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Lorenzo Cutugno: in memoria dell’’Agente di Custodia ucciso dalle BR l’’11 aprile 1978


Polizia Penitenziaria - Lorenzo Cutugno: in memoria dell’’Agente di Custodia ucciso dalle BR l’’11 aprile 1978

Notizia del 11/04/2015

in Memoria del Corpo

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Scritto da: Redazione

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L’11 aprile del 1978, veniva assassinato Lorenzo Cutugno. Agente di Custodia in servizio presso “Le Nuove” di Torino. Era nato a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) il 14 gennaio 1947. Arruolatosi nel 1968, aveva iniziato la carriera a Palermo Ucciardone, e nel 1971 era stato trasferito a Torino alle “Nuove”. Aveva chiesto ed ottenuto il trasferimento in Sicilia che si sarebbe già dovuto effettuare, ma che Cutugno posticipò di qualche giorno per non lasciare i colleghi in difficoltà. L’uccisione dell’Agente fu preceduta da una serie di minacce culminate due mesi prima nel rogo della sua auto rivendicato dai Nuclei Proletari Comunisti. Lorenzo Cutugno, assassinato a 31 anni, lasciava nella disperazione la moglie Franca Sabiano di 29 anni e la figlioletta Daniela di soli 2 anni. 

 

MEDAGLIA D'ORO DI VITTIMA DEL TERRORISMO

Per gli alti valori morali espressi nell'attività prestata presso l'Amministrazione di appartenenza e per i quali fu ucciso a Torino il giorno 11 aprile 1978 a seguito di un agguato tesogli da tre terroristi delle "Brigate Rosse" - 29 marzo 2010

 

Lorenzo Cutugno Lorenzo Cutugno
Lorenzo Cutugno Lorenzo Cutugno
Lorenzo Cutugno Lorenzo Cutugno
Lorenzo Cutugno Lorenzo Cutugno
Lorenzo Cutugno Lorenzo Cutugno
Lorenzo Cutugno Lorenzo Cutugno
Lorenzo Cutugno Lorenzo Cutugno

 

L'OMICIDIO DI LORENZO CUTUGNO

Lorenzo Cutugno uscì alle 7,30 del mattino dalla sua abitazione in Lungo Dora Napoli 60 per recarsi al lavoro alle carceri “Nuove”. I terroristi lo aspettavano dentro il palazzo dove abitava. Appena si aprirono le prote dell'ascensore, Nadia Ponti e Cristofaro Piancone gli spararono numerosi colpi (silenziati da un pezzo di pompa di bicicletta riempito di paglia di vetro) per ferirlo alle gambe e poi fuggìrono. Nonostante le ferite, Lorenzo Cutugno riuscì a reagire e trascinandosi fuori dall’androne del palazzo, sparò 7 colpi ferendo Cristoforo Piancone (un passato da colaudatore alla FIAT, poi licenziato per assenteismo).

Nel frattempo però, un terzo terrorista Vincenzo Acella, che attendeva nell'auto 124 rubata poco prima, si portò alle sue spalle, uccidendo Cutugno con 2 proiettili, uno al cuore un altro alla testa. La perizia del medico legale stabilì poi che Cutugno venne raggiiunto da otto colpi, ma solo uno, l'ultimo, gli è stato fatale, sparato da non più di 15 centimetri che gli ha trapassato la testa quando era già a terra.

A seguito del ferimento (i proiettigli gli rompono il femore e gli sfiorano il fegato), Cristoforo Piancone venne trasportato in ospedale dai suoi complici e quindi catturato dalle Forze dell'ordine, primo terrorista ad essere catturato con il sacrificio di un tutore dell'ordine. Si seppe in seguito che anche Nadia Ponti venne ferita da Lorenzo Cutugno, ma solo con una ferita lieve ad un braccio. I due terroristi nei giorni precedenti, si erano occupati di una lunga indagine per studiare i movimenti di Cutugno per poterlo colpire nel momento migliore. 

