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Le ragioni di una riforma penitenziaria: la memoria e gli uomini


Polizia Penitenziaria - Le ragioni di una riforma penitenziaria: la memoria e gli uomini

Notizia del 27/01/2015

in Orgoglio della Polizia Penitenziaria

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Scritto da: Sebastiano Ardita

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Il 15 Gennaio del 1981 il magistrato Giovanni D’Urso, direttore dell’ufficio detenuti, veniva rilasciato dalle Brigate Rosse dopo un sequestro durato 33 giorni, un processo rivoluzionario ed una condanna a morte non eseguita.

Pochi sanno chi fosse e quale calvario subì. Come pochi ricordano Riccardo Palma, Girolamo Tartaglione e Girolamo Minervini, i colleghi che lo precedettero in quel ruolo, uccisi dalle brigate rosse in quella stagione di agguati contro l'amministrazione penitenziaria. 

Ho avuto la sorte di stare seduto su quella stessa poltrona, ma nessuno me ne ha mai parlato - o ha preteso che sapessi chi fossero - né mi ha mai parlato di Luigi Bodenza e di Giuseppe Montalto, gli agenti eroi uccisi dalla mafia per vendetta contro il 41bis; o di Pasquale Mandato e Ignazio De Florio trucidati dalla camorra nel 1983; o di Raffaele Cinotti e di Francesco Rucci. E la lista continuerebbe molto a lungo. Nessuno li ricorda e li onora. 

Il difetto di memoria dell’amministrazione penitenziaria è solo la prova della sua debolezza. Una dirigenza di complemento, una struttura burocratica ed un corpo di polizia senza vertice interno operano, deboli e disorientati, come figli di nessuno. Realtà disaggregate, quando non anche in conflitto tra loro: senza radici, senza unità e senza memoria. E quindi senza forza istituzionale. 

Urge una riforma del Corpo che riunifichi questo mondo; ne metta insieme la nobile storia; gli dia un ruolo rilevante ed esclusivo anche fuori dal carcere; lo ponga al vertice tra le polizie, e lo ri-avvicini ai magistrati; lo collochi alle dirette dipendenze del Ministro della Giustizia e non dentro un sub-ministero dominato dalla burocrazia. 

Un Corpo che goda del prestigio che meritano i suoi uomini, che renda forte il suo vertice e ne ottenga forza a propria volta, per difendersi dagli attacchi che riceve mentre opera per la giustizia e nell’interesse dei cittadini. Credo sia venuto il momento di pretenderlo. 

E’ questo l’augurio che mi sento di fare per il nuovo anno agli uomini e donne della polizia e dell’amministrazione penitenziaria ed al loro nuovo capo.

 

LE RAGIONI DI UNA RIFORMA - GLI UOMINI

Solo chi ha osservato, letto e ricostruito con curiosità la vita e la storia degli Agenti di Custodia prima, e della Polizia Penitenziaria poi, ed ha vissuto in mezzo a loro condividendo i rischi ed il lavoro può comprendere di che stoffa sono fatti questi uomini.

Sapere, ad esempio, che nell’Italia dei dipendenti col cartellino segnatempo, esistono persone che in una notte sono capaci - dopo un terremoto - di trasferire 100 detenuti 41bis da un istituto all’altro, riaprendo una sezione dismessa. Tutti - trecento agenti - rimanendo a lavorare fino all’alba, senza nulla chiedere, saldando brande, spostando pesi, rivoltando i reparti e tenendo a bada i capi di cosa nostra ed impedendo loro di comunicare.

Oppure sapere cosa può accadere quando in carcere entrano quattro tossicodipendenti in astinenza o ubriachi, che si mordono le labbra per sputarti addosso il loro sangue e tu non sai se sono hanno l’HIV, perché non hanno ancora fatto la visita medica. 

