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Liberate la Polizia Penitenziaria. Continua ...


Polizia Penitenziaria - Liberate la Polizia Penitenziaria. Continua ...

Notizia del 06/06/2013

in Il Dibattito

(Letto 2305 volte)

Scritto da: Daniele Papi

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Una attenzione particolare deve essere rivolta alla formazione.

Polizia Penitenziaria - formazione 

Sulla materia, un iniziale aspetto è quello della direzione delle scuole, che sono affidate al primo funzionario o dirigente disponibile, anche con duplicazione di incarico.      

Un secondo aspetto è quello della ambiguità dell'indirizzo didattico, perennemente oscillante tra l'ansia di privilegiare la cultura del trattamento e la strisciante tendenza (quasi una pretesa di credito) a minimizzare la preparazione operativa, attenti a non oltrepassare la soglia della cautela.

Dell'una si fa disinvolta esibizione a più voci.

Sulla sussidiarietà della seconda v'è una tacita convergenza.

L’evidenza che la preparazione operativa, sia trattata con inadeguatezza, è dimostrata dalla scarsa attenzione destinata ad esempio alla formazione e all’addestramento rivolti in favore del personale impiegato nei servizi tutori, in particolare quel personale dipendente dall’U.S.Pe.V e dagli UST locali.

La legge n° 133 del 2/7/2002, istitutiva dell’U.C.I.S. emendata dalla Legge n° 259 del 14/11/2002 di conversione del D.L. n° 201  del 11/09/2002, pone in capo al Corpo di Polizia Penitenziaria l’onere di provvedere al Servizio di Protezione deliberato dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica nei confronti delle Autorità appartenenti all’Amministrazione Centrale della Giustizia.

Nella medesima normativa è posto un serio presupposto relativo alla professionalità che deve possedere il personale impiegato in tali compiti e mansioni.

Si stabilisce dunque nella legge, che criteri e modalità per l’accesso alla Formazione prima e al servizio poi, sono stabiliti dall’U.C.I.S.. Ne consegue quindi, che per eseguire tali funzioni è necessario aver svolto un corso di formazione predisposto dall’Amministrazione Penitenziaria dopo aver selezionati i candidati (secondo requisiti e titoli oggettivi), e che nella sua struttura progettuale sia stato preventivamente verificato e approvato dall’U.C.I.S..

L’attività formativa ovviamente si può e si deve fare presso gli Istituti di Istruzione dell’Amministrazione, anche per motivi legati al sistema organizzativo specifico del Corpo e d’immagine impiegando risorse interne all’Amministrazione le quali sono certamente in grado di selezionare e istruire il personale al meglio ed in economia.

Allo stato, tale formazione specifica è totalmente disattesa.

Al riguardo, sarebbe utile conoscere i dati di frequenza riguardanti il personale incardinato nell’U.S.Pe.V. e nei vari UST, a proposito delle esercitazioni per l’accertamento all’idoneità all’uso delle armi, e i dati sulla specifica formazione irrogata al fine di garantire la specifica formazione necessaria per l’impiego in tali delicati servizi. 

Ciò accade al confronto di una realtà che sembrerebbe invocare altri presupposti, essendo l'azione istituzionale complessiva di sicuro differenziabile ma con altrettanta certezza indivisibile.

Un terzo aspetto è quello dei docenti, segnatamente di quelli preposti alla formazione tecnica e di intervento in senso stretto, che sono, per lo più, di risulta.

Orbene, circa la direzione pare implicito l'obbligo di una scelta accurata e responsabile, che non dovrebbe trascurare una ricognizione all'esterno.

La direzione amministrativa (ed il relativo quadro locale) e la direzione didattica sono due componenti troppo importanti della formazione (che non dovrebbe subire interruzioni nell'arco delle ventiquattro ore) per essere chetate con il ripiego nell'adempimento di rito.

Circa l'indirizzo didattico, poi, nessun privilegio dovrebbe essere accordato alla priorità opportunistica del momento.

