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Lo strano caso dei 39 psicologi al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.


Polizia Penitenziaria - Lo strano caso dei 39 psicologi al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Notizia del 24/05/2011

in Houston abbiamo un problema

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Scritto da: Redazione

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Nel 2004 il Ministero della Giustizia Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria indiceva un concorso per 39 posti di psicologo, conclusosi nel 2006, la cui graduatoria è stata approvata con P.D.G. 7 aprile 2006 e pubblicata nel Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia n. 17 del 15 settembre 2006.

Il Ministero della Giustizia, dopo aver proclamato i vincitori, dapprima (con una lettera loro inviata il 14.12.2006) rappresentava l’impossibilità di procedere ai reclutamenti a causa del blocco delle assunzioni (tra l'altro già in vigore al momento dell'indizione del concorso) e della mancanza di fondi, impegnandosi espressamente ad adempiere a decorrere dal 1° gennaio 2008, una volta cessato il blocco; successivamente, nel 2008, rispondendo ad alcune diffide dei vincitori, rifiutava l’adempimento, adducendo un programmato trasferimento delle funzioni sanitarie penitenziarie dal DAP al S.S.N., già previsto dal d. lgs n. 230/1999, poi attuato con il D.P.C.M. 1° aprile 2008 .

I vincitori di concorso si sono visti costretti sia a impugnare tale decreto dinanzi al giudice amministrativo (Tar Lazio e poi Consiglio di Stato) e ad adire il giudice del lavoro per rivendicare il diritto all'assunzione e chiedere l'immissione in servizio.

Quanto al DPCM, l’impugnazione dinanzi al giudice amministrativo tende a evitare una sua strumentalizzazione da parte del DAP finalizzata a rifiutare l’assunzione. Il Consiglio di Stato, a febbraio 2010, ne ha sospeso gli effetti (ord.n. 856/2010), anche se ad oggi ancora nessuna amministrazione ha ottemperato a questa ordinanza rinnovando in parte il decreto in modo da tener conto della posizione dei vincitori psicologi.

Quanto alla causa dinanzi al giudice del lavoro di Roma, il 24.05.2010 e il giorno 08.10.2010 sono state pronunciate due sentenze da parte del Giudice del Lavoro di Roma che hanno disposto l’intervenuta costituzione del rapporto di lavoro i ricorrenti e il Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria, sostenendo che essi vantano un vero e proprio diritto all'assunzione, come per altro riconosciuto da un consolidato orientamento della S.C. di Cassazione.

I giudici hanno, tra l’altro, preso atto che l’invocato trasferimento al S.S.N. non è stato ancora attuato, quanto meno in alcune regioni, che il DPCM è stato sospeso del Consiglio di Stato e soprattutto che, come da tempo sostengono i 39 professionisti, le funzioni di osservazione e trattamento cui afferisce il profilo professionale di psicologo, oggetto del concorso, non sono state trasferite al S.S.N., come espressamente riconosciuto, del resto, dalla stessa Amministrazione Penitenziaria in più occasioni.

Il Ministero della giustizia, nel mentre continua contraddittoriamente a dichiarare – per il tramite dello stesso Ministro e del governo - nelle sedi istituzionali più solenni, l’impegno ad assumerli, anziché dare esecuzione alle sentenze del Giudice del lavoro mediante l’immediata immissione in servizio degli psicologi, ha proposto appello alla prima sentenza, chiedendo addirittura la sospensione cautelare dell’esecutività della sentenza impugnata adducendo un grave danno che deriverebbe all’Amministrazione (ma evidentemente non ai detenuti) dall’ottemperanza alle sentenze. Di recente, la Corte di Appello di Roma ha rigettato l’istanza cautelare, perché inammissibile; di conseguenza, sussiste ad oggi un obbligo del Ministero della Giustizia di dare esecuzione alla sentenza di primo grado, sia pure in pendenza dell’appello, la cui discussione è fissata nel 2012.

Purtroppo sinora i provvedimenti dei Giudici del Lavoro non sono stati attuati dal DAP, né tanto meno il Ministero si è curato di rispondere alle diffide con cui i vincitori di concorso chiedevano l'immediata immissione in servizio, come disposto dal Giudice e, nel contempo, offrivano la loro prestazione lavorativa.

Il comportamento gravemente inadempiente dell'Amministrazione penitenziaria contraddice evidentemente, quanto affermato dallo stesso Ministro Alfano in Commissione Giustizia il 27/11/2008 e cioè che, gli psicologi avendo vinto un concorso pubblico, hanno diritto all'assunzione,  ed è contrario agli impegni presi dal governo con l'approvazione di mozioni parlamentari che prevedevano l’assunzione dei vincitori onde affrontare la grave situazione delle carceri (cfr mozione 1/00240 di Vietti et al., 1/00302 di Franceschini et al.).

Frattanto si continua a morire in carcere.

Non si riesce, a questo punto, a capire come sia possibile che autorevoli rappresentanti di Governo e gli stessi Dirigenti dell’Amministrazione continuino a dichiararsi attenti e sensibili a quanto sta accadendo nelle carceri e poi non si attivino concretamente e seriamente ad affrontare tale stato di crisi, opponendosi addirittura, all’assunzione degli psicologi vincitori di concorso, ledendone in modo così palese i diritti.

 Il DAP continua, infatti, a sostenere pretestuosamente che le prestazioni svolte dagli psicologi sarebbero state trasferite al S.S.N. in base alla riforma sulla sanità penitenziaria, quando poi contraddittoriamente afferma che le prestazioni psicologiche relative all'osservazione e trattamento sarebbero rimaste di sua competenza. Esso non spiega allora il motivo per cui tali prestazioni non possano essere svolte dai vincitori di concorso assunti, ma solo da centinaia e centinaia di consulenti esterni, in spregio al principio del pubblico concorso sancito dalla Costituzione. 

