Febbraio 2017
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Morte di colleghi: lo stillicidio continua tra l’indifferenza generale


Polizia Penitenziaria - Morte di colleghi: lo stillicidio continua tra l’indifferenza generale

Notizia del 13/05/2013

in Memoria del Corpo

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Scritto da: Miguel Cervantes

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La notizia dei suicidi di due colleghi a distanza di qualche settimana l’uno dall’altro, stavolta non ha avuto la stessa eco delle morti precedenti. Eppure le morti dovrebbero essere ricordate tutti con la stessa enfasi e con la stessa preoccupazione per il futuro del Corpo della Polizia Penitenziaria. Nel frattempo è cambiato il Ministro, sono cambiati i sottosegretari alla Giustizia, è cambiato il Governo (o meglio Non è cambiato nulla rispetto al passato, salvo un mega inciucio politico), ma mi pare, e lo dico da osservatore, non sia cambiato nulla per il Corpo. Stessi problemi, stesso sovraffollamento, stessa mancanza di soldi sui capitoli di spesa, stessi problemi di vestiario, stessi problemi per le traduzioni ormai fatte con auto e al di sotto della soglia minima di sicurezza. Lo sapete tutti, anche i nostri dirigenti lo sanno e forse fanno finta di non sapere. Il carcere ha bisogno di risposte immediate, in tempi celeri ma la burocrazia elefantiaca del DAP le risposte le da con calma, con una velocità da tartaruga.

Un collega muore d’infarto in servizio, un altro muore a casa minato dalla depressione e dall’uso per anni di psicofarmaci, un altro ancora si impicca ad un albero, un altro si spara…… Io lo so che al DAP la prima cosa che si pensa è: avevano problemi familiari? Corna? Debiti?.... ahh bene… E meno male, altrimenti qualcuno avrebbe potuto fare qualche ipotesi che magari si è suicidato per lo stress da lavoro accumulato, che sommato agli altri problemi potrebbe aver dato luogo al suicidio. Certo oggi con l’informazione in tempo reale, da qualche anno abbiamo contezza di quanti colleghi si suicidano in un anno (la media è di dieci all’anno) ma credo che il suicidio nel nostro Corpo sia una tragica costante nel tempo, alla quale, fino ad oggi non si è saputo dare risposte concrete da parte della Dirigenza e da parte della politica.

Nonostante tutti gli allarmi lanciati in questi ultimi anni sul rischio suicidio correlato ad un disagio lavorativo, davvero poco si è fatto, quasi niente per i poliziotti penitenziari e questo colpevole ritardo probabilmente (spero proprio di sbagliarmi) produrrà nel tempo altre morti per le quali non si troveranno responsabili morali.

Un’ultima riflessione: morire a 49 anni, a 50 anni sul posto di servizio, è qualcosa che mai avremmo voluto leggere o vedere. Eppure sempre più spesso ormai, con l’elevazione dell’anzianità di servizio a fini contributivi  e con l’impossibilità di lasciare il servizio, prima dei 54 anni (i più fortunati) al fine di evitare penalità sulla pensione, sempre di più assisteremo inermi alle morti dei nostri colleghi poiché è un dato di fatto che ad una certa età, questo tipo particolare di servizio che noi facciamo, a contatto continuo con i detenuti (accumulo di tensione), con i turni notturni che gioco forza dobbiamo fare (nonostante una vecchia norma indichi l’età di 50 anni come tempo in cui si può produrre una istanza per non prestare servizio notturno a contatto con i detenuti……ma tanto ci sono anche le portinerie e comunque….in un carcere dove ad esempio la metà degli agenti ha oltre 50 anni di età, le esigenze di servizio sono tali da rigettare l’istanza), correnti d’aria, fumo passivo, stress, ipertensione… è impossibile non ammalarsi ed è assai probabile che la statistica ci rimandi nei prossimi mesi notizie come quella del povero collega di Sollicciano, alla cui famiglia vanno le nostre più sentite condoglianze.

