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Notizie in breve dal 26 febbraio al 5 marzo


Polizia Penitenziaria - Notizie in breve dal 26 febbraio al 5 marzo

Notizia del 07/03/2010

in Accadde al penitenziario

(Letto 2127 volte)

Scritto da: Redazione

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28 febbraio 2010
Procuratore di Brescia alle Forze di Polizia: “non carcerare chi uscirà dopo pochi giorni”
In una lettera il procuratore della Repubblica di Brescia Nicola Maria Pace ha invitato nei giorni scorsi il questore, i comandanti provinciali dei carabinieri, della Guardia di finanza, del Corpo forestale, della polizia provinciale, il presidente dell''associazione Polizia locale di Brescia di non condurre in carcere chi presumibilmente verrà scarcerato a breve, ma di tenerli nelle celle di sicurezza. Il tuto per non aggravare il lavoro della Polizia Penitenziaria che si vede costretta ad notevole lavoro burocratico di immatricolazione e scarcerazione per persone che dopo pochi giorni vengono scarcerate.


1 marzo 2010
Presidente Commissione Giustizia Senato, Berselli: le navi-prigione? sono idea innovativa
Il senatore del Pdl Filippo Berselli, presidente della Commissione Giustizia del Senato ha definito "una soluzione interessante e innovativa" il progetto delle "carceri galleggianti", piattaforme sull’acqua ciascuna delle quali potrebbe ospitare oltre 600 detenuti presentato venerdì scorso dalla Fincantieri a margine di un convegno a Trieste sulla situazione carceraria a cui ha partecipato anche Berselli. "Si tratta di una soluzione molto interessante ed innovativa - spiega Berselli - che potrebbe andare a regime in pochissimo tempo ed a costi accettabili. Le carceri galleggianti rappresenterebbero altresì una adeguata soluzione-ponte, in attesa dell’ampliamento delle carceri esistenti o della realizzazione di nuove".


1 marzo 2010
Sbriglia (Sindacato Direttori): la strada vincente passa attraverso il lavoro

Logiche emergenziali piuttosto che soluzioni di ampio respiro. "Le carceri invece di diventare cantieri sociali, ricostruttori di opportunità e palestra di cittadinanza, sono diventate moltiplicatori di tensione e disperazione", spiega Enrico Sbriglia, rieletto ieri segretario nazionale del Sidipe, il sindacato che rappresenta l’80% dei direttori della carceri italiane.


2 marzo 2010
Detenuta incinta a Bollate dopo rapporto con detenuto
Una detenuta del carcere di Milano Bollate, struttura "a trattamento avanzato", sarebbe rimasta incinta dopo un rapporto sessuale ''fugace'' con un detenuto, con il quale frequenta un corso scolastico presso l''area trattamentale del carcere. Lo si legge in una nota di Donato Capece, segretario generale del Sappe, che sottolinea: "Ci risulta che in quel reparto, dalle 16 alle 18.20, non vi è la sorveglianza del personale di polizia penitenziaria: perché? Chi lo ha deciso? Chi aveva la responsabilità gestionale di quel Reparto?".
La direzione del carcere di Bollate, da parte sua, spiega di aver già avviato accertamenti per verificare il presunto stato di gravidanza della detenuta e precisa che "l’unico luogo in cui la detenuta può incontrare i detenuti maschi è la scuola da lei frequentata e che il reparto è sempre presidiato dalla Polizia penitenziaria". "Eventuali responsabilità spiega la direttrice Lucia Castellano - saranno prontamente accertate dall’Amministrazione.


3 marzo 2010
Ionta: dal 2006, ogni mese 700 detenuti in più
"Dal luglio del 2006 il trend di crescita della popolazione carceraria è pressoché inarrestabile, con una media ormai consolidata di 700 detenuti in più che ogni mese vanno ad affollare le strutture". Franco Ionta, capo del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, fa il punto sui problemi del "pianeta carcere" in una conferenza alla Scuola di perfezionamento per le forze dell’ordine.
È un trend in continua crescita, difficile da fronteggiare - premette Ionta - cui si somma la cronica carenza di organico che riguarda 5mila agenti di polizia penitenziaria e mille unità amministrative. Il nostro obiettivo deve essere quello di dare stabilità al sistema, e su questa strada sono stati fatti dei passi avanti".


