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Mobbing Polizia Penitenziaria: poliziotta vince ricorso contro Direzione Carcere di Lecce


Polizia Penitenziaria - Mobbing Polizia Penitenziaria: poliziotta vince ricorso contro Direzione Carcere di Lecce

Notizia del 15/01/2013

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Terza
ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 588 del 2012, proposto da:
R.C., rappresentata e difesa dall'avv. Italo Zanchi, elettivamente domiciliata presso il suo studio in Lecce, via U. Foscolo, 1;
contro
Ministero della Giustizia, Casa Circondariale di Lecce rappresentati e difesi dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria in Lecce, via F. Rubichi;
per l'annullamento
- dei provvedimenti del Direttore della Casa Circondariale di Lecce del 23 febbraio 2012 e del 7 aprile 2012, prot. n. 6965;
e, con istanza ex art. 59 del D.Lgs. n. 104 del 2010, depositata l'8 agosto 2012:
- dell'ordine di servizio n. 45 del 19 giugno 2012;
- nonché di ogni altro atto presupposto e conseguente;
e, in subordine, ai sensi del combinato disposto degli artt. 59 e 112, comma 3, c.p.a., per la condanna al risarcimento dei danni subiti dal 20 giugno 2012 fino al momento dell'esatta attuazione dell'ordinanza n. 332/2012 nella misura di Euro. 100,00/giorno ovvero per la fissazione di una somma di denaro dovuta all'istante per ogni violazione, inosservanza o ritardo successivi.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 25 ottobre 2012 la dott.ssa Gabriella Caprini e uditi, nelle preliminari, l'avv. Zanchi per la ricorrente e l'avv. dello Stato Marzo;

Fatto - Diritto P.Q.M.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

I. La ricorrente, Assistente Capo di Pol. Pen., temporaneamente non idonea al servizio per "disturbo dell'adattamento con ansia e umore depresso", patologia insorta a seguito delle difficoltà riscontrate nell'ambiente lavorativo, impugna le note di diniego del Direttore della Casa Circondariale di Lecce - ove è in forza organica - a essere assegnata, al suo rientro in servizio, a un settore diverso rispetto a quello originario.

II. Con istanza presentata ai sensi dell'art. 59 del c.p.a. grava, inoltre, il successivo ordine di servizio del medesimo dirigente che, in formale esecuzione dell'ordinanza cautelare di accoglimento di questo Collegio, n. 332/2012, dispone che la stessa presti, per il futuro, la propria attività lavorativa presso il locale Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, in qualità di addetto alle traduzioni esterne dei detenuti.
Chiede, altresì, il risarcimento dei danni subiti.

III. A sostegno del gravame deduce i seguenti motivi di diritto:
a) eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità, falsa rappresentazione, travisamento dei presupposti di fatto, inconferente, omessa e insufficiente motivazione e disparità di trattamento;
b) violazione degli artt. 6, 15 e 18 del D.P.R. n. 461 del 2001, dell'art. 32 Cost., dell'art. 2087 c.c., degli artt. 11 e 13 del Protocollo di Intesa locale del 12 giugno 2006, dell'art. 21 del D.P.R. n. 82 del 1999, dell'art. 9, comma 3, lett. c) dell'Accordo Nazionale di Lavoro del 24 marzo 2004, dell'art. 2, comma 2, del Protocollo di Intesa Regionale del 22 dicembre 2005 e degli artt. 1 e ss. dell'Accordo Regionale del 20 dicembre 2005 nonché elusione dell'ordinanza n. 332/2012 del Tribunale;
c) nullità ex art. 21 septies della L. n. 241 del 1990.

IV. Si è costituita l'Amministrazione intimata, concludendo per il rigetto del ricorso.

V. All'udienza pubblica del 25 ottobre 2012, fissata per la discussione, la causa è stata trattenuta in decisione.

VI. Il ricorso, come integrato dall'istanza di corretta esecuzione della misura cautelare proposta a seguito dell'adozione dell'atto elusivo "medio tempore" intervenuto, è fondato.