 

INTITOLAZIONI

L’11 novembre 2003 la Casa Circondariale torinese è stata intitolata alla memoria di Giuseppe Lorusso e Lorenzo Cutugno, i due agenti di custodia rimasti vittime del terrorismo rispettivamente il 19 gennaio 1979 e l’11 aprile 1978, mentre prestavano servizio al carcere di Torino. Da tale data, pertanto, la Casa Circondariale “Le Vallette” ha assunto la nuova denominazione di “Lorusso e Cutugno”.

A Barcellona Pozzo di Gotto (ME) è stata intitolata "Via Medaglia d'Oro Lorenzo Cutugno"

 

1978

Agli inizi del '78 Torino subì una estesa offensiva di morte da parte delle Brigate Rosse. I loro uomini sembravano imprendibili, non si sapeva chi fossero. Fu grazie al sacrificio di Lorenzo Cutugno che per la prima volta si riuscì a dare un volto, un nome e cognome ad un brigatista della "colonna" torinese.

 

7 gennaio Roma – tre giovani attivisti del Fronte della Gioventù – FRANCO BIGONZETTI, FRANCESCO CIAVATTA e STEFANO RECCHIONI – vengono uccisi a colpi d’arma da fuoco mentre escono dalla sede Msi di Acca Larentia.

20 gennaio Firenze – nel tentativo di far evadere alcuni detenuti, un commando di Prima Linea uccide l’agente di polizia FAUSTO DIONISI. Condannato per concorso in omicidio il futuro parlamentare radicale Sergio D’Elia, segretario dell’associazione contro la pena di morte “Nessuno tocchi Caino” (in cui sono impegnati anche Mambro e Fioravanti).

14 febbraio Roma -  le Brigate Rosse uccidono Riccardo Palma era direttore dell’Ufficio VIII (edilizia penitenziaria) della Direzione generale degli istituti di prevenzione e pena (l’attuale DAP) e il suo ufficio era presso la sede del Ministero della Giustizia di via Arenula, unico ufficio con struttura blindata nel periodo “caldo” in cui l’istituzione penitenziaria era vittima di numerosi attentati terroristici.

10 marzo Torino, assieme a Peci, Acella, Micaletto e Nadia Ponti, Cristoforo Piancone aveva assassinato il Maresciallo Berardi. Pochi giorni dopo i carcerieri di Aldo Moro inserirono il brigatista Cristofaro Piancone in un elenco di tredici “prigionieri comunisti” ai quali “la Dc e il suo governo” avrebbero dovuto dare la libertà per ottenere il rilascio del presidente democristiano Aldo Moro sequestrato il 16 marzo.

16 marzo Romastrage di VIA FANI: le Brigate Rosse rapiscono il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, uccidendo gli uomini della scorta ORESTE LEONARDI, DOMENICO RICCI, FRANCESCO ZIZZI, GIULIO RIVERA, RAFFAELE IOZZINO.

11 aprile Torino - Omicidio Lorenzo Cutugno.

20 aprile Crescenzago (MI) – le BR uccidono il Maresciallo degli Agenti di Custodia FRANCESCO DI CATALDO vice comandante Agenti di Custodia del carcere di San Vittore.

9 maggio Roma – il corpo dell’onorevole Aldo Moro viene ritrovato nel baule di una Renault rossa in via Caetani, a pochi passi dalle sedi della Dc e del Pci. Il ministro degli interni Cossiga è tra i primi ad arrivare sul luogo.

9 maggio Cinisi (PA) – l’attivista antimafia – e militante di Democrazia Proletaria – Peppino Impastato viene ucciso e il suo corpo fatto saltare in aria, per inscenare un atto terroristico, su ordine del capomafia Gaetano Badalamenti.

10 maggio Roma - In seguito all'omicidio e al ritrovamento del corpo di Aldo Moro, l'allora Ministro dell'Interno Francesco Cossiga si dimise.

6 giugno Udine – i “Proletari armati per il comunismo” uccidono il Maresciallo degli Agenti di Custodia ANTONIO SANTORO.

9 luglioSandro Pertini viene eletto Presidente della Repubblica.

