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Ministero della Giustizia bloccato dalla giustizia: ricorsi, risarcimenti, ritardo nei pagamenti, contenziosi con il personale ...


Polizia Penitenziaria - Ministero della Giustizia bloccato dalla giustizia: ricorsi, risarcimenti, ritardo nei pagamenti, contenziosi con il personale ...

Notizia del 16/02/2016

in Houston abbiamo un problema

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Scritto da: Redazione

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È un paradosso, ma il ministero della Giustizia è paralizzato dalla giustizia. Il povero titolare, Andrea Orlando, ha un diavolo per capello e i suoi travet passano gran parte del loro tempo ad affrontare cause di ogni genere che arrivano in via Arenula e che nel 2015 hanno raggiunto il record storico. Procedimenti di risarcimento danni per malagiustizia, decreti ingiuntivi dei fornitori perché non vengono pagate le spese, cause di lavoro e procedimenti disciplinari nei confronti di dipendenti del ministero (fra cui ci sono tutti i magistrati italiani), ricorsi contro cartelle di Equitalia per il pagamento di spese di giustizia che vedono quasi sempre soccombente il ministero, contenziosi con l'Unione Europea, ricorsi sugli esiti degli esami di Stato per l'avvocatura e le libere professioni. C'è solo l'imbarazzo della scelta, e Orlando più che ministro della Giustizia si è sentito l'anno passato una sorta di ministro della Difesa, perennemente sulle barricate. Per altro non particolarmente efficaci, visto che il ministero da quelle cause prende botte da orbi.

L'anno nero per la giustizia al ministero della Giustizia è stato svelato proprio da Orlando nella sua relazione annuale appena inviata in Parlamento. Che inizia esultando per quel che avviene lontano da via Arenula: nel 2015 si è ridotta la voglia di litigare degli italiani, e la cause civili per la prima volta dopo molti anni si sono ridotte: "4,5 milioni, 4,2 milioni al netto del contenzioso di volontaria giurisdizione, ossia ben 370 mila cause in meno rispetto al 2014, così tornando ad un volume di pendenze che non si registrava dal lontano 2002". Ma le buone notizie finiscono li, e da quel confine ci si sposta in quel tempio delle cause perse che è diventato il ministero di via Arenula.

Primo fianco debole - Primo fianco debole, quello della legge Pinto e dei risarcimenti dovuti dopo essere stati condannati per l'eccessiva lunghezza dei processi o per l'ingiusta detenzione. Qui il ministero è indietro non di poco con i pagamenti, e fioccano i decreti ingiuntivi. "Alla data del 30 giugno 2015", confessa Orlando, "l'arretrato ammontava a complessivi euro 451.633.735,96. Peraltro, i ritardi nel pagamento degli indennizzi hanno portato negli anni alla creazione di ulteriori filoni di contenzioso, in costante aumento (procedure esecutive, giudizi di ottemperanza, ricorsi alla Corte Edu), con l'aggravio di spese ulteriori, anche molto consistenti".

Fornitori - Secondo capitolo, quello storicamente claudicante dei pagamento die fornitori di apparecchi per le intercettazioni. Anche qui il ministero è indietro, perché ogni anno calcola male la spesa degli uffici giudiziari e non stanzia i fondi necessari: "Sono pervenuti 87 nuovi ricorsi per decreti ingiuntivi, in parte causati dal mancato pagamento delle spese connesse all'attività di noleggio di apparecchiature per intercettazioni telefoniche". Pioggia pure di ricorsi a cartelle esattoriali per spese di giustizia.

Vengono da cittadini comuni, che spesso vincono la loro battaglia contro il caro-giustizia: "Il tema delle spese processuali è fonte di notevole contenzioso sia sotto il profilo di ricorsi al Tar sia in tema di opposizione a cartella esattoriale. Si registrano 347 nuove opposizioni a cartella intervenute nel corso del 2015, a fronte di 275 del 2014, sia innanzi al giudice ordinario sia innanzi alla commissione tributaria. Si tratta di un dato in aumento di circa il 23% rispetto all'anno precedente".

A questo contenzioso se ne aggiunge un altro, per l'opposizione alla liquidazione dei compensi previsti per le spese di giustizia, e anche qui siamo in grande aumento di cause, "già evidenziato nella relazione 2012 (322 ricorsi a fronte di 82 nel 2011), ha trovato conferma anche nel 2013 con ben 1,185 nuovi ricorsi, e nel 2014 con 1.033 ricorsi. Nel 2015, con 1.321 ricorsi, si è registrato un ulteriore incremento del 30% rispetto all'anno precedente".

Il personale - Ulteriore capitolo quello del risarcimento danni causati da personale non di magistratura intervenuto nel processo: "Nel 2015 si sono registrate in totale 56 nuove cause (a fronte di 36 nel 2014) che vedono il Ministero della giustizia legittimato passivo innanzi al giudice ordinario in ordine ad asseriti danni per il comportamento del cancelliere, dell'ufficiale giudiziario, del consulente tecnico o del perito, sempre in relazione al principio di responsabilità diretta dei funzionari e dei dipendenti dello Stato ex art. 28 della Costituzione; 210 cause (a fronte di 130 nel 2014) classificate come "altro contenzioso" di vario genere. Risulta evidente anche qui un notevole incremento rispetto ai dati del 2014".

Unica beffa arriva per il cittadino dal solito capitolo dolente, quello della responsabilità civile dei magistrati. Matteo Renzi ha fatto la sua riforma, e il primo risultato è che non è servita a nulla, qualche fuoco di artificio, ma nessun risultato concreto. Sono state 75 le cause avviate nel 2015, contro le 35 dell'anno precedente. Quindi sono raddoppiate. Risultato? Quello storico è risibile: "La percentuale delle condanne, sinora, è stata insignificante (pari allo 0,01%)". Dopo la riforma anche peggio: "Nel corso del 2015 non si è registrato alcun caso di condanna".

Libero - 11 febbraio 2016

 

 


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Commenti Commenti dei lettori

n. 2


Saranno anche professori, oltre che politici.
Ma mai potrebbero fare gli imprenditori.
Per fare ciò, non si può barare a lungo, soprattutto con gli operai.
Fallisci e finisci con le pezze al cu..
Ma loro lo sanno, e si crogiolano beatamente spaparazzati, sulle loro imbottite poltrone dei primi del novecento.
Se nasco un'altra volta, mi butto in politica per tutta la vita


Di  anonimo  (inviato il 16/02/2016 @ 23:04:03)


n. 1


Si devono rimettere le sentinelle cosi in caso di fuga c'e' il tempo di bloccarli in tempo reale mentre con la videosorveglianza ci vuole molto piu' tempo .

Di  Diego Belvedere  (inviato il 16/02/2016 @ 21:19:27)




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