Novembre 2016
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Le riflessioni del vecchio Cesare Cantelli sul Poliziotto Penitenziario del sud che lavora al nord.


Polizia Penitenziaria - Le riflessioni del vecchio Cesare Cantelli sul Poliziotto Penitenziario del sud che lavora al nord.

Notizia del 19/01/2010

in Cesare Cantelli

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Scritto da: Cesare Cantelli

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Come promesso nella replica al suo commento, voglio rispondere all’amico Antonio che ha chiesto un mio parere sulla questione dei colleghi del sud in servizio al nord.
Le mie riflessioni, come saprai certamente, sono soltanto appunti che scrivo sul mio diario.
Ricorderai, infatti, l’ abitudine nata nel lontano 1955 a Regina Coeli di scrivere sul mio diario tutte le esperienze quotidiane durante il servizio in sezione.
Ormai sono diventato un vecchio saggio, il primo novembre di quest'anno dovrei compiere 105 anni (55 dei quali passati in servizio) e credo per questo di potermi permettere anche di esprimere qualche opinione sul mondo penitenziario.
Sin da quando ho indossato per la prima volta la divisa grigioverde nel 1955 ho assistito al problema dell’emigrazione sud - nord, nella stragrande maggioranza dei colleghi agenti di custodia.
Non è difficile intuire che la diversa percentuale di disoccupazione, e di converso la diversa disponibilità di posti di lavoro a tutto discapito delle regioni meridionali dell’Italia, continua a determinare una osmosi di lavoratori dal sud al nord alla ricerca di un pareggio demografico della forza lavoro.
La Polizia Penitenziaria (così come quasi tutte le altre forze di polizia) non sfugge a questo fenomeno.
Sono tantissimi anni (già prima dei tempi miei) che si cerca di trovare una soluzione a questo problema che, oltre al grave disagio risentito dai colleghi (e dai propri familiari) forzatamente emigrati al nord, crea non pochi problemi anche all’amministrazione, all’organizzazione del Corpo e allo svolgimento del servizio.
Questo, ovviamente, perché troppo personale affetto da saudade e continuamente alla ricerca di un modo, più o meno lecito, di tornare al proprio paese ed ai propri affetti, non può non creare problemi e disservizi nello svolgimento dei compiti istituzionali.
E, seppure tale problema può essere in qualche modo mitigato laddove troviamo Direttori e, soprattutto, Comandanti di grande sensibilità e con grandi capacità di buon governo del personale, in alcune sedi grazie a dirigenze e comandi poco sensibili e poco capaci, si degenera in vere e proprie situazioni di emergenza con tassi di assenteismo che, talvolta, raggiungono addirittura il cinquanta per cento.
Ed è per questo che penso, e lo ribadisco, che quello del personale originario del sud in servizio al nord sia anche (se non soprattutto) un problema dell’amministrazione.
Nel corso degli anni sono state tante le proposte per la soluzione della questione ed altrettanto numerosi sono stati i provvedimenti effettivamente adottati.
A dire il vero, negli anni novanta siamo stati molto aiutati dall’altissima percentuale di turn over e all’altissimo numero di nuove assunzioni di personale che hanno determinato una osmosi al contrario che, addirittura, generò un altro gravissimo problema: l’esagerato abbassamento dell’età media e dell’anzianità di servizio al nord fino al punto che all’inizio degli anni duemila riscontrammo alcune situazioni nelle quali durante la notte il più alto in grado dell’istituto risultava essere un agente con non più di un paio d’anni di servizio.
Per altro verso, poi, si è verificato il fenomeno opposto al sud laddove, in alcuni casi, esistevano istituti nei quali non c’era nessuno in servizio con meno di cinquant’anni di età con la spiacevole conseguenza che il personale anziano era costretto a fare turni stressanti (comprese le notti) e che qualifiche superiori dovevano per forza esercitare funzioni inferiori (ad esempio sovrintendenti capo che prestavano servizio di sentinella).
Si pensi che, verso la fine degli anni novanta, sono stati attuati piani di trasferimento che, nell’arco di un solo anno, hanno determinato lo spostamento di quasi diecimila unità di Polizia Penitenziaria.
Poi, però e purtroppo, per una serie di svariate concause c’è stata una netta inversione di tendenza e, dopo aver raggiunto punte di oltre quarantaduemila unità, l’organico del Corpo ha cominciato, progressivamente ed irreversibilmente, a ridursi fino ad arrivare, quest’oggi, al record minimo di appena trentasettemila uomini.
Tutto ciò, ovviamente, ha significato scarsissime assunzioni annuali che hanno inevitabilmente generato una stagnazione della mobilità del personale che, negli ultimi anni, si è ridotta a poche centinaia di unità.
I principali rimedi che, nel tempo, sono stati adottati risultano la legge 104, prima, e i distacchi temporanei per gravi motivi familiari, poi.
Anche per la legge 104 c’è stata una genesi simile a quella dei trasferimenti a domanda: un numero spropositatamente alto all’inizio (quando bastava produrre un semplice certificato riguardante un parente di qualsiasi grado) e praticamente la riduzione a pochi casi all’anno adesso.
Questo si è verificato, però, molto gradualmente attraverso l’influenza di numerose circolari applicative dei Ministeri del Lavoro e della Funzione Pubblica e, soprattutto, in conseguenza del consolidamento di numerosa giurisprudenza e di numerosissime sentenze della giustizia amministrativa e di Cassazione che hanno regolamentato la materia.
Nello specifico, oggi sono state stabilite regole precise per il diritto al trasferimento che vanno dal riconoscimento della condizione di gravità del disabile, all’esclusività e alla continuità dell’assistenza richiesta fino alla circoscritta distanza chilometrica dal luogo di residenza del diversamente abile da assistere.
In questo panorama, fin qui scoraggiante, si andranno però, fortunatamente,  ad inserire delle novità abbastanza importanti introdotte dal Piano Carceri e dalla recente legge finanziaria 2010.
Il Piano Carceri ha stabilito l’assunzione di duemila nuovi agenti di polizia penitenziaria.
La legge finanziaria ha abolito il blocco del turn over per le forze di polizia consentendo, nei prossimi tre anni, l’assunzione di ulteriori milleottocento agenti.
In quest’ultimo caso, però, sebbene avremo comunque effetti positivi per la mobilità a domanda del personale, non avremo altrettanti effetti positivi per l’incremento organico, tenuto conto che nello stesso periodo andranno in pensione duemilaquattrocento unità di polizia penitenziaria.
Ma non possiamo sperare soltanto nelle nuove assunzioni e nei piani di mobilità ad esse conseguenti, sia perché si potrebbe replicare il fenomeno della fine degli anni novanta allorquando c’era personale troppo giovane al nord e troppo anziano al sud, sia perché la distribuzione del personale sul territorio deve comunque rispondere a criteri di omogeneità ed equilibrio.
Secondo la mia opinione, in questo senso, si dovrebbe perseguire una politica di invogliamento a restare al nord, al fine di risiedervi con le proprie famiglie, attraverso la dotazione di alloggi a costi agevolati e la concessione di incentivi economici che controbilancino la differenza del tenore di vita, innegabilmente esistente tra nord e sud.
Sempre in questa direzione, ritengo praticabile la strada dei bandi di concorso circoscritti a determinate regioni con la previsione certa e immodificabile di destinazione soltanto in determinate sedi di servizio.
E ancora, ritengo praticabile la politica degli incentivi economici concessi a chi acconsente di prestare servizio di missione in determinate situazioni (ad esempio il trattamento di missione forfetario) come è stato fatto con discreto successo questa estate per Perugia ed altre sedi nel centro-nord Italia.
Rimane, poi, da riservare maggiore attenzione alle procedure dei distacchi senza oneri per gravi motivi di famiglia, attualmente disciplinati e regolamentati dall’art. 7 del CCNL, che vanno ricondotte nell’alveo della temporaneità, che costituisce la  ratio della norma.
In altre parole, i distacchi non possono essere disposti a tempo indeterminato, ma vanno concessi per congrui periodi al maggior numero possibile di richiedenti secondo il semplice principio “un po’ di meno, ma per tutti”.
Per quello che riguarda, infine, i trasferimenti ai sensi della legge 104 è innegabile che l’amministrazione deve esercitare fino in fondo il proprio potere-dovere di controllo, anche perché, non dimentichiamolo, chi dichiara la sussistenza delle condizioni previste da quella legge se ne assume tutte le responsabilità di carattere penale.
Caro Antonio, spero di essere stato chiaro nell’esprimere la mia opinione, nella speranza che tu voglia continuare a leggere il mio diario sul quale seguiterò ad annotare le mie esperienze.
Un abbraccio.
 
