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Luigi Bodenza, Assistente Capo di Polizia Penitenziaria: ucciso in un agguato mafioso il 25 marzo 1994


Polizia Penitenziaria - Luigi Bodenza, Assistente Capo di Polizia Penitenziaria: ucciso in un agguato mafioso il 25 marzo 1994

Notizia del 25/03/2015

in Memoria del Corpo

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Scritto da: Redazione

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Luigi Bodenza è nato a Enna il 26 settembre 1944 ed è stato ucciso in un agguato mafioso a Gravina di Catania, nella notte tra il 24 e il 25 marzo 1994, mentre rientrava a casa dal lavoro.

NOTIZIE SULLA SUA VITA

Luigi Bodenza, primogenito di altri due fratelli, nasce a Enna il 26 settembre ‘44. Luigi frequenta le elementari e, in seguito, s’iscrive all’avviamento professionale e, ottenuta la licenza, comincia a lavorare a Enna come apprendista idraulico. È molto scrupoloso nello svolgere il lavoro assegnatogli, apprendendo subito i segreti del mestiere. Proprio per questa sua capacità professionale viene assunto da una ditta del Nord che a Enna si era aggiudicata la gara per l’impianto idraulico nei nuovi padiglioni ospedalieri.In seguito, il giovane Luigi parte per Milano dove svolgerà il lavoro di saldatore specializzato all’Alfa Romeo fino al momento del servizio militare. Ottenuto il congedo, ritorna a Enna e decide di partecipare a un concorso per entrare nel Corpo degli Agenti di Custodia. Superati gli esami e il corso di addestramento, come primo incarico, è assegnato alla Casa circondariale di Capraia, un’isoletta dell’Arcipelago Toscano. Dopo un paio d’anni ottiene il trasferimento a Catania, dove conosce una giovane di Gravina. Si chiama Rosetta e dopo pochi mesi decidono di sposarsi, nascono Paola e Giuseppe. Anno dopo anno, finalmente arriva il ’94, una data molto importante per la famiglia Bodenza perché, dal 1 luglio, Luigi andrà in pensione e avrà molto tempo in più da dedicare alla moglie e ai figli.

La mattina del 24 marzo, fra la gioia e la commozione, Luigi chiama Rosetta in cucina e le mostra un documento in cui è scritto che il giorno prima la direzione del carcere aveva espresso parere favorevole affinché la famiglia Bodenza potesse utilizzare a tempo indeterminato l’ultima cabina in riva al mare, presso il lido balneare catanese riservato alla Polizia Penitenziaria.

www.ennanotizie.info

 

Luigi Bodenza
 
Luigi Bodenza
 
Luigi Bodenza
 
Luigi Bodenza
 

 

ONORIFICIENZE

Medaglia d'oro al merito civile - Mentre ritornava a casa a bordo della propria auto, dopo aver prestato il servizio presso la locale Casa Circondariale, veniva raggiunto da numerosi colpi d'arma da fuoco sparatigli contro da alcuni sicari in un vile e proditorio agguato, commissionato da una potente organizzazione malavitosa. Mirabile esempio di elette virtù civiche e di alto senso del dovere spinti fino all'estremo sacrificio. 25 marzo 1994 - Località Gravina (CT)

Vittima del dovere - Riconosciuto "Vittima del Dovere" ai sensi della Legge 466/1980 dal Ministero dell'Interno.

 

INTITOLAZIONI

Gli sono stati intitolati la casa circondariale di Enna, la caserma della Polizia Penitenziaria di Caltagirone, il campo da calcio del carcere di Siracusa e, a San Pietro Clarenza (CT) dove si trova la scuola del Corpo di Polizia Penitenziaria, gli è stata intitolata la via.

