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Polizia Penitenziaria - Notizie dal Mondo

Notizia del 31/01/2010

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Scritto da: Redazione

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ARGENTINA: Un detenuto impicca la moglie in carcere

Un detenuto che sta scontando una condanna a 20 anni per rapine e sequestri in Argentina ha impiccato sua moglie che era andata a trovarlo.Il corpo della donna è stato rinvenuto senza vita in bagno nel carcere di Marcos Paz, alle porte della capitale Buenos Aires, secondo quanto riferito da fonti dell’Spf, il servizio penitenziario federale.

E’ stata aperta un’inchiesta per accertare il movente dell’omicidio della donna, madre di una bimba di appena 45 giorni, nel bagno della sala visite.
 


FRANCIA: Triste record  al primo posto per i suicidi in carcere

Nel 2009, ci sono stati 115 suicidi nelle carceri francesi, numero che sale a 122 se si addizionano i casi di chi si è dato la morte mentre era in permesso di uscita oppure subiva una forma alternativa, come il braccialetto elettronico. Nel 2008, i suicidi erano stati 108.

Il tasso di suicidi in carcere si è moltiplicato per cinque dagli anni ’60 a oggi. La Francia è al primo posto in Europa in questa poco democratica statistica.

La Cgt spiega questa situazione con la sovrappopolazione, la mancanza di personale (di sorveglianza, ma anche medici e lavoratori sociali) e l’eccesso di misure controproducenti che mirano a ridurre questo tasso.

Per esempio, ormai ai carcerati francesi viene consegnato un kit di protezione che dovrebbe rendere più difficile il passare all’atto: materasso anti-fuoco, lenzuola che non si strappano, pigiama di carta. Invece, dicono alla Cgt, non viene fatto nulla per ridare la voglia di vivere a chi si trova messo a confronto con la violenza della detenzione. Un quarto dei suicidi è concentrato nei primi due mesi di carcerazione.

Il Ministro della Giustizia, Michèle Allliot- Marie, ha promesso di intervenire. Entro il 2017 ci saranno 68mila posti nei carceri francesi, suddivisi in una sessantina di istituti, che non dovrebbero più superare i 700 detenuti. Alliot-Marie ha ripromesso anche quest’anno la generalizzazione delle celle individuali. E assicura che tra qualche anno verranno proposte «cinque ore di attività giornaliere » ad ogni detenuto.

«Quali mezzi veranno dedicati a queste buone idee? Quanti detenuti saranno coinvolti? » chiede l’Osservatorio internazionale delle prigioni. Per il momento, la situazione resta drammatica.
 


FRANCIA: ex detenuto farà carceri umane

Parigi ha scelto un ex detenuto per guidare una missione che renda più umane le sue prigioni. E’ Pierre Botton, ex uomo d’affari.

Negli anni Novanta fu uno dei detenuti più mediatici di Francia, finito in prigione per ricettazione. E’ stata lo stesso Ministro della Giustizia, Michele Alliot-Marie, ad affidargli l’incarico.

Ma la cosa lascia perplessi alcuni media francesi. Botton ha passato 20 mesi dietro le sbarre in ben sette prigioni diverse.
 


SVIZZERA: Diramate le statistiche, le carceri scoppiano

L’Ufficio federale di statistica ha diramato un comunicato stampa in cui viene segnalato un incremento del numero di detenuti rinchiusi nelle strutture carcerarie dell’intera Confederazione.

Secondo i dati raccolti, le persone private della libertà nel settembre 2009 erano 6084, il secondo livello più elevato dal 1999 (il 31% in detenzione preventiva, il 59% sottoposto all’esecuzione di pene e misure, il 7% a misure coercitive ai sensi della legge sugli stranieri e il 3% per altri motivi diversi). Il tasso medio d’occupazione degli spazi era del 91%, ossia di ben 5 punti superiore al 2008. Questa realtà è stata registrata particolarmente elevata nei Cantoni della Svizzera latina, dove si è raggiunto il 100% della disponibilità, con alcune carceri che hanno registrato addirittura una sovraoccupazione. Il Dipartimento delle istituzioni svela qualche cifra relativa alla specifica situazione del Ticino.

Che non appare dissimile rispetto alle medie svizzere, e certo collima con quella registrata in Romandia. Se da tempo ormai si constata un’alta occupazione del carcere giudiziario (La Farera) e di quello penale (La Stampa e Lo Stampino), il 2009 si è rivelato da questo punto di vista più difficile.

