Novembre 2016
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Massa Carrara, assistente capo di Polizia Penitenziaria originario di S.Maria Capua Vetere si uccide in servizio in carcere. Il cordoglio del Sappe: “terzo agente suicida in pochi mesi”


Polizia Penitenziaria - Massa Carrara, assistente capo di Polizia Penitenziaria originario di S.Maria Capua Vetere si uccide in servizio in carcere. Il cordoglio del Sappe: “terzo agente suicida in pochi mesi”

Notizia del 09/08/2016

in Memoria del Corpo

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Scritto da: Redazione

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MASSA CARRARA, ASSISTENTE CAPO DI POLIZIA ORIGINARIO DI S.MARIA CAPUA VETERE SI UCCIDE IN SERVIZIO IN CARCERE. IL CORDOGLIO DEL SAPPE: “TERZO AGENTE SUICIDA IN POCHI MESI”

Nel primo pomeriggio di ieri, lunedì 8 agosto, un Assistente Capo della Polizia Penitenziaria si è suicidato sul muro di cinta della Casa di Reclusione di Massa, sparandosi una raffica di mitra. Z.S., era nato a Santa Maria Capua Vetere  47 anni fa, e da oltre 10 anni faceva servizio a Massa.  Lascia la moglie ed un figlio di 18 anni. Non si conoscono le cause del gesto.

Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, commenta: “Siamo sconvolti e sconcertati. Questo di Massa è il terzo suicidio di un poliziotto penitenziario in pochi mesi. In questo triste momento, il SAPPE è vicino alla moglie, al figlio, ai familiari ed agli amici del collega che ha fatto questa tragica scelta. Come hanno rilevato autorevoli studiosi della materia, anche per noi il suicidio di un poliziotto è vissuto dai colleghi come un’esperienza dolorosa che lascia dietro di sé molte domande e sensi di colpa per la convinzione di non aver colto in tempo quei segnali di disagio lanciati da chi meditava il suicidio. E’ altrettanto vero che il suicidio s’innesta in un percorso interiore di pensieri dilanianti sul porre in essere o meno questa scelta definitiva, comprese le motivazioni che possono essere le più varie e non necessariamente riconducibili ad un’unica molla scatenante. Quando a suicidarsi è un operatore di polizia le riflessioni sono maggiori, visto il numero consistente e l’allarme che questo genera sia nei colleghi sia nell’opinione pubblica. E’ risaputo che un poliziotto riesce maggiormente a mascherare le proprie emozioni e molto spesso gli indizi che possono essere colti in altri soggetti è molto difficile captarli in un operatore di polizia. In molti paesi anglosassoni esistono ormai da molti anni dei programmi specifici di prevenzione del suicidio dei poliziotti, nati anche dalla consapevolezza che si tratti di un fenomeno da studiare e da monitorare costantemente. In Italia solo negli ultimi anni è aumentata l’attenzione verso il suicidio degli appartenenti alle forze di polizia con iniziative da parte dei comandi che vanno tutte nell’ottica del sostegno psicologico – clinico. Ma l’Amministrazione Penitenziaria, nonostante i nostri costanti e continui richiamai ad attivarsi su questa drammatica realtà dei suicidi di appartenenti alla Polizia Penitenziaria, è in drammatico ritardo”.

 

COMUNICATO STAMPA SAPPE

 

 


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n. 9


"Professioni di aiuto".
Un modo aggraziato, quasi filosofico per definire la nostra professione. Vorrei però spiegarlo con parole semplici e con esempi di vissuto vero.
Ammettiamolo seriamente senza remore e vittimismo. Ma a noi chi ci aiuta veramente?
Assistere anni fa alla morte di un collega che si era sparato alle tempie a poca distanza dal tuo posto di servizio, penso che sia la cosa peggiore che ti può capitare. Un evento tragico che ti segna per sempre la memoria visiva ed uditiva. (Nessuno nei momenti successivi ci ha mai supportati, nessuno ci ha mai chiesto avete bisogno di ferie?).

Suicidi di detenuti (chi ci supporta).
Botte da orbi fra detenuti extracomunitari. Non parliamo nelle sezioni femminili.
Decine e decine di atti autolesionistici, sangue ovunque a volte fino ai tetti delle celle, (oggi che siamo nei tempi moderni anche nei corridoi delle sezioni).
Sventare decine di tentati suicidi.

