Novembre 2016
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L’interpretazione della norma giuridica


Polizia Penitenziaria - L’interpretazione della norma giuridica

Notizia del 19/09/2012

in In punto di diritto

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Scritto da: Mariano Salvatore

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1) Congetture psicologiche sull’interpretazione.

L’interpretazione costituisce un processo psicologico attorno al quale sono state realizzate, in letteratura, differenti ipotesi.

Trattandosi di un processo mentale avente, quindi, ad oggetto, eventi di natura psichica sono emerse, pertanto, delle teorie sul processo interpretativo che, proprio per la loro indagine psicologica ed in assenza di strumenti investigativi adeguati sulla psiche di chi è chiamato ad interpretare, non possono ritenersi, ovviamente, come teorie scientifiche.

La più nota, allo stato, risulta essere la “teoria ermeneutica”. Tale teoria sancisce che il processo interpretativo ha una struttura di tipo dialettico con andamento triplicemente circolare.

Il primo circolo è rappresentato dal rapporto che si instaura tra le aspettative dell’interprete, definita “precomprensione” ed il testo normativo. In particolare la precomprensione rappresenta il processo mentale di ipotesi interpretativa del soggetto chiamato all’interpretazione, tale congettura, va da se, tiene conto di alcuni fattori soggettivi ascrivibili all’interprete quali competenza linguistica, padronanza dei metodi interpretativi, supposizioni personali intorno alla ratio legis nonché dal proprio sentimento di giustizia. Formulata tale ipostesi, il soggetto l’accosta al testo normativo valutandone la fondatezza, rielaborando ulteriori ipotesi se la prima non può essere confermata e fino a quando l’ipotesi elaborata appare coerente con il testo normativo.

Il secondo circolo riguarda il rapporto fra la singola disposizione normativa e le restanti parti del testo normativo di cui essa è parte, ovvero fra essa e l’intero ordinamento giuridico di appartenenza. Da tale rapporto dovrà emergere l’assenza di contraddittorietà e la conseguente congruenza assiologica dell’ipotesi interpretativa con le norme, sia del medesimo testo normativo, che con quelle dell’intero sistema giuridico di appartenenza.

            Il terzo circolo, in ultimo, si instaura tra l’interesse ad una soddisfacente soluzione del caso ed il significato letterale della legge, esso avviene mediante la formulazione di ipotesi di risoluzione della controversia da confrontare con il teso normativo. Da tale confronto dovrà emergere la conferma o la smentita dell’ipotesi di risoluzione della controversia ed in caso di smentita si dovrà far ricorso ad altre ipotesi di risoluzione ovvero confrontarsi con altre disposizioni normative.

             un ulteriore teoria psicologica sul processo interpretativo, degna di nota, è la teoria dei giochi interpretativi, secondo tale teoria si possono distinguere non meno di due tipi “giochi” o pratiche interpretative ovvero:

  1. I giochi “senza reinterpretazione”, costituiti da un unico atto interpretativo il cui risultato è accettato incondizionatamente;
  2. I giochi a “reinterpretazione”, costituiti da una prima interpretazione il cui risultato viene posto in discussione e soggetto ad una reinterpretazione.

L’interpretazione giuridica, così effettuata,è dettata dall’esigenza di formulare considerazioni opportunistiche tendenti a favorire un mutamento di indirizzo giurisprudenziale. Essa avviene mediante l’interpretazione letterale della norma formulando, pertanto, un primo e provvisorio significato da porre in relazione, successivamente, con tutte le possibili interpretazioni e giungendo, attraverso la fase della reinterpretazione, ad una decisione ragionata.

2) Controversie epistemologiche dell’interpretazione.

            Fin qua si è teorizzato sul processo interpretativo da un punto di vista prettamente psicologico, tuttavia si è già accennato all’impossibilità di fornire teorie testate scientificamente per insufficienza di mezzi di indagine della psiche. In virtù di ciò la dottrina ha ritenuto più utile svolgere l’indagine conoscitiva sul processo dell’interpretazione giuridica, attraverso l’utilizzo del metodo dell’analisi sul risultato letterario prodotto.  Da tale analisi il pensiero giuridico moderno fa nascere tre teorie, una teoria cognitiva, una teoria scettica ed una teoria mista definita eclettica.