Il 1° gennaio 2009 c’erano 148 detenuti alla Stampa, mentre il 31 dicembre se ne contavano 156 (8 in più). Nella struttura della Farera il 1° gennaio 2009 c’erano 33 detenuti, il 31 dicembre ben 53 (20 in più). Da sottolineare è il fatto che, contrariamente a quanto è sempre avvenuto nel passato, stavolta non c’è stata flessione alcuna durante il periodo delle festività natalizie. Le giornate totali di carcerazione alla Stampa e allo Stampino sono state complessivamente 53.912 nel 2008, 55.345 nel 2009 (con un incremento dunque di 1433 giornate). A ciò si deve aggiungere che alla Farera queste giornate sono state 15.054 nel 2008 e 16.968 nel 2009 (con un aumento di 1914 giornate). Il quadro tracciato coincide di fatto con un’occupazione pressoché completa delle strutture, cosa suscettibile di creare problemi di gestione, che fortunatamente non si sono verificati nel corso dello scorso anno.

Anche il Ticino, dunque, riflette l’evoluzione negativa riscontrata nell’intero Paese. Il Dipartimento sta dunque studiando le misure che si ritengono idonee per migliorare o perlomeno alleggerire la pressione che oggi viene esercitata sulle nostre strutture carcerarie.

«Una situazione per far fronte all’’emergenza - dice a Radio3 il direttore delle carceri ticinesi Fabrizio Comandini - potrebbe essere la posa di 19 letti a castello, così da aumentare la capacità della Farera ».
 


USA: Droga e proibizione. Il sistema scoppia

Secondo l’autorevole recensore di tre opere sul sistema giudiziario e penitenziario statunitense, i falchi della repressione stanno oramai pensando a una cauta ritirata strategica.

Qualche dato: negli Usa finiscono in carcere 80 detentori di droga contro soli 20 spacciatori, il che è la causa prima del fenomenale aumento della popolazione carceraria - dal 1975 a oggi di ben sette volte, con un’impennata dopo la dichiarazione reaganiana di guerra alle droghe nel 1982 -. Con il dilagare da uno Stato all’altro di leggi tre colpi e sei fuori gioco, alla terza condanna, anche solo per un paio di canne, per il furto di un trancio di pizza, per un insulto a un poliziotto che senza motivo ti sta massacrando, si va all’ergastolo.

La crescente discriminazione a danno dei soggetti delle minoranze sfavorite ha elevato a otto volte la probabilità di un afroamericano di finire in carcere rispetto a quella di un bianco; e per buona giunta, il primo sconta per un piccolo reato, come la semplice detenzione di droga, una condanna mediamente altrettanto lunga quanto quella di un bianco per un reato di grave violenza, una disparità di trattamento che stride sempre di più dopo il successo di Obama.

E ancora: sono stati in gran parte abbandonati o ridimensionati i programmi per i de tenuti di educazione e riabilitazione, di assistenza post-scarcerazione, il che ha fatto esplodere il tasso di recidivismo.

Ovviamente, più se ne ingabbiano - la popolazione carceraria è arrivata a quota 2.300.000; in proporzione in Italia sarebbero oltre 450mila, anziché soltanto 65mila circa - e più se ne devono prima o poi liberare. Quindi si prevede che dei 700mila scarcerati nel 2009 ben 490mila torneranno all’ovile entro tre anni. Crisi aiutando, a questo punto molti Stati sono alla canna del gas.

Non riescono più a sostenere l’escalation delle spese per i Corpi di Polizia, i tribunali, le carceri (se ne apre una nuova ogni settimana e un detenuto costa più di uno studente in una buona università).

Quindi si è già avviato qua e là un cauto alleggerimento delle leggi penali, una depenalizzazione dell’uso di cannabis su ricetta medica, una proliferazione di corti di giustizia ad hoc, per favorire le pene alternative al carcere collegate a programmi di cura e riabilitazione, pur risparmiosamente in via di rilancio. Si ingrossa la schiera dei potenti - Schwarzenegger in testa - che chiedono a gran voce la legalizzazione e tassazione delle droghe leggere, per sfoltire le carceri e salvarsi dalla bancarotta.

Infine, Obama ha mosso alcuni primi e significativi passi per porre fine alla war on drugs. Sul piano psico-socio-antropologico, il giurista Cole spiega chiaramente come la penalizzazione delle infrazioni minori, e in particolare quella della semplice detenzione di droga, insieme alla feroce persecuzione dei soggetti deboli, sospinge un numero sempre crescente di cittadini a perdere fiducia nella legittimità ed equità del sistema giustizia: una china fortemente scivolosa, poiché quanto più scende il livello di fiducia nella giustizia, tanto più cresce la frequenza e gravità dei reati.

Altrettanto ben dimostrato è che gli investimenti nelle misure alternative al carcere, in quelle a favore degli ex detenuti (educazione, lavoro, casa), in quelle mirate ad abbattere le discriminazioni e lo stigma che li emarginano, recano benefici anche economici assai maggiori che non le spese a perdere per la repressione: e non solo per la riduzione dei tassi di recidivismo, ma anche per il ripristino della produttività delle persone.

Ma diciamolo chiaramente: il proibizionismo serve ormai troppi interessi illegali e legali tra loro strettamente intrecciati, come dimostra un semplice esempio.

Un taglio dei profitti dei narcos colombiani, quindi il blocco del flusso di denaro sporco verso le banche della Florida, ridurrebbe di circa il 20% il Pil di quello Stato.
 