Si dovrebbe, piuttosto, assicurare una qualificazione complessiva di alto profilo (come insinuato, la costante della qualità non è discutibile), tenendo conto della previsione delle istanze provenienti dalla realtà dell'istituto: uno sforzo verso il conferimento di un credibile attestato della acquisizione progressiva della professionalità e non di un mestiere, insomma.

Si pensi, non solo alla trascuratezza di come sono trattate le materie riguardanti, le tecniche operative, un’attenzione particolare, andrebbe rivolta alle attività di polizia giudiziaria, materia da sempre trattata con superficialità in qualsiasi ambiente formativo.

 

Docenti 

Circa i docenti, infine, la questione dovrebbe essere affrontata supponendo figure per titolo e per qualità in grado di divulgare informazioni giuridiche e tecniche - su altre materie di contorno non vi sarebbe ostacolo alla mediazione -, secondo un metodo di insegnamento univoco.

Dunque giuristi ed autentici esperti, senza discussione, sul primo intendimento.

Più ardua, appare, invece l'attuazione del secondo intendimento, vale a dire del metodo, se il respiro di esso deve essere purificato dalle surrogazioni di maniera e dalle approssimazioni di convenienza.

L'immaginazione, allora, corre verso un corpo docente stabile, appositamente costituito.

Tale corpo, in quanto unità omogenea (anch'esso una sorta di ruolo) dovrebbe essere il solo investito della competenza didattica in materia di tecnica operativa.

Da tale impostazione la formazione dei docenti potrebbe, allora, avvenire attraverso alcuni passaggi:

 

-      la redazione di due testi, ad esempio, cioè il testo sul servizio e sulle tecniche di esecuzione e il testo sul metodo di insegnamento. Tali testi, affidati alla elaborazione di persone colte ed essenziali, preferibilmente ma non necessariamente interne, dovrebbero contenere soltanto notizie concrete, perfettamente aderenti alla norma con la totale esclusione di qualsivoglia opinione o teoria discrezionali;

-      la selezione di aspiranti tra volontari di buon livello attitudinale e culturale (quest'ultimo al di là del titolo di studio), operata da persone aduse alla pratica scolastica;

-      la spiegazione del fine preteso attraverso la partecipazione del contenuto dei testi da parte degli stessi selettori o di figure omologhe;

-      la scelta collegiale e, quindi, la costituzione. 

-      Il corpo docente formato in tale modo diverrebbe una sorta di messaggero di certezze ufficiali.


Scritto da: Daniele Papi
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n. 3


Buongiorno a tutti, sono un Ispettore del Corpo, concordo con quando detto innanzi, i nostri Funzionari e tra non molto Dirigenti del Corpo, perchè non iniziano a farsi sentire? Perchè non pretendono le loro Funzioni ed autonomia rispetto ai Dirigenti Penitenziari???????
Secondo il mio modesto parere è giunta l'ora di una riforma radicale del Corpo ed una rivisitazione della legge 395/90, ormai superata e non più corrispondente alle nuove figure professionali e da non dimentiticare l'Istituendo Ruoli Tecnici del Corpo....... Un'appello a tutte le OO.SS. di concentrare il loro impegno e sforzo affinchè si possa raggiungere quando prima la Riforma del Corpo e l'autonomia dalla Dirigenza Penitenziaria e una Direzione Generale del Corpo in seno al D.A.P. alle dirette dipendenze del CAPO del D.A.P. un Vice CAPO del D.A.P. proveniente dal Ruolo dei Dirigenti del CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA........Saluti e mi auguro di poterlo vedere prima che mi congedo.

Di  ETTORE SOMMARIVA  (inviato il 09/06/2013 @ 10:13:49)


n. 2


mi permetto di aggiungere..... abbiamo dirigenti e funzionari del corpo... perchè non vanno a rompere le p.....e al comparto ministeri...........
quindi creare la direzione generale del corpo gestita dai suddetti dirigenti, oppure transitare presso il ministero dell'interno...... MAGARI!!!!!!
speriamo di arrivare alla pensione poi............!!!!!!!

Di  luigi  (inviato il 06/06/2013 @ 18:42:49)




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