 

TERRORISMO MAFIOSO DIETRO L'OMICIDIO DELL'AGENTE DI CUSTODIA

Articolo de L'Unità del 26 marzo 1994 - Walter Rizzo

Si affaccia un'ipotesi inquietante sull'assassinio di Luigi Bodenza, l'assistente della Polizia Penitenziaria ucciso a Catania la scorsa notte da un commando di killer mafiosi.
Il direttore del carcere di Catania e i colleghi dell'agente parlano di un attacco alla divisa, un gesto di terrorismo mafioso. Le indagini intanto non riescono ancora a trovare un movente nell'attività di servizio dell'agente. Ai funerali oggi pomeriggio sarà presente il ministro Conso.
CATANIA Un attacco di tipo terroristico contro chi si batte contro la mafia in una delle trincee più esposte quella delle carceri. I colleghi di Luigi Bodenza l'assistente capo della Polizia Penitenziaria massacrato a Catania da un commando mafioso non hanno dubbi. Ieri mattina tra le vecchie mura fatiscenti del carcere catanese di piazza Lanza c'era la rabbia ma anche la lucidità per dare una chiave di lettura che fa accapponare la pelle. Un omicidio emblematico con una vittima sacrificale presa a caso per dimostrare a chi lavora nelle carceri ma anche a chi sta fuori che la potenza di Cosa Nostra è ancora intatta che le grandi operazioni di polizia e magistratura che hanno portato dentro quelle mura centinaia di uomini d'onore non hanno scalfito il potere di vita e di morte che Cosa Nostra ha sulla città. Un sospetto atroce che viene avvalorato dalle dichiarazioni del Direttore del carcere di Piazza Lanza Giovanni Mazzone. Non c'era un motivo per ucciderlo, non era addetto a compiti particolari. Credo che si tratti di un attacco alla divisa, di un gesto di terrorismo mafioso rivolto a tutti noi per intimidirci e costringere lo Stato ad abbassare la guardia soprattutto nella realtà delle carceri. I colleghi di Luigi Bodenza che ieri per protesta hanno rifiutato il rancio lo descrivono come un professionista molto equilibrato che si era guadagnato il rispetto anche dei detenuti. Aveva quarantanove anni una moglie due figli e una gran voglia di smetterla con quel lavoro massacrante nell'inferno di Piazza Lanza dove sono ammassati in condizioni limite ben 750 detenuti. A luglio ci sarebbe nuscito godendosi finalmente la pensione dopo trentanni. A casa lo aspettavano Rosetta sua moglie e poi Paola e Giuseppe i suoi tigli di 20 e 14 anni. Una famiglia modesta che vive in un appartamento al quarto piano di una palazzina in via Caduti del Lavoro a due passi dal centro di Gravina. A quella pensione però Luigi Bodenza assistente capo della polizia penitenziana non è mai arrivato. Lo hanno fermato pochi minuti dopo la mezzanotte di giovedì con una scarica di proiettili.

Aveva appena finito il suo turno nel carcere di Piazza Lanza per guadagnare tempo non si era neppure cambiato e indossava ancora la divisa. Guidava tranquillo la sua vecchia Volkswagen Golf alla radio trasmettevano un programma di quiz e canzoni. Domande stupìdine inframmezzate dagli ultimi successi di Sanremo. Supera il quartiere di Barnera e si immette su via Due Obelischi. Tra pochi minuti sarà a casa. Tutto tranquillo come ogni sera tranne quella luce che gli sta dietro da un pezzo. I killer si lanciano in avanti dopo aver seguito pazientemente la loro vittima dall'uscita del carcere. Adesso è il momento giusto per colpire. La strada è larga e perfettamente illuminata. Non si vede un anima. L'autista della moto spinge a fondo l'acceleratore e la moto schizza. Un colpo poi un altro e un altro ancora in una successione rapidissima. I proiettili mandano in frantumi i lunotti laterali della Volkswagen, forse colpiscono Bodenza. La vecchia auto va avanti ancora per una trentina di metri ma i killer gli sono subito addosso. Sparano ancora sei volte. Questa volta a pochi metri dal bersaglio. Bodenza non può far nulla, i proiettili lo colpiscono al volto e al tronco. Muore in un attimo.

A quasi ventiquattrore dal delitto, mentre la citta assiste sonnolenta e distratta, non si riesce ancora a trovare un movente. Le notizie frammentane ed imprecise su un diverbio con un detenuto al quale Bodenza si sarebbe rifiutato di stringere la mano non riescono a trovare una conferma.