BRASILE: Ribellione carcere, 3 morti 6 agenti sequestrati

Tre detenuti morti: è il bilancio di una ribellione scoppiata in un carcere di Curitiba, in Brasile. Almeno 6 agenti penitenziari sono stati presi in ostaggio dei rivoltosi.

«Il penitenziario è una bomba per il sovraffollamento di detenuti- ha detto il portavoce della Pubblica Sicurezza dello stato del Paranà - E’ bastato togliere una parte degli agenti per le ferie estive e la rivolta è scoppiata». Il carcere ospita 1.700 detenuti, in uno spazio per 500.
 


LIBIA:  amnistia per i detenuti che imparano a memoria il Corano

In Libia imparare i versetti del Corano a memoria potrebbe diventare presto la via di uscita anticipata dal carcere a beneficio dei detenuti comuni. Non è ancora realtà, ma la proposta è al vaglio del Consiglio Supremo di giustizia, l’organo che esercita il potere giudiziario nel paese del Colonnello Muammar Gheddafi. Una misura che potrebbe diventare un sistema alternativo di uscita anticipata dal carcere. La Libia sta conducendo da tempo una politica di amnistie, anche di detenuti ex terroristi. Meccanismi che hanno portato allo svuotamento di alcune storiche carceri.

La decisione di includere nell’amnistia «anche le persone che imparano a memoria il Corano», come si legge oggi sul quotidiano arabo on line Al Manara, e quindi di introdurre lo studio del libro sacro per i musulmani come metodo di riabilitazione per i detenuti, farà parte delle disposizioni soggette a ratifica del Consiglio Supremo, la cui prima riunione ordinaria per l’anno 2010 è stata diretta dallo stesso Ministro della Giustizia, Mustapha Abdul Jalil.

Il metodo della riabilitazione dei detenuti, che passa attraverso lo studio del Corano, è stato già applicato ai prigionieri rilasciati lo scorso ottobre, circa un centinaio, tutti ex appartenenti al Gruppo Combattente Libico Islamico (Lifg), legato ad Al Qaida, e al Gruppo cosiddetto Jihad. Gli ex miliziani islamici, sotto gli auspici della Fondazione Gheddafi, hanno trascorso due anni studiano il corano e rivedendo le loro convinzioni politiche. I prigionieri, che hanno aderito al programma di riabilitazione attraverso lo studio del testo sacro e che erano tutti detenuti da più di dieci anni nel carcere Fellah naio 2010 di Tripoli, nel quartiere Abu Slim, rappresentavano il terzo gruppo di detenuti islamici liberati in Libia negli ultimi due anni.

La proposta di questi giorni, cioè liberare chi studia il Corano, fa seguito alla fase di amnistie e rilasci che sono iniziati in concomitanza con i festeggiamenti per il quarantesimo anniversario del leader Gheddafi al potere. Lo scorso primo settembre è infatti passata la decisione di dare la grazia a 1.273 detenuti e di sostituire la pena di morte con l’ergastolo per tutti coloro che erano stati condannati alla massima pena prima del primo settembre.

 


GRAN BRETAGNA: Governo cerca neolaureati, per dirigere carceri

Diventare direttore di un carcere non è di solito in cima ai desideri di un neolaureato. Il governo britannico ha però deciso di varare un progetto pilota per invogliare i giovani a scegliere questo tipo di carriera.

D’altra parte la paga, visto i tempi di crisi, non è affatto male: 22 mila sterline l’anno al primo impiego e scatto a 30 mila dopo 12- 18 mesi. Bastano otto settimane di corso per iniziare il lavoro sul campo nelle prigioni di sua Maestà e poco più di un anno per arrivare a posizioni dirigenziali. Un percorso accelerato che vuole colmare il divario generazionale che al momento affligge il sistema carcerario britannico.

«Stiamo cercando persone che abbiano il giusto potenziale per ricoprire ruoli chiave nelle prigioni del Regno Unito e che col tempo possano diventare direttori o vicedirettori », ha spiegato all’Independent Jim Heavens, capo del settore risorse umane del National Offender Management Service. «Non è un lavoro adatto a tutti ma è perfetto per coloro che sono alla ricerca di sfide». I tirocinanti dovranno lavorare in istituti di vario tipo - carceri minorili, maschili, femminili, di sicurezza - e poi avranno la possibilità di fare esperienza presso il Probation Service, dipartimento che si occupa di gestire la libertà vigilata dei detenuti.

Se si includono i costi dell’addestramento il governo investirà nell’arco di tre anni 100 mila sterline per ognuno dei 12 candidati ammessi al programma. Circa l’80% dei partecipanti - se si guarda ai numeri di esperienze passate - trovano un impiego stabile nel sistema carcerario britannico.

E, visto che circa la metà degli attuali direttori di prigione proviene da programmi simili, le prospettive di far carriera sembrano quasi assicurate.


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