Oppure sapere che tanti di loro ogni giorno intervengono per impedire che durante i colloqui i mafiosi si passino biglietti e messaggi, pur consapevoli che facendo questo - ossia il proprio dovere - Luigi Bodenza e Giuseppe Montalto vennero trucidati senza pietà dal piombo della mafia, e che quindi la stessa sorte potrebbe capitare anche a loro. 

Eppure fanno tutto questo con passione per poco più di mille euro al mese. 

Sono uomini che conoscono il sacrificio e hanno imparato a sconfiggere la paura, anche se nessuno dirà loro grazie, perchè non saprà mai di cosa ringraziarli visto che quello che accade dentro una cinta raramente si conoscerà all’esterno. 

Eppure quel lavoro lo fanno come e meglio degli altri se è vero che quando scrivono, vigilano, fanno la scorta, riescono a farlo meglio degli altri e tutti ce li invidiano.

Oggi gli agenti che lavoravano con me al DAP semplicemente me li sogno. E sono sicuro che nessun dipendente degli uffici giudiziari potrebbe tenere loro testa. La loro intelligenza, la curiosità, la capacità di intuire e interpretare il pensiero prima che avessi parlato, di scrivere in italiano meglio dei laureati, non le potrò mai dimenticare. Ed è la stessa stoffa, con carismi diversi, che hanno quelli che ogni giorno portano avanti le carceri, ed in 38.000 fanno il lavoro di 50.000.

Senza confondere la vita con le favole, sarebbe giusto però che questa storia di meriti e di sacrifici avesse un lieto fine. Occorre che finalmente questo Corpo prenda in mano l’esecuzione penale e guidi tutto intero un settore della sicurezza, e che quel lavoro e quell’energia escano così finalmente fuori dalla cinta e siano visibili a tutti i cittadini. 

Speriamo che la commissione presieduta da Nicola Gratteri possa dare il suo contributo e che trovi ascolto.

 


Scritto da: Sebastiano Ardita
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Commenti Commenti dei lettori

n. 18


Un'articolo che tutti gli operatori della Polizia penitenziaria ne devono essere orgogliosi, oggi " non tanto spesso" sento parlare egregiamente della Polizia Penitenziaria, complimenti al dott. Ardita per le parole di elogio per questo Corpo di polizia dello stato che lavora con spirito di abnegazione, per mantenere l'ordine e la sicurezza degli istituti penitenziari italiani. Grazie per le parole di elogio per il ns corpo. Matteo Ricciardi

Di  Matteo Ricciardi  (inviato il 17/02/2015 @ 16:45:06)


n. 17


Da quel poco che trapela dalle stanze "dei bottoni", sembra avvalorarsi l'ipotesi di un "MEGA" progetto di riorganizzazione della Polizia Penitenziaria.
Tale progetto, terrebbe conto della impossibilità di far transitare nel Corpo, nonostante i ruoli tecnici, gli appartenenti alla categoria dei direttori (xe CIP che in un nano secondo sono diventati diriegenti Meduriani).
Questo "MEGA" progetto, nato in seno alla Direzione Generale del Personale e della Formazione, sarebbe orientato a dequalificare i poliziotti, in poche parole, sembra si stia cercando di togliere agli appartenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, le funzioni di PS e PG.
In pratica, si lavora in antitesi, rispetto alla riforma "GRATTERI"... quella alla quale lavora anche il dottor Ardita.
Insomma, in altre parole, più che un "MEGA" progetto, sembrerebbe un progetto del "MENGA"....

Di  PASQUINO  (inviato il 07/02/2015 @ 09:16:03)


n. 16


La ringrazio Dr. Ardita per le sue parole scritte nella lettera di elogio legata al contributo per le qualità professionali dimostrate giorno dopo giorno nel lavoro svolto da noi Poliziotti Penitenziari e confesso che ciò abbia potuto confortare tutti noi Uomini e Donne del Corpo di Polizia Penitenziaria si perché gli applausi svaniscono in fretta, mentre il rispetto e l'ammirazione rimangono per sempre.
Cordiali Saluti
CRSPINO da Napoli

Di  Rosario  (inviato il 29/01/2015 @ 19:35:40)


n. 15


La ringrazio Dr.Ardita per le sue parole e le rinnovo la stima .Speriamo in futuro migliore ma sicuramente saremo sempre orgogliosi di appartenere al glorioso corpo di Polizia Penitenziaria senza togliere niente a nessuno.

