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Malattie non dipendenti da cause di servizio: Assistente Capo di Polizia Penitenziaria perde ricorso al TAR


Polizia Penitenziaria - Malattie non dipendenti da cause di servizio: Assistente Capo di Polizia Penitenziaria perde ricorso al TAR

Notizia del 26/06/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 386 volte)

Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria

Sezione Staccata di Reggio Calabria

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso n. 509 del 2010, proposto da A.D., rappresentato e difeso dall'avv. Domenico Ascrizzi, per il presente giudizio domiciliato presso la Segreteria di questo Tribunale, in Reggio Calabria, viale Amendola n. 8/B;

contro

- il Ministero dell'Interno, in persona del Ministro p.t.;

- il Ministero della Giustizia, in persona del Ministro p.t.;

- il Ministero dell'Economia e delle Finanze, in persona del Ministro p.t.;

rappresentati e difesi ex lege dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, con domicilio eletto in Reggio Calabria, alla via del Plebiscito n. 15;

per l'annullamento

- del decreto n.04663/2010/cs del 13 maggio 2010 del Ministero della Giustizia, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria , Settore amministrativo sanitario del personale di Polizia  Penitenziaria , notificato in data 8 giugno 2010, nella parte in cui lo stesso afferma che le infermità "2) ernia iatale con esofagite di 1^ grado endoscopicamente accertata" e "3) pregressa sindrome ansioso depressiva reattiva con somatizzazioni viscerali di cui in atto non reliquati psicopatologici invalidanti" non sarebbero dipendenti da causa di servizio

- nonché di tutti gli atti connessi e/o presupposti (quale il parere del Comitato di verifica per le cause di servizio datato 4 marzo 2009, reso noto insieme col decreto oggi impugnato).

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Economia e delle Finanze e del Ministero dell'Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 22 giugno 2016 il dott. Roberto Politi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo

Espone il ricorrente, Assistente Capo del Corpo di Polizia  Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Palmi, di essere stato sottoposto a visita dalla Commissione Medica Ospedaliera di Messina, che riscontrava (verbali n. 553 e n. 569 dell'8 ottobre 2007 e del 28 novembre 2007), le seguenti infermità: a) ernia iatale con esofagite di 1^ grado endoscopicamente accertata; b) gastroduodenite endoscopicamente accertata; c) pregressa sindrome ansioso depressiva reattiva con somatizzazioni viscerali di cui in atto non reliquati psicopatologici invalidanti.

Il ricorrente chiedeva quindi il riconoscimento della causa di servizio per le riscontrate infermità.

In data 8 giugno 2010, il Ministero della Giustizia notificava al il decreto n. 04663/2010/cs, in base al quale, su apposito parere del Comitato di Verifica per le cause di servizio del 4 marzo 2009, era accertata come dipendente da causa di servizio soltanto la gastroduodenite; mentre non potevano ricondursi a causa di servizio le altre due infermità (ernia iatale e sindrome depressiva.

Queste le censure articolate con il presente mezzo di tutela.

1) Violazione dell'art.10-bis della L. n. 241 del 1990

Il ricorrente si è visto recapitare direttamente il decreto che negava parzialmente le sue pretese, senza poter interloquire con l'Amministrazione competente e senza poter esercitare il diritto di contraddittorio.

2) Violazione del D.P.R. n. 461 del 2001, art.2. Violazione del D.P.R. n. 1092 del 1973, art. 64. difetto di motivazione. Irragionevolezza

Evidenzia il ricorrente come il Comitato per la verifica delle cause di servizio abbia rilevato che:

1) "l'infermità ernia iatale con esofagite di 1 grado endoscopicamente accertata non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio trattandosi di affezione di natura costituzionale … e come tale non suscettibile di essere negativamente influenzata dal servizio durante il quale non risultano comprovati specifici ed efficienti traumatismi locali",

2) "l'infermità pregressa sindrome ansioso depressiva reattiva con somatizzazioni viscerali di cui in atto non reliquari psicopatologici invalidanti non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio, in quanto trattasi di forma di nevrosi che si estrinseca con disturbi di somatizzazione attraverso i canali nEuro-vegetativi scatenata spesso da situazioni contingenti che si innescano di frequente su personalità predisposta …".

Quand'anche l'ernia iatale sia una affezione di natura costituzionale e laddove la sindrome ansioso depressiva costituisca una affezione relativa a soggetti predisposti, nondimeno tali rilievi non sarebbero sufficienti ad escludere la causa di servizio, in quanto il D.P.R. 461 prevede che quest'ultima debba essere riconosciuta anche nel caso di infermità preesistenti poi aggravate da "concausali" fatti di servizio.

In particolare, le condizioni complessive in cui il ricorrente ha prestato le proprie mansioni avrebbero dovuto essere considerate ad alto livello di stress psico-fisico, tali da poter facilmente essere individuate quali fattori scatenanti di patologie (o di aggravamenti di patologie) quali l'ernia iatale e la sindrome ansioso depressiva.

