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Polizia Penitenziaria - Notizie dal Mondo

Notizia del 03/03/2010

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Scritto da: Redazione

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Mongolia: abolita la pena di morte

Nella terra in cui Gengis Khan instillava la disciplina a colpi di pena di morte, il presidente invoca la moratoria delle esecuzioni. «La maggior parte dei paesi del mondo ha scelto di abolire la pena di morte – ha dichiarato Tsakhia Elbegdorji, presidente della Mongolia dal maggio del 2009 – Noi dobbiamo seguire l’esempio». La moratoria è entrata già in vigore. «A partire da domani – ha spiegato il presidente – condoneró le pena di morte e suggerisco di commutarle in 30 anni di carcere duro». Il numero di esecuzioni in Mongolia, un paese grande quanto l’Europa occidentale ma con solo tre milioni di abitanti, è segreto di stato.
 

Inghilterra: Ordini dal carcere grazie a Facebook

Internet e le nuove tecnologie sfondano ogni barriera, ma chi poteva immaginare che potessero aprire anche le porte di un carcere? E’ questo infatti quello che è accaduto in un penitenziario di massima sicurezza della Gran Bretagna dove uno dei gangster più pericolosi del Regno è stato pizzicato a minacciare ed intimidire i suoi nemici attraverso Facebook. Colin Gunn, una celebrità nel mondo della criminalità, è infatti riuscito per mesi a comunicare con oltre cinquecento amici grazie al famoso social network. 􀀀L’impero criminale di Colin a Nottinghan è uno dei principali motivi per cui la città è stata conosciuta a lungo come il capoluogo degli assassini. L’uomo, che sta scontando una condanna a 35 anni di carcere, è accusato di essere il mandante di numerosi omicidi. Grazie al suo legale è però riuscito a farsi riconoscere il privilegio di Internet e, di conseguenza, di chattare online. Ed è così che l’uomo ha continuato a controllare i cartelli della droga impartendo ordini dalla sua cella. In un messaggio scrive: «Un giorno sarò fuori, che nessuno si faccia cogliere sorpreso o impaurito per questo». Il suo account, aggiornato ogni giorno con scrupolo, è stato immediatamente bloccato dopo che il Sunday Times ha dato l’allarme. Jack Straw, ministro della Giustizia, ha affermato che verrà chiuso l’accesso a Facebook per tutti i detenuti. In molti insistono però che i social network erano già stati vietati. Ciononostante, quello di Colin Gunn non è l’unico caso di questo genere: in precedenza, infatti, Jade Braithwaite, in carcere per la morte del 16enne Ben Kinsella, si è connesso a Facebook per contattare i famigliari della sua vittima.
 

Venezuela: Rivolta nel carcere di Caracas, otto morti e sedici feriti

Una rivolta nel carcere La Planta di Caracas ha provocato almeno otto morti e 16 feriti. Il portavoce del ministero dell’Interno, Consuelo Serrada, ha dichiarato che i disordini sarebbero iniziati durante un tentativo di fuga. «Stiamo lavorando tutti insieme in questo momento, indagando per poter chiarire la situazione - ha dichiarato Serrada ai giornalisti - Le autorità sono presenti non soltanto quando si verifica un fatto di sangue». La rivolta è iniziata durante l’orario delle visite, e ha provocato disordini anche davanti alle porte del carcere, dove madri e mogli dei detenuti hanno protestato per avere informazioni sulle condizioni dei loro cari, dopo aver sentito il rumore di numerosi colpi di arma da fuoco provenire dall’edificio. Sessanta soldati, inviati come rinforzi nella prigione per sedare la rivolta, sono stati accolti dai familiari dei prigionieri con fischi e urla.
 

Francia: Carceri fatiscenti, ricercato fa causa a Sarkozy

Un leader spirituale francese e la sua compagna - entrambi pregiudicati e ricercati dalla giustizia parigina - hanno fatto ricorso contro il Presidente francese Nicolas Sarkozy ed il Presidente della Commissione Ue José Durao Barroso contro quelle che hanno definito «condizioni terrificanti» delle carceri francesi. Alan Schmidtt 49 anni e la sua compagna Laurence Liegois, 42, sono stati arrestati dalla polizia maltese su mandato di cattura europeo emesso da un tribunale di Parigi. Schmidtt e Liegois sono ricercati per sequestro di persona, torture e sevizie, ed istigazione alla violenza. I due sono fuggiti dalla Francia due anni fa, ed avevano stabilito domicilio sull’isola dei cavalieri. Il procedimento istituito dall’avvocato maltese Emmy Bezzina, chiama in causa sia la Francia che Malta per il trattamento dei suoi clienti in carcere. I due hanno fatto anche causa al Primo Ministro maltese Lawrence Gonzi ed il Ministro dell’Interno Carmelo Mifsud Bonnici.
 