Di  Antonio Romano  (inviato il 29/01/2015 @ 13:55:46)


n. 14


Belle parole, pura e semplice verità, ahimé forse il Dott. Arditta avrebbe dovuto esporle al periodo in cui ricopriva l'incarico in seno al DAP, magari indirizzarle anche al potere Politico,che come sempre fa finta che tutto va bene, avendo risolto in parte il cronico del sovraffollamento, introducendo nuovi e discuttibili mettodi di controllo, preocupandosi con il sostegno dei soloti onnipotenti Dirigennti Penitenziari del DAP,del benessere dei detenuti,tralasciando deliberatamente la tutela del personale del Corpo, mantenendo sempre la responsabilità diretta del personale del Corpo della Polizia Penitenziaria, ormai sempre piu allo sbando senza mezzi di difesa , sottoposto ad ogni tipo di angherie fisica e mediatica, divenuto "capro espiatorio" della fallimentare gestione del sistema Penitenziario!!

Di  L’ultimo degli Agenti  (inviato il 28/01/2015 @ 20:33:22)


n. 13


Credo che il dott.ardita potrebbe fare il ministro della giustizia, e' una idea per il presidente renzi, un poliziotto penitenziario

Di  enzo  (inviato il 28/01/2015 @ 19:15:34)


n. 12


ecco uno che meriterebbe la nomina a CAPO DAP.

Di  giulio  (inviato il 28/01/2015 @ 14:37:17)


n. 11


Nel condividere la necessità di un processo di incisiva riorganizzazione dell'Amministrazione e di crescita del Corpo, mi permetto di segnalare che da diversi anni, nel giorno in cui si commemorano i defunti, i nostri Caduti vengono onorati con una solenne cerimonia presso il Dipartimento, alla presenza del Ministro, del Capo DAP e soprattutto e dei famigliari, che vengono invitati e ospitati, con affetto e premura, come é doveroso fare. Sicuramente il dr. Ardita, magistrato che ha sempre dimostrato alta professionalità nel suo incarico al Dap e altrove, non ne era a conoscenza quando ha fatto quelle affermazioni. Penso, inoltre, che le recenti intititolazioni di molti istituti e scuole a Eroi del Corpo e dell'Amministrazione rappresentino un ulteriore segnale di attenzione verso questa delicata tematica della 'memoria'. Le cose 'positive', anche se spesso non sufficienti rispetto alle emergenze che viviamo, proviamo a ricordarle. Poi tutto si può e si deve migliorare, sempre. Grazie dell'ospitalitá nel blog. alessio giacopello (dirigente penitenziario)

Di  Alessio Giacopello  (inviato il 28/01/2015 @ 10:45:56)


n. 10


Forse sono maturi i tempi per una riforma vera, più coraggiosa di quella monca fatta nel 1991, che dia un'anima e una dignità al personale dell'amministrazione penitenziaria.
Da dirigente penitenziario in prima linea posso solo augurarmi che le parole di Ardita si traducano presto in fatti concreti e che da speranze divengano certezze.
Un unico corpo di polizia (che poi lo si chiami penitenziaria, di giustizia o quant'altro ha ben poca importanza) sarebbe più efficiente, economico e garantirebbe il raggiungimento della mission dell'amministrazione con piena soddisfazione per tutti.
Essere parte della stessa squadra è la condizione necessaria per ottenere il superamento di contraddizioni e contrapposizioni ormai anacronistiche e controproducenti.