4 marzo 2010
Con Di Girolamo, 5 "onorevoli" in carcere in 64 anni
Da senatore a detenuto: con il caso di Nicola Di Girolamo, giunto ieri al suo epilogo, passano da 4 a 5 (in 64 anni) i casi di parlamentari per i quali la Camera di appartenenza ha detto sì alla richiesta di arresto da parte della magistratura. Anche se la vicenda di Di Girolamo è diversa, perché il Senato ha accolto la sua richiesta di dimissioni, le conseguenze sono le stesse: ora il senatore non è più protetto dallo scudo parlamentare e la giustizia può seguire il suo corso. Tra l’altro il senatore inquisito, per il quale il 23 febbraio scorso è stato chiesto l’arresto nell’ambito della gigantesca inchiesta sul riciclaggio internazionale, già nel settembre del 2008 era stato messo sotto i riflettori giudiziari per la vicenda della residenza fittizia in Belgio (ma il Senato allora salvò il parlamentare dagli arresti domiciliari).
L’ultima richiesta di arresto per un parlamentare risale al dicembre scorso e riguarda Nicola Cosentino (su cui grava il sospetto di legami con la Camorra); ma il sottosegretario è uscito indenne dal "processo" dell’aula della Camera che ha detto no alle manette. Le richieste di arresto per i parlamentari in carica sono dunque un evento tutt’altro che raro nella storia della Repubblica. È raro, invece, che l’autorizzazione sia stata concessa: con Di Girolamo salgono a 5 in 64 anni (dalla Costituente ad oggi). Francesco Moranino, deputato del Pci, era stato condannato per la morte di sette persone durante la Resistenza, fatti giudicati non coperti dall’amnistia del 1946. L’autorizzazione fu concessa il 27 gennaio 1955, ma Moranino si sottrasse all’arresto fuggendo in
Cecoslovacchia. Fu graziato infine dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.
Sandro Saccucci, del Msi-Dn, era accusato per l’omicidio di un giovane comunista, Luigi Di Rosa, a Sezze Romano nel 1976. L’autorizzazione fu concessa dalla Camera il 27 luglio 1976, quando Saccucci aveva lasciato l’Italia. Toni Negri, professore universitario e capo dell’Autonomia operaia di Padova, era stato eletto deputato per il Partito radicale nel 1983, quando era in carcere in attesa di giudizio dal 1979. La richiesta di autorizzazione all’arresto per reati legati al terrorismo fu concessa il 21 settembre 1983, quando però Negri era già fuggito in Francia; tornerà in Italia nel 1997, scontando il residuo di pena.
L’arresto di Massimo Abbatangelo, del Msi-Dn, fu autorizzato dalla Camera il 18 gennaio del 1984: era stato condannato per aver partecipato nel 1970 all’assalto con bottiglie incendiarie ad una sezione napoletana del Pci. La legislatura che ha visto il maggior numero di richieste d’arresto è stata l’undicesima, fra il 1992 e il 1994; negli anni di Mani Pulite, le richieste furono 28 e furono tutte respinte (tra cui quelle di Bettino Craxi e Francesco De Lorenzo).
In questa legislatura il Senato ha respinto la richiesta per Cosentino (10 dicembre 2009) e prima ancora per Di Girolamo (24 settembre 2008). No all’arresto anche per il deputato del Pd Salvatore Margiotta, il 18 dicembre 2008, quanto la Camera si oppose alla richiesta avanzata dalla procura della Repubblica di Potenza nell’ambito di una inchiesta su tangenti sugli appalti per l’estrazione del petrolio in Basilicata.
Un capitolo a parte merita il caso di Cesare Previti: essendo stato condannato in via definitiva, è stato arrestato il 5 maggio 2006 senza che fosse necessaria l’autorizzazione della Camera di appartenenza.


5 marzo 2010
Sentenza d’appello G8 Bolzaneto: tutti colpevoli ma reati prescritti
Nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 dell''estate 2001, i no-global furono picchiati, umiliati, sottoposti a "trattamenti inumani e degradanti". Ci fu tortura, e gli imputati sono colpevoli. Generali della polizia penitenziaria, guardie carcerarie, ufficiali dell''Arma e militari, agenti e funzionari di polizia, persino quattro medici: questa sera la Corte d''appello del tribunale di Genova li ha condannati tutti e 44. A nove anni dai fatti la maggior parte dei reati è prescritta, ma i responsabili pagheranno comunque risarcendo le vittime delle violenze. E con loro metteranno mano al portafogli anche i ministeri di appartenenza (Giustizia, Interno, Difesa), che dovrebbero sborsare una cifra superiore ai dieci milioni di euro.


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