VI.1. Si premette che i provvedimenti d'impiego del personale all'interno della struttura penitenziaria costituiscono manifestazione della più ampia discrezionalità amministrativa, censurabile in sede giurisdizionale solo per vizi formali, ivi compreso il difetto di motivazione, e per macroscopica illogicità. In altri termini, il giudice amministrativo può sostituirsi agli organi dell'Amministrazione essenzialmente nei limiti in cui la valutazione sottesa alla decisione assunta contenga un travisamento dei fatti, ovvero il convincimento non risulti formato sulla base di un processo logico e coerente. Può, altresì, accertare che le disposizioni giuridiche siano state correttamente individuate, interpretate e applicate (T.A.R. Lombardia, Milano, sez. III, 2 ottobre 2012, n. 2446; Cons. di St., sez. VI, 28 settembre 2012, n. 5140).VI.2. Ciò posto:
A) quanto ai Provv. del 23 febbraio 2012 e Provv. dell'1 marzo 2012, si osserva quanto segue.
VI.2.1. I dinieghi dell'Autorità dirigente all'utilizzo della ricorrente in un settore diverso dal Reparto femminile, di provenienza, sono illegittimi in quanto viziati da profili d'irragionevolezza.
VI.2.2. Invero, le condizioni di lavoro devono prioritariamente tutelare l'integrità psico-fisica dei dipendenti (2087 c.c.), tanto che la stessa Amministrazione penitenziaria, mediante l'emanazione di copiosa normativa interna, ha riservato particolare attenzione allo stato di disagio psicologico del personale sollecitando i dirigenti, nell'adozione delle misure organizzative, a non riproporre le condizioni che hanno già determinato l'insorgere di malattie di natura psicologica (posti particolarmente impegnativi e/o prestazioni di lavoro straordinario).
VI.2.3. Ora, dagli atti prodotti risulta che:
a) la ricorrente, originariamente addetta all'Ufficio Servizi del Reparto femminile della Casa Circondariale di Lecce (ordine di servizio n. 55 del 2008), lamenta di avere subito, in qualità di incaricata della sostituzione della titolare, atteggiamenti di aperta ostilità - connotata, peraltro, da evidenti profili persecutori - da parte del personale di grado superiore in servizio presso il medesimo Reparto, tanto da risultare affetta da un disturbo dell'adattamento e da doversi assentare per lungo tempo dal luogo di lavoro.
b) Sottoposta a visita, con verbali del 26 luglio 2010, 22 ottobre 2010, 7 marzo 2011 e 8 luglio 2011, la 2 Commissione Medica Ospedaliera del Centro Ospedaliero Militare di Taranto la dichiarava temporaneamente non idonea al servizio.
c) Dopo un lungo periodo di malattia, lo psichiatra di parte, configurando la patologia come "reazione disadattativa a difficoltà interpersonali in ambito lavorativo" (20 giugno 2011) riteneva opportuno, almeno in una prima fase, che la ricorrente non venisse "inserita nella stessa situazione ambientale e lavorativa che a suo tempo fu causa determinante della patologia" (13 settembre 2011).
d) Parimenti, il successivo 28 ottobre 2011, anche lo specialista psichiatra della C.M.O., dopo avere espresso riserve sull'immediato reinserimento in considerazione della recente sospensione del trattamento psicofarmacologico e del persistente risentimento nei confronti dell'ambiente di lavoro, si esprimeva nel senso che "un provvedimento d'idoneità si potrebbe adottare solo se il contesto lavorativo fosse più accogliente e quindi accettato dalla C.".
e) La C.M.O., in pari data, ha dichiarato la ricorrente idonea al servizio anche sulla base delle suddette valutazioni, come tali costituenti parte integrante del procedimento volto all'accertamento dell'idoneità.
f) Ad oggi permane la diagnosi di disturbo dell'adattamento con ansia, note depressive (referto di parte del 23 luglio 2012) e aspetti emotivi misti, in fase di trattamento psicofarmacologico (verbale della 2 Commissione medica ospedaliera del 3 settembre 2012), patologia che, ove ritenuta compatibile con lo svolgimento dell'attività lavorativa è, comunque, caratterizzata da frequenti ricadute proprio in considerazione delle preoccupazioni esternate per il futuro lavorativo.
VI.2.4. Il disagio psicologico della ricorrente, indubbiamente legato al contesto di lavoro, è, pertanto, adeguatamente provato dalle risultanze mediche, indipendentemente dalla circostanza che non siano stati rinvenuti puntuali riscontri nella documentazione amministrativa dell'istituto.
Ne consegue che tale situazione avrebbe dovuto, almeno nell'immediato, ovvero al rientro dalla malattia, deporre per un impiego diverso dell'istante.
VI.3. L'opportunità della destinazione a diverso Reparto o Settore non viene meno in considerazione della circostanza che "la situazione di contesto sia complessivamente e profondamente mutata", atteso che permangono "talune figure" (Provv. del 23 febbraio 2012), ovvero per l'insediamento di un nuovo Direttore e di un nuovo Comandante di Reparto (Provv. del 7 aprile 2012). Sotto quest'ultimo aspetto, il mutamento dei soggetti preposti alle posizioni apicali, pur rilevante a livello di macrogestione, risulta, attese le dimensioni dell'istituto penitenziario, non particolarmente incisivo sulle quotidiane condizioni lavorative dei singoli Reparti che restano gestiti dai diretti superiori gerarchici (Commissari, Ispettori e Sovrintendenti).