 


Scritto da: Miguel Cervantes
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n. 11


La verità è che nelle carceri mancano 6.000 agenti, ovvero forze nuove che consentirebbero un ricambio generazionale. Non ce la facciamo più e siamo tutti sull'orlo del precipizio. Questo lavoro non si può fare a 50 anni. E' inutile che ci dicono di fare 40 anni di contributi, equivale ad una condanna a morte ovvero se non ti suicidi muori per qualche malattia o infarto in servizio. Uccideteci tutti.

Di  Beniamino Battaglia da Palermo  (inviato il 19/05/2013 @ 18:48:45)


n. 10


Cari colleghi
purtroppo il carcere è cambiato negli ultimi anni , ci si avvicenda sempre piu velocemente che non si capisce il ruolo di ognuno di noi all'interno della struttura anzi si chiede sempre di piu come se il carcere fosse un luogo in cui tutto possa trascorrere in modo brillante nel pieno rsispetto della legalità. ma non è cosi ......innanzitutto bisogna prendere atto del mutamento sia della del lavoro particolare che si svolge sia delle remore del passato, ecco il sopraggiungere del tempo in cui degli agenti commettono un'azione diversa dal solito: ovvero il suicidio. Se vogliamo imputare questo fenomeno al sovraffollamento carcerario che si riflette di conseguenza sull'immensa mole di lavoro all'interno delle sezioni questo risulta essere non veritiero, la verità è un altra e che la pressione a cui gli agenti sono sottoposti risulta essere maggiore di quella del ruolo gerarchicamente superiore , nel senso che sono gli appuntati a risolvere le questioni con i detenuti e non gli ispettori che dal canto loro pretendono sempre di piu al fine di assicurare il buon andamento del loro turno di servizio, però non hanno capito che senza la MANOVALANZA il carcere non va avanti . IL MONDO CARCERARIO PESA INESORABILMENTE SEMPRE DI PIU SULLE SPALLE DEGLI appuntati , ed in questo sistema si trovadue tipologie di persone : chi ha la pelle dura ( costanza , carattere, resistenza) che resiste alle perturbazioni esterne e chi , invece, ne è travolto dal sistema e si abbandona alle sorti del destino fino a giungere nei casi più gravi al suicidio che risulta essere integrato da altre tematiche a volte familiari a volte di rapporto sociale. Tutto questo non grava minimamente sui funzionari ( che si sono ritrovati ad essere tali non per meritocrazia) ne sui dirigenti ( non tutti sono uguali ci sono anche dei dirigenti "intelligenti", brave persone, e a bn cè ne una in particolare, che sanno fare uso della GESTIONE DEL PERSONALE E DELLE RISORSE UMANE CHE IL PERSONALE STESSO POSSIEDE E CHE E' IN GRADO DI SUPPORTARE) ma che in un sistema deviato hanno poche possibilità di porre in essere. bisogna guardare al futuro ad un corpo di pol pen migliore che sia in grado di rapportarsi con le altre forze di polizia e che possa mettere in campo le varie eccellenze possedute da ognuno di noi al fine di raggiungere l'interesse pubblico nella soddisfazione della cosa pubblica. Bisogna ancora lavorare tanto sia nell' apprendimento attivo che nella cultura del rispetto della dignita della persona ( principio di eguaglianza che non deve essere previsto solo nella costituzione all'art.3) che a molte persone del passato MANCA come punto di partenza .

Di  Anonimo  (inviato il 17/05/2013 @ 16:55:59)


n. 9


egr.signor ubaldo degli ubaldi ,nessuno gli ha chiesto niente .
c.m. figlio d'arte e me ne vanto.

Di  Anonimo  (inviato il 15/05/2013 @ 19:41:25)


n. 8


Caro Anonimo, alla fine dovrei essere io a trovare le soluzioni al problema? Io le denuncio e al più offro qualche spunto di riflessione per tutti. Se oggi dobbiamo andare in pensione con 40 anni di contributi la colpa non è certo mia e se le carceri sono piene di cinquantenni la colpa sicuramente è della politica, del pareggio di bilancio, del patto di stabilità o di qualche altra diavoleria economica non certo di chi scrive, anche se non è figlio d'arte come te....