Svizzera: 200 Enti per dare lavoro “alternativo” a 137 detenuti

Sempre numerosi i carcerati che chiedono di saldare il conto con la giustizia (per pene decise dal magistrato sino a sei mesi) operando nei Comuni, Consorzi, case per anziani, biblioteche, ecc svolgendo lavori di utilità pubblica. Lo scorso anno sono stati 137. La lista d’attesa, attualmente, resta lunga. Salito a 200 il numero di Enti disposti ad accogliere coloro che hanno scelto questa alternativa al carcere.
 

Nord Corea: Oltre 200 mila i prigionieri politici e religiosi

I prigionieri politici in Corea del Nord «sono circa 200mila, divisi in sei campi di concentramento diversi». Lo denuncia il nuovo rapporto della Commissione coreana per i diritti umani, pubblicato nella capitale sudcoreana. Secondo un rappresentante della Commissione, «abbiamo compiuto un lungo lavoro di indagini per questo rapporto. Nei sei campi, escluse alcune aree di quello di Yodok, i prigionieri politici sono tenuti in catene». Per quanto riguarda la situazione dei diritti umani nel Paese, uno degli ultimi regimi stalinisti al mondo, la Commissione non ha dubbi: «Si commette praticamente ogni tipo di abuso, fra cui senza dubbio il più grave è la condanna a morte in segreto e senza processo dei dissidenti. Il governo sudcoreano dovrebbe persuadere quello del Nord a risolvere questi problemi tramite la cooperazione con le organizzazioni, domestiche e straniere, che si occupano di diritti umani». Una fonte di AsiaNews nella penisola coreana sottolinea: «La situazione è ancora più grave se si pensa che non esistono dati, ufficiali o ufficiosi, su queste incarcerazioni. Il regime di Kim Jong porta avanti una legge secondo cui, se sei un ladro, tuo figlio e tuo nipote saranno ladri. Con questa folle teoria iscritta nel codice penale, le carceri e i campi di concentramento si riempiono molto presto”. Va poi considerato che, secondo il governo di Pyongyang, «ogni attività religiosa, escluso il culto del leader, è un atto di sottomissione all’imperialismo straniero. Per questo, i credenti di ogni fede sono fra i più colpiti dalla repressione statale e non aiuta la crisi economica che colpisce il Paese: la gente che non mangia da giorni è più pronta a commettere un reato». Il rapporto della Commissione è il primo condotto da un ente statale sudcoreano. Per ottenere i dati, i funzionari di Seoul hanno intervistato 17 esuli dal Nord che sono stati incarcerati nei campi ed altri 322 che sono passati nel corso dell’anno dalla Corea del Sud. Tuttavia, i risultati presentati sono stati anche oggetto di critica. Seo Bo-hyuk, professore presso il Centro per gli studi sulla pace dell’Università di Ewha, dice: «I risultati sui diritti umani si ottengono soltanto con la cooperazione fra le due Coree. Chiedere e basta non servirà a nulla, specialmente in questa situazione politica».
 

India: Sconti di pena con lo Yoga

Esperimento di rieducazione dei detenuti in un carcere indiano: sconti di pena in cambio della partecipazione a corsi di yoga.In caso di risultati positivi la novità del carcere dello dello Stato del Madhya Pradesh potrebbe essere esteso a tutta l’India. Per un corso di 100 giorni si possono ottenere fino a 36 giorni di riduzione della detenzione. All’esperimento partecipano circa 400 detenuti e dei corsi finora realizzati hanno beneficiato 68 carcerati.

 

Messico: 23 morti in carcere

Uno scontro tra bande rivali di detenuti ha provocato 23 morti nel carcere di Durango, nel nord del Messico. Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza avvenuto nelle prigioni del paese, sempre più affollate a causa dell’aumento degli arresti per la guerra ai narcotrafficanti. I prigionieri hanno usato coltelli e armi artigianali costruite in carcere. Secondo le autorità penitenziarie, lo scontro sarebbe avvenuto tra i detenuti del gruppo Sinaloa e quelli del gruppo Los Zetas.
 


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