Febbraio 2017
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Maxi rissa nel carcere di Bari: interrogazione parlamentare per verificare denunce del SAPPE


Polizia Penitenziaria - Maxi rissa nel carcere di Bari: interrogazione parlamentare per verificare denunce del SAPPE

Notizia del 25/01/2016

in Interrogazioni parlamentari

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Scritto da: Redazione

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Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-07498
presentato da
GINEFRA Dario
testo di
Lunedì 25 gennaio 2016, seduta n. 554

GINEFRA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: 
l'11 gennaio 2016, nel cortile del carcere di Bari, si è verificata una maxi rissa che ha visto coinvolti due boss della criminalità organizzata insieme ai rispettivi seguaci; 
in base a quanto si è potuto apprendere, i due gruppi si sarebbero affrontati a colpi di lamette. A fronteggiarsi, da un lato Giuseppe Misceo, suo figlio Paolo, il fedelissimo Emanuele Grimaldi e altre due persone, dall'altro Leonardo Campana le (capo del clan che controlla il quartiere barese di San Girolamo) e Alessandro Ruta. La contesa si è quindi allargata a una trentina di persone che si sarebbero sfidate a suon di calci e pugni. Ad avere la peggio è stato Ruta, che ha riportato un profondo taglio alla gola, per cui è stato necessario un intervento nel reparto di chirurgia estetica al Policlinico. Ferito ad una guancia Campanale, mentre Misceo, dall'altra parte, ha riportato un taglio alla mano; 
la rissa sarebbe scoppiata quando l'unico poliziotto penitenziario che aveva accompagnato i detenuti nel cortile per le due ore di passeggio stava tornando indietro per spostare gli altri reclusi. Lente sarebbe riuscito a dividere i litiganti; 
le telecamere di videosorveglianza interne all'istituto, secondo quanto denunciato dal sindacato di polizia penitenziaria, sarebbero rotte da tempo; 
il sindacato di polizia penitenziaria ha manifestato il proprio disagio, affermando che l'episodio sarebbe potuto sfociare in un «bagno di sangue»; 
sull'accaduto starebbe indagando la direzione distrettuale antimafia; 
secondo i pareri e le ricostruzioni di alcuni analisti, questo episodio sarebbe uno dei sintomi che i preesistenti equilibri tra i clan cittadini sarebbero ormai incrinati; 
il tutto è avvenuto in coincidenza con la scarcerazione e il rientro a Bari, dopo due anni di reclusione, di Savino Parisi, quello che è stato sempre considerato il capoclan più influente del capoluogo pugliese; 
gli organi di informazione hanno così delineato il contesto a partire dal quale avrebbe avuto origine tale scontro: «Lorenzo Caldarola, da qualche tempo a questa parte, starebbe facendo incetta di giovani rimasti orfani di capi perché arrestati o uccisi al quartier San Paolo, dove prima comandavano Giuseppe Misceo legato al clan Montani, Arcangelo Telegrafo e il suo “luogotente” Alessandro Ruta, tutti detenuti, in affari con gli Strisciuglio. Il San Paolo, dunque, come terra di reclutamento. Forse è qui che si deve cercare per comprendere le cause della maxi rissa a colpi di lamette avvenuta lunedì nel cortile del carceredi Bari»; 
a seguito di questi episodi e della conseguente denuncia fatta dal sindacato di polizia penitenziaria, venerdì 15 gennaio 2016, l'interrogante ha ritenuto di visitare l'istituto penitenziario barese; 
in tale occasione, ho potuto riscontrare una situazione nella quale gli operatori, a partire dalla direttrice della casa circondariale, la dottoressa Lidia De Leonardis, sono costretti a lavorare in presenza di una significativa carenza di organico, in un'infrastruttura ubicata nel centro cittadino e circondata da civili abitazioni, le cui terrazze condominiali sarebbero spesso utilizzate per il tentativo di «lanci» di oggetti e materiale vario, ivi comprese sostanze stupefacenti; 
il complesso include un'unica sezione, la «seconda», oggetto di «recente» ristrutturazione e dotata di un sistema di video-sorveglianza funzionante: tale sezione, dopo poco tempo dalle fine dei lavori, si presenta però con pavimentazioni rotte e con un sistema di riscaldamento dell'acqua parzialmente funzionante; 
nell'istituto penitenziario si riscontra una significativa presenza di ospiti con problemi psichiatrici, mentre altre strutture sono pericolanti, il parco mezzi è vetusto e la sezione femminile è fortemente ridimensionata nella sua capienza per l'inagibilità delle celle ubicate ai piani superiori, laddove quelle considerate agibili non sembrerebbero essere dotate degli standard previsti dalle direttive comunitarie; 
durante il sopracitato sopralluogo, in via informale, l'interrogante ha potuto apprendere che sono ricorrenti i casi di esplosione dei fuochi d'artificio nei pressi dell'istituto penitenziario, per celebrare i compleanni dei detenuti o per festeggiare la loro scarcerazione, che non vi è alcun sistema di videoconferenza idoneo ad evitare le traduzioni in (Procura dei detenuti per i processi (con la conseguenza che si rende necessario l'attraversamento dell'intera città di mezzi blindati) ed infine che il sistema di videosorveglianza perimetrale, al pari di quello del maggior numero delle sezioni, sarebbe non ben funzionante o addirittura rotto; 
quest'ultima circostanza non aiuterebbe gli agenti penitenziari nella vigilanza finalizzata ad impedire l'accesso illecito, effettuato anche con l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati (come i droni) di messaggi, sostanze e – potenzialmente – armi –: 
se sia stato informato degli episodi descritti in premessa; 
se corrispondano al vero le denunce dei sindacati di polizia penitenziaria e le indiscrezioni acquisite durante la visita, a partire dalle carenze di organico, dei gravi problemi di agibilità e di rispetto delle direttiva in materia di diritti dei detenuti, dal mancato o parziale funzionamento del sistema di videosorveglianza e dalla opportunità di dotare gli istituti penitenziari italiani di sistemi anti-drone; 
se non ritenga che, nell'ambito una strategia di efficientamento e di modernizzazione degli istituti penitenziari, a maggior ragione in città come Bari e Milano dove i penitenziari sono ubicati in pieno centro cittadino e su aree di enorme pregio e interesse immobiliare, sia opportuno promuovere programmi tesi a realizzare permute, con la relativa costruzione di carceri più moderne e corrispondenti alle diverse esigenze penitenziarie; 
se, a tal fine, non intenda prendere in considerazione l'ipotesi di promuovere programmi di edilizia giudiziaria, con annessa edilizia carceraria, seguendo l'esempio del bando con il quale nel 2003 il comune di Bari avviò una ricerca di mercato che prevedeva appunto l'adiacenza e la diretta connessione tra aule penali e carcere. (5-07498)


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