Giugno 2017
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Lotta al terrorismo: maggior contributo della Polizia Penitenziaria e partecipazione ai Comitati provinciali ordine e sicurezza


Polizia Penitenziaria - Lotta al terrorismo: maggior contributo della Polizia Penitenziaria e partecipazione ai Comitati provinciali ordine e sicurezza

Notizia del 14/06/2017

in Le Opinioni

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Scritto da: Daniela S.

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La guerra dei camion e dei coltelli è una minaccia ancor più pericolosa degli attacchi con le bombe, perché è più difficilmente prevedibile, o meglio necessita di un apparato di pubblica sicurezza integrato ed efficiente. L’idea di fondo è infatti che tutte le principali attività di polizia (dal contrasto della criminalità organizzata, del terrorismo, dei traffici di droga, dell’immigrazione, al controllo del territorio) possano essere effettuate in modo più efficiente (in termini di ottimizzazione delle risorse impiegate) se espletate in sinergia tra le varie articolazioni dell’apparato statale della sicurezza. In tale ottica  il consiglio dei Ministri nel 2015 ha approvato  il  c.d. pacchetto antiterrorismo, la cui discussione era stata rinviata più volte. Tra le misure, il provvedimento prevedeva: la possibilità per le Agenzie di intelligence, previa autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria, di effettuare, fino al 31 gennaio 2016, colloqui con soggetti detenuti o internati, al fine di acquisire informazioni per la prevenzione di delitti con finalità terroristica di matrice internazionale. La norma non potendo concedere ai servizi segreti una generalizzata possibilità di accesso ai penitenziari ai fini dell’attività di intelligence, istituisce una via alternativa subordinata a determinate garanzie. Probabilmente sarebbe stato più agevole ed opportuno richiedere supporto al bagaglio informativo della Polizia Penitenziaria (il cui personale può far parte dei servizi di intelligence), che quale forza di polizia nazionale è l’unica ad avere libero accesso nei penitenziari e pertanto monitora continuamente ed approfonditamente, il complesso pianeta carcerario con personale professionalmente certificato dalla scuola superiore dell’esecuzione penale. Proprio per il prezioso contributo che può offrire la  Polizia Penitenziaria, il legislatore ha di recente introdotto importanti norme volte alla valorizzazione dei baschi azzurri, che  sono entrati a comporre gli organici della D.I.A. (Direzione Investigativa Antimafia) e dell’Interpol grazie al D.lgs 15 novembre 2012, n. 218. Inoltre la legge 30 giugno 2009, n. 85, ha istituito la Banca Dati Nazionale del D.N.A ed il Laboratorio Centrale per la Banca Dati Nazionale del D.N.A presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, norma attuata con decreto del Ministro della Giustizia 2 marzo 2016 istitutivo del Laboratorio Centrale Banca Dati D.N.A. cui sono affidati l’organizzazione e il funzionamento del Laboratorio, le relazioni con l’autorità giudiziaria e relativi importanti servizi di polizia giudiziaria, che grazie alla gestione affidata alla Polizia Penitenziaria, consentirà importanti sviluppi in materia di lotta alla criminalità e terrorismo. La gestione del laboratorio centrale del DNA è affidata ai ruoli tecnici della Polizia Penitenziaria, che dopo il decreto legislativo di riordino delle carriere vedrà raddoppiati i suoi organici. La Polizia Penitenziaria inoltre è componente del Consiglio generale per la lotta alla criminalità organizzata, per l’antimafia, e del Comitato di analisi strategica antiterrorismo (C.A.S.A.).