VI.4. Invero, con le peculiarità d'impiego del personale femminile, è proprio la struttura organizzativa della sede di servizio (oltre settecentotrenta dipendenti e circa millequattrocento detenuti) a offrire, ragionevolmente, alternative modalità d'impiego in altro Reparto e/o posto di servizio, tenendo eventualmente conto delle graduatorie stilate all'esito dei precedenti interpelli e delle capacità e attitudini della ricorrente.
VI.5. Non ultronea è, infine, la considerazione che la tutela delle condizioni di salute del personale esula dagli eventuali accordi sindacali raggiunti in sede locale al fine di disciplinare la mobilità ordinaria interna all'istituto.
B) Con riferimento all'ordine di servizio n. 45/2012, adottato successivamente all'ordinanza cautelare n. 332/2012, occorre precisare che:
a) con tale decisione interinale questo Collegio, ritenuto che "tra le concrete iniziative per contenimento del disagio lavorativo del personale debba ragionevolmente ascriversi l'assegnazione, quanto meno nell'immediato rientro, a posti di servizio che non riproducano le stesse condizioni ambientali che hanno già determinato l'insorgere della patologia", accoglieva l'istanza di sospensione degli effetti delle decisioni originariamente assunte;
b) il Direttore dell'istituto, in formale ottemperanza, provvedeva ad assegnare la ricorrente ad altro posto di servizio, precisamente in qualità di addetto al locale Nucleo Traduzioni e Piantonamenti.
VI.6. Tale ultima destinazione, caratterizzata da condizioni ambientali sensibilmente più gravose di quelle della posizione di provenienza - che, in quanto tali, anziché alleviare il disagio riacutizzano la sintomatologia -, appare palesemente elusiva del disposto cautelare, sicché permane l'interesse a gravare entrambe le decisioni.
VI.7. Trattasi, infatti, di scelta inopportuna, viziata, come dedotto dalla parte, per eccesso di potere nelle figure sintomatiche dell'illogicità, irragionevolezza e disparità di trattamento.
A tale proposito va innanzitutto precisato che:
a) le spiccate capacità professionali necessarie per la selezione dei componenti della scorta richiedono di:
- "reagire con la massima prontezza ed energia contro qualsiasi tentativo di aggressione", nonché di "controllare, continuamente, il contegno e gli atteggiamenti dei traducendi, specialmente di quelli classificati ad alta sicurezza e/o sottoposti a particolare regime di sorveglianza, mantenendosi sempre pronto a intervenire per impedire atti di autolesionismo, violenze od evasioni";
- "portare sempre indosso l'armamento individuale mantenendo nella propria immediata disponibilità le armi di reparto quando previste";
"In tale quadro i direttori degli istituti penitenziari devono esercitare costante azione di controllo" proprio in relazione alla tipologia delle traduzioni e alla determinazione dell'entità della scorta ("Servizi di Traduzione dei Detenuti e degli Internati"- Disposizioni operative).
b) "Le modalità d'impiego del personale nei turni notturni sono definite in sede di contrattazione decentrata nel rispetto dei seguenti criteri generali: ...il personale di Polizia Penitenziaria che abbia superato il cinquantesimo anno di età, o che abbia oltre trenta anni di servizio è esentato, a sua richiesta, dalle turnazioni notturne nell'ambito dei servizi di vigilanza e osservazione dei detenuti di cui all'art. 42 del D.P.R. 15 febbraio 1999, n. 82 e dal servizio notturno di vigilanza armata, salvo inderogabili e comprovate esigenze di servizio" (art. 9, comma 3, lett. c) dell'Accordo Nazionale Quadro d'Amministrazione per il personale appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria del 24 marzo 2004 e successive modifiche).
VI.8 - Orbene se si tiene conto che la ricorrente ha un'anzianità di servizio, in ruolo, più che ventennale, che ha superato il 55 anno di età, che ha un'anamnesi ultrabiennale caratterizzata da sindromi ansioso-depressive reattive nonché disturbi dell'adattamento, che, sia pure in remissione, presentano frequenti e recenti ricadute; che è stata esentata dai turni notturni in data 28 novembre 2007, "come da disposizioni vigenti" appare di tutta evidenza che la stessa non sarebbe in grado di assicurare efficientemente il servizio.

VII. Sulla base delle sovra esposte considerazioni, il ricorso va, pertanto, accolto con assorbimento delle ulteriori censure dedotte.

VIII. L'annullamento dei gravati provvedimenti costituisce, di per sé, risarcimento in forma specifica, atteso l'effetto conformativo che deriva dalla presente decisione nei confronti dell'Amministrazione soccombente, rimanendo impregiudicate ulteriori azioni per l'eventuale inottemperanza.

IX. Attesa la peculiarità della vicenda, sussistono, tuttavia, ragioni di equità per compensare tra le parti le spese e competenze di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Terza definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei termini di cui in motivazione e, per l'effetto, annulla i provvedimenti impugnati (atti del 23 febbraio 2012 e del 7 aprile 2012, prot. n. 6965, e ordine di servizio n. 45 del 19 giugno 2012).
Compensa tra le parti le spese e competenze di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.


Scritto da: Redazione
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