Pezzi di lenzuola tagliati appena in tempo dalla gola dei detenuti dal personale o di cordoncini del pantalone della tuta rinvenuti fra le mani che ti parlano di una morte che poteva giungere da un momento all’altro. Allora capisci che occorre girare girare girare girare girare girare sempre senza quasi mai fermarti. La tua coscienza allora rimane attiva di continuo senza mai staccare, senza un attimo di tregua, soprattutto nei turni di pomeriggio e notte.
Ti senti chiamare al telefono dal capoposto o ti viene a trovare in sezione con il caffè ancora caldo (ma non tutti purtroppo lo fanno).
Guagliò hai fatto il giro?
Si l’agg’ fatt’ 20 minuti fa.
Bene!
Fanne uno anche adesso non sia mai! E poi ne fai nat’ fra mezz’ora.
Ok tranquillo!
E giri giri giri tutto il turno pensando che qualcuno nel silenzio della notte possa farla finita eludendo anche il controllo dei compagni di cella.

Supporti quotidiani a detenuti che ti fanno intendere che vogliono farla finita (a noi chi ci supporta).
Scioperi della fame quotidiani (e relativo supporto per farli desistere).
Supporto ai colleghi che a volte scoppiano per il carico di lavoro (chi li supporta – chi ci supporta).
Abbiamo assistito svenire per il forte stress colleghi sul muro di cinta in sezione in portineria.

Supportare a 360° la mia famiglia compresi genitori anziani, fratelli sorelle. Ne vulimm parlà o no?

[Mi sento come un’auto guidata da altri spinta a 200Km/h in curve pericolose e sabbiose].
Ma io nun magg’ arruolat ppè fà o rally’!!
[Spero si rendano conto e facciano qualcosa per rilasciare questo acceleratore che ci spinge talvolta oltre il limite consentito].
[C’è bisogno di leve fresche e giovani ai quali insegnare questo mestiere duro e complicato, perché presto dovranno prendere il nostro posto]. Altre volte invece mi sento come se stessi partecipando alla ruota della fortuna. Preghi perché il turno passi liscio come l’olio. Appena finito di lavorare ti fai il segno della croce perché è andato tutto bene.

E’ un continuo persistente vincolo tra dovere di servizio e familiare o se volete familiare/istituzionale.
Mi fa infuriare molto quanto leggo, chissà che problemi avrà avuto chille guaglione per decidere di farla finita?
Si da quasi per scontato che ci siano stati esclusivi problemi di natura familiare. Io penso invece che quasi sempre le motivazioni siano da ricercare in più ambiti compreso il lavoro. Ma questa ricerca qualcuno l’ha mai fatta? La vuole fare finalmenteeeeee?!?
Ciò che qui pubblicate (e vi ringrazio di farlo), penso sia solo l’1 per cento, di ciò che succede tutti i giorni negli istituti di pena e nelle nostre vite.
Molti segnali forse sono sottovalutati o non colti al momento giusto (in famiglia ed al lavoro).

Un’altro collega se n’è andato in silenzio, altri hanno scelto di farlo con il botto. Ma tutto intorno sembra essere silenzioso a tratti macabro e rituale.
Una litania che suona di fredda abitudine, pericolosa abitudine alla morte dellì’ennesimo poliziotto penitenziario.

Riposa In Pace caro collega.
Sentite condoglianze a queste famiglie.


Di  Ciro M.  (inviato il 11/08/2016 @ 11:57:11)


n. 8


Questa è la risposta di un ex detenuto sull'articolo del giornale.it.
Leggete e ditemi se non ha ragione e se non è ora di fare qualcosa di concreto e serio.
Li capisco bene, e manifesto loro la mia piena solidarietà. Dalla posizione “privilegiata” di detenuto, per tre mesi li ho visti lavorare, fare turni massacranti, doversi barcamenare nei rapporti con le persone loro affidate (non tutti precisamente dei galantuomini) tra la necessità di conformarsi al proprio ruolo, e quello di rimanere “umani”. In condizioni davvero difficili, a controllare drogati, violenti, gente che di punto in bianco dava i numeri... e con la percezione di essere disprezzati, derisi, odiati. Sempre sul chi vive per la propria incolumità. E predestinati tutti alla gogna mediatica quando uno di loro non è all’altezza del compito e agisce scorrettamente, o così a ogni costo qualcuno voglia dimostrare.

Di  Ariete  (inviato il 10/08/2016 @ 14:27:34)


n. 7


Una cosa molto evidente, è che anche voi sindacati avete tralasciato il problema. Sembra che questo grave disagio che colpisce la Polizia Penitenziaria deve rimanere nell'ombra, per non alzare il polverone che potrebbe in qualche modo tangere la Politica attuale. Ripeto, nessun sindacato sta provvedendo ad alzare il polverone o quanto meno a far leva su questo dramma, per rendere più serena la vita lavorativa di un Poliziotto Penitenziario. Ripeto nuovamente, forse tutti i dirigenti dei Sindacati, dovrebbero fare un pò di galera per capire sulla propria pelle......