10 agosto Roma - Il Generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa viene incaricato (con decreto dell'allora Presidente del Consiglio dei ministri Andreotti) di coordinare la lotta contro il terrorismo.

10 ottobre Roma – le Brigate Rosse uccidono il magistrato GIROLAMO TARTAGLIONE, direttore generale degli Affari penali.

11 ottobre Napolile BR uccidono il prof. ALFREDO PAOLELLA.Direttore del Centro di Osservazione criminologiche per le regioni Campania, Basilicata e Puglia con sede nel carcere di Poggioreale. È anche componente della Commissione Nazionale per la riforma penitenziaria.

8 novembre Patrica (FR) – un commando delle “Formazioni comuniste combattenti” uccide il procuratore capo di Frosinone FEDELE CALVOSA, l’autista LUCIANO ROSSI e l’Agente di Custodia GIUSEPPE PAGLIEI. Nell’agguato resta ucciso anche un membro del commando.

15 dicembre Torino - Nella notte, Salvatore Porceddu e Salvatore Lanza, sono di guardia in un pulmino sotto il muro di cinta delle carceri “Nuove” di Torino. All'alba una 127 rossa arriva con tre giovani a bordo: una raffica di mitra e poi due colpi di lupara.

 

L'OMICIDIO DI LORENZO CUTUGNO RACCONTATO DA PATRIZIO PECI

Nel suo libro “Io l’infame” (Mondadori 1984), Patrizio Peci, il primo terrorista della BR pentito, racconta con agghiacciante freddezza la scienza dell’omicidio Cutugno, dalla quale emerge il grande coraggio del collega, che pur ferito alle gambe riesce ad inseguire brevemente i due terroristi ed a ferirli, Patrizio Peci infatti, fu raggiunto dai due attentatori rimasti a piede libero, subito dopo l'agguato, in un bar di Madonna di Campagna.

“I bersagli che riescono a reagire sono pochissimi, e sempre solo per un errore del nostro nucleo di fuoco, come accadde al terzetto Piancone – Ponti – Acella. Fu quando spararono alla “guardia carceraria” Lorenzo Cutugno, durante il sequestro Moro. Torino era ultramilitarizzata e allora si pensò a una tecnica nuova: cominciare a ferire dentro le case, invece che per strada. Oltretutto colpendo nei palazzi, si poteva operare con un nucleo più piccolo, senza rischiare tanti uomini. Infatti quella volta agirono in tre; io li aspettavo in un bar, come punto d’ appoggio. Piancone e la Ponti si misero all’entrata del palazzo aspettando che Cutugno uscisse dall’ascensore. Acella era in macchina. Dovevamo solo azzopparlo, e infatti appena è uscito la Ponti gli ha sparato alle gambe. Ma non l’ha preso all’osso, per cui la guardia si mostrava ancora attiva, in movimento. Allora ha sparato anche Piancone, sempre alle gambe, e poi sono usciti. 

Neanche Piancone l’aveva colpito bene. Difatti ecco che subito dietro di loro esce Cutugno, tutto sanguinante e con la rivoltella in mano. Devo dire che quel Cutugno ha dimostrato di avere due palle grosse così, mentre i compagni avevano sbagliato proprio tutto perché dopo che si è atterrato un nemico armato per prima cosa gli si porta via la pistola: un’arma in più è preziosa per l’Organizzazione. Cutugno è uscito e ha sparato. Molto bene, anche. Ha centrato con tre colpi il Piancone. Questo mi ha fatto molta tenerezza, quando l’ho saputo: ha sparato solo all’uomo, non alla donna. Ma la Ponti non ha apprezzato la galanteria: è tornata indietro puntando l’arma, e a quel punto neanche Cutugno è stato a guardare per il sottile: hanno sparato contemporaneamente, e si sono presi tutti e due; lei ha avuto un colpo in un braccio e uno in una coscia, lui non so se è stato colpito, ma certo era ancora vivo. 

