Novembre 2016
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Pannella e la battaglia di civiltà


Polizia Penitenziaria - Pannella e la battaglia di civiltà

Notizia del 30/12/2012

in Mondo Penitenziario

(Letto 1979 volte)

Scritto da: Miguel Cervantes

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Se un governo rimane sordo ad ogni richiesta di aiuto, ad ogni protesta di piazza, persino allo sciopero della fame di un parlamentare tanto da portarlo alle soglie della morte, vuol dire che abbiamo un futuro senza speranza. Se 67.000 detenuti vi sembrano pochi, se siete quelli che giocate con le statistiche del tipo: un poliziotto penitenziario  sta a un detenuto, se siete di quelli per cui è giusto buttare la chiave della cella – senza aver mai letto la Costituzione – allora non leggete questo articolo perché potrebbe risultarvi sgradevole.
 
Se persino il Cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, durante la messa di Natale celebrata a San Vittore di fronte a centinaia di detenuti, agenti e mass media, raccomanda prima di andare a votare per le Nazionali di analizzare bene il programma del partito che ci si accinge a votare, e vedere cosa prevede alla voce : Carcere; allora c’è da riflettere seriamente, vuol dire che in questi ultimi anni la politica ha considerato il problema “carcere” come secondario rispetto allo spread, alle escort, alle spese folli dei politici che noi abbiamo incautamente votato, con i soldi dei contribuenti.

Se persino Voltaire diceva che “la civiltà di un popolo si misura dalle sue carceri” ovvero da come sono tenute, allora l’Italia è sicuramente un paese incivile. E quando parlo di carceri non parlo solo di detenuti ma dell’intero sistema penitenziario. Quello che abbiamo visto in questi ultimi 2 – 3 anni è una inesorabile discesa agli inferi, un disastro annunciato, lo sgretolamento di certezze che fino a poco tempo prima ci apparivamo incrollabili come quella di tradurre in tribunale un detenuto Alta Sicurezza con un auto civile, ovvero senza insegne, per intenderci l’auto usata dall’agente che opera nei servizi esterni (posta, pacchi ecc.), mentre il dogma, qualche anno prima prevedeva furgone blindato, macchina al seguito, rinforzo della scorta, giubbotto antiproiettile ecc.
 
Abbiamo assistito ad una impennata dei suicidi dei detenuti, senza che la cosa scandalizzi più di tanto l’opinione pubblica (che però gode se ad essere messi sotto inchiesta sono gli agenti di Pol Pen); abbiamo assistito a decine di evasioni di detenuti – mentre quelle degli ultimi vent’anni si potevano contare sulle dita di una mano – vuoi per mancanza di personale (negata dai nostri vertici poiché pare che il personale sia impiegato male…) nell’indifferenza dell’opinione pubblica, ma con acceso interesse da parte di qualche O.S. minoritaria che chiede la testa dei colleghi ad ogni livello di responsabilità, quando invece (e questa è un’altra certezza sgretolata) il Sindacato dovrebbe servire a difendere i colleghi e non ad accusarli solo perché fanno parte di un sindacato diverso da quello da loro rappresentato… Abbiamo assistito a decine di condanne con risarcimento di mille euro a testa a detenuti che avevano denunciato l’Italia all’Alta Corte per i diritti umani, poiché venivano sottoposti ad una forma di tortura costringendo più persone a coabitare in cellette dove manca lo spazio vitale necessario previsto dalle direttive europee.

Suicidi di agenti, risse, aggressioni all’ordine del giorno, senza che questo faccia porre delle domande ai nostri politici, molti dei quali sotto inchiesta per ruberie varie, ma che si oppongono ogni qualvolta si parli di provvedimenti di amnistia o altro; loro sono dei duri, cosa direbbe l’elettorato se mettiamo fuori ventimila detenuti? Probabilmente non ci voterebbero più e rimarremmo disoccupati… E va bene. Non volete svuotare le carceri? E allora fatevi venire delle idee per combattere il sovraffollamento che è nemico del dettato costituzionale, che fa ammalare di stress centinaia per non dire migliaia di appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.

In questo panorama triste e desolato, solo una voce fuori dal coro: I radicali di Marco Pannella. Piaccia o non piaccia, solo loro. Chi li accusa che fanno solo gli “interessi” dei detenuti ovvero di coloro che hanno commesso a volte dei reati terribili, chi invece sostiene che la lotta è estesa a tutto il mondo penitenziario e quindi che sono a fianco anche dei poliziotti penitenziari che giornalmente si confrontano con problemi iccommensurabili e gestiscono uomini e non oggetti.
 
Cari politici non siete d’accordo? Allora cambiate la Costituzione e all’art.27 sostituite il dettato costituzionale con “la pena è solo punitiva (per i poveri e gli emarginati) e deve tendere all’oblio”.
 
