Febbraio 2017
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L’importante ruolo del coordinatore dell’unità operativa nel sistema decentrato


Polizia Penitenziaria - L’importante ruolo del coordinatore dell’unità operativa nel sistema decentrato

Notizia del 19/06/2015

in Accadde al penitenziario

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Scritto da: Rita Argento

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Nella maggior parte degli istituti penitenziari, diventa quasi luogo comune incontrare una gestione del personale di Polizia Penitenziaria mediante il “Sistema Decentrato”.

Cosa accade in tal caso? Si raggruppa un certo numero di poliziotti che vengono ad essere impiegati in un reparto e contestualmente coordinati da parte di un Responsabile, con il ruolo di Ispettore/Sovrintendente.

E ben si sa, un Coordinatore é inevitabilmente un punto di riferimento importante: esistono, infatti, realtà dove un Responsabile dell’Unità Operativa diventa un vero e proprio leader per il personale che è solito gestire.

A partire dagli anni 70’ e ancora sino ad oggi, le principali teorie in merito alla definizione di leader dicono che non esiste un "migliore" in assoluto ma solo chi é capace di adottare lo stile più adeguato alle diverse situazioni.

A tal proposito uno dei modelli teorici più conosciuto in questo settore è il modello della contingenza, dello psicologo americano Fred Edward Fiedler  specialista del lavoro e delle organizzazioni, secondo cui esistono tre aspetti fondamentali che un leader non dovrebbe mai tralasciare: la qualità delle relazioni esistenti tra leader e dipendenti che è determinata dal livello in cui il leader è stimato dai suoi collaboratori; il livello di strutturazione dei compiti che consente al leader una maggiore o minore possibilità di controllo dell’andamento del lavoro e il potere accordato al leader dai vertici che corrisponde appunto al livello di potere effettivo che il leader può esercitare in quanto formalmente legittimato dai vertici.

Un altro importante contributo alle teorie della contingenza è dato dagli studiosi americani Paul Hersey e Kenneth Hartley Blanchard, per i quali il leader, per essere efficace, deve saper ricoprire contestualmente due ruoli fondamentali ovvero essere “guida” e allo stesso tempo “sostegno”.

Ecco perché essere Coordinatore di una Unità Operativa non è certo semplice, eppure riuscire a gestire nel complesso un Reparto  e gli stessi poliziotti ivi impiegati, è un aspetto di notevole importanza e di grande soddisfazione, dove ad essere in primo piano è proprio la capacità, con il proprio spirito di osservazione, di comprendere davvero il contesto lavoro, senza tralasciare né la situazione, né il luogo, né - e soprattutto - le persone.

Solo in tal modo, il Coordinatore di una Unità Operativa riuscirà ad essere pienamente stimato da parte dei poliziotti che gestisce, divenendo di fatto un leader capace di accrescere lo spirito di motivazione nel delicato contesto lavoro del Poliziotto Penitenziario.

 


Scritto da: Rita Argento
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n. 3


Non so quante volte l'ho già detto...il nostro Corpo si basa su solidi pilastri...gli unici che ancora oggi fanno reggere in piedi questo sistema.
E nessuno mi venga a raccontare caxxate....
Tutti questi pilastri, portano addosso i segni del passato e se sei attento puoi intravvedere anche le ferite.
Questi pilastri sono tinti di rosso fuoco...appartenente al ruolo degli Agenti/Assistenti, in particolar modo gli Assistenti Capo, punto e basta!!!

A proposito di sedie girevoli e comodi uffici, caro "minatore con le mani sporche e..." ti racconto una cosa.