 Occorrerebbero diversi psicologi a tempo pieno per ogni Istituto Penitenziario e per ogni Ufficio di Esecuzione penale Esterna, considerata la gravissima situazione del sistema penitenziario e il vertiginoso aumento dei suicidi in carcere, ma oggi addirittura non vengono assunti neppure i 39 vincitori del primo e unico concorso a psicologo su scala nazionale, che rappresenterebbero, quanto meno, il primo concreto segnale positivo.

Il sostanziale rifiuto del Governo di assumere, tanto incomprensibile, quanto ingiustificabile, ha come risultato che oggi ci sono solo 17 psicologi di ruolo per 68.000 detenuti: in altri termini l'assistenza psicologica per i detenuti è inesistente.

L'Amministrazione preferisce demandare da anni il servizio a una serie di numerosissime consulenze, frammentarie e senza alcuna tutela per i lavoratori, piuttosto che assumere i vincitori del concorso dal 2006;  tra l’altro in stridente contrasto con le regole sulle collaborazioni esterne (cfr. art. 7,comma 6, d.lgs. n.165/2001), che limitano il ricorso a collaborazioni esterne in caso di possibilità di utilizzazione di risorse umane all'interno dell'amministrazione .

L'amministrazione Penitenziaria, per di più, in questi anni, non si è mai curata di far sì che l'eventuale trasferimento al S.S.N. sia realmente attuato anche per i 39 psicologi, nel gioco del rimpallo di responsabilità tra Ministero della Giustizia e Ministero della Salute, che, per altro, sono i due principali firmatari del DPCM 1/04/2008.

L'impossibilità di assumere i vincitori di concorso a causa del trasferimento di funzioni sanitarie pare, a questo punto, una giustificazione inaccettabile, poiché non seguita da nessuna azione amministrativa concreta finalizzata a risolvere il problema della cronica carenza di psicologi in carcere.

Tale posizione del DAP è incomprensibile, tanto più alla luce del fatto che – come di recente si è saputo – risultano ancora psicologi alle dipendenze del DAP. E' difficile credere che sia stato attuato un totale trasferimento di funzioni, quando solo 15 psicologi di ruolo sono stati trasferiti, mentre circa 500 psicologi lavorano ancora per il DAP con svariati contratti di collaborazione esterna. E', invece, evidente che ci siano resistenze da parte dell'Amministrazione che, tacitamente, sta tuttora negando l'immissione in servizio, per motivi che ci sono oscuri.

Invece impegnare risorse ed energie per trovare una soluzione alla gravissima carenza degli psicologi negli istituti penitenziari, il Ministero della Giustizia si accanisce contro i 39 psicologi vincitori di concorso.

Dopo aver rappresentato nelle sedi istituzionali la volontà di assumere psicologi per gli istituti e i servizi penitenziari, infatti, non solo non ha onorato i propri impegni, non solo si è opposto in primo grado all'assunzione, ma oggi addirittura appella la sentenza. Nemmeno le decine di interrogazioni parlamentari sul caso sono servite per accelerare una soluzione, ma rimangono senza alcuna risposta da anni.

Reputiamo molto grave, che il DAP, a distanza di mesi dalla pubblicazione delle sentenze del giudice del lavoro, rifiuti l'immissione in  servizio, preferendo continuare ad affidare incarichi all’esterno (circa 500, tra istituti penitenziari e uffici di esecuzione esterna), con il rischio di dover pagare due volte per le stesse prestazioni (i consulenti esterni e i vincitori di concorso), in caso di soccombenza anche in secondo grado.

A questo punto la responsabilità dell'assunzione degli psicologi ricade sui vertici politici e su quelli amministrativi dell'Amministrazione penitenziaria che risponderanno in primis alla loro coscienza di amministratori della cosa pubblica e successivamente nelle sedi di competenza.

Eticamente non condividiamo la scelta operata tacitamente sinora dall'amministrazione di non assumere gli psicologi sino al passaggio in giudicato della sentenza, per il quale occorreranno probabilmente numerosi anni.

Per questo motivo, abbiamo più volte reso noto all'Amministrazione che preferiremmo impegnare le nostre energie in modo proficuo, svolgendo un lavoro di fondamentale utilità sociale, piuttosto che dissiparle in una battaglia- fuori da ogni logica- con il Ministero della Giustizia, per ottenere un lavoro cui abbiamo diritto dal 2006.

dott.ssa Mariacristina Tomaselli

Coordinatrice 39 psicologi vincitori di concorso  al Ministero della Giustizia


Scritto da: Redazione
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n. 2


la riforma della sanità penitenziaria è stata una vera e propria vergogna, fatta dal governo prodi con la complicità del ministro mastella (che allora era di centro sinistra...) e di quel luigi manconi sottosegretario alla giustizia che pontifica sempre sul carcere e i detenuti - mai su noi agenti - e quando poi avrebbe potuto fare qualcosa di concreto non l'ha fatto. anzi ha affossato una delle poche cose che funzionavano come la sanità. Vergogna!

Di  Vero eretico  (inviato il 24/05/2011 @ 20:04:27)


n. 1


39 psicologi basterebbero a malapena a seguire i dirigenti del DAP. Andrebbero aiutati a capire che cosa vogliono fare da grandi.

Di  Agente Scelto  (inviato il 24/05/2011 @ 18:14:38)




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