Personalmente credo che i Radicali, voce nel deserto, stiano combattendo una battaglia di civiltà, al fine di ridare dignità a chi sconta la pena e dignità a chi ci lavora, e vadano sostenuti nella loro lotta anziché criticarli con superficialità perché difendono strenuamente i diritti dei detenuti, e lo sostengono con tale vigore, come Marco Pannella fino a rischiare la vita per un principio.

Si può essere d’accordo o no. Io l’ammiro, anche se a volte non sono stati teneri con noi, ma è solo una questione culturale. Sicuramente va cambiato il nostro approccio mentale al problema e fare quadrato con loro per una battaglia comune, che rimane una battaglia di civiltà.

 


Scritto da: Miguel Cervantes
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n. 4


caro Miguel forse è così, comunque il problema esiste e loro lo sanno. tutte le problematiche che quotidianamente vengono alla luce anche con fatti gravi citati nell'articolo, così come quello non trascurabile delle evasioni, che coinvolgono direttamente noi tutti (la responsabilità penale ricordiamolo è soggettiva, checchè se ne dica) vengono ormai trattati dai media -a torto o a ragione- come fatti quasi irrilevanti, a differenza di alcuni lustri fa, quando occupavano testate per giorni e giorni. L’amnistia o altri provvedimenti sovrapponibili non è e non possono essere una soluzione, bensì una sconfitta, una sorta di resa, non tanto della o per la Polizia Penitenziaria, cui sono innegabili le difficoltà operative, quanto per l’intero sistema e per la Nazione. Certo la coperta è corta. Non per tutti però. Vogliamo ad esempio disquisire sul cd fenomeno delle porte girevoli? Vogliamo fare alcune piccole statistiche? Lavoro in una casa di reclusione quindi il fenomeno poco lo vivo ma credo che la Legge, una Legge dello Stato, sia poco applicata o quanto meno a macchia di leopardo. Perché? Non credo dobbiamo essere subalterni ad altri “poteri” ma operare con reciproca collaborazione, per l’obiettivo finale del Legislatore. Perché non si fanno scioperi della fame (o della sete) per questo? Non siamo noi a doverci genuflettere o prostituirci di fronte a normative prima concordate e poi magari disattese per i più svariati motivi, a cominciare dalla fatidica assistenza sanitaria, esistono le guardie mediche! Se il sistema penitenziario sta facendo dei passi, non vedo come altri settori non si debbano adoperare per adeguarsi a queste normative ( come meglio credono al loro interno), senza in via presunta pressare organi in tal senso. Abbiamo ormai Funzionari di Polizia in tutti gli istituti, preparati dal punto di vista giuridico/Istituzionale e se da un lato affrontano norme interne impositive quali la cd sorveglianza dinamica, non vedo come dall’altro non possano esercitare la loro autorevolezza per materie forse più rilevanti. E le famose e annose udienze di convalida? Quante se ne fanno in un anno? Quanto personale? Perché non pubblichiamo sui media questi dati? Perchè i sindacalisti non fanno comunicati in tal senso? Se non c’è certezza dell’applicazione effettiva delle norme a 360°, se non c’è una coerente e lineare operatività ognuno nel rispetto del lavoro altrui, non credo se ne esca. Un Augurio di Buon Anno a tutti.

Di  isp. rico massimo  (inviato il 01/01/2013 @ 17:26:34)


n. 3


Cari amici, nell'augurarvi Buon Anno, però vorrei farvi riflettere su un dato di fatto: del carcere non gliene frega niente a nessuno, politicamente parlando, escluso forse i Radicali. Detto questo, io vorrei che qualcuno a cui abbiamo dato il mandato per governare, riuscisse ad avere le idee chiare su come affrontare il problema carcere. Pene alternative? Ben vengano. Condanne alternative stile USA? va bene, modifichiamo il codice. Facciamo scontare la pena agli extra comunitari nel loro paese? E' 10 anni che sento queste chiacchiere. Ammassiamo i detenuti nelle celle così vendichiamo chio ha subito le malefatte di questi individui? Non mi sembra proprio il caso. Noi da operatori non la possiamo pensare così. Continuiamo a lavorare in questo clima di aggressioni, autolesionismi e suicidi? E allora qual'è la soluzione. Sicuramente l'Amnistia non è la "soluzione" ma una delle soluzioni per deflazionare il sistema carcere. Poi chi verrà a governarci dopo (praticamente sempre gli stessi: Berlusconi, Fini, Bersani, La Russa ecc.) dovrà prendere dei provvedimenti seri che mettano anche nelle condizioni di lavorare con serenità la Polizia Penitenziaria.