            In prima analisi va sottolineato che tali teorie hanno un oggetto alquanto circoscritto. Esse infatti si limitano ad offrire una risposta alla domanda: se l’interpretazione sia atto di conoscenza ovvero atto di volontà. In secondo luogo la sola interpretazione cui esse fanno tacito riferimento e l’interpretazione giudiziale. Ma passiamo ad esaminarle:

la teoria cognitiva rappresenta un atto di conoscenza sia essa intesa come conoscenza oggettiva, contenuto letterale del testo, sia essa intesa come conoscenza soggettiva, intenzione di chi ha redatto la norma. Alla luce di ciò il significato del testo deve ritenersi incorporato nella norma e l’interpretazione rappresenta il solo atto con cui tale volontà viene portata alla luce.

La teoria scettica, in antitesi con quella cognitiva, pone l’interpretazione giuridica non già come atto conoscitivo della norma preesistente, bensì come strumento creativo dell’interprete, ovvero atto di sua volontà decisoria. La teoria scettica presenta due varianti, una definita estrema, che attribuisce ai testi normativi da interpretare il solo valore deciso discrezionalmente dall’interprete che ha la libertà di attribuire a qualsiasi testo normativo qualsiasi significato. Ed in secondo luogo una variante moderata che ammette si una variegata possibilità di interpretazioni del medesimo dettato normativo.

In ultimo analizziamo la teoria eclettica che nel fondere i concetti della altre due teorie rappresenta la negazione di entrambe. Con essa, infatti, si afferma che il processo interpretativo rappresenta in taluni casi un atto di conoscenza ed in altri un atto di volontà. In particolare si sostiene che laddove la norma presenta concetti chiari e rigidi si debba fare ricorso all’atto di conoscenza per interpretare, laddove, viceversa, la norma presenta delle zone d’ombra l’atto diviene volontà e decisione dell’interprete.

3) Il formalismo interpretativo

Secondo la teoria cognitiva, l’interpretazione è atto di conoscenza e l’oggetto di questa conoscenza è il significato dei testi normativi. L’interpretazione è il procedimento che porta alla luce il significato oggettivo o soggettivo di un testo; significato che come contenuto concettuale in sé o come intenzione di chi il testo ha elaborato è interno, incorporato, precostituito rispetto all’interpretazione.

Dunque nelle questioni di diritto solo un’interpretazione può essere vera, solo una soluzione corretta.

I formalisti però non possono non rilevare che a una stessa norma si possono attribuire significati diversi, solo che per motivi linguistici ma anche giuridici ammettono che solo uno dei significati può essere reale o vero.

In base al naturalismo linguistico, le parole avrebbero un significato proprio, connaturato, che collegherebbe le parole stesse alle cose che indicano e, dunque, l’interprete, riconoscendo il legame, può fornire interpretazioni apofantiche. “Le ragioni giuridiche consistono nella necessità di attribuire alla disposizione un unico significato al fine di poterla applicare al caso concreto, nonché all’esigenza di giustificare la scelta di quel significato con l’argomento più forte possibile”.

Secondo la teoria formalistica tutti gli elementi estrinseci alla norma o al sistema delle norme, quali i fattori storici, teleologici, ambientali o economici, nel lavoro di interpretazione devono essere trascurati. I fautori del metodo formalista “tendono poi a presentare i problemi giuridici come problemi d’interpretazione e i problemi d’interpretazione come problemi di ricerca del significato di proposizioni normative”. Nessun valore viene attribuito ai lavori preparatori del testo, alla volontà del legislatore storico, al significato attribuito alla norma da chi l’ha formulata, operando una discriminazione tra ciò che è intrinseco alle norme e ciò che non lo è.