«Cosa volete che vi dica di mio padre - dice Paola - vi posso solo dire che non so perchè qualcuno possa averlo ucciso». «Era una persona allegra, sempre disponibile con tutti - dice Giuseppe Maugeri il cognato dell'agente assassinato - siamo storditi frastornati è come se ci avessero chiuso in faccia una saracinesca lasciandoci al buio. Non riusciamo a capire perché lo abbiano fatto, perché proprio lui. Forse era facile colpirlo». Rosetta Maugeri non parla, sale veloce in auto. Va all'istituto di medicina legale per salutare per l'ultima volta in privato il marito trucidato prima dei funerali che si svolgeranno questo pomeriggio nella Chiesa parrocchiale di Gravina, alla presenza del vice direttore degli istituti di pena Francesco Di Maggio e del Ministro della Giustizia Giovanni Conso «L'azione di questi deli criminali ha detto il ministro non fermerà l'attività istituzionale degli operatori penitenziari né ostacolerà il corso della giustizia che proprio a Catania sta riscuotendo significativi successi.

archiviostorico.unita.it

 

PENTITO ORDINO' OMICIDIO: FECE UCCIDERE UNA GUARDIA PRIMA DI TRADIRE IL CLAN

Articolo de La Stampa del 28 gennaio 1996 - F. A.

CATANIA. L'ordine era partito dal carcere: «Uccidete quella guardia». Un ordine purtroppo eseguito, quando il mandante dell'omicidio si era «pentito» da 13 giorni, senza poter fare più nulla per salvare quell'uomo. La procura di Catania ha già contestato le responsabilità dei mandanti e sta cercando i killer. Il «favore» venne richiesto nel '93 da Maurizio Avola al boss Salvatore Cristaldi, il «reggente» della famiglia Santapaola, arrestato il 6 ottobre scorso. Così, il 24 marzo del '94, fu ucciso con 13 colpi di pistola, mentre stava rincasando dopo il servizio, l'assistente capo della Polizia Penitenziaria Luigi Bodenza, 50 anni, vicino al congedo, con cui Avola aveva avuto un diverbio in carcere. Avola ebbe notizia del delitto nel carcere di Ancona, dove era stato trasferito dopo il «pentimento». Capì subito di essere all'origine del delitto, e ne riferì ai giudici. Una conferma l'ha data un altro pentito, Antonino Cariolo, che ha detto di avere saputo che Bodenza venne ucciso per «fare un favore» ad un killer che però, all'insaputa dei suoi boss, si era pentito. Il pm Marino ha sottolineato che rendere pubbliche le ragioni della morte di un servitore dello Stato costituisce anche un «tributo alla memoria di Bodenza, figura limpida, costretto ogni giorno a confrontarsi con esponenti mafiosi che, in carcere, cercano di riprodurre certe condizioni di privilegio di cui godono all'esterno»,

www.archiviolastampa.it/

 

LINK VARI SU LUIGI BODENZA:

La C.C. Enna sarà intitolata ad un altro caduto della Polizia Penitenziaria: Luigi Bodenza

 

Si pente il mandante dell’omicidio Bodenza

 

Si pente il mafioso Giuseppe Maria Di Giacomo, che guidò il commando che uccise Luigi Bodenza

 

Piazza Lanza, completato il "muro contro la mafia"

 

AddioPizzo, un muro contro la mafia - Video


 


Scritto da: Redazione
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n. 2


uomini con tale dignità sono pochi,avevo dodici anni di servizio, avevo intenzione di congedarmi volevo tornare al mio vecchio lavoro, era duro lavorera in un penitenziario turni massacranti, notti al freddo senza riscaldamenti, sentinelle stressanti, riposi non si vedevano,mentalità dei superiori militari,questo triste evento mi colpi e decisi di rimanere nel Corpo dissi tra mè non posso mollare sarebbe stata una sconfitta, non era giusto per chi aveva dato la vita, non ho mai rimpianto la mia scelta,è stata dura ma ho vinto per me e per tutti i Luigi BODENZA.Grazie Luigi

Di  Aurelio  (inviato il 25/03/2015 @ 20:38:05)


n. 1


Grazie redazione per questo articolo.
Onore a tutti i caduti del Corpo di Polizia Penitenziaria

Di  Gianni  (inviato il 25/03/2015 @ 10:11:46)




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