3) Difetto di motivazione. Irragionevolezza ed illogicità manifesta. Palese travisamento dei fatti.

Il decreto avversato ha recepito acriticamente le considerazioni svolte nel parere del Comitato, senza effettuare una delibazione complessiva della fattispecie sottopostagli.

Dal momento che il parere del Comitato è obbligatorio, ma non vincolante, il Ministero della Giustizia avrebbe dovuto svolgere una ulteriore attività valutativa che tenesse in considerazione anche tutto l'altro materiale probatorio di cui disponeva.

Conclude parte ricorrente insistendo per l'accoglimento del gravame, con conseguente annullamento degli atti oggetto di censura.

L'Amministrazione intimata, costituitasi in giudizio, ha eccepito l'infondatezza delle esposte doglianze, invocando la reiezione dell'impugnativa.

Il ricorso viene ritenuto per la decisione alla pubblica udienza del 22 giugno 2016.

Motivi della decisione

Il ricorso è infondato.

1. Con l'entrata in vigore del D.P.R. n. 461 del 2001 è stato affidato a un solo organo, il Comitato di verifica per le cause di servizio, il compito di accertare l'esistenza del nesso causale o concausale della dipendenza da causa di servizio dell'infermità contratta dal dipendente.

Il suddetto D.P.R. 461 non solo ha attribuito a detto organo competenza esclusiva nella materia in questione, ma ha imposto all'organo di Amministrazione attiva di conformarsi al parere da esso reso e di assumerlo come motivazione dell'adottando provvedimento, sia esso di accoglimento che di rigetto (Cons. Stato, sez. IV, n. 3911/2007).

Tale orientamento era stato, peraltro, manifestato già a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 5-bis del D.L. n. 387 del 1987 (convertito con modificazioni nella L. n. 472 del 1987), consentendosi per tale via all'Amministrazione di uniformarsi al giudizio del C.P.P.O. (al quale poi, con l'introduzione del suddetto D.P.R. n. 461 del 2001, è succeduto il Comitato di verifica) e di giungere a determinazioni contrastanti con le altre precedentemente espresse, non aventi carattere di irretrattabilità, né di definitività, nell'ambito della sequenza procedimentale volta all'accertamento del diritto alla concessione dell'equo indennizzo.

2. La giurisprudenza, con riguardo all'accertamento della dipendenza da causa di servizio, aveva già, con orientamento consolidato, ritenuto che l'ordinamento non mette a disposizione dell'Amministrazione una serie di pareri equiordinati resi da organi consultivi diversi e dotati di identica competenza, sui quali orientarsi, piuttosto affidandosi al Comitato per le Pensioni Privilegiate Ordinaria (C.P.P.O.) il compito di esprimere un giudizio conclusivo anche sulla base di quello reso dalla Commissione Medico Ospedaliera (C.M.O.): le funzioni rimesse al Comitato risolvendosi, per l'effetto, quale momento di sintesi e di superiore valutazione dei giudizi espressi da altri organi precedentemente intervenuti.

La Corte Costituzionale, con decisione n. 209 del 1996, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 5-bis della L. n. 472 del 1987, attributiva del carattere di "definitività" - già sancita dall'art. 5della L. 11 marzo 1926, n. 416 e dall'art. 16 del R.D. 15 aprile 1928 n. 1054 - al parere delle Commissioni mediche; mentre il parere espresso dalla competente Commissione medica ospedaliera si considera definitivo solo ai fini del rimborso delle eventuali spese di cura, ricovero e protesi di vario genere, ma non per l'equo indennizzo.

Ne consegue che il parere del C.P.P.O. risultava determinante, il parere della Commissione medica ospedaliera conservava la sua definiva operatività ai limitati fini di cui si è detto in precedenza, mentre la stessa amministrazione poteva disconoscere tale dipendenza d'infermità da causa di servizio in ossequio al parere del C.P.P.O. (cfr, Cons. Stato, sez. VI, 17 ottobre 2008 n. 5054).

Ne derivava che il procedimento relativo al riconoscimento di una infermità come contratta per causa di servizio si presentava distinto rispetto a quello culminante nella concessione dell'equo indennizzo e conferma di ciò può trarsi dalla diversa natura funzionale dei due procedimenti, soltanto per il secondo dei quali era previsto il parere del C.P.P.O.

