNA. Pena certa, senza sconti e limite minimo di 10 anni solo perché è stato accertato che avevi contatti con terroristi. Il rigore di un tempo era volto ai più pericolosi quello che un tempo si diceva faceva passare anche la voglia di sbadigliare.
Ma quei tempi non torneranno mai più e quindi andrà sempre peggio. In Lombardia, Toscana (dove sono io), Emilia, Liguria, Piemonte, Friuli ecc il fenomeno è una vera e propria piaga. Siamo stanchi e fortemente demotivati.
Sarei passato volentieri all'arma più che alla P.S. All'arma perché essendo militari i direttori per primi si sarebbero sentiti inadeguati affogando fra le loro belle parole. Quelli in gamba invece avrebbero finalmente avuto la gloria che meritano. Uso spesso dire "meglio un Generale che un direttore generale. Passeremo all'arma dei Carabinieri? Oggi tocca alla Forestale, domani spero a noi, lo spero davvero.

Di  Mario  (inviato il 05/08/2016 @ 09:23:51)




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