Tale discriminazione si evidenzia in due modi:

1) col chiarire il dettato del legislatore escludendo commenti che non seguono l’ordine dei codici o che sussumano i termini impiegati dal legislatore in concetti più ampi. L’interpretazione è ammessa come estensiva e restrittiva, a-simili e a-contrario, (tale tendenza si diffuse soprattutto in Francia a cominciare dai primi dell’Ottocento); 2) col considerare intrinseca alla norma una sistematicità interna collegata necessariamente a tutte le disposizioni normative particolari.

In questo caso l’interpretazione, detta sistematica, viene ricavata dalla congruenza, dalla collocazione che essa occupa nel sistema e dal suo inquadramento, evidenziandone i casi in cui è possibile procedere con argomenti a-simili e a-contrario.

Jhering sottolinea come talvolta l’interpretazione formalistica diventi pericolosamente dogmatica, perda di vista lo scopo e le condizioni di applicabilità del diritto e ritrovi “in sé sola il suo fascino e la sua ragion d’essere”3; atteggiamento che potrebbe pericolosamente estendersi a tutta la giurisprudenza.

In tal senso il termine formalismo applicato alla teoria cognitiva avrebbe un senso dispregiativo e il termine formalismo indicherebbe negativamente non solo un certo tipo di interpretazione ma anche un modo di concepire il diritto.

Tale termine, comunque, è maggiormente usato e diffuso nell’ambito relativo all’interpretazione che viene così coinvolta nella polemica relativa alle concezioni che ne stanno alla base.

In ogni caso “ le teorie formalistiche del diritto e della scienza giuridica debbono essere considerate irrilevanti se non sfociano in una teoria dell’interpretazione; e dietro alle teorie e alle

concezioni formalistiche dell’interpretazione non può non intravedersi una concezione formalistica del diritto o della scienza giuridica.

Di particolare interesse appare la tesi del neocostituzionalista Dworkin che difende la tesi del naturalismo linguistico sulla base di cinque argomenti:

1) l’argomento dei Tale tesi è stata difesa dal principi;

 2) l’argomento del giudice Hercules, in gradodi rinvenire in ogni caso l’unica soluzione corretta sulla base della sua conoscenza perfetta del diritto;

 3) l’argomento della irrilevanza delle regole linguistiche, relativamente a termini come giustizia o diritto ai quali dovrebbe essere attribuito il significato migliore;

 4) l’argomento della lettura morale della Costituzione;

 5) l’argomento del romanzo a puntate: i giudici americani vengono considerati come redattori di un romanzo a puntate che è la storia del diritto degli Stati Uniti.

Dworkin potrebbe però essere sospettato di scetticismo quando afferma che:

1) interpreti diversi possano ricorrere a principi diversi per arrivare a soluzioni diverse, se all’interprete è concesso di ricorrere ai principi;

2) Hercules, è un giudice mitico, quindi la soluzione corretta a cui lui può arrivare non è accessibile ai giudici veri e propri;

3) l’interprete, non vincolato ad alcuna regola, diviene autore dei significati che dà alle norme giacchè le regole linguistiche non servono all’interpretazione giuridica;

4) giudici dalle diverse opinioni morali possono interpretare la Costituzione in maniera diversa se a loro è concessa un interpretazione morale;

5) giudici diversi potrebbero continuare la stessa storia in modo diverso.

In realtà Dworkin, nonostante questo particolare formalismo interpretativo non cade nello scetticismo, sia perché concepisce il linguaggio come un discorso apofantico, sia perché egli intende l’interpretazione come un discorso apertamente direttivo. La sua tesi è che non vi sia un’unica soluzione corretta migliore di tutte le altre, ma che vi debba essere.

La sua tesi dunque appare come una sorta di “rete dalle larghe maglie” a cui potrebbero aderire non solo i teorici della teoria scettica ma anche di quella mista.

Il formalismo interpretativo appare oggi come una tesi conoscitiva superata e non vi è teorico che ancora la sostenga, mentre considerata come dottrina secondo cui una sola risposta corretta si può collegare ai singoli problemi interpretativi, trova ancora dei sostenitori.

 

 


Scritto da: Mariano Salvatore
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