Di  luca sardella  (inviato il 28/01/2015 @ 09:12:09)


n. 9


Ottime e bellissime parole. Tutto apprezzabile per un ex dirigente del DAP. L'unica cosa era di espremire questi apprezzamenti al Corpo con interventi concreti di migloramento durante la permanenza del Dr. Ardita presso la sede dipartimentale che lui dirigeva. Forse con il suo intervento, che ritengo meraviglioso per far progredire la Polizia penitenziaria, poteva già all'epoca contribuire ad un immagine diversa del poliziotto penitenziario alla pari di altri Corpi di Polizia. Peccato che solo oggi leggo queste condivisibili considerazioni sul Corpo di cui faccio parte da trentasei anni.

Di  maurizio giovannoni  (inviato il 28/01/2015 @ 01:11:10)


n. 8


Dr. Ardita davvero le sue parole sono toccanti e, questa Sua lettera aperta sicuramente l' ha avvicinata ad un Corpo di Polizia in maniera diretta , significativa e tangibile.
Un corpo in balia dei vari Capi Dap che hanno cercato di rattoppare le toppe ad una divisa oramai logora ed usurata.
Io ero il comandante di Alba e, sollecitai l' intitolazione a Giuseppe Montalto che conoscevo personalmente a Torino dove ero Ispettore, del carcere di Alba dopo una richiesta formale, ma grazie a Nuvola Rossa e al Sappe si riusci' in questa ardua impresa in quanto c' era un problema in fase istruttoria sul fatto che Montalto non aveva prestato servizio ad Alba. Questa e' la burocrazia di cui giustamente Lei ha scritto nella nota.
La C R di ALba ora e' intitolata a Giuseppe Montalto, tra l' altro mio fratello e' uno scrittore e pubblico' una biografia a lui dedicata dal titolo Montalto fino all'ultimo respiro ediz Laterza con la prefazione di Giancarlo Caselli, scritto a 4 mani con Donato Placido, fratello del noto Michel e...
Dopo 28 anni anche io ho un contenzioso aperto con l'amministrazione che nonostante sono vincitore di interpello sulla mobilita' Nazionale dei funzionari, sono stato scavalcato direi ad hoc da un neo vice commissario...
Il PCD in merito prevede il colloquio la graduatoria etc. etc. io ho osservato la procedura e sono l'unico titolato ad esperire tale mansione presso la Cr di Fermo, invece cosi' pare che non e'.
Questa e' giustizia? Bisogna ricorrere all' Autorita' Amministrativa per far valere un diritto o meglio di ripristinare la legittimita'?
Tutto questo e' assurdo hochiesto di avere un udienza con i vertici da circa 2 mesi, ma tutto tace.
Dopo tanti anni di cui circa 10 di comando e da funzionario vedere e toccare con mano tanto marciume ti fa rabbrividire...
Scusate lo sfogo pero' noi in generale, siamo abituati a credere che le cose brutte capitano sempre agli altri, invece quando poi ti capitano a Te non ti sembra vero?
Ricompattiamoci e l' auspicio del dr. Ardita e' questo, non ci vogliono le lauree i titolo ma bisogna riappropriarsi della propria identita' di Uomini che forse abbiamo perso o meglio e' assopita in qualche angolo recondito???
Grazie dr. Ardita e spero di poterLa contattare per meglio esporti la problematica accennata sopra.
Comm. Gerardo D' Errico
Saluti vivissimi a Peppe Romano, tu ricordi le battaglie su Montalto???

Di  gerardo  (inviato il 27/01/2015 @ 23:57:15)


n. 7


questo da la forza di andare avanti.Sono servite più queste parole che tutte le chiacchere che ho sentito in trent'anni di servizio. Trent'anni di sentinelle, sezione, risse e tutto il resto. Grazie Dr. Ardita.