A livello nazionale, ancora,  l’Amministrazione penitenziaria partecipa al Comitato nazionale per l’ordine e della sicurezza pubblica, mentre salvi i casi di Prefetti lungimiranti, purtroppo non è assidua la  partecipazione permanente dei comandanti della Polizia Penitenziaria del territorio ai comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica malgrado lo stretto legame esistente tra criminalità organizzata, terrorismo e carcere. Molti attentatori infatti sarebbero stati probabilmente  arrestati ed allontanati  preventivamente se si fossero sfruttate le preziose informazioni fornite dalla penitenziaria, trattandosi di criminali che nel 90% dei casi sono stati monitorati nel corso di precedenti detenzioni, mettendo in atto comportamenti rivelatori della matrice estremista. Infatti la Polizia Penitenziaria attenziona quotidianamente i soggetti “pericolosi”, non soltanto in tema reati di stampo mafioso, ma anche per questioni di terrorismo, e presso ciascuno degli oltre 200 penitenziari italiani esiste un referente per il monitoraggio del fenomeno del radicalismo islamico, appartenente alla Polizia Penitenziaria. Molte indagini partono dal carcere, altre si sviluppano ulteriormente attraverso il carcere. Per avere una idea sul bagaglio informativo di cui è titolare il Corpo  basta osservare le attività più elementari compiute in carcere dai ristretti, ad esempio durante i gruppi di socialità che si stringono in carcere nei momenti di aggregazione tra detenuti per reati di stampo mafioso per carpire informazioni preziose nelle indagini sul territorio, considerato che i legami che si stringono nel penitenziario rispecchiano quelli esistenti nella società libera. In tema di terrorismo le numerose osservazioni di ex detenuti musulmani potrebbero permettere agli investigatori di conoscere le personalità, i collegamenti (ad esempio esistono i registri dei colloqui in carcere con familiari e terze persone) ed altre interessanti abitudini dei detenuti, ai fini investigativi e di prevenzione. Basti pensare che i detenuti nelle carceri italiane che esultano dopo un attentato sono stati ben 163 dopo la strage del Bataclan (13 novembre 2015), 55 dopo gli attentati a Bruxelles (22 marzo 2016) e altri 55 dopo Nizza (14 luglio 2016)

Purtroppo però questo oceano di informazioni raccolte quotidianamente dalla Polizia Penitenziaria non viene sfruttato come dovrebbe, a causa del vuoto legislativo che non prevede la necessaria presenza del Comandante della Polizia Penitenziaria durante i comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica che in tema di terrorismo e criminalità organizzata  ove attuato ha permesso di raggiungere brillanti risultati, come la recente operazione “black flag” del NIC. Si auspica che all’insegna dei principi di efficienza e di efficacia sanciti dalla costituzione si valorizzi in questo campo il ruolo della Polizia Penitenziaria, che lo si ricorda, è uno dei 4 corpi di polizia dello Stato con competenza generale di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza, e che svolge in  esclusiva (e pertanto imprescindibile) delicate ed importanti funzioni in ambito penitenziario che possono rivelarsi fondamentali in funzione preventiva ed investigativa. Ed infatti quando si parla di accorpamento tra forze di polizia è forte la competizione tra polizia e carabinieri per accaparrarsi le funzioni esclusive svolte dalla Polizia Penitenziaria che permetterebbero al Corpo che le ingloba di avere un eclatante sviluppo delle proprie capacità operative e di indagine. Vedremo chi vincerà questa interessante contesa verso la dama penitenziaria.

 

Carceri e web sono la prima linea nella lotta al terrorismo islamico: noi della Polizia Penitenziaria siamo pronti?

 


Scritto da: Daniela S.
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Commenti Commenti dei lettori

n. 12


Per quale motivo non ci viene riconosciuta la quattordicesima, e per quale motivo ne siamo esclusi .

Di  Anonimo  (inviato il 15/06/2017 @ 13:51:46)


n. 11


da ciò che dici capisco che non sei molto informato... la polpen ha competenze esclusive... e a secondo di chi le ingloberà acquisirà le maggiori competenze a scapito dell'altro

Di  mang  (inviato il 15/06/2017 @ 09:41:22)


n. 10


X il commento 8 Caro pensionato, non capisco il tuo discorso, probabilmente rileggendolo attentamente, non lo capiresti nemmeno tu che lo hai scritto, si parlava dei comitati di Sicurezza. Mi meraviglia che un collega in pensione, continui a difendere i direttori.