Ieri sera, cercando delle carte, spunta una vecchia relazione di servizio redatta nel 96.
Ero poco più che un Agente con qualche anno di servizio.
Bene.
In quelle righe chiedevo con veemenza di acquistare delle sedie, una scrivania ed un armadietto, poichè al posto di questo arredo in sezione, avevamo a disposizione (SGABELLI di legno, TAVOLO DETENUTI E BILANCETTE che fungevano da armadio). La risposta del comandante fu evasiva (TERRIBILE), mentre quella del direttore fu implacabile!
Egli ravvisava estremi di censura ed indebite osservazioni nei confronti dei superiori.
Come dire....guarda che stavolta ti lascio perdere, ma la prossima volta preparati la discolpa!
Ciò per fortuna, provocò forte sdegno nei colleghi più anziani...pochissimo devo dire nei sindacati che rappresentavano quell'istituto...(peccato per loro!).
Quale fu il risultato?
Fu quello che, da quell'episodio si iniziò finalmente a parlare di dignità sul posto di lavoro e ben presto furono arredate tutte le sezioni, pitturate le pareti che puzzavano di muffa, messi i dosatori del sapone, rotoloni di carta, guanti per la perquisizione a scatoli e dulcis in fundo attivati i riscaldamenti nelle garitte!
Ancora oggi ogni tanto ci penso...e mi sento sempre più orgoglioso di me stesso, per quella piccola battaglia fatta tutti i giorni, rischiando di essere triturato come carne per hamburger.
Oggi pur appartenendo ad altro ruolo da parecchi anni, dico GUAI a chi tocca un Assistente Capo (a meno che non sia un testa di caxxo irrecuperabile)....essi sono gli unici che ogni Santo giorno si sporcano le mani veramente in questa nostra difficile ma pur affascinante professione.
Buona serata a tutti

Di  Ordo▲  (inviato il 23/06/2015 @ 21:06:17)


n. 2


.....
hai proprio ragione........ senza se e senza ma ! adeso tutti filosofi e nessuno assume responsabilità o meglio nessuno vuole sporcarsi le mani che valgono più di cento cose...........
Purtroppo oggi si corre all'arrembaggio delle adesioni, del potere senza sporcarsi le mani , senza meritocrazia eccc.......
L'esperienza va data a chi lo meita veramente , achi si batte in prima fila e non da dietro i muri, i pilastri , dalle comode sedie degli uffici con le molle e regolazioni di schiena , mentre nelle minieri ci sono sedie della 1° guerra mondiale, sgabelli o sedie in plastica...........
Auguri per il nuovo che avanza e con il regime aperto che tra poco in casa nostra dobbiamo chiedere il permesso al detenuto.........
Assistente capo anziano troppo anziano molto anziano

Di  minatore con le mani sporche e odore di celle ....  (inviato il 20/06/2015 @ 21:56:48)


n. 1


Tutto bello per carità.
Le parole si sa però a volte cozzano con la realtà.
Il leader è riconosciuto dal gruppo di lavoro in maniera quasi automatica, naturalmente direi.
Sei il leader di un gruppo di uomini, perchè essi stessi ti hanno nominato, prima ancora con il cuore. Tanti anni fa ho avuto una bella sensazione nel capire e sapere a mezze parole da altri che ero apprezzato dai più.
E' chiaro, per giungere a questo risultato, devi per primo dare il tuo cuore, mettere a disposizione la tua esperienza e sporcarti le mani tutti i giorni, PER PRIMO...sempre il primo di tutti, senza se e senza ma. Adottando il vecchio e quanto mai attuale sistema del "buon padre di famiglia"...in tutti questi anni ha dato i frutti sperati.
Personalmente, preferisco una tosta cazziata...vi assicuro che funziona BENISSIMO. Ovviamente sanzionare la dove non c'è altra ragionevole soluzione.
Purtroppo ciò oggi è poco compreso...a questo vecchio sistema si "preferirebbe SCRIVERE...SCRIVERE...SCRIVERE!...sarà perchè non ci si sporca per niente le mani di quell'odore metallico delle Marsilii o non si annusa quell'odorino del mattino durante la conta delle 8!...eheheheheheheheheh....mi viene da ridere credetemi mentre scrivo....
Buon lavoro a tutti picciutteddi

Di  Ordo▲  (inviato il 19/06/2015 @ 16:21:16)




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