Di  Ariete  (inviato il 10/08/2016 @ 14:01:11)


n. 6


Le chiacchiere stanno a zero ed i suicidi invece fanno numeri a tre zeri.
Minch......come sono incazzato!

Di  Totò  (inviato il 10/08/2016 @ 13:07:37)


n. 5


Sono sempre Raffaele.
Bisogna prendere atto che la barca è affondata.
2 suicidi in pochissime ore non è normale, non si può.
Il capo dipartimento e ministro parlino alla nazione, ai TG, agli organi di stampa nazionali e dicano che non abbiamo il cervello sfondato. Dicano chiaramente che facciamo un lavoro durissimo e che siamo i migliori sulla terra nella nostra specialità. Dicano chiaramente quello che vogliono fare per farci stare più sereni in servizio, che poi ha ricadute anche fuori dal servizio. Che abbiano il coraggio di allentare l'attenzione esclusiva sui detenuti, per poterne dare finalmente MASSIMA anche a noi come è giusto che sia.
Sono in ferie da nemmeno due giorni e stamattina al mare non si parla di altro. Chi mi conosce da molto tempo e può permetterselo per via dell’amicizia mi fa battutine del tipo..non è che anche tu prima o poi ci fai una cosa simile? Se hai problemi noi siamo qui..parliamone Raffaè! Ho un grande pensiero per i familiari di Peppe che ci lascia a 53 anni e prossimo alla pensione, ma devo anche avere la forza per difendere tutta la nostra categoria da gente che non ha un briciolo di umanità.
Mi sento ancora più stressato oggi che il giorno prima di andare in ferie.

Di  Raffaele  (inviato il 10/08/2016 @ 12:49:58)


n. 4


Sono la moglie di un collega, stamattina sono ancora più triste ed arrabbiata di ieri.
Grazie al cielo mio marito non mi preoccupa sotto il profilo del lavoro. Almeno non più di tanto perchè è uno forte (nel vero senso della parola) e non ha mai voluto modificare la sua linea di lavoro e di pensiero. Gestisce un congruo numero di uomini e so per certo che con lui si trovano molto bene.
Parliamo spesso del suo lavoro. Ed io nei ritagli di tempo libero leggo spesso le notizie che si possono commentare e gli articoli del SAPPE.
Con tutta onestà penso che il personale della Penitenziaria sia bistrattato sotto molti punti di vista. Vi do ragione quanto pensate e dite che siete trattati male sotto molti aspetti lavorativi. Ma in questi lunghi anni al fianco di mio marito ho capito che i vertici ed anche la politica vi temono perchè avete (forse sarebbe meglio dire potreste avere) un potere enorme se avreste un potere decisionale e/o risolutivo (vero e non fittizio). Speravate nei commissari ed anche loro (in larga parte e non tutti per fortuna) piano pianino si sono dovuti abituare a come funziona e come occorre comportarsi.
Personalmente penso che non potrà mai cambiare nulla fino a che i direttori ed i vertici del dap (civili in capo a personale che indossano uniformi e gradi) saranno a capo degli istituti di pena e nei vari uffici a spartirsi incarichi prestigiosi . Potrei anche capire le scuole di formazione ma un carcere NO.
Ovviamente parlo per sentito dire non sono faccio parte del corpo ma è come se fosse così. Alcune idee in questi 29 anni me le sono fatte e lungi da me fare un solo passo indietro.
Intanto un altro suicidio tra le vostre, nostre fila. Nelle fila di quelle famiglie di tanti colleghi che non ci sono più. Tutti coloro i quali hanno scelto di farla finita, nostri fratelli, mariti e figli.
Non volevo scriverlo per pudore o per compassione, ma se oggi così come ieri si fossero suicidati due detenuti APRITI CIELO!, in primis la stampa nazionale, magistrato di sorveglianza, magistrato di turno, avvocati, educatori, direttori, assistenti sociali, medici, volontari ecc
R.I.P. anche tu, e che i tuoi cari possano darsi pace presto.
Solo due giorni fa avevo scritto: che sia l’ultimo di questa lunga serie
Ti abbraccio Piermattia

Di  Rita  (inviato il 10/08/2016 @ 12:06:09)


n. 3


R.I.P. in pace caro collega.

Cara Rita, tu chiedi cosa fa di concreto il D.A.P. , il nostro Dipartimento. si preoccupa seriamente, dei suicidi dei Carcerati.

Di  Piermattia  (inviato il 09/08/2016 @ 18:12:45)


n. 2


R.I.P. e che sia l'ultimo di questa lunga serie.
Ma il DAP cosa fa di concreto, oltre alle condoglianze rituali?

Di  Rita  (inviato il 09/08/2016 @ 10:10:17)




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