Di  Baldo degli Ubaldi  (inviato il 14/05/2013 @ 22:02:37)


n. 7


Chiavi in mano è il loro pensiero, tutto il resto è noia !!!

Di  Ice 1  (inviato il 14/05/2013 @ 21:44:16)


n. 6


nessuno ha chiesto di trovare posti in cui riposarsi signor ubaldo degli ubaldi . di solito chi risponde in questo tono si sente toccato poiche sarà parte integrante alla gestione del personale oppure sarà la sua giovane età a dare risposte cosi piccate. io sono figlio d'arte e le posso assicurare che mio padre dopo 34 anni di carriera e notti fatte fino all' ultimo giorno, oggi al pari di un suo coetaneo sembra averne almeno 20 anni di piu' pertanto consideri che dopo 35 anni il personale si deve godere la pensione in salute e non come un relitto pieno di acciachi e poca voglia,d'altronde chi non prova difficilmente puo' capire.
c.m.

Di  Anonimo  (inviato il 14/05/2013 @ 12:17:09)


n. 5


Le carceri non offrono dei posti di servizio in cui riposarsi ad una certa età, pertanto rispettando l'anzianità di servizio, chi ha 50 ma 30 di servizio farà ad esempio il capoposto e chi ne ha 23 con la stessa età magari farà la sezione. Ti basta come risposta o li dovremmo mettere tutti nelle portinerie? Tipo 4 assistenti capo per turno per ogni portineria...........

Di  Baldo degli Ubaldi  (inviato il 14/05/2013 @ 00:40:26)


n. 4


La verità è che tutti se ne fregano!!!!!
Ho visto questi "signori " che frequentano nelle circostanze ufficiali la chiesa del DAP e poi si comportano contro ii principi fondamentali del cristianesimo; è una vergogna!!!!! Prendono in giro pure Gesù Cristo.
Se ci sono problemi lavorativi nessuno ti pensa, anzi ti isolano e chi non è forte di carattere può ricorrere a fatti estremi. Sicuramente saranno presenti ai funerali con le solite facce di bronzo, tanto resterà un vano ricordo del collega. Per qualcuno un problema di meno!!!!!!!!
Spero che il neo Ministro della Giustizia intervenga una volta per tutte a cercare di risolvere i problemi della Polizia penitenziaria e mandare a casa i componenti delle commissioni che si dovrebbero occupare di queste tragedie umane e che fino ad oggi risultano non essere in grado di preveniere e risolvere qualsivoglio problema di stress lavorativo.
Spero che qualcuno di questi venga ripagato con la stessa moneta che usa verso gli altri!!!!!VERGOGNATEVI:..........

Di  maurizio giovannoni  (inviato il 13/05/2013 @ 23:26:39)


n. 3


Il fato e' che non ci considera nessuno , chi dovrebbe. Occuparsi di noi non lo fa , esi gode gli stipendi mega .

Le speranze
son poche , la rassegnazione e' tanta .

Di  Ar,CUS  (inviato il 13/05/2013 @ 23:02:58)


n. 2


l'ultima parte dell'articolo mi sembra un pò di parte,magari di parte sbagliata,poichè alla fine non si riesce a capire se sei parte o controparte o meglio parte attiva nelle decisioni, e come ti poni nel volere 'tutelare la salute del l personale, quale sarebbe una soluzione nel tutelare il personale anziano sia di età che di servizio visto che anche in questo c'è differenza infatti ci sono 50 enni con 21-22 anni di servizio e 50 enni con 32 anni servizio alle spalle, come li porresti sul piano dell impiego .un affettuso abbraccio alle famiglie dei colleghi che non ci sono piu' perchè credo che le vere vittime sono diventate loro con la perita dei loro cari. nel nostro piccolo quando vediamo qualcuno in difficoltà aiutamolo forse sarà la soddifazione maggiore che possiamo avere .

Di  Anonimo  (inviato il 13/05/2013 @ 17:41:38)


n. 1


Bravo. Spero che il nuovo Ministro legga quest'articolo e si inventi qualcosa di efficace per il nostro Corpo, al fine di evitare altre morti.

Di  dott. Ino Griselli  (inviato il 13/05/2013 @ 16:16:01)




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