Quel che inganna chi reagisce a un attacco br è credere d’istinto che ci siano solo quelli che lui vede. Ma ce n’è sempre qualcun altro pronto a intervenire. In questo caso Acella che è uscito dall’auto sparando a sua volta su Cutugno e poi lo ha finito con un colpo in testa.” 

 

LE PAROLE DELLA FIGLIA DANIELA

Nel 2008 in occasione di una cerimonia organizzata dal Comune di Torino in ricordo di Lorenzo Cutugno, di fronte alla targa sul luogo dell'agguato, la figlia Daniela (che all'epoca aveva meno di tre anni) ha diichiarato: "Pensavo egoisticamente che sarebbe stato meglio avere un papà meno coraggioso perché, se non avesse reagito, avrebbe potuto essere ancora al mio fianco. Crescendo però ho capito di aver avuto un padre speciale …”.

 

CRISTOFARO PIANCONE - NADIA PONTE . VINCENZO ACELLA

Il Piancone che era rimasto ferito nel conflitto a fuoco fu lasciato dai suoi compagni al pronto soccorso dell'ospedale Astanteria Martini del capoluogo piemontese, quindi, arrestato e in seguito condannato all’ergastolo per sei omicidi e due tentati omicidi. Pur non essendosi mai pentito, né dissociato; dopo 25 anni di galera, è stato ammesso a fruire della semilibertà; ma è stato riarrestato altre due volte per rapina.

Anche la terrorista Nadia Ponte, nome di battaglia “Marta”, elemento di spicco delle BR che non si è mai pentita o dissociata fu ferita da Lorenzo Cutugno, ma Acella, il terzo terrorista, l’esecutore materiale dell’omicidio Cutugno, la accompagnò dal marito, infermiere, che lei non vedeva da un anno e che non aveva condiviso la sua scelta di vita, che comunque la curò senza denunciarla. Arrestata il 22 dicembre 1980 fu processata e condannata all’ergastolo. Dal 2003 gode della semilibertà. 

Vincenzo Acella che e' stato un componente storico della "colonna Mara Cagol", di Torino, tra il ' 73 e il ' 79, fu arrestato nel febbraio del 1979 e condannato all’ergastolo. Oggi gode dell’affidamento in prova ai servizi sociali. Il giudice che gli ha concesso l’affidamento, rispetto alla libertà condizionale richiesta, ha sottolineato che: “ l' ex brigatista non ha mai sentito il bisogno di contattare i familiari delle vittime (magari anche indirettamente, attraverso il cappellano o i servizi sociali) per manifestare il suo pentimento; ne' ha offerto un risarcimento anche simbolico per il dolore arrecato.” 

 

 


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Commenti Commenti dei lettori

n. 4


Io dico la mia,come quasi in tutti i post qui su questo sito,ho provato tanta rabbia, vedere i corpi dei nostri caduti a terra,padri di famiglia come tanti di noi,che quando succedevono questi omicidi ero più o meno un ragazzetto,e neanche me li ricordo.Già, tanta rabbia contro questi assassini, e lo Stato che non era presente, allora e nemmeno adesso.Ecco cosa ho provato.Onore ai nostri caduti.

Di  Frank  (inviato il 16/04/2015 @ 17:41:26)


n. 3


Concordo con te baschino azzuro..." La vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi".
Marco Tullio Cicerone

Pochi commenti anche per il collega ucciso a dalla mafia a Catania Ass.te Capo LUIGI BODENZA.



Di  Saro Catania  (inviato il 14/04/2015 @ 18:09:10)


n. 2


non voglio essere polemico e nemmeno voglio giudicare nessuno , ma, provo tanto rammarico nel costatare che ci sono tanti lettori , e un solo commento ad onorare il sacrificio del collega .
baschino azzurrino

Di  Anonimo  (inviato il 13/04/2015 @ 15:24:11)


n. 1


ho visto le foto ed ho provato, brivido,rabbia e tristezza , avete fatto bene a pubblicare anche le foto , " il ricordo e la base del presente e del futuro".

baschino azzurrino

Di  Anonimo  (inviato il 11/04/2015 @ 15:38:05)




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