Di  Piermattia  (inviato il 15/06/2017 @ 09:13:06)


n. 9


pensionato rispetto la tua idea ma non la condivido. è normale che ci siano direttori bravi e cattivi, ma qui non si sta discutendo di questo ma dell'ingiustizia che un corpo di polizia sia comandato da civili!

Di  x pensionato  (inviato il 15/06/2017 @ 07:45:08)


n. 8


Purtroppo, ahimè, anzi, ahinoi, non mi risulta che Carabinieri e Polizia di Stato stiano facendo a pugni per la dama penitenziaria e mi sa che preferiscano rimanere single!

Di  POLIZIOTTO  (inviato il 15/06/2017 @ 00:41:00)


n. 7


X il commento 3
Caro collega credo il sindacato sappe lavori già al massimo per il benessere dei lavoratori, inoltre il sappe e inarrestabile per il benessere dei lavoratori non guarda in faccia nessuno è credo convintamente che il sappe sia il più rappresentativo e più presente in tutte le questioni belle e meno belle, anche se da pensionato ritengo il sindacato si sia dimenticato molto troppo spesso di noi pensionati e che ci abbia trascurato innumerevoli volte noi pensionati penalizzati dal contratto di lavoro, garantisco che il sappe per la,polizia penitenziaria non si tiri indietro di un solo millimetro quando si tratta di diritti e difesa dei lavoratori, tra l'altro è l'unico che incessantemente diffonde comunicati sindacali , non si può però incolpare i direttori penitenziari perché non tutti sono uguali così come non tutti noi siamo uguali perché siamo esseri umani e l'essere umano non è perfetto senpre.

Di  Pensionato  (inviato il 14/06/2017 @ 22:10:54)


n. 6


Non esiste il direttore che non vuole e non corrisponde al vero un'affermazione del genere sul direttore, il direttore applica le normative le leggi il regolamento di servizio al 100% , tra l'altro non è che il direttore sia esente da responsabilità , il direttore non è autonomo e risponde al suo diretto superiore Dap.Prap.
Il comandante e Direttore lavorano in stretta collaborazione

Di  Pensionato  (inviato il 14/06/2017 @ 21:06:27)


n. 5


Sin dai tempi degli agenti di custodia si dipendeva dai direttori , e si dipenderà sempre dai direttori mettetevi l'anima in pace sarà sempre così è ci sarà sempre il signor direttore .
Pensionato

Di  Pensionato  (inviato il 14/06/2017 @ 17:30:26)


n. 4


Non tutti i direttori sono uguali. Ne conosco alcuni che guai se un detenuto tocca un agente.
Se in talune occasioni dove non facciamo testo fossimo più uniti e compatti non avrebbero vita facile.
La cosa scandalosa è assistere molti che ci vanno a braccetto altri invece che ossequiano senza battere ciglio come se fosse naturale abbassare la testa sempre.
Con persone del genere saremo sempre più il nulla.
.

Di  Abisso  (inviato il 14/06/2017 @ 16:50:35)


n. 3


purtroppo i sindacati non si fanno sentire...altrimenti la polizia penitenziaria schiaccerebbe i dirett

Di  mang  (inviato il 14/06/2017 @ 14:49:30)


n. 2


Il direttore, non vuole che il comandate della Polizia Penitenziaria, partecipi. Il Commissario, comandate della Polizia Penitenziaria, no deve dipendere gerarchicamente, da un civile. Questo è il punto dolente.

Di  Piermattia  (inviato il 14/06/2017 @ 12:50:06)


n. 1


dobbiamo pretendere che anche la polpen sia presente ai comitati princiali ...abbiamo un bagaglio di informazioni preziose

Di  luis  (inviato il 14/06/2017 @ 11:52:26)




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