Di  Anonimo  (inviato il 27/01/2015 @ 20:38:35)


n. 6


Egregio Dr. Ardita,
grazie per il pensiero complesso ed articolato qui pubblicato.
Spero di poterLa incontrare prima o poi.
Dostoevskij?, Il 41/bis e soprattutto il MOSTRUOSO decadimento del nostro Glorioso Corpo?...un motivo in più per una chiacchierata tra uomini delle Istituzioni, magari in una location gremita con l`esclusiva presenza dei nostri Uomini e Donne della Polizia Penitenziaria, dove ognuno potrebbe dare sfogo ai propri "Impedimenti lavorativi quotidiani"...Ovviamente è sotto inteso, nella nostra Sicilia!
..."Ciascuno di noi è colpevole di tutto e per tutti sulla Terra, questo è indubbio, non solo a causa della colpa comune originaria, ma ciascuno individualmente per tutti gli uomini e per ogni uomo sulla Terra"...
Negli anni mi sono convinto che, questa frase può giovare in maniera esclusiva a seconda del mestiere che fai. A me credo per niente...eppure ne sono tremendamente affascinato!
Buon lavoro Dr. Ardita

Di  Ispettore Gianni Trumino  (inviato il 27/01/2015 @ 18:05:27)


n. 5


Le sue parole mi colpiscono profondamente e mi hanno davvero emozionato. Lei davvero conosce il lavoro del poliziotto penitenziario e ha ricordato il sacrificio degli agenti di custodia, ed è anche per questo che nutre una sincera stima nei nostri confronti. Grazie.

Di  Commissario Giuseppe Romano  (inviato il 27/01/2015 @ 16:29:54)


n. 4


Dopo quasi tentuno anni di servizio, è la prima volta che sento un Dirigente riconoscere pubblicamente quello che siamo e quello che siamo capaci di fare.
Forse, dopo tanta utopia riusciremo a vedere la famosa luce in fondo al tunnel.......
Fatela leggere ai Direttori, che pretendono una mutazione di "status" per grazia ricevuta.

Di  PASQUINO  (inviato il 27/01/2015 @ 15:12:10)


n. 3


Dottor Ardita.....semplicemente....grazie!

Di  GaeZ  (inviato il 27/01/2015 @ 13:43:06)


n. 2


Grazie Dr. Ardita.
Nella speranza che Lei legga questo mio commento, volevo dirle che Lei ha perfettamente detto le cose che altri non hanno mai avuto il coraggio di dire. Infatti, come ha avuto modo di constatare, nessuno le aveva detto certe cose, e magari neppure accennate, non perche non le sapeva, ma solo perche la memoria di molti dirigenti del DAP è molto corta. Noi invece non abbiamo la memoria corta, anzi, ci ricordiamo perfettamente di chi è passato ai vertici del DAP e che nulla hanno mai fatto per un Corpo, che ancora oggi come Lei ha ben detto, non ha ancora un vertice interno, deboli e disorientati e senza memoria. Ma noi non solo non ci siamo mai dimenticati del passato, assistiamo ancora oggi a uno stallo totale dei vertici del DAP, il presente è proprio come allora, anzi oserei dire peggio di prima. Anche noi speriamo veramente in una vera riforma, che ci dia quel prestigio che meritiamo, con un ruolo importante anche all'esterno per farci giustamente conoscere e apprezzare, per questo il Dr. Gratteri è per noi è una speranza e una garanzia, speriamo davvero che qualcosa cambi e si giunga finalmente a un lieto fine per un Corpo efficente e moderno alla pari delle altre forze di Polizia.
Grazie ancora per il Suo autorevole e gradito intervento, noi Poliziotti penitenziari la ricorderemo sempre con alta considerazione.

Di  Poliziotto Penitenziario  (inviato il 27/01/2015 @ 13:28:25)


n. 1


Meraviglioso, semplicemente meraviglioso!!!
Oggi dopo aver letto questo articolo, mi sento estremamente orgoglioso di far parte di questo Corpo.

Di  ROMERO63  (inviato il 27/01/2015 @ 11:59:39)




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