Cesare Cantelli
 
 
 

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Commenti Commenti dei lettori

n. 3


Caro Antonio, sono contento che tu ti sia dichiarato soddisfatto. Forse, però, non sono stato sufficientemente chiaro circa la questione degli istituti da costruire al sud. Mi spiego meglio. Sono assolutamente favorevole alla costruzione di nuovi carceri al sud, così come lo sono per la costruzione di altrettanti al nord. In altre parole, credo che gli istituti penitenziari vadano edificati proporzionalmente in ogni parte di Italia senza, però, sbilanciare la presenza di personale in una zona piuttosto che in un'altra. Ecco perchè ho detto che auspico una politica di incentivazione a favore del personale del sud che si stabilisce al nord.
In questa direzione si sta muovendo anche l'amministrazione, tenuto conto che le aree individuate per la realizzazione di nuovi istituti sono dislocate, praticamente, su tutto il territorio nazionale. Nello specifico, qualora tu non lo sapessi, i luoghi indicati dal Ministro sono i seguenti:
Milano, Napoli, Bologna, Torino, Firenze, Roma, Genova, Catania, Bari, Pordenone, Pinerolo, Paliano, Bolzano, Varese, Latina, Brescia, Marsale, Nola, Sciacca, Sala Consilina, Venezia e Savona.
A questi si andranno ad aggiungere gli ampliamenti di istituti già esistenti che offrono la possibilità di realizzare nuovi padiglioni all'interno delle cinte murarie.
Saluti

Di  Cesare Cantelli  (inviato il 20/01/2010 @ 17:38:20)


n. 2


I nuovi istituti li costruiranno dove potranno speculare sulle aree centrali delle città in cui saranno dismessi vecchi carceri.
Le aree centrali delle città del nord valgono più di quelle del sud.

Di  bruno  (inviato il 20/01/2010 @ 10:48:43)


n. 1


caro Cesare ho letto la tua risposta e sinceramente mi ritengo molto soddisfatto, anche se avrei voiluto sapere il tuo parere circa la costruzione di nuovi istituti al sud o meglio sapere se l'amministrazione, si stia muiovendo anche in quella direzione? Grazie antonio

Di  antonio  (inviato il 20/01/2010 @ 08:20:33)




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