Di  Miguel Cervantes  (inviato il 31/12/2012 @ 16:15:24)


n. 2


Devo dire che sia l'articolo, sia la risposta di Rico Massimo contengono a mio avviso molti elementi condivisibili. Purtroppo per noi la soluzione risiede in scelte di politica giudiziaria e penitenziaria che finora nessuno si è fatto carico di operare. Credo che chi ha responsabilità di governo di un paese civile debba chiedersi quante risorse tale paese possa ragionevolmente destinare ad un certo settore, quello degli istituti penitenziari nel caso di specie, ed operare in base a tali risorse una scelta su quali e quanti detenuti il sistema possa gestire civilmente. Inutile tentare di far convivere il diavolo e l'acqua santa emettendo provvedimenti, così come si sta facendo attualmente, che se nelle intenzioni vorrebbero favorire il miglioramento del sistema, dall'altro ne peggiorano di fatto il funzionamento aumentando le aspettative di detenuti ed operatori per poi frustrarle a causa della carenza o assenza di risorse umane ed economiche.

Di  Alfonso Mambella  (inviato il 31/12/2012 @ 14:15:39)


n. 1


Costituzione: Articolo 27
La responsabilità penale è personale.
L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [cfr. art. 13 c. 4].
Non è ammessa la pena di morte.

Carissimo Miguel rispetto le idee di tutti, tuttavia riportando l'art. 27 della nostra Costituzione, non noto all'interno di esso termini quali amnistia, condono, pene alternative, ecc., ecc. Ovvio le pene alternative sono state introdotte legittimamente dai nostri Legislatori nel tempo -1975-1986 e via dicendo venendo incontro ad una situazione di allarme sociale e penitenziaria che si era creata, ma da qui a parlare di atti o provvedimenti svuota carceri (questo in sostanza sono!) credo ce ne corra. Basta andare indietro con la mente di alcuni anni per ricordare gli effetti del famoso indulto che non ha fatto altro che sovraccaricare di lavoro, giorno e notte, i nostri colleghi degli uffici matricola: i risultati? Nel giro di pochi mesi altri carichi di lavoro per reimmatricolare tutti. I costi? Ovviamente a carico dei cittadini, come sempre. Non ho certamente un indole giustizialista, tuttavia un Paese democratico non deve cercare scorciatoie per risolvere un problema annoso che per decenni si è lasciato ingigantire, magari presi da altri aspetti della vita Nazionale….tangentopoli, leggi ad personam, corruzione, appalti, ecc., con buona pace di tutte, nessuna esclusa, le forze politiche in campo che trasversalmente hanno ignorato il fenomeno non investendo e non facendo politiche a lungo tempo. Già la società ha subito notevoli cambiamenti e per citare Voltaire sono d’accordo sul fatto che così come “all’esterno” anche dentro il carcere vi è qualcosa da rivedere. Se poi per contro, magari demagogicamente, vogliamo affiliarci, da tecnici per giunta, ad esternazioni e proteste che hanno il loro fine o meglio che sono fine a se stesse, beh credo non sia edificante per chi nella vita non delinque. Il carcere è certamente un fardello per la popolazione, tuttavia credo si debba avere il coraggio di investire su di esso riducendone i costi a carico della collettività e non partendo dal basso, cosa facile e sovente. C’è in atto un potenziamento dell’edilizia penitenziaria che sinceramente vedo di buon occhio, ribadisco che vi sono istituti che forse possono ospitare altri padiglioni, si sta tentando con difficoltà all’aumento di quel prezioso personale, ecc. Cosa si sta facendo per ridurre i costi o meglio per, come dire, una compartecipazione dell’utenza (che per motivi di segreto professionale non si possono esplicitare) magari con adeguamenti della Legislazione come fatto negli anni passati per altre problematiche? Se anni fa alcune tematiche erano tabù e si sono superate, non vedo come oggi di pari passo non si possano affrontare altri tabù! Mi riferisco ai condannati non certamente a chi è ancora in attesa di giudizio sia esso imputato sia esso ricorrente. Cosa si sta facendo per accelerare i tempi di attesa fra i tre gradi di giudizio? A torino e bolzano pare si fanno udienze 365 giorni l’anno…….Non abbiamo, come le altre ff.oo. fondi per riparare i mezzi e/o per il carburante e come riferiva ieri con un sms in una trasmissione televisiva, il Capo della Polizia prende legittimamente 50.000 euro al mese, aggiungerei io alla stregua (riporto dai media del passato) di quello del Dap. La pena deve rispettare il dettato Costituzionale ma deve essere scontata, magari usufruendo di misure alternative non certamente by-passandole.


Di  isp. rico massimo  (inviato il 31/12/2012 @ 10:17:15)




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