3. Tali principi sono stati rilevati anche dalla giurisprudenza consolidata con orientamento dal quale il Collegio non ritiene di doversi discostare, affermandosi che il riconoscimento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio e la concessione dell'equo indennizzo si ancorano a situazioni giuridiche fondate su diversi presupposti, regolate da separate norme, atteso che:

- se nel primo caso l'esame viene portato sul nesso tra l'evento e l'infermità che ne è derivata e di cui bisogna accertare la gravità

- nel secondo caso (equo indennizzo) la verifica ha come oggetto il rapporto fra l'infermità stessa e la menomazione che ne è derivata e per la quale viene chiesto l'indennizzo; pertanto in tema di liquidazione dell'equo indennizzo, susseguente al riconoscimento della dipendenza, ben possono sussistere due provvedimenti contrastanti, l'uno non essendo correlato automaticamente all'altro.

Dette considerazioni valgono a maggior ragione con l'entrata in vigore del D.P.R. n. 461 del 2001, in forza del quale è stato affidato a un solo organo (il Comitato di verifica per le cause di servizio) il compito di accertare l'esistenza del nesso causale o concausale della dipendenza da causa di servizio dell'infermità contratta dal dipendente.

Il provvedimento impugnato viene censurato anche sotto il profilo dell'erroneità nei presupposti perché il Ministero ed il Comitato non avrebbero tenuto conto delle condizioni di lavoro risultanti degli atti allegati al ricorso e non avrebbero accertato, con adeguata indagine, l'evidente nesso di causalità o di concausalità tra il lavoro svolto dal ricorrente e l'instaurazione delle patologie per le quali esso ha chiesto il beneficio dell'equo indennizzo.

4. Le doglianze non sono condivisibili.

Invero, il parere del Comitato, come sopra riportato, si appalesa completo, congruo e conforme alle risultanze degli elementi raccolti ed alle risultanze della scienza medica.

Per consolidato orientamento della giurisprudenza, il giudizio medico-legale reso nel corso del procedimento volto all'accertamento della dipendenza di un'infermità da causa di servizio, si basa su nozioni scientifiche e su dati di esperienza propria della disciplina applicata che per il loro carattere squisitamente tecnico non hanno bisogno di essere dimostrato, per cui un simile giudizio si sottrae al sindacato di legittimità, a meno che non risulti palesemente irrazionale o frutto di un manifesto travisamento dei fatti.

Pertanto, tutto induce a ritenere che, per quanto riguarda la vicenda per cui è controversia, l'accennato giudizio di non dipendenza eziologica da fatto di servizio delle iunfermità denunciate dal ricorrente non sia palesemente illogico.

Va ricordato peraltro che nel concetto di concausa efficiente e determinante di servizio da considerare come concorrente fattore generativo di una malattia, si devono far rientrare soltanto fatti ed eventi specificamente individuabili, e non circostanze o condizioni del tutto generiche, quali i disagi e le fatiche inevitabili del servizio, ed altre tipiche circostanze connesse al servizio prestato (cfr. T.A.R. Molise, 10 dicembre 2002 n. 948).

Nella fattispecie, il ricorrente non ha dimostrato la sussistenza di alcuna circostanza o condizione specificatamente attribuibile alla causa di servizio, alle quali ricondurre l'insorgenza e/o ingravescenza delle riscontrate patologie, ma si è limitato a descrivere normali situazioni di disagio afferenti lo svolgimento dell'attività lavorativa propria delle funzioni rivestite.

5. Quanto alle questioni di carattere più squisitamente procedurale, pure poste dal ricorrente, osserva il Collegio che non ricorrono i presupposti, nel procedimento in discorso, per un "preavviso di rigetto" in quanto non vi è spazio per un contraddittorio prima dell'adozione del provvedimento conclusivo del procedimento (l'Amministrazione, infatti, non può che conformarsi al parere, salvo che non ne ravvisi i presupposti per un supplemento: cfr. T.A.R. Lazio, n. 2860 del 2016).

Pertanto, non può considerarsi viziante l'omessa comunicazione del preavviso di provvedimento di rigetto, in ragione della natura non solo obbligatoria, ma anche vincolante del parere reso dal Comitato di Verifica, da cui l'Amministrazione non può distaccarsi (cfr. Cons. Stato, sez. II, 24 dicembre 2012 n. 2724 e 12 agosto 2013 n. 812; sez. IV, 6 dicembre 2013 n. 5818): l'annullamento per violazione dell'art. 10 bis rivelandosi, dunque, non utile per il ricorrente, giacché l'Amministrazione non potrebbe che riesercitare il proprio potere con un nuovo decreto di contenuto del tutto analogo a quello annullato (cfr. T.A.R. Lazio, sez. I-quater, 4 maggio 2016 n. 5148).

6. Per le considerazioni che precedono il ricorso va rigettato.

Sussistono giusti motivi per compensare fra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria Sezione Staccata di Reggio Calabria, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Reggio Calabria nella camera di consiglio del giorno 22 giugno 2016 con l'intervento dei magistrati:

Roberto Politi, Presidente, Estensore

Filippo Maria Tropiano, Referendario

Angela Fontana, Referendario


Scritto da: Redazione
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